La Cina non è vicina, Di Matteoli

La “via della seta”: il pasticcio dei boy scout.

Le vie della seta (mappa tratta da Wikipedia)

 

“La Silk Road Economic Belt and the Twentyfirst Century Maritime Silk “Road(in Cinese

????????21????????)è una complessa strategia “di sviluppo e di espansione commerciale adottata dal

Governo Cinese, “comporta sviluppi infrastrutturali e investimenti in 152 paesi e con “organizzazioni internazionali in

Europa, Asia, Medio Oriente, America Latina “e Africa (significativa la mancanza dell’India). Il Presidente Xi Jinping

“annunciò l’iniziativa nel 2013 durante le due visite in Indonesia e in “Kazakistan.

“Secondo il Governo Cinese ”è una proposta per promuovere la connettività a “livello regionale e per la definizione di un

futuro migliore”. Secondo altrii “osservatori si tratta di una iniziativa per “promuovere il dominio Cinese nel “business

globale con una rete commerciale incentrata sulla Cina”.

(traduzione da Wikipedia).

Si tratta forse dell’unico esempio attuale di visione strategica planetaria di lungo termine politicamente dichiarata, espressa

in termini geopolitici, dotata di una evidente traccia economica, finanziaria, commerciale e tecnica. Uno degli elementi base

per la visione del mondo impostata su tempi emi-secolari e forse secolari. Allo stato attuale né l’Europa, né gli Stati Uniti

hanno elaborato una visione strategica di questa portata, istituzionalmente approvata e sistematicamente implementata. E’

ovvio che l’iniziativa non piaccia per nulla agli americani e che l’Europa la consideri con attenzione, rispetto e molta cautela.

L’enorme capacità produttiva della macchina manifatturiera cinese proiettata nel futuro di breve medio termine ha:

  1. ineludibile necessità di risorse primarie a monte
  2. e altrettanto ineludibile necessità di mercati a valle.

Le due necessità dominano la strategia politica della Repubblica Democratica Popolare Cinese, strategia che si riscontra

nella complessa iniziativa della “Via della Seta“.

La strumentazione politica della strategia Cinese è una azione geopolitica  complessa, coordinata basata su accordi, trattati,

investimenti, scambi commerciali, scambi finanziari, scambi culturali.

La Cina offre investimenti infrastrutturali, finanziamenti per grandi opere, appoggio politico, spazio nel suo mercato interno

per beni, servizi, tecnologie. Chiede di partecipare nei CdA delle aziende nelle quali investe, chiede spazi per i suoi

contractor nei grandi lavori pubblici infrastrutturali.

Attraverso la presenza e la partecipazione imprenditoriale il grande gioco della Via della Seta  tende ad assicurare alla Cina

uno spazio “politico” nei paesi con i quali si propone di collaborare.

Da questa breve premessa si comprendono due caratteristiche fondamentali della proposta cinese e un corollario:

  1. Non è un a proposta che un paese come l’Italia con poche risorse primarie, enorme indebitamento e una massiccia

necessità di esportare beni e servizi si possa permettere di ignorare.

  1. Qualunque modalità di partecipazione alla proposta Cinese da parte dell’Italia richiede competenza, autorevolezza

negoziale, visione strategica congruente, rigore operativo, attenzione agli interessi nazionali (industrie, occupazione,

territorio, finanza), rispetto procedurale per gli alleati e per i paesi membri con l’Italia di organizzazioni internazionali.

Corollario: Nulla di tutto questo ha caratterizzato l’operato del nostro Governo nella vicenda.

Particolarmente difficile per l’Italia il percorso diplomatico attraverso i trattati e le norme della Unione Europea e attraverso le

convenzioni scritte e non scritte che connotano la politica estera dell’Italia nel concerto della geopolitica detta “occidentale”.

Esplosive le implicazioni di un eventuale acquisto da parte cinese di quote del debito pubblico italiano, ipotesi che è stata

adombrata nel corso dei colloqui e dei documenti preliminari ufficiali e ufficiosi che hanno portato alla redazione della prima

versione del Memorandum of Understanding.

Non è un caso che sul solo sospetto della eventualità sia scattata la reazione di interdizione degli Stati Uniti.  L’America

conosce bene le implicazioni di una forte quota finanziaria del debito pubblico nelle mani del Governo Cinese proprio

perché gli Stati Uniti si trovano in quella condizione da anni. La Cina infatti detiene un enorme e imprecisato volume di

Bonds del Tesoro Americano: la messa in vendita di grosse quantità di quei titoli può spingere l’economia Americana alla

bancarotta essendo impossibile l’acquisto dei Bonds da parte delle banche USA per coprire la massiccia offerta cinese. La

stampa delle migliaia di miliardi di dollari necessari da parte della Banca Federale provocherebbe una svalutazione

catastrofica della valuta americana sui mercati.

Anche l’Unione Europea ha inviato note severe al Governo Italiano sui contenuti del MoU Italo Cinese, ricordando la

competenza dell’Unione sugli accordi interazionali dei paesi membri.

Sia l’intervento degli Stati Uniti che quello dell’Unione Europea (e molto probabilmente di comunicazioni della Banca

Centrale Europea di Francoforte) fanno sospettare che il Governo Italiano si sia mosso senza contattare, in via diplomatica

preliminare, né gli Stati Uniti né l’Europa, secondo la prassi fra paesi alleati e associati in trattati e accordi internazionali.

Xi Jinping, Presidente della Repubblica Democratica Popolare Cinese, verrà in Italia per firmare il Memorandumil 22 e il 23

di Marzo.

Il documento dopo le bacchettate ricevute è oggetto di profonda revisione con importanti, radicali modifiche degli impegni a

suo tempo assunti. La reazione Cinese sarà educata e umiliante.

La vicenda emblematica della incompetenza, leggerezza e arroganza del nostro governo ha valso all’Italia la qualifica di

“paese inaffidabile” (unreliable) e non ce ne era proprio bisogno.

(lorenzo matteoli)

 

I Lettori ci scrivono – marzo 2019

Gentile Signor Formentini,

ho avuto il suo indirizzo elettronico dalla rivista “Il panteco”, mi chiamo Marina Corona, sono una poetessa italiana, ( se lo desidera può trovare la mia nota bio-bibliografica su Wikipedia) desidero mettermi in contatto con lei per ragioni che le spiegherò volentieri se avrà la cortesia di rispondermi, non sono infatti certa che questo indirizzo sia attuale e corretto. Un cordiale saluto Marina Corona

Il Panteco è aperto verso il parere di tutti  può esprimerci liberamente le sue opinioni che esamineremo  con la dovuta disponibile attenzione. Saluti FF – ps  ho letto le note che la riguardano. Complimenti.

Pantelleria com’è …. e come potrebbe essere Di Tony Alfano

Pantelleria com’è …. e come potrebbe essere

Di Tony Alfano

Difficile poter tentare di esaltare Pantelleria dicendo qualche cosa di bello che non sia già stato detto e ripetuto. Del resto il bello assoluto della sua natura e quotidianamente sotto gli occhi di chi vuol vedere. Più facile è invece trovare le troppe pecche che purtroppo la affliggono e datano di molti decenni. Irrisolte se non a chiacchiere dai tempi dei Borboni ai giorni nostri.

Il duce (forse bisogna dire per fortuna altrimenti oggi non ci sarebbe neppure l’aeroporto) la inventò come “portaerei” nel canale di Sicilia. Ma trascurò purtroppo l’altro elemento fondamentale e strategico. Perché le isole ed anche le portaerei hanno bisogno di un porto e di un attracco sicuro. Per i rifornimenti bellici ma anche per la sussistenza dell’economia del territorio, del commercio, del turismo. Ma purtroppo il porto, un vero porto,continua ad essere una chimera, salvo i neri reperti di quello fenicio, brutti, inutili, ingombranti e pericolosi. E i collegamenti invernali restano sporadici.

In tanti sensi l’isola, più che del presente, vive ancora prevalentemente di ricordi …. è stato cancellato sì il “vecchio vivere”, senza riuscire tuttavia ad abbracciare i tempi nuovi e rilanciarsi. Eppure gli elementi ci sarebbero tutti: destano ancora stupore e meraviglia,ai limiti della commozione,le centinaia di chilometri di terrazzamenti realizzati da generazioni di gente che lavorava durissimo per procurarsi un magro sostentamento. Un asino o un mulo, per chi se li poteva permettere, la zappa e qualche altro attrezzo, e poi tanto immane lavoro, duro, pesante, di scarso reddito. Un dammusino in campagna: una stanzetta per il contadino ed una per lo “scecco” per recarsi dal paese alla campagna e potervi soggiornare anche per lunghi periodi. E da mattina a sera “travaglio” indefesso sotto un sole cocente e sotto il vento impetuoso, sotto la pioggia (benedetta perché era l’unica risorsa idrica). Il solo premio era una stentata sopravvivenza, vissuta tuttavia con enorme e serena dignità e colma di valori pregnanti.

Immenso rispetto e ammirazione per quella gente, pur isolana, ma che conosceva solo campagna e montagna, perché il mare era e resta di difficile accesso ed è subito profondo, con fondali bellissimi ma non troppo generosi per la piccola pesca. Dice la leggenda che una volta c’era anche una spiaggetta, nella degradata località definita ancora “Arenella”.Ma la sabbia venne utilizzata dall’edilizia fino alla completa sparizione dell’arenile.

Anche le aree archeologiche sono assai poco valorizzate e restano molto trascurate nella manutenzione e nella promozione, le ricche risorse idrogeologiche è come se non esistessero. Le pseudo strutture museali sono mal tenute (con le lampadine delle teche fulminate, mancanza di indicazioni sui reperti e personale improvvisato,come ha recentemente sottolineato un esperto di un prestigioso museo in quel di Milano che ha visitato l’isola).

Restano quindi olive, uva e capperi, sia pure in estensioni assai limitate rispetto ai tempi andati e si sono così moltiplicate le aree incolte e i muretti senza manutenzione e quindi sulla via del tracollo.

Si dice da lungo tempo che dovrebbe svilupparsi la risorsa del turismo (per la verità da alcuni auspicata e da altri vista con sospetto) ma purtroppo senza aver ancora trovato soluzioni adeguate per prolungare la stagionalità (a cominciare dai trasporti). Come pure il clima consentirebbe. Molti alberghi del capoluogo sono addirittura chiusi e abbandonati tutto l’anno. I mezzi di accesso all’isola restano quei pochi traghetti sgangherati che meriterebbero una onorevole rottamazione dopo i fin troppi anni di servizio. E alcuni aerei, decorosi, ma purtroppo anch’essi più che datati, come è ben evidenziato dai frequenti guasti e disservizi.

Ma quanto ai traghetti bisogna fare attenzione per non togliere ai panteschi gli alibi tradizionali e ormai consolidati: i traghetti vecchi e malandati fanno parte del vivere quotidiano ed offrono agli isolani la scusa principe per ogni e qualsiasi disguido, carenza, ritardo e pigrizia …. “la nave non arrivò”!Spesso una clamorosa bugia perché è già capitato di rispondere al negoziante di turno “dia un‘occhiata fuori dalla porta …. sembra di vedere il traghetto ormeggiato”!?

Inoltre l’isola, così com’è, pur nelle sue bellezze, offre poche opportunità ai suoi giovani che cercano quindi di andarsene verso mete che offrano qualche cosa di più in termini di lavoro ma anche di legittimo svago. Salvo i pochi che resistono avendo saputo imprenditorializzarsi con qualche successo nelle attività viti-vinicole tradizionali.

Vanno capiti questi giovani perché a Pantelleria è certamente possibile, per chi ne ha voglia (non per i lavativi che non mancano qui come altrove), guadagnare i circa 1.000 euro mensili (rigorosamente in nero perché altrimenti preferiscono rinunciare) lavorando nei campi o nelle case e nei giardini dei turisti. Ma il vero problema è come spenderli quegli euro: soprattutto se vivono in casa in famiglia ed hanno poche spese. Qualche centinaio di euro per il carburante, per il bar e per un paio di pizze alla settimana …. e poi? La droga e l’alcool per lo sballo momentaneo? Purtroppo la realtà è che, soprattutto fuori stagione, l’isola offre ai giovani solo “nudduammiscatu cu nenti”. E allora la consolazionesi cerca in una sniffatina e una solenne sbevazzata …. per poi affrontare strade e trazzere, con le relative buche e trincee per tornare a casa, in una folle gincana che ha già fatto più di qualche vittima.

Come antico pannicello caldo i panteschi si sono inventati il carnevale “prolongé”, che inizia subito dopo Natale e dura quasi fino a Pasqua. Nei circoli delle contrade si balla, si socializza e si schiamazza un po’, facendo finta di dimenticare i crucci quotidiani.In attesa dell’estate.

Che finalmente arriva con un certo numero di visitatori, prevalentemente nelle case proprie o in affitto econ una giostradi auto a noleggio,spesso semi sfasciate e di motorini ondeggianti tra le buche e le trincee(quasi come se si fosse a Roma).

Il centro storico (altro eufemismo) del capoluogo è da sempre ridotto ad una passeggiata di 250 metri di lungo mare,con i pochi e solerti Vigili Urbani che si adoperano per mettere un po’ d’ordine. Negozi? Non ne parliamo proprio. Artigianato? Inesistente, solo qualche pezzetto di ossidiana spacciata per pantesca ma in realtà di provenienza cinese o sud americana e qualche portacenere di coccio di provenienza nord africana. Discese a mare per anziani e bambini? Pochissime. Mangiare? Uguale dappertutto, mediocre e di scarso ingegno (ed a volte anche di scarsa qualità), salvo rare eccezioni. Buono per chi viene per la prima volta e vuole assaggiare le poche specialità locali; indigesto per chi non vuole frequentare caponata, “conza”, capperi e mentuccia tutti i santi giorni. Ad esempio la carne di manzo non esiste nelle macellerie: una bistecca, un filetto, un osso buco…. solo di vitellone. Anche il pesce è poco, raro e generalmente poco pregiato.

Eventi che dovrebbero essere artistici e culturali? Si vanno moltiplicando ma sono troppo spesso insipidi e di scarso richiamo. Come ad esempio una pseudo gondola nello specchio di Venere …. il massimo della sciocchezza di cui è difficile comprendere il contenuto artistico-culturale.

Ed allora chi ha la fortuna di avere una casa vi resta prevalentemente rinchiuso, salvo qualche gitarella in barca e la sera si scambiano le visite conviviali con i conoscenti, raccontandosi di anno in anno più o meno le stesse vicende, mentre l’anagrafe procede inesorabile.

In effetti tutto questo potrebbe anche essere abbastanza per un lembo di terra di nessuno in mezzo al mare, ma quanto di più potrebbe esserci se qualcuno avesse l’illuminazione per valorizzare quanto già esiste, come le risorse termali, per creare qualche infrastruttura, per inventare qualche passatempo, per curare viabilità e decoro. Ad esempio una stanza annessa ad uno dei bar da utilizzare come circolo per i turisti: dove poter leggere i giornali, collegarsi ad internet (cosa non facile in diverse località decentrate), giocare a bridge o burraco, magari a bocce o biliardo, fare quattro semplici chiacchiere con gli amici, bere un aperitivo o un caffé. Soprattutto fuori stagione quando l’isola è ancora più naturale e più bella per gli ospiti che vengono per la raccolta delle olive, per fine anno, per Pasqua …. per gli innamorati ogni occasione è buona.

E poi i ruderi, le macerie, gli scheletri di dammusi che costellano il centro storico e i dintorni del capoluogo: addirittura residui bellici, stupri come la casa verde che copre un lato del castello, caserme e strutture del demanio militare abbandonate in stato di vergognoso degrado e infine ovunque buche e trincee infinite. Acqua, telefono, luce, il Bobcat procede inesorabile, scava, trancia cavi e poi una riempitina con materiali inerti in stile sobborghi di Calcutta. Riasfaltare? O fa troppo caldo, o troppo freddo, o piove. Meglio rattoppie per giunta mal fatti. Ed in questo caso sorge l’andreottiano cattivo pensiero che magari qualcuno percepisca prebende per collaudare qualsiasi rattoppomal fatto e tombini gradinati e magari riceva anche qualche altra mancetta da parte di meccanici, carrozzieri e gommisti,grati, perché alle loro categorie non manca certo il lavoro per riparare i guasti e i danni ai veicoli causati dalla fatiscente viabilità.

Incuria e incapacità di questa compagine comunale? Certo che no ma di tutte quelle che abbiamo visto succedersi nei decenni. Con un piccolo margine di speranza nell’attuale Sindaco perché è un militare che proviene dai ranghi della Guardia di Finanza e dovrebbe essere pertanto una persona seria.

Come gli amici Carabinieri, malamente sotto organico, che si affannano a parare micro e macro delinquenti, migranti clandestini, spacciatori di droga, ubriachi alla guida, incendiari, ladri d’appartamento, senza dimenticare le visitine di prammatica a coloro che una certa permissiva magistratura affida ai domiciliari e agli obblighi di firma anche per reati di una certa gravità (forse anche a causa della scarsa disponibilità di decoroso alloggio nelle patrie galere).

Decenni or sono, quando capitai per la prima volta a Pantelleria, vi erano altre due Stazioni dei Carabinieri oltre a quella del capoluogo: a Kamma e Scauri. E pensare che allora c’era molto meno malaffare si usciva senza inchiavardare le porte di casa …. oggi la delinquenza si è espansa notevolmente, agevolata anche dall’omertà e dal “minnifutto” pantesco. E i Carabinieri si sono invece ridotti!!!

Per la verità a quei tempi c’era anche una parrocchia in ciascuna delle principali contrade: ora è rimasta solo la Chiesa matrice con un paio di sacerdoti globtrotter che cercano di fare del loro meglio. Uno strano parallelismo con i Carabinieri: l’indole e il comportamento della società sono fortemente peggiorati…. e i custodi del corpo e dell’anima sono invece drasticamente diminuiti. Sono i così detti tempi nuovi, eticamente alquanto degradati, soprattutto nei sentimenti degli anziani chequesti spesso stentano a comprendere.

Tuttavia, una volta vuotato il sacco di tutte le magagne,è proprio a questo punto che si manifesta la GRANDE MAGIA di Pantelleria: un raggio di sole sul mare, uno sguardo verso le montagne, il cielo stellato, un profumo, un sibilo di vento o i silenzi africani, riescono a far dimenticare tutte le pecche e, come d’incanto,si manifesta la straordinaria meraviglia e l’unicità di questo minuscolo lembo di mondo cui vogliamo un gran bene.

Sforziamoci almeno di non rovinarlo e deturparlo ulteriormente, di non inventare brutture (come la nuova chiesa con gli inquietanti decori scultorei) e di consegnarlo ai posteri sperando che riescano in quello che noi non siamo stati capaci di fare.

 

 

Copertina luglio 2018

Foto trasmessa da un lettore.

Ricordate le foto pubblicate il mese scorso su come trasformare una ridente collinetta fronte mare (già sede operativa di falchetti) in una strada abusivapercorrebile ai mezzi pesanti? 

 

Ecco la risposta che per la verità mani ignote o quasi hanno già strappato,  rete di contenimento inclusa. Il tutto in barba a qualunque norma di sicurezza e salvaguardia della natura.

VINCENZO CAMPO nuovo Sindaco di  PANTELLERIA

Risultati delle elezioni comunali

Vincenzo Campo Movìmento 5 stelle34,39

Santoro Genova  Forza Italia             27,07

Angela Siragusa Scegli Pantelleria    24,64

Arturo Caravello Liberiamo Pantelleria 9,38

Salvatore Tremarco  Tremarco Sindaco 4,52

 

 

 

VINCENZO CAMPO nuovo Sindaco di  PANTELLERIA

 

Chi è il nuovo sindaco di Pantelleria? Non un politico di lungo corso come Pantelleria ci aveva da sempre abituato, Vincenzo Campo, 47 anni, pantesco, padre di 4 figli, nel 1991 entra nel Corpo della Guardia di Finanza ed inizia la sua esperienza lavorativa fuori dall’ isola.

Nonostante i suoi impegni lavorativi, consegue la Laurea triennale in Economia e Commercio nel 2004, una Laurea Specialistica in Scienze Manageriali nel 2007 e un anno dopo, un Master IPSOA in Diritto Tributario d’Impresa.

Il suo lavoro lo ha portato a conoscere, professionalmente realtà differenti da Pantelleria che lo hanno profondamente arricchito.

Il nuovo sindaco 5 stelle si dichiara pronto a dedicare tutta la sua esperienza e il suo tempo al benessere dei cittadini e la valorizzazione del territorio pantesco.

La scelta di candidarsi con i pentastellati nasce, oltre che dalla condivisione del programma politico, dall’importanza che il movimento dà al lavoro di gruppo.

Tra formazione ed attività lavorativa ha coltivato le sue esperienze personali e professionali, sopratutto nelle città di Torino, Roma, Cuneo, Ancona e L’Aquila, dove ha partecipato alle operazioni di soccorso delle popolazioni colpite dal terremoto di Umbria e Marche.

Attualmente Maresciallo Aiutante, nella sua carriera ha svolto principalmente attività di Polizia Tributaria riconosciuta con ricompense morali scritte dalle Superiori Gerarchie.

I problemi dell’isola sono ben conosciuti e vissuti direttamente da Vincenzo Campo, infatti, dal 1991 non ha mai interrotto il suo legame con Pantelleria. Forse la sua lontananza, per motivi lavorativi, gli ha permesso di notare a colpo d’occhio e di vivere in prima persona quelli che sono attualmente le difficoltà di un luogo penalizzato da trasporti precari e inadeguati, solo per parlare di uno dei tanti punti inseriti nel programma.

È attualmente membro del direttivo nazionale dell’Associazione Civica Ficiesse che si occupa e si è battuta, tra l’altro, per i diritti sindacali dei militari. Un obiettivo che può essere considerato raggiunto grazie ad una sentenza vincente della Corte Costituzionale dello scorso Aprile 2018.

Ha partecipato come candidato consigliere a due tornate elettorali comunali nella città di Cavour (TO) nel 2009 e nel 2014 per una lista civica che gli ha permesso di acquisire maggiore esperienza nel settore politico, vitale per la comunità.

Tra i tanti temi inseriti nel programma, già pubblicato, i più importanti sono sicuramente:

– *La realizzazione della Zona Franca*, affinché Pantelleria, i suoi cittadini e commercianti possano essere sgravati dall’IVA e/o da altre tasse, imposte e accise.

– *La valorizzazione del territorio e del turismo* a partire dal miglioramento dei trasporti, dall’impiego di giovani qualificati e dalla promozione delle attività culturali.

– *L’organizzazione e il miglioramento dei servizi ospedalieri* per il diritto alla salute collegato all’effettiva possibilità di accesso ai servizi sanitari e al loro corretto e quotidiano funzionamento.

Naturalmente ora lo vedremo all’opera che sinceramente auguriamo positiva anche perché questa terra da troppo tempo ha un grande bisogno di Sindaci che capiscano e affrontino seriamente le troppe carenze, sovente aggravate da scelte sbagliate erroneamente credute risolutive, che assillano le attività principali dell’isola, agricoltura e turismo,  ad incominciare dai trasporti e le infrastrutture.

Un augurio sincero di buon lavoro.