Una legge utile anche per Pantelleria

Approvata dal consiglio dei ministri una legge finalmente utile anche a Pantelleria che però dovrà fare la sua parte.

 

Il ddl Salvamare è stato approvato dal Consiglio dei Ministri.  Ora diventi subito legge!

Finalmente il Consiglio dei Ministri ha approvato una legge in difesa del mare. La Salvamare consente ai pescatori di riportare a terra i rifiuti solidi marini che accidentalmente raccolgono durante l’attività di pesca. Ora comincia l’iter parlamentare indispensabile per farla diventare a tutti gli effetti legge dello Stato.

 

Già dall’Unione Europea era arrivato un segnale importante per la salvaguardia dell’ambiente: con una maggioranza  schiacciante, il Parlamento europeo ha approvato lo scorso 30 marzo in via definitiva una direttiva che entro il 2021 impone agli stati membri di vietare articoli in plastica monouso. In attesa del suo recepimento, la rinuncia alla plastica monouso è già stata

annunciata da scuole, università, comuni e Istituzioni: la scelta di diventare Plastic Free è diventata una tendenza, una provvidenziale tendenza!

 

Tutti proclamano a gran voce questa intenzione, dalle Istituzioni alla società civile e potete immaginare quanto noi di Marevivo, dopo 34 anni di impegno sul tema, possiamo essere felici nell’apprendere che il mondo si sia svegliato.

 

È quindi giunto il momento di unire le intenzioni in un’unica azione collettiva, così da essere il primo Paese ad applicare la direttiva europea.

 

Per farlo, è necessario approvare il prima possibile la legge Salvamare nella sua interezza, non solo per consentire ai pescatori di portare in porto i rifiuti raccolti durante le attività di pesca ma anche per mettere al bando la plastica usa e getta.

 

Noi di Marevivo continuiamo a spingere, ad insistere, a creare momenti di confronto con stakeolders e istituzioni, confidando in questa “ubriacatura” mediatica: senza mollare mai! Abbiamo avuto anche l’ardire di proporre a Papa Francesco, nell’udienza che ci ha concesso, che il Vaticano diventi plastic free; sarebbe il primo stato al mondo, un esempio straordinario per tutta l’umanità.

 

Durante United Nations Environment Assembly che si è tenuta nel mese di marzo a Nairobi, i ministri di oltre 170 Paesi dell’Onu si sono dichiarati «preoccupati per le prove sempre più  videnti che il pianeta è sempre più inquinato, si riscalda rapidamente e si impoverisce  pericolosamente» e si sono impegnati ad affrontare le sfide ambientali, ma purtroppo senza accordi concreti e vincolanti, come il nostro Ministro Costa ha sottolineato.

 

Ma la fiducia di cambiare le cose ci sostiene sempre e la buona onda che sta travolgendo le coscienze dei giovani e dei giovanissimi ci fa ben sperare per il futuro del Pianeta.

Con #FridaysForFuture migliaia di ragazzi sono scesi in piazza per rivendicare azioni contro il cambiamento climatico.

 

Lottiamo da sempre contro il pessimismo della ragione contrapponendo l’ottimismo della volontà e, sulla barca di Marevivo, caro amico, certo non manca… sali anche tu!

 

Il momento è storico e irripetibile. Solo se ognuno di noi farà la sua parte saremo in grado di cambiare rotta!

 

 

Salviamo il passito. Antonio Casano. Necrologi.

Che sia un anno veramente sfigato?

Un altro amico filopante ci lascia.

Gian Piero Rota Candiani noto per tutti con il nomi di Cochi e con dammuso in contrada San Vito ci ha lasciato improvvisamente il 7 marzo. Era un filopante della prima ora, infatti conosceva e soggiornava nell’isola fin dai primi anni settanta e nella contrada San Vito i residenti agricoltori preferivano chiamarlo Coco, al singolare, per il fatto che nei suoi soggiorni sovente era solo. Un indimenticabile carissimo amico, per tutti,

 

Una seconda perdita marzolina: Peter Fischer.

Fotografo milanese di origine germanica nei primi anni settanta lascia la città lombarda per trasferirsi con la famiglia a Pantelleria. Scelta totale fino al punto di tralasciare rapidamente la sua attività di fotografo per trasformarsi in mastro muratore mentre la compagna ben presto diventa professoressa alle scuole pantesche. Dopo qualche anno si insidiano in un dammuso con vista sul lago dove avviano l’attività di ceramisti – tra l’altro attività che oggi svolge con notevole profitto il figlio Sebastian.

Il pantesco Peter Fischer è morto per un tumore a febbraio.

 

E come potremmo dimenticarci della scomparsa nella catastrofe aereo dell’ archeologo maggiormente esperto di Pantelleria: Sebastiano Tusa.

Il nostro cordoglio per Cochi,  Peter , Tusa è doveroso -anche perchè da noi ben conosciuti e sovente frequentati-  ma un augurio a questo punto diventi inevitabile “che il fato ostile sopra l’isola si dia una calmata”.

 

 

Salviamo lo Zibibbo pantesco di Antonio Casano

L’ esperienza cooperativistica,società di persone è stata fallimentare alla luce dei risultati odierni, per il semplice fatto che il socio agricoltore rinunciava e rinuncia ad esercitare la sua sovranità, delegando senza che i delegati rendessero conto di quello che facevano ,quindi sarebbe da passare da una società di persone a quella di capitale per una struttura commerciale che si occupi della vendita dei prodotti delle tre colture vite capperi ed ulivo ad iniziare dallo zibibbo.

In fin dei conti anziché aspettare che vengono da fuori a comprare i prodotti li andiamo Noi a proporli alla grande distribuzione costituita da agricoltori che se ci saranno utili saranno distribuiti fra gli stessi agricoltori meglio se alla società di azionariato diffuso fra gli agricoltori partecipi a garanzia il Comune di Pantelleria anche con una partecipazione simbolica .Molti vendono ma molte volte rappresentano rivoli commerciale in concorrenza e questo sarebbe da ovviare in questo modo ,con un Centro che coinvolga la maggior parte degli agricoltori e come prima vendita si occupino della vendita dello zibibbo di Pantelleria che nessuno l’ ha sino adesso estromesso dal mercato, ma i commercianti hanno trovato conveniente non venire a Pantelleria trattando l’ uva Italia ma tanti ricordano ancora con nostalgia lo zibibbo e ritornerebbero volentieri a gustarlo.

 

Pantelleria ha perso un grande amico

Pantelleria ha perso un grande amico.

Attilio Rappa, nella foto con i figli, commercialista biellese ma filopante dai lontani anni settanta a l’età di soli 71 anni è morto, stroncato da un infarto fulminante, mentre a fine gennaio da solo si  trovava nel suo dammuso di Cimillia.  Inutile raccontare la sorpresa e il dolore di tutti coloro, panteschi e turisti, che l’avevano frequentato durante quasi mezzo secolo. Ma Attilio era anche conosciuti nel mondo intero soprattutto in qualità di collezionista d’arte. Passione che l’aveva spinto a realizzare proprio a Pantelleria un importante museo all’aperto riservato ai giovani artisti dell’arte moderna provenienti da ogni parte del mondo. Una raccolta di opere, realizzate sul posto, da questi artisti che ospitava nel suo dammuso e che, nel nostro piccolo, il Panteco ha sovente pubblicato nella pagina della cultura. Il museo si trova a Cimillia situato su una collina dedicata a Loredana – sua deliziosa moglie scomparsa prematuramente- dove questi  bellissimi lavori artistici sembrano scaturire quasi per incanto  dal suolo tra ulivi, capperi, fichi d’india, e cespugli di more circondati da muri e muretti secolari. Un museo di grande interesse e d’indubbio valore che avrebbe potuto diventare un polo d’attrazione culturale per il turismo ma – hai noi – totalmente trascurato e ignorato dall’amministrazione locale. La nostra solidarietà ai giovani figli Laura e Vittorio  che ora dovranno decidere il futuro di questo importante patrimonio dell’arte moderna.

 

Il filopante Francesco Malerba passa dal Galeazzi  all’Orsa Maggiore

Dopo 53 anni di prestigiosa carriera al Galeazzi di Milano, gli assistenti del Filopante Prof. Francesco Malerba gli hanno consegnato le coordinate di una stella della costellazione Orsa Maggiore che d’ora in poi si chiamerá Malerba! Un attestato immateriale di stima che ci commuove!

(Di seguito le coordinate)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Filopante Franco Mauri  

non è nuovo a meritarsi un giro su il Panteco  sovente come cantante nel coro dell’Opera di Roma. Questa volta come poeta partecipa a una gara di poesie in romanesco tra gli istituti scolatici di Roma che di seguito pubblichiamo.

 

 

 

 

 

 

          

E adesso poveruomo di Tony Alfano Un commento dal Circolo Giamporcaro

E adesso pover’uomo?

 

Provatela sinistra e la destra, provato per quasi mezzo secolo il centro della balena bianca, ora siamo a 5 Stelle e Lega, certi di una cosa sola: rimpianti non ne lasceranno …. ed è labile speranza che almeno non lascino disastri.

Insomma abbiamo ormai provato di tutto con scarsa fortuna. E ora pover’uomo, dico a me stesso, a che ti serve il diritto di voto se non sai dove trovare una rappresentanza politica che sappia guidare con saggezza e prudenza e che offra riparo nelle intemperie della globalizzazione?

Ecco … penso che questo triste interrogativo se lo pongano in tantiguardandosi intorno smarriti, nel vuoto. Vuoto politico e di personalità al livello di statisti e non di guitti.Ma non solo,anche vuoto di credibilità, vuoto culturale, etico, di idee, di esempi, di statura, di raffinatezza, di educazione e buon gusto, di trasparenza e onestà. Al tempo molti politici furono mormorati ma penso che almeno il bottino veniva riversato prevalentemente nei partiti e nella politica e non indirizzato nelle tasche proprie, dei parenti, dei complici e degli amici. Ma ora è subentrata la pandemia dei ladri di galline (con famiglie e soci) e si fa pressante il richiamo a quanto già 20 secoli or sono affermavano i padri latini ….rustica progeniessemper villana fuit.

Direi che è tristemente semplice …. purtroppo non abbiamo più una classe politica che possa configurarsi come spina dorsale del sistema e dei cittadini e perseguireil recupero della sostanza e dell’immagine di questo grande ma malconcio Paese. Dove incominciare a mettere le mani? Economia, sanità, messa in sicurezza del territorio, scuola, (persino grammaticae congiuntivi), educazione civica, posti di lavoro, grandi opere, natura e inquinamento, ricerca e innovazione, accoglienza e immigrazione e così via. Un compito improbo ai limiti dell’impossibile, soprattutto per coloro (tutti o quasi) che- parafrasando e partendo proprio dall’autore della definizione – sono solo e soltanto dei modesti e squallidi “personaggetti”.

Del resto uno sguardo al resto del mondo evidenzia il generale triste e grigio momento per illivello e la qualità della politica, per gli uomini e le istituzioni di tutto ilpianeta. DagliStati Uniti ancora alquanto primitivi, alla snobistica Francia, passando dalla tradizionalista Gran Bretagna. Persino Santa Madre Chiesa, tra un Concilio e l’altro, sembra patire molto i tempi nuovi, improntati ad una sorta di gioiosa e confusa anarchia. Nel passato, pur negli immani errori commessi (per non parlare di altri orribili e diffusi vizietti) raramente era capitato di assistere in ambito ecclesiale ad una tale babele senza che ne sortissero scismi e divisioni. Del resto quando mai nei millenni un Pontefice si ritirò per futili motivi? I motivi di papa Ratzinger non li conosciamo ma certamente futili non saranno stati -data anche l’elevata statura etico-culturale del personaggio – e viene quindi da pensare alla delusione in quella che è stata forse vissuta come una sorta di lotta contro i mulini a vento di satana.

Comunque, alla stregua di ogni buon cittadino che protesta sto parlando e dissertando dell’ovvio, di quello che (quasi) tutti sanno, mentre sarebbe stato molto più interessante saper avanzare qualche proposta, qualche rimedio, una via di sbocco.

Ma purtroppo io non ho nulla da offrire. E non so neppure indovinare,ma forse predire sì. Quando la misura sarà colma, e non dovrebbe mancare più molto, arriverà qualche uomo della provvidenza che – dopo tanto scempio – sarà italicamente accolto ed osannato. Sperando che sia un saggio e non un altro sprovveduto in cerca di ribalta, stipendio e pensione, nonché di sollievo alla fame atavica.

Del resto quale altra chimera possiamo coltivare se non rifacendoci nostalgicamente a proverbi e aforismi dell’antica saggezza popolare. “Spes ultima dea”ma purtroppo anche “chi di speranza vive disperato muore”.

 

Tony Alfano

 

PS       Però forse un suggerimento “magico” lo posso avanzare. Un soggiorno a Pantelleria        (traghetti sgangherati ed aerei random permettendo) può essere la panacea per molti       disturbi: disgusto, pessimismo e depressione. Bando alle Cassandre …. BUON ANNO 2019.

Un Futuro per Pantelleria dal Centro V. Giamporcaro

Qualcuno fa coincidere la fine di un popolo italiano ,( aggregato di uno stesso territorio e con una

stesse lingua come quello pantesco) con la fine dell’ asino,che si cerca di salvare in qualche recinto per prevenire l’ estinzione.

I panteschi abitanti di Pantelleria rappresentano una diaspora per il territorio italiano stanziati per la maggior parte nel Lazio.

La bonifica del Lazio prometteva loro una terra più facile da coltivare e poi si era più vicino alla capitale, Roma dopo l’ esperienza tunisina conclusa con la nazionalizzazione di Tunisi da parte di Burghiba ,uno di questi era Vito Giamporcaro che a Campo di Carne acquistò una proprietà agraria coltivata a vite.

Quindi la fine della progenie pantesca è determinata da un cessare per i panteschi stessi della attività agricola che ha rappresentato uno stretto legame intrattenuto con il territorio dell’ isola .

Se ricordiamo che a Pantelleria manca una scuola di agraria, tutti allora sono bravi a ricordare che prima c’era uno istituto professionale ad indirizzo agrario, ma nessuno spinge più in questa direzione, come se è un fatto superato dai tempi ,in realtà c’è l’ atteggiamento diffuso di mantenersi distanti a Pantelleria da occupazioni agrarie.

Ma l’ isola per ritornare al suo antico splendore non ha altra strada, che quella di accendere un nuovo interesse per il territorio attrezzandosi di competenza agraria con una struttura commerciale di consistente dimensione che sappia proporre per la vendita i suoi prodotti di eccellenza ad iniziare

dallo zibibbo come uva da tavola riprendendo questo discorso là dove l’avevano lasciato i commercianti che provenivano da Palermo.

Pantelleria com’è …. e come potrebbe essere Di Tony Alfano

Pantelleria com’è …. e come potrebbe essere

Di Tony Alfano

Difficile poter tentare di esaltare Pantelleria dicendo qualche cosa di bello che non sia già stato detto e ripetuto. Del resto il bello assoluto della sua natura e quotidianamente sotto gli occhi di chi vuol vedere. Più facile è invece trovare le troppe pecche che purtroppo la affliggono e datano di molti decenni. Irrisolte se non a chiacchiere dai tempi dei Borboni ai giorni nostri.

Il duce (forse bisogna dire per fortuna altrimenti oggi non ci sarebbe neppure l’aeroporto) la inventò come “portaerei” nel canale di Sicilia. Ma trascurò purtroppo l’altro elemento fondamentale e strategico. Perché le isole ed anche le portaerei hanno bisogno di un porto e di un attracco sicuro. Per i rifornimenti bellici ma anche per la sussistenza dell’economia del territorio, del commercio, del turismo. Ma purtroppo il porto, un vero porto,continua ad essere una chimera, salvo i neri reperti di quello fenicio, brutti, inutili, ingombranti e pericolosi. E i collegamenti invernali restano sporadici.

In tanti sensi l’isola, più che del presente, vive ancora prevalentemente di ricordi …. è stato cancellato sì il “vecchio vivere”, senza riuscire tuttavia ad abbracciare i tempi nuovi e rilanciarsi. Eppure gli elementi ci sarebbero tutti: destano ancora stupore e meraviglia,ai limiti della commozione,le centinaia di chilometri di terrazzamenti realizzati da generazioni di gente che lavorava durissimo per procurarsi un magro sostentamento. Un asino o un mulo, per chi se li poteva permettere, la zappa e qualche altro attrezzo, e poi tanto immane lavoro, duro, pesante, di scarso reddito. Un dammusino in campagna: una stanzetta per il contadino ed una per lo “scecco” per recarsi dal paese alla campagna e potervi soggiornare anche per lunghi periodi. E da mattina a sera “travaglio” indefesso sotto un sole cocente e sotto il vento impetuoso, sotto la pioggia (benedetta perché era l’unica risorsa idrica). Il solo premio era una stentata sopravvivenza, vissuta tuttavia con enorme e serena dignità e colma di valori pregnanti.

Immenso rispetto e ammirazione per quella gente, pur isolana, ma che conosceva solo campagna e montagna, perché il mare era e resta di difficile accesso ed è subito profondo, con fondali bellissimi ma non troppo generosi per la piccola pesca. Dice la leggenda che una volta c’era anche una spiaggetta, nella degradata località definita ancora “Arenella”.Ma la sabbia venne utilizzata dall’edilizia fino alla completa sparizione dell’arenile.

Anche le aree archeologiche sono assai poco valorizzate e restano molto trascurate nella manutenzione e nella promozione, le ricche risorse idrogeologiche è come se non esistessero. Le pseudo strutture museali sono mal tenute (con le lampadine delle teche fulminate, mancanza di indicazioni sui reperti e personale improvvisato,come ha recentemente sottolineato un esperto di un prestigioso museo in quel di Milano che ha visitato l’isola).

Restano quindi olive, uva e capperi, sia pure in estensioni assai limitate rispetto ai tempi andati e si sono così moltiplicate le aree incolte e i muretti senza manutenzione e quindi sulla via del tracollo.

Si dice da lungo tempo che dovrebbe svilupparsi la risorsa del turismo (per la verità da alcuni auspicata e da altri vista con sospetto) ma purtroppo senza aver ancora trovato soluzioni adeguate per prolungare la stagionalità (a cominciare dai trasporti). Come pure il clima consentirebbe. Molti alberghi del capoluogo sono addirittura chiusi e abbandonati tutto l’anno. I mezzi di accesso all’isola restano quei pochi traghetti sgangherati che meriterebbero una onorevole rottamazione dopo i fin troppi anni di servizio. E alcuni aerei, decorosi, ma purtroppo anch’essi più che datati, come è ben evidenziato dai frequenti guasti e disservizi.

Ma quanto ai traghetti bisogna fare attenzione per non togliere ai panteschi gli alibi tradizionali e ormai consolidati: i traghetti vecchi e malandati fanno parte del vivere quotidiano ed offrono agli isolani la scusa principe per ogni e qualsiasi disguido, carenza, ritardo e pigrizia …. “la nave non arrivò”!Spesso una clamorosa bugia perché è già capitato di rispondere al negoziante di turno “dia un‘occhiata fuori dalla porta …. sembra di vedere il traghetto ormeggiato”!?

Inoltre l’isola, così com’è, pur nelle sue bellezze, offre poche opportunità ai suoi giovani che cercano quindi di andarsene verso mete che offrano qualche cosa di più in termini di lavoro ma anche di legittimo svago. Salvo i pochi che resistono avendo saputo imprenditorializzarsi con qualche successo nelle attività viti-vinicole tradizionali.

Vanno capiti questi giovani perché a Pantelleria è certamente possibile, per chi ne ha voglia (non per i lavativi che non mancano qui come altrove), guadagnare i circa 1.000 euro mensili (rigorosamente in nero perché altrimenti preferiscono rinunciare) lavorando nei campi o nelle case e nei giardini dei turisti. Ma il vero problema è come spenderli quegli euro: soprattutto se vivono in casa in famiglia ed hanno poche spese. Qualche centinaio di euro per il carburante, per il bar e per un paio di pizze alla settimana …. e poi? La droga e l’alcool per lo sballo momentaneo? Purtroppo la realtà è che, soprattutto fuori stagione, l’isola offre ai giovani solo “nudduammiscatu cu nenti”. E allora la consolazionesi cerca in una sniffatina e una solenne sbevazzata …. per poi affrontare strade e trazzere, con le relative buche e trincee per tornare a casa, in una folle gincana che ha già fatto più di qualche vittima.

Come antico pannicello caldo i panteschi si sono inventati il carnevale “prolongé”, che inizia subito dopo Natale e dura quasi fino a Pasqua. Nei circoli delle contrade si balla, si socializza e si schiamazza un po’, facendo finta di dimenticare i crucci quotidiani.In attesa dell’estate.

Che finalmente arriva con un certo numero di visitatori, prevalentemente nelle case proprie o in affitto econ una giostradi auto a noleggio,spesso semi sfasciate e di motorini ondeggianti tra le buche e le trincee(quasi come se si fosse a Roma).

Il centro storico (altro eufemismo) del capoluogo è da sempre ridotto ad una passeggiata di 250 metri di lungo mare,con i pochi e solerti Vigili Urbani che si adoperano per mettere un po’ d’ordine. Negozi? Non ne parliamo proprio. Artigianato? Inesistente, solo qualche pezzetto di ossidiana spacciata per pantesca ma in realtà di provenienza cinese o sud americana e qualche portacenere di coccio di provenienza nord africana. Discese a mare per anziani e bambini? Pochissime. Mangiare? Uguale dappertutto, mediocre e di scarso ingegno (ed a volte anche di scarsa qualità), salvo rare eccezioni. Buono per chi viene per la prima volta e vuole assaggiare le poche specialità locali; indigesto per chi non vuole frequentare caponata, “conza”, capperi e mentuccia tutti i santi giorni. Ad esempio la carne di manzo non esiste nelle macellerie: una bistecca, un filetto, un osso buco…. solo di vitellone. Anche il pesce è poco, raro e generalmente poco pregiato.

Eventi che dovrebbero essere artistici e culturali? Si vanno moltiplicando ma sono troppo spesso insipidi e di scarso richiamo. Come ad esempio una pseudo gondola nello specchio di Venere …. il massimo della sciocchezza di cui è difficile comprendere il contenuto artistico-culturale.

Ed allora chi ha la fortuna di avere una casa vi resta prevalentemente rinchiuso, salvo qualche gitarella in barca e la sera si scambiano le visite conviviali con i conoscenti, raccontandosi di anno in anno più o meno le stesse vicende, mentre l’anagrafe procede inesorabile.

In effetti tutto questo potrebbe anche essere abbastanza per un lembo di terra di nessuno in mezzo al mare, ma quanto di più potrebbe esserci se qualcuno avesse l’illuminazione per valorizzare quanto già esiste, come le risorse termali, per creare qualche infrastruttura, per inventare qualche passatempo, per curare viabilità e decoro. Ad esempio una stanza annessa ad uno dei bar da utilizzare come circolo per i turisti: dove poter leggere i giornali, collegarsi ad internet (cosa non facile in diverse località decentrate), giocare a bridge o burraco, magari a bocce o biliardo, fare quattro semplici chiacchiere con gli amici, bere un aperitivo o un caffé. Soprattutto fuori stagione quando l’isola è ancora più naturale e più bella per gli ospiti che vengono per la raccolta delle olive, per fine anno, per Pasqua …. per gli innamorati ogni occasione è buona.

E poi i ruderi, le macerie, gli scheletri di dammusi che costellano il centro storico e i dintorni del capoluogo: addirittura residui bellici, stupri come la casa verde che copre un lato del castello, caserme e strutture del demanio militare abbandonate in stato di vergognoso degrado e infine ovunque buche e trincee infinite. Acqua, telefono, luce, il Bobcat procede inesorabile, scava, trancia cavi e poi una riempitina con materiali inerti in stile sobborghi di Calcutta. Riasfaltare? O fa troppo caldo, o troppo freddo, o piove. Meglio rattoppie per giunta mal fatti. Ed in questo caso sorge l’andreottiano cattivo pensiero che magari qualcuno percepisca prebende per collaudare qualsiasi rattoppomal fatto e tombini gradinati e magari riceva anche qualche altra mancetta da parte di meccanici, carrozzieri e gommisti,grati, perché alle loro categorie non manca certo il lavoro per riparare i guasti e i danni ai veicoli causati dalla fatiscente viabilità.

Incuria e incapacità di questa compagine comunale? Certo che no ma di tutte quelle che abbiamo visto succedersi nei decenni. Con un piccolo margine di speranza nell’attuale Sindaco perché è un militare che proviene dai ranghi della Guardia di Finanza e dovrebbe essere pertanto una persona seria.

Come gli amici Carabinieri, malamente sotto organico, che si affannano a parare micro e macro delinquenti, migranti clandestini, spacciatori di droga, ubriachi alla guida, incendiari, ladri d’appartamento, senza dimenticare le visitine di prammatica a coloro che una certa permissiva magistratura affida ai domiciliari e agli obblighi di firma anche per reati di una certa gravità (forse anche a causa della scarsa disponibilità di decoroso alloggio nelle patrie galere).

Decenni or sono, quando capitai per la prima volta a Pantelleria, vi erano altre due Stazioni dei Carabinieri oltre a quella del capoluogo: a Kamma e Scauri. E pensare che allora c’era molto meno malaffare si usciva senza inchiavardare le porte di casa …. oggi la delinquenza si è espansa notevolmente, agevolata anche dall’omertà e dal “minnifutto” pantesco. E i Carabinieri si sono invece ridotti!!!

Per la verità a quei tempi c’era anche una parrocchia in ciascuna delle principali contrade: ora è rimasta solo la Chiesa matrice con un paio di sacerdoti globtrotter che cercano di fare del loro meglio. Uno strano parallelismo con i Carabinieri: l’indole e il comportamento della società sono fortemente peggiorati…. e i custodi del corpo e dell’anima sono invece drasticamente diminuiti. Sono i così detti tempi nuovi, eticamente alquanto degradati, soprattutto nei sentimenti degli anziani chequesti spesso stentano a comprendere.

Tuttavia, una volta vuotato il sacco di tutte le magagne,è proprio a questo punto che si manifesta la GRANDE MAGIA di Pantelleria: un raggio di sole sul mare, uno sguardo verso le montagne, il cielo stellato, un profumo, un sibilo di vento o i silenzi africani, riescono a far dimenticare tutte le pecche e, come d’incanto,si manifesta la straordinaria meraviglia e l’unicità di questo minuscolo lembo di mondo cui vogliamo un gran bene.

Sforziamoci almeno di non rovinarlo e deturparlo ulteriormente, di non inventare brutture (come la nuova chiesa con gli inquietanti decori scultorei) e di consegnarlo ai posteri sperando che riescano in quello che noi non siamo stati capaci di fare.

 

 

Un articolo spiritoso di LUCA BEATRICE ma che ci riguarda su cui riflettere.

LA PERLA NERA DEL MEDITERRANEO di LUCA BEATRICE A DAM-MUSO DURO: “A PANTELLERIA TI SENTI L’ESPONENTE DELL’ULTIMA VERSIONE DEL RADICALISMO CHIC, COLUI CHE INSEGUE IL PAUPERISMO A PAGAMENTO E SENZA SCONTI – CALETTE SEGRETE CHE SI RIEMPIONO COME RICCIONE, FAMIGLIE RUMOROSISSIME E QUALCUNO ANCHE CON UN LIBRO (DI CAMILLERI): ECCO PERCHE’ AGOGNO LE PROSSIME SETTIMANE A LAIGUEGLIA, IN LIGURIA”

Un articolo spiritoso di LUCA BEATRICE ma che ci riguarda su cui riflettere.

Era dai tempi di Ferie d’agosto che non mi sentivo così confuso sulla scelta delle vacanze. Il 1996, ventidue anni fa, un’altra vita. La fine del governo del ribaltone e la vittoria elettorale dell’Ulivo di Prodi, l’indipendenza della Padania proclamata da Bossi e Fidel Castro in visita al Papa. Nel divertente film di Paolo Virzì le due Italie di allora, quella colta, chic, corretta e di sinistra, quella coatta, bottegaia e reazionaria, si trovavano a condividere spazi e disavventure nell’isola di Ventotene. Tipi umani diversi e incompatibili, eppure strani incroci e imprevisti favorirono le relazioni più¹ improbabili come in parte è poi accaduto nella realtà  Giorgio Gaber aveva appena scritto Destra-sinistra e certamente le mete di vacanza rientravano nel suo perfido elenco di luoghi comuni. Capalbio e il Salento di sinistra, Costa Smeralda e Forte dei Marmi di destra, la riviera adriatica per le famiglie che non si facevano troppe domande. Ora, estintesi le categorie storiche e le grandi ideologie, la questione si fa complessa anche nella scelta della villeggiatura. Un tempo chi votava Lega andava in montagna,oggi non è più¹ così¬. In quanto al M5s ancora non lo sanno e forse consulteranno i loro elettori su internet a tal proposito. Complice la fidanzata, i pareri entusiastici degli amici, gente che ci ritorna perchè non ne può più fare a meno, eccomi a scrivervi da Pantelleria.

 

 

Una perla nera nel Mediterraneo, isola di ossidiana, sapori forti, mare ostile e un vento selvaggio che potrebbe affascinare lo scrittore Nick Hunt. Ti devi dimenticare della città, rinunciare alla comodità, entrare nello spirito, accoglierne i tempi dilatati. Qui la natura ha una forza estrema e sublime, che se Kant non fosse stato così tedesco e il suo collega pittore Friedrich pure si sarebbero incantati a raccogliere teorie e dipingere paesaggi quaggiù¹ invece che nel gelido Nord. Tutto stupendo, insomma. Eppure la vacanza a Pantelleria ti mette addosso più di un sospetto. Pur avendoci combattuto da sempre, ti senti l’esponente dell’ultima versione del radicalismo chic, colui che insegue il pauperismo a pagamento e senza sconti. Pantelleria è arsa eppure è tutto un profluvio di prodotti della terra impacchettati secondo le regole ben consolidate dello storytelling: nonne e zie in cucina da decenni su caponate, produttori che si limitano a pochissime e scelte bottiglie, qualche migliaio per annata, capperi grandi come ciliegie confezionati sott’olio con etichette vintage. Scordatevi di poterli comprare, pagare e andare via: in ogni bar e ristorante vieni catturato da una specie di maestro di cerimonia impegnato a spiegare, con rara enfasi, la genesi culturale di questi prodotti come a dire che te li devi meritare prima di mangiarli. Il tipo umano ricorrente è un uomo sulla cinquantina con un passato alle spalle che neanche Corto Maltese.

Barbuto, abbronzato, con tanti braccialetti colorati, dopo una vita di avventure e pericoli ha scelto la ristorazione intelligente riscoprendo così il fascino della terra. Non solo, gira documentari come per un Quark alternativo e li proietta il martedì sera sotto le stelle dopo la cena vegetariana – no, grazie ho già  un impegno – e nei mesi invernali gira il mondo per studiare nuove cucine e vendere a pochi scelti clienti – fuori dalla distribuzione ufficiale, sia chiaro – le sue preziose bottiglie.

Prima di andare al mare passo in edicola ma non trovo Il Giornale, Libero e neppure Il Foglio (che mi stupisce un po’). Il giornalaio dice che almeno in estate qualche copia ne venderebbe ma ha più¹ voglia di parlare di CR7 che di politica. La vera prova d’amore (per la mia fidanzata) sta però nell’individuare una discesa al mare che non metta a repentaglio la mia vita e la ricerca di quel minimo di comodità  necessarie a un essere umano di una certa età: non mi siedo per terra come un cane, non mi sdraio su scogli bollenti, non mi infilo scarpe di gomma che mi rovinerebbero l’outfit e

soprattutto, a 30 gradi all’ombra voglio un bar per bere e mangiare quando mi pare. E invece no, il neopauperista cerca calette isolate tra le rocce da conquistare dopo impervie discese in cui rischi l’osso del collo e i freni del motorino,ma quando arrivi alla meta agognata spuntano come funghi bagnanti di ogni genere convinti di essere i soli a conoscere quel posto e invece c’è più gente che a Riccione. Eccoli, il popolo delle Birkenstock (le ho anche io), francesi che mangiano a bocca aperta in stile famiglia Belier e sono già  pentiti di avere votato per Macron, anziani vestiti come Indiana Jones e famiglie rumorosissime con borsa frigo, tenda Quechua e qualcuno persino con un libro, anche se non si va oltre Camilleri. Fanno casino come gli altri però amano la natura, beati loro.  Sia chiaro,Pantelleria è stupenda. Il profilo del suo utente medio, invece, mi convince poco e allora, perchè sono diverso, agogno le prossime settimane a Laigueglia in Liguria, con il terrazzo che affaccia sul mare, non sarà  un dammuso ma l’aria condizionata funziona, e una bottiglia gelata di Pigato in un ristorante qualsiasi, dove il cameriere è uno stagionale che non deve riscoprire nulla ma fa semplicemente il suo lavoro.

Quando a Pantelleria cielo e mare si scontrano

Quando a Pantelleria cielo e mare si scontrano

domenica 5 agosto 2018

 

La prima delle tre trombe d’aria che si sono formate al largo di Pantelleria, sullo specchio d’acqua verso la Tunisia, si è vista all’orizzonte poco dopo le 19.00 del 4 agosto 2018 sviluppata in basso. Nel cielo carico di nuvole minacciose è apparso il primo sottile imbuto scuro seguito da alcuni lampi. Pochi minuti di spettacolo e si è disperso lasciando spazio ad una seconda tromba d’aria più o meno della stessa dimensione. La tensione ha preso però il sopravvento sullo stupore e

l’ammirazione iniziali quando alle 19.15 la terza tromba d’aria si è presentata imponente nelle dimensioni e in continua crescita. Si è potuto seguirne lo sviluppo dalle prime avvisaglie fino a quando si è spostata dalla zona antistante il Porto verso Mursia, proseguendo per Scauri. Uno spettacolo impressionante, una enorme nuvola nera sviluppata verso il basso in un imbuto, quasi la sagoma di un mostro spaziale minaccioso e incontrollabile che lentamente dall’alta quota si abbassava sulla superficie del mare, avvicinandosi contestualmente alla terraferma e trasformandosi in una tromba d’acqua. A contatto con la superficie del mare la sagoma dello scuro vortice in movimento cambiava forma repentinamente quasi a voler prendere sembianze umane con tanto di braccia, corpo e testa. Memoria di antiche credenze, quando la tradizione popolare vi attribuiva significati arcani… ma anche transformers di moderna letteratura!

Inutile negare che dopo aver scattato foto e video per la sorpresa iniziale ma anche per l’entusiasmo nell’assistere ad un evento non comune, ha preso il sopravvento il timore di danni imminenti che si sono puntualmente verificati, fortunatamente in forma limitata. Danni provocati non dalla spettacolare tromba d’aria ma dai fulmini che l’hanno accompagnata nel suo breve viaggio verso Scauri dove poi lentamente si è ridotta, man mano che il flusso di aria calda nella tromba diminuiva. Dopo aver oltrepassato la Cuddia di Scauri, l’oscuro mostro si è poi dissipato con grande sollievo dei tanti spettatori che hanno vissuto in diretta l’evento straordinario.

 

LA CONTA DEI DANNI fortunatamente ridotta.

Un fulmine ha colpito una tratto della linea elettrica presso la centrale SMEDE lasciando al buio le due strutture alberghiere di Mursia e Cossyra. Un disagio che è stato limitato nel tempo grazie al pronto intervento della squadra di operai che hanno collegato gli alberghi ad un altro ramo della rete facendo ritornare attivo il servizio. Un secondo fulmine ha incendiato un albero presso la struttura turistica di Tre Pietre, in zona Scauri. Si sono sentite le sirene dei Vigili del Fuoco ma tutto è tornato alla normalità.

 

COMUNICATO DEL RESPONSABILE DELLA CENTRALE ELETTRICA DELLA SMEDE

 

Ieri pomeriggio alle 19.30 circa, a seguito di un improvviso temporale, si sono verificate delle scariche atmosferiche importanti che hanno causato delle sovratensioni nella linea di MT causando dei disservizi. Sono intervenute prontamente le protezioni che hanno sezionato il tronco di linea guasto (dalla Centrale sino a Madonna delle Grazie). Il resto dell’utenza non ha avuto alcun disservizio. Le squadre reperibili sono prontamente intervenute per la riparazione che è risultata da subito non di semplice soluzione, dopo circa un paio d’ore è stato ripristinato il servizio a gran parte degli utenti coinvolti nella zona interessata al guasto. I lavori si sono protratti sino alle 01,30.

VINCENZO CAMPO nuovo Sindaco di PANTELLERIA

Il dopo elezioni è Iniziato

Il Consiglio comunale di Pantelleria dopo la vittoria del movimento 5stelle

Vincenzo Campo Sindaco e assessore a l’agricoltura

Erik Vallini M5S presidente del Consiglio

Sabina Esposito M5S.  presidente  del consiglio

Maurizio Caldo M5S.  assessore. alla attività marittime  e vice sindaco

Claudia Della  GattaM5S  assessore alla cultura

Giovanni Gabriele  M5S consigliere

Antonio Perrone M5S consigliere

Giuseppa Pineda  M5S  consigliere

Stefano Scaltriti M5S    consigliere

Vanno inoltre  aggiunti:

L’esterno: Antonio Gutterez assessore al bilancio

L’esterno Giuseppe Mazzonello assessore alla urbanistica .

L’ ‘opposizione :

Santoro Genova   F.I consigliere.

Francesco Gabriele . FI consigliere

  1. Letizia Gioia F.I consigliere

Maria Pia  Gabriele F.I. Consigliere

 

 

E così il PD che controllava l’Isola è praticamente scomparso. Un bene, un male? Chissà!I prossimi mesi ci riveleranno cosa ci spetterà per i prossimi anni.

Non resta che attendere e sperare per il meglio.      come d’altra parte sta facendo tutta Italia.

 

Diceva Pasquino dopo l’elezione del Papa Giulio II

 

La fortuna, che ha sempre una benda sugli occhi, volle inalzarti al pontificato, o Giulio, voleva darti delle chiavi, ma si sbagliò e ti dette una clava”

Naturalmente trattasi solo di una pasquinata