Dopo la sconfitta tornano in Europa

Dopo la sconfitta tornano in Europa di Matteoli Lorenzo

Trattamento dei prigionieri da parte delle milizie dell’ISIS.

Ufficialmente sono 138 i foreign fighters di nazionalità italiana sopravvissuti e attualmente prigionieri dell’SDF Curdo (Syrian Democratic Forces). Il numero complessivo dei foreign fighters europei è stimato tra 3900 e 4300 dal segretario di Stato Inglese Mr. Sajid Javid. Secondo altre stime potrebbero essere anche 6000. La maggior parte di loro proviene da

Inghilterra, Francia, Germania e Belgio e circa il 30% si ritiene siano già ritornati nei loro paesi in modo clandestino, assistiti da una rete europea di attivismo islamico estremo.

Il problema del loro rientro è a dir poco spinoso: sono ideologicamente jihadisti estremi, molti hanno sicuramente partecipato e sono responsabili di orribili crimini di guerra perpetrati dall’ISIS (decapitazioni di prigionieri, stupri sistematici, esecuzioni di massa).  Ancora più delicato il problema del ritorno delle mogli e dei figli dei jihadisti.

Molte donne non hanno partecipato alla guerra, ma di alcune si conoscono le attività di collaborazione come reclutatrici e informatrici.

Soggetti che hanno nazionalità inglese, francese, tedesca, belga e italiana e come cittadini di questi paesi hanno diritto a risiedere nel paese di origine, ma la loro partecipazione alla guerra dell’ISIS pone problemi non previsti dalle leggi correnti.

Se tornano si presume che abbiano partecipato a operazioni criminali e devono essere sottoposti a un processo in un tribunale dove va documentata la loro partecipazione ad attività criminali, cosa che è quasi impossibile, come è impossibile documentare il contrario.

Trump ha recentemente dichiarato che se i paesi europei non riprenderanno i jihadisti di loro competenza questi verranno liberati dall’SDF che attualmente li detiene in prigionia e quindi molti, se non tutti, ritorneranno in modo clandestino evadendo ogni controllo, è necessario quindi istruire una iniziativa ufficiale.

Per il momento nessun paese europeo ha risposto all’ultimatum di Trump, si sa che tutti i paesi stanno studiando il problema.

Mario Giro – Viceministro al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, ha una posizione interlocutoria (cfr il suo libro Noi Terroristi) favorevole al ritorno controllato e a una gestione della de-radicalizzazione dei soggetti.

L’ipotesi, più o meno esplicita, del Viceministro Giro è che la radicalizzazione islamista dei soggetti sia avvenuta anche per una responsabilità dei paesi di residenza originale (per gli italiani quindi dell’Italia): la responsabilità di non averli saputi  integrare, che, secondo il Viceministro Giro, va ammessa e riscontrata. L’ipotesi di far rientrare in Italia soggetti fra i quali ci possono essere responsabili di crimini orrendi, evidentemente non trova molto favore nella pubblica opinione, tantomeno in quella vicina alla cultura della Lega di Salvini. Ma anche in altre aree della pubblica opinione italiana, non necessariamente di destra,  il ondamentalismo islamico jihadista non gode di grande popolarità né di benevola comprensione culturale.

Una volta ritornati, ammesso che abbiano sinceramente accolto la de-radicalizzazione, come integrarli e come proteggerli  dalla comprensibile malevolenza della gente, come ricostruire un rapporto di fiducia? Come impedire le possibili ricadute? O la continuazione del loro jihad personale in Italia.

L’Italia per ora non ha proposto norme o ipotesi di comportamento, la magistratura può applicare l’articolo 270 bis del Codice Penale che punisce chi organizza atti di sovversione o terrorismo.

Una recente sentenza ha sottoposto a sorveglianza i foreign fighters tornati dopo aver combattuto a Kobane con i Curdi contro il Califfato con una motivazione che si potrebbe applicare a tutti i militari italiani che hanno combattuto in Iraq, Afghanistan, Libano: soggetti pericolosi per aver acquisito competenza nel maneggio di armi da guerra e per aver partecipato a operazioni militari. Ovvero sulla opportunità di distinguere.

 

analisi di Pizzarotti e le sue implicazione Di Matteoli

 

 

 

 

 

 

 

 

Tratto dal Post:

Federico Pizzarotti

on Monday

“Tutto in streaming”:sparito lo streaming (fin dal meraviglioso incontro in luogo segreto con Casaleggio padre che andò a prenderli in autobus privato per portarli chissà dove senza streaming, dopo l’elezione di Grasso presidente del Senato);

“Mai alleanze con i partiti” (con specifica menzione alla Lega): non c’è bisogno di spiegazioni;

“Tutti gli stipendi e le restituzioni rendicontati”:appena li scoprono che non sanno manco controllare dei bonifici fanno sparire tutta la rendicontazione, così ora chiunque può tenere tranquillamente tutto lo stipendio;

Qualsiasi carica nel M5S sarà elettiva“: presidente non eletto, segretario non eletto, tesoriere non eletto, membri del direttorio non eletti, portavoce non eletti, responsabili comunicazione non eletti;

“Candidati scelti dalla base“: è durata finché quelli scelti dalla base sono andati bene alla dirigenza, dopodiché sostituiti d’ufficio;

“Mai in televisione“: è durata finché non ha fatto comodo andare in televisione (ma sempre e solo quando possono andare senza contraddittorio, altrimenti non sanno ribattere);

“Esame di Diritto Costituzionale per tutte le cariche elettive“: pensa che risate se davvero dovessero sostenere loro un esame simile, non rimarrebbero abbastanza politici del M5S per una giunta comunale;

“Rotazione dei capigruppo in Parlamento“: sparita;

“Fuori dall’Euro”:no, no, dentro l’Euro, assolutamente (poi una parlamentare dice pure “non so cosa voterei a un referendum”);

“Massimo due mandati, poi a casa”:già dopo marzo avevano detto che, se si fosse tornati al voto, si sarebbe ripresentata la stessa squadra. E anche questa vedremo come andrà a finire alla fine 

“Alleanze in Europa scelte dalla base“: sondaggi con opzioni insensate e post di propaganda per indurre al voto dell’opzione desiderata dalla dirigenza. Stessa cosa successa con il voto di oggi 

“Si possono trovare 30 miliardi col primo decreto al primo consiglio dei ministri”(con tanto di sventolio di fogli): poi quei miliardi non esistono e si deve fare deficit;

“Siamo ultimi nella classifica della libertà di stampa”:poi fanno liste di giornalisti sgraditi e appena vanno al governo e attaccano i giornalisti che li criticano;

“I ministri li sceglie il Presidente della Repubblica“: il Presidente dice di no a uno fra molti e loro minacciano l’impeachment (senza sapere neppure cosa sia né che in Italia non esiste);

“Mai più governi non eletti”(i governi non sono mai stati eletti e non è previsto che lo siano): vanno al governo con un presidente del consiglio che non si era candidato tale e con una coalizione che non si era presentata alle elezioni;

“Mai più alleanze post elettorali fra partiti che si presentano divisi e poi inciuciano” (non si chiama inciucio, si chiama alleanza): vanno da soli, poi “inciuciano” con la Lega; ah no, ora è un contratto. 

“Nessun Indagato”:è durata fino al primo indagato M5s e ad ogni nuovo indagato si “correggono” le interpretazioni. Regole sempre applicate per i nemici e interpretate per gli amici. 

“Fuori i partiti dalla RAI!”– RAI interamente occupata insieme alla Lega senza lasciare manco un usciere alle opposizioni;

“No al TAV“: TAV… vedremo come andrà a finire 

“No al TAP”:TAP confermato;

“Niente più fondi alle scuole private”:fondi alle scuole private confermati;

“Niente F35 acquistati”:acquisto degli F35 confermato;

“Mai più condoni”:fanno il condono fiscale e pure il condono edilizio;

E vediamo se oltre a frasi come : e allora il piddi, non saresti stato nessuno senza Grillo, sputi nel piatto dove hai mangiato, e tante altre frasi fatte, sarete in grado di fare una serena autocritica….

Riporto questo post dell’ottimo sindaco di Parma per fare qualche riflessione.

La lettura delle reazioni dei trinariciuti grillini al post di Pizzarotti è interessante perché conferma, oltre ogni dubbio, la sintesi fatta da Wittgenstein (aka Luca): “Per chi ha votato Dimaio i fatti non contano un cazzo…”

Come aveva previsto Pizzarotti molti talebani grillini rispondono come lui aveva previsto: “e allora il piddi, non saresti stato nessuno senza Grillo, sputi nel piatto dove hai mangiato,”. Nessuno risponde sui fatti citati da Pizzarotti, anche quando sollecitati a farlo, solo puerili insulti.

Dall’elenco fatto da Pizzarotti risulta chiaro come il governo gialloverde sia una brutta copia del “more of the same”, con l’aggravante della incompetenza puerile e della stupidità arrogante dei 5S e del razzismo di Salvini.

Dimaio non ha gli strumenti culturali per imparare la lezione e annaspa aumentando la quota di acefala arroganza.
Il comportamento di Dimaio (abbandonato anche dal “garante” Grillo) indica panico e confusione, né vale l’assistenza del Dibba che in effetti peggiora la linea isterica impostata dal “responsabile” politico.

Con le ultime regionali è iniziato il tracollo di Dimaio & C. abbandonato dalla quota talebana del movimento e dalla quota ragionevole (gli ex PD probabilmente). Questa tendenza dovrebbe venire confermata in Sardegna e in tutte le prossime elezioni. Resteranno con i 5S solo i più stupidi e fanatici … lo zoccolo duro forse del 7%.

Restare nel Movimento, dopo l’esercizio di quasi un anno di governo, richiede totale cecità di fronte alla più lampante evidenza, ma ci sono soggetti disponibili.

Dove andare è una buona domanda se si guarda al tragico panorama del teatro politico italiano complessivo. Ma in politica come in natura il vuoto non esiste: presto si presenteranno alternative coraggiose e ragionevoli.

(lorenzo matteoli)

Il professore Lorenzo Matteoli esprime una sua opinione

Il professore Lorenzo Matteoli e anche nostro collaboratore, esprime la sua opinione sulla criminale buffonata dell’analisi, così da lui definita, costi benefici sulla TAV Che tra l’altro sarà oggetto di un suo approfondito esame non appena sarà pubblicata.   

Va detto in primo luogo che le analisi costi benefici si fanno per iniziative in contesti socioeconomici noti e strutturati. Modellabili  per archi di tempo limitati in modo relativamente affidabile. Per poter modellare  in modo altrettanto affidabile le   ricadute socioeconomiche degli interventi oggetto di studio e trarne plausibili conclusioni.  La letteratura sul tema è immane e non vale la pena insistere su una conclusione che è ovvia e banale: l’analisi costi benefici su infrastrutture secolari non ha alcun senso, è un esercizio pseudoscientifico che si presta ad ogni sorta di truffa, manipolazione, imbroglio. È  disarmante la fiducia feticista nell’analisi svolta per la TAV di una classe politica che definire scientificamente  sprovveduta è una ingenua cortesia. Ma più che altro fa paura. Il collegamento ferroviario veloce Veneto, Lombardia, Piemonte, Hautes Alpes, Savoia, Dauphiné sarà l’infrastruttura determinante di una delle più potenti macroregioni europee: per economia, industria, agricoltura, tecnologia e finanza. Una realtà geografica paragonabile, probabilmente vincente, rispetto alla macroregione attualmente dominante quella del Centro Europa. Quali saranno le condizioni eco-geografiche di questa nuova realtà territoriale nel 2080-90  è oggi pensabile  in termini di visione politica, ma non modellabili in termini di macroeconomia. Per questo le decisioni su infrastrutture territoriali di portata geografica su archi di tempo semi secolari o secolari  si possono fare solo in un quadro di filosofia politica. Detto questo ci si chiede come mai lo studio svolto sui costi e sui benefici della TAV che, ripeto, non ha alcun fondamento credibile sul piano scientifico perché tutte le ipotesi sulle quali si basa sono impugnabili se non esplicitamente vuote di senso comune e di obbiettivo valore, come mai dicevo, questo esercizio sia considerato alla stregua di una “verità rivelata”. Il motivo va detto senza timidezza: lo studio, vuoto e ingannatore,  ha la stessa matrice  di vuoto inganno che connota l’attuale classe di governo e i partiti che la sostengono. E che siano una maggioranza numerica non ha alcun valore. Quasi sempre nella storia, anche recente, le “maggioranze” (magari oceaniche)  ci hanno condotta alla sciagura. Con buona pace della democrazia che non sarà mai figlia di piazze incazzate. E non lo è mai stata. Ci sarebbero molte altre cose da dire, ma una in particolare mi preme denunciare: la vergogna del Politecnico di Milano che non denuncia questo suo prodotto e se ne rende responsabile: una vera offesa nei confronti della solida tradizione dell’Ingegneria italiana della quale l’Ateneo Milanese è sempre stato illuminato rappresentante fin dalla sua fondazione nel 1863. Appena sarà disponibile il documento e sarà possibile analizzarlo seriamente né farò una analisi precisa, e non dubito che con me ci saranno molti altri, per denunciare in modo documentato una cosa che oggi è già peraltro evidente in linea di principio fondamentale: la sua infondatezza e l’inganno che produce.

CONFESSIONI PERICOLOSE di Mario Pulimanti

CONFESSIONI PERICOLOSE di Mario Pulimanti

 

Non ho il coraggio di dire queste cose a mia moglie, così le scrivo sul giornale.

Così come, sul versante femminile, esistono le mani di fata, su quello maschile esistono gli uomini

veri, quelli da amaro Montenegro, capaci di salvare cavalli ma anche di aggiustare oggetti, di riparare guasti domestici, di lavare i piatti e di cucinare.

Io, ahimé, come molti altri uomini, non appartengono a questa categoria. In realtà so fare tante altre cose. Leggo moltissimi libri e me li ricordo.

Credo di cavarmela con la scrittura e malgrado quello che dicono certi miei colleghi, penso di

lavorare con impegno e con discreta abilità.

Faccio delle belle fotografie.

E poi quando c’è da bere e da mangiare sono un vero professionista!

Ma, come dice mia moglie Simonetta, in tutto il resto, o quasi, sono un disastro.

E quando dico disastro non esagero.

Perché la mia vita è punteggiata, quotidianamente, da sconfitte imbarazzanti.

Prendiamo la botanica.

Vi dico subito che Simonetta ha il pollice verde.

Ogni pianta che lei mette in casa diventa un baobab.

Io, invece, sono una catastrofe vivente.

Ogni pianta che metto in ufficio muore dopo pochissimi giorni.

Sono l’Attila delle azalee, dei ficus e degli oleandri.

Passiamo alla cucina.

Per sintetizzare il mio rapporto con i fornelli sarò esplicito: non so cucinare nemmeno un uovo al

tegamino.

Quando prendo in mano una padella divento Fantozzi.

Confondo il sale con lo zucchero.

Mi brucio le mani quando scolo l’acqua della pasta.

E le poche volte che ho provato a cuocere una bistecca i vicini hanno chiamato i pompieri per via del fumo, che ho provocato nel palazzo.

Poi c’è il bricolage.

Se c’è da attaccare un quadro mi prendo a martellate da solo.

Se devo bucare una parete col trapano mi ritrovo nel salotto dei vicini di casa.

Non parliamo dei miei maldestri tentativi quando c’è da sturare un water: provoco un maremoto e

allago l’appartamento.

Se cerco di aggiustare una presa elettrica faccio saltare la corrente in tutto il quartiere.

Da solo non riesco a mettermi un cerotto al dito.

E se prendo in mano un tubetto di attaccatutto resto per tre giorni con il pollice incollato all’indice.

Piuttosto che cambiare una gomma della mia automobile, vendo l’automobile.

Perché potrei restare lì, a combattere col crick, per intere settimane.

Impazzisco quando c’è da registrare qualcosa in Tv.

Se decido di registrare un film mi ritrovo sul decoder un documentario sulla vita delle renne nella

Lapponia orientale!

Comunque sono un uomo fortunato perché mia moglie, nonostante tutto, è innamorata dei miei difetti e, sempre vigile sul destino sia dei nostri due figli, Gabriele ed Alessandro che pure dei nostri quattro cagnolini, Margot, Lupin, Nina e Neve finisce con l’essere lei il vero fulcro della famiglia, anzi ne è l’unica colonna portante.

E, anche se il suo tentativo di trasformare la nostra famiglia in una unità di cui andare socialmente

fieri fallisce inevitabilmente, eppure l’amore rimane lo stesso.

Sbagliato parlare di ritorno al fascismo di Mario Pulimanti

Sbagliato parlare di ritorno al fascismo di Mario Pulimanti

Sono dell’opinione che in Italia ci sia una domanda di leadership e di nuovi punti di riferimento. Leggere l’attuale fase politica come una riedizione sotto forme e colori diversi del Ventennio è uno sbaglio a cui in tanti a sinistra non sanno sfuggire. L’approccio andrebbe capovolto, cominciando a chiedersi perché si è determinata in Italia una situazione politica come l’attuale. Lo scetticismo verso l’Europa, la diffidenza verso i mercati finanziari, la paura per gli immigrati non sono semplicemente frutto della propaganda. Sono il risultato di errori politici, di una sudditanza culturale verso un certo neo-capitalismo, di una deriva che ha portato la sinistra italiana ad essere sempre più il partito dei diritti e non dei bisogni. Penso che sarebbe più utile interrogarsi su questi temi, piuttosto che rifugiarsi in un anacronistico e inconsistente anti-fascismo.

Solo l’idiota uccide il cammello con il quale deve attraversare il deserto. di Lorenzo Matteoli

Solo l’idiota uccide il cammello con il quale deve attraversare il deserto.

di Lorenzo Matteoli

La Concessionaria Autostrade per l’Italia ha certamente molte responsabilità nella catastrofe di Genova, ma il problema è molto complesso e non si possono escludere corresponsabilità del Governo e del Ministero dei LLPP che aveva un ufficio incaricato di vigilare sugli adempimenti manutentivi della Concessionaria e con molte probabilità non lo ha fatto o per lo meno lo ha fatto in modo insufficiente. Infatti, assumeva senza riserve le autocertificazioni della Concessionaria senza effettuare o chiedere verifiche indipendenti.

Nel 2002, quando è stata fondata Autostrade per l’Italia per acquisire la concessione dall’ANAS, la situazione irreversibilmente compromessa della struttura del viadotto sul Polcevera era nota all’ANAS e al Ministero dei LLPP (può darsi che nel Contratto di Concessione qualcosa sia stato previsto nel merito, se non ci fossero disposizioni si dovrà risolvere un ulteriore problema).

Comunque, l’interesse dell’attuale del Governo è che la Concessionaria rimanga solvibile e capitalizzata se si vuole che affronti il risarcimento di danni e vittime e la spesa per la ricostruzione urgente del ponte sul Polcevera, per la quale ha già dichiarato la sua disponibilità. Il contenzioso è appena iniziato e i suoi sviluppi non sono scontati.

Per questo la posizione del Vice Primo Ministro Di Maio sulla ferma decisione politica del Governo di procedere alla “revoca”  della Concessione senza se e senza ma (“Chi si oppone [alla revoca]dovrà passare sul mio cadavere…”) è pericolosa e ha già avuto immediate conseguenze catastrofiche, con la perdita di 6 miliardi di Euro sul mercato finanziario dei titoli della  Atlantia (che controlla Autostrade per l’Italia). Praticamente mettendo la Concessionaria alla bancarotta o quasi.

L’uso del termine stesso “revoca” è improprio, in quanto implica la volontà unilaterale del Concedente con pericolose conseguenze per il Governo, mentre invece l’obbiettivo corretto dovrebbe essere quello della “risoluzione” del contratto di Concessione, motivata e concordata fra le parti.

L’uso del termine “revoca”ha provocato la reazione della Concessionaria per la difesa dei suoi titoli e dei suoi investitori (banche e cittadini italiani in grande parte), con una nota nella quale ha ricordato che, ai sensi del contratto di concessione, in caso di “revoca”da parte del Concedente,  le saranno dovuti i cespiti attivi fino alla scadenza della concessione nel 2038.

Difesa dovuta visto che, allo stato, non esistono responsabilità dimostrate e contestate ufficialmente, ma solo assunti

personali di Ministri del Governo. Il Ministro Di Maio ha qualificato la nota della Concessionaria come “disumana” (“Sono solo interessati ai soldi … dove hanno il cuore…”), un atteggiamento aggressivo pericoloso nella delicata congiuntura.

Certamente utile per riscuotere consensi del pubblico frustrato.

Una Concessionaria alla bancarotta aggrava il disastro per il Paese. Nella situazione specifica un comportamento fermo, ma obbiettivo del Governo sarebbe molto opportuno e l’altro Vice primo ministro Matteo Salvini sembrava averlo compreso, ma è stato coartato dalla posizione drastica del suo collega e, con molta reticenza si è dovuto allineare.

Il crollo del titolo sui mercati è stato simile a quello conseguente a una operazione di aggiotaggio finanziario e non si può escludere che qualche operatore avventuroso sul mercato non ne approfitti, comprando titoli di Autostrade per l’Italia con pochi milioni di Euro attratto dal rischio di guadagnarne molti di più (al limite qualche miliardo).

Con i 6 miliardi di Euro azzerati si sarebbero potuti costruire 60 nuovi viadotti da 100 milioni di Euro l’uno (come quello già progettato e proposto dalla Concessionaria, prima del tracollo in borsa).

Conviene ricordare che l’ansia di sfruttare dichiarazioni demagogiche radicali per ottenere il consenso del pubblico è già costata alcuni miliardi ( 3 o 4…) al Paese, con l’aumento dello spread seguito alla pubblicazione del “contratto” fra Lega e 5Stelle, contratto che prevedeva spese per centinaia di miliardi e entrate per poche decine di milioni di Euro. Ora, con la campagna del Governo per la revoca della Concessione alla società Autostrade per l’Italia, abbiamo raggiunto la decina di miliardi di Euro che gli Italiani dovranno pagare (direttamente o indirettamente). Una politica costosa.

La società Autostrade per l’Italia ha sicuramente responsabilità per la sciagura di Genova, e ancora non si sa quali e di quale portata, ma al Governo non conviene costringerla alla ancarotta con dichiarazioni indignate, ma avventate e di sapore demagogico. È sperabile che la finanziaria Atlantia (che controlla Autostrade per l’Italia)  possa recuperare, almeno in parte,

il valore dei suoi titoli per far fronte agli impegni dovuti per i quali ha dichiarato disponibilità. Il danno provocato al Paese dal comportamento del Governo è stato gravissimo.

Come dice un noto proverbio arabo: solo l’idiota uccide il cammello sul quale deve attraversare il deserto.

 

Il DUBBIO 26 Giugno 2018- intervista di Giulia Merlo a Margherita Boniver

Il DUBBIO 26 Giugno 2018- intervista di Giulia Merlo a Margherita Boniver    margheritaboniver.com

Boniver: «Salvini incarna lo spirito dei tempi, per questo vince»

 

«I toni del leader leghista non mi appartengono e non mi piacciono, ma temo siano molto in linea col dibattito politico mondiale» «Il governo guadagna consensi? Facile, senza opposizione».

Margherita Boniver, socialista, presidente della Fondazione Craxi e una lunga arriera politica in campo internazionale, analizza l’attivismo di Salvini in materia di immigrazione: «L’Europa si è scoperta divisa, perchè ha usato per anni due pesi e due misure» .

 

*Il centrodestra a trazione leghista sbanca alle amministrative, si aspettava un tale successo?*

Non mi aspettavo un crollo così clamoroso del Pd nelle “regioni rosse”.

È un dato impressionante, con il partito in discesa verticale che perde sia col centrodestra che coi grillini: la caduta sembra essere inarrestabile. Certo, ogni situazione amministrativa è una partita a sè ed è connessa anche con il livello regionale, ma è evidente la mancanza di tenuta del Pd. Non va meglio a Forza Italia, come dimostra la vittoria a Imperia di Claudio Scajola contro il candidato di Giovanni Toti.

 

*La Lega, invece, cresce in modo altrettanto inarrestabile.*

Il dato è incredibile: il consenso del governo gialloverde è intorno al 60% ed è ovvio che questo sia dovuto quasi esclusivamente al protagonismo di Matteo Salvini, rispetto alla pochezza dei 5 Stelle.

*È segno che l’irruenza di Salvini sta pagando?*

I toni di Salvini non mi appartengono e non mi piacciono ma, essendo realisti, temo siano molto in linea col dibattito politico mondiale, considerando come si comporta Donald Trump oltreoceano. L’insulto è all’ordine del dibattito politico: è disdicevole ma non mi stupisce più di tanto.

 

*Al centro del dibattito c’è la questione migratoria, come si sta muovendo il governo sul piano internazionale?*

Il premier Giuseppe Conte ha presentato i suoi 10 punti a Bruxelles in un contesto molto difficile ed è stato abile, perchè si è infilato nelle ganasce franco- tedesche. Persino il non simpaticissimo Emmanuel Macron ha dovuto ammettere a labbra strette che la proposta italiana era “coerente”. Il pre- vertice è stato una prova generale, nella speranza che il dibattito del Consiglio europeo si concluda con un compromesso che non sia solo al ribasso.

 

*Come giudica l’approccio di Salvini?*

Le sue proposte in materia di migranti sono coerenti con l’azione del governo precedente. Minniti è stato un ottimo ministro degli Interni, che ha saputo diminuire del 75% i flussi migratori grazie a un grande lavoro politico fatto di intese e di investimenti. Salvini, intelligentemente, sta continuando sulla stessa strada e in questa direzione va la sua visita a Tripoli. Poi, immagino, andrà anche in Niger e negli altri paesi coinvolti nel grande eso- do africano verso l’Europa.

 

*La politica dei porti chiusi può essere praticabile nella lunga distanza?*

No, non può certamente continuare ma è stata usata dal governo perinterloquire con gli altri paesi europei, soprattutto quelli che si affacciano sul Mediterraneo, che devono essere coinvolti non solo nel salvataggio ma anche nella protezione dei naufraghi. La politica dei porti chiusi è stata un modo brusco per uscire dalle pastoie del programma Mare Nostrum: se i fatti dicono che ci sono migliaia di disperati che fuggono dall’Africa e che ci sono decine di navi pronte asoccorrerli, dove sta la ratio del fatto che tutte le unità navali debbano obbligatoriamente dirigere la prua verso i porti calabresi o siciliani? Salvini ha fatto bene a porre la questione, anche se lo ha fatto in modo violento.

 

*Quindi quale può essere l’alternativa?*

Mi auguro che la fase dei porti chiusi si concluda al più presto e immagino che al Consiglio europeo si farà qualche passo avanti, sotto la spinta di una Angela Merkel allarmatissima e in prima persona a rischio di non sopravvivenza politica. In particolare, spero che ci si indirizzi verso l’omologazione dei doveri di soccorso da parte di tutti i paesi europei, tenendo sempre fermo l’assoluto obbligo di garanzia dei diritti delle persone ad essere soccorse e a ricevere protezione internazionale.

 

*I toni in Europa sono tesissimi, è possibile che l’Ue per come la conosciamo sparisca?*

Il rischio c’è ed è evidente e macroscopico, perchè l’Europa si è scoperta profondamente divisa. Le questioni sono due: il superamento dei provvedimenti del trattato di Dublino e la necessità di rafforzare Frontex, ovvero la polizia di frontiera. La mia speranza è che il dibattito, per certi versi aspro e anche sguaiato di questi giorni, possa però meglio mettere a fuoco la necessità di arrivare a una difesa comune dei confini dell’Unione.

 

*I contrasti sono e continuano ad essere molto forti.*

Perchè sono stati usati due pesi e due misure difficili da digerire. L’Unione ha finanziato il programma “pay to stop”, dando o promettendo un’enorme quantità di denaro ad Erdogan per chiudere la rotta balcanica verso la Germania: perchè non è stato fatto altrettanto in altre direzioni, alleviando la pressione sull’Italia e sulla Spagna? Ancora, Jean- Claude Juncker aveva proposto la redistribuzione di 160 mila richiedendi asilo, ma non si sa che fine abbia fatto quel provvedimento.

L’Europa procede da un fallimento all’altro, con passi avanti troppo modesti per essere apprezzabili.

 

*E tutto questo non fa altro che rafforzare i sovranisti? Gli italiani apprezzano il governo gialloverde ed euroscettico.*

Gli italiani non sono affatto entusiasti, a parer mio. Semplicemente è ancora in corso la luna di miele che circonda l’azione di qualsiasi governo nelle prime settimane dall’insediamento. I primi passi del governo Salvini- Di Maio sono stati scanditi da roboanti promesse e zero fatti. Se bisogna trovare un artefice del successo dei gialloverdi, però, io guarderei all’opposizione.

 

*Il governo piace per mancanza di alternative?*

Non esiste alcuna proposta alternativa: per chi dovrebbero scaldare il loro cuore gli italiani? L’opposizione non esiste, se esiste non è neppure coerente e quando alza la voce fa quasi pena. Ho ascoltato le interviste degli esponenti del Pd: fa quasi impressione sentirli attaccare il governo quando loro stessi sono in affanno spaventoso, perdendo consensi ogni giorno di più.

Quando il Caos colpisce il Quotidiano di Lorenzo Matteoli

L’Europa divisa, anzi più che divisa, squassata da conflitti interni tra Nord e Sud tra Est e Ovest dove Visegrad, Scandinavia, Mediterraneo, Francia, Spagna, Inghilterra, Germania e Italia non riescono a trovare un terreno comune economico, sociale, politico.

Il tessuto storico matrice originaria dell’Unione Europea che aveva ispirato Adenauer, Monnet, Spaak, Spinelli, Degasperi, Schumann, sfibrato da 60 anni di gestione burocratica e grammaticale di Bruxelles e da una moneta comune avvitata in una spirale macroeconomica perversa e non gestita. L’America che rivela con Donald Trump la minima dimensione autarchica, insulare della sua cultura politica.

La Russia affascinata dalla restaurazione della grandezza zarista, senza i mezzi per realizzarla.

L’Asia dominata dal nuovo Celeste Impero di Xi che lentamente attraversa il guado tra Maoismo e Capitalismo di Stato, accumula potere finanziario e coloniale, costruisce una nuova Grande Muraglia con le isole fortificate nel Mare della Cina e prepara la sua invasione commerciale del mondo con un a Nuova Via Della Seta transcontinentale.

La Turchia sogna l’Impero Ottomano, pratica indisturbata un segreto genocidio dei Curdi e prepara lager per giornalisti e leader di opposizione.

Il mondo arabo/islamico diviso da tentativi di supremazia petrolifera Saudita e jihadista e avvelenato in modo pervasivo diagonale dalla eterna faida tra Suni e Sciiti manovrata dalla teocrazia di Teheran.

Un quadro di caos mai visto in Europa e nel mondo dopo il grande bollito medievale, rispetto al quale impallidisce anche quello immediatamente precedente la Prima e la Seconda Guerra Mondiale.

Tutto sommato un quadro ben sintetizzato in Italia da un governo che si basa su un ‘contratto’ pieno di contraddizioni ed economicamente surreale guidato da un primo ministro privo di delega effettiva, interdetto dai due mandanti firmatari.

Manca visione di futuro, manca progetto, manca leadership mentre fenomeni globali di portata ed efficacia catastrofica predispongono condizioni da Giudizio Universale: cambiamenti climatici, morte biologica degli oceani provocata dalla plastica, territori urbani ingestibili, esaurimento sistematico delle aree coltivabili nel mondo, centinaia di milioni di abitanti del Pianeta senza l’acqua necessaria allo standard minimo di civile sopravvivenza.

I governi democratici sono eletti con procedure avvelenate da media strumentali, elettorati disinformati e rappresentanti eletti incompetenti e in gran parte controllati da corruzione endemica.

Decisioni che compromettono il futuro di centinaia di milioni di persone prese a colpi di tweet sui social media o peggio in modo oscuro, ambiguo, personale da burocrazie irresponsabili.

Quello che sorprende è come in questo quadro si possa ancora svolgere il “quotidiano”, lavorare, studiare, produrre, comprare, vendere, invecchiare, ammalarsi, nascere e morire: come se ci fossero due mondi distanti, diversi, indipendenti.

Uno dominato dalla totale caotica incertezza e irresponsabilità, l’altro regolato in modo disciplinato e preciso dalla vita di tutti i giorni e dalle sue scadenze. Che è poi, per l’enorme maggioranza degli abitanti del Pianeta, la vera vita. Life is everyday

life. (©Aneurin Hughes).

C’è però una dinamica difficile da percepire nei tempi congiunturali della quotidianità, ma che è assoluta e ineludibile: i due modelli quello caotico e quello ordinato quotidiano convergono. Senza che ce ne accorgiamo il nostro vivere quotidiano,

disciplinato e ordinato viene assorbito o inquinato dal modello caotico assurdo. Come questo avvenga e con quali manifestazioni conseguenti è difficile da spiegare, ma se analizzate le vostre decisioni e le vostre scelte quotidiane,  degli ultimi dieci, quindici, venti anni, e le scelte quotidiane del contesto nel quale vivete, forse sarete in grado di individuare la

loro lenta conversione verso il modello indecifrabile tipico del caos.

In questo contesto, doppio e convergente, di caos e normalità, Eugenio Scalfari, nella sua riflessione di ieri (ndr 12/6 scorso), ci invita a “svegliarci”. Lui dice per salvare il Paese dal razzismo. Io direi che il Paese va salvato da un destino catastrofico molto peggiore del razzismo che lo sta comunque avvelenando.

Il dramma è che quelli che leggono Scalfari sono già svegli da tempo e sono assolutamente impotenti. Quelli che si dovrebbero svegliare non leggono Scalfari, dormono ma credono di essere sveglissimi.