I Cavalieri di Malta di Ferruccio Formentini

Pubblichiamo alcuni stralci dal libro in via di realizzazione Cavalieri di Malta di Ferruccio Formentini (Seconda puntata)

 

Il “feroce” Saladino scende in campo

Il  Regno di Gerusalemme che durò quasi mezzo secolo (1099 -1143) era stato fondato dall’onestissimo Goffredo di Buglione rispettato da tutti i cristiani ma anche dai musulmani ed ebrei. Quando la prima crociata, ridotta ormai a soli 12.000 combattenti giunsero sotto le mura di Gerusalemme il 7 giugno del 1099 ebbero la sorpresa di constatare che i Turchi che la controllavano erano stati scacciati già un anno prima dai Fatimidi. La guarnigione della città resistette per soli 40 giorni quindi propose di trattare la pace concedendo ai pellegrini cristiani libertà di movimento e sicurezza ma Goffredo non volle sentire ragioni e chiese la resa incondizionata. Il 15 luglio i cristiani entusiasti facevano l’ingresso in Gerusalemme dedicandosi con grandissimo entusiasmo alla strage che tradizionalmente facevano seguito a queste vittorie. Cosi riferì entusiasta un testimone oculare il prete Raimondo di Agiles: “ Si videro cose meravigliose. Numerosi saraceni furono decapitati.. altri uccisi da frecce o costretti a gettarsi dalle torri; altri ancora vennero torturati per parecchi giorni e poi buttati nelle fiamme. Per le strade si potevano vedere pile di testa e mani e piedi. Si cavalcava dovunque tra cadaveri di uomini e cavalli” . Solo dopo la mattanza i crociati si precipitarono nel santo sepolcro abbracciandosi e piangendo di gioia mentre ringraziavano il Dio misericordioso.

Trascorse solo due settimane  un esercito egiziano raggiunge Ascalona per liberare Gerusalemme. Goffredo senza indugio da battaglia e sbaraglia gli egiziani. Purtroppo un anno dopo Goffredo di Buglione, che non aveva accettato la corona del nuovo regno, muore e suo fratello molto meno in gamba e ancor meno  modesto di Goffredo si fa pomposamente Re con il nome di Baldovino. Il regno viene diviso in quattro principati feudali: Gerusalemme, Antiochia, Odessa e Tripoli. A loro volta i principati erano suddivisi  in molti feudi i cui signori si diedero immediatamente da fare per rivaleggiare l’un con l’altro anche facendosi la guerra, non trascurando il desiderio di rendersi indipendente  dal Re. Un reame dove il Re veniva nominato dai baroni ed era controllato direttamente dal Papa. Inoltre, per ripagare gli aiuti navali e rifornimenti giunti via mare,  aveva dovuto cedere i porti di Giaffa, Tiro, Acri, Beirut, Ascalona a Venezia, Pisa e Genova.

L’ordinamento del Regno organizzato in un sistema feudale, ormai obsoleto in Europa, fu quanto di peggio si avrebbe potuto trovare per creare le premesse della rovina sempre più vicina. Si permise ai baroni di  impadronirsi di tutte le terre, i precedenti proprietari ne diventavano i servi e gli obblighi feudali erano più duri di quelli imposti in Europa. Ben presto perfino i cristiani di Palestina ricordavano il  vecchio governo musulmano con grande nostalgia.

Il giovane regno, debole e litigioso, dovette ben presto ricorrere per sopravvivere  all’aiuto militare degli ordini Ospitalieri e Templari, che per altro si odiavano profondamente, ai quali si affiancò in un secondo tempo, non senza minore antipatie, l’ordine dei Cavalieri Teutonici voluto dai germanici residenti in Palestina. I cavalieri degli ordini si guadagnarono comunque fama e reputazione in numerose battaglie, e grazie a queste videro aumentare le donazioni europee e della chiesa a loro favore.  Un successo che trasformò rapidamente la vita dei cavalieri in veri combattenti, gettando alle ortiche quanto fino a poco prima li aveva legati obbligati al giuramento: ovvero alla povertà, alla preghiera e all’assistenza dei più deboli. Ormai tra uno scontro in armi e l’altro, si tuffavano senza ritegno nel lusso e l’agiatezza trascurando totalmente il voto di castità.

Mentre i cristiani erano preda di questa inarrestabile decadenza, l’abile Saladino  riusciva a riunire sotto un unico governo Siria ed Egitto, la Palestina era ormai alla sua portata di mano. Poteva contare su un forte esercito ma sempre di più anche sulla rivalità tra i baroni cristiani impegnati a soddisfare la propria ingordigia e disposti a servirsi di qualsiasi intrigo e tradimento pur di alimentare il patrimonio e il potere accumulato.

 

Il successo e il conseguente enorme potere affrancano Gerardo dal controllo dei Benedettini e il Papa Pasquale II con Bolla Papale  “Pie Postulatio Voluntatis” (15 febbraio 1113) gli concede la più totale autonomia. Grazie a questa, ora che ha le mani libere, procede alla fondazione di un autonomo ordine religioso con vocazione ospitale, e si guadagna pure la libertà di nominare, quando accadrà, il suo successore.  Ovviamente tutti questi meriti si accompagnavano al possesso per l’ordine di un elevatissimo numero di proprietà dentro e fuori le mura di Gerusalemme, ma anche in Europa. Gerardo ora poteva muoversi come meglio credeva dando ascolto solo al suo fiuto. Incrementa oltremodo la sua enorme opera, soprattutto edilizia a favore dell’aiuto e sostegno ai pellegrini, e per dare maggiore valore alla propria immagine decide, forse per renderla misteriosamente mistica, di indossare un saio nero con una croce bianca ricamata sul petto. Così nacque l’Ordine degli Ospitalieri. Il suo prestigio proseguirà ancor più grazie alla benevole protezione della sua organizzazione, ora conosciuta come Ospitalieri di San Giovanni, da parte di Baldovino I° re di Gerusalemme, successo al fratello  Goffredo di Buglione, grazie all’ approvazione dello Papa.

Le notizie vaghe quanto fantasiose sulle origine e sulla vita del grande artefice di questa organizzazione che promuoverà più tardi la nascita dei Cavalieri, poi di Malta, si inseguiranno  per sempre, per la verità fino ai giorni nostri. Di lui gli unici fatti certi a tutt’oggi, oltre la sua opera, restano la  data della sua morte, i primi giorni del mese di settembre del 1120, e la sua origine amalfitana confermate dalla bolla Papale di Pasquale II.

Intanto l’influenza di Amalfi, con il prestigio economico, commerciale e militare in  declino, veniva sostituita rapidamente da quella francese che, ieri oggi e domani, tenta di accreditarsi Gerardo come francese, dopo averlo fatto diventare Gerard de Martigues. Promozione del tutto inconsistenti e priva di qualsiasi supporto storico, fatto che non impedirà loro di venerarlo, ancora oggi, come un concittadino soprattutto nella cattedrale per l’appunto di Martigues a lui dedicata.

Nel 1119 siede sul trono di Gerusalemme Baldovino II, Re dei soli latini di Gerusalemme e per questo privato di giurisdizione su tutti i nativi cristiani, musulmani ed ebrei. Insomma di fatto non comandava su nessuno eccezion fatta per gli armigeri della sua guardia personale.

L’esperienza vincente di Gerardo non poteva non risvegliare altri appetiti golosi e ingordi. Il francese Hugues de Payns fonda a Gerusalemme un ordine militare e religioso “l’Ordre du Temple” i cui membri indossano un mantello bianco con una grande croce rossa e che finiranno male proprio a causa del loro enorme successo ottenute soprattutto in Francia per l’opera meritoria di proteggere, armi in pugno, i pellegrini sulle vie sempre più insicure per la Terra Santa. Un compito che procurerò all’Ordine dei Templari una pioggia di quattrini, sovvenzioni, donazioni da tutta l’Europa, e su tutti dalla Francia. Il continuo via vai di cristiani sulle strade insicure  che portavano a Gerusalemme nel frattempo aveva risvegliato le attenzioni di moltissimi briganti di strada. Si innescava così un meccanismo altamente premiante per “L’Ordre du Temple” impegnati a proteggere i viandanti ma anche ad intascare gli aiuti a pioggia e le donazioni dell’Europa intera. Tutte fortune  che verranno  più proficuamente sistemate  un po’ dovunque in Europa, dalle Puglie all’Irlanda e in gran parte nel loro paese d’origine, la Francia. Paese  dove  verranno perseguitati un paio di secoli più tardi da Filippo il Bello, che sempre in bolletta aveva messo gli occhi sulle loro enormi proprietà.

Ma intanto i Templari, nuovi venuti, anche se in un primo momento fecero voto, di povertà e di carità, ben presto mostrarono il loro vero volto, ovvero di essere esclusivamente dei militari piuttosto avidi che ricevevano dalle autorità religiose e dal Re di Gerusalemme privilegi e donazioni giustificate anche da quanto aveva proclamato il Patriarca d’Oriente sul loro conto: “Proteggano vie e strade dal ladroni  e dalle insidie degli invasori per le persone oneste, per una maggiore sicurezza dei pellegrini”.

Inevitabile che l’anno seguente (1121)  quando il francese Raymond du Puy succede a Gerardo anche gli Ospitalieri progressivamente si ingelosiscono del successo e delle ricchezze che piovono sui nuovi arrivati e decidono di adeguarsi creando una propria milizia. Da fratelli che si occupavano prima di tutto dei meni fortunati e più bisognosi sulla via di Gerusalemme molti tra loro diventeranno rapidamente soprattutto dei cavalieri combattenti.  La situazione si era infatti nel frattempo incattivita ed era una faccenda tutt’altro che serena per i cristiani che decidevano di percorrere  le vie che attraverso la Palestina e conducevano alla Città santa. Scacciati i musulmani da Gerusalemme con l’insediamento del reame cristiano, la Palestina stava trasformandosi in un campo di battaglia e la difesa del territorio controllato dai cristiani si era fatto giorno dopo giorno sempre più critica.

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