I Cavalieri di Malta di Ferruccio Formentini

Pubblichiamo alcuni stralci dal libro in via di realizzazione Cavalieri di Malta di Ferruccio Formentini (Seconda puntata)

La terza crociata 1182 – 92

Nonostante i molti disastri, la possibilità per i cristiani di rioccupare la Palestina non era però del tutto sfumata. Saladino, sciolto l’esercito e lasciata una guarnigione a Gerusalemme si era ritirato nella più accogliente e confortevole  Damasco.

La situazione a favore per una nuova spedizione nella Terra Santa era la seguente: I porti di Tiro, Antiochia e Tripoli si trovavano ancora in mano cristiana mentre le flotte di Genova e Venezia controllavano con le proprie navi tutto il Mediterraneo orientale e, naturalmente dietro congruo pagamento, avrebbero potuto in qualsiasi momento servire per trasportare nuovi crociati. I cavalieri dei tre ordini Ospitalieri, Templari e Teutonici, pur prudentemente rinchiusi nelle proprie fortezze rappresentavano ancora una importante risorsa militare sulle quali poter contare, anche se il numero dei combattenti restava in effetti modesto: i Templari non andavano oltre le 300 unità, i Teutonici ridotti a poche decine non potevano rappresentare un sostegno su cui poter contare, mentre la forza maggiormente numerosa, all’incirca 900 cavalieri, per di più ben organizzata era certamente quella degli Ospitalieri.

Quel che più contava, e avrebbe avuto un gran peso sulle decisioni prese da lì a poco, era  il grande dolore per la perdita di Gerusalemme che indignava non solo i cristiani di ogni ceto ma anche tutte le corti europee. Chi si agiterà per primo sarà l’arcivescovo di Tiro che piombato in Europa si recherà nelle pubbliche piazze italiane, francesi e germaniche  ad agitare i popoli invitandoli alla mobilitazione per il recupero delle terre santa alla Cristianità. L’imperatore Federico Barbarossa, nonostante i suoi settantasette anni, a Magonza incontra l’arcivescovo di Tiro e ne rimane talmente folgorato che, detto fatto, dopo averlo acclamato come il nuovo Mosè,  si mette in marcia per la Palestina con un suo esercito. Purtroppo, anche se le vie da percorrere fossero state diverse, ben presto dovette fare i conti con troppe difficoltà e assaggiare le sgradevoli disavventure della Prima Crociata.  Bande di turchi, varcato per tempo l’Ellesponte a  Gallipoli,  ne tormentarono la marcia riuscendo a tagliare tutti i suoi rifornimenti. Moltissimi soldati morirono di fame e il Barbarossa annegò ingloriosamente in un modesto fiume in Cilicia. Solo un esiguo numero di esausti sopravvissuti riuscì a raggiungere Acri, posto nel frattempo sotto assedio dai Cavalieri. Quando le notizie del disastro giunsero in Europa infiammarono di furore vendicativo i cuori dei monarchi.  Riccardo I, non ancora Cuor di leone, appena incoronato re d’Inghilterra a trentuno anni, aveva assolutamente necessità di un successo militare e politico per intimidire i nobili riottosi, coglie l’occasione per dichiarare che non è possibile tollerare oltre la presenza dei musulmani in Terra Santa.  E’ tempo di organizzare immediatamente una nuovo spedizione. Temendo che i francesi approfittino della sua partenza per invadere l’Inghilterra astutamente riesce a convincere il re di Francia Filippo Augusto, solo ventitreenne e ancora inesperto, di unirsi con le sue forze a questa spedizione. I due monarchi  si diedero appuntante i Sicilia. L’inglese con un seguito di soldati normanni, quelli inglesi non facevano parte dell’impresa rimasti com’erano a guardia delle patrie coste, s’imbarca a Marsiglia. Il Re francese preferì invece il porto di Genova.

Riunitisi in Sicilia i due Re per vincere le noia in attesa di trovare un imbarco per la Palestina non trovarono di meglio che abbandonarsi a litigi furibondi ma anche a troppi e inutili festeggiamenti. Trascorreranno così 6 inutili mesi durante i quali Tancredi, re di Sicilia, che non volendo essere da meno dei due monarchi stranieri, anche lui trovò il modo di tuffarsi nella baruffe finendo per offendere il Re di Francia.

Al giovane Filippo Augusto salta la mosca al naso e per vendicarsi occupa Messina che lascerà solo dopo un riscatto di 40.000 once d’oro, indispensabili per  finalmente a ripagare tutti i debiti che nel frattempo aveva accumulato nell’isola e  prendere il mare per la Palestina. Evidentemente erano stati fino a quel momento i creditori a bloccare in Sicilia i crociati. La traversata si presenta  agitata non solo per i troppi sbalzi d’umore dei naviganti ma anche per il mare burrascoso. Alcune navi naufragheranno sulle coste di Cipro e i superstiti, marinai e soldati, finiranno incarcerati dai greci.  Riccardo indispettito, per pareggiare i conti con i greci, poco dopo conquista Cipro e ne fa dono a Guido di Lusignano, Re di Gerusalemme ma da tempo senza terra e privato del trono.  Finalmente la spedizione giunge ad Acri. La città è sotto assedio da ben 19 mesi, un assedio che aveva provocato alcune migliaia di morti da entrambi le parti. Ma quando gli assediati si rendono conto che ora i cristiani hanno ricevuto forze fresche da gettare nella mischia offrono la resa in cambio di una pace concordata.  Queste le condizioni cristiane, gli assediati dovranno pagare 200.000 pezzi d’oro,  restituire la vera Croce e consegnare 1.600 ostaggi.  Saladino, ancora una volta dimostra il suo pragmatico buon senso, accetta le condizioni e così gli abitanti musulmani di Acri, tranne i 1.600 ostaggi, possono lasciare la città incolumi portandosi via tutti i beni trasportabili.

Il Re di Francia, Filippo Augusto, ammalato e infastidito dalla debordante presenza  e per lui asfissiante di Riccardo se ne torna a casa abbandonando in Palestina oltre 10.000 soldati. Riccardo ora è l’unico capo della Terza Crociata, anche se nei fatti lo era già da prima.

 

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