Pantelleria

Giugno 2018

La Grande Guerra nel diario di Salvatore Valenza, un isolano pantesco

 

Un siciliano sull’Hermada

 

di Orazio Ferrara

 

Quasi tutti gli studi concordano nel collocare tra i 50.000 e i 65.000 i caduti siciliani nella Grande Guerra del ‘15/’18, praticamente circa il 10% del totale complessivo dei morti italiani in quel conflitto. Un contributo di sangue altissimo pagato, strana coincidenza, dalla regione posta la più lontana dal fronte di guerra. Quel pesante salasso di giovani vite diede purtroppo alla Sicilia anche il triste e poco invidiabile primato di risultare la prima tra le regioni italiane per numero di morti in guerra, seguita a ruota, altra strana coincidenza, dalle rimanenti regioni meridionali.

Mancano seri studi storici al riguardo, per affermare che tutto ciò fu perseguito “scientemente” dal nostro Stato Maggiore, cioè mandare in prima linea e nei luoghi dove si moriva di più le divisioni a stragrande maggioranza composte da meridionali e in particolare da siciliani.  Ma una cosa è certa e incontrovertibile che se i soldati italiani furono tutti considerati semplicemente “carne da cannone” da molti nostri generali, i soldati di origine siciliana e meridionale in genere lo furono ancor di più e in misura somma.

Carne da cannone per eccellenza, e così i siciliani morirono “bravamente” e silenziosamente a migliaia. E come fu ripagato tutto quel valore e quel sangue? Con la calunniosa diceria che circolava in alcuni settori dello Stato Maggiore che la Sicilia fosse terra di renitenti e di vili pronti a gettare le armi. Probabilmente questi settori lo facevano per ingraziarsi il comandante supremo dell’esercito italiano, quel generale Luigi Cadorna passato alla Storia come “il Grande Macellaio”, che con la Sicilia e i siciliani ce l’aveva in modo particolare. Degno figlio di quel generale Raffaele Cadorna, che aveva represso in un mare di sangue, facendo montagne di cadaveri, la cosiddetta Rivolta del sette e mezzo della città di Palermo nell’anno terribilis 1866.

Un esempio, tra i tanti, di questa “mala” disposizione del generalissimoLuigi Cadorna verso i siciliani è quello della controffensiva austriaca (una brillante manovra a tenaglia) del 3 giugno 1917presso il monte Hermada, che si concluse con un arretramento del fronte italiano di circa un chilometro. Apriti cielo, Cadorna, che per conquistare solo qualche chilometro seguiva sempre la stessa tattica suicida degli attacchi frontali a ranghi compatti,infischiandosenedi esporre le nostre fanteria ad essere rovinosamente falcidiate dalle mitragliatrici nemiche, quindi una manciata di metri conquistati a prezzo di migliaia di morti, non digerì affatto la cosa ed ebbe a dichiarare “Dalle informazioni che finora ho avuto dal comando della 3a Armata, risulterebbe che la massima parte dei catturati appartiene a tre reggimenti di fanteria, composti in prevalenza di siciliani…”.

L’accusa era gratuita, ingenerosa e, soprattutto, non rispondente al vero. Invece furono propri i reggimenti delle Brigate Siracusa e Trapani, costituite in gran parte da siciliani, a svenarsi in furiosi contrattacchi alla baionetta per cercare di tamponare le falle di altri reggimenti. Non a caso abbiamo citato questo esempio, in quanto del fatto d’arme dell’Hermada se ne parla nelle pagine del diario, che andiamo tra poco a riportare. Della compagnia del diarista,di oltre duecento uomini ne restarono alla fine dei combattimenti soltanto otto. E questi numeri si commentano da soli, ma evidentemente a Cadorna ciò non bastava.

Il nostro diarista è un figlio dell’isola di Pantelleria, che risponde, insieme a tanti altri suoi compaesani (e molti non torneranno), alla chiamata nazionale alle armi per la Grande Guerra, per andare su un fronte lontanissimo, a circa duemila chilometri da casa sua, dove la morte la fa da padronacon le “mitragliatrici falciatrici di vite umane” e si vive in trincee raffazzonate tra “fango, sporcizia, luridume, pidocchi” e gli uomini sono “ridotti insensibili ad ogni sentimento”.

Da queste brevi citazioni non si deve assolutamente dedurre che il nostro diarista sia un antimilitarista o peggio un sovversivo, anzi. Egli fa bravamente il suo dovere di ufficiale siciliano con le stellette e ubbidisce sempre agli ordini dei suoi superiori, anche se annota ad un certo punto causticamente “di avere affrontato con rassegnazione e incoscientemente gli ordini dei capi”. E abbiamo già accennato quanto quest’ordini fossero spesso scriteriati e suicidi in quegli assurdi attacchi frontali ai reticolati di filo spinato e alle trincee nemiche, sotto il fuoco crepitante e mortale delle mitragliatrici.

Nelle pagine del diario si nota un certo pudore nel descrivere situazioni e uomini alle prese con la guerra combattuta e quindi con l’orrore. L’autore riduce al minimo necessario la descrizione delle scene di guerra e non parla affatto, se non di riflesso, dei combattimenti cui ha partecipato, si allarga invece a descrivere la vita di guerra nei momenti idilliaci o nelle retrovie. Non vi sono paroloni inneggianti alla patria, alla bandiera, alle medaglie, all’eroismo, ma osservazioni, considerazioni. Di quando era in prima linea e, quale ufficiale, deve uscire nelle consuete e pericolose missioni, a turno, verso i reticolati degli austriaci e spiarne i movimenti, scrive semplicemente “Quando uscivo io mi raccomandavo a Dio e… Iddio mi ha salvato” e nient’altro. Non parla di coraggio, di fegato, del suo coraggio, del suo fegato, no, ringrazia soltanto Dio. E’ un soldato che fa il proprio dovere, come tanti, in silenzio confortato dalla fede e gli orpelli della retorica patriottarda, vecchio male italico, gli sono sconosciuti.

Un diario dunque minimalistico? Forse, ma esso ci offre comunque un formidabile spaccato della Grande Guerra, vista con gli occhi di un giovane ufficiale siciliano con un’insularità al quadrato perché nato in Pantelleria, e ci fa assaporare in pieno l’atmosfera di quel tempo ormai lontano. Una cosa è certa da quelle pagine sono gli orrori della guerra ad essere sconfitti.

Ma chi ne è l’autore? Si tratta di Salvatore Valenzadi famiglia di possidenti, nato l’8 marzo 1895 a Pantelleria, dove muore il 25 settembre 1986. Con il grado di sottotenente di complemento del 144° Reggimento fanteria della Brigata Trapani partecipa alla Grande Guerra. Il diario è stato estrapolato dalle sue Memorie inedite, scritte riempiendo quaderni su quaderni con una calligrafia ordinata, minuta e leggibilissima. Alla fine questi quaderni rilegati insieme, e con le pagine progressivamente numerate, formeranno un pesante librone di ben 997 pagine, ma ci sarebbe anche un ulteriore quaderno, forse andato perduto, di altre 50/60 pagine. Praticamente è una minuziosa cronaca degli avvenimenti dell’isola di Pantelleria nel corso di tutto il Novecento, in cui si parla delle due guerre mondiali, di personaggi importanti e di gente sconosciuta, degli usi, delle consuetudini e dei costumi isolani e dei loro cambiamenti nel corso del secolo.

Geloso e intransigente custode di queste Memorie inedite del nonno paterno è il nipote Mario Valenza e, grazie alla sua cortese e pronta disponibilità, abbiamo potuto estrarre la parte del diario riguardante la Grande Guerra.

Un’ultima annotazione prima di passare alle pagine del diario, che commenteremo nei passi necessari. Come la Sicilia anche Pantelleria, un’isola nell’isola, pagò un pesante contributo di sangue. Nella sola famiglia di mia nonna materna, Almanza Rosa, ben due furono i caduti, il cugino Giovanni Almanza e il fratello Agostino Almanza. Il primo, nato a Pantelleria il 30 maggio 1893, in forza al 1° Reggimento granatieri, cade sul Carso il 30 giugno 1915 per ferite riportate in combattimento; il secondo, nato a Pantelleria il 13 marzo 1895, soldato del 248° Reggimento fanteria (Brigata Girgenti) muore in prigionia il 29 marzo 1918.

Mia nonna e sua sorella Grazia per anni si vestirono nel lutto più stretto, cioè rigorosamente di nero, e quando, dopo la guerra, mia nonna ebbe un figlio maschio gli impose il nome di Agostino Giovanni, mentre sua sorella Grazia ne ebbe due, chiamati uno Giovanni e l’altro Agostino. Nel secondo conflitto mondiale i miei nonni materni ebbero diversi fabbricati, frutto dei sacrifici delle generazioni precedenti, completamente distrutti. La distruzione di tutti gli edificiera stata opera dei bombardamenti a tappeto degli Alleati, tranne uno, un compreso di dammusi a Bukkuram originariamente della famiglia Almanza, quest’ultimo compreso di case era stato fatto saltare in aria dai tedeschi prima della resa, in quanto loro deposito di materiale bellico. Eppure quando si parlava dell’ultima guerra e delle sue immani distruzioni aPantelleria, mia nonna, più che inveire contro gli anglo-americani, ce l’aveva a morte con gli austriaci(in questi comprendeva i tedeschi)e diceva che essi prima gli avevano distrutto la famiglia e poi la casa.

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Maggio 2018

L’agricoltura nel passato di Pantelleria dovrà esserci anche nel suo futuro.

L’agricoltura diventa un campo di confronto politico, ogni  partito   cerca  di farlo proprio   e  la rinascita del paese  Italia ora è intravista  nel settore agricoltura più che mai  ,si e convinti che  non  assicura solo  beni di prima necessita per la tavola e la salute  ,ma anche incentivi  di lavoro quale soluzione  occupazionale . Obbiettivo difficile da raggiungere ,ma  rappresenta un elemento di spinta ed integrazione al   turismo anzi c’è già chi lo mette al primo posto dei programmi elettorali , dal palco del    Lingotto in occasione del congresso del PD  questo  argomento ha avuto una certa centralità , ignorata in altri tempi .

Ma la scelta per l’isola di Pantelleria era inevitabile e l’ha  fatta l’agricoltore  pantesco   da almeno due secoli.

Possiamo ben dire che  la  presenza di turisti nell’isola sia stata assicurata in maniera spontanea  dagli stessi  prodotti dell’agricoltura  ,che  rappresentano le coltivazioni di eccellenza  come  capperi(igp) ed ’uva zibibbo(doc) con il suo   prelibato nettare  moscato di Pantelleria ,che rappresentavano un sistema di  tracciabilità  dei prodotti  di cui ora si parla  ,  oggi riconosciuto come attrazione turistica  alla stregue di altri occasioni dati da un territorio  a vocazione turistica  che vanta  tracce di storia degni di studi ed interesse archeologici .

Dopo l’ultima guerra  mondiale  l’isola assiste all’esodo di panteschi in Tunisia  e poi dalla Tunisia e anche  contemporaneamente ad esodi di panteschi nella Regione Lazio  e molti avevano come obbiettivo il lavoro in  agricoltura  ,obbiettivo le  terre  della bonifica  dell’agro pontino  ,ma è pur vero che  molti panteschi rimasero attaccati a Pantelleria continuando la vita di sempre di  agricoltori appassionati alla coltivazione della   vite “ moscatellone d’alessandria” la madre del  moscato .

Lo  zibibbo è richiesto come uva da tavola prima  che l’uva “italia”venisse alla ribalta  nel nisseno a Canicattì ,infatti la maggior produzione sembra che sia  nel tavoliere delle Puglie e solo dopo  farà  parte delle cla sua comparsa  nel Lazio coltivata anche dai panteschi  e che consigliera mano a mano che si incrementa la produzione ,per ragioni logistiche. l’abbandono dello zibibbo di Pantelleria  da parte dei commercianti provenienti dall’orto-mercato di Palermo .

Ma è bene sottolineare che lo zibibbo non è stato estromesso dal mercato  per una scelta del consumatore, ma per  una scelta dei commercianti che erano esterni all’isola ,non panteschi, con rammarico per la popolazione di Palermo che era ottimo buongustaio di questa uva. in quanto trovavano conveniente  immettere nel mercato dell’ortofrutta l’uva italia che a colpo d’occhio puo’ sembrare zibibbo e meglio , ma non  nella sostanza , nel mentre i commercianti  riducevano i costi del trasporto e quindi la loro era  un motivazione  non rivolgersi agli agricoltori  panteschi per lo zibibbo  era di tipo logistica  .

IL quantitativo di produzione di zibibbo negli anni ’80 raggiunse quote di circa  500 mila  q.li ,mentre attualmente  si parla solo di  venti mila di quintali  con le attenuanti di un annata di siccità  di cui si è riconosciuto lo stato di calamità naturale  .

Negli anni sessanta molte ditte del nord come Bianchi Pasquale si erano stanziate a Pantelleria  attratti  da un uva con un alto grado zuccherino  e che la loro vinificazione era  ridotta solo nella fase di produzione di mosto muto che con navi cisterne veniva trasferito al Nord Italia nell’astiggiano  ,ma uno sforzo congiunto dei produttori portò negli anni ’70 alla nascita dell’A.A.P. ( coop.agricoltori associati di Pantelleria)  che fece cessare ogni iniziativa di imprenditori del Nord e ogni iniziativa locale  ha avuto una difficoltà a competere con la nuova cooperativa che vanta ammassi volontari vicino a 300 mila q.li  che dapprima coesiste con la commercializzazione dell’uva da tavola in quanto per i soci è conveniente monetizzare subito una parte del raccolto vendendo lo zibibbo  a i commerciati palermitani .

A  questo punto è bene precisare  che la prima destinazione dell’uva  zibibbo non è a moscato, ma  quale uva da tavola e solo più tardi  si scopre che si può fare un uso come moscato per lo smaltimento delle quote  eccedentarie di produzione di zibibbo  .

L’impresa che si indirizza alla produzione di moscato con efficacia inoltrandosi anche in mercati esteri del Nord Europa  è stata la ditta  F,lli Casano  che ha avuto  uno sviluppo di dimensioni industriali e con una organizzazione per i tempi , molto avanzata ,occupando posizioni chiavi in piu punti dell’isola di Pantelleria : nel Centro urbano e nella cala di Levante con una flottiglia di motovelieri (Giulietta Ciucciarelllo.. )in grado di raggiungere  Mazara del Vallo dove aveva uno stabilimento  ,il declino di questa azienda sarà un motivo forte perche i contadini si organizzano  in cooperativa.

Si sa che le cooperative sono centri di raccolta del prodotto degli agricoltori , nella logica dell’ammasso volontario. Quindi detratte le spese di gestione l’azienda  in linea teorica non potrebbe fallire  e per questo non si capisce, o meglio si dovrebbe capire di più perche nell’isola di Pantelleria le cooperative vanno in rovina  .

Sicuramente molta responsabilità di  come vengono amministrate le cooperative va imputata agli stessi soci, in quanto delegano male e non sono coscienti di essere sovrani della cooperativa  e non possono esimersi dal seguire i fatti  aziendali  come di loro competenza .

Il problema mai risolto nello sviluppo del territorio è un problema di natura commerciale  in quanto il territorio pur essendo un tutto uno nella produzione il prodotto viene presentato  in tante versioni commerciali  con frammentarietà  delle iniziative  che nel proporre al ribasso la merce unica arrecano un danno agli agricoltori stessi  .

Il parco rappresenta un’opportunità’ per  la ripresa di una  agricoltura  di tipo biologico biologico, mettendo al bando  l’uso dei diserbanti che negli ultimi anni sono stati usati  in modo  spropositato e poco accorto per la salute in quanto l’uso in una terra arida e ventosa come Pantelleria   non è possibile ,i tumori a Pantelleria andrebbero rivisti  anche alla luce degli studi condotti dal dott, Savatteri e del dott Zurzolo  anche se si riferivano all’uso  del paracquat   e dav qui condurre  un’analisi chimica del terreno per costatare la tossicità   sgombrando il campo da un eccessivo  allarmismo .

IL problema per l’agricoltura è squisitamente commerciale  e solo una struttura di robuste dimensioni  come una cooperativa SpA  che si dedichi solo alla commercializzazione dei prodotti degli agricoltori a cui si da la possibilità di monetizzare il prodotto  potrebbe rappresentare una soluzione ,

Pertanto sembra necessario un centro vendita dei prodotti panteschi che sia gestito dai panteschi con interessi di agricoltori  locali e che con un consistente capitale organizzi le vendite avvalendosi di trasporti aerei cargo per l’uva fresca .che riveda il disciplinare del moscato limitando le tipologie come la liquorosa e riduecendole al massimo due  e la versione liquorosa   è l’ occasione di vendita del moscato con aggiunta  di alcool prodotto con   uve  al di fuori dell’isola  e  che vadano verso gli interessi degli agricoltori panteschi

L’isola che non ha mai avuto difficoltà a vendere i suoi prodotti agricoli in particolare lo zibibbo ,perché prodotti d’eccellenza anche prima del riconoscimento del regolamento doc  i commercianti erano orientati verso l’isoal per l’acquisto di uva zibibbo che trovava un mercato nel palermitano e che esportavano con carri ferroviari frigoriferi sino in alto Italia ed arrivando sino in Svizzera .Mentre i derivati dello zibibbo, l’uva passa ( malaga ed uva passa )veniva trasportata  nei porti commerciali come Napoli Livorno  più importanti di Italia da barche dette   motovelieri .

Aprile 2018

Cosa aspettarci dopo il terremoto elettorale di Ferruccio Formentini

 

Si avvicinano le elezioni comunali del Sindaco e giunta di maggioranza di Pantelleria. I panteschi tra poche settimane saranno chiamati a scelte non facili e determinanti per il prossimo futuro dell’isola. Tuttavia la scelte potrebbero presentarsi più complicate di quanto accaduto negli anni passati quando i partiti politici di riferimento, così come i politici locali, erano arcinoti e tutti ne conoscevano programmi, pensieri, ambizioni, capacità e credibilità e perfino affidabilità. Ma ora, dopo aver esaminato i risultati scaturiti con le  recenti politiche, sarà anche difficile perfino leggere i nuovi riferenti locali.

Intanto vediamo cosa ci hanno offerto le elezioni politiche del 4 marzo scorso.

 

 

M5Stelle voti 1150  Senato   1318 Parlamento

Lega Nord        227                  235 

Forza. I.           722                   770     

Frat. d’I.           113                   141  totale centro destra  1146

P.D                   301                   301

 

su 6O22 aventi diritto ha  votato il 53,86%.

 

Quello che salta agli occhi a prima vista è, come  in tutta Italia, il risultato del Movimento Cinque Stelle fino a poco prima di questa consultazione del tutto ininfluente nella politica dell’Isola, dominata dal P.D e da movimenti di centro destra guidati da Forza Italia o da quel che ne restava poichè da anni  è in via di dissolvimento. Quindi bisognerà aspettare e vedere i riposizionamenti.

Intanto il 5 Stelle ha già avanzato un obiettivo allettante: la Zona Franca. Risultato che gli garantirebbe un gran successo di pubblico ma che la vista della agognata Zona potrebbe prolungarsi nel tempo. Infatti si tratterebbe di un obiettivo difficile da raggiungere senza il benestare di Bruxelles e allora …….campa cavallo. Forse era più interessante sentirli puntare su problemi reali e attuali come la necessità di un vero rilancio dell’agricoltura o di come prolungare una stagione turistica sempre più breve.

Il giornalista Mieli ha definito il Movimento 5 Stella la nuova D.C. Sarà anche vero. Tuttavia c’è una bella differenza tra avere l’appoggio e l’ispirazione dell’intera Chiesa Cattolica, dal Papa ai don Camillo di periferia, piuttosto che da un comico tra l’altro inevitabilmente un po’ spompato dal tempo che passa.

Ci auguriamo, e nel nostro piccolo faremo il possibile per combattere, che il Reddito di Cittadinanza  promesso dai 5 Stelle finisca per rimpiazzare le pensioni distribuite a suo tempo con troppa generosità dalla D.C. ottenendo il medesimo risultato, quello di incentivare la poco voglia di cercare seriamente un lavoro.

 

 

          “Più sotto ecco un  documento, elaborato da qualche spiritoso, che già gira in internet”

 

 

Marzo 2018

Elezioni: Il Prof. Gulotta candidato all’uninominale in visita a Pantelleria. di Angelo Casano

Una giornata costruttiva quella del 15 Febbraio che ha visto la presenza sull’isola del professore

Gaspare Gulotta, direttore di Chirurgia generale e d’Urgenza e candidato alla Camera per le prossime elezioni politiche nella circoscrizione comprendente l’isola di Pantelleria. Il prof. Gulotta è stato in visita presso l’Ospedale dell’isola di Pantelleria, dove ha apprezzato la professionalità del personale sanitario che costantemente lavora in prima linea per assicurare il diritto alla salute dei propri cittadini. “La medicina, la sanità- ha dichiarato Gulotta- rappresenta la mia vita, e se i siciliani e i panteschi vorranno darmi la loro fiducia, continuerò ad occuparmene per garantire una migliore sanità per tutti. La sanità sull’isola va sicuramente aiutata: punto nascite e assistenza ai pazienti oncologici sono i primi nodi da sciogliere”.

Incontri alla Cooperativa agricola (A.C.)

Alla Cooperitiva agricola Produttori capperi in contrada Scauri, si è tenuto, invece, un interessante confronto grazie agli interventi dei presenti circa le problematiche che oggi attanagliano l’agricoltura a Pantelleria e in generale nel contesto siciliano. A seguire un incontro presso la sede del partito democratico, insieme agli amici e sostenitori dove il professore ha sottolineato come soprattutto in un periodo politico difficile come quello odierno, non ci si può abbandonare alla rassegnazione e alla rabbia. “E’ giusto che si sappia che c’è ancora spazio per la passione e l’entusiasmo. Pantelleria ha grandissime potenzialità, ma bisogna valorizzarle al meglio: porto e zona franca sono delle priorità per questa bellissima isola. I panteschi- ha continuato Gulotta – non possono essere considerati cittadini di serie B”. Importante inoltre la testimonianza del rappresentante dell’associazione pazienti oncologici dell’isola di Pantelleria, Emilio D’Amore, che ha presentato le criticità che oggi i malati oncologici devono affrontare sull’isola.

 

L’ultima tappa del tour pantesco si è invece tenuta presso il circolo di Grazia, dove Gulotta ha presentato la propria candidatura di uomo, professionista della salute, appartenente alla società civile.

“Comunque andranno le cose dopo il 4 Marzo – ha affermato Gulotta- ritornerò su quest’isola e questo giorno trascorso insieme a tutti voi, lo custodirò gelosamente tra i miei ricordi. Grazie per la

fiducia che vorrete darmi. Grazie per la vostra calorosa accoglienza”.

 

Segreteria Circolo PD Pantelleria

 

Febbraio 2018

Il sogno di Pantelleria per i suoi giovani

CI VUOLE UNA SCUOLA

PER L’AGRICOLTURA

Agricoltura a Pantelleria, tra il Capperificio e la futura scuola d’agraria. Sull’argomento abbiamo

intervistato Rosario“Saro” Cappadona, responsabile marketing della Cooperativa Agricola Produttori Capperi e l’immobiliarista Enza Pavia che si batte per riportare a Pantelleria una vera e propria scuola d’agraria. Ma prima di passare alle interviste, introduciamo una riflessione del Presidente del Centro Culturale Vito Giamporcaro, Antonio Casano:

“La scuola d’agraria deve essere vista come un laboratorio di sostegno e di sviluppo del territorio in quanto l’isola ha sempre dimostrato una vocazione naturale verso l’agricoltura, un’ agricoltura di prodotti d’eccellenza che si possono riassumere nelle tre colture: la vite zibibbo, moscato d’Alessandria, il cappero spinoso(la qualità, la specie più importante della pianta del cappero) e poi

l’ulivo”.

Dunque passiamo all’ intervista con Rosario Cappadona.

-Quando è nato il Capperificio? “Nel 1971 viene fondata la Cooperativa dei produttori di capperi di Pantelleria. Il fondatore è Pietro Bonomo, un contadino intelligente e ricco di spirito d’iniziativa. Lui  comprende che era necessario mettere insieme tutti i piccolo produttori, tutti i contadini, per far sí che attraverso la costituzione di una cooperativa si potesse vendere al meglio il prodotto, ricavandone una più giusta remunerazione. Da allora la cooperativa si è affermata sia sotto il profilo

dell’aggregazione dei contadini produttori, sia nella commercializzazione e valorizzazione del cappero di Pantelleria. Oggi la cooperativa ha messo insieme più di 200 soci produttori ed è la prima realtà italiana a commerciare prodotti di alta qualità.”

-I giovani isolani come vivono il fattore agricoltura?

“I giovani che si impegnano in agricoltura sono sempre meno e le ragioni sono tante, innanzitutto per la forte denatalità, ci sono sempre meno giovani e un altro motivo è l’eccessiva frammentazione delle proprietà. Un’altra ragione è determinata dalla durezza del lavoro agricolo e infine un ruolo per  l’allontanamento l’ha avuto la mancanza di una scuola che legasse lo studio al territorio.

Queste sono le motivazioni principali per cui abbiamo pochi giovani che si dedicano all’agricoltura”.

-Parlare di scuola agraria è possibile?

“Ora come ora parlare esclusivamente di scuola agraria può essere riduttivo, visto che l’insegnamento è sempre più interdisciplinare e quindi bisognerebbe, in accordo con le istituzioni scolastiche, individuare – sempre che ci siano le condizioni – i due percorsi scolastici più attinenti alla realtà dell’isola: quello turistico e quello agricolo. Sicuramente la politica potrebbe prevedere delle risorse economiche per quegli studenti che volessero formarsi in apposite scuole specialistiche fuori dall’isola, perché sicuramente i percorsi scolastici, che per anni ci sono stati, a Pantelleria non operano alcun legame col territorio”.

-Per quanto riguarda l’imbottigliamento sarebbe auspicabile che venisse fatto a Pantelleria?

“L’imbottigliamento del passito viene fatto a Pantelleria solo dai piccoli produttori. Ad esempio Donnafugata e Pellegrino, due grandi aziende, imbottigliano fuori. E’ un problema alquanto complesso e purtroppo i contadini panteschi hanno delegato il proprio destino ad altri”.

-Il Capperificio che si trova in zona Scauri Basso, oltre la  vendita dei capperi, cosa propone?

“La cooperativa dei produttori commercia oltre ai capperi, le cui piante si trovano lungo tutti i sentieri isolani, tanti altri prodotti tra cui il passito, l’origano, le confetture, la frutta secca, il patè, i ricettari e altre spezie, come il fantastico finocchietto, che ha un sapore e un odore unici. Dal punto di vista commerciale si può essere modestamente soddisfatti, però non è sicuramente un punto d’arrivo. Bisogna essere proiettati continuamente verso il futuro e trovare le modalità migliori per far sí che le produzioni tipiche di Pantelleria possano coinvolgere sempre più i giovani e dare loro un futuro economico adeguato e più sicuro. Questo è l’impegno della cooperativa e la sua ragion d’essere. Spero di essere in grado di assolvere al meglio questo incarico”

Ed ecco la signora Enza Pavia,immobiliarista, che ci parla del suo desiderio di riportare un giorno a Pantelleria la scuola agraria. Come le è venuta questa idea?

“La scuola agraria esisteva sull’isola nei tempi che furono, tra la fine degli anni ’60 e gli inizi del ’70. Ci ho ripensato riflettendo sulle peculiarità di quest’isola: sarebbe cosa buona e giusta affinché gli abitanti dell’ isola, soprattutto i ragazzi, possano conoscere a fondo il nostro Territorio, la natura del nostro terreno perché solo conoscendolo lo si può valorizzare. Io sono figlia di coltivatori diretti.”

-Ma  i ragazzi come vedono il fatto di essere contadini in un’isola  dove tutto si basa sull’agricoltura e poco sulla pesca?

“E’ necessario che ci sia una scuola affinché i nostri ragazzi  possano essere istruiti sull’agricoltura, perchè secondo me  vedono ancora il mestiere dell’agricoltore come un lavoro  di tanta fatica e poca retribuzione in un mondo in cui tutti pensano al denaro per farsi ricchi mentre la ricchezza del contadino è quella di avere la possibilità di usare prodotti di primissima qualità. Il contadino è ricco di qualità, mangia i prodotti genuini della terra, in antitesi a quella che è l’opinione comune, non vive di povertà e della sua sola terra, ma vive dignitosamente. Nei primi anni’70 c’era l’essenziale, adesso siamo in un periodo di grande consumismo in un mondo fatto soprattutto di apparenze.”

Enza Pavia etichetta questo modo di essere come “un di più, che non è necessario”.

-Cosa si può fare per l’agricoltura pantesca e i giovani di questa terra?

“Si può dare ai giovani la possibilità di una scuola per imparare cos’è il territorio e cos’è l’agricoltura. Nel nostro territorio non c’è acqua, è un limite  che tuttavia potrebbe diventare una peculiarità del terreno che dà prodotti con una grande intensità di sapori, di colore  quindi di eccellenza come sono zucchine, lattuga, limoni, aranci, melanzane, cipolle, olive, passito, moscato e zibibbo di Pantelleria.”

-Che messaggio vorrebbe trasmettere ai giovani per svegliare le coscienze?

“Vorrei dirgli di “vivere” il loro tempo al 100%, sognando, perchè Pantelleria è un sogno; di riscoprire l’agricoltura, togliendoli dal loro vivere quotidiano che è assai materialistico e insidiato da smartphone, macchine e quattrini,  che si possono avere, ma senza diventarne schiavi”.

-A chi tocca il primo passo per questo cambiamento?

“Io non mastico politica, ma il cambiamento deve partire da 0quella, dall’eccellenza e dalla cura della polis. La filosofia giusta è dare al disoccupato, alle persone in genere, una possibilità e non la carità, tipo baracche e incentivi, ma un lavoro che permetta di vivere dignitosamente.”

-L’augurio ai giovani per questo nuovo anno?

“E’ quello di percorrere tutte le tappe nel giusto periodo, perchè ogni età ha una sua dimensione. Gli auguro di non essere grandi a 10 anni, adulti a 15 e vecchi a 25. Mi piacerebbe che ci fosse l’unione tra le tradizioni e il progresso, gli anziani depositari di una vita passata fatta di fatiche e speranze e i giovani figli del futuro. Vorrei vedere la fioritura di un’isola che ha tanto da offrire, l’amore per la

sua storia e la sua memoria. Al tempo l’ardua sentenza”.

Ignazio Cucci

Cooperativa Agricola Produttori Capperi

Via del Cappero, 11 Contrada Scauri Basso

91017 Pantelleria(Tp)

0923/916079- 0923918311

E-mail: info@capperipantelleria.com

caffè letterario 2018 Domenica 7 gennaio si è svolto l’incontro con l’ospite Ferruccio Formentini  I corsari del canale di Sicilia a cura di Domenico Giacalone. Nutrita e costruttiva la partecipazione del pubblico che ha occupato ogni angolo della bella sala riservata all’incontro.

Gennaio 2018

calendario caffè letterario 2018

1.Domenica 7 gennaio ospiti Ferruccio Formentini  I corsari del canale di Sicilia e in via eccezionale Margherita Boniver (a cura di Domenico Giacalone).

Ma come è nato il teatro a Pantelleria?

Il panteco del dicembre del 1979 ci informa dove e come scaturì la scintilla che diete vita alla passione per il teatro.

 

Tutto avvenne nell’inverno del 1976 quando Silvano Piazza e un pugno di amici decisero di dare vita, nell’allora in disuso discoteca dell’Hotel Mursia, spettacoli di Caberet per alietare i sabato sera del panteschi. Nel gruppo tutti avevano buona volontà e alcuni erano anche dotati per la comicità, il canto e il senso di ritmo nella battuta indispensabile per spettacoli di questo genere, ma c’era un problema mancavano i testi che avrebbero dovuto essere rinnovati totalmente ogni fine settinana. In soccorso per loro arrivò il sottoscritto, Ferruccio Formentini. E così prese il via l’esperimento di spettacolo settimanale che con grande successo durò per tutto l’inverno pantesco gettando il seme per la nascità di spettacoli teatrali che poco dopo inziarono stimolati da un pubblico strepitoso e antusiasta, tanto che funzionano ancora oggi. L’attuvità tetrali nacque patrocinata da una  Pro Loco lungimirante (presidente Enzo Perrone e segretario Ferruccio Formentini), reclutando studenti di entrambi i sessi della scuola media e magistrale di buona volontà ma sopratutto dotati naturalmente per la racitazione.  Anche di questo se ne potrà parlare in occasione dell’incontro del 7 gennaio presso il caffè letterario.

Dicembre 2017

MANNINO E  ABRAXAS,  La Basilica del vino di Ignazio Cucci

Una cantina può essere anche un sogno. Sicuramente è un amore. Calogero Mannino si è nnamorato di Pantelleria, ha sognato di catturarne gli umori e ha realizzato con un atto di vero amore una delle cantine più belle di Pantelleria, che grazie ad Abraxas, il gran passito, è diventata famosa nel mondo. La cantina di Kuddia Randazzo nasce negli anni ’80. Il direttore, il vero uomo azienda, è Michele Augugliaro, enologo, che ci ha fatto visitare la cantina, di cui è impossibile non restare affascinati. L’icona che sormonta il tutto è proprio l’Abraxas, una ruota di legno scolpita dall’artista Codognotto, che simboleggia i 365 giorni che il sole impiega per girare attorno alla terra. Lo stesso cammino della vita, per giungere alla vendemmia. E’, quindi, un segno che annulla un influsso maligno, ci potremmo riferire ad esempio alla grande crisi finanziaria del Dicembre del 2012 quando – ci racconta il senatore – un atto vandalico mise in ginocchio la cantina di Mannino. Sconosciuti si introdussero all’interno della cantina Abraxas sversando 700 litri di passito e causando 700 mila euro di danni. Questo flusso maligno – racconta ancora Mannino, addolorato e sereno insieme – viene annullato dalla voglia di ricominciare e proprio il simbolo della cantina rappresenta la vittoria del bene sul male, un segno definibile come apotropaico, che porta fortuna, termine già usato dal grande scrittore Herman Hesse in uno dei suoi romanzi più famosi: il “Demian”. La cantina profuma di zibibbo, l’aroma si gusta respirandolo. L’azienda nasce un po’ sul serio e un po’ per gioco: per bere bene. Inizialmente si voleva fare una piccola produzione di passito, autoprodursi. Poi lo standard qualitativo è salito. Giacomo Tachis, l’inventore enologo dei grandi vini come Sassicaia e Tignanello, si è occupato di dare un impronta al vino della cantina. L’impresa di fare tutto questo la si può definire come artigianato artistico, da cui poi l’industria. La grandezza di Abraxas provoca rivali. Strada facendo, come cantava Baglioni, Mannino scopre la contrada Randazzo-Mueggen-Sindori e pianta altri vigneti nella zona più alta di Pantelleria. Nelle uve rosse poi, il professore Attilio Scienza, che è il più grande esperto italiano di vitivinicoltura, che già aveva fatto una ricerca a Pantelleria, come in Sicilia su tutti i vitigni storici, fece piantare il Carignano e l’Alicante, che è una varietà particolare, come in Francia e Spagna. Il vino di Mannino ha vinto premi importanti al Vinitaly, a Bruxelles e a Bordeaux. Le bottiglie prodotte raggiungono quasi le 100.000. Gli operai stagionali che lavorano in cantina per fare questo tipo di vino sono 20, oggi sono impegnati mediamente 10 operai, che fanno la potatura e la vendemmia. Adesso l’azienda che ha 27 ettari di terreno offre un pacchetto di prodotti diversificato: 2 passiti, perché a Abraxas s’è aggiunto Shirafi, 2 vini bianchi, la Kuddia del Gallo e la Kuddia delle Ginestre e 3 vini rossi: la Kuddia del Moro, la Kuddia di Zè e il Sidereus, tutti vini di primissima qualità. L’azienda deve far quadrare i conti, il costo dell’acqua, dell’energia e del lavoro umano: passione e fatica. L’attuale edificio della cantina in origine era un magazzino agricolo. Prima dell’ultima guerra questo magazzino fu cambiato in caserma, perchè c’era un distaccamento militare. Nel 1987 con la crisi dei rapporti con la Libia, fu ripristinata la caserma, nuovamente abbandonata. Al catasto era registrata sempre come magazzino agricolo. Una volta comprata, è stata affidata all’architetto Gabriella Giuntoli.

Qui vicino – mi raccontano ancora – abitava un medico tedesco che un giorno arrivato alla cantina disse:”Cosa state facendo?”. Gli operai indicarono Mannino e dissero:” Iddù è ù patrone!”.E il senatore disse al medico che lì sorgeva una cantina. E di nuovo il medico:” No cantina, questa è basilica di vino!” Abbiamo parlato inizialmente di artigianato artistico.

Michele, Mariano, Giuseppe e Giacomino sono gli eroi dell’azienda. L’azienda è fatta dagli uomini che ci lavorano.

Michele, il direttore, ha fatto l’Università e ha discusso una tesi sull’appassimento delle uve che vale per il passito di Pantelleria come per l’Amarone. L’azienda è ovviamente fornita di macchinari anche per l’analisi dei mosti nel luogo dove si decidono le strategie per la produzione. La basilica del vino.

Novembre 2017

Punto sulla siccità a Pantelleria dell’annata agricola, con particolare riguardo alla viticoltura. di Ignazio Cucci

 

Incontro con Claudio Busetta – funzionario dell’ex-condotta agraria oggi Ufficio Comunale Agricoltura di Pantelleria –  che ci parla del fenomeno della siccità sull’isola:

“Già l’annata del 2016 era stata estremamente siccitosa. Nel 2017 oltre alla scarsezza di pioggia si sono aggiunte le alte temperature del mese di agosto che hanno determinato l’appassimento dell’ uva sulla pianta, in particolar modo nelle zone precoci dove l’uva matura prima, come Nikà, Martingana, Karuscia e tutta la fascia costiera. Quando succede un evento calamitoso come questo entrano in gioco molti fattori. L’iter è questo, schematizzandolo. Entra in gioco la figura della Regione Siciliana. A seguito degli accaduti l’azienda fa la segnalazione all’Ufficio Territoriale, l’Ufficio Territoriale verifica la consistenza dei danni e fa la sua relazione all’Assessorato, ma prima l’ Ufficio Comunale Agricoltura in questo caso quella di Pantelleria, fa la mappatura del territorio

danneggiato. Poi l’Assessorato  all’agricoltura chiede il riconoscimento di stato di calamità”. Un lungo viaggio nella burocrazia aspettando pazientemente un sollievo dopo tanta pena.

Ma andiamo avanti con precisi e pratici suggerimenti. L’andamento meteorologico dell’estate finita è stato particolarmente anomalo, caratterizzato da una piovosità pressocchè nulla da aprile ad oggi

e con una temperatura media molto elevata, con massime ben oltre i 40°C per molti giorni consecutivi, causando notevoli danni alle produzioni agricole. Al fine di orientare e agevolare gli

accertamenti degli uffici territoriali preposti e pervenire alla necessaria delimitazione, ecco che si

avvisano e invitano tutti coloro che hanno avuto danni alle produzioni a causa di questi eventi a far

pervenire una segnalazione , contenente i dati del danneggiato, l’ubicazione dell’azienda, le colture

praticate con indicazione di massima dei danni alle produzioni ed alle strutture, secondo quanto riportato nell’apposita modulistica, in accordo con quanto previsto dalla normativa vigente. A tal

scopo, si precisa che le segnalazioni vanno sempre trasmesse, senza che da ciò possa scaturire alcun

obbligo per l’Amministrazione, anche nei casi in cui si dovesse trattarsi di colture o strutture assicurabili, anche al solo scopo di ottenere i benefici fiscali previsti dalla legge.

Abbiamo raccolto le opinioni di qualche vignaiuolo di Pantelleria e le riportiamo. La siccità di

quest’anno ha causato un calo di produzione del 60%. Dagli ormai antichi 250.000 quintali si è

passati a 15.000. Muoiono molte piante. Si  ricorderà la siccità di questi anni 2016 e 2017. Le aziende, rispetto al passato, hanno raccolto il 40%.

L’amministrazione comunale di Pantelleria – si dice – avrebbe dovuto prendere provvedimenti per dare una mano alle aziende e non l’ha fatto. E si teme il peggio. Le ultime piogge risalgono a febbraio. La terra è morta.  Negli anni’80 e ’90 Pantelleria era un giardino. Il Passitaly è passato come una festa ma sarebbe in realtà opportuno tener conto del presente grave disagio e di un futuro minaccioso.

Comune e viticoltori necessitano di un gioco di squadra. E di reciproca buona volontà.

 

 

A proposito della Catalogna: Pantellaria e i catalani di (F.F)

Verso la fine del 1200 i catalani, stirpe di ufficiali gentiluomini,  provano un’attrazione particolare per l’isola di Pantellaria (così era chiamata allora) e brigano non poco per essere nominati dal Re  capitani militari della medesima. Ad attrarli verso questi lidi era esclusivamente il suo isolamento e lo stato di desolante miseria degli abitanti.  Una situazione geografica e sociale che si prestava perfettamente alla loro principale attività: la pirateria.

I cattolicissimi  nuovi amministratori gettarono la numerosa popolazione saracena dell’isola in una profonda sensazione di imminente catastrofe che li spinse a defilarsi, perfino dal lavoro dei campi, pur di nascondersi  per salvare la pelle.

I capitani catalani trovarono questo comportamento una vera e propria provocazione che doveva venire pesantemente sanzionata. In aiuto dei catalani panteschi giunsero dalle Baleari i catalani di quell’isola dove praticavano il medesimo sport: la pirateria.

L’8 febbraio del 1298 provenienti dalla Baleari sbarcano a Pantellaria i confratelli che senza colpo ferire prelevano la gran parte della comunità saracena per trasportarla ai mercati di schiavi nordafricani. La guarnigione locale catalana assiste nella più totale indifferenza se non per liberare  qualche raro cristiano erroneamente intruppato nella trista processione  verso l’imbarco.

Questi avvenimenti erano normali in questa area del Mediterraneo e dopo tutto per il capitano militare  la faccenda rappresentava la soluzione del problema musulmano dell’isola che da questo esodo non si riprenderà mai più.

Nel 1306 i catalani lasciano Pantellaria e Federico II non trovando più nessuno disposto ad occuparsene regalerà l’isola alla moglie, questa  non sapendo che farsene l’abbandona a se stessa e alla sua miseria.

Ottobre 2017

LA SCUOLA PANTESCA SI PRESENTA

a.s. 2017-2018

 

A pochissime settimane dall’inizio del corrente a.s. 2017/2018 (ricordiamo che il primo giorno di scuola è stato il 14 settembre 2017), facciamo il punto della situazione, dando informazioni logistiche, organizzative e soprattutto numeriche (Alunni. Classi, Sezioni), non avendo ancora materiale per parlare di “Didattica” e di “Attività Educative”.

Le giovani Studentesse e Studenti panteschi che, a Pantelleria, frequentano sezioni, classi ed aule scolastiche di ogni ordine e grado, quest’anno sono in totale 1.054 (oltre il 14% della popolazione dell’Isola), così distribuiti:

  •       Scuola Infanzia Statale.            (Asilo)
  •         Scuola Infanzia Paritaria.          (Asilo Suore)
  •       Scuola Primaria Statale.           (Elementare)
  •       Scuola Second. di 1° grado (Scuola Media).
  •       Scuola Second. di 2° grado.  (Istit. Superiore)

Vediamo ora l’organizzazione territoriale, cioè dove viene praticamente svolto il “servizio scolastico” a favore dei Giovani e delle loro Famiglie, con indicato tra parentesi il numero di Utenti e in quali edifici scolastici distribuiti sul territorio.

EDILIZIA SCOLASTICA

  • Scuola Infanzia Statale(Plesso C.Collodi : agibile)

(Plesso Salibi : agibile)

(Plesso Rekhale : agibile)

(Plesso Tracino : non agibile)

  • Scuola Infanzia Paritaria(Plesso di via Dante : agibile)

(Plesso Khamma : agibile) – N.B. Antisismico!

(Plesso Scauri) : agibile)

  • Scuola Primaria Statale(Plesso c.so Umberto I : agibile)
  • Scuola Secondaria di 1° gr. (Plesso via non agibile)
  • Scuola Secondaria di 2° gr. Plesso di via Napoli : agibile)

SERVIZIO SCOLASTICO AL CAPOLUOGO

  • Infanzia StatalePlesso C. Collodi (39)e Plesso Salibi (37)- sezioni n. 4.
  • Infanzia ParitariaScuola di via Dante (74)- sezioni n. 3.
  • Sec. 1°gradoc.so Umberto I (134); via Dante (67); via Napoli (23)- classi n. 10.
  • Sec. 2° gradovia Napoli(290)- classi n. 17.

SERVIZIO SCOLASTICO A KHAMMA

  • Scuola Primaria Plesso di Khamma (64)- classi n. 5.

SERVIZIO SCOLASTICO A TRACINO

  • Scuola InfanziaPlesso di Tracino(31)c/o Asilo Ganci/Khamma – sezioni n. 2.

SERVIZIO SCOLASTICO A SCAURI

  • Scuola PrimariaPlesso di Scauri (50)- classi n. 4(di cui una pluriclasse).

SERVIZIO SCOLASTICO A REKALE

  • Scuola InfanziaPlesso di Rekhale(30)- sezioni n. 2.

Prendiamo coscienza, infine, su quali tipi di tipologia di “Offerta Formativa” puòcontare un licenziato di Scuola Media che vuole diplomarsi stando sull’Isola.

OFFERTA FORMATIVA AI DIPLOMANDI – A.S. 2017/2018.

La Scuola Secondaria Superiore di 2° grado di via Napoli al Capoluogo, offre i seguenti indirizzi di studio (tutti quinquennali con Esame di Stato finale):

  • Istituto Tecnico ad indirizzo “A.F.M.” (Amministrazione, Finanza, Marketing).(tot. 91)
  • Istituto Tecnico da indirizzo “Turistico”.(tot. 104).
  • Liceo Scientifico(tot. 51).
  • Liceo Scienze Umane (ad esaurimento).(tot. 21).
  • Liceo Scienze Umane ad indirizzo “Economico-Sociale” (di nuova istituzione). (tot. 23).

 

Leggendo e meditando su questi dati oggettivi, è possibile trarre, con prudenza, le seguentiCONCLUSIONI:

 

  • Su 10 edifici scolastici risultano 8 agibili (80%) e 2 non agibili (20%).
  • Solo la Scuola dell’Infanzia e la Scuola Primaria sono presenti e distribuite su tutta l’Isola, mentre la Scuola Media e l’Istituto Superiore sono operanti solo al Capoluogo.
  • Le Scuole, sia Paritarie che Statali funzionanti al Capoluogo, soddisfano la domanda di istruzione dell’Isola all’83%.(879 Alunni su un totale di 1054).Cioè se immaginiamo che tutti gli studenti di Pantelleria formano una torta suddivisa in 5 fette uguali, il Capoluogo se ne assicura un poco più di 4 fette.
  • Le due Contrade di Khamma/Tracino (tot. 95)eScauri/Rekhale (tot. 80) offrono il servizio scolastico nei riguardi delle Scuole Infanzia/primaria, rispettivamente del 09% e del 08%.)in totale nemmeno una fetta di quella ipotetica torta)
  • Gli Alunni/e che vanno per la prima volta in classe prima Elementare (new-entry) sono 56 di cui 33al Capoluogo, 15 a Khamma e 8 a Scauri.
  • Per oltre due decenni le new-entry alle Elementari dell’Isola, erano state mediamente di oltre 70 Alunni/e: quindi si nota un certo calo di nascite, almeno per il corrente a.s. 2017/2018, del 14-15 di neonati pari, a circa il 21%. (cioè uno in meno ogni cinque).
  • Classi/sezioni funzionanti su tutta l’Isola: 56 Statali e 3 paritarie, di cui: Classi/sezioni Infanzia statali:8 (sez. infanzia) – 21 (classi Primaria) – 10 (classi Scuola Media) – 11 (classi Istituto Tecnico) – 6 (classi Liceo).
  • Considerando che 1054 Alunni/e provengono almeno da circa 800 Famiglie e che tutti gli abitanti dell’Isola (che si stima essere circa 7.500) costituiscono più o meno 2.500 Famiglie, possiamo concludere che il “Servizio scolastico” che viene offerto a Pantelleria, coinvolge almeno il 35-40% di tutte le Famiglie dell’Isola (poi bisognerebbe tener conto di chi va sulla terra ferma a Studiare sia all’Istituto Superiore, per diplomarsi, sia all’Università, per laurearsi.)

Abbiamo cercato di fare un poco di chiarezza sui Plessi, sulle classi, sui numeri di iscritti, e sulle opzioni di studio che l’Istruzione Isolana offre, nella speranza che un “Servizio” di così vaste dimensioni e di importanti ricadute sui futuri cittadini, susciti ulteriore consapevolezza e spirito di collaborazione da parte di tutti gli attori coinvolti e in primis di chi ha dirette responsabilità sia pubbliche che di altro genere, nel settore.

Sergio Minoli.

Settembre 2017

Agosto 2017

 

Luglio 2017

Su la Repubblica dei primi di giugno si è parlato della base aerea Usa di Pantelleria  .

da l’articolo “Libia quel volo degli agenti Usa durante il Raid” di Gianluca Di Feo.

Un decollo misterioso, uno dei tanti che decollano segretamente dalla Sicilia. Senza bisogno di aerei invisibili, anzi il modo migliore per passare inosservati è usare è usare un biturbina con grandi disegni blu sulle fiancate, identico ai charter dei vacanzieri. Ma la missione è riservatissima: trasportale squadre delle orze speciali americane che danno caccia ai terroristici. Il nome in codice e magnum 40. E tre giorni fa mentre a Tripoli scattava il primo raid contro i familiari dell’attentatore di Manchester, questo corriere degli incursori ha compiuto un operazione lampo in Libia. Un blitz da Pantelleria a Misurata, per ripartire subito verso Stoccarda, il quartiere generale che dirige le operazioni statunitensi in Africa. Le missioni di questi aerei hanno però un limite: usando voli civili lasciano tracce che possono essere monitorate….Così la Repubblica è stato in grado di seguire il percorso della spedizione libica minuto per minuto.

L’aereo è partito da Pantelleria, pista sempre più frequentata dall’Intelligence Usa. …. quattordici ore dopo la strage, quando gli americani erano già a conoscenza dell’identità del kamikaze di Manchester e delle sue relazioni libiche. E’ sceso a Misurata poco prima delle 14 per decollare dopo circa mezzora……Impossibile conoscere quale fosse lo scopo del blitz. Hanno sbarcato uomini per partecipare al raid? Caricato materiali sequestrati durante le perquisizioni…..: decifrare la rete jihadista che ha colpito in Inghilterra? ….. Quello che emerge da tracciati radar Box24 è l’insolito attivismo americano nel Canale di Sicilia……Magnum 40 è tornato involo qualche giorno dopo. Stesso itinerario da Stoccarda a Pantelleria, quindi Misurata e di nuovo in Germania.  Un’altra missione segreta nella guerra al terrorismo. Il nome scelto per questi aerei  è indicativo: Wolfhound. “Il segugio che stana i lupi”

Fin qua l’editoriale di la Repubblica. La nostra opinione in proposito resta sempre la medesima. Bisognerebbe che l’amministrazione Comunale di Pantelleria e la sua cittadinanza fosse ben informata sugli impegni, i doveri e rischi per quest’attivismo del “segugio che stana i lupi” sulla nostra isola. E già che ci siamo sapere quale ‘è il tornaconto per i panteschi e anche per  i filopanti che dopo tutto hanno investito su un futuro di pace e serenità nei propri dammusi in quest’isola. (f.f)

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Giugno 2017

Pantelleria: tra i suoi tesori il bene più prezioso è la terra.

ALL’AGRICOLTURA IL COMPITO DI AIUTARE L’ECONOMIA  DELL’ISOLA  A  RIPRENDERSI. di Sergio Minoli

 

Nei momenti di crisi economica, finanziaria, sociale (e chi più ne ha ne metta), le Persone che possiedono qualche risparmio, ma anche i grandi investitori, si rivolgono al “bene rifugio” per eccellenza: e cioè all’oro.

Analogamente, pur con i dovuti distinguo, potrebbe succedere per Pantelleria: in questo periodo di stasi, di incertezze e quindi di preoccupazione per il futuro, disagio evidenziato anche dalle recenti e civili proteste giovanili, una delle possibili soluzioni potrebbe essere il ritorno al “bene rifugio” che da sempre consente all’isolano  di vivere e in qualche caso di prosperare: la terra.

Tutti sanno che Pantelleria è un’isola vulcanica di 84 kmq (chilometri quadrati) quindi avente superficie totale di 8.400 ha (ettari) di cui oltre 5.700 ha (68%) coltivabili a vite (tenuto conto che negli anni ’60 gli agricoltori panteschi erano arrivati a produrre oltre 400.000 qli di zibibbo (valutando la resa media per ha di circa 70 qli.)

Da qualche decennio, però, la produzione di uva ha avuto un tracollo e nel 2016 si sono raccolti solamente circa 30.000 qli. Il che indica che sono stati coltivati a vigneto meno di 500 ha (pari al 10% dell’intera superficie dell’Isola).

Ma che fine hanno fatto i 5.700 ha degli anni ’60-’70?   Viene da porsi alcune domande del tipo :   dove sono ubicati questi terreni? Di chi sono? Sono piccole proprietà sparsi in diversi luoghi dell’Isola? Sono facilmente raggiungibili? Hanno bisogno di recupero in caso di terrazzi?  Sono incolti o coltivati? E se coltivati cosa producono?  E se sono incolti perché i proprietari non li coltivano?  Sono terreni in vendita? Si possono affittare e a che prezzo?

Abbiamo parlato di superfici vitate ma analogo discorso vale per i capperi la cui produzione, riferita all’annata agraria 2016, risulta essere circa 800 qli. pari a una superficie coltivata a capperi  di circa 40 ha. (presumendo una produzione di circa 20 qli. per ettaro).

Una curiosità: nel 1982 si era registrata una produzione di 12.600 qli. di capperi, da cui si deduce che tale coltivazione occupava circa 600 ha: 15 volte l’attuale superficie.

Tornando alla coltivazione della vite, il “Panteco” storico giornale dell’Isola, nel numero unico di agosto 1974 (quasi 43 anni fa), titolava l’articolo di apertura “Annata balorda: poca uva, pochi capperi, il turismo in ginocchio per la crisi economica, ma Pantelleria è un’Isola splendida”.

Il risultato deludente della produzione di uva era dovuto al fatto che se ne erano raccolti “solo” 250.000 qli , nettamente in calo rispetto alle produzioni degli anni precedenti.

Notiamo che 250.000 qli di uva prevedono una superficie coltivata a vigneto di almeno 3.500 ha, pari al 42% della superficie totale dell’Isola.

Come si è dimostrato con credibili e verificabili calcoli, la superficie coltivata a vite ha avuto il seguente andamento:

  • Anni 1960 : circa 5.700 ha (68% superficie dell’Isola) = circa 400.000 qli di uva
  • Anni 1974 : circa 3.500 ha (42% superficie dell’Isola) = circa 250.000 qli di uva
  • Anni 2016 : circa    500 ha (10% superficie dell’Isola) 0 circa   30.000 q.li di uva

Parallelamente si potrebbe trattare anche la coltivazione e produzione dei capperi, anche se oggi tale settore da concreti segnali di ripresa.

Riassumendo e concludendo, l’Isola dovrebbe possedere una “potenzialità produttiva” di almeno 4.500-5.000 ha.  che fare?

Da anni se ne parla in riunioni e convegni, nelle sedi istituzionali della Politica e della Pubblica Amministrazione, nei Circoli, nel Centro Culturale, ecc. dove “esperti” di tutti i tipi danno indicazioni e suggerimenti di come sia necessario tornare alla valorizzazione delle pratiche agricole sia tradizionali (una, capperi e olive) sia sperimentali (verdura, frutta, piante officinali, ecc.).

Citiamo solamente, per brevità, il recente Convegno su “Terrazzamenti, resilienze, aridocoltura e raccolta dell’acqua a Pantelleria” da dove, dopo tre giornate di studi e ricerche, è emerso che il principale obiettivo dovrebbe essere quello di tutelare il paesaggio rurale e in particolare quello terrazzato, sul quale sperimentare anche e soprattutto colture innovative.

In una prossima puntata, prenderemo in esame la concreta possibilità di impiantare alcune di queste colture sperimentali

Sergio Minoli

 

Il sindaco scrive al governo a un anno dal rogo: solo promesse

A fine luglio 2016 il Presidente della Repubblica Mattarella firmò il decreto di istituzione del Parco nazionale isola di Pantelleria, il 24°in Italia e il primo in Sicilia. Ma a un anno dalle fiamme tutto è fermo

La Stampa Pubblicato il 16/05/2017 Roberto Fiori -Pantelleria

 

Un anno fa, Pantelleria bruciava. Un incendio devastante, il peggiore degli ultimi 35 anni, che ha ridotto in cenere 600 ettari di macchia mediterranea, quasi il 10% dell’isola, e che non ha risparmiato neppure i vigneti coltivati a zibibbo, riconosciuti patrimonio Unesco. Un rogo doloso, su cui sta indagando la procura di Marsala. Le fiamme furono appiccate il 28 maggio, in una serata di forte vento, poche settimane dopo che si era tornati a parlare di istituire un parco naturale per

impedire ogni speculazione su questa splendida isola sospesa tra noi e l’Africa.

 

Proprio per rispondere all’atto criminale, la settimana successiva il ministero dell’Ambiente decise di imprimere un’accelerata all’iter per la creazione del parco, che giaceva da anni in Parlamento. Fu così che a fine luglio il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, firmò il decreto di istituzione del Parco nazionale isola di Pantelleria, il 24° in Italia e il primo in Sicilia.

Ma a un anno dalle fiamme e a oltre sei mesi dalla firma, il sindaco di Pantelleria, Salvatore Gabriele, denuncia: «Qui tutto è fermo, bloccato, perché il ministro Galletti non ha ancora nominato il presidente del Parco, nonostante ci sia un’intesa formale tra il presidente della Regione e il Ministero sul nome dell’avvocato palermitano Nino Caleca, di origine pantesca». Il sindaco ha scritto una lettera al ministro, «in vista di un ennesimo incontro che avremo domani. L’ho scritta per dirgli che il tempo è scaduto, che non si può tornare indietro, tanto più per aderire a logiche politiche poco edificanti e distanti dall’isola di Pantelleria». E spiega: «Questa inerzia non è motivabile, né comprensibile. C’è bisogno di un altro incendio per sbloccare la nomina?

L’attuazione del parco non è più rinviabile per un territorio che ha realmente bisogno, anche per il valore simbolico a suo tempo declamato dallo Stato come risposta al vile evento incendiario, di dare

immediatamente operatività al Parco nazionale».

«Sono scoraggiato – dice il sindaco Gabriele, mentre ci indica le ferite ancora ben visibili delle fiamme -. In queste ore sto valutando, confesso in profonda solitudine, anche di abbandonare, di lasciare il mandato che mi è stato conferito nel 2013, tanti sono i problemi che questa isola affronta, spesso senza trovare risposte e condivisioni istituzionali. Non voglio perdere la mia dignità di uomo, prima ancora che di amministratore». E al ministro rivolge un ultimo appello: «Sono consapevole che nel panorama italiano e siciliano Pantelleria presenti

un assai modesto peso specifico, ma non fatecelo pesare. Lasci Pantelleria fuori dai giochi della politica che non ci appartiene».

Da Roma, Galletti replica: «Il Parco di Pantelleria è nato su iniziativa del ministero dell’Ambiente ed è al centro del nostro lavoro, a partire dalla questione incendi: nei giorni scorsi abbiamo svolto con i nuovi Carabinieri Forestali e i Vigili del Fuoco una riunione sul tema con focus specifico sull’isola perché abbia un piano spedito di emergenza incendi in vista della prossima stagione estiva». E aggiunge: «Per la governance di un Parco così delicato serve tempo, ma posso dire che

siamo in dirittura d’arrivo e nei prossimi giorni saremo in grado di procedere alla nomina del presidente, che nomineremo anche commissario per dargli immediata operatività».

 

Ma l’intesa sul nome di Caleca ormai vacilla. A dirlo è lo stesso avvocato designato: «Ringrazio il presidente della Regione, Rosario Crocetta, per avermi indicato quale presidente del Parco. Lo stallo politico provoca gravi conseguenze istituzionali e a patirne le conseguenze è solo la mia isola. Pertanto ho chiesto al sindaco di Pantelleria di dire al ministro e a Crocetta che ho deciso di non accettare più l’eventuale nomina. Non conosco le ragioni politiche del ministro, che pure apprezzo molto per la sua attività di governo. Però io con questa politica non c’entro niente». Neppure l’isola, nera di lava e verde di uva, capperi e ulivi.

Maggio 2017

Pantelleria e il suo turismo di Ferruccio Formentini.

 

Proviamo a esaminare il turismo della nostra isola partendo dal grafico che illustra desolatamente quanto è accaduto al turismo egiziano dal 2007 al 2016.

Nel 2010 i visitatori del mondo intero che avevano profittato delle bellezze storiche, del mar Rosso  e dell’accoglienza egiziana avevano raggiunto la cifra record di140 milioni di individui per poi precipitare nel 2016 a solo 4 milioni dopo un crollo inarrestabile lungo i 6 anni susseguenti. Le cause sono arcinote. Instabilità politica,  attentati inarrestabili, gli ultimo di qualche settimana fa rivolti contro i Copti cristiani che rappresentano oltre il 10% delle popolo egiziano. Ma non è di questa, che è una tragedia e che all’inizio tutto l’occidente aveva applaudito chiamandola “primavera araba”.  No, cogliamo questi dati per porre una domanda: questi oltre 100 milioni di turisti dove sono andati a finire? Certamente, nemmeno in minima a parte, si sono rivolti alle bellezze e all’accoglienza di Pantelleria. Nel frattempo purtroppo anche il turismo nella nostra isola, se non ha subito una flessione, ma a giudicare dai dammusi privati e attività turistiche in vendita parrebbe proprio di si, ha certamente un arresto evidente della propria crescita.

Per carità i dati ufficiosi, baloccandosi tra presenti con presenze, sarebbero perfino riusciti nell’intento di dimostrare che tutto va piuttosto bene, ma non è così.

E’ tempo di spiegare chiaramente cosa intendono le indagini quando parlano di presenti o piuttosto di presenze.

Un turista che sta un giorno nell’isola è un turista che vale 1.

Ma se il medesimo si sofferma per sette giorni vale invece 7 presenze ma tuttavia  continua a valere uno solo come individuo.

Una confusione che non andrebbe mai fatta quando si tirano i consuntivi ma che a Pantelleria è avvenuta troppo sovente.

Insomma se un aereo ha scaricato 100 passeggeri ha portato nell’isola 100 persone, ma se questi si fermano per 7 giorni si trasformano in 700 presenze che però rimangono pur sempre solo 100 individui giunti sull’isola e che consumeranno, visiteranno, spenderanno nell’isola per quello che sono, ovvero solo in 100.

E’ dannoso confondere il numero dei turisti giunti nell’isola con il numero di giorni che vi hanno trascorso e poi ritenersi soddisfatti del risultato ottenuto. Una confusione che fa fare belle figura perfino al nostro turismo che purtroppo, nei fatti, dura poco meno di un mese e finisce per lasciare a bocca asciutta troppi operatori.

Questa confusione tra presenti e presenza crea nei fatti molti inconvenienti.

Al primo posto l’elevatissimo costo dei collegamenti aerei che collegano il continente a Pantelleria. Infatti alle compagnie aeree poco importa quanti giorni si fermano i loro passeggeri sull’isola ma piuttosto solo quanti sono quelli che salgono sull’apparecchio. Per dirlo in parole semplici non saranno le 700 presenze, citata come esempio, ma solo i 100 presenti. Problema che resta il tallone d’Achille dei collegamenti dato che è la causa primaria dell’elevatissimo costo per raggiungere l’isola dal continente. Quindi sarebbe utile che un adeguato esame della situazione stabilisca innanzi tutto su quanti turisti potrebbe contare questa attività. Poi si potrà godere anche della loro presenza e magari organizzarsi affinché possa durare il più possibile.

Naturalmente il problema riguarda un gran numero di attività. I negozianti locali di generi vari, ad esempio dall’abbigliamento all’arredamento, ma anche la ristorazione, o l’impiego del tempo libero.

 Per non parlare della bassa stagione del tutto assente dall’attività isolana.

Insomma forse sarebbe il caso di affrontare l’attività turistica con maggiore consapevolezza e non basandosi solo sul boom che va dal 5 al 15-20 agosto, se non si vuole correre il rischio di avere un turismo sempre più ripiegato sui filopanti e i panteschi.

Intanto una soluzione è stata offerta dai militari Usa che presenti a Pantelleria in numero sempre maggiore finiscono per svolgere anche il ruolo che spetterebbe ai turisti fuori stagioni per il sollievo dei negozianti e ristoranti.

Insomma Pantelleria starebbe, o forse lo è già,  per ritornare ad essere una base militare.

E con quello che sta succedendo nel mondo e nel Mediterraneo forse è bene però anche ricordare che l’ultima volta che l’isola rivestì questo ruolo (Anni 30-40), allora per molti versi piuttosto vantaggioso, ha pagato alla fine lo scotto di venire totalmente rasa al suolo.

 

 

Aprile 2017

In linea con il dibattito iniziato da “il panteco” sull’agricoltura pantesca di seguito le considerazioni di Antonio Casano (presidente del Circolo Giamporacaro) 

L’agricoltura diventa un campo di confronto politico, ogni  partito   cerca  di farlo proprio   e  la rinascita del paese  Italia ora è intravista  nel settore agricoltura più che mai , si é convinti che  non  assicuri  solo  beni di prima necessita per la tavola e la salute, ma anche incentivi  di lavoro quale soluzioni  occupazionale. Obbiettivo difficile da raggiungere, ma  rappresenta un elemento di spinta ed integrazione al turismo anzi c’è già chi lo mette al primo posto dei programmi elettorali , dal palco del Lingotto in occasione del congresso del PD  questo  argomento ha avuto una certa centralità, ignorata in altri tempi .

Ma la scelta per l’isola di Pantelleria era inevitabile e l’ha  fatta l’agricoltore  pantesco   da almeno due secoli.

Possiamo ben dire che  la  presenza di turisti nell’isola sia stata assicurata in maniera spontanea  dagli stessi  prodotti dell’agricoltura, che  con le coltivazioni di eccellenza  come  capperi (igp) ed ’uva zibibbo (doc) con il suo prelibato nettare  moscato di Pantelleria, che rappresentavano un sistema di  tracciabilità  dei prodotti  di cui ora si parla ,  oggi riconosciuto come attrazione turistica  alla stregue di altre occasioni date da un territorio  a vocazione turistica  che vanta  tracce di storia degni di studi ed interesse archeologici .

Dopo l’ultima guerra  mondiale  l’isola assiste all’esodo di panteschi in Tunisia  e poi dalla Tunisia e anche  contemporaneamente ad esodi di panteschi direttamente nella Regione Lazio  e molti avevano come obbiettivo il lavoro in  agricoltura, obbiettivo le  terre  della bonifica  dell’agro pontino, ma è pur vero che  molti panteschi rimasero attaccati a Pantelleria continuando la vita di sempre di  agricoltori appassionati alla coltivazione della   vite “ moscatellone d’alessandria” la madre del  moscato.

Lo  zibibbo è richiesto come uva da tavola prima  che l’uva “italia”venisse alla ribalta  nel nisseno a Canicattì, infatti la maggior produzione sembra che sia  nel tavoliere delle Puglie e solo dopo  farà  parte delle sua comparsa  nel Lazio coltivata anche dai panteschi e che consiglierà mano a mano che si incrementa la produzione ,per ragioni logistiche. l’abbandono dello zibibbo di Pantelleria  da parte dei commercianti provenienti dall’orto-mercato di Palermo.

Ma è bene sottolineare che lo zibibbo non è stato estromesso dal mercato  per una scelta del consumatore, ma per  una scelta dei commercianti che erano esterni all’isola ,non panteschi, con rammarico per la popolazione di Palermo che era ottimo buongustaio di questa uva. in quanto trovavano conveniente  immettere nel mercato dell’ortofrutta l’uva italia che a colpo d’occhio puo’ sembrare zibibbo e meglio , ma non  nella sostanza , nel mentre i commercianti  riducevano i costi del trasporto e quindi la loro era  un motivazione  non rivolgersi agli agricoltori  panteschi per lo zibibbo  era di tipo logistica.

Il quantitativo di produzione di zibibbo negli anni ’80 raggiunse quote di circa 500 mila  q.li ,mentre attualmente  si parla solo di  venti mila di quintali  con le attenuanti di un annata di siccità  alla quale verrà riconosciuta lo stato di calamità naturale.

Negli anni sessanta molte ditte del nord come Bianchi Pasquale si erano stanziate a Pantelleria  attratti  da un uva con un alto grado zuccherino  e che la loro vinificazione era  ridotta solo nella fase di produzione di mosto muto che con navi cisterne veniva trasferito al Nord Italia nell’astigiano, ma uno sforzo congiunto dei produttori portò negli anni ’70 alla nascita dell’A.A.P. (coop.agricoltori associati di Pantelleria)  che fece cessare ogni iniziativa di imprenditori del Nord e contemporaneamente ogni iniziativa locale ebbe difficoltà a competere con la nuova cooperativa che vantava ammassi volontari vicino a 300 mila q.li e dapprima coesiste con la commercializzazione dell’uva da tavola in quanto per i soci era conveniente monetizzare subito una parte del raccolto vendendo lo zibibbo  ai commerciati palermitani.

A  questo punto è bene precisare  che la prima destinazione dell’uva  zibibbo non è a moscato, ma  quale uva da tavola e solo più tardi  si scopre che si può farne uso come moscato per lo smaltimento delle quote  eccedentarie di produzione di zibibbo.

L’impresa che si indirizzò alla produzione di moscato con efficacia inoltrandosi anche in mercati esteri del Nord Europa  è stata la ditta  F,lli Casano  che ebbe uno sviluppo di dimensioni industriali grazie a una organizzazione per i tempi molto avanzata ,occupando posizioni chiavi in più punti dell’isola di Pantelleria: nel Centro urbano e nella cala di Levante con una flottiglia di motovelieri (Giulietta Ciucciarelllo.. ) in grado di raggiungere  Mazara del Vallo dove aveva uno stabilimento.

Il declino di questa azienda sarà il motivo forte perche i contadini si organizzino  in cooperativa.

Si sa che le cooperative sono centri di raccolta del prodotto degli agricoltori, nella logica dell’ammasso volontario. Quindi detratte le spese di gestione l’azienda,  in linea teorica, non potrebbe fallire e per questo non si capisce, o meglio si dovrebbe capire come mai nell’isola di Pantelleria le cooperative vanno in rovina.

Sicuramente molta responsabilità di  come vengono amministrate le cooperative va imputata agli stessi soci, in quanto delegano male e non sono coscienti di essere sovrani della cooperativa  e non dovrebbero esimersi dal seguire gli avvenimenti  aziendali  come di loro competenza .

Il problema mai risolto nello sviluppo del territorio è di natura strettamente commerciale  in quanto il territorio pur essendo un tutto uno nella produzione il prodotto viene presentato  in troppe versioni commerciali  causando una frammentazione  delle iniziative  causando una concorrenza al ribasso della medesima merce, pur unica, arrecano un danno agli agricoltori stessi.

Il parco rappresenta un’opportunità’ per  la ripresa di una  agricoltura  di tipo biologico, mettendo al bando  l’uso dei diserbanti che negli ultimi anni sono stati usati  in modo  spropositato e poco accorto per la salute.

L’uso dei diserbanti in una terra arida e ventosa come Pantelleria non è possibile e i tumori a Pantelleria andrebbero rivisti  anche alla luce degli studi condotti dal dott. Savatteri e del dott. Zurzolo che pur si riferivano all’uso  del paracquat   e dav e condurre  un’analisi chimica del terreno per costatare la tossicità   sgombrando il campo da eccessivo  allarmismo.

Il problema per l’agricoltura è squisitamente commerciale e solo una struttura di robuste dimensioni  come una cooperativa SpA in grado di dedicarsi solo alla commercializzazione dei prodotti degli agricoltori dando loro la possibilità di monetizzare il prodotto  potrebbe così rappresentare una soluzione.

Pertanto sembra necessario un centro vendita dei prodotti panteschi che sia gestito dai panteschi con interessi di agricoltori  locali e che con un consistente capitale organizzi le vendite avvalendosi di trasporti aerei cargo per l’uva fresca e inoltre che riveda il disciplinare del moscato limitando le tipologie come la liquorosa. Riducendole al massimo a due  e la versione liquorosa   sarebbe l’ occasione di vendita del moscato con aggiunta  di alcool prodotto con  uve  al di fuori dell’isola  e  che vadano verso gli interessi degli agricoltori panteschi.

 

 

Il francese Daniel Sirejols, nostro lettore, ci invia una  ricerca curiosa che di seguito pubblichiamo. Gli antenati del politico francese Jean-Luc Mélenchon sono di origine pantesca

La généalogie de Jean-Luc MÉLENCHON est très partielle, car le candidat des Insoumis est le premier, de toute sa fratrie, a avoir grandi en France, d’où la difficulté de la construire avec des archives hors de France. Ses parents Georges et Jeanine (lui receveur des PTT et elle institutrice), étaient en effet des Pieds-Noirs d’Algérie, et si Jean-Luc Mélenchon est arrivé en France à l’âge de 11 ans, c’est parce que sa mère, récemment divorcée, était mutée en métropole.
Son grand-père paternel se nommait Antonio MELENCHÓN , avec un accent sur le “o”, c’était un immigré espagnol de la région de Murcie, au sud-est de l’Espagne.

De ce côté, on trouve d’autres migrants installés en Algérie depuis la conquête française de ces territoires au milieu du XIXe siècle, eux-mêmes issus d’espagnols aux origines proches de la région d’Alicante, à Benissa et Novelda. Ses ancêtres MELENCHÓN (ou BILENCHÓN, VELENCHÓN…) quant à eux ont été retrouvés jusqu’au XVIIIe siècle à La Roda, une ville de 15 000 habitants (aujourd’hui !) située à mi-chemin entre Madrid et Murcie, le premier d’entre eux Francisco BILENCHÓN, étant né vers 1720.

Du côté de sa mère, on ne remonte malheureusement que jusqu’à son grand père, Francisco BAYONA, originaire de Villanueva delGrao, ancienne commune qui servait de port à Valence.
L’originalité de sa généalogie réside dans le fait que Jean-Luc Mélenchon possède également toute une branche originaire… d’Italie, ses arrière-grands-parents maternels, Jean CASERTA et Catherine ALAIMO,  étant tous deux de la petite ville d’Ustica, située… sur l’île du même nom, une île de seulement 8,65 km2 située loin des côtes, au nord de la Sicile. On compte aujourd’hui seulement 1300 habitants sur cette île, qui fut colonisée de force en 1759 par Ferdinand 1er de Sicile qui y fit venir des colons de Palerme, Trapani et des îles voisines.

Auparavant, seuls y vivaient des pirates sarrasins qui l’occupaient comme base : on peut donc imaginer que c’est à la suite de cette colonisation que les ALAIMO et les CASERTA s’installèrent sur l’île. A moins que Jean-Luc Mélenchon ait aussi des pirates sarrasins parmi ses ancêtres, ce qui collerait bien d’un point de vue romantique à son image politique, mais ce que le généalogiste prudent ne considérera que comme une hypothèse parmi d’autres !
L’île de Pantelleria ayant été, depuis des temps immémoriaux, conquise à de multiples reprises par les Romains, les Arabes, les Espagnols mais aussi les Normands, une étude ADN permettrait, qui sait, de vérifier si Jean-Luc Mélenchon ne descend pas non Une autre partie de ses ancêtres italiens, les VOLTO, est elle aussi originaire d’une île proche de la Sicile ! Il s’agit de Pantelleria, au sud de la Sicile mais plus proche de la Tunisie que de cette dernière. Il était donc relativement simple, pour ses habitants, de gagner le continent africain, ce que firent sans doute les VOLTO pour tenter leur chance en Algérie .plus de Vikings installés en France…

 

Marzo 2017

Il ruggito degli studenti di Angelo Casano

Gentile direttore,
ho trovato davvero interessante il suo editoriale dello scorso mese. Provo a fare un passo in avanti nella discussione mettendo sul tavolo altre carte che Pantelleria potrebbe giocarsi nell’immediato presente e nel futuro per costruire un orizzonte di sviluppo per i tanti giovani panteschi che non vogliono abbandonare la propria isola.

Il caro Virgilio, che tanti liceali anche quest’anno ritorneranno a studiare nei loro libri di testo, recitava nelle Bucoliche prima, e nelle Georgiche dopo, il ritorno alla terra come chiave di svolta per una Roma martoriata dalle guerre civili. Virgilio invocava un ritorno alle origini, alle origini dei propri padri, alla agricoltura e alla terra come misura necessaria per inaugurare una nuova venuta di un’età dell’oro attesa in ogni ceto sociale. E’ chiaro che nel corso degli ultimi 20 anni non vi è stato alcun ricambio generazionale e a Pantelleria i giovani hanno abbandonato le terre dei propri padri perchè in esse non intravedevano alcuna speranza o possibilità di fortuna.
Da un po’ di tempo, dalle pagine del mio blog ho lanciato una proposta: Istituire un istituto di Agraria qui a Pantelleria. Credo che un istituto di agraria possa rappresentare un valido strumento per poter far riavvicinare i nostri giovani alla propria terra. Mi chiedo se sia possibile a Pantelleria immaginare un modello di scuola diverso, che si intrecci con il tessuto sociale e le tradizioni della nostra isola. Un scuola teorico-pratica dove venga data la possibilità ai giovani di maturare esperienze dirette sul campo agricolo,ove gli studenti possano imparare le tecniche di coltivazione e di raccolta dei prodotti della terra. Finiti gli studi potranno sempre proseguire gli studi universitari nelle facoltà di agraria, biologia, veterinaria o medicina, università per le quali un istituto agrario conferisce delle buone basi. Ma come lei stesso ha affermato, la politica di Pantelleria dovrebbe interessarsi di tutto ciò. La stessa politica che dovrebbe puntare sul turismo destagionalizzandolo nel corso di tutto l’anno, piuttosto che nel solo mese di Agosto. La stessa politica che dovrebbe valorizzare maggiormente le decine di siti archeologici oggi non fruibili ed il riconoscimento Unesco ottenuto del Novembre del 2014.
Caro Direttore, io penso che ci siano grandi spazi di manovra per un futuro migliore. Se riuscissimo a valorizzare tutte le potenzialità che questa isola dispone, archeologia, agricoltura, turismo e ad accorciare le distanze che ci separano dal resto del mondo puntando sulle nuove tecnologie e su trasporti più efficienti, ammortizzandone i costi, sono certo che riusciremmo a scrivere una pagina ancora più bella per quest’isola.
Angelo Casano

Noi siamo pronti, ma non basta. di Ferruccio Formentini

Così Angelo Casano, esponente politico dell’Isola  di primo piano, si è rivolto direttamente a noi de “il panteco” aprendo di fatto un dibattito sull’isola e il suo futuro soprattutto con lo sguardo rivolto ai giovani. Innanzi tutto lo ringraziamo per avere preso spunto da un nostra articolo pubblicato su “il panteco” di Febbraio che a sua volta rifletteva su un suo intervento e cogliamo l’occasione per dare il via a questo  dialogo mettendo a disposizione anche per il futuro il nostro mensile.

Troviamo naturalmente interessante la proposta di una scuola teorico – pratica che avvii i giovani a recuperare interesse per l’agricoltura che, detto fuori dai denti, ha nutrito l’isola e in lunghi periodi anche arricchito gli isolani come stanno a dimostrare i terrazzamenti (margetti) che su tutta l’isola partono dal mare per raggiungere le cime delle colline e montagne dell’isola. Un lavoro titanico ed eroico con il quale il contadino strappava alla lava del vulcano la terra ricca mettendola a disposizione dell’agricoltura. Purtroppo oggi molti di questi “margetti” sono in abbandono mentre i muri di contenimento piano piano si sgretolano privi di manutenzione creando anche un danno estetico alla bellezza dell’isola.

E’ anche bene ricordare che già nei primi anni settanta era nato in dibattito portato avanti da alcuni giovani e dall’appena nato “il panteco” affinché a Pantelleria sorgesse un Istituto d’agraria. In proposito ci furono  molte discussioni ma il progetto non piacque ai politici dell’isola e anche a gran parte dei loro elettori, ormai la decisione per un lancio del turismo era presa. In effetti a quei tempi era tutt’altro che facile lavorare nei campi avendo come unico strumento un falcetto e una zappa. Oggi fortunatamente i mezzi meccanici agricoli sono o sarebbero di grandissimo aiuto rendendo il lavoro non solo molto meno faticoso ma anche più redditizio. Naturalmente dovrebbero essere reperiti e agevolati tutti i contributi statali, regionali e, perchè no, comunali. Ma ecco che si affaccia subito un inconveniente, come raggiungere i terreni con questi attrezzi meccanizzati? Eggià, oggi molti sentieri che collegano i terreni tra loro  e questi alle strade percorribili da mezzi e automezzi  sono in parziale stato di totale abbandono. Chi provvederebbe a riassestarli e, domanda sciocca, chi dovrebbe pagare i lavori? Come si può vedere appena si toccano argomenti legato al recupero della agricoltura sorgono problemi e questioni. Senza trascurare un fatto certo: in questo paese una democrazia sovente attenta e generosa ha difficoltà ha raggiungere e coinvolgere chi avrebbe le carte un regola e usufruire determinanti aiuti salvo poi trovare il percorso difficilmente praticabile per raggiungere agevolmente lo scopo a causa di una burocrazia sovente asfissiante. Insomma è evidente che qualsiasi progetto, pur logico atteso e positivo, per andare a buon fine dovrebbe essere affiancato da strutture che ne permettano la realizzazione.  Chi se ne prenderà cura? Forse la politica locale (dove non tutto è da buttare un esempio la raccolta differenziata) pronta però a cambiare nome a un lago o a un barbacane ma che non mosse dito per salvare le gare equestre al Bagno dell’acqua, per evitare che fosse costruito un palazzo affiancato al Barbacane, incapace di reagire alla casa di riposo per gli anziani una palese bufala edilizia, e altre e altre ancora obbrobri che ci circondano, non ultimo l’utilizzo e la morte della indispensabile cantina sociale tanto per citare qualcuna delle evidenti mancanze e distrazioni? Affidarsi a movimenti pseudo politici locali che sovente lasciano il tempo che trovano? Oppure i filopanti più o meno famosi che però quando tornano a casa dopo le vacanze hanno ben altri interessi? Tuttavia questo non è pessimismo, anzi diciamo subito noi ci saremo, ma è solo l’avvertimento che il percorso sarà comunque lungo e complicato, zeppo di delusioni che non dovrebbero tuttavia condizionarci. Al momento è importante parlarne, parlarne e ancora parlarne fin tanto che non si sarà riuscito a gettare una comune solida base d’opinione adatta ad avviare una partenza concreta, per dirla come dice lei “per scrivere una pagina ancora più bella per quest’isola”. Ad incominciare dagli studenti.

Febbraio 2017

Il ruggito degli studenti di Angelo Casano

pantelleria1Ho sempre pensato che i tempi migliori non arrivino da soli. Il cambiamento avviene solo se le persone s’impegnano e lo conquistano. I diritti non si realizzano mai da soli. E’ il futuro sta proprio nel fare rete, nell’unire le passioni e le forze. Nessuno regala niente a nessuno. Triste massima, è vero, ma ultimamente sembra essere la pura realtà delle cose. Allora se domani vi diranno che non può esserci uno spazio tutto vostro, Voi rincarate la dose.

Chiedetene due. Ci hanno abituato ad accontentarci delle cose che abbiamo. Qualcuno vorrebbe quasi farci credere che sia gusto vivere in queste condizioni, che non si può avere o chiedere di più. E’ falso, ci sarà sempre un’ altra strada da poter scegliere. Noi amiamo vivere su quest’isola, ma nessuno di noi ha deciso di viverci in questa condizioni. E il pericolo più grande, anche per noi giovani, è l’abitudine. Non abituatevi mai. Non abituatevi a questa struttura scolastica, non abituatevi ai prezzi aerei troppo elevati, non abituatevi a non avere uno spazio tutto vostro. Piuttosto alzate la voce, fatevi sentire, cercate di capire come funzionano le cose. Usate la vostra rabbia, la vostra delusione, come una lente d’ingrandimento per capire di più, per trovare delle soluzioni. Perchè c’è sempre una soluzione a tutto. Bisogna solo crederci e lottare.

Con gli studenti sempre.

 

Cosa porterà a Pantelleria il 2017? di Ferruccio Formentini

“C’è sempre una soluzione a tutto. Basta crederci e lottare.” Sono sante parole che però per concretizzarsi hanno bisogno di essere accompagnate da un punto che spesso nel costume isolano viene sorvolato. Le soluzioni per essere individuate hanno assolutamente  la necessità di poter venire sostenute da una visione reale dei fatti concreti e utili al raggiungimento dello scopo. Ovvero “bisogna solo crederci e lottare” conoscendo però gli obiettivi e i pro e i contro.

Nel nostro piccolo tenteremo di mettere le carte in tavola.

Il 2016 per l’agricoltura, soprattutto a causa della siccità, ma non solo, si è chiuso negativamente. Crollata la produzione dell’uva e come conseguenza precipitata quella di vino da tavola e passito. Naturalmente se nel conteggio si prende per buoni i dati relativi ai produttori famosi e non   ma etichettati come panteschi, che tuttavia producono soprattutto in Sicilia, allora la faccenda si fa più consolante se non addirittura ottima. Peccato che in tasca ai coltivatore e vinificatori locali i soli risultati che portano beneficio siano quelli maturati e prodotti strettamente sul territorio di Pantelleria.

Da qualche tempo stava nascendo una nuova realtà agricola isolana, certamente ancora marginale spesso sostenuta soprattutto dai filopanti, ma in crescita di anno in anno. ovvero la produzione di olio d’oliva. Purtroppo nell’anno trascorso il sole e la xilella hanno creato un danno totale riducendo la produzione a poco più di zero. Questi i risultati del 2016 per quanto riguarda l’agricoltura.

Infine il cappero, prodotto top dell’agricoltura di anni ormai antichi, anno dopo anno ha perso terreno per la grande difficoltà di trovare personale di lavoro, per un lavoro tanto faticoso e anche per la concorrenza di paesi africani.

per affrontare queste situazioni come agire? E’ assolutamente utile riportare l’agricoltura al suo ruolo primario nella realtà economica ma anche storica dell’isola: in che modo? Proteggendola, aiutandola e incentivandola. Tre “paroline” che sembrano però non interessare a nessuno o quasi. Una proposta: proviamo a cominciare a parlarne. Noi  che facciamo comunicazione, gli studenti che comunque devono immaginare un proprio futuro, la società civile che tutto sommato sarebbe un suo naturale dovere. Ma sarebbero solo parole al vento se la politica non ne facesse una ragione della propria azione.

Per la Pantelleria politica di oggi sarebbe perfino una svolta epocale impegnata come è ad   inseguire un futuro turistico che per la verità non è mai riuscito, nonostante gli sforzi fin qui profusi. a diventare una realtà economica attuale.

pantelleria2Il turismo per l’isola è sempre stato visto come una notevole opportunità per la sua economia. Opportunità che però non è riuscita a concretizzarsi se non per pochi, anche se non mancano i tonfi.

Probabilmente contare soprattutto sul mare e sul sole in una terra che non per caso nei secoli, pur trovandosi al centro del Canale di Sicilia, si specializzò nell’agricoltura e non nella pesca – insomma scelse la terra e non l’acqua – forse diventò una grave sottovalutazione della propria storia e dei fatti. Non bisogna dimenticare che ancora alla fine degli anni sessanta e dei primi anni settanta erano pochissimi i panteschi che sapevano nuotare e navigare, per non parlare di quanto erano rari i dammusi edificati prospicienti al mare mentre nel frattempo veniva raccolta  nei vigneti per essere  inviata in Sicilia l’uva zibibbo da tavola (attività oggi scomparsa). Le ragioni di una simile scelta c’erano e a ben vedere erano sotto gli occhi di tutti. Il mare sovente impetuosi flagella, oggi come ieri,  con insistenza una costa fatta esclusivamente di rocce irte e a strapiombo sulle acque sottostanti rendendo in tal modo difficile l’accesso allo stesso. Per contro l’isola resa, grazie ai terrazzamenti realizzati dall’uomo,  era ed è tutta coltivabile dalla costa fino alla vetta della Montagna Grande, sfruttando così una terra generosissima grazie al vulcano. Il buon senso avrebbe dovuto suggerire che la via anche per il turismo, doveva essere questa. Puntare su un turismo agreste in un’isola dove fortunatamente in più c’era anche il sole e il mare. Molti filopanti fecero per la verità autonomamente questa scelta con notevole soddisfazione, la politica pantesca si gettò intanto a capofitto su quella opposta.

Alcuni anni or sono, un turista amante dell’isola che frequenta tutt’ora fece una divertente a realistica affermazione, dopo avere trascorso in agosto oltre una settimana senza poter immergersi nel mare a causa dei possenti capricci di quest’ultimo ma non avendo tuttavia  molte alternative “ma il vostro assessore al turismo chi è Satana”. E così oggi l’isola si trova alle prese con il top del  turismo estivo che a fatica supera i 30 giorni mentre per il resto dell’anno è praticamente inesistente se non per qualche decina di affezionati inossidabile filopanti. E’ quello che avrebbe dovuto essere una soluzione economica per i giovani dell’isola si è trasformato in una “trappola”. E come accade spesso: i progetti sbagliati scacciano quelli buoni. L’agricoltura si è impoverita per i troppi giovani distratti dal turismo e dalle sue attività precarie. Come mai la scelta della politica fu quella del turismo marino? Ovvio! Essendo inesistente lo sfruttamento del mare avrebbe richiamato capitale per inventarlo ed edificarlo.  Peccato che finite le risorse dopo aver ricoperta la costa, ma non solo, di cemento non si sono preoccupati d’altro. Infine gravissima trascuratezza. Non aver mai seriamente affrontato lo sfruttamento delle acque salubri del lago (cosa che gli antenati hanno invece fatto per millenni) limitandosi a cambiare il suo nome dal significativo “bagno dell’acqua” (che la dice lunga sul suo ruolo millenario) in quello fantasioso di “specchio di Venere”, anche se questa dea greca e romana non ha mai avuto nulla in comune con una terra punica e cartaginese semmai occupata dalla dea Tanit.

Come rimediare? Una via c’è! Con grande modestia tentare un parziale ritorno la passato. La terra feconda è rimasta dov’era, chiede solo di essere lavorata.

(n.b. Oggi raggiungere in aereo dall’Italia l’Egitto costa quanto venire a Pantelleria, mentre è molto meno costoso recarsi in Tunisia. Solo la guerra evita che questi paesi ci sottraggano definitivamente il poco turismo rimasto)

 

Gennaio 2017

Un bellissimo antico presepe che ci ha inviato Gianfranco Rossetto

pant1

I ladri scuotono la serenità di Pantelleria e del suo turismo (f.f.)

La pubblica opinione dell’isola è stata chiamata a darsi una mossa per arginare la piaga dei furti nei dammusi dei turisti, che restano incustoditi per molti mesi all’anno, ma anche nelle abitazione dei residenti che – almeno teoricamente – dovrebbero essere più protette.

Per la verità il furto nelle abitazioni di campagna non sono solo dei nostri giorni. Anche nei tempi ormai lontani del secolo trascorso il problema esisteva, ma non aveva l’intensità e la sfacciataggine odierna.

Ancora negli anni settanta quando un contadino si rendeva conto che il suo vigneto o il “sardune” degli attrezzi aveva subito un visita indesiderata, per avvertire gli incauti visitatori che sarebbe stato allerta, erigeva un “segnale” dove si era svolto quello che riteneva un misfatto, una piccola piramide di pietre ben in vista che sorreggeva l’oggetto del furto. Un tralcio di vite, piuttosto che vecchio attrezzo non più utilizzabile. E tanto bastava per por fine agli ammanchi. E’ anche vero che allora in campagna si riteneva abbandonato tutto quanto non era custodito perfino all’interno di una proprietà. Così succedeva che un rastrello lasciato in giardino all’aperto,  non ricoverato in un “magazeno”, poteva facilmente sparire.  E questo succedeva soprattutto ai turisti ignari del costume locale.

Ma le abitazioni restano inviolabile e potevano rimanere sempre e comunque anche con le porte aperte.

pant2Poi con il passare del tempo mutano anche i costumi. L’installazione delle cucine economiche, forni elettrici e soprattutto boiler per l’acqua calda nei dammusi turistici  naturalmente si trasformano in una tentazione irrefrenabile. Vere razzie di questi elettrodomestici asportati da questi dammusi avvenivano in occasione dei matrimoni. Restavano pur sempre dei regali molto apprezzati. Poteva trasformarsi in una fastidiosa nuova usanza ma a metterci rimedio intervenne  il crollo dei prezzi di questi apparecchi domestici  e la loro sempre maggiore diffusione perfino  nei dammusi più isolati in zone che finalmente venivano raggiunte dalla luce elettrica portata dalla Smede.  Mano a mano che l’apa (inteso tre ruote a motore della Piaggio) pensionava mula e asino nacque prepotentemente nell’isola la febbre sempre in crescendo per il motore che doveva essere sempre più grosso e veloce e del tutto sproporzionato alla realtà stradale. Oggi tendenza per la verità esasperata, vedere l’esplosione attuale dei suv. E così chi non può permettersi l’automezzo, soprattutto tra i giovanissimi, se lo ruba, non per tenerselo e venderlo ma per usarlo fino a consumo della benzina del serbatoio dopo aver fatto il figurone con la ragazza. E così da allora oltre a chiudere la porta di casa si è capito che era prudente chiudere anche la portiera dell’autovettura. Ma rubacchia di qua rubacchia di la l’antico costume dove potevi dormire con la porta aperta è andato a farsi friggere sostituito dall’allarme antifurto. Ovviamente l’alto tasso di disoccupazione non aiuta. E così un poco alla volta siamo arrivati a giorni nostri dove il cattivo costume di impossessarsi di quel che non ti appartiene è andata dilagando. Oggi c’è chi, probabilmente tardivamente, lancia l’allarme che forse non tiene conto di un fatto che è palpabile: la presenza delle forze dell’ordine è sottodimensionato e forse erroneamente accentrato nel solo capoluogo (in passato le caserme erano tre Pantelleria – Kamma – Scauri ) se si tiene conto dell’altissimo numero di dammusi sparpagliati e isolati su un territorio enorme mentre i centri abitati sono altrettanto lontano l’uno dall’altro. Nel frattempo tra i panteschi e i filopanti gira l’avvertimento preoccupato che qui sotto riportiamo.  Detto sommessamente tutto questo non può che danneggiare un turismo di per sé già zoppicante.

 

 

 

Oggetto: I:? Petizione contro i furti nelle case?

 

 

News 19216, Pantelleria 10/12/2016

 

Strumenti di sorveglianza a distanza da posizionare nei principali punti

di transito nelle pubbliche vie. Li chiedono con una petizione indirizzata

al sindaco 300 cittadini e turisti di Pantelleria. L’intervento della tecnologia è richiesto per facilitare un più deciso intervento da parte

delle Autorità civili e dei Corpi addetti alla Pubblica Sicurezza,attraverso una più efficace azione di contrasto alla criminalità, furti e spaccio di stupefacenti.  

“I continui furti nelle abitazioni di Pantelleria – hanno scritto nella petizione i firmatari – stanno creando diffusi sentimenti di allarme tra la

popolazione, tra i residenti, come tra i turisti che possiedono una casa

nell’isola”. 

Questo nonostante l’impegno delle forze dell’ordine, ma il territorio dell’isola è grande rispetto agli uomini che possono essere impiegati. 

“Il fenomeno è andato crescendo e mostra la presenza di ladri ben organizzati, che visitano le case da derubare durante l’assenza, anche breve, dei proprietari in concomitanza di partenze, ricoveri in ospedale,

partecipazione a feste e altre occasioni, mostrando di conoscere molto bene le abitudini delle loro vittime”.

“La raccolta di firme che alleghiamo – continua la petizione – è stata effettuata “porta a porta”, spontaneamente, in pochi giorni e senza fare

ricorso ad alcuna forma di organizzazione se non il “passaparola”. Da mettere in evidenza come tutti i firmatari abbiano accolto con estremo favore l’iniziativa, ritenendo grave la situazione e insufficienti le misure di contrasto fino a qui messe in campo”. “Occorre muoversi subito – concludono i cittadini – , prima che, anche a Pantelleria, le attività criminali diventino una professione per i nostri giovani”.

Varie volte è stato sollevato questo problema negli ultimi anni e due sono le cose che anche i nostri lettori hanno messo in evidenza: la chiusura di due caserme dei carabinieri, quella di Kamma e di Scauri, la mancanza di denunce per molti furti che si perpetuano nell’isola. Ma vi è un altro e grave fattore: la mancanza di collaborazione dei cittadini.

Chi vede non parla, Copia delle petizione sarà inviata anche al Prefetto di Trapani.

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Questa l’intervista al Sindaco:

 

Strumenti di sorveglianza, nostra intervista al sindaco

 

”APPREZZO LE SOLLECITAZIONI MA I CITTADINI

COLLABORINO CON LE FORZE DELL’ORDINE”

 

News 19234, Pantelleria 13/12/2016 (Salvatore Gabriele)

 

Sindaco, i cittadini la settimana scorsa le hanno fatto arrivare una petizione con la quale chiedono strumenti di sorveglianza in varie parti

dell’isola. Che ne pensa?

 

“Apprezzo le sollecitazioni che ci provengono dai cittadini per dare maggiore sicurezza al nostro convivere civile – risponde il sindaco Salvatore Gino Gabriele -, ma voglio anche rimarcare la necessità di una

maggiore collaborazione fra cittadini e forze dell’ordine. La videosorveglianza è uno strumento non è la soluzione ai nostri problemi”.

 

Di che cosa abbiamo bisogno allora?

 

“Abbiamo bisogno di maggiore collaborazione il concetto è: “chi sa parli”. In una piccola comunità dove ci conosciamo tutti è la cura ad eliminare quei fenomeni di malcostume, di piccola delinquenza che ci sono. La piccola delinquenza spesso si autoalimenta dalla nostra stessa indifferenza, perché ci giriamo dall’altra parte. Le forze dell’ordine fanno uno sforzo straordinario e continueranno a farlo, ma noi come cittadini abbiamo il compito di tutelare i nostri diritti, le sacche di impunità vanno perseguite.  

 

Che programmi avete?

 

“Per parte nostra abbiamo già in programma attraverso alcuni strumenti finanziari del PON Sicurezza, con la collaborazione delle forze dell’ordine e della Prefettura, di presentare un progetto di video sorveglianza nelle maggiori piazze dell’isola e nei luoghi maggiormente frequentati, ma ciò non ci esime dalle responsabilità di cittadini e di istituzioni di coltivare una cultura della legalità e del rispetto reciproco contro i manigoldi, di cui spesso conosciamo nomi cognomi e indirizzo”. 

 

 

 

Dicembre 2016

S.A.R. Amedeo di Savoia duca d’Aosta, ma anche filopante con dammuso in località Scauri alto, ha scritto un libro molto importante. Vi si racconta la vita dell’autore, i trascorsi della famiglia reale italiana della quale è parte, gli avvenimenti del nostro paese e molto altro su l’Italia e le sue vicende.  Una storia avvincente, coinvolgente che è anche la nostra storia, ben scritto è anche curioso. Tutte ragioni più che valide per acquistarlo e leggerlo.

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Novembre 2016

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8 ottobre 1916 La Repubblica così titolava un suo lungo articolo riguardante ambiente. Un dossier dal Trentino alla Sicilia. 170 mila ettari di colline censite. Ma uno su tre è minacciato dall’incuria: corsa per salvarli Pantelleria inclusa.  E si è scritto molto anche sui “margetti” di Pantelleria, vedi foto. La regione più terrazzata proporzionalmente al territorio resta la Liguria ma il primo comune italiano è quello della nostra isola.   

 

 

La nuova battaglia di PINO LI VIGNI: 

CARO BOMBOLE E PREZZO DEI CARBURANTI A PANTELLERIA di Massimiliano Reggiani

 

image2E’ sempre un onore essere coinvolti e sostenere la azioni di Pino LI VIGNI, iniziative politiche e sociali che affrontano senza retorica i bisogni e i diritti dei Panteschi. Allego quindi con piacere a questa mail due documenti  (il  volantino e l’articolo pubblicato  su Pantelleria Internet) che  promuovono una battaglia politica per ottenere i giusti prezzi dei combustibili anche a Pantelleria. Il volantino esprime con chiarezza un bisogno di Giustizia dei  Panteschi, richiamando all’attenzione la Politica locale, le Autorità e gli operatori commerciali.

Grazie all’opera di LI VIGNI molti dei Diritti negati sono stati ottenuti, ad  esempio estendendo a moltissimi creditori l’azione di danno morale per la Finanziaria Meridionale Popolare. Senza di lui non si sarebbe potuto aprire questa azione di danno morale anche agli ammessi al passivo Finbroker.

Senza la sua attività nel territorio non avrei mai ottenuto i documenti che hanno permesso allo Studio ROMANO di portare alla Corte Europea a Strasburgo un centinaio di creditori Finbroker.

E, senza di lui, non si sarebbe  mai potuta iniziare l’azione del danno morale anche per il fallimento DI FRESCO. Proprio questa mattina la Cancelleria fallimentare mi ha confermato che a metà ottobre avremo tutti gli atti necessari per chiedere il danno morale anche per i creditori DI FRESCO.

I frutti che si potranno raccogliere di queste battaglie sono nati e cresciuti soprattutto grazie all’impegno e alla lungimiranza di Pino LI VIGNI, a cui io per  primo e tutto lo Studio legale Giovanni ROMANO, non possiamo che dire  grazie, impegnandoci a sostenerlo in questa lotta per bene collettivo.

 

La Filopante Caterina Pini (dammuso a Scirafi) espone a Trieste.

 

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Ottobre 2016

A Scauri porto è nata questa estate la collina dei ristorati, del dopocena, del dopo barca e della cultura. Avanti così e Scauri diventerà un centro turistico quasi competitivo con i più noti delle isole turistiche del Mediterraneo. (f.f)

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Una stagione turistica iniziata così così ma finita ottimamente nonostante delle condizioni climatiche tutt’altro che favorevoli. (f.f.)

Da alcuni anni i filopanti, da lunga data presenti nell’isola fin dagli anni ottanta e quasi tutti proprietari di dammusi perfettamente restaurati, si guardavano attorno sospettosi e un poco delusi. Stavano rendendosi conto che dopo di loro l’isola rischiava di rimanere senza turisti. Mentre loro invecchiavano e i propri figli, dimostrandosi poco affascinati dalle bellezze naturali, sembravano snobbare Pantelleria preferendole le isole greche o spagnole e perfino il nordafrica, insomma mancavano i turisti delle nuova generazione. Dopo i quarantenni e cinquantenni arrivati in gran numero negli ottanta e novanta e ora ovviamente invecchiati,  il  nuovo secolo sembrava non sapere aprirsi alle nuove generazioni. L’isola turistica era priva della generazioni di mezzo. E tutto questo è proseguito imperterrito fino all’anno scorso. Pantelleria sembrava imbalsamata nel tempo. Quasi scomparse le discoteche, i ristoranti quelli di sempre, e l’atmosfera era avviata sulla via di un lento intristimento un po’ sul genere dei “dammusi arzilli” . Poi improvvisamente quest’anno, del tutto inatteso, il fenomeno di rinnovamento è esploso. Sono arrivati le nuove generazioni con gusti e costumi diversi, certamente, ma anche portando nuovi entusiasmi. Le novità: il boom turistico nelle contrada. In testa a tutte Scauri, ma anche Rekale e Kamma ne hanno beneficiato trascinandosi appresso la nascita di nuovi punti ritrovo.

Per lo più i nuovi giovani arrivati sono apparsi più interessati dalla vita in campagna piuttosto che dalla vicinanza con il mare che peraltro ha fatto l’impossibile per mostrasi respingente con non mai. Molti sembravano trascorrere più volentieri la giornate in dammuso piuttosto che in mare e forse la mancanza di spiagge minimamente attrezzate deve avere  avuto la sua importanza in questa scelta. Ma la sera diventava un’occasione per continui incontri in abitazioni private, nei ristoranti,  in trattoria, e in locali attrezzati per il dopocena.

Un fiorire di nuove trattorie, alcune ottime, lo si deve probabilmente alla nuova richiesta, e bravi gli operatori che hanno saputo cogliere la palla al balzo ed adeguarsi a queste esigenze, anche nella scelta dei vini oltre che dei menu e del servizio. Insomma una piacevole novità dopo anni di sonnolenze. Ora staremo a vedere se l’isola, amministrazione comunale inclusa, saprà adeguarsi opportunamente per gli anni venturi. Lo capiremo già tra qualche mese.

Settembre 2016

Bisogna battersi per un’agricoltura pantesca efficiente e remunerativa. Di Antonio Casano

L’agricoltura pantesca è un problema che è stato fin troppo trascurato e che aspetta da anni d’essere analizzato nella sua globalità e risolto definitivamente. Noi cerchiamo, nel nostro piccolo, di fare un po’ di chiarezza, a beneficio almeno dei giovani che ignorano gran parte delle vicende pantesche degli ultimi quarant’anni, e proponiamo anche qualche suggerimento.

E’ inconcepibile non preoccuparsi di fronte al calo continuo della produzione di uva e di capperi; un crollo costante e inarrestabile: la produzione di zibibbo da cinquecentomila quintali negli anni ’80 è crollata a circa trentamila quintali nel 2015, quella dei capperi, sempre nello stesso arco di tempo, è passata da tredicimila  a qualche migliaio di quintali.

E tutto questo mentre in molte zone della penisola italiana l’agricoltura sta tornando di moda, specialmente tra i giovani, in concomitanza con la riscoperta della genuinità dei prodotti biologici e a chilometro zero.

Negli anni ’60 del secolo scorso non poche famiglie pantesche, che ritenevano di non avere prospettive di miglioramento sociale, lasciarono l’isola per trasferirsi nel Lazio (agro pontino), inseguendo il sogno di una vita agiata e meno faticosa; chi rimase nell’isola, continuando  a tirare avanti tra malannate, le più, e qualche buona annata, oltre a lavorare la propria terra  e a mantenere l’integrità dei muretti a secco, assolse il prezioso compito di conservare  in buono stato il territorio, impedendo che gramigna e rovi infestassero le coltivazioni. La campagna pantesca, allora  interamente coltivata, era come un giardino diffuso, un parco.

Oggi purtroppo la situazione è molto diversa, e per motivi non certamente imputabili alla gramigna e ai rovi.  I panteschi avevano capito che le colture più adatte al territorio erano  lo zibibbo ,  il cappero e, a seguire, l’ulivo come terza coltura.

opinioniLo zibibbo di prima scelta, più adatto ad essere venduto come uva da tavola, era molto richiesto dai commercianti palermitani, che con i vagoni frigoriferi lo esportavano perfino in Svizzera, anche se la piazza più importante era Palermo.

In questo rapporto commerciale tra agricoltore  e compratore alcuni panteschi svolgevano il ruolo secondario, di sensale e di sciccari ( quelli che, possedendo un mulo, trasportavano l’uva dalle zone interne fin sulla strada principale). Allora, e per tutti gli anni sessanta, circa duemila quintali di zibibbo uscivano ogni giorno dall’isola a bordo dei motovelieri panteschi (le navi allora si ancoravano al largo,in quanto i due embrioni di porto, quello del centro e quello di Scauri, consentivano l’ approdo solo a pescherecci e motovelieri).

A poco a poco però lo zibibbo finì fuori mercato, perché i commercianti trovarono più conveniente smerciare l’uva Italia prodotta nel nisseno.

I capperi avevano, invece, destinazione Lipar. Qui  un gruppo di imprenditori aveva instaurato rapporti commerciali con l’Inghilterra. Liparoti erano chiamati a Pantelleria questi commercianti, che dalle Eolie venivano ad accaparrarsi i nostri capperi. Naturalmente sia i palermitani sia i liparoti avevano l’esclusiva e conseguentemente erano loro a imporre il prezzo dell’uva e dei capperi.

L’eccedenza della produzione di zibibbo era destinata alla vinificazione da parte di alcune ditte del nord ( Bianchi, Pasquale e altre) che trasferivano nell’astigiano il nostro mosto ad alta gradazione, mentre le ditte Patti, D’Ancona, Casano percorrevano la strada della produzione di moscato.

Gli agricoltori panteschi a poco a poco si convinsero di essere ancora una volta defraudati del loro prodotto e molti di loro si associarono, tra dubbi e speranze, in una cooperativa , l’AAP (Agricoltori Associati Pantelleria), che arrivò a contare 1.200 soci. Ma l’Agricoltori Associati, dopo alcuni lusinghieri risultati nei primi anni di attività, cominciò ad avere difficoltà nella fase della vendita del prodotto e i debiti contratti con le banche, che avevano finanziato gli anticipi ai soci, alla fine la  portarono alla bancarotta. Non migliore sorte toccò alle associazioni che le subentrarono, come Enopolio e Nuova Agricoltura.

Da alcuni anni un paio di società vinicole siciliane acquistano parte della produzione di zibibbo a condizioni capestro per i produttori: lo scorso anno il prezzo medio a quintale è stato di 28 euro, uno scandalo, e ora, man mano che gli acini ingrossano e maturano, cresce, nelle famiglie che vivono di agricoltura, il livello di ansia, per il timore di rivedere un film già visto.

Non rimane, secondo  me, che pensare ad una struttura commerciale dedita solamente alla vendita, che sia fortemente capitalizzata in forma cooperativistica e con spiccato senso di solidarietà tra gli agricoltori. Possibilmente una società per azioni in cui l’agricoltore viene immediatamente remunerato del suo  prodotto (DOC e IGP), che non è più  destinato all’ ammasso, bensì alla vendita, estesa anche ai supermercati di tutta Italia.

Agosto 2016

Nell’estate del 2002 un numero abbastanza ristretto per lo più di filopanti fortunati furono omaggiati da Alessio Sirtoli e Manuela Grignani di una elegante plaquette dal titolo Pantelleria. Questa piccola pubblicazione conteneva le poesie di Alessio dedicate a Pantelleria e un bellissimo disegno di Manuela che rappresenta l’isola con l’occhio dell’ancor più famoso padre. Di seguito diamo una modesta rappresentazione di quest’opera dedicandola a Pantelleria e anche a coloro che a suo tempo non ebbero la fortuna di ricevere il delizioso ed elegante omaggio.

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Pantelleria assopita                                

attende

giostra torneo di vento                            

stringe il ginepro al sasso                               

spinge alle viti i fiori                                

siriani dell’ibisco

fresca finestra all’uomo

che siede nella notte

la pelle profumate                                    

dolce sapor  moscato                                 

apre respiri armonici                                

schiaffo di luce e suono                            

chiude alle ali il canto                              

veloce batticuore                                                           

fra le duchene candide                             

delle colline a mare                                   

sparso d’odore occulto                             

l’ozono resinato                                        

rispacca d’aria il colpo                            

frusta d’acciaio e d’oro                            

 

Pantelleria perduta

figlia di Sciacca e di Vulcano

concede licenza al vento che muta

compatta ostiaovale sul piano del mondo

la grande montagna il cratere protetto

segnata Cuddhia colline di rughe

le brevi maggette

gli olivastri arruffati

perenne fatica compagna

e legata interrotta muraglia

posseduta

ai suoi soli vigneti ed agrumi

supina

lavata dall’onda che ingolfa

perlanere lunare ossidiana

rinnova dal mare la forza

cortigiana

la palma diritta accudisca la rosa

la cupola biancovenata cocente

collana di rossigioielli

grovigli complessi

la cipria del campo setaccio di terra

di capperoverde la spilla sul manto

la limpida gemma luccichio di cisterna

sorella alle stelle marecielo vibranti

 

Bagno dell’acqua

misura di mare lucido

specchio di stagno elastico

riflette il vento

al cielo

nuovamente intatto

e nell’obliqua somiglianza

dona immagine un vantaggio

girocompiutogiro

orlo di doccia

dall’alloro circonfuso e circondato

quando lo smalto del suo mante offre

non rispettando il sole

nel suo bel verso opaco

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Luglio 2016

La scuola da’ il buon esempio.

AGRICOLTURA   EROICA  a  pnl.

premio “Vincenzo Almanza”

Oggi, martedì 7 giugno 2016, alle ore 11, presso i locali dell’Oratorio Parrocchiale “Punto luce” sotto la Chiesa matrice del Capoluogo, si è svolta la Cerimonia di premiazione degli Alunni/e i vincitori di questo Concorso. (vedi news n. 18161 del 6-6-2016).

Il salone dell’Oratorio era tutto occupato dagli 80 Alunni/e delle classi 4^ e 5^ della Scuola Primaria Statale, accompagnati dalle loro Maestre e da un ristretto ma qualificato Pubblico per lo più composto da noti rappresentanti di Associazioni culturali e naturalistiche dell’Isola.

L’evento, programmato da tempo, ha assunto un particolare significato in quanto è avvenuto a ridosso dei tragici fatti dolosi che hanno ustionato profondamente l’Isola, inferendole gravi ferite anche se fortunatamente non mortali.

pantelleria1Alla presenza di Gianfranco Rossetto (nella foto con la moglie), del Sindaco Salvatore Gino Gabriele, del Vice-sindaco Angela Siragusa e del Dirigente Scolastico Franco Pavia, il presidente del CCVG (Centro Culturale Vito Giamporcaro) ha aperto i lavori elogiando il promotore del Premio Gianfranco Rossetto, giunto alla sua seconde edizione, che con questa iniziativa ha inteso ricordare l’ex sindaco di Pantelleria Vincenzo Almanza, il suo amore per l’isola e la sua passione per l’Agricoltura Eroica praticata sull’Isola ed onorare così questo illustre concittadino pantesco, capace amministratore, ancora vivo nella memoria di tante persone.

Prende la parola il Sindaco che si complimenta con tutti gli Alunni/e partecipanti esortandoli a continuare ad interessarsi di Agricoltura e di recuperare in tal modo la sensibilità per la Natura e per l’eroico lavoro agricolo che ancora tante Persone, sull’Isola, portano avanti e che purtroppo la maggior parte degli adulti ha perso, si complimenta, poi,  con il CCVG e ringrazia per l’iniziativa Gianfranco Rossetto invitandolo a collaborare con il Comune  a recuperare ulteriormente la figura del Sindaco Almanza.

pantelleria2Gianfranco Rossetto ringrazia il Sindaco e ricorda che il Comune ha già fatto molto per questo suo grande Sindaco, intitolando a Vincenzo Almanza l’Istituto Superiore, una piazza e una via.   Con questo Premio, si vuole sostenere l’attività agricola dell’Isola, soprattutto oggi dopo il devastante incendio, e invitare a riflettere sul fatto che l’Agricoltore non è solo un “Produttore” ma svolge, sempre più consapevolmente, il compito di proteggere l’ambiente assumendo di diritto il ruolo di “Difensore” indispensabile del Territorio e della Natura.   Rossetto conclude ricordando il riconoscimento Unisco nei riguardi della pratica agricola dell’alberello della vite e complimentandosi con tutti i Ragazzi/e e con le loro Maestre per i bellissimi elaborati svolti e tutti degni di vittoria.

l Vice-sindaco, Angela Siragusa rinnova i saluti a tutti gli Alunni/e partecipanti al concorso, alcuni dei quali sono anche suoi Allievi e plaude alle Colleghe Insegnanti che durante l’anno scolastico sono state impegnate in numerosi altri Progetti coinvolgenti i propri Ragazzi/e, impegno che dimostra l’attenzione che la Scuola di Pantelleria riserva ai propri Alunni/e.

E’ la volta del Dirigente scolastico Franco Pavia che sottolinea la ventata di innovazione che tali attività portano nella Scuola e che questi Progetti sono a tutti gli effetti considerati parte integrante del curriculum del corso di studi essendo in linea con lo scopo principale che deve avere l’Istruzione : quello di promuovere l’identità degli Alunni/e.

Dopo brevi interventi tendenti a sottolineare l’importanza educativa e formativa  di questo Premio rivolto all’Agricoltura eroica dell’Isola e il successo ottenuto visto l’alto numero di Alunni/e partecipanti , a cura dell’ex Direttore didattico Sergio Minoli, del bibliotecario del CCVG Ignazio Cucci e del vicepresidente del CCVG Giovanni Bonomo, il Presidente del CCVG Antonio Biagio Casano assieme al promotore del Premio Gianfranco Rossetto, proclamano i vincitori :

Beatrice FAMULARO (cl. 4^ Khamma) – per la sez. II : Elaborati Grafici

Chiara  CULOMA ,(cl. 4^B Capoluogo)  –  per la sez.  I : Elaborati Scritti.

 

Ogni vincitore potrà usufruire di un “Buono acquisto” di €. 195,00 da spendere nelle Cartolibrerie dell’Isola per materiale didattico vario.

La bella manifestazione si conclude, tra prolungati applausi, con la distribuzione di “Attestati di partecipazione”, a cura del D.S. Franco Pavia, a tutti gli Alunni/e che hanno svolto i lavori sia grafici che scritti.

L’appuntamento è fissato al prossimo anno scolastico  2016/’17, per la 3^ edizione.

 

Sergio Minoli

 

Una proposta di Filippo Giglio per il Centro Culturale che condividiamo

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Giugno 2016

Un pantesco sotto i riflettori.Formentini

Schermata 2016-01-31 alle 20.02.15Il cantante e compositore di Pantelleria Pietro Gabriele, in tour per i teatri d’italia, giovedì 26 maggio si esibirà in concerto al Teatro Europa di Aprilia. “Qualcuno da poter amare” è il titolo del suo ultimo disco e dell’evento live che è in programma a partire dalle 21.00.

I biglietti sono disponibili direttamente al botteghino del Teatro Europa, su www.ciaoticket.it e nei punti vendita autorizzati Ciaotickets.

Sulle tavole del palcoscenico apriliano troveremo tutta la sua band, composta da Dario Spezia (chitarra), Manuel Taranto (batteria) e Andrea Belleari (basso).

Come mai l’idea di venire proprio in questa città? “Ad Aprilia c’è una delle più grandi colonie di gente originaria di Pantelleria che durante l’ultima guerra mondiale o subito dopo si trasferì tra Latina e Aprilia. Da molti anni mi viene chiesto di esibirmi da quelle parti e finalmente potrò esaudire questo desiderio. Sarebbe stupendo poter far riunire tutti i panteschi presenti nel Lazio. Sarebbe un giorno memorabile.”

Pietro Gabriele (Pantelleria 12/01/1987) è cantante, compositore, musicista e autore di canzoni. L’amore per la musica si manifesta fin dai 6 anni, quando inizia a prendere le sue prime lezioni di canto. Negli anni a seguire si accosta alla chitarra, ma l’isola non ha una scuola di musica , quindi lo fa da autodidatta. Nel 2004 vince Il Festival Dell’arte (concorso canoro che si svolge ogni 2 anni ) rivolto alla regione Sicilia e presieduto da Cristina Muti (moglie del maestro Riccardo Muti). Si ripete, vincendo ancora, nel 2008.

Nel settembre 2006 si trasferisce a Brescia per continuare a coltivare la sua passione. Nel Novembre dello stesso anno viene notato dal maestro Alan Farrington che decide di seguirlo affinché migliorasse la tecnica vocale. Con lui oltre che alla musica pop si accosta al jazz, al blues e al soul, interpretando grandi artisti come Ray Charles e Stevie Wonder.

Sempre nello stesso anno inizia a studiare chitarra con Giovanni Rovati e pianoforte con Marco Arrighi. Il 22 agosto 2011 vince il Calypso Festival, concorso nazionale presieduto da Katia Ricciarelli e Vince Tempera, con un suo brano, “Ritorno da te” con il quale si aggiudicato poi una menzione speciale alla finale dei grandi festival italiani

Il 15 ottobre 2011 arriva terzo al festival di Ghedi con il brano “Nomonotonia” (canzone che dà il titolo al suo EP) esibendosi prima al teatro “Gabbiano” duettando con Serena Abrami (concorrente di Sanremo Giovani 2011), poi al Palabrescia che ha visto come ospite d’onore Nek. Il 12 novembre vince un altro importante Festival nazionale, il Botticino Music Festival, premiato da Alberto Tafuri (vocal coach di x-factor ) sempre con il suo brano “ Ritorno da te “.

Finito il 2011, inizia il 2012 alla grande arrivando tra i 30 più votati alla selezione di Sanremo giovani su oltre 1500 partecipanti, e arrivando a festeggiare il suo compleanno in diretta Rai con Gianni Morandi. Partecipa al “ PoP Music Festival”, festival portato avanti da Vincenzo Incenzo (associazione Fonopoli) ed Enzo Bellina, arrivando tra i 10 finalisti su circa 600 iscritti.

A seguire tante le partecipazioni a varie manifestazioni che lo hanno visto sul palco insieme a: Laura Bono, Enrico Ruggeri, Ron, Simona Molinari, Sonorha, Cristiano de Andrè e molti altri. Ospite della data vicentina del Festival Show 2013. Attualmente è in tour per i teatri d’italia a presentare il suo disco “ Qualcuno da poter amare”.

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A proposito delle risorse naturali pantesche troppo trascurate. Pubblichiamo una pagina del libro Pantelleria di Pino Correnti edito nel 1982 da Mursia. Suggeriamo di rileggerla con attenzione.

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P.S. Alla fine degli anni 70 e primi 80 i rapporti tra l’EPT di Trapani e la pro loco di Pantelleria furono molto serrati e produttivi e a proposito della potenzialità delle acque del lago ricordo  che per conto dell’EPT portai a Milano a un centro di analisi una bottiglia contenente acqua del lago stesso.  I risulti delle analisi furono sufficientemente confortanti e confermarono quelle romane anche se avrebbero richiesto un approfondimento di  ulteriori esami. Come succede sovente a Pantelleria per quanto ne so non vi furono ulteriori indagini poichè nessun volle prendersi la briga di occuparsene. Peccato. (Ferruccio Formentini allora segretario della Pro Loco di Pantelleria)

Maggio 2016

E straordinario ma nel tentativo di mettere nella giusta luce, a nostro avviso negativa, l’attuale situazione della nostra isola sembra che siamo rimasti solo in due IL FOGLIO e il panteco. Di Ferruccio Formentini

 

Quando negli anni settanta I maltesi fratelli Pisani proprietari dell’altrettanto maltese Corinthia Palace e consoci anche con Gheddafi acquistarono a Pantelleria l’albergo Tre Pietre e un fondo tra l’altro immediatamente vincolato a verde pur essendo una pietraia nella penisola scoppio il finimondo. Il colonnello libico venne su tutti i media nazionali immediatamente sospettato di prepararsi al conquista dell’isola pantesca. Ci fu chi scrisse sui quotidiani che le coste dell’isola con le sue numerose grotte marine sarebbe diventata una base per i sommergibili libici. Non mancò chi invece tentò di dimostrare che i servizi libici già erano presenti, confondendoli volutamente con il compianto Gaetano Valenza, in parte mediatore negli acquisti. Altri sostenevano che la distanza dalla costa libica a quella pantesca era facilmente percorribile con rapidi gommoni carichi di soldati che poi sarebbero stati ospitati nell’albergo Tre Pietre situato sulle rive del mare e già attrezzato per la bisogna. L’unico a smentire quanto sopra, naturalmente inascoltato, fu il sottoscritto invitato come inviato de “il panteco” da una trasmissione  televisiva di rai 3. Più o meno nel medesimo tempo nell’isola vennero rapidamente  riattivate tre caserme, e riempite di soldati. Da tutta questa baraonda mediatica, finalmente scaturì anche qualcosa di favorevole: per permettere il transito ai radar semoventi, che avevano il compito di tenere sotto controllo i movimenti nel mare e cielo di Pantelleria, venne asfaltata la perimetrale, allora praticamente impercorribile piene com’era di buche gigantesche, e la strada fino alla vetta della Montagna Grande al tempo ancora lastricata di pietre come ce l’aveva lasciata il Duce. L’aeroporto venne migliorato anche per permettere l’atterraggio e il pantelleria1ricovero di qualche jet. Inoltre l’hangar,  rimasto come ce l’avevano lasciato i bombardamenti del 1943, venne totalmente restaurato e al suo interno allestito  un centro di assistenza per i mezzi, uno di comando telematico e un decina di camere con doccia per i piloti. Tutte opere poi rimaste inutilizzate anche perchè nel frattempo proprio Gheddafi era diventato un grande amico dell’Italia. Intanto sulla collina che sovrasta l’aeroporto cresceva un villaggio militare sempre più grande e moderno  e una attrezzatura di controllo del mare sopra e sott’acqua. Costo? Chi lo sa! Tuttavia molto di quanto realizzato  all’ora è tutt’ora riutilizzato e adeguato ai nuovi tempi. Il villaggio militare di Bukkuram, l’aeroporto e le sue struttura. I facile accesso agli impianti sulla Montagna Grande.  Insomma un parziale modesto atteggiamento deterrente dell’isola nei confronti di eventuali mal’intenzionati  non partirebbe da zero assoluto, come accadde in quegli anni.

Perchè insistiamo su questo punto? Per il semplice motivo che il ruolo di esposizione di Pantelleria nei confronti dell’Isis e le sue operazioni in Libia e Tunisia è piuttosto evidente e quindi continuare è un errore fingere che questa attività di sostegno a chi opera in Libia contro l’Isis e i suoi alleati, pur doverosa, non esista potrebbe esporci a qualche rappresaglia. A marzo del 2015 l’aereo in questione è stato perfino visto lasciare Pantelleria per aiutare un attacco tunisino contro i terroristi libici. Quindi ci chiediamo se allora per fronteggiare un attacco libico inesistente fu fatta una tale esibizione di muscoli forse sarebbe bene tenere almeno presente che l’Isis controlla oltre 150 km di costa libica e comportarci di conseguenza.

 

IL FOGLIO 4aprile 2015

 

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Aprile 2016

Un fatto sorvolato dai più, siamo a una oretta di gommone dall’Africa.

La situazione libica ci riguarda eccome;  anche se a Pantelleria si fa finta di niente così come nell’Italia tutta. Che l’aeroporto della nostra isola, zitti zitti, sia ormai una base degli Stati Uniti (anche se ufficialmente pudicamente sotto il nome di un contractor) è un fatto conclamato perfino dal nostro sindaco che ne è felice poiché i ristoranti locali ne traggono beneficio. Tuttavia gli aerei che prendono il volo dalla nostra pista destinati sui cieli della Libia, anche se il loro  compito è principalmente fare foto e tracciare le coordinate utili ai bombardieri francesi inglesi e americani,  non devono entusiasmare altrettanto i miliziani dell’Isis. Intanto gli scontri si sono allargati anche alla frontiera con la Tunisia:  terra africana nostra amica (però purtroppo zeppa di simpatizzanti per l’Isis) e anche dirimpettaia tanto che la possiamo rimirare a occhio nudo. Forse garantire una protezione difensiva all’isola almeno per togliere la voglia per qualsiasi rappresaglia, a questo punto non sarebbe un passo talmente azzardato, soprattutto ora che le stragi di Bruxelles ci hanno confermato che l’Europa è in guerra con l’Isis e Pantelleria è una territorio di frontiera, per l’appunto con l’Isis.

IL FOGLIO 8 marzo

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CENTRO CULTURALE PANTELLERIA

“Vito Giamporcaro”

Direzione, Uffici e Segreteria : via Manzoni, 72. –  91017  Pantelleria (TP)

Sito :  www.centroculturalepantelleria.it   –  e-mail :  centroculturale.pnl@gmail.com

Cellulare :  329 725 96 96  (Antonio Casano – Presidente)

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Prot. n.

PRO MEMORIA INTERNO

Fascicolo  “Conferenze/Riunioni/Assemblee/ ecc. a cui il C.C. ha partecipato in qualità di invitato”

 

Comune di Pantelleria : riunione operativa del ven. 26 febbr, 2016, ore 19,00 – presso sala Consiliare del Municipio.

Presiede il Sindaco, affiancato dal caposettore Salvatore Belvisi, dal dr. La Barbera che per il Comune segue gli aspetti turistici e dalla dr.ssa Caterina Borruso, in rappresentanza del “Consorzio Turistico Sicilia Occidentale”.

Presenti gli “Operatori turistici” dell’Isola.

Oggetto : condivisione collegiale di scelte operative per incrementare il Turismo sull’Isola.

 

SINTESI DELL’ANDAMENTO DEI LAVORI

 

Prende la parola il Sindaco (Salvatore Gabriele)

Il Comune di Pantelleria, vuole contribuire a costruire un percorso che dovrebbe fare un “Sistema Turistico” che faccia “Rete” sia sull’Isola che fuori : occorre cioè fare una offerta turistica integrata che si leghi anche ad altri tematiche proprie di territori sulla terraferma (Sicilia occidentale).

 

Obiettivo della presente riunione :

“Verificare se c’è la volontà di mettere assieme una offerta turistica in cui tutti partecipano, si integrano e condividono le scelte operative”.

 

Se si desidera pensare al turismo per tutto l’anno (per 365 giorni) occorre un “Sistema” che si muove all’unisono per promuovere e far si che il turismo divenga una pratica permanente, coinvolgendo tutti e tutto (ovviamente compreso anche  il Comune di Pnl.).

 

Il Sindaco informa che l’amministrazione comunale vorrebbe istituire per il 2016 :

  • “Tassa di sbarco”
  • “Tassa di soggiorno”
  • Una “Struttura” che faccia “Rete” e che “Promuova” una offerta turistica integrata.

 

Il Sindaco pone alcune domande :

  1. “Come di può fare per allungare il periodo di soggiorno del Turista sull’Isola ?
  2. Esiste una organizzazione perché ciò avvenga e sia consentito?
  3. Quali sono i motivi che oggi ostacolano li potenziamento di domanda turistica ?
  4. Si possono fare punti di forza, a partire da criticità ? (es.  se c’è la guerra e il terrorismo in Tunisia, Egitto, Libia, ecc,  si potrebbe proporre come alternativa l’Isola di Pantelleria).
  5. Quali operatori turistici sono disposti a uscire dal proprio orticello e fare Rete a partire dagli strumenti che ci sono?  (es. Aeroporto, Porto, Agenzie di promozione, ecc.)
  6. Dal Turismo si ricava reddito per la propria Famiglia, per tutto l’anno ?
  7. Come si fa, senza accontentarci, per fare un massimo sforza per vendere più pane, più dammusi, più capperi, più vino, affittare più motorini e auto, ecc. ecc.

 

Risposta al quesito n. 7

 

Partendo dagli strumenti che abbiamo dobbiamo disegnare una idea di Turismo efficiente : uniamo le nostre iniziative individuali e con la massima trasparenza contribuiamo (assieme al contributo pubblico del Comune) a far funzionare l’Agenzia di Promozione di cui sopra che è già operativa nel territorio del “Consorzio Turistico Sicilia Occidentale”, formato da 17 Comuni da Castellammare del Golfo a Mazzara del Vallo, più le Isole.

E’ questo uno strumento di sviluppo del Turismo che coinvolge sia il Pubblico che il Privato :

  • ATTIVITA’ DI PROMOZIONE                                      : pubblico
  • ATTIVITA’ DI COMMERCIALIZZAZIONE : privato

 

Si potrebbe ripetere per Pantelleria quello che si sta già facendo per il Consorzio : e cioè attività di promo-commercializzazione come ad es. fiere ed esposizioni anche in Europa, video promozionali, inserti su carta stampata ecc.   Tutte attività legate al :

 

  1. Mare – Vento
  2. Natura
  3. Gastronomia
  4. Cultura (Archeologia, Musei, Folklore)
  5. Tradizioni

 

La logica è impostare le promozioni in base alle esigenze degli imprenditori/operatori (privati) quindi fare “Rete” in un ottica di vantaggi per gli operatori economici privati danteschi.

 

Vedere il sito :    www.distrettosiciliaoccidentale.it   e andare nello spazio dedicato ai “privati” e intenderlo come strumento per fare promozione pel proprio lavoro (pubblicità, mostra prodotti, promozione vendite, ecc.)

 

Imprenditori di Pantelleria che già hanno collaborato col “Consorzio” nel Distretto :

  • Andrea                ODDO                   responsabile Hotel “Suvaki” di Punta Fram
  • Fabio                    CASANO              ?

 

Il Sindaco  chiede poi ai presenti quali esigenze hanno.

Risponde una imprenditrice di fuori che opera a Pnl. e dice : essere conosciuti nel mondo !

 

La riunione termina alle ore 21,00.   (presenti circa  25 all’inizio, circa 10 alla fine).

 

N.B. Durante la discussione Andrea Oddo, dichiara di avere concreti e studiati circa i movimenti di Persone da e per l’Isola, riferiti al trascorso anno 2015.

30.000   movimenti con la NAVE

70.000   movimenti con l’AEREO

Per un tot. di 100.000 persone di cui circa il 50% Residenti e circa il 50% Turisti.

Poiché la permanenza media del Turista è di circa 6 gg. , si stima 300.000 presenze (50.000 x 6).

Le 300.000 presenze sono circa 100.000 in strutture alberghiere e 200.000 presso privati (locazione dammusi) sia diretti sia tramite Agenzie che operano o no sull’Isola.

Marzo 2016

In Sicilia, per paure dei tumori, si stoppa il sistema americano di difesa, che ci avvertirebbe per tempo in caso di un attacco dalla Libia. Ma si evita di mettere in funzione un sistema di monitoraggio per accertare se esiste effeitvamente il pericolo di tumori. Così La Repubblica

pantelleria

La Repubblica 1 febbraio 2016

pantelleria2

Franco Mauri è un assiduo filopante e a Roma, dove abita, frequenta la quinta elementare. Ama molto la nostra terra e questo è un suo tema.

pantelleria3Pantelleria. Io vado due mesi all’anno a Pantelleria. Pantelleria è un’isola che si .trova fra la Sicilia e la Tunisia ed è grande 40km quadrati. A Pantelleria le case lontane dalla città  sono dei dammusi: delle piccole case di tre metri d’altezza e con il tetto rotondo. Pantelleria ha due crateri. In uno c’è il lago  di Venere (ndr. Bagno dell’acqua) che è un lago con le acque calde visto che prima era un vulcano. Il secondo è il monte Gibele  che è il secondo picco più alto di Pantelleria con i suoi 600 metri di altezza. Poi ci sono anche dei posti dove c’è del vapore che esce dalla terra e che, se le respiri ti fa passare il raffreddore. Al lago di Venere c’è anche molto zolfo se lo spalmi su tutto il corpo e lo fai seccare poi la tua pelle è liscissima. La montagna più alta di Pantelleria è la Montagna Grande con i suoi 800 metri. Il mare è blu e la spiaggia è fatta di scogli, nell’acqua ci sono un sacco di pesci e di alghe multicolori, e con mio padre vado a fare delle nuotate lunghissime. Una volta ho visto delle murene e delle sogliole. La specialità di Pantelleria sono le olive con cui si fa un olio buonissimo, i capperi e le viti. In settembre Pantelleria è piena di ragni che per fare le ragnatele si mettono sulla punta degli alberi e si lasciano andare con il vento per raggiungere la punta di un altro albero. A Pantelleria in autunno il vento può soffiare fino a 70 nodi ovvero 140 km. A Pantelleria ci sono molti luoghi bellissimi tipo l’elefante: l’elefante è uno scoglio gigantesco a forma di testa di elefante con la proboscide che entra in acqua e quindi c’è una specie di tunnel tra la testa e la proboscide dove si può passare. Pantelleria è ricca  di ossidiana e di bombe vulcaniche: le bombe vulcaniche sono dei lapillo con dei gas dentro che vengono eruttate dal vulcano e sono cave e leggerissime. La terra vulcanica di Pantelleria facilita la crescita di piante. Infatti ci sono molte piante: cactus, palme, viti, capperi e ulivi.

Il maestro filopante Gabriele Ferro va al Massimo

pantelleria4                           

Febbraio 2016

Questo Natale, Capodanno e perfino la Befana a Pantelleria….. che noia. di Ferruccio Formentini

Non pochi tra turisti che avevano deciso di trascorrere le festività di fine d’anno nella nostra isola sono ritornati in continente con le pive nel sacco e il proposito di ripensarci due volte in futuro prima di ripetere questa esperienza, peraltro molto apprezzata in passato. Turisticamente parlando, nonostante l’impegno climatico che ha fornito delle giornate strepitose – per la verità come succedeva in tutta la penisola – sempre turisticamente parlando, l’isola è riuscita a imbastire una situazione che poteva essere definita il top della noia. I turisti presenti, valutabili in poco più di qualche decina, hanno trovato un’accoglienza non solo inattesa ma perfino incredibile per un territorio che si propone di allinearsi ai vertici del turismo nazionale. Tra i troppi panteschi assenti, forse consapevoli della situazione involutiva e usciti dall’isola per trascorrere le festività altrove, si trovavano anche i ristoratori, molti negozianti, e perfino i gestori dell’unico cinematografo.pantelleria1  Chiusi quasi tutti i ristoranti, difficoltà per i rari proprietari di dammuso nel reperire aiuti per organizzare cene in casa ma anche eventuali manutenzione agli impianti di riscaldamento sovente zoppicanti, vietata la visione di film nell’unico cinematografo per chiusura del medesimo fino a dopo le festività. Unico momento di svago un’incontro mattutino per un caffè al Borgo Italia proprio come cantava l’autore “eravamo tre amici al bar”. Il top si è forse raggiunto la notte del capodanno quando a festeggiare la mezzanotte i rari turisti si aggiravano smarriti senza sapere dove andare se non, qualora accettati, in qualche circolo pantesco. Intanto in un dammuso dove negli anni passati si raccoglievano  anche una cinquantina di villeggiante per dare il benvenuto  all’anno nuovo, questa volta erano sol in 13, tra l’altro anche numero  non fortunatissimo che per la verità non impediva una serata gaia anche se molto famigliare. Ovviamente gli amanti impenitenti sfegatati dell’isola gongolavano entusiasti finalmente tutta l’isola era per loro e vuota come desideravano da sempre. Parlando di turismo non si può fingere di non accorgersi di un crollo preannunciato  da troppe scivolate precedenti iniziate soprattutto nelle stagione estive. Quindi potrebbe diventare utile esaminarne le cause che per la verità sono sotto gli occhi di tutti anche se per un sciocco riserbo in troppo hanno finto di non vederla soprattutto tra gli addetti ai lavori locali. Parole d’ordine: “Tout va tres bien madame la marchise”. E così rinviando di anno in anno i problemi, questi hanno finito per ingigantirsi. Come per qualsiasi prodotto anche e forse soprattutto per il turismo il rapporto qualità – prezzo è determinante. Pantelleria sul piatto della qualità ha un solo punto positivo: la sua innegabile bellezza naturale arricchita dal fascino della civiltà dei dammusi che per la verità il turismo ha difeso, purtroppo sul piatto del prezzo grande rilevanza hanno i costi diventati via via insopportabili. Proviamo ad elencarli:per raggiungerla trasporti carissimi e scomodi appena ridimensionati nei i due mesi estivi; totale mancanza di svaghi, basta pensare che nei primi anni settanta erano in funzione ben tre discoteche forse un po’ sgangherate ma accoglienti e decisamente a buon mercato; i ristoranti, sempre negli anni settanta, erano molto alla buona ma economici e dove si consumavano perfino aragoste e ostriche appena uscite dal mare, servite  senza prosopopea ma con simpatica amicizia, mentre oggi sono diventati cari – allineati con i prezzi di Roma o Milano – e non giustificano la qualità dei pesci sovente surgelati o le pietanze fantasiose dai sapori incerti che si richiamano a cucine inesistenti, perfino la pizza troppo sovente lascia a desiderare; fare la spesa per la casa, dagli alimenti ai detersivi, significa pagare per qualità mediocri almeno un terzo più caro di quanto si paga in città per prodotti decisamente superiori; mostre, spettacoli, manifestazioni, presentazioni, competizioni sportive ecc. sono del tutto assenti e quando ci sono, sono rivolte ai soli residenti. Evitiamo di proseguire nelle dolenti note tuttavia è un fatto: l’isola e la sua comunità sta ripiegandosi  su se stessa con anche una gioventù locale, quella che avrebbe dovuto sostituire i padri e i nonni agricoltori che con divertita buona volontà avevano inventato un turismo sempre crescente a Pantelleria, ebbene queste nuove forze sono assenti perchè sempre più tentata dalla via della emigrazione e nell’isola quando ci tornano lo fanno solo come villeggianti. Alla lunga tutto questo avrebbe prodotte conseguenze negative e così è stato.  Non è certamente compito nostro cercare i colpevoli. Tuttavia hanno avuto effetto negativo la mancanze di iniziative e la scarsa lungimiranza  in chi avrebbe dovuto in qualche modo dirigere e controllare lo sviluppo del turismo, e i politici locali che si sono alternati in quest’ultimo ventennio per qualcosa centrano anche loro. Quello che preoccupa è lo stato dell’arte diventato decisamente mediocre e il tramonto turistico di Pantelleria sembra prendere forma. Infine scoprirci frontiera europea confinante con la dirimpettaia costa libica controllata in buona parte dall’Isis non gioca evidentemente a nostro favore.

Ecco cosa prevede il disciplinare che dovrebbe controllare il passito e il moscato di Pantelleria. Ma c’è chi si domanda se è sempre dovutamente rispettato, mentre quanto in esso riportato sia a favore di Pantelleria. 

 

Articolo 1

La Denominazione d’Origine Controllata “Moscato di Pantelleria” è riservata al vino che risponde

alle condizioni ed ai requisiti prescritti dal presente disciplinare di produzione.

La Denominazione d’Origine Controllata “Passito di Pantelleria” è riservata al vino che risponde alle condizioni ed ai requisiti prescritti dal presente disciplinare di produzione.

La Denominazione d’Origine Controllata “Pantelleria” è riservata ai vini che rispondono alle condizioni ed ai requisiti prescritti dal presente disciplinare di produzione per le seguenti tipologie:

Moscato liquoroso, Moscato spumante, Moscato dorato, Passito liquoroso, Zibibbo dolce e Bianco,

anche Frizzante.

Articolo 2

Base ampelografica

I vini di cui al precedente Art.1 devono essere ottenuti esclusivamente con uve del vitigno Zibibbo.

Per il solo tipo Bianco, anche Frizzante, possono concorrere alla produzione uve provenienti dai vigneti composti, nell’ambito aziendale, oltre che dal vitigno Zibibbo, da uno o piu’ vitigni a bacca

bianca idonei alla coltivazione nella regione Sicilia in misura non superiore al 15%.

Articolo 3

Zona di produzione delle uve

La zona di provenienza delle uve atte alla produzione dei vini a Denominazione d’OrigineControllata “Moscato di Pantelleria”, “Passito di Pantelleria” e “Pantelleria” comprende esclusivamente i terreni vocati alla qualità dell’intera isola di Pantelleria, in provincia di Trapani.

Articolo 4

Norme per la viticoltura

Le condizioni ambientali e di coltura dei vigneti destinati alla produzione dei vini di cui all’Art.1

devono essere quelle normali della zona e atte a conferire alle uve le specifiche caratteristiche di

qualità.

Per i nuovi impianti ed i reimpianti la densità dei ceppi per ettaro non può essere inferiore a 2.000 in

coltura specializzata.

pantelleria2 I sesti di impianto e le forme di allevamento consentiti sono quelli già usati nella zona e comunque

atti a non modificare le caratteristiche dell’uva e del vino.

La Regione Sicilia può consentire diverse forme di allevamento qualora siano tali da migliorare la

gestione dei vigneti senza determinare effetti negativi sulle caratteristiche delle uve.

E’ vietata ogni pratica di forzatura.

2

E’ consentita l’irrigazione di soccorso.

La produzione massima di uva per ettaro e il titolo alcolometrico volumico naturale minimo devono

rispettare i seguenti parametri.

Vino Produzione uva

t/ettaro

Titolo alcolometrico volumico

naturale minimo % vol.

“Moscato di Pantelleria”

10 12

“Passito di Pantelleria”

10 12

“Pantelleria” Moscato liquoroso

10 12

“Pantelleria” Moscato spumante

10 10

“Pantelleria” Moscato dorato

10 13

“Pantelleria” Passito liquoroso

10 12

“Pantelleria” Zibibbo dolce

10 10

“Pantelleria” Bianco e Frizzante

10 11

Per i vigneti in coltura promiscua la produzione massima di uva ad ettaro deve essere rapportata alla

superficie effettivamente impegnata dalla vite.

Alle rispettive rese di cui sopra, dovranno essere riportate, anche in annate eccezionalmente favorevoli, purchè la produzione non superi del 20% i limiti suddetti. Qualora venga superato anche

tale ultimo limite, tutta la produzione non avrà diritto alla Denominazione d’Origine Controllata.

Articolo 5

Norme per la vinificazione

Le operazioni di vinificazione, ivi compresi l’appassimento delle uve e l’alcolizzazione dei tipi liquorosi, devono essere effettuate nell’isola di Pantelleria.

Le operazioni di spumantizzazione e frizzantatura devono essere effettuate all’interno del territorio

amministrativo della Regione Autonoma della Sicilia.

L’imbottigliamento dei vini “Moscato di Pantelleria” e “Passito di Pantelleria” deve avvenireall’interno della zona di vinificazione.

Conformemente all’art. 8 del Reg. CE n.607/2009, l’imbottigliamento o il condizionamento deve aver luogo nella predetta zona geografica delimitata per salvaguardare la qualità e la reputazione,

garantire l’origine e assicurare l’efficacia dei controlli; inoltre, a salvaguardia dei diritti precostituiti

dei soggetti che tradizionalmente hanno effettuato l’imbottigliamento al di fuori dell’area di produzione delimitata, sono previste autorizzazioni individuali alle condizioni di cui all’art. 10,

comma 3 e 4 del D.L. n.61/2010 (Allegato 1).

In deroga, il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, sentita la Regione Sicilia, può

consentire l’imbottigliamento dei vini anzidetti anche al di fuori della zona sopra indicata, purchè gli

interessati che ne fanno domanda abbiano stabilimenti situati all’interno del territorio amministrativo  della Regione Autonoma della Sicilia e dimostrino di avere eseguito l’imbottigliamento di tali vini da almeno 1 anno prima dell’entrata in vigore del presente disciplinare

di produzione.

L’ammissione a tale deroga è comunicata all’organismo di controllo competente per territorio.

3

L’imbottigliamento dei vini “Pantelleria” Moscato liquoroso, Moscato spumante, Moscato dorato,

Passito liquoroso, Zibibbo dolce e Bianco, anche Frizzante, deve avvenire all’interno del territorio

amministrativo della Regione Autonoma della Sicilia.

Qualora le uve di uno stesso vigneto vengano utilizzate per la produzione di tipi diversi previstidall’Art.1 devono essere rispettati tutti i requisiti posti dal presente disciplinare sia per le uve

destinate separatamente ad una data tipologia sia per le rimanenti uve destinate ad altra tipologia.

Le diverse tipologie previste dall’Art.1 devono essere elaborate in conformità alle norme

comunitarie e nazionali in materia.

In particolare la tipologia Moscato dorato deve osservare le seguenti condizioni di produzione:- essete stato elaborato direttamente dai produttori viticoli a partire dalle loro vendemmie; – provenire da vigneti entrati in produzione da più di tre anni alla data del 1° settembre di ogni anno; – derivare da mosti con un contenuto minimo naturale iniziale in zucchero di 250 gr. per litro, eventualmente ottenuto con adeguato appassimento delle uve con uno dei metodi ammessi dalla relativa normativa in vigore;

– essere ottenuto, senza altro arricchimento, mediante addizione di alcol vinico corrispondente in

alcol puro al 5% minimo del volume dei mosti elaborati ed al massimo alla minore delle seguenti

proporzioni: 10% del volume dei mosti elaborati o 40% del tenore alcolico volumico totale del prodotto finito rappresentato dalla somma del tenore in alcol svolto con l’equivalente del tenore in

alcol potenziale, calcolato sulla base dell’1% volumico di alcol puro per 17,5 gr. di zucchero residuo

per litro;

– avere un titolo alcolometrico complessivo minimo del 21,5% con un minimo del 15,5% svolto ed

una ricchezza zuccherina minima di 100 gr. per litro;

– essere stato aggiunto obbligatoriamente dell’alcol vinico in una o al massimo due volte nella

cantina del produttore.

Il vino <<Moscato di Pantelleria>> deve essere ottenuto dalla fermentazione di mosto da uve

fresche.

Il vino <<Passito di Pantelleria>> deve provenire da uve sottoposte in tutto o in parte, sulla pianta o

dopo la raccolta, ad appassimento al sole.

E’ consentita la protezione delle uve da eventuali intemperie. Per tali vini è escluso qualsiasi arricchimento del mosto o del vino, tranne l’eventuale aggiunta, anche dopo il 30 novembre di ogni

anno di uva appassita al sole con una concentrazione massima in zuccheri del 60%.

pantelleria3Il vino <<Pantelleria Moscato liquoroso>> deve essere ottenuto dalla fermentazione di mosto da

uve fresche.

Il vino <<Passito di Pantelleria liquoroso>> deve essere ottenuto da uve sottoposte in tutto o in parte ad appassimento naturale o in ambiente condizionato.

Per l’ottenimento di tali vini deve essere escluso qualsiasi arricchimento tranne l’aggiunta obbligatoria di alcol di origine viticola da effettuarsi durante o dopo la fermentazione e per il Passito liquoroso l’eventuale aggiunta di uva passa con una concentrazione massima in zuccheri del

60%.

Nella vinificazione delle uve sono ammesse soltanto le pratiche enologiche leali e costanti atte a conferire ai vini derivati le loro peculiari caratteristiche e l’arricchimento è consentito, per i tipi non

espressamente esclusi dal presente disciplinare, alle condizioni stabilite dalle norme comunitarie e

nazionali, ferme restando le rese vino-ettaro di cui a questo stesso disciplinare. (segue)

 

Gennaio 2016

LILLO di Bonsulton  –  poeta dialettale pantesco. Una straordinaria risorsa per il territorio e per tutti noi. di Sergio Minoli

Sull’Isola, una delle sue rare apparizioni artistiche in pubblico, è avvenuta a fine estate 2015 nei primi giorni di settembre di fronte a un numeroso, variegato ed entusiasta pubblico.

pantelleriaNon ci si riferisce all’iniziativa dei 9 artisti/scultori della pietra operanti a Pantelleria, che coordinati dal Maestro Tufano, hanno esposto le loro opere alla Mediateca e di cui faceva parte, ma si vuol fare riferimento alla prima memorabile edizione della “Notte bianca della poesia” svoltasi nella serata di sabato 5 sett. 2015 presso i locali della Mediateca Comunale di Pantelleria e organizzata dal comitato promotore per l’Arte, la Cultura e il Territorio “Preziosa Pantelleria”,  nell’ambito della quale Lillo di Bonsulton (al secolo Calogero Fuca) ha recitato da far suo alcune proprie composizioni poetiche, interpretate recitate e … ricordate tutte  rigorosamente “a braccio”.

E’ sottinteso che in tale occasione Lillo è stato dichiarato vincitore a furor di popolo, tramite un assordante applausometro : a Lui il premio in palio che pareva calibrato sul suo profilo di Uomo e di Poeta : un cesto colmo di prodotti agricoli panteschi, semplici, genuini e in buona parte spontanei.

Non avevo ancora avuto il piacere di conoscerlo personalmente : l’occasione l’ha creata lui, come è sua abitudine, in modo spontaneo, diretto, all’uscita del parcheggio di un supermercato in Pantelleria centro, nel tardo pomeriggio di un giorno qualsiasi.

Ha ricordato l’incontro alla “Notte bianca della poesia” alla Mediateca quando ha avuto modo di recitare alcune sue poesie, ha avuto parole di ringraziamento per un articolo che avevo scritto in tale occasione, e quasi a sdebitarsi di tale attenzione ha voluto omaggiarmi di alcune sue poesie dialettali, riunite in un fascicoletto, raccolte ed edite dagli Alunni/e della classe IIC della Scuola Media Statale Dante Alighieri di Pantelleria nell’a.s. 1999/2000, col titolo “A suon di Rime”.

Sentite cosa avevano allora scritto gli Alunni/e nella prefazione di quel fascicolo :

La realizzazione della raccolta di poesie dialettali pantesche scritte da Lillo di Bonsulton, ha coinvolto molto la nostra classe, perché grazie al nostro lavoro di analisi dei testi che abbiamo tradotto in italiano, dopo averne fatto un commento introduttivo, abbiamo riscoperto il nostro dialetto che è sempre meno parlato e conosciuto da noi ragazzi e abbiamo intanto raccolto queste poesie che rischiavano di andare perdute.  

L’Autore di questi testi non è molto conosciuto e ci ha colpito moltissimo il fatto che, pur avendo frequentato solo le prime tre classi delle elementari, riesca con straordinaria capacità e facilità a rimare e a comporre testi poetici molto belli e piacevoli da leggere.  

Le sue poesie sono ispirate a personaggi, fatti, luoghi e aspetti della vita pantesca : gli asini, i cibi “naturali”, il lavoro dei campi, la fatica dei nostri nonni, …

Altri tempi rispetto a quelli di oggi in cui le macchine rendono più leggero il lavoro, persino in campagna dove i nostri nonni hanno faticato tanto.

Noi speriamo che la nostra raccolta che abbiamo chiamato “A SUON DI RIME” possa arrivare a un vasto pubblico e possa servire a far conoscere la cultura pantesca e le doti innate e ancora sconosciute di questo poeta,”

 

Credo non vi sia molto da aggiungere se non fornire la possibilità, a chiunque lo desideri, di poter leggere e gustare questa raccolta di poesie, consultabili presso la Bibblioteca del Centro Culturale “Vito Giamporcaro” , nei locali al primo piano di via Manzoni, 74 a Pantelleria Capoluogo.

Per dovere di informazione, elenchiamo i titoli delle poesie disponibili, dattiloscritte in dialetto pantesco, con testo italiano a fronte :

“RICORDI”  : l’Autore rievoca profumi, colori, sapori e immagini che la società del benessere sta cancellando anche sull’Isola. I versi cadenzati e veloci rendono incalzanti queste nostalgie dalle quali traspare l’amore per la propria terra.

”DA LI STADDI A LI STIDDI” (Dalle stelle alle stalle)  : la sensibilità e l’amore per gli animali è con delicatezza raccontata dall’Autore in una bella storia a lieto fine.

“NICOLETTA”                              (Nicoletta , una turista piemontese)

“VULISSI ESSIRI GATTU”         (Vorrei essere gatto)

“LU PUETA RESTA MUTU”      (Il poeta ha perso la sua musa ispiratrice)

“MI VIDI A MIA RRIVARI”       (Mi vedrai arrivare)

Sono quattro poesie tenere e delicate, ispirate da una turista piemontese che l’Isola ha reso così bella da suscitare l’invidia delle divinità locali e che suscita nel poeta sentimenti d’amore.

“A PACI”  (La pace)

“NU SAPISTI PRUFITTARI”  (Non hai saputo approfittare)

In queste due poesie l’Autore parla del suo modo di essere e cioè che non rinuncerebbe mai alla pace e vorrebbe essere una chiocciola che si racchiude nel suo guscio di fronte alle difficoltà.

“U SCJURI DU SCJAPPARU”  (Il fiore del cappero)  : il poeta paragonando il fiore del cappero all’orchidea esprime la sua preferenza al fiore più povero (il cappero) perché è utile e arricchisce col suo profumo tantissimi piatti.

“A CAMPAGNA”  (La campagna) : dal paragone fra la vita cittadine e quella di campagna emerge che quest’ultima è certamente più sana, anche se oggi la campagna e in gran parte abbandonata.

“PI LA CASA RIPIZZARI”  (Per ristrutturare un dammuso)  : nell’evidenziare le varie difficoltà che si incontrano nel ristrutturare un dammuso, il poeta confronta queste costruzioni sistemate con i quelle “derelitte” abbandonate e piene di rovo che danno una triste visione.

“CUNZARI LU GHJOCCU”  (Preparare il nido)  :  l’Autore esamina il fenomeno legato ai turisti che si entusiasmano di fronte alla bellezza e alla tranquillità dell’Isola e, dopo aver comprato il dammuso, si trasferiscono qui.

“AUGURIU DU CRISCIRI”  (Auguri affinché tu cresca) : una amica del poeta compie gli anni e Lillo gli regala una poesia e un fiore in metallo appositamente costruitole.

“STAJUTURNANNU”  (Sto tornando)  : l’Autore fa rilevare il modo di agire di tanti panteschi  che dicono alla propria moglie, uscendo di casa,  che “staju turnannu” ma non precisano quando cioè  a quale giorno si riferiscono.

“A PAMELA”  : il poeta esalta una bellissima fanciulla dagli occhi che sembrano due brillanti.

“STRADA DI LI FOSSI RACCAMATA”  (Strada piena di fossi)  :  è una delle tante battaglie di Lillo : invita il Comune ad aggiustare una strada dell’Isola, dissestata perché piena di buche.

“QUANTI FIRMI AVEMU MISSU”  (Quante raccolte di firme abbiamo fatto)  :  i cittadini di Pantelleria hanno fatto decine di raccolte di firme (per l’acqua, per i trasporti, per la luce, per le strade, ecc.) .  Il risultato ?   leggete la poesia …

“ALLA II C”  :  Lillo dedica questa poesia alla classe seconda C della Scuola Media che, durante l’anno scolastico 1999-2000,  ha curato questa prima raccolta di sue poesie.

E’ questa una parte della certamente corposa e in gran parte sconosciuta produzione del Poeta dialettale Lillo di Bonsulton, sono 18 poesie in vernacolo che evidenziano una profonda e inaspettata sua conoscenza dell’animo umano e dei tanti problemi che affliggono il mondo e tutti noi.

Al Poeta Lillo non interessa la punteggiatura e la parola dotta : egli coglie a piene mani dalla sua straordinaria capacità di rimare e di esprimere concetti anche profondi con grande sensibilità, arguzia, ironia e, perché no, con spiccato  spirito critico.

La raccolta completa delle 18 poesie suddette e brevemente commentate, è disponibile presso la Biblioteca del Centro Culturale  “Vito Giamporcaro” di Pantelleria, sia su cartaceo che in formato digitale : vi aspettiamo nei locali al primo piano di via Manzoni, 72 a Pantelleria Centro.

Per informazioni, orari e appuntamenti, occorre rivolgersi al Presidente del Centro Culturale, Antonio Casano. (329 7259696)

Dicembre 2015

2015-11-30_1421“Nessun dorma” di Ferruccio Formentini.

Venerdì 13 novembre 2015. Un giorno che l’Europa certamente e forse perfino il mondo intero non potrà mai dimenticare. Un antico proverbio dice “di venere e di marte non ci si sposa e non si parte”. Se poi il giorno è anche il 13, per chi  crede alla cabala c’era più di una ragione per incrociare le dita. Naturalmente il mio è solo un tentativo di rendere un pizzico meno drammatica la situ azione. A Parigi oltre cento morti e un paio di centinaia di feriti sono il tragico risultato della terrorizzante mattanza realizzata la sera del venerdì 13 novembre dall’Isis contro la civiltà occidentale. Tardivamente finalmente c’è chi se ne preoccupa e si chiede che fine rischia di fare la nostra civiltà che trova le sue formidabili e fondamentali radici nell’uguaglianza, nella libertà, nella fraternità. Il Papa ha commentato l’accaduto definendolo l’ennesimo atto della terza guerra mondiale iniziata con l’attacco alle due torri di New York. Anche Hollande ha sottolineato: quanto accaduto a Parigi è un atto di guerra contro la Francia.  La risposta dell’Isis è stata immediata e preoccupante: prossimi obiettivi Roma, Londra e Washington. Confermando così quanto detto dal Papa e Hollande. Che sia ormai in atto una guerra tra L’Isis e l’integralismo islamico contro l’occidente e quello che rappresenta in ogni angolo del mondo non si può più fingere di non vedere. Ed è evidente che sia proprio Roma a correre seri rischi con il Giubileo, decretato dal Papa  e che prende il via a fine novembre con l’apertura della porta santa in Africa per poi proseguire a Roma.  Anche per questo l’allarme in Italia è stato preso sul serio e la guardia, ci dicono, è stata elevata al massimo livello di fronte ad un pericolo è oggettivo, come ha affermato lo stesso Alfano, ministro degli Interni: non esiste paese che possa dire di non  essere a rischio al 100/100. Per quanto ci riguarda le guerre mondiali non ci hanno mai giovato e anche questa non può lasciarci dormire sonni tranquilli soprattutto se si tiene conto di un fatto indiscutibile: la nostra è terra di frontiera tra l’Europa e il nord Africa, un fatto che ha condizionato la vita dell’isola fin dalle guerre puniche e non sempre a nostro favore.

Pensiamo solo al precedente scontro tra impero Ottomano e l’Alleanza cristiana  che vide Pantellaria (così si chiamava ed era spacciata da Carlo V capo dell’alleanza per un “baluardo in faccia al nemico”) dopo un periodo favorevole in quanto caduta nel dimenticatoio delle forze contrapposte, precipitare in seguito al feroce attacco del corsaro Dragut che non ebbe alcuna difficoltà a spazzare via l’esigua guarnigione spagnola asserragliata all’interno del barbacane, nella disperazione nel terrore e nella miseria che durerà per quasi quattro secoli, da metà del 16mo fino alla fine del 19mo secolo.  Più o meno la storia si è ripetuta nel corso della seconda Guerra Mondiale. Fino all’inizio  del 1943, nonostante il regime fascista per volere del suo Duce Mussolini l’avesse definita la portaerei italiana, era stata da tutti i belligeranti ignorata poichè senza un porto (se non quello punico neppure in grado di proteggere le motosiluranti di scorta alle motozattere, costrette a riparare a ridosso di Scauri quando soffiava vento di maestrale),  con un modesto aeroporto – poco più di una pista nonostante un meraviglioso angar interrato nella vicina collina- e con scarse difese contraeree risalenti in gran parte alla prima guerra mondiale, non rappresentava  alcun interesse strategico che meritasse di spenderci una sola cannonata. Ma a maggio di quell’anno gli angloamericani conquistato il nord Africa vollero dare un segnale all’Europa nazifascista che ora  si sarebbero dedicati a tempo pieno anche di questo continente. E il segnale fu il bombardamento a tappeto dell’indifesa  Pantelleria. Il bombardamento durò notte e dì per 30 giorni (Vedi la storia di Pantelleria su questo stesso numero). Un attacco talmente devastante (perfino filmato dagli stessi americani) tanto che le rovine erano ancora ben visibile nei primi anni settanta, ovvero trent’anni più tardi.

Visto quel che succede nella nostra dirimpettaia Libia festante per le stragi di Parigi, a nostro modesto avviso, forse c’è poco da star sereni e soprattutto che “nessun dorma”.

Riceviamo da Sergio Minoli e pubblichiamo

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Novembre 2015

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Centro Culturale  V.Giamporcaro   

Via Manzoni,72

91017 PANTELLERIA

Comunicato:

I soci onorari nominati dall’assemblea del 22 Settembre sono :

 

-Ferruccio Formentini;

-Ignazio Cucci :

-Gianfranco Rossetto;

-Maria Cristina Mazzavillani in Muti

 

Una giovane filopante sempre più in carriera nel campo dell’ immagine.

Maria Zeta Formentini, figlia di Stefano e Marta, dopo aver partecipato la scorsa primavera ad alcune trasmissioni televisive su “DJ tivvu” ora si avventura nel mondo dei rotocalchi facendo la sua comparsa con ben 4 foto come indossatrice sulla prestigiosa rivista americana di moda per giovanissimi:  KID’S WEAR.

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Continua il soccorso in favore de il panteco

SCUSATE IL RITARDO

Confirmation

Montant 100,00 EUR

M GIANFRANCO ROSSETTO

Note personnelle « per IL PANTECO »

Nom et adresse du bénéficiaire :Centro Culturale V. Giamporcaro

 

 

Pubblichiamo la seconda pagina della bella poesia di Lillo Bonsulton  (segue)

(segue)

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Per un gemellaggio con l’isola turca Bozcaada

Immagine4Salvatore Gino Gabriele sindaco di Pantelleria vola in Turchia per avviare una collaborazione  tra Pantelleria e l’isola di Bozcaada, situata all’ingresso dei Dardanelli. Un incontro che, se tutto andrà per il verso giusto,  potrebbe aprire la via ad un futuro gemellaggio tra le due Isole.  Naturalmente “il panteco” augura un esito favorevole e soprattutto più fortunato di quello avviato ormai un paio di lustri fa dal nostro periodico con l’isola di Gozo quasi sorella di Pantelleria per situazione geografica e tra le quali  non mancano i legami storici con la nostra isola, non ultimo essere state entrambe totalmente distrutte e saccheggiate nel 16mo secolo dal corsaro ottomano Dragut. Correva il primo mandato del sindaco Salvatore Gino Gabriele quando Ferruccio Formentini, come inviato de il periodico “il panteco”, ebbe l’ccasione di incontrare a Malta in forma ufficiale un fuzionario di quel Governo (nella foto) per proporre il gemelaggio tra Malta e Pantelleria. Questa proposta fu immeditamente accatonata poichè l’isola di Malta è uno Stato sovrano mentre Pantelleria è solo un comune della regione Sicilia. Tuttavia venne controproposta dai maltesi una seconda opportunità ritenuta possibile: il gemellaggio tra Pantelleria e l’isola di Gozo. Rientrato a Pantelleria, Formentini relazionò al Sindaco Gabriele l’esito interessante dell’incontro fornendo il nominativo e le coordinate del funzionario Maltese con il quale si era svolto l’abboccamento e che sarebbe rimasto in attesa di una richiesta formale e circostanziata in proposito del comune di Pantelleria.  Da allora non se ne seppe più nulla. E probabilmente la susseguente mancata rielezione a Sindaco del Gabriele certamente non agevolò la concretizzazione dell’interessante opportunità apparentemente ben avviata.

Ottobre 2015

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(segue)

La poesia è molto lunga e la pubblicazione proseguirà, sempre se riusciremo a mettere a punto una riproduzione maggiormente leggibile,  nei prossimo numero.

La raccolta dei lavori di Calogero Fucà in arte Lillo di Bonsulton è merito  degli alunni della  II C della scuola media statale “D. Alighieri” di Pantelleria duramte l’anno scolastico 1999/2000.

Questi gli allievi che si sono cimentati nell’importante lavoro utile al recupero culturale della terra di Pantelleria: Alfieri Francesco, Belvisi Francesco, Billardello Valeria, Bonomo Giacomo,  Bonomo Peppino, Bonomo Vincenzo, Bottaro Salvatore, Casano Margherita, Chiodo Irene, Costa Giordano, Culoma Antonio, Farina Doris, Ferrito Dorella, Gabriele Andrea, Lo Pinto Vincenzo, Lo Rillo Giovanni, Maccotta Bicetta, Pucci Daniele, Rodo Gianluca, Silvia Lorenzo, Sottile Antonia. Sotto la guida stimolante di Giusi Orefici

La grafica e l’impaginazione del libricino è stato coordinata dalla  prof. Luciana Alario.

 

Una piscitana di cattivo gusto voluta  dal maestro Guadagnino per dimostrare cosa, no si sa!

Il film “Bigger Splash” ambientato dal ragista Guadagnino nelle nostra isola si conclude con una piscitana sul Sese grande, peraltro l’unica testimonianza della nostra 2storia antica, vecchia di 5.000 anni, completamente restaurata. La cosa non è piaciuta nè ai critici e tantopiù ai panteschi che per la verità attendevano l’uscita del film con trepidazione e perfino entusiasmo. C’è da chiedersi se il film “La grande bellezza” fregiato da un Oscar e ambientato a Roma avrebbe ottenuto quel riconoscimento se si fosse concluso con una pisciatina sul Colosseo. Resta comunque poco chiaro il significato del gesto certamente irrispettoso della cultura e fortemente gratuito. Almeno a nostro modesto giudizio.

Lutto in casa de il panteco.

Giuseppa Cappadona a 77 anni è morta serenamente il giorno 16 dello scorso mese mentre guardava la Tv. Era la suocera di Antonio Casano,  presidente della Ass. culturale  Giamporcaro editrice de il panteco. A lui le condoglianze della redazione.

Campagna  promozionale.

Il passito di Pantelleria, il fiore all’occhiello della agricoltura pantesca, ormai è prodotto in gran parte fuori dalla nostra isola con metodi industriali. Il panteco ha deciso di scendere in campo e nel suo piccolo tutelare il prodotto autenticamente pantesco dal grappolo d’uva all’imbottigliamento secondo  le antiche tradizioni, una specialità ancora attuale per molti piccoli produttori locali. Per potere avviare la nostra campagna e poter mettere in contatto  produttore con consumatore, soprattutto quello che non conosce la nostra isola, e al quale poter proporre dei carrelli d’acquisto. é indispensabile censire questi agricoltori vinificatori. Cogliamo l’occasione per invitare gli interessati a contattarci fornendoci indirizzo, telefono ed eventualemente e-mail. Possono scrivere o telefonare direttamente in redazione (vedi in calce alla testata) o rivogersi in Pantelleria al circolo culturale Giamporcaro che è anche l’editore de ilpanteco.

 

Settembre 2015

L’aiuto chiesto è arrivato dai nostri lettori. Un ringraziamento particolare dobbiamo dedicarlo alla filopante Didi Sorrentino che con spontanea e simpatica generosità ci ha evitato di finire nelle secche sulle quali il già fragile vascello “il panteco” stava inoltrandosi. Grazie e ancora grazie. Non dobbiamo però dimenticare l’apporto, altrettanto determinante, del filopante Alessio Sirtoli e dei panteschi Giovanni Esposito, Mimmo Zazà frutta e Verdura e fresca, e Autonoleggio Policardo. Anche questa volta, grazie a questi amici, ce l’abbiamo fatta a riprendere la nostra navigazione nonostante chi avrebbe gradito vederci affondare.      

 

Una estate troppo breve turisticamente parlando ma ricca di nuove proposte. di Ferrovecchio

Un’estate calda come forse non s’era mai vista come d’altronde in tutto il Mediterraneo, ma sovente addolcita da una lieve brezza di tramontana – che forse poteva evitarsi le piogge ferragostane- , con un mare senza meduse (sgradevolezza che succedeva da anni e che non è poco) e splendido come mai prima, insomma un’insieme di cose che potevano fare di Pantelleria una meraviglia a disposizione dei turisti estivi, purtroppo però rari questo agosto come non si erano mai visto da anni. Proprio quando l’isola si è presentata sul palcoscenico al top del suo splendore il pubblico è venuto a mancare se non del tutto, sicuramente quasi. La crisi economica nazionale ha avuto il suo peso? Ovviamente si. Il caro vita locale dove un chilo di limoni siciliani costa più caro che a Bolzano?  Certamente alla lunga ha avuto il suo peso. Gli svaghi ? Pochi mediocri e sovente rivolti più ai residenti che ai filopanti sempre più rinserrati dentro i propri dammusi.  Insomma poche le barche per mare e pochi i guadagni per chi le noleggiava con o senza il marinaio. Come sempre ha retto l’impatto negativo solo la flotta “Futura” e similari (ovvero prezzi bassi, situazione affollata ma accessibile a tutti). Tuttavia non sono mancate le note positive: notevole aumento di francesi e inglesi con perfino l’aggiunta di alcuni orientali (cinesi, coreani) tutti comunque piuttosto “sciccettoni” belli giovani e colti, quasi come avvenne ai tempi ormai lontani dei primi anni settanta con “l’invasione” da parte di giovani italiani altrettanto entusiasti dell’offerta turistica sovente piuttosto sgaruppata ma compensata dalla natura ancora incontaminata. Il notevole aumento degli under 20, da anni assenti quasi del tutto ha fatto parte di alcune novità che si stanno consolidando e che fanno ben sperare per il futuro turistico dell’isola anche alla luce dell’età medio-alta della maggioranza dei filopanti proprietari di dammusi e che inevitabilmente finiranno per essere naturalmente “rottamati”. Non per caso nuovi locali di ritrovo notturno come “l’altamarea” hanno spopolato.  Riuscirà l’sola ad adeguare la sue offerte rendendole appetibile per queste nuove inedite richieste? Ben presto lo scopriremo anche se visto le esperienze precedenti e le occasioni perse conserviamo qualche perplessità in proposito.

Per anni le conversazioni che tenevano banco durante le cene dei filopanti furono i dammusi. Quelli nuovi, quelli vecchi, belli, brutti, archi e muretti, alcove e stanze da bagno eppoi le piscine. Piscine grandi, piscine minuscole, piscine utili e perfino inutili soprattutto con un mare come questo a disposizitutto avulso del one, tuttavia  tese a valorizzare il proprio dammuso oltre che a rispondere alla sfida edilizia del proprio vicino. Tutto questo portò i filopanti alla corsa ai giardini , viti e capperi cedettero scomparvero per cedere il passo alle palme, ora sfoltite da un insidioso insetto importato da qualche sprovveduto con piante adulte provenienti dall’Africa già infettate, ebbene si il micidiale punteruolo rosso che si moltiplica a un ritmo frenetico non trovando in loco nemici naturali,pantelleria1 eppoi arbusti esotici, un tripudio di fiori  e verde a cascata, per la verità del tutto avulso dalla vegetazione indigena che però richiede l’opera costante di giardinieri e acqua a profusione. Insomma un ambaradan che ben presto si trasformò in un lavoro per tantissimi panteschi i concorrenza con rumeni e albanesi. La grande novità questa è stata invece la raccolta differenziata. Ma a te l’umido quando vengono a prenderlo? E la carta e cartone ? E avanti così fino alle conclusioni sulle grandi logiche economiche che regolano il mondo: Ma non ti sembra che il servizio di ritiro a domicilio dove le distante tra un dammuso e l’altro nelle campagne finirà per  incidere troppo sui costi? E il solito milanese: “Sarà! Ma per mi dura minga”.  In effetti i brontolii sono stati superiori alle lodi e non ci resta che attendere e stare a vedere gli avvenimenti.

La novità sul mare dell’estate: Shurhuq

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Agosto 2015

il panteco” ha bisogni di un piccolo aiuto dai suoi lettori e simpatizzanti per proseguire serenamente. Fin ad oggi, ormai da quasi 10 anni, non ha chiesta aiuto a nessuno e la sua consultazione in Internet è sempre stata gratuita per tutti. Benché la redazione viva di volontariato, come è nelle antiche tradizioni di questa testata, ci sono delle spese che ora vanno comunque affrontate: dal computer, alla stampante agli inchiostri e soprattutto il compenso per i tecnici che provvedono alla messa in rete del mensile. Ci serve una cifra, tutto sommato modesta, di circa un migliaio di euro o poco più per tirare avanti un anno. Chi vuole dare una mano può rivolgersi – alla sede della Associazione Centro Culturale Vito Giamporcaro in via Manzoni a Pantelleria – specificando che la propria volontaria offerta è per “il panteco”. Se invece qualche attività commerciale dell’isola fosse interessata a effettuare pubblicità per pochi soldi sul nostro mensile… meglio ancora.  In questo caso potrà anche prendere contatto per gli eventuali accordi direttamente con la redazione. Il panteco ha oltre 4.000 lettori certificati soprattutto tra i filopanti e gli stranieri innamorati della nostra isola.

 

Siamo sicuri di essere al sicuro?

di Ferrovecchio

Il Sottosegretario alla difesa Domenico Rossi rispondendo all’interrogazione parlamentare presentata dal senatore del M5S Vincenzo Maurizio Santangelo ha confermato che gli Stati Uniti conducono voli di intelligence sull’Africa Settentrionale tramite un aereo spia che decolla dalla dall’aeroporto della nostra isola. Per la verità l’autorizzazione era stata concessa solo fino al 31 maggio ma gli americani hanno chiesto di rinnovarla almeno fino a fine anno.  L’Aereonautica militare italiana fornisce il supporto tecnico – logistico all’aereo civile King -Air BE -350 gestito da un contractor privato che opera per conto del comando Africom. Insomma trattasi di operazioni d’intelligence (ovvero di spionaggio tese a difendere anche l’Italia dal terrorismo e contribuire all’emergenza emigrazione) legali e condivise tra l’Italia e l’Usa. In queste operazioni non è coinvolta solo Pantelleria ma anche Sigonella.  Insomma l’obiettivo è quello di prevenire l’Isis in eventuali azioni terroristiche nel Mediterraneo e anche contro il nostro paese.  Lo scorso marzo John Allen, che guida la coalizione anti Isis, ha tenuto un vertice con Usa, Gran Bretagna, Francia, Germania e naturalmente Italia sollecitando tutti quanti a fare di più per i paesi come l’Italia che hanno la minaccia terroristica davanti alla “porta di casa”.  Domanda: nei confronti del nord Africa qual’è la porta di casa dell’Italia? Risposta: Pantelleria! Come ci hanno chiaramente e pesantemente spiegato gli Anglo Americani nel 43.

E’ quindi ovvio, se non immaginare, almeno temere che qualora l’Isis intendesse dare un avverso segnale all’Italia, che oltretutto a Roma ospita il Papa,  la cosa più semplice e meno costosa che potrebbe fare è bussare pesantemente alla “porta di casa” che va sotto il nome di Pantelleria e che per quanto si sa al momento è del tutto indifesa nei cieli, nel mare e sulla terra.

2Gli avvenimenti accaduti in Tunisia con le stragi del museo del Bardo e sulla spiaggia di Sousse consumate di fatto solo contro i turisti europei non possono lasciarci totalmente sereni visto che entrambe le località distano da Pantelleria poco meno, poco più di un’ora e mezza di navigazione con  un gommone abbastanza veloce ma che anche che i nostri bisnonni, per commerciare con la sponda africana, affrontavano con barchette a vela, più o meno quelle con cui oggi si fanno le regate. Inoltre ormai le cale  e calette della nostra costa vanno riempiendosi per tutta la stagione estiva di barche, barchette, e barconi di turisti che, in una isola senza spiagge, non hanno altro modo per bagnarsi comodamente nel acque del mare. Sarebbe allora giusto chiedersi: chi è stato predisposto al controllo per impedire che tra questa folla nautica non s’insinui anche un qualsiasi mezzo galleggiante con a bordo un mal’intenzionato travestito da allegro bagnante? Tuttavia a volere essere cinici toccherebbe anche riconoscere che grazie ai recenti avvenimenti non pochi turisti con destinazione estiva Tunisia saranno stati ricollocati dalle agenzie di viaggio su Pantelleria. In conclusione non bisogna sottovalutare che Pantelleria è situata sul medesimo parallelo e  meridiano terrestre della Tunisia dove il governo ha però appena dichiarato che “l’Isis è ormai alle porte”.  E intanto per portarsi avanti l’Isis fa saltare in aria il consolato italiano del Cairo.

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Luglio 2015

Una sottoscrizione per tenere in vita “il panteco”.

“il panteco” ha bisogni di un piccolo aiuto dai suoi lettori e simpatizzanti per proseguire serenamente. Fin ad oggi, ormai da quasi 10 anni, non ha chiesta aiuto a nessuno e la sua consultazione in Internet è sempre stata gratuita per tutti. Benché la redazione viva di volontariato, come è nelle antiche tradizioni di questa testata, ci sono delle spese che ora vanno comunque affrontate: dal computer, alla stampante agli inchiostri e soprattutto il compenso per i tecnici che provvedono alla messa in rete del mensile. Ci serve una cifra, tutto sommato modesta, di circa un migliaio di euro o poco più per tirare avanti un anno. Chi vuole dare una mano può rivolgersi – alla sede della Associazione Centro Culturale Vito Giamporcaro in via Manzoni a Pantelleria – specificando che la propria volontaria offerta è per “il panteco”. Se invece qualche attività commerciale dell’isola fosse interessata a effettuare pubblicità per pochi soldi sul nostro mensile…meglio ancora.  In questo caso potrà anche prendere contatto per gli eventuali accordi direttamente con la redazione. Il panteco ha oltre 4.000 lettori certificati soprattutto tra i filopanti e gli stranieri innamorati della nostra isola.

 

Proclamazione del vincitore del premio “Vincenzo Almanza” edizione Agricoltura eroica.

Di Antonio Casano

La scuola Elementare “A. D’Aietti”ed il Centro Culturale V. Giamporcaro e 2Gianfranco Rossetto ( nella foto)il Giorno 8 Giugno alle ore 9,30 nell’Oratorio della chiesa madre di Pantelleria, ha presentato i lavori e proclamato il vincitore fra i ragazzi di IV e V delle scuole elementari di Pantelleria  che ha presentato il miglior  elaborato ( grafico disegno scultura ecc…) sull’agricoltura eroica di Pantelleria scelto dalla commissione di valutazione riunitasi il 3 e il 4 Giugno u.s..

 

Il premio promosso da Gianfranco Rossetto, è istituito in onore dell’ex sindaco V.zo Almanza  che  ricordava allo stesso Rossetto che Pantelleria è un’isola prettamente agricola.

Oggi è una giornata particolare, importante perché abbiamo saputo prestare attenzione ai nostri ragazzi,ai ragazzi di quest’isola assegnando loro un compito da svolgere, che riguarda l’ambiente in cui noi viviamo , il mondo dell’agricoltura.

Un mondo,quello dell’agricoltura,  a cui i nostri padri non si sentivano costretti  e che usando arnesi anche  gravosi stavano attenti a  non ferire la terra  stessa,che ringraziavano  per il sostegno di vita  per  la loro famiglia

Ma da un po’ di tempo si preferisce fare un’altra percorso che promette guadagni  immediati e si pensa di usare meno  fatica per guadagnarci da vivere, facciamo riferimento  al turismo che va considerato come fonte di reddito ma  che in ambiente come l’isola di Pantelleria non può prescindendo dall’a agricoltura anzi va considerata complementare .

L’agricoltura è stato sempre  un chiodo fisso per tanti panteschi ma specialmente per i sindaci di Pantelleria ;lo è stato  per Alfonso Errera  e la scritta incisa sulla  stele della statua  posta  al  centro della piazzetta V.zo Almanza lo evidenzia ,anche lo stesso Vito Giamporcaro aveva uno stretto  rapporto  con l’agricoltura svolgendo in Tunisia il commercio di vino e poi tornato in Italia  a Campo di Carne continuò a fare l’agricoltore.

Ma ritornando al sindaco V.zo Almanza  di lui sappiamo che era sensibile alle problematiche agricole di Pantelleria  e a questo sindaco non sfuggiva  che l’isola era più fatta  di agricoltori che di marinai e di questo fece cosciente  l’allora giovane  Gianfranco Rossetto ,ora in pensione ma che di agricoltura se ne intende e se ne è occupato quale alto funzionario nell’ambito comunitario e  che oggi siamo quì a ringraziare per aver promosso questa lodevole iniziativa   che ha trovato nel cuor tenero di questi ragazzi delle scuole elementari  un gran riscontro, come se traessero dal loro dna  una cultura mai negata .

Questo potrebbe essere un inizio per  riprendere l’agricoltura a Pantelleria in tutti i modi , ma la risorsa vera sono questi ragazzi che se trovano un reddito in questa attività sicuramente non dispiace  un ritorno all’agricoltura e stare a vivere in quest’isola dove sono nati e cresciuti  che per  ora rappresenta il settore più produttivo  e forse in maniera tardiva non sarebbe male fra gli indirizzi scolastici dare l’opportunità di scegliere un indirizzo   agrario ,  mentre  la classe dirigente politica può trovare una soluzione  per l’agricoltura con  un sistema di irrigazione,  un progetto di commercializzazione dei prodotti  che sono stati riconosciuti  già di interesse nazionale come il cappero e lo zibibbo che godono rispettivamente dell’IGP e del DOC  ,ma non possiamo far finta di niente notando che molta ortofrutta proviene da fuori quando l’isola  di Pantelleria può provvedere a se stessa  all 80%circa .

Finisco con il ringraziare la scuola elementare nella persona della dirigente  Nuccia Farina per l’attività svolta per la riuscita di questa manifestazione  la chiesa madre  nella persona di Don Cipri per la gentile concessione dell’oratorio  il Comune di Pantelleria nell’assessore Graziella Pavia e nel  consigliere del Comune e del Centro Culturale Luigi Fontanarosa che si è prodigato nel coordinare  i rapporti fra il Centro e la scuola elementare  ed ancora grazie a Gianfranco Rossetto per l’impegno profuso in questa iniziativa .

Ai vincitori, che per lo stesso punteggio sono 4: Errera Michele – Farina Cristal – Ferreri Emanuela – Ungueranu Mihai,  vanno un buono di spesa presso le cartolibrerie di € 130 a testa il promotore G. Rossetto ha donato alla scuola € 500,00 dei quali la scuola per incombenze burocratiche si trattiene € 100 .

Giugno 2015

Alla ricerca di una Pantelleria che non c’è più.

di Ferrovecchio

Per lo sviluppo del nostro turismo  tutto sembra andare storto. Una buona parte dei villaggi turistici più o meno grandi costruiti – per la verità mai seriamente sviluppati – grazie alle generose agevolazioni dei “patti territoriali” sono in via di estinzione. Una morte naturale prevista nella stessa  legge che vincolava queste attività. Trascorsi 10 anni la gestione turistica poteva cessare e destinare gli immobili alla vendita come semplici case d’abitazione. Ed è quello che sta più o meno succedendo. L’unico piccolo imprevisto è che al momento il mercato immobiliare di Pantelleria prevede un’altissima offerta  a fronte di una scarsissima richiesta.

1Per quanto riguarda i trasporti tra la Sicilia e la nostra isola, siamo piombati all’anno zero per quelli marittimi: ora si deve navigare per 5-6 ore accomodati su un paio di vecchie carrette – che sovente partono e arrivano nel più totale disprezzo per gli orari previsti – dotate a bordo di servizi e i comfort vicino alla zero. Mentre quelli  aerei affidati all’Alitalia, funzionano ma sono cari. Per i collegamenti con il continente ( inteso come Milano, Roma, Bologna ecc.) le cose sembrerebbero svolgersi in maniera quasi ottimale nei mesi estivi  a condizione che il passeggero acquisti il biglietto almeno tre mesi prima, altrimenti il costo del biglietto è più elevato  che quello per Los Angeles.

Infine, ciliegina sulla torta, i prezzi locali dei prodotti alimentari, di quelli di prima necessità, della locazione di barche – indispensabile in un’isola senza spiagge – sono di gran lunga più elevati che a Capri o Portofino.  Certo la stagione da noi dura appena un mese o poco più e questo impedisce di spalmare i ricavi su un lungo periodo, ma vallo a raccontare a chi viene nell’isola accompagnato da una intera famiglia dopo aver acquistato i biglietti dell’aereo solo qualche giorno prima.

Per quanto riguarda il tempo libero e gli svaghi, serpeggia una certa profonda nostalgia dei primi anni settanta, ovviamente in chi li ha conosciuti, quando per poche lire si poteva mangiare, ma anche ridere e scherzare, da Bartolo o Zorro i pesci e le aragoste  appena pescati da Sansone o da Quaglia e gustare le spaghettate al sugo di gamberi. Poi tutti a ballare per l’intera  notte da Enrico Chirivino insieme ad Armani e i vip suoi amici. Altri tempi e anche un’altra Pantelleria quella che però riuscì spontaneamente a scatenare l’acquisto dei “dammusi” da parte di turisti innamoratisi dell’isola e della sua genuina semplicità. Di tutto questo non resta ovviamente più nulla, se non i collegamenti marittimi rimasti, anche nelle navi, esattamente quelli di allora. Per il resto, ristoranti carissimi e pretenziosi con sovente un cucina traballante tra il pessimo e appena il così così. Ed è anche per questo che come nel “fascino discreto della borghesia di Bunuel” si assiste a gruppi di  filopanti  che si trascinano sera dopo sera  da un dammuso all’altro passando da una cena all’altra pur di non mettere mai piede in un ristorante e sovente discorrendo per lo più tutta la sera sulla Pantelleria che non c’è più, magari tentando di illudersi che ci sia ancora.

Questo è più o meno lo stato dell’arte. Ma a monte c’è una notevole responsabilità nelle scelte strategiche della politica locale che ha inseguito grandi sogni e progetti senza rendersi conto che all’isola per la sua situazione orografica, culturale, climatica, mancavano “gli strumenti” per poterli sviluppare. L’atteggiamento non è cambiato e probabilmente ormai è tardi per nuove scelte. Risultato l’agricoltura, che aveva un grande fascino sul visitatore, finì mortificata mentre le attività turistiche vennero eccessivamente potenziate, puntando tutto sul mare e trascurando purtroppo totalmente le bellissima campagna e  montagna, senza tenere nel giusto conto quanto poco il mare sia di fatto completamente godibile.

2In proposito circola, sopratutto tra i filopanti, un’idea che potrebbe diventare un punto di partenza utile: organizzare la maratona di Pantelleria. Manifestazione sportiva che potrebbe richiamare l’attenzione dei media su Pantelleria soprattutto nel periodo autunnale. Naturalmente per avere un riscontro positivo dovrebbe essere organizzata anche su percorsi interni all’isola così da godere di uno sfondo impagabile, la bellissima campagna che meriterebbe di essere valorizzata. Ovviamente una proposta che deve prima di tutto trovare gli sponsor in grado di fronteggiare non solo i costi organizzativi ma anche i compensi per alcuni marciatore di grido in grado di richiamare l’attenzione internazionale. Una iniziativa che varrebbe la pena di essere esaminata ma che, se realizzata come si deve soprattutto con l’intervento della Rai nazionale, sarebbe utile per aprire la via in grado d’aggiungere la nostra bellissima campagna al mare.

Nonostante le smentite, l’Isis appare sempre più vicino.

Omar al Gawary ministro del Governo libico di Tobruk, l’unico riconosciuto sul piano internazionale, un paio di settimana fa si è così espresso: ” Nelle prossime settimane l’Italia sperimenterà l’arrivo non solo dei poveri migranti dall’Africa ma anche dei barconi che trasportano Daesh (ovvero i miliziani dell’Isis)”. I media nazionali si sono sbracciati nel gettare acqua sul fuoco. Sarà. Ma se come risulta all’esercito libico, Malta e l’Italia saranno interessate attraverso i porti che sono controllati da Fajr Libya viene spontaneo chiederci, come noi avevamo già denunciato lo scorso mese, visto che la sponda italiana più prossima di Malta e di Tripoli è quella di Pantelleria attualmente indifesa, perché l’Isis non dovrebbero profittare? forse qualche precauzione sarebbe. d’obbligo. O no!

 

Il 26 maggio a Roma al Teatro delle Muse è andato in scena Gianni Bernardo con la Casa dei Silenzi.

Sono passati un po’ di anni dalla prima messa in scena. Era quella ambientata in un luogo di mare, all’interno di una abitazione dismessa (30 spettatori a sera) che evocava tutto il suo vissuto, le persone che l’avevano abitata, gli odori, i muri stessi che “conservavano” le parole dette, i segreti mai svelati. Teatro fatto di sfumature, di dettagli, di ascolto.

La seconda versione (quella attuale) ambientata in un cine-teatro abbandonato, un nuovo allestimento per piccoli teatri, reinventato in un luogo immaginifico che coniuga memoria e immaginario.

Dentro c’è anche un po’ di Pantelleria, non solo le “immagini dei sogni”, ma anche l’uso del dialetto prestato al teatro.

104 repliche. Quella al Teatro delle Muse di Roma sarà la 105, l’ultima.

La casa dei silenzi

di e con Gianni Bernardo

 

IL VIDEO http://youtu.be/qOT8W7K-b9M

 

 

Maggio 2015

L’asino di Pantelleria sfonda alla Rai.

.di Ferrovecchio

Rai due lo scorso 12 aprile nella trasmissione domenicale “Cronache di Animali” si è occupata dei tentativi di riprodurre un asino pantesco. Come si sa l’asino nostrano, frutto di incroci millenari tra asini siciliani e nordafricani, venne soprafatto, fuori dall’isola, dalla scomparsa del mulo militare sostituito dagli Alpini con le moto carrette. Infatti l’asino di Pantelleria era utilizzato, grazie alla sua mole e forza, per dare vita negli accoppiamenti ai muli di uso militare. Mentre a Pantelleria gli ultimissimi esemplari, sopravissuti alla fame tra il 1943 e il 1945 quando l’isola restò abbandonata a se stessa,  furono definitivamente annientati dall’introduzione dell”apa”. Ovvero dal motofurgone “Ape” della Piaggio meno impegnativa, più docile, maneggevole, maggiormente comoda e soprattutto non necessitava di un esame di guida, mentre nell’abitacolo poteva trasportare un secondo passeggero oltre il conducente.  Insomma Pantelleria così si stava motorizzava.

Nella foto l’asino “autentico” di Pantelleria che vinse negli anni 20 la medaglia d’oro alla fiera zootecnica di Milano. Qualunque tentativo di ridare vita in laboratorio all’asino di Pantelleria non può che rifarsi a questo modello.

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Il duo Siragusa – Formentini, il primo consigliere comunale e il secondo segretario della Pro Loco e redattore del “il panteco”, mentre partecipano alla trasmissione  Portobello per tentare una ricerca su scala nazionale dell’ultimo asino pantesco maschio, ormai da tempo scomparso dall’isola. In effetti, nel corso della trasmissione, un esemplare venne individuato in un centro di riproduzione sardo dove si dichiararono anche disposti a donarlo all’amministrazione comunale di Pantelleria purché fosse garantito all’asino, oltre le spese di trasporto, anche  un adeguato mantenimento in loco. L’amministrazione tuttavia si dimostrò, nel suo sindaco, poco o meglio per niente interessata, ritenendo tra l’altro il mantenimento dell’animale, pur simbolo dell’isola, insostenibile per le casse comunali. E la cosa fini lì. Comunque ad onor del vero l’asino ormai anziano probabilmente non sarebbe servito per la riproduzione e la povera Angelina dovette rassegnarsi a restare l’ultima asina pantesca femmina, rimasta sola soletta. E la nobile stirpe finì poco eroicamente così.

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Alcune immagini relative al progetto di recupero dell’asino pantesco dell’azienda della provincia di Trapani

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La guerra con l’Isis è ormai tra noi?

Aerei fantasma sulla rotta Pantelleria-Tunisia

Gli Usa hanno effettuato alcune missioni aeree top secret, per spiare le zone in cui sono in corso i combattimenti contro le milizie jihadiste. Missioni aeree top secret Usa sono state lanciate il 21 marzo dall’aeroporto dell’isola di Pantelleria verso le aree della Tunisia dove sono in corso violenti combattimenti tra le forze armate e le milizie filo al-Qaida. La notizia è trapelata da Tunisi dove alcuni blogger, consultando il sito Flightradar24.com http://www.flightradar24.com/37.52,13.71/7> che fornisce mappe dettagliate sul traffico aereo “civile” a livello internazionale, hanno notato la6 rotta del tutto anomala di un velivolo Super King Air Beech 300 decollato dallo scalo di Pantelleria alle ore 10 circa di giovedì 26 marzo, che dopo essersi diretto a ovest, è entrato nello spazio aereo

della Tunisia e sorvolare in modo circolare la provincia di Kasserine al confine con l’Algeria e in particolare la regione montagnosa del Chaambi. Le evoluzioni aeree sono proseguite sino alle ore 15.45, quando il Super King ha invertito la rotta rientrando a Pantelleria. Il velivolo, secondo quando accertato a Tunisi, avrebbe svolto analoghe missioni sul Chaambi (con piani di volo e orari simili) anche nei giorni 21, 22 e 23 marzo.

Quelle partite da Pantelleria sono dunque operazioni di spionaggio eseguite da contractor delle forze armate Usa o da una delle innumerevoli agenzie dei servizi segreti di Washington? E perché il

velivolo opera dalla piccola isola quando il Pentagono ha a disposizione in Sicilia la grande stazione aeronavale di Sigonella, utilizzata in particolare per i voli-spia degli aerei senza pilota “Global Hawk”? E chi ha dato l’autorizzazione in sede governativa a utilizzare uno scalo e lo spazio aereo italiano per i voli fantasma verso la Tunisia?

Ciò che è certo è che nelle giornate in cui sono state registrate le attività del velivolo fantasma, tra le montagne tunisine sorvolate si sono intensificate le operazioni militari dell’esercito contro le

milizie islamico-radicali.

Il pantesco Simone Roscio il 1 aprile  ha assicurato chiarimenti tramite Il Portavoce del suo movimento al Senato Vincenzo Maurizio Santangelo che avrebbe presentato un’interrogazione al Ministro Pinotti in merito alle strane attività che stiamo osservando sul cielo della nostra isola.  E aggiunse “da giorni la cittadinanza pantesca, dopo aver visto transitare nel cielo i suddetti aerei e arrivare sull’isola un gruppo di militari statunitensi, è preoccupata sia per la propria sicurezza che per la mancanza di informazione su quanto sta accadendo. Inoltre la notizia di eventuali“venti di guerra” nell’avvicendarsi della stagione turistica potrebbe nuocere all’isola quale meta del turismo nazionale e internazionale;”

Attendiamo una risposte dal Governo! Anche perché la minaccia “Se Roma entra in guerra contro l’Isis il mare si colorerà del sangue dei suoi cittadini” non ci tranquillizza visto che in mezzo al mare ci stiamo noi.

 

Aprile 2015

Noi restiamo preoccupati per quanto succede in Libia troppo vicina alle  porte di casa nostra. di Ferruccio Formentini

E’ doveroso tornare sull’argomento Libia – Isis mentre l’Europa e sopratutto l’Italia sembrano non rendersi conto di quanto la situazione potrebbe diventare improvvisamente pericolosamente delicata  per Pantelleria, la sua economia e i suoi abitanti. Intanto esaminiamo brevemente la situazione orografica dell’isola.  Non un solo vulcano ma una cratere principale circondato da una lunga serie di bocche vulcaniche minori, chiamate kuddie, hanno trasformato il territorio in una grande isola montagnosa, la terza per importanza con Ischia nella classifica delle isole  minori, con pareti a strapiombo sul mare che la circonda, totalmente priva di spiagge o approdi naturali. Insomma una fortezza naturale in mezzo a un mare profondo, piuttosto inquieto che la rende praticamente imprendibile. Difatti nella sua lunga e travagliata storia, fatto eccezione per gli attacchi di isolati e piuttosto straccioneschi dei pirati barbareschi sovente più dei rubagalline  contro i quali gli isolani si difendevano con quattro scoppiettate, Pantelleria ha dovuto subire solo due grandi traumi piovutogli addosso dal mare e dal cielo che hanno inciso sui suoi destini.

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Nel 1553 venne colpita da una totale distruzione causata dal corsaro ottomano Dragut che, in compagnia del corsaro francese La Garde, alla testa di una potentissima flotta, dopo un violentissimo bombardamento durato  tre giorni e altrettanti di saccheggi e distruzioni la riduceva – per i 300 anni seguire- da potente fortezza a difesa del canale di Sicilia in una terra semi abbandonata abitata da poche migliaia di disperati e anche affamati. Attacco ripetuto con ancor maggiore violenza dagli anglo americani nel 1943 con un bombardamento aereo durato 30 giorni, a proposito del quale il generale Eisenhower scrisse. “In solo sei giorni e sei notti circa 5000 tonnellate ad alto esplosivo furono sganciate sulla parte settentrionale dell’isola e in una zona così limitata che i concentramenti raggiunti furono maggiori di quanti ne avessimo tentati prima”. Per riprendersi all’isola furono necessari questa volta solo 30 anni. Ma entrambi i casi vennero interpretati dagli aggressori come la simbolica minacciosa conquista del suolo europeo.

Per il resto l’isola è passata di mano dagli uni agli altri, romani – vandali- bizantini – normanni – angioini – islamici tunisini – aragonesi – spagnoli – siciliani – napoletani – piemontesi – italiani, per citare i più noti, senza colpo ferire dato che l’isola,  disinteressata, immiserita e impreparata alla difesa, era indifferente per la propria sorte.

Appunto impreparata e disinteressata alla difesa come appare tutt’ora.

Pantelleria, come succede a tutte le possenti fortezze terrestri se non dovutamente difese, diventa del tutto indifendibile e non ha altre possibilità che far buon viso e accogliere l’invasore attaccante, anche se potenzialmente debole. E diciamocelo il biglietto da visita dei combattenti dell’Isis non è tra i più confortanti.

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E ovvio che al momento l’Isis non appare ancora interessato a questa fortezza naturale, ma se e quando si affaccerà sul mare, tra non molto, non potrà che vedere la nostra isola, se sarà ancora come appare oggi, come un bocconcino di terra europea utilissimo alla propria propaganda da dove poter minacciare e intimorire Roma e l’Europa più da vicino. Allo stato dell’arte non avrà la necessità di bombardarla con furore, ma gli sarà sufficiente entrare nel porto, magari con un paio di barconi apparentemente carichi di migranti, e sbarcare un pugno di feroci e agguerriti combattenti.

Certo le nostre ipotesi probabilmente a molti appariranno piuttosto pessimistiche. Ma i disastri sovente vengono preceduti dal troppo facile ottimismo. Quello che è accaduto lo scorso 18 marzo al Parlamento e al Museo del Bardo di Tunisi non aiuta certamente a darci serenità. Dopo tutto la Tunisia, nostra dirimpettaia, dista dalle nostre coste solo una sessantina di miglia marine navigabili in un paio di ore.

Intanto, nel frattempo, calano le prenotazioni dei “soliti pessimisti” per le prossime vacanze estive nella nostra isola.

Così scrive Vittorio Feltri su il Giornale del 20 marzo.

“L’Isis è vicina molto vicina. La Tunisia è meno distante di Pantelleria dalla Sicilia. Questo il dato geografici. Serve a capire che i terroristi li abbiamo dietro l’uscio. Ma continueranno a dire che l’Italia non si deve preoccupare fintantoché non entreranno in casa e non compiranno una strage Siamo troppo ottimisti e confidiamo nella protezione delle stelle e soprattutto nella nostra tradizionale capacità di accordarci col nemico illudendoci così di farla franca. In passato è andata bene, diciamo benino. Stavolta però sarà dura a sfangarla, perché i fondamentalisti islamici non sentono ragioni, figuriamoci quelle del cuore…..”

Così la pensa Margherita Boniver su Il Sussidiario.net

“Pantelleria e Lampedusa sono territori italiani a meno di due ore di motoscafo dalle coste tunisini. Il Governo dovrebbe riaprire le caserme chiuse anni fa  sul territorio di Pantelleria e mandare dei rinforzi anche militari per presidiare le due isola che palesemente potrebbero essere a grandissimo rischio…”

 Si è chiuso il 28 febbraio un contenzioso che durava da troppo tempo.

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Marzo 2015

Il Califfato Islamico della Libia è sull’uscio di casa nostra.

Di Ferruccio Formentini 

Marzo 1975 “il panteco”  nasceva ed apriva con questo titolo a bandiera “per un futuro di pace”.  L’isola di Pantelleria era appena stata dichiarata dallo Stato Italiano “zona militarmente importante”. Nel novembre dello stesso anno “il panteco” titolava “Futuro di pace addio!….”.  L’isola stava per essere occupata militarmente come per altro appariva scritto a chiare lettere sul  “Corriere della Sera”. In  una terra che non si era ancora completamente ripresa dalle distruzione provocate dai bombardamenti del 1943  (la guerra pareva finita da qualche giorno e dopo oltre trent’anni erano ancora ben visibili case e strade distrutte dalle bombe perfino nel centro urbano) non apparve tutto sommato  alla maggioranza dei suoi abitanti una notizia così negativa. Certo tuttavia la perplessità c’era, soprattutto in chi ricordava ancora gli avvenimenti tristissimi legati e seguiti alla caduta della Pantelleria portaerei dell’Italia. Ma dopo tutto la presenza di soldati e operai in pianta stabile avrebbe inevitabilmente fatto da volano per la ripresa dell’economia locale totalmente asfittica. E così fu. Dapprima venne ripristinata la caserma in zona Arenella, poi si lavorò a Bukkuram per una seconda caserma quindi un altro paio di casermette distribuite all’interno dell’isola. Asfaltate le strade perimetrali ormai praticamente impercorribili per le enormi buche e, ciliegina sulla torta, veniva perfino asfaltata la strada che porta in vetta alla Montagna grande. Tanto asfalto aveva un unico scopo, poter muovere rapidamente i radar montati su mezzi semoventi. Quindi fu la volta dell’aeroporto. Allungata la pista per permettere il decollo dei jet da combattimento.  Totalmente ripristinato esterno e interno (con appartamentini per i piloti e un centro di comando) l’ hangar per aerei di Pierluigi Nervi, che era stato parzialmente distrutto dai bombardamenti del 43. Infine venne ingrandito e dotato di ogni comfort la cittadella militare (anche per militari stranieri) sulla cuddia sovrastante l’aeroporto.  Poi finalmente, per la gioia dei ristoratori, ma anche dei giovani di entrambi i sessi, l’arrivo dei militari. Ma cosa aveva giustificato questo enorme sforzo per difendere l’isola? In sostanza l’acquisto dell’ hotel Tre Pietre da parte della maltese Corinthia Palace dei fratelli Pisani soci di Gheddafi in molteplici attività oltre ad un terreno, però subito vincolato a zona verde per difenderlo dall’ingordigia dell’invasore. I media nazionali nel frattempo avevano scatenato una vera e propria campagna di disinformazione per mettere in guardia il paese intero dall’imminente attacco all’Italia, via Pantelleria, del colonnello libico. Il Tre Pietre venne descritto come una base segreta libica con una parte delle camere riservate a militari, agenti dei 1servizi segreti libici e deposito per le armi. Le grotte che fanno corona all’isola, quasi tutte inagibile per qualsiasi natante se non per minuscole barchette, erano diventate possibili basi segrete per i mezzi d’assalto che sarebbero giunti nottetempo da Tripoli.  Inoltre per la verità la mancanza di spiagge renderebbe difficoltoso qualsiasi sbarco. Ma visto che all’immaginazione non c’era mai limite si inventarono perfino che un tunnel sottomarino, realizzato negli anni trenta e che avrebbe dovuto unire il mare al lago “bagno dell’acqua”, permetteva  ai sottomarini libici di introdursi  fino nel cuore dell’isola.  Ci fu perfino chi si attardò a spiegare come la toponomastica isolana, palesemente araba, in qualche modo poteva giustificare la prossima aggressione africana. Trascorsero così alcuni anni durante i quali molti panteschi e i primi filopanti vivevano, come il giovane tenente Drogo nel Deserto dei Tartari di Buzzati, attendendo se non d’incontrare il nemico almeno di vederlo anche da lontano. Poi succede che Gheddafi diventa il grande alleato dell’Italia nel Mediterraneo e negli affari.  Incredibile! Come d’incanto la fortezza si sgretola  rapidamente. I militari se ne andarono con armi e bagagli, le caserme caddero in rovina, e l’hangar dell’aeroporto da riparo per i jet si trasformò in una sede,  com’è tuttora, d’incontri pubblici e teatrali. Abbiamo ricordato succintamente quanto accaduto in anni sufficientemente recenti perchè i libici (e questa volta pare per davvero) ora guardano di nuovo all’Italia e naturalmente anche a Pantelleria. L’Isis attraverso il Califfato islamico di Libia ha dichiarato il prossimo attacco all’Italia per colpire Roma, cuore del cattolicesimo. Ne hanno parlato tutti i media nazionali e internazionali, quotidiani e televisioni, ma questa volta non vorrebbero acquistare un albergo a Pantelleria, che per altro già possegono essendo stato restituito dalla nostra magistratura il Tre Pietre alla Libia dopo la morte di Gheddafi. No! più probabilmente potrebbero voler assicurarsi una base nel Canale di Sicilia sulla quale sventolare la propria bandiera e da dove lanciare attacchi alla terra ferma. Magari, poi, resisi conto della toponomastica araba di Pantelleria, tenersela per sempre, ricorrendo se necessario anche a sistemi coercitivi piuttosto fastidiosi e dolorosi ma convincenti nei confronti dei residenti. Naturalmente, buttiamo lì solo delle ipotesi, non siamo in grado di ipotecare, immaginare e raccontare cosa realmente potrebbe accadere in futuro.

2Una cosa però possiamo dirla. Dopo gli ultimi fatti in Libia  e le ultime dichiarazioni dell’Isis è evidente che non si può lasciare l’eventuale difesa dell’isola (che nella sua storia millenaria è sempre servita da base di lancio per chi intendeva aggredire dalle coste africane l’Italia – e questo dai Vandali agli Anglo Americani-)  in mano ad un pugno di carabinieri, sostenuti da pochi finanziere e marinai della capitaneria con il soccorso di qualche vigile urbano. Se nel frattempo non si è già provveduto, a ben vedere forse sarebbe utile che la ministra Roberta Pinotti, o chi per lei, provi a dare un’occhiata sulla situazione delle difese di questa frontiera piuttosto avanzata ma ad oggi totalmente indifesa e magari, se lo riterrà necessario, provvedere efficacemente. O no!  Allo stato attuale, per i disinformati riteniamo utile tenere presente che sarebbero sufficienti un paio di gommoni d’altura con a bordo una trentina di scalmanati ben armati per impossessarsi, come in un solo boccone, dell’intera isola.

A Roma il 13 febbraio scorso è stata inaugurata l’Osteria i Panteschi.                                       

Dalla passione per la ristorazione di 2 panteschi, Alessandro Gabriele e Antonino Castiglione, 3già gestori dei rispettivi ristoranti La Favarotta e Franco Castiglione a Pantelleria, nasce una nuova osteria nel cuore di Trastevere a Roma.

La loro passione per la cucina tipica pantesca, tramandata loro dai genitori (Fortunato Gabriele e Franco Castiglione), e la consapevolezza che Pantelleria e i suoi sapori fanno breccia ovunque, hanno portato questi ragazzi ad intraprendere una nuova avventura nella capitale.

Finalmente un ristorante di Pantelleria fuori da Pantelleria, per far conoscere i piatti della tradizione a  chi l’isola la conosce solo via internet e a chi, magari, l’isola la conosce già e vuole sentirla più vicina.

 

 

 

 

 

Il Carnevale di Pantelleria dai circoli alla piazza

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Febbraio 2015

Il filopante di Cimillia Manlio Armellini ci invia un deliozoso messaggi augurale per il 2015

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Una fine d’anno ed inizio piuttosto insoliti.

Il 2014 per la sua fine ci ha regalato per la mattina del 31 dicembre una insolita nevicata anche se non del tutto rara. Il 2015 è iniziato con un’alba questa si piuttosto insolita, il termometro è sceso sotto lo zero. Poi fino alla Befana il tempo ha continuato a imperversare con vento, possenti mareggiate, nuvole e freddo. Come si sa l’Epifania tutte le feste si porta via e si è portata via anche il clima ostile (

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