Economia

Giugno 2018

INSULARITA’ IN COSTITUZIONE. IL COMUNE DI PANTELLERIA ADERISCE

ALL’INIZIATIVA DELL’ANCIM

 

E’ partita una raccolta di firme per la modifica all’articolo 119 della Costituzione che, dopo il quinto comma, dovrà prevedere l’inserimento del seguente testo: “Lo Stato riconosce il grave e permanente svantaggio naturale derivante dall’insularità e dispone le misure necessarie a garantire una effettiva parità ed un reale godimento dei diritti individuali e inalienabili.”

L’Amministrazione Comunale invita i cittadini a voler aderire alla sottoscrizione del Progetto di Legge di Iniziativa Popolare fondamentale per il riconoscimento del grave e permanente svantaggio naturale derivante dall’insularità. I cittadini che vorranno farlo a Pantelleria, residenti e non residenti, possono firmare questa proposta di legge di iniziativa popolare, presso l’ufficio elettorale del Comune di Pantelleria . Questa iniziativa lanciata dall’ANCIM (Associazione Nazionale Comuni Isole Minori) riveste una particolare importanza perchè

contribuisce a far riconoscere, finalmente, anche dalla Costituzione una condizione che sino ad oggi non garantisce la pari opportunità e i pari diritti di cittadinanza per gli abitanti delle isole minori. Problemi come quelli della Sanità, del Turismo, dei Collegamenti Marittimi, delle

Scuole, degli Uffici Pubblici, della continuità territoriale, della fiscalità di vantaggio e di tutte le categorie imprenditoriali potranno essere risolti solo se lo Stato prenderà coscienza delle realtà isolane. Ecco perchè è importante firmare questo progetto di legge di iniziativa popolare.

 

Maggio2018

Passaggio generazionale di Lorenzo Matteoli

 

The times they are a’changing

Non credo che dalla fondazione della Repubblica la situazione politica italiana sia stata critica e interessante come in questo momento. Stiamo infatti assistendo a un ‘passaggio’ epocale.

La vecchia configurazione PCI/PSI/PSDI/DC/PRI/PLI/MSI che era entrata in crisi con il primo governo Berlusconi (10 maggio, 1994), e forse prima, nei successivi 24 anni si completamente trasformata. Una radicale metamorfosi.

Tutti i partiti che fino al 1994 avevano governato l’’Italia sono spariti.  Non esiste più un teatro organizzato su sinistra, centro e destra. E il teatro attuale sfugge a qualunque tentativo di  categoria schematica. Una minestra a-ideoplogica.

Con il crollo del muro di Berlino è finito il comunismo ed è finito anche l’anticomunismo come aveva previsto, lucidissimo, la stessa sera del crollo berlinese l’onorevole Bodrato (DC) allora consigliere comunale a Torino.

La minestra a-ideologica del Parlamento italiano è andata via via coagulandosi nell’attuale brodo, dove riconoscere lo schema sinistra/centro/destra non è molto facile. Anche se qualche brandello rimane diffuso e sparpagliato sotto quasi tutte le etichette. Tanto per confondere le cose.

Una interpretazione della dinamica in corso potrebbe essere quella del ‘passaggio enerazionale’.

I partiti e i personaggi del teatrone della politica italiana degli ultimi 50 anni, rimasti abbarbicati al potere, hanno operato solo ed esclusivamente in una strategia di conservazione a tutti i costi del potere stesso e in se. Hanno dormito al volante.

Senza visione, senza progetto e, specialmente, senza passione. Non si sono accorti che sotto il loro culone e sotto le loro lussuose poltrone l’Italia era cambiata. Anche lo scossone del 1968 non è riuscito a svegliarli e l’avvertimento molto tempestivo del bardo Bob Dylan ‘The times they are a’changing’ (1964) è rimasto assolutamente inascoltato nei salotti del potere. Ma non nelle strade e nelle piazze e nelle case della gente normale.

Quello che i partiti non hanno fatto: coltivare le nuove generazioni politiche, ascoltare il Paese, rispondere al cambiamento, è scoppiato come un bubbone maturo con Beppe Grillo. Soggetto indigeribile per una dignitosa cultura politica e non politica, al quale va dato comunque atto di avere interpretato, visto e denunciato, con il micidiale filtro intuitivo del guitto professionale, quello che era successo. Il degrado della democrazia rappresentativa, lo sfascio istituzionale, il sonno di una classe dirigente che non dirigeva, ma che galleggiava su sé stessa.

Il resto non è ancora storia, ma sta avvenendo.

Un deputato eletto all’estero ha sintetizzato: non mi preoccupo molto, i 5stelle sono diventati democristiani e Salvini un moderato.

Il PD si dibatte nell’agonia e nemmeno Cuperlo, antipatico, ma uno dei pochi cervelli pensanti al Nazareno, riesce a fare una analisi strategicamente portante. Berlusconi, irrimediabilmente logorato,  comanda un’armata Brancaleone di alieni, Renzi, nel quale avevamo molto sperato, si è auto-rottamato: sembrava aver capito qualcosa, ma non era vero. I vecchi marpioni  dell’ex PCI, Dalema e Bersani, sono stati liberati ed egualizzati al 3%.

Il futuro a 5stelle più Salvini? Mentre il PD continua a cercarsi un’anima.

Stiamo veramente vivendo tempi interessanti.

[1] Primo tempo interessante Dopo la prima giornata di votazioni la previsione di un governo Di Maio/Salvini è confermata dal colpo di scena salviniano di proporre di sua iniziativa, una candidata Forza Italia (Bernini che si è dichiarata indisponibile), rompendo di fatto la coalizione della destra (Forza Italia/Lega/ Fratelli d’Italia).

Ma Lega + 5Stelle non hanno la maggioranza alla Camera e dovranno ricorrere a transfughi dei quali sembra ci sia abbondanza. Ci sono due tipi di voltagabbana (eufemisticamente transfughi) quelli che si vendono senza condizioni e quelli che si vendono con condizioni, le condizioni a loro volta possono essere di due tipi: poltroncine o vincoli politici.

Sono da preferire i transfughi senza condizioni e bisogna vedere di che genere saranno quelli che Di Maio e Salvini accoglieranno. Credo che verrà privilegiato lo scambio a livello minimo (poltrone, incarichi di sottogoverno)

Una volta formato il governo 5Stelle/Lega con la maggioranza garantita dai voltagabbana, sarà interessante vedere quali manovre economiche e finanziarie verranno proposte per mantenere le promesse fatte agli elettori (almeno le due fondamentali: abolizione legge Fornero e reddito di cittadinanza) senza mandare in bancarotta il Paese o portare il debito a livelli ancora più insostenibili dell’attuale, e senza incorrere nei fulmini di Bruxelles.

Nel mare di scialo che caratterizza la spesa pubblica italiana è sicuramente possibile tagliare per coprire i due capitoli.

Ogni taglio (anche di spese assurde e di scialo) comporta conseguenze sul sociale e implica sacrificio di alcuni (molti o pochi) e le decisioni non sono gratuite in termini di prezzo politico da pagare. Il reddito di cittadinanza potrebbe aumentare la domanda interna e quindi è una misura di rilancio economico oltre che demagogico/sociale, e alcuni ‘tagli’ di scialo potrebbero anche essere qualificanti.

Pericolosa la presenza di Bagnai nell’area dei consiglieri economici: le sue idee sull’uscita dall’Euro sono veramente catastrofiche.

Sarà anche interessante vedere come si svolgerà la dissoluzione della destra berlusconiana e  come si svolgerà lo spappolamento del PD nel percorso verso la formazione di una compagine

Liberal/progressista giovanile. Post dinosauri.

Aprile 2018

Migranti. di Lorenzo Matteoli

Non si è ancora capito in Italia, e tantomeno in Europa, che il fenomeno della fuga dalla fame,dalle dittature sanguinarie e dalla guerra che imperversano nel continente africano è un evento epocale che non si esaurirà nei mesi e negli anni, ma nelle decine e forse ventine di anni.

La totale assenza di visione e di progetto culturale, politico e pratico è la ragione della insofferenza razzista e della violenza che questa genera. I migranti vengono imposti alla gente senza la minima struttura di accoglienza, preparazione, assistenza sociale e umana. Nel giro di poco tempo a parte i pochi che riescono in qualche modo a integrarsi per capacità e iniziativa personale, la grande maggioranza diventa un bubbone sociale parassita, invadente e pericoloso.

Molti sono assorbiti nella piccola e grande criminalità: piccola e grande criminalità, droga, prostituzione, rapine e furti. Molti vengono ignobilmente sfruttati come manodopera schiava dalle orrende strutture mafiose che controllano quasi tutti i territori della agricoltura meridionale.

Il fenomeno era stato previsto e descritto fino dagli anni 60 da chi si occupava di problemi del continente africano, e ricordare l’opera coraggiosa e illuminata di Giorgio Ceragioli ingegnere e professore alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino è doveroso. Ma l’ascolto della responsabilità politica è clamorosamente mancato e ora siamo ben oltre l’emergenza nella tragedia sociale più cupa.

 

Per il sogno di una vita migliore …

Il coraggio culturale e politico per affrontare il problema manca totalmente in Europa e in Italia è una battaglia. All’Italia va comunque riconosciuto un impegno di azione e intervento che il resto dell’Europa disconosce. L’ondata dei migranti va affrontata con strumenti adeguati, progetto e fermezza, i criminali vanno individuati e rimpatriati, chi invece merita assistenza e aiuto va accolto senza imporlo, nudo e impreparato, alla popolazione italiana che non può non reagire alla malversazione di un governo prevaricatore e poliziesco. La visione politica e progettuale deve essere di lungo termine, venti trenta anni, due generazioni, le strutture e i fondi adeguati, l’educazione, la preparazione sociale e l’assistenza ai soggetti umana e professionale.

Finora va detto che alcuni sindaci e amministratori locali sono stati più bravi dei ministri dei vari governi.

Forse è bene ricordare che duemila anni di storia italiana sono stati caratterizzati da migrazioni continue e sistematiche: forse avremmo dovuto imparare meglio la lezione della nostra storia.

…si muore.

 

Marzo 2018

La strategia del Governo Francese contro la radicalizzazione islamica. Di Lorenzo Matteoli 

 

Il Governo Francese ha annunciato 60 misure di lotta contro la radicalizzazione islamica.

Isolamento dei fanatici islamici nelle carceri, controllo e chiusura delle madrase non autorizzate (scuole private di insegnamento del Corano), i criteri ‘caso per caso’ per la riammissione in Francia dei jihadisti che ritornano dopo aver militato nell’esercito del Califfato, controllo della presenza di poliziotti islamici negli organici della polizia…

Non è la prima volta nella storia moderna che il governo di un paese assume iniziative per il controllo e la repressione di ideologie che ritiene contrarie alla sua costituzione o alla cultura delle sue istituzioni e del suo regime.

È però sicuramente la prima volta che questo avviene da parte del governo di un paese che rappresenta nel mondo l’emblema fin dell’istituto democratico repubblicano.

Si tratta evidentemente di una circostanza di eccezionale gravità. È legittimo pensare che il Governo Francese reagisca a quella che ritiene essere una aggressione violenta, condotta e strutturata da una ideologia para-religiosa che promuove comportamenti socialmente aggressivi e criminali, potenzialmente capaci di destabilizzare la vita civile e la democrazia del paese e delle sue istituzioni.

Quando nella storia moderna una circostanza del genere si era verificata in precedenza si è sempre trattato di regimi totalitari che reprimevano l’opposizione legittima e dovuta: l’Italia di Mussolini, la Spagna di Franco, la Germania di Hitler, la Russia di Stalin. Storie molto diverse.

Interessante, e anche preoccupante, il caso degli Stati Uniti e del maccartismo degli anni 1950: una fase che venne stroncata dal Presidente Eisenhower, ma che resta significativa delle caratteristiche culturali della democrazia negli Stati Uniti, non sempre prive di ombre.

La linea che separa il diritto di avere opinioni diverse e contrarie a quelle del governo e di manifestarle, dalla promozione di idee socialmente aggressive e criminali dovrebbe essere una linea netta e chiara. Ma evidentemente così non è. O così non si vuole che sia.

Abbiamo avuto e abbiamo situazioni italiane che chiaramente aggrediscono alla base le nostre istituzioni democratiche e la convivenza civile, a suo tempo le Brigate Rosse, tollerate a lungo come ‘compagni che sbagliavano’ fino a quando, molto tardi, non hanno rivelato la loro vera matrice sovversiva armata. Abbiamo i movimenti aggressivi di opposizione alla TAV in Val di Susa, abbiamo organizzazioni violente aggressive sempre presenti in tutte le manifestazioni di piazza che agiscono in

modo aggressivo e criminale (i c.d. Black Block). Abbiamo la più potente diffusa e radicata organizzazione aggressiva criminale nota in tutto il mondo come Mafia.

Il governo francese ha individuato la pericolosità del fanatismo islamico e si attrezza per contrastarlo e ha definito con rigore la linea che separa l’aggressione criminale alle istituzioni, anche condotta con la promozione ideologica, dall’esercizio di una corretta opposizione democratica.  E su quella linea si attesta con la certezza di chi ha una solida storia alle spalle.

Mi corre l’obbligo di ricordare a chiusura di questa riflessione il mio incontro con il Procuratore Bruno Caccia a Torino che mi aveva chiesto cosa succedeva in Facoltà di Architettura (era l’anno 1974) dopo avere ascoltato con attenzione il mio racconto mi disse, severissimo: “Fate molta attenzione perché in queste cose si sa come si comincia, ma non si sa come si finisce.”

Il Procuratore Bruno Caccia  aveva ben chiara le linea che separa l’esercizio dell’opposizione  democratica dalla sovversione criminale.

Febbraio 2018

Non è un paese per giovani. Non ancora. di Angelo Casano

 

“Occorre preparare il domani, perché l’orizzonte del futuro è il vero oggetto del confronto elettorale”. Sui giovani e sul futuro, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha posto l’accento nel suo

discorso di fine anno. Non si può vivere in un eterno presente, senza guardare al futuro e alle nuove generazioni.

Questo è il messaggio più forte, a mio avviso, che ci lascia il Capo dello Stato salutando il 2018 e rivolgendosi alle parti politiche e civili della società.

È il richiamo alla partecipazione al voto, un richiamo che ha indirizzato in particolare ai nuovi elettori

mettendo a confronto due generazioni. Quella dei ragazzi del 1899, chiamati a combattere proprio durante la grande Guerra e quella dei ragazzi del 1999 che, quest’anno il 4 Marzo, saranno chiamati al voto per la prima volta. Un richiamo ai giovani non casuale visto che al momento in Italia, stando ai dati Istat, il tasso di disoccupazione giovanile tra i 15 e i 24 anni è pari al 35% e cresce anche l’astensionismo tra i giovani dai 18 ai 29 anni. Dati alla mano, un giovane su due non andrebbe a votare.

Intanto il giornalista Alberto Magnani dalle pagine del Sole 24 ore in un suo articolo del 4 Gennaio ci

ricorda che ad oggi, stando alle promesse elettorali dei vari schieramenti politici, gli under 30 sono scomparsi da qualunque programma elettorale. Fra Pensioni e flax tax, la “questione dei giovani” fatica ad entrare nel dibattito politico odierno.

E se la Politica, le nostra classe dirigente, sembra disinteressarsi della questione giovanile, del diritto

allo studio negato, del lavoro che manca, ai giovani non rimane altro che emigrare all’estero in cerca di un futuro migliore. Oppure restare. Restare per cambiare il paese, organizzarsi per contare, per incidere, per continuare a scommettere sul futuro.

 

Gennaio 2018

Dicembre 2017

L’Euro NON è una moneta unica. di Lorenzo Matteoli (16 novembre 2017)

C’è un elefante che scorazza negli uffici lussuosi e scacazza sulle preziose moquette manageriali della Torre BCE di Francoforte e nei ministeri delle Finanze e Banche Centrali dei paesi Eurozona, ma tutti fanno finta di non vederlo.

Meno Mario Draghi: lo vede, lo dice, ma tutti fanno finta di non sentire e chi sente fa finta di non capire e chi capisce non ha voglia di agire per mandarlo via. Il problema monetario attuale dell’Euro è troppo difficile da comprendere e se lo si comprende è troppo difficile da affrontare. Per cui è meglio far finta di niente.

Cercherò di spiegare nel modo più semplice possibile.

Se la Banca d’Italia contrae un debito finanziario in Euro con i mercati paga un interesse diverso (maggiore) di quello che paga per un debito analogo la Bundesbank o la Banque de France o altre banche dei paesi membri dell’Eurozona. Per verificare in modo preciso quali sono le differenze basta andare a vedere le quotazioni correnti degli ‘spread’ fra i paesi membri dell’Eurozona. Non mi interessa il dettaglio analitico: basti sapere che i debiti in Euro dei diversi paesi Eurozona

pagano ai mercati finanziari interessi diversi.

Questo basta per affermare, senza timore di venire contraddetti, che l’Euro NON è una moneta unica, ma ci sono nell’Eurozona tanti Euro con valori diversi quanti sono i paesi membri, quante sono le differenze che pagano sui loro debiti in Euro. L’interesse che i mercati esigono è un indicatore della fiducia che i mercati hanno sulla capacità dell’ente debitore di pagare il suo debito alla scadenza.

Quando i mercati ‘aggrediscono’ il tasso di interesse di un ente, prima o poi, quella dichiarazione di sfiducia verrà verificata.

Così è sempre stato nella storia della finanza e delle monete.

Nell’ipotesi di uscita dell’Italia dall’Euro, o di crollo collegiale dell’Euro, la nuova Lira verrà svalutata del 25-30% (cfr Vincent Brousseau) e forse più, il che significa che gli Euro posseduti dall’Italia compreranno un equivalente di nuove Lire che varrà automaticamente dal 25 al 30% in meno rispetto al potere di acquisto attuale degli Euro, convenzionalmente scambiati 1:1 con gli naltri Euro Europei. In virtù degli accordi di Maastricht.

Nella stessa ipotesi se la Germania tornasse al Deutsche Mark, per il crollo collegiale dell’Euro o per decisione unilaterale  sua, i nuovi DM tedeschi varrebbero invece dal 40 al 50% in più rispetto al potere di acquisto degli Euro scambiati.

Vuol dire che un milione di Euro italiani trasferiti oggi in una banca commerciale tedesca in Euro tedeschi nell’ipotesi della catastrofe prossima ventura varrebbero dall’80 al 90% in più…praticamente il doppio. La ragione per la quale i depositi in Euro nelle banche tedesche sono gravati da interesse negativo.

Questa la conseguenza del diverso interesse che si paga oggi sui debiti in Euro della Banca d’Italia rispetto all’interesse che si paga sui debiti in Euro della Bundesbank.

La conferma dell’affermazione che l’Euro non è una moneta unica.

Due segnali confermano in modo più o meno diretto questa analisi:

1.         La richiesta di Jens Weidman (presidente della Bundesbank) che i debiti in Euro della Banca d’Italia vengano garantiti da consistente collaterale.

2.         La dichiarazione di Mario Draghi che se l’Italia volesse uscire dall’Euro dovrebbe pagare il suo debito con la BCE ‘prima’ di uscire. Debito quantificato in 350 miliardi di Euro su finanziamenti BCE più 150 miliardi di Euro per restituire la carta moneta in Euro emessa dalla Banca d’Italia durante la permanenza dell’Italia nell’Euro.

L’Italia non potrebbe pagare questo debito che resterebbe a carico degli altri paesi Eurozona: una catastrofe monetaria senza precedenti nella storia delle monete.

Chi è interessato a spiegazioni più articolate della mia può consultare Vincent Brousseau,

i suoi diversi documenti sul tema e le sue conferenze su U.tube https://www.youtube.com/watch?v=1O2CG41weCE. Auguri a Noi.

Novembre 2017

L’evoluzione del pensiero economico in atto. di Gianfranco Rossetto

 

Caro Direttore

Ancora una volta sento il dovere di dare , o almeno tentare di dare,  una spiegazione  a te  – che mi hai dato fiducia – e ai nostri quattro lettori (si fa per dire.  ndr) i motivi per cui tutti i miei dubbi e la mia posizione di moderna Cassandra sul futuro dell’economia non abbiano trovato alcun riscontro nella realtà.

Onestamente lo debbo riconoscere.

Sono decisamente un residuo del Secolo scorso che non ha capito l’evoluzione del pensiero economico in atto, e quindi ne é rimasto escluso e nella più profonda ignoranza.

Per capire come cio’ sia accaduto desidero ricordare alcuni fatti che potrebbero, lo spero ,  giustificare il mio modo di pensare e chiedere quindi scusa se nei miei articoli precedenti ho fatto prova di essere retrogrado e , cosa più grave, avervi annoiato.

* I professori di materie economiche all’Università La Sapienza di Roma    (anni ’50 e ’60 ) ci avevano plagiato e condizionato il cervello affermando che “ si poteva risparmiare solo il denaro ottenuto come compenso di un lavoro effettuato e che il risparmio non era altro che la ricchezza economizzata dai risparmiatori”.

* Con l’abolizione del collegamento DollaroUSA / Oro , tutto cambio’: i Deficits avevano perso la loro funzione di deterrente in quanto il Dollaro era diventato praticamente illimitato. Ci siamo allora ricordati che gli stessi Professori ci avevano dato per assioma che “ ogni immissione di denaro creava non solo una maggiore liquidità ma anche la temutissima Inflazione”.

E invece NO .

Il compianto Professor Lisdero ( Cattedratico di Politica Monetaria ) ci portava come esempio l’Inflazione che l’Europa del Rinascimento aveva conosciuto in seguito all’arrivo massiccio di Oro e Argento provenienti dal Nuovo Mondo.

Era assolutamente vero e storicamente conosciuto.

Perché allora queste regole oggi NON sono più valide ?

L’esperienza degli ultimi anni dimostra infatti che gli Stati si sono indebitati senza alcun freno stampando moneta , senza provocare un aumento dei tassi d’Interesse e dell’Inflazione !

Anzi si é arrivati ad auspicare un salvifico aumento dell’Inflazione.

Ci si deve chiedere come mai il nuovo Potere di Acquisto fondato sul credito, praticamente illimitato, non abbia provocato un’infiammata dei prezzi.

Ma dove é andato a finire questo Potere di Acquisto ?

Non si sa ! I Tassi di Interesse non aumentano , l’Inflazione dei prezzi al consumo non aumentano …

Si é portati a pensare , forse ingenuamente , che il Sistema Economico mondiale é condizionato ( truccato ?) a tal punto da danaro “falso”   che ne é drogato come un tossicodipendente.

E’ chiaro che esiste una separazione netta tra Economia di tutti i giorni e Economia Finanziaria , tra Prezzi al Consumo e Prezzi legati ai Capitali…”

Sfortunatamente non ho trovato nessuno che me lo spiegasse : ecco perché mi arrendo.

Tuttavia non smetterò mai di pensare che gli uomini di governo attuali ci guidano irresponsabilmente in quanto maneggiano i soldi degli altri che non conoscono e di cui     non si preoccupano minimamente.

Ma gli altri siamo noi contribuenti.

Sfortunatamente non ho trovato nessuno che me lo spiegasse : ecco perché mi arrendo.

Tuttavia non smetterò  mai di pensare che gli uomini di governo attuali ci guidano irresponsabilmente in quanto maneggiano i soldi degli altri che non conoscono e di cui non si preoccupano minimamente.

Ma gli altri siamo noi contribuenti.

Ottobre 2017

Settembre 2017

Sbarchi Clandestini, di Pulimanti Mario

 

La crescente instabilità politico ed economica di tanti Paesi dell’Africa à la causa principale dell’aumento degli sbarchi clandestini dalla coste africane.

Difatti la povertà crescente e la mancanza di prospettive spingono migliaia di persone a fuggire dalle proprie terre d’origine per rifarsi una vita altrove.

Di fatto i clandestini provenienti dall’Africa arrivano in Italia su barconi malandati, ammassati in modo disumano ed in condizioni igieniche proibitive, lasciando le loro case nella speranza di trovare un lavoro ed una vita migliore, ma quasi sempre la realtà è diversa.

Giunti sulle coste italiane sono ospitati in centri di prima accoglienza e poi rimandati nel Paese di provenienza, in quanto privi di ogni permesso di soggiorno e documento: coloro che riescono ad eludere i controlli hanno, comunque, poche possibilità di trovare un lavoro onesto e rischiano di andare ad infoltire la schiera dei disperati che vivono di piccoli espedienti nelle grandi città.

Molto spesso questi migranti clandestini, dopo essere stati costretti a pagare grosse somme di denaro alla criminalità organizzata per poter compiere il viaggio, senza alcun documento e senza alcuna prospettiva di lavoro, diventano anch’essi dei criminali.

L’incentivo agli sbarchi è inoltre determinato dalla cronica assenza dell’Europa, che considera il tema dell’immigrazione clandestina più un problema italiano che un’emergenza europea. Però sarà difficile risolvere il problema delle immigrazione fino a quando questo argomento verrà trattato solamente come una questione di ordine pubblico o di accoglienza

dato che i crescenti flussi migratori si possono gestire con fermezza, lungimiranza e risorse economiche e non con un generalizzato solidarismo o un semplice pugno di ferro.

E’, dunque, compito dello Stato mettere fine al giro degli affari illegali collegati all’immigrazione clandestina che ogni anno garantisce alle organizzazioni criminali un fatturato di milioni di euro.

Una possibile soluzione potrebbe essere quella di aumentare i controlli ed il pattugliamento in mare in accordo con gli altri Paesi interessati al fenomeno; in ogni caso Þ indispensabile sensibilizzare l’opinione pubblica internazionale sul problema e fare in modo di eliminare le cause dell’immigrazione clandestina.

li sono sottoposti non è né incidentale, né non voluta. Tra le proteste più spettacolari si ricordano quelle proposte negli ultimi anni dalla PETA: la contro-organizzazione di corse di attivisti nudi. Si ripete, insomma, il conflitto fra gli elementi più folcloristici delle tradizioni europee e l’etica ambientalista/animalista che ne rintraccia l’obsolescenza e la drammaticità. Ci si chiede se sia giusto sottoporre shock psicologici e violenza fisica agli animali solo per soddisfare dei futili desideri umani. Certamente gli animali non devono essere mai maltrattati. Ritengo che non sia però giusto tagliare i ponti con delle tradizioni secolari, di cui è nutrita la nostra storia popolare, oltre che i ricordi di ogni partecipante.

 

 

Agosto 2017

Corsa dei tori a Pamplona: tradizione da vietare? di Mario Pulimanti

 

La città di Pamplona in Spagna è nota in tutto il mondo per la festa di San Fermín. Migliaia di

persone si danno appuntamento ogni anno in questa località per vivere il rischio e l’emozione dei suoi famosi encierros, ritratti per l’eternità da Ernest Hemingway nel suo romanzo Fiesta. L’encierro è infatti la famosa corsa dei tori che ogni anno puntualmente si corre a Pamplona, in occasione della Fiesta di San Firmin, patrono di Navarra, tra il 6 e il 14 luglio. Evento che attira in questa graziosa cittadina spagnola dei Pirenei migliaia di turisti provenienti da ogni parte del mondo. In primis americani, australiani, sudafricani e neozelandesi che hanno come passatempo anche quello di gettarsi dalla cima della statua di santa Cecilia (alta 5 metri) nelle braccia della folla sottostante. I festeggiamenti iniziano col discorso ufficiale del sindaco della città e col lancio del chupinazo (razzo) dal balcone del municipio in Plaza Consistorial, a mezzogiorno del 6 luglio, e finiscono a mezzanotte del 14 luglio quando i partecipanti, vestiti di rosso e bianco, salutano la fiesta in Plaza del Ayuntamiento con una candela accesa in mano e cantando “pobre de mi” (letteralmente “povero me”). Per nove giorni le strade di Pamplona, resa famosa dallo scrittore Ernest Hemingway, che proprio all’encierro dedicò il suo primo romanzo di successo, Fiesta (Il sole sorge ancora), sono invase di giorno da centinaia di persone che corrono con i tori e di notte dalla gente che festeggia fino a tarda sera. Ma è proprio all’avvicinarsi dell’alba che l’atmosfera si surriscalda soprattutto per coloro che decidono di prendere parte attivamente alla corsa con l’obiettivo di entrare trionfalmente nell’arena, la Plaza de Toros, con un toro sbuffante alle calcagna. I meno coraggiosi (ogni anno ci sono feriti e qualche volta anche morti e si tratta sempre di turisti) si godono lo spettacolo di fronte al bar Zaldiki, in cima alla via che parte dal Coralles del Gas, dove vengono tenuti i tori, su Santo Domingo, o in uno degli anelli dell’arena, punto d’arrivo dell’encierro, dove, una volta entrati i tori, che sono spinti nei recinti dove verranno tenuti fino alla corrida della sera, uno sparo annuncia la fine dell’encierro a coloro che sono ancora nel percorso. Per accontentare la folla la vengono poi liberati i novillas (i tori più giovani, con le corna rivestite da un’imbottitura) e per una mezz’oretta la folla dei corridori gioca al matador. Questa corsa breve ma intensa che in soli tre minuti copre gli 825 metri del tracciato si ripete tutti i giorni, dal 7 al 14 luglio. I razzi indicano ai corridori i vari momenti dell’encierro: il primo sparo annuncia l’apertura delle porte del cortile, il secondo avvisa dell’uscita di tutti i tori, il terzo (già nell’arena) segnala l’ingresso degli animali e il quarto avverte che i tori si trovano già nel loro recinto e che l’encierro si è concluso. Uno dei momenti più emotivi si tiene pochi minuti prima dell’inizio dell’encierro, quando i corridori si raccomandano a San Fermín cantando tre volte una litania davanti a una piccola immagine religiosa situata nella Cuesta de Santo Domingo.

Irrinunciabile per molti anche lo spettacolo della corrida. Ogni sera se ne tiene una con sei dei tori che hanno partecipato alla corsa della giornata. Tra una corsa e l’altra immancabile una pausa in uno dei tanti bar di Pamplona dove stappare bottiglie di champagne, birra e sangria sempre che non si venga coinvolti in uno dei tanti “trenini” di persone che si formano e vanno in giro per le viuzze della città al grido di “agua, agua, agua” quando si passa sotto ai balconi delle case. Tori a parte nei nove giorni dell’encierro si tengono concerti, fuochi d’artificio, feste e balli sfrenati in puro stile movida spagnola, anche se l’attrazione principale rimangono comunque i tori che corrono per le vie della città e il fanatismo della gente. Durante le feste, difatti, tutte le mattine il centro della città è attraversato da sfilate di giganti e testoni, per la gioia dei bambini. Il programma di eventi comprende anche sagre, concerti, spettacoli di danza e ovviamente corride di tori, solitamente molto vivaci per la presenza nelle tribune di nutriti gruppi di amici. San Fermín si conclude il 14 luglio a mezzanotte, quando tutti si riuniscono nella piazza del Municipio e alla luce delle candele cantano il “Pobre de mí” (Povero me), congedandosi dalla festa fino all’anno successivo.  “Non lasciarmi solo”, “Corrida è crudeltà”, “Nè tori in piazza nè vacche nel piatto”. Gli animalisti quest’anno hanno marciato pacificamente nel centro di Pamplona cantando, ballando e innalzando cartelli e striscioni che

inneggiano ai tori e condannano le corride. Se i sondaggi indicano che l’amore per la tauromachia, tradizione secolare considerata parte del dna culturale del paese, è in calo in Spagna (il 58% è pronto a rinunciarvi), “los toros” rimangono molto popolari nell’estate spagnola. Quasi in ogni paesino encierros, le corse con i tori, e corride attirano centinaia di migliaia di spettatori, molti dei quali stranieri. Con un impatto economico non trascurabile, soprattutto in tempo di crisi: per l’Università di Extremadura il settore pesa 2 miliardi di euro, circa l’1% del Pil, e 200mila posti di lavoro. Il governo del premier conservatore Mariano Rajoy nel 2012 ha blindato la “fiesta” dichiarandola bene culturale nazionale, quindi protetto da possibili spinte abolizioniste. Ma dalla vittoria nel 2015 delle giunte di Podemos, in diverse grandi città del paese come Madrid, Barcellona o Valencia il fronte antitaurino è ogni giorno più potente. La Catalogna e le Canarie sono ormai corrida-free, il comune di Madrid ha tagliato le sovvenzioni al settore, l’anno scorso il fronte del no è riuscito a ottenere la fine della millenaria messa a morte con una lancia del Toro de La Vega a Torredesillas. Nelle arene e nelle corse di tori le tensioni fra taurini e anti hanno raggiunto livelli allarmanti, in una spirale di insulti, ma anche scontri e aggressioni, e attacchi personali alle famiglie di toreri morti incornati nell’arena. La Campagna animalista 2017 si preannuncia incandescente. L’obiettivo è ora di arrivare all’abolizione in Spagna, cavalcando il calo di simpatia per la fiesta – i giovani al 60% sarebbero contro – e la debolezza del governo pro-corrida di Rajoy ora minoritario. Da anni, in maniera simile alle critiche al Palio di Siena, gli animalisti chiedono la   fine di questa tradizione che definiscono “barbarica”. E rispetto alla gara senese, la violenza cui gli animali sono sottoposti non è né incidentale, né non voluta. Tra le proteste più spettacolari si ricordano quelle proposte negli ultimi anni dalla PETA: la contro-organizzazione di corse di attivisti nudi. Si ripete, insomma, il conflitto fra gli elementi più folcloristici delle tradizioni europee e l’etica ambientalista/animalista che ne rintraccia l’obsolescenza e la drammaticità. Ci si chiede se sia giusto sottoporre shock psicologici e violenza fisica agli animali solo per soddisfare dei futili desideri umani. Certamente gli animali non devono essere mai maltrattati. Ritengo che non sia però giusto tagliare i ponti con delle tradizioni secolari, di cui è nutrita la nostra storia popolare, oltre che i ricordi di ogni partecipante.

 

 

Luglio 2017

Difendiamo il made in Italy di Malrio Pulimanti

Lo scandalo legato ai prodotti agricoli provenienti dall’estero che continuano ad essere spacciati come italiani, dall’extravergine ai salumi, per la mancanza di trasparenza nell’informazione delle etichette è una delle principali cause della perdita di valore del made in Italy in agricoltura. Ciò comporta un calo del valore aggiunto in agricoltura, rendendo quindi necessario investire sull’innovazione (come ad esempio le bioenergie derivanti dall’agricoltura) sulla qualità e sulla trasparenza. Infatti la mancata applicazione dell’obbligo di indicare in etichetta l’origine degli alimenti ha provocato la proliferazione del falso made in Italy a tavola: dal pomodoro cinese all’olio tunisino, dal prosciutto olandese alla possibilità addirittura di vendere come italiana la macedonia in scatola composta da ananas e acini di uva extracomunitaria, prugne bulgare e pere cinesi. Serve un deciso cambio di rotta verso una politica agricola legata al territorio che valorizzi l’impresa nell’interesse dei cittadini e dei consumatori. Perciò il Governo cerchi di difendere i nostri prodotti agroalimentari dalle falsificazioni e dalle truffe, attuando le norme di trasparenza, sostenendo le aziende agricole, bloccando così l’ingresso di prodotti falsati che inducono in inganno i consumatori. Mario Pulimanti

 

Giugno 2017

Il mostro meccanico macroeconomico

e monetario

Lorenzo Matteoli

5 maggio, 2017

Una moneta è solo una particella elementare di un sistema monetario, di una macroeconomia nella dimensione geopolitica del termine. Purtroppo è particella elementare con un valore di immagine emblematico decisamente superiore alla sua effettiva sostanza.

 Il sistema monetario, la struttura che contiene e condiziona gli scambi di merci, capitali, lavoro, infrastrutture, servizi, prezzi e costi, rischi, spesa sociale, speranze…vita, è una macchina di enorme complessità.

Era complessa nei singoli paesi, ma la complessità è aumentata per ordini di grandezza, non per fattori, quando la moneta è diventata “comune” a molti paesi diversi per geografia, storia, cultura, territorio…

Gli ingranaggi di questa ipotetica macchina non sono tutti di acciaio temprato con denti rigorosamente contati e rapporti di raffinata precisione meccanica, come quelli di un cambio Shimano, ma sono “molli” plastici, flessibili. Cambiano nelle ore e nei giorni, nei luoghi e nei processi territoriali e industriali. Le pulegge, le catene di trasmissione della forza motrice da una parte all’altra della complicata, mostruosa macchina macroeconomica/monetaria sono anche loro elastiche, flessibili, alcune invece rigidissime e assolutamente indeformabili.

Questa immagine per descrivere la difficoltà di regolare il sistema monetario e la macroeconomia nella quale opera ma che allo stesso tempo condiziona.

Sulla moneta agiscono, ma ne sono anche condizionati, salari, costi industriali, prezzi, importazioni, export, materie prime, energia, rischi…guerre…

Sulla moneta dovrebbero anche agire costi ambientali, inquinamento, rifiuti, catastrofi meteo probabili, alluvioni e siccità, ma purtroppo non è così. Con tutte le conseguenze planetarie sconosciute future.

L’immagine dovrebbe anche suggerire prudenza ai molti apprendisti stregoni dell’Eurexit, agli economisti bambinoni che giocano con termini surreali (i.e., moneta fiscale), assolutamente indefinibili, inaccettabili, in termini bancabili, salariali, di scambio sui mercati finanziari internazionali. Ma anche nei mercati rionali e a Porta Palazzo, Torino per gli stranieri.

Lo smercio di questi termini lo definirei come roba da “pataccari della macroeconomia” (© lm !!) …se mi si consente. E anche se non mi si consente.

A maggior ragione l’immagine dovrebbe suggerire prudenza ai loro entusiastici, o fanatici,seguaci dei vari Bar Sport dell’exit-dibattitocorrente.

L’immagine deve suggerire prudenza anche a me che la invento e la propongo: perché anch’io di tutta quella complessità capisco poco e ne parlo per intuizione di pancia, ma non per macroeconomica competenza. Voglio dire numeri, rapporti, indici, correlazioni e conseguenze. Mi metto quindi anch’io nella categoria dei pataccari. La differenza è che almeno io ne ho il sospetto.

 

La “macchina” è diventata incontrollabile, le leve che una volta la controllavano non sono più efficaci: si sono rotti i cavetti che le collegavano alle parti vitali del mostruoso meccano. I freni, le frizioni, i volanti che una volta manovrati facevano funzionare la macchina secondo la volontà dei aleatorio, caotico.

 

Sono necessari e urgenti interventi di ripristino e aggiustaggio della “macchina”. Interventi che vanno fatti mentre la macchina funzionaperché anche se fuori controllo la macchina, per definizione imperativa e ineccepibile, non si può fermare.

Ci vogliono meccanici che sappiano aggiustare, sostituire, inventare, ingranaggi, leve, pulegge, ma che sappiano anche per quali obbiettivi e scopi vanno fatte le modifiche e gli aggiustamenti.

 

Fuori dalla metafora meccanica abbiamo bisogno di una competenza macroeconomica, finanziaria, banchiera, monetaria che abbia anche la cultura politica indispensabile per la complessa operazione.  Gente di moneta dotata anche di visione culturale e politica. Non solo banchieri o esperti di economia. Non solo politici. Perché le due competenze separate sarebbero, sono, pericolosissime.

Come sta dimostrando l’attuale lenta e inesorabile dinamica catastrofica che è proprio la conseguenza della gestione monoculturale che ha caratterizzato il sistema monetario, macroeconomico negli ultimi 20 anni…30?…forse 40…

Maggio 2017

La coglioneria dell’”/uno vale uno/” di Lorenzo Matteoli

Mi sono seccato.

È possibile che nessuno si ribelli e denunci la coglioneria di questo slogan?  La stupidaggine che avalla e promuove? Il grido dell’ignorante presuntuoso, frustrato e invidioso. Pericoloso e letale.

Non è mai vero che “/uno valga uno/”. Un chilo di patate non vale un chilo di patate: bisogna vedere quali patate. Un chilo di carne non vale un chilo di carne, bisogna vedere quale carne.

Un uomo non vale un altro uomo, né una donna vale un’altra donna.

Bisogna vedere quale uomo. O quale donna. Siamo tutti diversi e diverse, qualcuno(a) è più intelligente, più bravo(a), più forte, più capace.

Qualcuno(a) meno.

Ognuno è uguale agli altri solo nei suoi diritti di vivere nella sua unicità e nel rispetto delle sue differenze. Ma questo non vuole affatto dire che “/uno valga uno/”. Ci sono differenze sostanziali e fondamentali e pretendere che queste non ci siano è negare la più ovvia realtà. O criminale demagogia.

Il vero razzismo di chi fa finta di non essere razzista.

Ora l’idea che “/uno vale uno/” è particolarmente responsabile dello scempio che è stato fatto della democrazia da qualche secolo a questa parte.

Pensare che un cretino, ignorante, presuntuoso, egoista, magari violento e criminale sia uguale a uno intelligente, competente, capace, generoso, diligente non è solo una cosa stupida è una cosa pericolosamente criminale. È una offesa all’umanità.

Ma questa verità non è tale solo per i casi estremi: è vera per tutte le sottili differenze e diversità.

Saper distinguere è una delle fondamentali caratteristiche dell’intelligenza.

Non saper distinguere è una delle fondamentali caratteristiche della stupidità.

Ora la cosa interessante di questa posizione mia radicale, e solo in apparenza insofferente, è che solo riconoscendo questa fondamentale verità, *che non è vero che “/uno vale uno/*” che si può rispettare e difendere alche il più cretino e ignorante criminale e il più derelitto avanzo di umanità, e tutte la altre infinite diversità e distinzioni.

Nei limiti delle differenze.

Questa la responsabilità di una società intelligente che pratica la fondamentale verità che  *“uno non vale uno”.  Affatto.

E per favore non rompetemi più i c……oni con quella banalità idiota e criminale.

 

Aprile 2017

L’Euro-Islam e noi. Di Lorenzo Matteoli.

Nell’arco dei prossimi 10-15 anni l’Europa sarà islamizzata.

Gli andamenti demografici attuali, la promozione aggressiva degli imam, (anche di quelli sedicenti moderati: in effetti i più pericolosi) l’atteggiamento della sinistra buonista e dei cattolici Bergogliani. L’inerzia passiva della massa dell’opinione pubblica mainstream è però la garanzia più solida del successo del processo di infiltrazione demografica e politica dell’Islam in Europa.

Un altro elemento, anche questo molto preoccupante, che consolida l’ipotesi è la assunzione della causa “islamica” da parte della sinistra politica in Europa, tendenza già in atto in Italia.

Infatti già oggi in Italia esprimere una posizione critica nei confronti dell’attuale gestione assurda e incontrollata dell’immigrazione, o condannare il negazionismo del papa Francesco Bergoglio (“non esiste terrorismo islamico”), anche senza assumere atteggiamenti estremi alla Salvini o LePen, viene marcato severamente dal “pensiero unico” conforme.

Lasciare il progetto e l’impegno politico di una opposizione all’infiltrazione islamica alla destra leghista e al populismo è il sigillo finale del prossimo avvento della Sharia sulle verdi pianure dell’Europa, una volta cristiana e oggi agnostica, scettica e “galleggiante” sulle “post-ideologie”.

Per avere una idea della pressione sociale, culturale e di piazza dell’Islam jihadista in Europa consiglio un breve giro sul sito di Bruno Caudana e sugli allegati alla sua pagina FB.

Cosa vuol dire un’Europa islamizzata? In campo letterario una buona lettura è Sottomissione di Michel Houellebecq (Bompiani 2015), ma basta vedere cosa è successo in Libano, nel Kosovo, in  Iran dove società libere e laiche nel giro di pochi anni sono state radicalmente assoggettate al modello politico-sociale islamico e alla Sharia: educazione, costume,

cultura, stampa, media, controllo sociale, rapporti tra i generi, politica e governo.

Si dice che in Europa il modello di Islam che vincerà è quello “moderato”.  Peccato che l’Islam moderato sia un ossimoro e che i moderati islamici siano le prime vittime della cultura islamica jihadista dominante.

Sono pochissimi i musulmani che si dichiarano pubblicamente “moderati” e corrono seri rischi nei loro ambienti. Il modello normale di comportamento di questa categoria è il silenzio. Non commentano, non condannano, non criticano, se lo fanno hanno sempre cura di aggiungere riserve e “distinguo” imbarazzanti per loro e per chi li ascolta. Hanno ragione ad essere prudenti: la punizione sui moderati da parte dell’Islam attivo e jihadista è severa, spesso brutale, e la società Europea non offre tutele.

È difficile pensare a una possibile svolta della tendenza in corso. Il controllo della infiltrazione e della occupazione culturale, sociale e politica dell’Europa da parte dell’Islam richiederebbe misure di una durezza impensabile per i governi del democratismo europeo.

Espulsione sistematica degli estremisti, controllo di polizia sui luoghi di aggregazione sociale, censura sui media e su internet, controllo sulle moschee: tutte misure radicalmente contrarie e repellenti per il pensiero liberale/sociale che è il fondamento della attuale cultura Europea, ma ineludibili per controllare l’invasione demografica e aggressiva in atto.

L’unica possibilità di una “svolta” sta nella sensibilizzazione del “mainstream”, della grande massa sociale dell’opinione pubblica, la sola capace di dare autorità politica a governi con programmi di ragionevole ed efficace controllo dell’invasione islamica.

Quando l’Europa laica e agnostica si renderà conto che il modello politico sociale che ha strutturato la sua civiltà da qualche centinaio di anni è a rischio di estinzione per l’invasione islamica, reagirà e ci sarà lo scontro epocale.

La vera Quarta Guerra Mondiale, nelle strade, sulle piazze delle città europee, senza prigionieri.

 

Marzo 2017

Draghi  ha ragione. Lorenzo Matteoli

Draghi ha ragione: non esiste una procedura nel Trattato di Maastricht che descriva la possibile uscita dalla moneta unica di uno dei paesi partecipanti.

Non mi risulta che ci siano studi *pubblicati *che descrivano una possibile roadmap di uscita per un singolo paese, ma sono sicuro che studi di questo genere sono stati fatti e sono correnti in tutte le Banche Centrali e anche alla BCE di Draghi.

Il fatto che non siano pubblicati è significativo e dovrebbe far pensare.

 L’ipotesi più ottimista: bancarotta, rapina  finanziaria, impoverimento, il paese costretto alla vendita di strutture, infrastrutture risorse: verrebbe praticamente ridotto allo stato coloniale.

La speculazione durante la lunga  transizione sarebbe selvaggia e incontenibile.

Quindi le battute sulla possibile uscita unilaterale sono, allo stato attuale, acqua fresca.

L’unico modo di uscire è uno smantellamento concordato e simultaneo da parte di tutti i paesi nell’Euro: provare a immaginarlo.

Quindi l’unica plausibilità è tenerci l’Euro e *FARLO FUNZIONARE* cambiando radicalmente le regole di Maastricht. Quanto prima. Che è sostanzialmente, e abbastanza chiaro, il messaggio che Mario Draghi sta dando oramai da tempo sia con le parole sia con la drastica Quantitative Easing Strategy.

Draghi, allo stato attuale, è l’unico cervello pensante in quelle stanze e c’è da immaginare la sua sofferenza negli incontri con dei nani arroganti come Junkers, Merkel, Schultz et al. PS quanto sopra vale anche per le ipotesi di recente formulazione (Borghi et al …oltre l’euro) di gestire la transizione mediante *minibot: *i minibot verrebbero aggrediti famelicamente dalla speculazione internazionale e polverizzati tanto quanto una neo-lira. Il trappolone della moneta unica è molto più malvagio, complicato e viscoso di quanto i semplificatori dell’eurexit vogliano far credere. Con buona pace di Salvini.

Febbraio 2017

I valori autentici dl Gianfranco Rossetto

“Io conosco bene quale sia la situazione dell’Unione Europea. Oggi non si puo’ più dire che una sua implosione sia impensabile.

Se questo dovesse verificarsi, noi saremo maledetti dai nostri figli e dai nostri nipoti perché la Germania é la più grande beneficiaria della Comunità Europea, dal punto di vista economico e politico”.

Questa frase non é di un oscuro deputato tedesco al Parlamento Europeo.

economia Chi ha fatto questa affermazione in una recente intervista é Sigmar GABRIEL Vice- Cancelliere tedesco e Ministro federale dell’Economia ,

Presidente del Partito Social-democratico che in questa veste si presenterà alle prossime elezioni come avversario di Angela Merkel.

Non mi pare che la Stampa italiana ed europea abbiano ripreso e commentato con il dovuto risalto il pericolo paventato da S. Gabriel per l’Euro-zona e quindi per la nostra Moneta Unica , l’EURO.

Forse , si spera, che ci sarà un dibattito su questo argomento al Forum Economico di Davos che si é aperto oggi 17 gennaio 2017.

Il suo fondatore , Klaus Schwab, ha infatti invitato i partecipanti “ a prestare attenzione ai segnali di cambiamento che provengono da un Mondo in costante mutazione….e apportare gli aggiustamenti necessari senza mai deviare da una visione forte fondata sui valori autentici…”.

Restiamo in attesa di conoscere quali siano questi “Valori Autentici”.

Noi ,molto modestamente, pensiamo che l’obiettivo principale sia quello di eliminare le ineguaglianze ingiuste e lo sfruttamento.

Ma se non cominciamo da una riforma del Sistema Monetario e se non diamo un freno alla sciagurata politica del creditismo illimitato , quali “valori autentici” potremo  garantire ?

L’EURO , il Dollaro e le altre monete non sono altro che debiti e i creditori non chiedono altro che le Linee di credito continuino all’infinito : ci si indebita per pagare i debiti pregressi.

Gennaio 2017

Probabilmente è anche per questo che Matteo perse la cappa. di Rodolfo Scaroni

Proviamo ad esaminare i contenuti della legge di riforma anziché le lotte di fazioni che sono purtroppo state l’unica anima delle discussioni ore voto.

eco1 Condivido le riflessioni maturate dall’esame dell’ oggettivo decadimento italiano , seguito alle tante riforme imposte agli italiani in questi decenni seguendo tutte il medesimo solco e condivido quindi la conseguente necessità di operare un vero cambiamento di rotta. Anche la attuale impasse elettorale lo dimostra, stretti come siamo tra due riforme abortite :Porcellum ed Italicum e con i partiti che vogliono fare la melina fino alla determinazione della consulta e poi discutere una terza riforma con un parlamento già invalidato dalla consulta e abiurato dal voto dei cittadini al referendum.Con onestà, il Parlamento deve dare atto che le ultime due riforme elettorali vanno abrogate e così gli italiani potranno andare subito al voto con un sistema meno partitocratico e senza permettere ai partiti di studiare un Porcellum 3 a loro favore e a ulteriore umiliazione della volontà dei cittadini. Vediamo la riforma rifiutata nei suoi punti fondamentali:

A- Risparmio nei costi della politica: avendo rispetto per i cittadini/contribuenti è opportuno che il proponente di qualunque riforma presenti la quantizzazione dei costi/benefici. La unica stima esistente a oggi dice  50 mil€ ma non appare in nessun atto dei promotori la riforma

-B- Annullamento del bicameralismo perfetto.

Il giorno stesso del giuramento del governo due anni e mezzo fa, personalmente approvando il proclama di “annunciato cambiamento” e volendo dare il mio parere sulla esecuzione dell’annullamento del bicameralismo perfetto,in ossequio agli interessi dei contribuenti ho scritto personalmente al Ministro per le Riforme chiedendo delle due, di annullare la camera dei deputati. Il perché è presto detto. Abbiamo due camere. Il governo ci dice che una sola basta per approvare le leggi e che anzi, una sola è addirittura meglio di due. Delle due camere, una costa quasi un MLD€ e l’altra 500mil€. 320 onorevoli non sarebbero più che sufficienti a rappresentare 47 milioni di elettori italiani? Francamente bastano e strabastano. E cosa ci hanno presentato come riforma? Più ho assistito alle spiegazioni da parte del Governo e più sono rimastoassolutamente convinto della correttezza della proposta di annullare Montecitorio e non il Senato. Così si potevano raggiungere ambedue i principali scopi dichiarati della riforma e contestualmente mettere al centro della attenzione della riforma il cittadino/contribuente che  avrebbe risparmiato un MLD € e non 50 mil€ come sarebbe risultato applicando la riforma prevista dal Governo.

-C- Riforma dell’articolo 5^. Veniamo al succo del problema facendo un piccolo passo indietro nel percorso delle riforme. Anche qui il governo ha presentato a suo tempo  la riforma della struttura nazionale di amministrazione esecutiva a 4 livelli (Governo/Regioni/Province/Comuni) sempre senza nessuna considerazione di costi/benefici in funzione delle possibili soluzioni alternative. Per meglio chiarire, faccio l’esempio basato su dati approssimativi desunti da fonti non verificate, ma forse non lontani dalla realtà. Le alternative di riforme più semplici e immediate prevedono due alternative:

1) Eliminando le province e inventando le città metropolitane ( sostanzialmente uguali alle province ma togliendo ai cittadini il diritto di eleggerne i rappresentanti) il minor costo a carico del contribuente sarebbe stato di 250mln€.

2) Eliminando le regioni e trasferendo le competenze, parte al  governo (a.e la tanto giustamente criticata gestione regionale della sanità) e parte alle province, il minor costo per il contribuente sarebbe 39MLD€.

Mettendo i cittadini/contribuenti al centro della attenzione del riformatore, va da sé che  le Regioni vadano eliminate e non potenziate. Non solo la riforma Renzi delle province porta un risibile risparmio per il contribuente, ma in futuro i senatori delegati dalle Regioni avrebbe ovviamente agito per far avere sempre più risorse e potere alle stesse ed ai  Governatori che li hanno designati. In buona sostanza, ancora soldi fuori dalle tasche dei contribuenti e regioni ancora più ricche e potenti.

 

D-Legge Porcellum e analoga legge elettorale approvata recentemente dal Governo in sostituzione del Porcellum. Il riformatore asserisce che questa legge elettorale, combinata con la riforma del parlamento da lui proposta garantisce stabilità. Ci vuole veramente tanta faccia tosta: in questa legislatura abbiamo visto prima Letta, poi Renzi e poi Gentiloni. Senza che il cittadino abbia potuto esprimere un suo nominativo tra questi e l’unico voto veramente espresso dai singoli cittadini (il Referendum) ha chiaramente dimostrato che: “i partiti che si sono impadroniti del Parlamento ed il Governo che loro sostengono agisce in contrasto con la volontà dei cittadini”. E questi continui cambi di primo ministro  si chiamano stabilità??? lo scrivente ritiene che la elezione diretta del capo dell’esecutivo garantisca veramente stabilità  e “vera rottamazione” dello stesso capo dell’esecutivo al termine del secondo mandato. Chi è eletto direttamente dai contribuenti, ha la forza che gli deriva dal voto della maggioranza della popolazione e potrà promuovere riforme a vantaggio del popolo italiano che lo ha eletto. Chi viene nominato con mandato del partito sarà sempre dipendente dal voto del comitato centrale pro tempore del partito e ne curerà gli interessi.Nel solco dei 35 anni di riforme eseguite sin’ora,  il capo dell’esecutivo ha infatti sempre promosso leggi e riforme nell’interesse del partito che lo ha nominato, non solo ma il suo mandato è sempre stato soggetto alle camarille di partito. E’ questo potere dei partiti che provoca instabilità anche nel durante della legislatura.

Sistemi elettivi a forte connotazione partitocratica ci portano poi ad assistere a episodi del tipo Mineo/Boschi dove si è messo in evidenza che il parlamentare DEVE ubbidire alle direttive del comitato centrale del partito. Se dovessimo continuare a soggiacere a questo sistema fortemente partitocratico, la soluzione prospettata in B ( un parlamento di 320 rappresentanti) sarebbe inutilmente costosa per i contribuenti. In questa partitocrazia sarebbe sufficiente un parlamento di tanti membri quanti saranno i partiti. Ogni parlamentare avrà a disposizione quanti voti saranno stati assegnati al suo partito in sede elettorale. Tenendo così meglio correlati i costi della istituzione ed i servizi che questa fornirebbe ai cittadini, con un parlamento così ridimensionato, il risparmio per il contribuente salirebbe da 1MLD da me proposto a presumibilmente 1400mln€.

-E -Il CNEL ha proposto negli anni 15 riformescaturite dalla esperienza di esperti abbastanza indipendenti per favorire lo sviluppo della economia e del lavoro I partiti/parlamento le hanno respinte tutte per farne parecchie altre ma di loro interesse con quel risultato disastroso che tutti tocchiamo con mano. Vi prego di rileggere in proposito il dialogo tra il Grillo saggio e Pinocchio. E’ assolutamente uguale alla riforma propostaci, con Pinocchio che dice al Grillo saggio che lui vuole andare al paese dei balocchi e quindi non ascolterà mai i saggi consigli, anzi schiaccerà il grillo saggio , perché insiste a dargli consigli che lui assolutamente non vuole sentire. Proprio come le istituzioni parlamentari/partiti.

 

Ed è anche per questi motivi sottovalutati che passò a man basse il No. Con buona pace del cittadino che rimane come sempre il “contribuente” in balia dei partiti autoreferenzianti e che non vogliono rinunciare alle ultime riforme partitocratiche e men che meno a sciogliere le camere.

 

Quel che accade a Roma potrebbe succedere dovunque. di Lorenzo Matteoli

Si capisce poco di quello che succede a Roma anche perché i media non raccontano. Virginia non   racconta. Grillo grida e non dice, o peggio nasconde deliberatamente.

Virginia Raggi ha vinto (anche) con i voti della destra romana.

Tutti gli assessori in fuga fanno dichiarazioni criptiche sulle ragioni della loro fuga, o rinuncia (o cacciata). L’unico che ha detto qualcosa di più chiaro, il giudice Tutino: ha detto di aver ricevuto una valanga di messaggi ostili e offensivi. Gli altri hanno fatto riferimenti oscuri ed equivoci.

Per la Muraro racconta tutto la sua “storia”.

Ci si chiede da chi le pressioni e gli insulti e le minacce?

Evidentemente da chi vuole altre scelte, altri uomini, altre donne e ritiene di avere “titolo” per esprimere queste esigenze.

 

eco2Il ragionevole dubbio è che Virginia Raggi subisca pressioni da qualcuno e non sia libera di scegliere e decidere, perché tutte le sue scelte sono regolarmente bocciate da pressioni esterne che solo il giudice Tutino ha denunciato senza peraltro qualificarle in modo preciso.

Grillo ha messo Virginia Raggi sotto controllo e tutela, ma non ha detto “da chi” la vuole tutelare. La sensazione è che le pressioni vengano da chi l’ha votata.

 

Ma sicuramente non dai voti grillini.  L’ipotesi dunque è che Virginia Raggi potrebbe essere condizionata da chi ha controllato Roma negli ultimi 20 anni.

Grillo per il momento mette il bavaglio ai suoi: chissà cosa sanno i suoi che lui non vuole si sappia. Non male come trasparenza….zà….zà….

Forse i Grillini, Grillo, Casaleggio, Raggi etc. non sono poi così diversi dal resto della palude, anzi forse sono peggio.

 

Dicembre 2016

30 Settembre 2016 : una data storica per il Sistema Monetario Internazionale.  “Storica” ?

di Gianfranco Rossetto

A parte il dettagliato editoriale di Alberto Quadrio Curzio sul SOLE24Ore del 12 Ottobre, non mi sembra che ci siano stati altri articoli sulla Stampa italiana ed europea.

Eppure all’Assemblea annuale 2016 del Fondo Monetario Internazionale  (FMI) é stata presa una decisione le cui conseguenze , pur se non nell’immediato, influenzeranno in profondità il nostro futuro.

Il 30 Settembre 2016 il FMI  ha ufficialmente integrato la moneta cinese (Yuan) nel paniere delle divise che formano i “Diritti Speciali di Prelievo” (DSP). Non c’é alcun dubbio che il Sistema Monetario Internazionale  non potrà non avere un naturale contraccolpo.

ecoDurante gli ultimi 100 anni il sistema basato sulla Moneta-carta é stato modificato radicalmente tre volte : nel 1914, 1939 e 1971/73. I dirigenti delle Potenze mondiali, in quelle occasioni, hanno azzerato tutti i parametri esistenti riscrivendo quelle che possiamo chiamare le “regole del gioco”. Quando il FMI decise nel 1973 che i DSP non erano più “legati” all’Oro , gli USA, il Regno Unito , il Giappone e l’Europa ne diventarono i soli ed unici  gestori.

L’entrata dello Yuan nel Paniere cambia completamente gli equilibri mondiali. Ecco perché il 30 Settembre é una data storica !

Le ripercussioni più significative , tuttavia, si avranno soprattutto  per il Dollaro USA in quanto il Dollaro perderà progressivamente il suo valore di Moneta Mondiale di riferimento. Una situazione analoga era avvenuta fra le due Guerre mondiali quando la Sterlina ha ceduto la sua posizione di Moneta mondiale al Dollaro USA.

I dirigenti mondiali sono tutti assolutamente d’accordo su un fatto: per uscire dalla crisi che pesantemente ci avvelena dal 2008, si dovranno trovare delle nuove fonti di liquidità. Ma le Banche Centrali di tutto il mondo sono pericolosamente indebitate nel tentativo di lottare contro la crisi . E non dimentichiamo ,per restare in Europa, al dissesto del Monte dei Paschi e soprattutto della Deutsche Bank!

L’unica Istituzione con un bilancio sano é il FMI che dovrà emettere quindi  grosse quantità di DSP.

Questa operazione , mi sembra , non potrà non accelerare l’inizio della progressiva  fine del Dollaro come Moneta mondiale di riserva !

 

I DSP saranno la nuova Moneta Mondiale di riserva e il FMI agirà come la Banca Centrale del mondo.

 

A conferma di quanto precede desidero riportare alcune frasi del Direttore Generale del FMI , Christine LAGARDE, estratte dal suo discorso pronunciato il 7 Ottobre 2016 nella Seduta Plenaria dell’Assemblea del FMI con la Banca Mondiale :

–           “… stiamo entrando in una transizione economica …

–           …viviamo la « rivoluzione numerica… »…e questo trend dobbiamo accelerarlo ora…

–           …E’ fondamentale applicare delle riforme strutturali per liberare il potenziale dell’economia.                          E’ quindi essenziale fare ricorso a strumenti budgetari per preparare la transizione….

–           …Per  rivitalizzare la crescita dobbiamo rivitalizzare il commercio …bisogna instaurare un Sistema fiscale internazionale…

–           …per realizzare gli obiettivi di Sviluppo durevole (orizzonte 2030) i Paesi a reddito ridotto debbono disporre di entrate pubbliche più abbondanti e stabili …

–           … sarà percio’ necessario rafforzare gli strumenti di prestito del FMI…La nostra missione  dunque é quella di gestire con oculatezza la   transizione economica davanti alla quale ci troviamo…

Senza alcun dubbio si produrrà un vero e proprio rovesciamento della situazione…”

Il ruolo futuro del FMI non puo’ essere più chiaramente definito.

E tutto questo per salvare quasi tutte le grandi  banche del mondo che sono state …”imprudenti” (sic. !! ). D’altra parte si é detto più volte “…sono troppo grandi per permettere che falliscano…” .

 

Vorrei fare un umile e sommesso commento all’esaustivo editoriale di Quadrio Curzio sopra citato .Dare la giusta rilevanza al discorso di Christine Lagarde é totalmente condivisibile. Tuttavia

–           Non sottolineare il nuovo ruolo che si é preso il FMI per contenere i disastri delle Banche “imprudenti”

–           Non accennare  alla decisione del FMI (30 Settembre 2016) di integrare la moneta cinese nel Paniere delle divise che formano i DSP mi lascia un po’ perplesso e dispiaciuto.

 

Novembre 2016

Meglio la bacchetta magica che il randello. Gianfranco Rossetto

economia

Lunedi 26 Settembre 2016  William White che presiede il “ Comitato di Sorveglianza delle Situazioni Economiche e dei Problemi di Sviluppo” dell’OSCE, scriveva :

“…lo stimolo monetario permanentemente applicato nel corso degli ultimi 8 anni ha fallito i suoi obiettivi….i consumatori sono stati costretti a risparmiare sempre di più nel tentativo di garantirsi una pensione decente…

…il denaro facile genera due tipi di effetti negativi a) …favorisce l’instabilità finanziaria…. b) minaccia le possibilità di crescita future…

…le risorse sono state mal impiegate…l’aumento dei deficit ha creato nuovi ostacoli che hanno provocato un’ulteriore espansione monetaria e una crescita  dell’indebitamento…”

Queste critiche non sono poi tanto nuove per la stampa specializzata e per gli addetti ai lavori. Cio’ che é nuovo e che non puo’ non impensierire é il fatto che per la prima volta un quotidiano a diffusione internazionale  dell’importanza e autorevolezza come il Financial Times se ne faccia il portavoce !

E’ senza alcun dubbio un vero e prorio segnale di allarme !

L’Establishment internazionale tuttavia non sembra dare alcun segno di preoccupazione e quindi di volontà  di cambio di rotta . Ma se la politica monetaria non é più “interessante”, cosa inventeranno e cosa dobbiamo aspettarci?

In un mondo di Economia e Finanza inventive , tutto é possibile. A parere di molti non resta che… un colpo di magia.

Speriamo che  il o i Maghi dell’Establishment utilizzino la bacchetta magica e non un randello !

 

Meglio il doppio turno alla francese di Mario Pulimanti

Il primo luglio 2016, in sostituzione del Porcellum, è entrato in vigore l’Italicum, la nuova legge

elettorale, che era il punto di forza del neonato Governo Renzi, forte del patto del Nazareno.

L’obiettivo di una legge elettorale dovrebbe essere quello di garantire maggiore stabilità ai governi. In realtà la principale preoccupazione è più spesso quella di creare le condizioni per facilitare la propria vittoria o, al contrario, per rendere la vita difficile agli avversari. Anche l’Italicum rischia di rimanere  vittima di questa logica. Se alle prossime elezioni politiche venissero confermati gli equilibri politici emersi dai recenti sondaggi, al ballottaggio (previsto dall’Italicum se nessun partito supera il 40% dei voti) i 5 Stelle avrebbero la meglio sul Pd. Anche per questo, in alcuni settori del PD, che finora hanno sempre difeso quella riforma, si fa strada l’idea di ritoccare l’Italicum. Al contrario i grillini, che in passato criticarono molto quella riforma elettorale, oggi vogliono che si voti con l’Italicum.

Anche se può sembrare strano cambiare due volte in due anni la legge elettorale, ritengo ugualmente opportuno rimettere mano alla legge elettorale, anche perché serve il doppio turno di collegio.

Insomma, un sistema elettorale alla francese, che così ridurrebbe la frammentazione partitica, favorendo la costruzione di maggioranze alternative e legittimando l’eletto con una ampia percentuale di votanti, spesso la maggioranza assoluta. Inoltre faciliterebbe un rapporto diretto tra

cittadini e rappresentanti.

Ottobre 2016

Per l’economia dell’Isola, sopratutto colpa della pioggia assente,  un futuro pieno di inconvenienti. (La Repubblica 12 settembre)

economia1

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Non ci salveranno le vecchie zie.  di Lorenzo Matteoli

La parabola di Matteo Renzi sembra oramai avere inesorabilmente imboccato la fase discendente: il referendum immangiabile difficilmente passerà anche se legato alla sua persona, tanto che viene il sospetto che questo esito sia proprio quello voluto dallo stesso Renzi per “ripulire” lo scenario da troppi ingombranti corpaccioni, creare una “tabula rasa” sulla quale ricominciare da tre, o da due, o da uno. Le riforme pasticciate e piene di involuti compromessi è meglio che restino per sempre nella palude della viscosa incertezza e dei labirinti procedurali. Tutti coloro, e io fra questi, che avevano riposto speranze nel più giovane premier della storia della Repubblica devono imangiarsele e adeguarsi alla nuova delusione, chiedersi qualche ragione, cercare qualche risposta. Non è facile capire come abbia fatto Matteo Renzi a bruciare l’enorme capitale politico che aveva a disposizione solo un anno fa, una risposta che forse avremo fra qualche anno, se mai l’avremo.

Abituati oramai da un paese e da una storia dove le domande superano per fattori le risposte. Travolto dalla sua leggerezza,  travolto dalla viscosità del sistema Italia, travolto da un partito dimezzato che non è riuscito a “debersanizzare”, travolto da una granitica burocrazia insediata da mezzo secolo, abbandonato da “poteri forti” che forse non sono mai esistiti se non nella fantasia dei media, travolto da un’Europa inerte e incompetente, Matteo Renzi continua a recitare una narrazione” sempre meno credibile e si agita a sbalzo, nel vuoto come i personaggi di Walt Disney che continuano a correre perché non si sono accorti che stanno precipitando.

economia2 L’unica cosa che avrebbe dovuto fare, e avrebbe potuto farla se avesse investito la fresca credibilità iniziale, il taglio della spesa pubblica clientelare e parassitaria, non l’ha fatta e sarebbe bastata quella per garantirgli un formidabile, solido, incontrastato futuro.

La rinuncia all’illusione è un difficile esercizio al quale l’enorme massa del ceto medio italiano è abituata fino all’assuefazione: nell’assenza di personaggi, proposte, idee, visioni i milioni di voti andranno all’indifferenza dell’assenteismo e qualche frangia finirà dispersa nelle non-ideologie a-politiche inutilmente e pericolosamente estreme.

Una idea “liberal”, progressista, laica e sinceramente democratica difficilmente si può accontentare di Salvini, Grillo, Cuperlo, Bersani, Brunetta, Santanchè e il resto non esiste.

Il Paese, la sua storia, la sua cultura, la sua gente meritano di meglio e sapranno trovarlo.

Adesso anche le vecchie zie, nelle quali sperava Longanesi, non ci sono più e se ci fossero non saprebbero nemmeno loro cosa fare.

Settembre 2016

economia1economia2

Agosto 2016

RIFLESSIONI ( a freddo ) SUL BREXIT di Gianfranco Rossetto

Non ci sono dubbi che il voto sia stato guidato più dal sentimento che dalla ragione.

Non ci sono dubbi che l’Unione Europea sia stata ed é un evento di eccezionale importanza storica.

Ma anche non ci sono  dubbi che il pressante obiettivo di portare tutti gli Stati membri ad un livello comparabile, ha provocato una eccessiva regolamentazione con il corollario di una omogeneità non corrispondente alla realtà.

eQuesta é la sola critica seria e responsabile che viene fatta sempre con più insistenza da molti economisti e politologi.

La “norma” é un’arma meravigliosa della Burocrazia e, questo é di capitale importanza, non ha bisogno di essere votata.

E’ quindi assolutamente necessario che le Istituzioni Europee colgano l’occasione che si é presentata per rimettersi in questione ed intervenire al più presto.

Vorrei non partecipare alla polemica sull’utilizzo del Referendum come strumento democratico, ma quando leggi…“…uso irresponsabile del voto, una sua degenerazione… il problema é l’esercizio della Democrazia diretta per decidere temi come questo…”

Ragionamenti che , senza esitazione, possono definirsi “elitari” !

Evidentemente mi é rimasta ancora nelle vene  qualche goccia di sangue svizzero (Cantone dei Grigioni ). Il popolo ha diritto di :

– Essere consultato – Referendum Consultivo

–           Proporre – Referendum Propositivo

–           Abrogare – Referendum Abrogativo

Su tutti i temi, senza esclusioni.

Altrimenti sarebbe come dire che “certi temi non possono essere capiti da tutti” e quindi la loro gestione debba essere lasciata/delegata a chi…é democraticamente più uguale degli altri, che , poveretti, sono incapaci di intendere.

Quelli che sono “più uguali degli altri” pero’ richiedono ed accettano di essere votati da questi “minus habentes”.

La nostra é una Democrazia rappresentativa, dicono.

Comunque  non é solo l’arroganza dei responsabili politici europei che é stata sanzionata dal BREXIT.

E’ tutto il Sistema Monetario Internazionale in vigore basato su un debito colossale che é stato sfiduciato e che comporta il rigetto di una costruzione strutturata al contrario.

In primis  con l’introduzione in Europa di una Moneta Unica invece di una Moneta Comune.

Dopo oltre 8 anni di crisi (ancora in corso) che continua a provocare una costante crescita delle ineguaglianze , gli economisti di tutto il mondo sono sempre di più convinti che l’EURO sia “…una costruzione artificiale creata per favorire la speculazione finanziaria…sempre di più una moneta sfiduciata paradossalmente garantita solo da Debiti…”

Non é un caso se ci sono sempre più voci che “…sarebbe meglio se l’EURO fosse garantito dall’ORO…”

Non si puo’ allora non sottolineare che il corso dell’oro ,che era in Gennaio 2016 a circa 1050 Euro/oncia , oggi ( 7 Luglio ) ha raggiunto i 1370 Euro/oncia.

Che sia un avvertimento ?

E, come già detto in articoli precedenti, non mi meraviglierei se questa evoluzione al rialzo dovesse accentuarsi considerevolmente!

 

 

Luglio 2016

PARCO NAZIONALE “ISOLA DI PANTELLERIA”: PROTEZIONE DELL’AMBIENTE,

SVILUPPO ECONOMICO E SOCIALE DEL TERRITORIO

 

economia In questi giorni Regione e Stato hanno accelerato l’intesa per l’istituzione del Parco Nazionale “Isola di Pantelleria”. In data 9 giugno 2016 la Conferenza Unificata della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha espresso parere favorevole sullo schema del decreto istitutivo che dovrà essere firmato dal Presidente della Repubblica. Un percorso iniziato nel 2007, approvato poi dal Consiglio Comunale di Pantelleria nel 2010, mai revocato negli anni a seguire ma pesantemente rallentato dalla burocrazia, di fatto rimasto legalmente attivo. Oggi si sta concludendo il percorso, mai interrotto, di istituzione del Parco che presenta una zonizzazione provvisoria concordata tra le istituzioni competenti e che già contiene le importanti modifiche introdotte dal Comune di Pantelleria e accettate dal Ministero:

RECUPERO DEI TERRENI EX AGRICOLO AGLI USI TRADIZIONALI usi tradizionali, individuati principalmente nella vite ad alberello (Unesco) e nel cappereto, anche nelle zone di massima tutela, previsione fin oggi ostata dall’Ente gestore della Riserva perl’assenza del Piano di Gestione:

RECUPERO DEI DAMMUSI ESISTENTI collegati al recupero dei suoli agricoli, consentendo, in tutto il territorio del parco, il modesto ampliamento degli stessi all’esclusivo scopo dell’obbligatorio adeguamento igienico-sanitario; previsione fino ad oggi ostata sia dall’assenza nell’area di Riserva del Piano di gestione che per il conflitto di valutazioni tra il PTP ed il Piano di Gestione dei SIC/ZPS;

GESTIONE DA PARTE DI UN SOLO ENTE delle procedure autorizzative e delle competenza riguardo alla pianificazione unitaria dei vincoli naturalistici, ambientali e paesaggistici i cui Piani

saranno sostituiti dal solo Piano Territoriale del Parco Nazionale;

GESTIONE DELLE RETI INFRASTRUTTURALI E DELLA VIABILITÀ’ ORDINARIA

gestione delle reti infrastrutturali e della viabilità ordinaria e di quella connessa alle esigenze dei terreni agricoli, delle opere inerenti i servizi primari idrici ed elettrici, nonché delle opere per la valorizzazione delle emergenze vulcaniche e l’utilizzazione delle fonti di energia rinnovabile; prosecuzione dei lavori forestali da parte del Dipartimento Regionale Azienda Foreste Demaniali sui terreni concessi allo stesso da parte del Comune di Pantelleria, senza introdurre quindi

alcun elemento di discontinuità o di incertezza per il bracciantato forestale;

STRUMENTI, AZIONI ED OPPORTUNE FORME DI INCENTIVAZIONE per il mantenimento, il recupero e lo sviluppo dell’attività agricola tradizionale, il recupero dei nuclei rurali e la creazione di nuova occupazione; significativi miglioramenti procedurali e di semplificazione amministrativa della modalità di richiesta e di rilascio delle autorizzazioni. L’assetto definitivo dovrà prevedere una

suddivisione nelle zone previste dalla Legge 394/91: Zone A di Riserva Integrale, Zone B di riserva   generale, Zone C aree di protezione e Zone D aree di promozione economica e sociale la cui corretta individuazione comporta la necessità di studi di dettaglio e di un importante processo

di consultazione e partecipazione della comunità residente che condurrà alla redazione ed adozione del Piano del Parco, operazione che dovrà essere conclusa entro 18 mesi dalla istituzione del Parco stesso che verrà sancita con la firma del decreto da Parte del Presidente della Repubblica. Tra le altre cose il piano dovrà prevedere sistemi di accessibilità veicolare e pedonale con particolare  riguardo ai percorsi, accessi e strutture riservati ai disabili, ai portatori di handicap e agli anziani oltre che sistemi di attrezzature e servizi per la gestione e la funzione sociale del parco, musei, centri di visite, uffici informativi, aree di campeggio, attività agro-turistiche. Non potranno mancare indirizzi e criteri per gli interventi sulla flora, sulla fauna e sull’ambiente naturale in genere.

IN QUESTA FASE TRANSITORIA INVECE È PREVISTA UNA SUDDIVISIONE IN TRE AREE: LE ZONE 1 corrispondono sommariamente a quelle che saranno le future zone A e B del parco, ossia zone nelle quali l’ambiente naturale è conservato nella sua integrità.

Al momento corrispondono alla preesistente Riserva Naturale Orientata. I livelli di tutela non si modificano rispetto gli attuali ma sarà possibile il recupero degli incolti con forme di agricoltura

tradizionale (vite alberello/Unesco – Cappero) coerentemente alle previsioni del Piano di gestione del SIC/ZPS.

LE ZONE 2 contengono di massima le future zone C e D in cui, in armonia con le finalità istitutive ed in conformità ai criteri generali fissati dall’Ente parco, possono continuare, secondo gli usi tradizionali, le attività agro-silvo-pastorali nonché di pesca e raccolta di prodotti naturali. E’ incoraggiata anche la produzione artigianale di qualità nelle aree modificate dai processi di antropizzazione, nelle quali sono consentite attività compatibili con le finalità istitutive del parco e finalizzate al miglioramento della vita socio-culturale delle collettività locali e al miglior godimento del parco da parte dei visitatori.

LE ZONE 3 individuano i Centri Rurali, i Nuclei e Borghi Costieri. Sono altresì incluse le aree delle infrastrutture portuali di Scauri e le caratteristiche infrastrutturazioni turistiche dei borghi costieri. In queste aree si applicano le disposizioni contenute nel Piano Regolatore Generale di Pantelleria.”

Giugno 2016

Tunisia o cara. di Ferruccio Fomentini

Il Panteco, in occasione di una recente visita in Tunisia avvenuta lo scorso fine aprile delle On. Lella Golfo e Margherita Boniver, ha avuto l’occasione di aggregarsi e servirsi delle loro introduzione per constatare  più da vicino  l’attuale situazione dopo i recenti fatti di sangue che hanno avuto pesanti conseguenze sull’attività  turistica su quel paese. E’ bene tenere presente che la Tunisia,  a noi tanto vicina e per molti versi addirittura nostra sorella, ha avuto da sempre, fin da tempi antichissimi basta pensare ai legami con i cartaginesi,  legami economici e culturali con  Pantelleria quando ancora si chiamava prima Ogigia e poi Cossira.

Già in volo sull’aereo Alitalia si poteva avvertire che la situazione era cambiata. I passeggeri quasi tutti di sesso maschile erano palesemente lavoratori, studenti,  imprenditori che stavano rientrando in patria. Del tutto assenti i turisti abitualmente molto copiosi nel medesimo periodo fino ancora all’anno scorso.

Sbarcati a Tunisi, espletate rapidamente le operazioni doganali anche per il ridotto traffico di viaggiatori, saliamo su una autovettura venuta a prenderci da Hammamet.  Durante l’attraversamento di Tunisi  siamo piacevolmente colpiti dal constatare un traffico perfino più ordinato e per la totale assenza di gendarmi e militari, pensiamo noi, evidentemente ben mimetizzati. Idem al casello dell’autostrada. Mentre la percorriamo il panorama si mostra nella splendida bellezza di sempre. Campi rigogliosi, ben tenuti e  ben coltivati. Traffico non eccessivo e regolare e anche qui nessuna forma visibile di controllo. Insomma la vita di sempre. Quando giungiamo da Hammamet ecco la prima sorpresa. Per accedere alla cittadina una gimcana tra piccoli sbarramenti e l’autista rallentata la corsa fino a fermarsi davanti a un gendarme armato, che per la verità mostra di riconoscerlo, deve comunque  mostrare  i documenti. Comunque un sosta di pochi attimi. Proseguiamo fino all’albergo. Durante il percorso saltano subito all’occhio i marciapiedi,  una volta con molti turisti tedeschi, russi, francesi, italiani, intenti a passeggiare, ora quasi completamente deserti.economia1 I soli passanti sono tunisini e, fortunatamente non tutte, buona porte delle donne hanno i capelli nascosti sotto un telo grigio. Finalmente la vista di due turisti piuttosto anziani e, dalla stazza e l’abbigliamento, probabilmente tedeschi. Superiamo Hammamet dove la maggior parte degli alberghi sono chiusi. Motivazione ufficiale ma poco credibile: per lavori di manutenzione. Raggiungiamo Hammamet 2 e qui la metà degli alberghi sono aperti. Sulla strada che immette in questo grande comprensorio esclusivamente turistico veniamo fermati da un posto di blocco presidiato da un militare armato con fucile mitragliatore e protetto da giubbotto antiproiettili mentre un gendarme controlla l’autovettura e chiede di identificare i passeggeri. Poichè l’autovettura è quella dell’albergo dove siamo diretti e l’autista è conosciuto siamo immediatamente invitati a procedere verso la nostra meta che dopo poco raggiungiamo. Eravamo attesi e vengono aperti i cancelli d’ingresso dopo un controllo con uno specchio sotto l’autovettura per assicurarsi che non ci siano bombe o armi. L’albergo che ci ospiterà è un cinque stelle dotato di tutti migliori servizi: una grande piscina, due ristoranti, talassoterapia,  hammam, massaggi di ogni tipo, svariate attrezzature sportive e cc. ecc. possiede ben 280 camere.

Veniamo ricevuti con grande e solerte gentilezza dal direttore e da un nugolo di inservienti ma non ci vuole molto a scoprire che al momento l’albergo ha solo 4 clienti, con noi le presenze saliranno a otto. La situazione vedrà aumentare questo numero solo sabato quando un decina di tunisini palesemente benestanti raggiungono l’hotel per il fine settimana ma ripartiranno il pomeriggio del giorno seguente. Naturalmente il nostro soggiorno di soli 5 giorni lo abbiamo trascorso coccolati da un numero incredibile di camerieri, baristi, bagnini e  assistenti di qualsiasi genere che non avevano altro da fare che preoccuparsi di noi anche nella speranza di una mancia, che per la verità non abbiamo mai fatto mancare immedesimatici ormai in quella che doveva essere la loro angoscia a proposito del proprio futuro. In piscina, date le dimensioni quasi un laghetto, c’eravamo solo noi, un giorno abbiamo avuto perfino due altri compagni. Idem in spiaggia. kilometri di spiagge attrezzate totalmente deserte.  Medesima situazione quando abbiamo pranzato al ristorante dell’albergo. Così, più o meno, anche alla sera quando tornati dal ristorante in città sostavamo alla tavernetta per un tisana prima di coricarci. Sensazionale la proposta che ci fece la prima sera l’autista del taxi: dopo averci chiesto quanti giorni saremmo restati si offrì di mettersi a nostra disposizione a tempo pieno senza bisogno di chiamarlo. Ci avrebbe atteso all’uscita davanti all’albergo e poi aspettato dovunque ci fossimo diretti, incluso fuori dai ristoranti.economia2 Naturalmente avremmo pagato la sola corsa. Vista la nostra perplessità continuava spiegandoci che se fosse andato, fra un corsa e l’altra, a un posteggio dei taxi non avrebbe comunque trovato alcuna richiesta per l’evidente mancanza di turisti e per di più gli sarebbe toccato la spesa del carburante. Insomma era lui che ci chiedeva il favore di garantirsi così almeno qualche corsa giornaliera durante il nostro soggiorno. E così avvenne.

Tutti i giorni abbiamo visitato molti negozi, una volta zeppi di avventori europei che acquistavano per pochi dinari le copie realizzate localmente delle più importanti marche di prodotti d’abbigliamento europei. Ora poca la merce esposta, semi vuoti e i pochi compratori per lo più tutti  abitanti di Hammamet. Alla sere siamo andati sempre a cenare in ristoranti esterni all’albergo. I pochi aperti garantivano un servizio perfetto, dalla cucina ai tavoli, ma tranne noi quattro gli avventori, che riempivano si e no la metà dei tavoli a disposizione, erano nuovamente solo tunisini.

In questi cinque giorni non abbiamo udito un lamento o una protesta, tutti dovunque ci hanno accolto cercando di mostrarci una situazione del tutto normale, serena e felice e alle le nostre prudenti domande su come andava il lavoro abbiamo ottenuto solo risposte evasive, sorrisi e parole di circostanza.

Un fine settimana durante il quale non abbiamo quasi mai visto o incontrato i giovani maschi e femmine che una volta si vedevano dovunque in grandissima quantità.

Forse non basterà comprar loro l’olio, come ora l’Europa ci ha invitato a fare, per risolvere i problemi di un paese che viveva di turismo tutto l’anno e al momento scomparso, come se non fosse sufficiente, dove un gran numero di giovani sono immigrati in Libia nelle file dell’Isis. Probabilmente non per motivi ideologici ma per uno stipendio. E’ evidente si deve fare molto di più.  Ci vorrà ben altro che fervorini di circostanza e proclami di amicizia se si vuole aiutarli a fronteggiare una situazione, così come ci è apparsa, insostenibile nonostante la loro buona volontà.

Al momento non resta che sperare che l’imminente estate sia per loro meno grama di questa primavera.

Maggio 2016

La palude della normalità. Una analisi di Lorenzo Matteoli che merita considerazione.

<https://charliehebdo.fr/en/edito/how-did-we-end-up-here/>: /“come siamo arrivati a questo punto?”/ L’autore descrive alcune figure della quotidianità urbana di Parigi  (o di qualunque altra città Europea), il sorridente barbuto panettiere Abdul che prepara deliziosi croissant e panini imbottiti (senza prosciutto), Fatima casalinga che va a fare la spesa con il suo /nihab/ rispettosa della sua cultura e delle sue tradizioni…non fanno male a nessuno, non prenderebbero mai un kalashnikov per ammazzare giornalisti o passeggeri di autobus, nessuno di loro potrebbe mai preparare venti chili di esplosivo fatto in casa per squarciare trenta malcapitati in una stazione ferroviaria. Nessuno potrebbe mai accusarli di radicalismo islamico e sarebbe vergognoso farlo, ma nel loro normale comportamento si percepisce anche l’isolamento e nel loro silenzio c’è l’ombra di una implicita connivenza.

Precisamente su queste figure di perfetta normalità si basa la dialettica “/multiculturale/” per evocare il pericolo dell’/islamofobia/. /Giù le mani da Caino /si diceva una volta, con un complicato controverso slogan dei radicali di Pannella.

Ma è proprio nel mare della normalità moderata che hanno sempre nuotato i pesci dell’estremismo di qualunque segno: fascismo, nazismo, stalinismo, brigatismo e terrorismo. Era sicuramente moderata la maggioranza della pubblica opinione in Germania quando Hitler andò al potere proprio con quei voti, e moderata era la pubblica opinione Italiana nel 1922 quando Mussolini prese il potere nell’aula sorda e grigia. Moderata era la grande maggioranza degli Italiani negli anni ‘70 quando “/i compagni che sbagliavano/” e lo squadrismo simmetrico della destra estrema insanguinavano l’Italia, stupidamente pensando a una impossibile rivoluzione per la quale non c’era spazio sociale e per la quale non avevano né cultura né idee se non quelle che bastasse uccidere qualche giornalista, dirigente, magistrato o sindacalista per cambiare la storia. Ripensandoci oggi non sfugge la dimensione assurda.

economiaMa in qualche modo, da qualche parte c’era, nel mare della normalità moderata, l’irrazionale connessione che faceva scattare in qualche cervello l’idea che mettere bombe nei treni e nelle stazioni, uccidere giornalisti e magistrati … magari farsi ammazzare nel tentativo di farlo sarebbe stato l’innesco della luminosa e favolosa rivoluzione che avrebbe cambiato il mondo.

Quale sia il luogo e quale sia la “connessione” che collega il mare della normalità moderata con l’assurdità criminale estrema è la domanda che si pone /Charlie Hebdo/ senza però proporre una risposta esplicita.

Perché forse il “luogo” non esiste e la “connessione” è ineffabile ed elusiva.

Quello che va recuperato è il coraggio di dire pane al pane e vino al vino, di esprimere con franchezza la critica e il dissenso senza lasciare che critica e dissenso siano patrimonio di altro estremismo e alla lunga di altre efferatezze.

La “moderazione” deve essere chiamata alle sue responsabilità.

A ll’inizio degli anni ‘70 incontrai in una occasione famigliare il Procuratore del Tribunale di Torino Bruno Caccia, che mi chiese cosa stava succedendo in Facoltà di Architettura. Gli raccontai delle assemblee, delle occupazioni, e della protesta studentesca, spesso incoraggiata da molti docenti, i fatti che in quegli anni dominavano la vita corrente della nostra Facoltà.

Il mio racconto, come di cose normali, provocò una reazione severa, dura, del Procuratore Caccia che mi disse, scandendo bene le parole: /“Fate molta attenzione: queste cose si sa come cominciano, ma non si sa come finiscono!”/

Era chiaro che il mio racconto “/come di cose normali/” lo aveva irritato non poco, sicuramente per la sua esperienza di cose viste e conosciute, e me lo volle far sapere.

Non ho mai dimenticato il profetico avvertimento e la condanna della “/palude della normalità/” del Magistrato che per primo aveva indagato sulle violenze e sui pestaggi che si verificavano durante gli scioperi alla Fiat e che per primo aveva indagato sui terroristi delle Brigate Rosse… “/il primo segno di presenza dello Stato dopo anni di non indolore assenza/” come di lui disse Marcello Maddalena.

Il 26 Giugno 1983 Bruno Caccia (nella foto) pagava con la vita il suo rigore.

 

Aprile 2016

Si può parlare di previsione di crescita dell’economia mondiale? di Gianfranco Rossetto

La previsione dei vari Organismi internazionali , a mio parere , appare piuttosto  come un “auspicio” e un “invito” ai Governi affinché mettano in atto tutti gli strumenti di politica monetaria e di bilancio per stimolare la domanda.

Infatti il recente  rapporto dell’OCDE sulle previsioni economiche ha addirittura abbassato le sue previsioni di crescita. E questo per la seconda volta in due mesi ! In particolare la crescita sarà :

  •  USA  da 2% a 2,2%
  • Giappone da 0,6% a 08%
  • Zona Euro  da 1,4% a 1,7%

La Germania dovrebbe avere una crescita da 1,3% a 1,7%

 

L’OCDE invita con forza tutti i governi ad una azione comune e ad utilizzare tutti gli strumenti disponibili. Che sono pero’ sempre gli stessi :

  • Riforme strutturali
  • Politica di Bilancio
  • Politica monetaria

 

  1. Per quanto riguarda le Riforme strutturali siamo nel vago più totale, basti citare le principali conclusioni del G20 di Shanghai, che sono in verità delle semplici “costatazioni”:
  • L’attività mondiale é in costante peggioramento
  • OCDE, FMI e MOODY’S  hanno abbassato le loro previsioni
  • Il Ministro delle Finanze tedesco Schaüble ha affermato che bisogna “ abbandonare le politiche monetarie ultra-espansioniste e dedicarsi alle riforme strutturali”.
  1. La Politica di bilancio, che ha permesso di arrivare a Deficit di  Bilancio mai uguagliati nel passato, non ha in realtà portato alcun beneficio durevole.

Nella Zona Euro nessun Stato ( nemmeno la Germania) rispetta più  i criteri di stabilità di Maastricht che impongono un tetto massimo del Debito pubblico a 60% del PIL.

Gli USA avranno fra non molto un Debito pubblico di oltre 25.000 miliardi di Dollari che …non si sa come potranno rimborsarli. L’idea che i nuovi investimenti potessero essere finanziati dal Credito si é rivelata un boomerang perché non ha fatto altro che aumentare il Debito pubblico.

C) L’efficacia delle Politiche monetarie espansioniste é sempre di più contestata e le Banche centrali sembrano aver esaurito tutte le loro munizioni

  • I tassi d’interesse sempre più negativi ci stanno portando , sia pur lentamente, verso la deflazione .

I privati , per ovviare i tassi negativi,  potrebbero utilizzare le loro liquidità per comprare ORO il cui prezzo, da alcuni mesi, é in costante aumento. I maggiori compratori sono Cina, Russia e India.

image001

Questo aumento non é sorprendente !

Quando i tassi d’interesse reali sono negativi, l’oro non puo’ non aumentare. Vivendo in sistema di “moneta fiduciaria”, la moneta non rappresenta altro che un debito !

Il problema é che tutti i Paesi sono iper-indebitati per cui anche un piccolissimo aumento dei tassi d’interesse sarebbe politicamente e economicamente insopportabile. Le Banche Centrali quindi non possono e non vogliono seguire questa via.

Lo scenario probabile  quindi risiede solo  in una “ristrutturazione dei Debiti ” cioé del Sistema Monetario Internazionale. Ed in questo caso il corso dell’Oro potrebbe avere uno spettacolare aumento.

Chi vivrà vedrà !

Marzo 2016

Non vittime ma complici.

economia

Dipendenti e pensionati nell’occhio del ciclone di Mario Pulimanti

I lavoratori dipendenti, pur avendo un reddito medio di venti mila euro, guadagnano di più degli

imprenditori e di molti lavoratori autonomi come i professionisti, gli avvocati, i medici ed i commercianti. Perciò i conti non tornano se si pensa che i lavoratori dipendenti ed i pensionati (che

percepiscono redditi tassati alla fonte) costituiscono quasi il 90% dei contribuenti italiani.

Nonostante ciò non si è mai parlato, nel contesto della spending review, di lotta all’evasione fiscale,

che invece sarebbe l’unica fonte dove trovare risorse necessarie per far ripartire l’economia italiana.

Fonte che da sola garantirebbe introiti superiori a quelli che si potrebbero ottenere con la somma di

tutti gli altri interventi settoriali messi in atto dal Governo. Probabilmente questa soluzione non viene adottata per la paura di perdere consensi elettorali.

 

Febbraio 2016

Anno nuovo problemi vecchi. di Gianfranco Rossetto.

Abbiamo lasciato alle nostre spalle il 2015 senza rimpianti e con non celate speranze di un miglioramento della situazione economica !

Non siamo ancora alla fine di Gennaio 2016 e non possiamo non costatare che gli eventi geopolitici e finanziari che si susseguono attualmente, non aiutano certo alla messa in opera di quelle riforme strutturali che tutti dicono essere indispensabili.

Cosa fanno i responsabili politici dei vari Paesi di fronte al costante aumento di condizioni precarie e di ingiustizia, di guerre e di terrorismo?

I Capi di Stato si riuniscono ormai un giorno si e l’altro pure per ”accordarsi”… di rimandare a più tardi ogni decisione di Accordo.

Intanto sulla Rete si trovano le notizie seguenti :

–           L’economista McKinsey stima che il Debito Mondiale nel suo complesso  abbia raggiunto la stratosferica cifra di 200.000 miliardi di Dollari$.  E le Banche Centrali continuano ad inondare i mercati di liquidità crescenti considerando tale politica il giusto rimedio. Forse, speriamo, sia la “panacea” tanto attesa e non una “droga” alla quale vorrebbero assuefarci.

Alcuni economisti pensano invece che comporti un aumento ulteriore di questa… “bolla finanziaria”. Dopo la “bolla del credito subprime” , dopo la “bolla cinese”, dopo la “bolla del petrolio” , come possiamo chiamare la “bolla” attuale ? Molto ma molto probabilmente si tratta di “Crisi delle Banche Centrali e della loro politica di credito “ad infinitum”

 

economia–           Il crollo del prezzo del petrolio se da un lato ha conseguenze positive per i Paesi importatori, sta destabilizzando finanziariamente l’Arabia Saudita, la Russia, il Venezuela, l’Iran etc . Paesi i cui bilanci dipendono dai redditi del petrolio dal 60% al 90% !!

 

–           Si dice che , grazie alla mondializzazione e globalizzazione incontrollata, i miliardari siano aumentati di circa un centinaio di fronte ad oltre 10 milioni  di poveri supplementari. Ma ci si puo’ chiedere se il Sistema in vigore possa obiettivamente portare benefici alle popolazioni?

Domanda legittima perchè in questo contesto si sta discutendo se concedere o no la Clausola della nazione più favorita (CNPF) alla Cina  accusata non a torto di pratiche commerciali sleali soprattutto dai Paesi del Sud Europa .

L’Economic Policy Institute (EPI) di Washington  ha calcolato che tale decisione potrebbe costare il 2% del PIL europeo e che comporterebbe da 1,5 a 3,5 milioni di disoccupati all’Unione europea, tra gli altri,  nel settore tessile ma anche , guarda caso ! , nel settore delle Energie alternative (Eolico, solare etc).

Ah, la lobby dei petrolieri !!

–           Anche da noi si sente parlare di “Crescita” , modesta ma sempre di  Crescita che pero’ , andando più in profondità, non appare essere  altro che un “aumento malsano di una politica di  Credito fondato sul Nulla”.

Anzi,  fondato su Deficit astronomici.

 

Gennaio 2016

Lo scandalo delle banche e dei risparmiatori buggerati.

di Lorenzo Matteoli.

Litri di inchiostro sui giornali italiani per il decreto “salvabanche” e le sue tragiche conseguenze: 10.500 risparmiatori hanno visto sparire i loro risparmi. Il Ministro Padoan ha spiegato che, a fronte di quel massacro, sono stati salvati 6000 posti di lavoro e decine di migliaia di correntisti delle banche “salvate” non hanno perso i soldi dei loro conti correnti. Qualcuno ha osservato che chi investe i suoi risparmi in prodotti finanziari “rischiosi” dovrebbe essere in grado di comprendere il rischio dell’investimento. Qualcuno si e’ chiesto se questi investitori fossero stati compiutamente e correttamente informati dai funzionari e dagli impiegati delle banche venditrici.

 

Ci saranno inchieste i cui risultati e conclusioni saranno rese note quando tutti si saranno dimenticati dell’incidente, meno ovviamente i diretti interessati che potranno consolarsi leggendo che in effetti avrebbero dovuto essere informati, ma per una serie di complessi motivi e senza specifiche responsabilita’ non lo furono. Sicuramente le banche saranno in grado di produrre i documenti che corredavano il rapporto con gli investitori e sicuramente sul retro di questi documenti, in caratteri minuti, fitto fitto,  ci sara’ scritto tutto quanto serve per “/parare il culo/”, come si dice in gergo, a tutti i livelli gerarchici dall’impiegato allo sportello al presidente della banca. Una grande consolazione.

 

Nessuna notizia si trova nella centinaia di articoli su come venivano “venduti” i prodotti finanziari (le obbligazioni tossiche) ai clienti delle banche “salvate”. Quali commissioni venivano garantite ai

funzionari collocatori delle obbligazioni. Quali istruzioni avevano questi impiegati e funzionari dalle “superiori gerarchie” dirigenziali, managers, direttori di filiale, presidenti delle banche perche’

privilegiassero la collocazione delle obbligazioni tossiche rispetto ad altre opzioni di investimento.

economia

Nessun nome si trova: erano tutti onesti impiegati, funzionari e presidenti che facevano il loro mestiere.  L’unico nome che e’ stato pubblicato e’ quello del padre del Ministro Maria Elena Boschi, Presidente della Banca Etruria, persona onestissima, che non si occupava certamente di collocare obbligazioni tossiche della banca da lui presieduta.

 

Ma nei documenti di strategia gestionale della banca Etruria (e della altre banche salvate) qualche indicazione circa la necessità di collocare le obbligazioni (probabilmente tossiche) ci sarà stata insieme a qualche indicazione su come promuovere questa strategia per mezzo di opportune commissioni ai funzionari e agli impiegati collocatori.

 

Le responsabilità  degli onesti sono spesso nascoste nelle pieghe delle grandi strategie. Nascoste, ma innegabili e ineludibili.

 

Dicembre 2015

E’ ritornata l’opinione in economia di Gianfranco Rossetto

I discorsi e scritti di eminenti economisti- anche Premi Nobel – sulla strutturale debolezza del Sistema Monetario Internazionale messo in opera dopo la fine degli Accordi di Bretton-Woods, evidentemente sono considerati “parole in libertà” di schizofrenici scappati dai manicomi !

Che dire dei banchieri centrali che sembrano avere un’unica ossessione “ monetizzare il debito”, cioé ridurre l’importo del Debito Sovrano manipolando il valore della Moneta senza prendere in linea di conto che , cosi’ facendo, si rischia di distruggere il capitale e il valore del nostro patrimonio ?

E che dire dell’Accordo TTIP (Partenariato Transatlantico per il Commercio e gli Investimenti) fortemento voluto dagli USA e considerato favorevolmente da quasi tutti i governi europei ? Il premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz, ospite del Parlamento italiano il 24 settembre 2014, si sforzo’ di spiegare che cosa fosse  in realtà questo Accordo e , quasi gridando, disse : “Non firmate! Non è un trattato di libero scambio!” Ed enumero’ tutte le conseguenze disastrose per i sottoscrittori

europei.

Che io sappia, si continua a trattare con gli USA…

Io mi chiedo : ma “a chi e in base a cosa ” viene assegnato il Premio Nobel per l’Economia ? Eppure esistono documenti come questo (Fonte EUROSTAT) che  dovrebbero invitare almeno ad una riflessione.

2015-11-30_1419_001Sembra evidente il motivo per cui la Germania sia cosi’ attaccata all’EURO, o meglio ad un EURO forte!! Prima dell’introduzione dell’EURO, la Germania aveva una Bilancia dei Pagamenti Internazionali in situazione nettamente più difficile addirittura dell’Italia e della Grecia !! Ed io mi ricordo che allora molti economisti europei erano convinti che la politica di un EURO forte avrebbe causato difficoltà alle esportazioni tedesche.

Cosa é successo allora?

Chiediamolo a chi non volle ascoltare , nel 2001, gli economisti che esprimevano dubbi e perplessità e che oggi continuano ad avere i paraocchi.

“Altro settore che mi causa penosi dubbi.

Da più di un anno gli Economisti del mondo intero sottolineano quanto sia necessaria una “normalizzazione della curva dei Tassi d’Interesse”.

Ci si puo’ credere ? sarà mai presa questa decisione ?

La situazione dei rendimenti dei Buoni del Tesoro intanto é questa :

–           USA : a 6 mesi sono = 0%

–           SVIZZERA : a 10 anni sono = – 0,25%

–           GERMANIA : fino a 6 anni = negativi

–           FRANCIA,PAESI BASSI,AUSTRIA ,FINLANDIA : fino a 3 anni =

negativi

–           ITALIA : a meno di 1 anno = negativi

Sembra sempre più chiaramente che le Banche Centrali abbiano esaurito tutti quegli strumenti che erano nelle loro possibilità : ma se non intervengono per normalizzare la struttura dei Tassi d’Interesse e se per di più mantengono la iper-espansiva Politica Monetaria, il ritorno alla normalità non puo’, a mio parere, che diventare sempre più irraggiungibile.

La Crisi infatti si rafforza  o non regredisce, la disoccupazione aumenta, il tasso di natalità in Europa é sempre più preoccupante :

per continuare a garantire i benefici dello “Stato Providenza” i governi non possono che  ricorrere sempre più al credito. Un aumento delle Tasse non é nemmeno preso come ipotesi di studio.

Ma questo comporta degli indubbi rischi, soprattutto quello di mettere il futuro di un paese nelle mani di Fondi stranieri, di speculatori e/o di istituzioni bancarie. Basta pensare che a partire dal 2008 ( inizio della Crisi che ci affligge ancora oggi ) la BCE ha provveduto ad acquistare +/-  1.000 miliardi di EURO di Debiti Privati e Pubblici. E qualche giorno fa il Presidente della BCE ha annunciato un “riesame della Politica Monetaria della BCE” e che “non esiterà a fare ancora di più”. Non ho la pretesa assurda di saperne più di Draghi, per cui sprofondo sempre di più nel mio devastante malessere …perché non riesco a capire dove si andrà a finire !!

E allora?

I Paesi della zona Euro, per poter usufruire dei prestiti europei ,accetteranno di essere “guidati” dalla Troika, con corollario di austerità”?”

Novembre 2015

L’oro di Pantelleria  è l’uva zibibbo, almeno una volta così si diceva.

di Antonio Casano

Al palato vellutato, alla vista di colore giallo tendente al l’ambrato, pregno di odori che sanno di fruttato/moscato a cui l’olfatto di un intenditore di vini non può rimanere insensibile: stiamo parlando del nettare di Pantelleria, il moscato passito.

Gli stenditoi, diffusi  specialmente nella contrada di Scauri, in quanto maggiormente  esposta al sole rispetto ad altre località, testimoniano ancora di quando lo zibibbo veniva essiccato al sole. Oggi queste strutture, al pari di un altro elemento architettonico, le aie, stanno  andando in disuso  e sono destinati a  diventare veri e propri monumenti di archeologia agricola.

Immagine3Non tutta l’uva stesa al sole, su graticci,  diventava uva passa destinata  all’industria dolciaria del panettone o ai mercati rionali di Napoli per le feste natalizie. Una parte di quell’uva, quando già cominciava ad appassire, veniva pigiata per ricavare moscato (il vino dolce), che per l’attenzione di illuminati enologi  è  entrato  a far parte dei vini nobili e, come tutti i vini di eccellenza che vanno salvaguardati, ha avuto un disciplinare che dal 1971 impegna lo zibibbo, convenientemente appassito, a moscato di Pantelleria.

Così, parallelamente ad una produzione a carattere artigianale, quantitativamente limitata, destinata al consumo familiare in abbinamento con i tipici dolci isolani, come mustaccioli e pasticciotti , si è affermata, per merito di alcuni imprenditori panteschi, la produzione del moscato a livello industriale. Si è  passati perciò dalla vendita del mosto muto, richiesto come vino da taglio dalle ditte del nord, alla trasformazione dello zibibbo in moscato passito. Fu la ditta dei fratelli Casano a rendersi protagonista più delle altre di questo momento di trasformazione commerciale e culturale che sfocerà nella costituzione della Coperatica A.A.P. (Agricoltori associati di Pantelleria),tentativo non riuscito di  rappresentare un momento di riscatto dell’agricoltura pantesca.

Ora lo scenario è diverso. Si va verso quanto aveva auspicato uno  studio dell’Enea: uscire da situazioni monopolistiche per giungere alla concorrenza di più produttori con una varietà di etichette. Perciò il disciplinare del 1971 è stato più volte modificato (nel 1992, nel 2000, nel 2011) per introdurre la deroga dell’imbottigliamento o per promuovere più tipologie di prodotto, modifiche che non sembra abbiano dato respiro all’economia dell’isola, né vantaggi di alcun genere agli agricoltori.

Andando avanti con le modifiche, si è dato spazio all’uso dei forni, facendo a meno del sole, vale a dire del processo naturale di essicazione, e nelle etichette viene riportata l’annata, però sarebbe preferibile riportare anche la numerazione delle bottiglie relativa all’annata. E poi la deroga dà la possibilità di imbottigliare quasi tutto il prodotto fuori dalla zona di produzione, con mancate opportunità di lavoro per i panteschi.

Quest’anno la Soc. Pellegrino ha lavorato 20.000 quintali di uva, Donnafugata 5.000 quintali. Al Moscato di Pantelleria e al Moscato passito possono essere aggiunti un Liquoroso e uno Spumante moscato, creando non poca confusione fra i consumatori meno esperti.

Le uve meno zuccherine delle zone di Kamma e di Ghirlanda si presterebbero meglio di altre uve zibibbo per la produzione di Moscato spumante, mentre il Liquoroso, nel solco della tradizione enologica francese con la mistelle, non va abbandonato, ma andrebbe imposta, oltre all’imbottigliamento in loco, l’aggiunta di alcool da uva zibibbo, la vecchia Agricoltori Associati, per dire,  possedeva una  distilleria propria.

Lo zibibbo, peculiarità della nostra isola, non deve essere un’opportunità solo per i commercianti, per molti aspetti le stesse ditte di trasformazione, ma deve riguardare anche per gli agricoltori panteschi.

Quando parliamo di vite ad alberello patrimonio dell’umanità, non possiamo non pensare a questi eroici contadini, che vanno tutelati da qualsiasi mossa che li delegittimi dai loro meriti, favorendo le posizioni dominanti che ci sono, se guardiamo come viene modificato il disciplinare.

E il risultato finale di questa bella favola del moscato di Pantelleria è l’abbandono costante e inarrestabile della lavorazione dei campi e della coltura della vite ad alberello, con profondo rimpianto di quanti hanno  apprezzato il moscato e il paesaggio di alberelli simili a bonsai della pianta di zibibbo.

Ottobre 2015

1

Porto Franco a Pantelleria? Forse che si forse che no…. Chissà di Ferruccio Formentini

2I manifesti del M. 5 stelle,  apparsi quest’estate in quasi tutte le vetrine dei negozi dell’Isola, annunciando la possibile realizzazione di una Zona Franca per Pantelleria hanno innegabilmente scosso l’opinione pubblica isolana.  Naturalmente se il percorso, non semplice, per giungere a tanto si rivelerà praticabile sarà del tutto naturale potere contare anche sul nostro supporto. Su questo tutti potranno contarci già da ora indipendentemente dai propri colori politici, l’interesse dell’Isola viene prima di tutto e la necessità di una Zona Franca a questa latitudine è sentita da sempre. E visto che i “grillini” hanno lanciato una petizione per la Zona Franca invitiamo i nostri lettori a sottoscriverla. Una petizione male non fa. Per onore della storia segnaliamo che una petizione, raccolse allora oltre 1.500 firme, a questo proposito e su questo argomento, a Pantelleria venne già lanciata alcuni lustri fa da Ugo Rizzo, per intenderci alimentari Ugo dove venne perfino istallato un banchetto, e il sottoscritto. Allora i tempi non erano maturi e ovviamente il risultato, nonostante il significativo risultato non ebbe alcun seguito anche perchè come d’abitudine l’Amministrazione Comunale apparve totalmente disinteressata, solerte solo nel cancellare dai muri, per la visita di Prodi e non irritarne la sensibilità, le poche scritte “viva la Zona Franca”. Quindi niente di nuovo sotto il sole di Pantelleria. Speriamo tuttavia almeno sull’esito diverso e positivo. Infatti una terra come questa, così isolata e talmente disastrata nei  collegamenti da e per il Continente, con un costo della vita superiore e di molto, a quello delle più grandi città italiane maper una qualità di prodotto inferiore, inoltre servita da condizioni climatiche tutt’altro che facili, con due porti che svolgono malamente il proprio compito nonostante le migliorie apportate, nel mondo globale dove la concorrenza è ormai spietata, appunto un terra, belle fin che si vuole,  in codeste condizioni non è più in grado di assicurare un dignitoso benessere alla propria comunità senza un supporto dall’Europa.  Per l’appunto la Zona Franca o l’esenzione da un sostanzioso numero di balzelli fiscali. “il panteco”, se sarà utile, nel suo piccolo ci sarà.

Settembre 2015

La dittatura dell’imbecillità

by matteolilorenzo

Lorenzo Matteoli

21 Luglio, 2015

Ci sono molte forme di regime dittatoriale o totalitario. Quello “illuminato” stile Singapore dove l’autorità si associa a cultura, intelligenza ed efficienza di governo. Più che di autorità si parla allora di autorevolezza. È vero anche a Singapore ci sono imposizioni e limitazioni: non si fuma per strada, non si buttano le cicche per terra, non si mastica la gomma americana per strada e se vieni colto vieni punito severamente. Per esempio chi imbratta i muri con bombolette di vernice viene

condannato a 8 nerbate sul culo nudo (6 per i minori di 18 anni) somministrate con un ramo di rattan del diametro 1.27 cm  inzuppato nell’acqua per una intera notte e trattato con antisettico. Prima della somministrazioine delle nerbate il condannato è soggetto a visita medica. Le nerbate vengono somministrate con tutta la forza fisica dell’esecutore una ogni dieci quindici secondi. Il massimo numero di nerbate per sentenza è di 24. Il condannato viene legato nudo mani e piedi a un trespolo di legno il rene e il fegato protetti da imbottitura. Dopo la somministrazione la parte viene medicata con antisettico. Durante l’esecuzione è presente un medico. Dopo tre nerbate la pelle si lacera e la parte sanguina. La lesione guarisce in un mese circa la cicatrice è indelebile. Nel 2012 le sentenze di condanna alla fustigazione a Singapore sono state 2500 delle quali 2200 sono state eseguite.

Ma non si può proprio dire che il divieto di buttare cicche per terra o di imbrattare i muri con bombolette di vernice sia una limitazione della libertà: è l’imposizione ferma di una regola di buona educazione e di rispetto dell’altrui proprietà. A casa tua non butti le cicche per terra, non sputi i chicklets sul pavimento e non imbratti i muri con bombolette di vernice e così non lo fai nella casa di tutti. Banale. Più grave è la limitazione della critica al governo che a Singapore si può esercitare, ma con “rispetto e prudenza”. In Italia si scatenerebbe una indegna cagnara. Sono passati i tempi di quando Giovanni Guareschi andava in galera per una vignetta, educatissima, su Luigi Einaudi.

Ci sono poi le dittature militari dure e feroci stile centro e sud America o centro Asia: gli oppositori del regime “spariscono”  e se va bene vengono solo interrogati brutalmente per qualche decina di giorni. Queste dittature non sono in genere associate a una cultura di governo efficiente.economia La violenza repressiva si accompagna di solito a governi rozzi, ricchi di petrolio e corrotti.

In Italia abbiamo oggi un regime “stupido”. Apparentemente democratico per il profluvio di elezioni e di organismi rappresentativi: quartiere, circoscrizione, comune, provincia, regione, associazione di comuni, associazione di regioni, comunità di valle, comunità montane, associazioni di comuni etc. un’orgia di rappresentanti. Quasi più rappresentanti che rappresentati. Tutti costosi, tutti vagamente corrotti ma non troppo, vociferanti e discretamente ignoranti, “lei non sa chi sono io”, tutti dotati di fondi di spesa che vengono in genere impiegati per sfizio privato, cene con amici e fidanzate, cravatte per gli amici, orologi per altri amici, viaggi con fidanzate…mutande verdi, rosse, bianche…e qualche volta anche per operazioni di pubblica utilità. Raramente. Quello che veramente offende del regime totalitario poliedrico italiano è però la imbecillità associata al potere all’inefficienza e alla corruzione. La povertà di idee, l’imposizione poliziesca di misure cretine, costose e inutili che con un minimo di intelligenza potrebbero essere evitate è forse peggio della corruzione; nel senso che, alla fine dei conti, un corrotto che fa funzionare le cose con intelligenza è meglio di un cretino onesto. Non è un’idea mia, l’aveva espressa con molta autorità Benedetto Croce. Esempio brillante di questo genere di autorità arrogante e stupida è l’idea di alloggiare migranti in condomini e pensioni vuote in amene località di villeggiatura. L’ultima genialata governativa.

Roma deve avere qualcosa nell’aria, un gas speciale, che appena viene respirato dai non romani trasforma le persone  intelligenti in tonni ebeti e arroganti. Cosi almeno sembra di capire osservando le idee che vengono imposte al paese.

Mentre i problemi drammatici del controllo della spesa e dello scialo pubblico non vengono affrontati.

Agosto 2015

Sul Foglio L’opinione della filopante Margherita Boniver

1

 

Gianfranco Rossetto ci invia una vignetta che spiega il Piano B.  di Renzi.

2

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Luglio 2015

La trasformazione strisciante.

 di Lorenzo Matteoli

Guardata da lontano l’Italia si semplifica, cadono le nebbie ideologiche, si asciuga la palude torbida e maleodorante dove sguazzano magistrati di diverso rito e tessera, le trombe dei baroni di regime

perdono fiato, la cagnara urlante dei mille talk show rientra nella giusta dimensione carnevalesca…e si comincia a capire qualcosa. Il dato oramai plateale ed emerso è la avvenuta caduta della sinistra storica italiana: il PCI/PdS/DS/PD non esiste più, è polverizzato e con lui la

sinistra di consociazione e di governo che ha dominato e rovinato l’Italia per 60 anni. I nomi che una volta erano monumenti, protagonisti del teatro della politica italiana sono oggi ridotti a macchiette, guitti di periferia, attori nell’avanspettacolo di Borgo a Buggiano o di Centina: Dalema, Veltroni, Bindi, Bersani, Prodi…tutti al rango di passato prossimo o remoto polverosi, citati come nostalgia o ricordo ingrigito. I /Sono-stati./

 

Tutti hanno capito, non solo in Italia, che il tempo della sinistra economica, sociale, accademica, sindacale e culturale è finito. Restano i guai provocati: l’immane debito pubblico, il welfare insostenibile, i privilegi delle varie caste di super-managers del parastato, le pensioni

d’oro e le pensioni baby, le cordate para-accademiche, gli spin-off lucrosi, le formule politiche consunte, la melma viscida della /political-correctness/. Restano ai loro posti magistrati e professori,

giornalisti, amministratori di municipalizzate, funzionari e quadri della RAI/TV. Tutti gli infiltrati a suo tempo dal PCI di governo e di sottogoverno. Molti fra loro stanno cercando di riciclarsi, ma non hanno chiaro né come né dove. Perché né il dove né il come sono ancora emersi dalla “rottamazione” ufficiosa in corso.

2Molti combattono una battaglia di retroguardia inutile, molti non si sono resi conto del cambiamento avvenuto.  Renzi a suo tempo non si è reso conto che una volta evocato il termine “/rottamazione/” questo ha innescato comunque un processo: i rinoceronti di Jonesco si sono trovati improvvisamente a sbalzo, a chiedersi domande e a darsi imbarazzanti risposte….non siamo più rinoceronti, siamo diventati dinosauri. Chiara la differenza.

È avvenuta una cosa strana, ma abbastanza comprensibile: inventato il termine per il fenomeno la stessa invenzione del termine ha innescato il fenomeno. Una interessante forma di auto-referenzialità. Che adesso andrebbe riconosciuta e gestita.

Resta sconcertata, ma sempre convinta di non si sa bene cosa, la grande fascia intermedia dei “/soi disant/” di sinistra, quella categoria di baronetti o principini del regime o del para-regime che pur avendo privilegi feudali, si ritiene “/de sinistra/” e continua una battaglia che non ha più senso, come il soldato giapponese di Almahera.

Onestamente convinti per dovere di etichetta. Il problema dell’Italia e degli Italiani oggi è: come si diventa /“liberal”/ dopo essere stati comunisti. Un progetto per il quale l’Istituto Gramsci alle Frattocchie dovrebbe attrezzarsi con corsi full immersion urgenti.

Responsabili scientifici di pregio Luca Ricolfi e Massimo Cacciari: due “liberal” di grande classe con interessanti storie personali. Ma non accetteranno.

La prima operazione da fare è il riconoscimento del fenomeno: il tentativo di contrabbandare la metamorfosi è penoso, patetico. Bisogna ammettere il fallimento, trarne le conclusioni, virare ideologicamente e inventarsi o scoprire le nuove avemarie. Non avere vergogna del passato

e saperlo denunciare con vigore e coraggio.

Meglio far nascere la nuova realtà con chiarezza piuttosto che farla uscire in modo implicito e tortuoso, strisciante.

Giugno 2015

Un amico di Pantelleria Lorenzo Matteoli propone sul suo sito una attenta analisi del sacco di Milano avvenuto in occasione dell’inaugurazione dell’Expo

1Dopo sei giorni dagli eventi il “/sacco di Milano/” scompare dai giornali italiani, nessuno vuole insistere sulla vergognosa  giustificazione /che si è evitato il peggio/. La Questura di Milano, il Tribunale di Milano, il Ministero degli Interni, lo stesso primo ministro Renzi sono contenti di mettersi l’episodio alle spalle senza approfondire troppo. La stampa omologa si adegua.

La gravità degli avvenimenti, le molte responsabilità, il retroterra culturale inquietante, richiedono invece una riflessione ulteriore e qualche conclusione.

*Il quadro degli eventi.*

I manifestanti con progetto criminale in arrivo da tutta l’Europa: noti, schedati, intercettabili, intercettati e rilasciati dai magistrati milanesi prima del 1° Maggio.

La manifestazione “No-Expo” autorizzata dalla Questura di Milano per lo stesso giorno dell’inaugurazione, senza servizio d’ordine.

La polizia comandata alla “moderazione” per evitare reazioni pericolose dei manifestanti criminali.

I “centri sociali” milanesi notoriamente ospitali nei confronti degli estremisti ”turisti” in nero, vicini al sindaco Pisapia e al suo advisor.

L’organizzatore della manifestazione “No-Expo” Luca Trada che dichiara che “il servizio d’ordine /non è nello stile/ della associazione “No-Expo”

La Questura sapeva che sarebbero venuti i turisti in nero, sapeva che il 1° Maggio era in programma l’inaugurazione dell’Expo e autorizza la manifestazione “No-Expo” sapendo che sono proprio le manifestazioni “pacifiche” che i massacratori organizzati “usano” nella loro tattica di guerriglia urbana.

Dopo aver istruito le premesse per la guerriglia la Questura ordina “moderazione” alla polizia sul campo.

Gli avvocati del “legal team” anticipano l’eventualità criminale e affrontano la polizia sul campo.

Dopo il “sacco di Milano” il sindaco sfrutta l’occasione per farsi pubblicità andando a “pulire”.

Questura e Tribunale nei giorni seguenti il “sacco di Milano” cercano di recuperare un minimo di dignità dopo la figura vergognosa cercando di identificare e fermare presunti responsabili.

 

Questi schematicamente i fatti relativi al “/sacco di Milano/” del Primo Maggio.

 

Due sono le possibili interpretazioni della sequenza:

1. un “progetto” cinicamente voluto e predisposto;

2. la somma di una serie di stupidità, incompetenze, negligenze,  autonome velleità criminali.

 

1. L’ipotesi del “progetto” richiede la individuazione di un “soggetto  responsabile” del suo disegno e di un “obbiettivo.” Il soggetto  responsabile per essere credibile deve aver la possibilità di

“controllare” alcune delle pedine o degli snodi operativi necessari  alla implementazione del progetto.

 

L’unico soggetto che nella vicenda ha caratteristiche plausibili è la Questura di Milano: dispone delle informazioni sui turisti neri e sugli anarchici antagonisti locali, li può fermare, intercettare, controlla la polizia, è responsabile dell’autorizzazione delle manifestazioni.

 

La Questura non controlla però, almeno ufficialmente, il Tribunale e quindi se il magistrato non conferma i fermi la Questura deve rilasciare i soggetti arrestati. Cosa che avviene. Manca il dato documentale su quanti siano stati i fermati e quanti siano stati quelli “liberati” dal Tribunale.

L’obbiettivo del progetto è meno facile da definire. Quale interesse avrebbe la Questura di Milano per istruire le condizioni per i disordini?

Forse il desiderio di stanare gli antagonisti, costringerli allo scontro aperto (alla battaglia campale) per poterli arrestare in massa e finalmente porre fine a un costume criminale oramai forte e strutturato a livello europeo. Ma senza l’appoggio della Magistratura questo disegno ha una lacuna fondamentale.

 

Il progetto avrebbe inoltre un contenuto di rischio molto elevato e richiederebbe l’impiego sul campo di uno spiegamento di almeno 20 o 30 mila poliziotti per avere la certezza di prevalere sui massacratori documentandone in modo incontrovertibile le responsabilità.

 

Altri possibili progettisti non sono plausibili perché non ci sono altre figure con le capacità di controllare parti significative della sequenza o attori significativi della medesima.

 

La teoria del complotto quindi si esaurisce per mancanza di soggetto “autore del disegno” e per insostenibilità dell’ipotetico “obbiettivo.”

 

Resta quindi la seconda ipotesi: la somma di una serie di stupidità, incompetenze, negligenze, autonome velleità criminali.

L’autorizzazione al corteo No-Expo, la debolezza nell’azione preventiva di intercettazione e fermo preliminare dei turisti neri e degli anarchici antagonisti locali, lo strano comportamento del Tribunale di Milano: il “/rito ambrosiano/” fondato dal Tribunale di Milano al tempo di Mani Pulite non aveva molta reticenza nello sbattere in galera i sospetti di “tangenti”. Mentre i turisti neri pare siano stati trattati con i guanti dal giudice Vannicelli che ha creduto a tutto quello che gli raccontavano e li ha anche apprezzati per il loro “antifascismo.”

 

Sarebbe interessante avere qualche informazione sul rapporto tra Questura di Milano e Tribunale di Milano nell’occasione del “sacco di Milano” e in altre simili occasioni.

 

La manifestazione No-Expo è il secondo luogo di irresponsabile stupidità o vuota correttezza politica: autorizzarla il giorno dell’inaugurazione come se manifestare quando e come si vuole fosse un diritto inoppugnabile. L’espressione dell’opinione anche sotto forma di protesta è un diritto, ma la tutela degli interessi dalla più ampia comunità (Città di Milano, Expo, interesse nazionale all’immagine dell’Expo etc.) è un preciso dovere istituzionale. Quindi si faccia la manifestazione,

ma non il giorno dell’inaugurazione dell’Expo. Una settimana dopo, per esempio. Non ci sarebbero stati diecimila partecipanti. I turisti neri non avrebbero avuto il comodo strumento dei “pacifici” manifestanti per svolgere le loro tattiche e forse non sarebbero nemmeno venuti a Milano.

L’espressione dell’opinione mediante distruzione di vetrine, saccheggio di negozi, incendio di auto è un crimine. L’aggressione alla “civitas” è intollerabile.

 

Con la manifestazione autorizzata e i turisti neri in città la sequenza degli avvenimenti era praticamente garantita e inevitabile. Restava da vedere come controllare la piazza. Anche su questo versante ci sarebbero molte cose da chiarire: perché i “neri” sono stati lasciati arrivare

alla manifestazione con elmetti e balaclava, bombolette e manganelli? La tattica “passiva” della polizia era l’unica praticabile? Alla fine della manifestazione perché i massacratori se ne sono potuti andare indisturbati? Quando si spogliavano delle divise nere erano veramente inattaccabili? Non individuabili? In quel momento erano “in flagrante” e disarmati.

 

Domande alle quali difficilmente avremo risposte perché a sei giorni dagli eventi i fatti stanno già uscendo dalle cronache con la generale sciocca soddisfazione perché “/è stato evitato il peggio/”. Quando si poteva evitare tutto questa è la giustificazione più offensiva.

*La conclusione*

 

C’è però un’altra analisi che va fatta: quando si è in presenza di patologie sociali diffuse, pervasive, di molte polverizzate responsabilità distribuite fra l’incompetenza, la stupidità, la connivenza furba, la copertura dei media di regime o di servizio si è in presenza di un fenomeno culturale che investe il contesto politico e sociale più ampio del paese. In un arco di tempo più ampio della cronaca di poche settimane o giornate.

 

La Questura di Milano, il Tribunale di Milano, i giornalisti di servizio, il sindaco imbelle e compiacente, i manifestanti strumentali e babbei, i mentali locali, i minus habentes liceali, i picchiatori internazionali, gli antagonisti anarchici, i qualunquisti del verdismo fanatico, il noglobalismo qualunque… Sono il prodotto ultimo di una tendenza culturale che è cresciuta negli ultimi venti o più anni ed è diventata la cultura “mainstream” dominante, quella che forma le

maggioranze politiche, che detta le condotte sociali. /Sì, vabbè, macchettefrega/…

 

Una scuola assente o allineata, il pensiero critico soffocato, latitanza o asservimento degli intellettuali. La grossolanità di una destra inadeguata e spesso impresentabile, il silenzio del centro. Il dilagare di una sinistra conforme e comoda, incontrastata, di fatto conservatrice e reazionaria. Una sinistra di potere.

 

Per questo il ”/sacco di Milano/” è la punta dell’iceberg dei problemi dell’Italia di oggi e, alla fine, è vero, non è arrestando qualche centinaio di teppisti che si risolve il problema delle “radici culturali” della malaise. È invece importante rendersi conto del terreno dove il fenomeno affonda queste radici. Scoprire le ragioni per le quali i massacratori di Milano sono tutelati e intoccabili, scoprire dove si forma il tessuto di opinione che li sopporta. Come si genera la palude viscosa che impedisce di arrestarli, processarli, punirli.

 

Il problema da affrontare è la patologia di una società inerte, culturalmente assuefatta a una sinistra esausta che di sinistra non ha più nulla se non il conformismo comodo. La prepotenza melensa

insopportabile del buonismo.

Una società ben rappresentata dalla figura patetica del sindaco milanese imbelle, che pulisce le strade devastate dalla nuova arroganza omologa e conforme, alla quale non conviene opporsi.

Maggio 2015

Gianfranco Rossetto ci invia una vignetta eloquente.

1

 

 

 

 

 

 

 

Avvisate Renzi che la disoccupazione è in aumento. di Mario Paulimanti

2

Secondo i dati Istat  la disoccupazione è aumentata nonostante gli incentivi alle imprese concessi dal governo nella legge di stabilità 2014. Non c’è dunque alcuna ripresa. Il Governo intanto resta in attesa della sospirata precarizzazione imposta via Jobs Act. I più colpiti dalla disoccupazione sembrano essere i giovani e le donne. È un’altra prova del fallimento del programma “Garanzia giovani”. Non si può continuare a sostenere che la situazione sta migliorando se la disoccupazione continua a salire e se anche per chi lavora le condizioni continuano a peggiorare. Del resto i dati occupazionali non miglioreranno se si continuerà a seguire l’austerità predicata dalla Merkel piuttosto che le proposte di Obama, secondo il quale la crescita aumenterebbe se si investisse in infrastrutture, innovazione, ricerca e cultura. Inoltre occorrerebbe favorire gli investimenti, con una nuova politica industriale. Mi trovo poi d’accordo con le affermazioni degli studenti della Rete della Conoscenza, secondo i quali “la reale alternativa sta nella creazione di forme universali di Welfare come il reddito di dignità pro- posto da Libera”. Un orizzonte di trasformazione che, purtroppo, è fuori dalla prospettiva di questo governo.

 

 

PREMIO   “VINCENZO ALMANZA

Agricoltura eroica di Pantelleria

 

Il 16 Settembre del 2014 al Centro Culturale V.Giamporcaro  abbiamo avuto il piacere di ricevere nei locali  del Centro, su sua richiesta,il Dott. Gianfranco Rossetto.

 

Il dott. Rossetto,da molti  nell’isola  conosciuto per il suo impegno in ambito Comunitario nel comparto dell’agricoltura ed ora in pensione,vive per questo,più di prima,lunghi periodi a Pantelleria  con cui mantiene un rapporto speciale per il legame di famiglia che lo riporta in quest’isola:sua madre sposò nel  1951 il sindaco di allora, Vincenzo  Almanza,ricordato in varie occasioni per il suo trascorso di primo cittadino e a cui si è intitolata  anche la piazza antistante al Castello nonché una Scuola .

“la  prima cosa che Vincenzo Almanza mi disse quando,1951, per la prima volta sbarcai (con la barca a remi del Sig.Rizzo) a Pantelleria  fu “non Ti  lasciare ingannare, Pantelleria è un’isola di Agricoltori!”.

Questo avvertimento non l’ho più dimenticato convincendomi,anno dopo anno,del suo profondo significato e valore .

Per questo motivo vorrei realizzare due obbiettivi :

  -Ricordare concretamente un Uomo onesto e generoso che molto mi ha insegnato e che molti Panteschi                 

    ancora ricordano per il suo attaccamento all’isola e agli agricoltori in particolare.

   -invogliare i giovanissimi alunni panteschi a non dimenticare il profondo  legame esistente con l’agricoltura     

   e con le assolutamente originali attività agricole del loro genitori o nonni.

Desidero sostenere un premio annuale ,il cui regolamento è consultabile agli albi del Cento Culturale V. Giamporcaro e della scuola elementare,che vada agli alunni/e delle elementari in grado di fornire elaborati,disegni ,foto o altro che riescano a suscitare un interesse per il mantenimento del mondo agricolo pantesco  e conservarne  la memoria”.

 

Questa  proposta  è stata sottoposta alla d.ssa Nuccia Farina ,Direttrice della Scuola Elementare “Angelo D’Aietti”  ,che con entusiasmo l’ha accolta facendo in modo di inserirlo nel programma scolastico 2014/2015 con premiazione 08 Giugno 2015 .

Il premio “ Vincenzo Almanza” assume un particolare valore in quanto alcune settimane dopo (Novembre 2014) l’UNESCO  ha iscritto ,con voto unanime,la vite ad alberello di Pantelleria  tra i temi immateriali dell’Umanità.

“Un riconoscimento importantissimo –ha scritto recentemente l’enologo Francesco Ferreri –

E’ prima di tutto il vignaiolo di Pantelleria  che andrebbe premiato e valorizzato, in quanto artefice di questa viticoltura eroica “ perché nessun Paese dell’Italia era riuscito ad inserire nella World Heritage List una pratica agricola .

E salta subito alla mente l’unico custode di questo patrimonio ,ovvero il viticultore pantesco che,come si legge al punto 2 dell’art. 9 del nostro Disciplinare di Produzione,”va considerato come una specie da proteggere: e ciò per il suo legame indissolubile con le secolari tradizioni vitivinicole pantesche “.

Le finalità del  Premio “Vincenzo Almanza”rientrano perfettamente in questo contesto.

Suscitare interesse/curiosità verso le peculiari coltivazioni che si praticavano e che si praticano tutt’oggi sull’isola,costruire momenti di incontro e di confronto soprattutto in ambito extrascolastico per educare i giovani a riflettere sulle straordinarie ed innovative esperienze agricole pantesche,a prenderne coscienza,a contribuire alla loro conservazione attraverso la fresca genuinità propria dei bambini e comunicarle.

Riflessioni su tutte le tradizioni contadine,con la realizzazione di elaborati scritti,disegni,fotografie o alto che descrivano la loro storia e tecniche ancestrali,aneddoti famigliari nonché nuove proposte .

Il Centro Culturale V. Giamporcaro ringrazia il dott. Gianfranco Rossetto per averCi   interpellato su una iniziativa che gli fa onore e che dimostra il suo profondo attaccamento a Pantelleria e specialmente ai suoi agricoltori.

Aprile 2015

Uno sfogo di Gianfranco Rossetto contro gli economisti che però punisce “il panteco” facendogli perdere un validissimo collaboratore. Sinceramente speriamo di no!

Caro Direttore

Con mio grande rammarico credo che dovro’ rinunciare a collaborare alla pagina “Economia” de ilPanteco. Non perché abbia qualche rimprovero da fare o qualche divergenza editoriale sopravvenuta ultimamente.

La ragione é…una confessione di incapacità di comprensione e di impotenza : non riesco più a “seguire” e quindi a “capire” cio’ che avviene nel mondo economico e finanziario attuale. Mi sembra di ascoltare persone che parlano una lingua a me sconosciuta. Mi considero un modesto orecchiante di Economia, é vero. Sono forse rimasto , colpevolmente (?), legato a principi che durante tutta la mia vita erano universalmente considerati  fondamentali e  non ho avuto quindi la capacità di adattarmi ai profondi cambiamenti di questi ultimi anni ?

Sarà ! Cio’non toglie che non mi sento più motivato “ a tentare di capire “ anche se, a mia consolazione, constato  che nella Stampa economica europea ed americana mi trovo in buona compagnia…

1

A – Nel suo recentissimo libro “Hormegeddon”, l’economista Bill Bonner si pone alcune domande:

“Quanti conflitti mondiali sono stati provocati da uomini che usano la chiave inglese ( anche se é stata inventata da uno svedese,n.d.r.) ? Quante crisi finanziarie sono state provocate dai fornai? Quanti sono i muratori colpevoli di crimini a grande scala? Quanti metalmeccanici, ebanisti o fattorini sono la causa di una carestia?

Il lavoratore medio sarà pure zotico o deficiente, ma raramente é responsabile di danni che non siano i propri”

Solo apparentemente stupide, perché  ne trae queste riflessioni… molto poco ortodosse

– Se un contratto si puo’ definire “buono” solamente quando soddisfa le parti contraenti, il “Contratto sociale” é una violenza fraudolenta. Mai o rarissimamente , il popolo l’ha firmato ! Basta vedere l’ingarbugliata situazione tra Europa e Grecia !

– Si dice “sbagliando s’impara” , é vero ! ma solamente se ne patiamo le conseguenze come avviene nei rapporti privati. Se invece passiamo nel settore pubblico quando la situazione generale si aggrava ulteriormente, i nostri governanti e grandi pianificatori mettono le mani avanti e  con grande faccia tosta dicono “dovevamo fare di più !”

Ancora di più? Ma se in paesi come l’Italia e la Francia  l’economia statale   rappresenta quasi il 60% ! Si ha l’impressione che essi pensino che l’Economia sia una Scienza basata su dati statistici e che possa essere regolamentata per decreto.

B –  L’Economista Bruno Bertez da parte sua vuole sfatare un mito ben radicato che ci ha guidato sin dai primi studi universitari “Abbiamo sempre saputo che la Moneta ha una relazione diretta con le Merci e le Proprietà. In verità , voi non lo sapete , ma é esattamente l’opposto : la Moneta non ha

nulla a che vedere con le ricchezze e la proprietà. No, oggi essa ha a che vedere solo con …i Debiti e le Promesse. Le Monete infatti non sono altro che un cumulo di promesse e non di ricchezze prodotte. E di promesse se ne possono fare quante se ne vuole, non ci sono limiti. Almeno fino a che i popoli ci credano ! »

Cosa pensare poi delle Testate giornalistiche più autorevoli che con un ammirevole aplomb si fanno complici di una vera e propria campagna di disinformazione per nascondere quelli che noi potremmo chiamare  dei “falsari ufficiali” ! Manipolare la moneta é sempre stato il procedimento classico di un Governo in estrema difficoltà e prossimo al  default.

*          Crescita europea: la rivoluzione Draghi – Les Echos

*          1.100 miliardi per sostenere l’economia europea- Le Figaro

*          Lo stimolo aggressivo della BCE apre una nuova era per l’Europa ?- The Wall

Street Journal

*          BCE: Mario Draghi fà “cio’ che si deve fare”- Le Monde

*          I mercati si infiammano con il rimedio del “Dottor Draghi”- Le Monde

E’ strano !  Quando si pensa che un falsario privato é un criminale mentre il falsario ufficiale é accettato perché compie un’azione presentata come fosse in favore della popolazione.

Ma tutti i nodi poi vengono al pettine : la fiducia nel Sistema Monetario internazionale non potrà che degradarsi inesorabilmente quando si constaterà che i miliardi di Draghi non avranno molto probabilmente prodotto poco o nulla.

E’ facile allora  prevedere un intervento del FMI per una riforma monetaria radicale a livello mondiale.

E saranno guai seri per i detentori di carta-moneta cioé… “detentori di debiti e promesse” !.

E sarà una vera manna per i detentori di Oro.

Il prezzo dell’Oro é inversamente proporzionale alla fiducia del pubblico sul sistema monetario e bancario. Trovandoci di fronte a delle Monete fluttuanti , a decisioni governative che preconizzano sempre di più di “stampare moneta” , a tassi d’interesse appena superiori allo zero o addirittura negativi, le quotazioni dell’Oro non potranno non essere sempre più elevate.

C- Cosa si prevede in Europa in caso di default della Grecia ?

Sui soliti “autorevoli” giornali si legge che in caso di Default della Grecia , la Germania perderebbe circa 100 miliardi di Euro, la Francia oltre 60 miliardi e l’Italia un po’ meno di 40 miliardi. Su cosa si basano queste apocalittiche affermazioni?

Questi soldi sono già stati anticipati ( se ho capito bene! ), quindi anche se il Debito greco perdesse 30% o 50% del suo valore, si dovrebbe avere una semplice “perdita contabile” da iscrivere alla voce “Perdite e Profitti”. Il costo di questa situazione dovrebbero essere circoscritto alla non-riscossione degli interessi !!

In altre parole ci troviamo di fronte a un Deficit di… “future entrate”, sulle quali tranquillamente tutti possono dire “é meglio non contarci molto!” .

Cosa dire poi dei Prestiti italiani, portoghesi o spagnoli effettuati presso la BCE?

La BCE a chi potrebbe “rivenderli” ? Ma non se li comprerà nessuno. Al contrario, mi sembra di aver capito,  la BCE ne acquisterà per 1.140 miliardi , dandoli alle banche con i soldi che la BCE ha loro anticipato…???

No, no ! Non é possibile ,sono sicuramente fuori strada…

Un’ultima riflessione sull’affaire Grecia tratta da  un lucidissimo articolo di Vincenzo Visco ( Sole-24Ore del 18 Febbraio scorso).

2

“…Se poi si guarda a come sono stati gestiti i cosiddetti “aiuti” alla Grecia c’è di che vergognarsi: dei 230-240 miliardi investiti dall’Unione solo il 25% circa è andato a beneficio diretto o indiretto del popolo greco. Il resto è servito ad evitare che le banche tedesche e francesi che avevano generosamente finanziato la Grecia subissero delle perdite, ed assicurare che Fmi, Bce e banche centrali di Francia e Germania ottenessero il rimborso pieno dei prestiti ottenuti. In questa operazione si è perfino ottenuto che Paesi come l’Italia e la Spagna che all’inizio della crisi greca avevano una esposizione molto modesta nei confronti del debito pubblico del Paese pari rispettivamente a 1,7 e a 2miliardi, oggi si trovino esposti nei confronti della Grecia di 36 e 26 miliardi! I soldi dei contribuenti di Spagna e Italia sono stati di fatto utilizzati a favore di chi improvvidamente aveva finanziato lo sviluppo drogato dell’economia greca.”

. Anche se non mi piace autocitarmi, vorrei ricordare quanto scrissi nell’Aprile 2012 , su ilPanteco:

“….Detto questo e senza voler minimamente trovare impossibili scusanti alle gravi responsabilità  della classe politica greca, non si puo’ non denunciare alto e forte che il mondo sta assistendo ad un vero e proprio “assassinio politico” di uno Stato sovrano con l’aggravante di una imperdonabile umiliazione per il popolo greco. E questo assassinio é perpetrato da Paesi e/o istituzioni  che si definiscono democratici e che appartengono alla cosiddetta “Comunità Internazionale  : l’Unione europea (con in testa la Germania e la Francia ) e il Fondo Monetario Internazionale da sempre presieduto da un francese (attualmente Christine Lagarde).”

D- Chi gestisce la Politica economica e finanziaria ?

Da quello che si vede e si sente sembrerebbe che siano le Banche Centrali  anche se i vari Governi appaino , di facciata, i responsabili in quanto sostenitori ferventi del principio “la Politica Monetaria é l’unico rimedio ai problemi del mondo”.

Gli ultimi dati infatti mostrano come la BCE e le banche Centrali di USA, Giappone e Regno Unito finanzino il loro Debito Pubblico al 100% se non di più !! E rende con cio’ il mercato obbligazionario internazionale non più attrattivo : attualmente i 1.400 miliardi di Euro di Obbligazioni europee hanno rendimenti negativi !!

Perché meravigliarsi  se nessuno vuole comprarle ?

Ho un’unica conclusione : speriamo che sappiano quello che stanno facendo!

Io mi sento totalmente impreparato.

Marzo 2015

Per qualche “pirla” in più.

Lorenzo Matteoli

27, Novembre, 2014

 

ImmagineL’ottimismo è pratica sempre difficile e pericolosa: passare per sciocchi irresponsabili è più certezza che rischio. Il pessimismo si addice a “chi sa”, ai “competenti”, agli “addetti ai lavori”. Roba seria. Per qualche strano motivo un atteggiamento “pessimista” sembra, al pubblico generico, più autorevole, professionale, informato di un atteggiamento ottimista o anche solamente obbiettivamente positivo. Nel senso comune il pessimista è uno serio, l’ottimista è un pirla.

Ci possono essere validi motivi statistici nell’assioma:  forse statisticamente parlando sono più le cose che vanno male di quelle che vanno bene, sono più probabili gli svolgimenti negativi o catastrofici di quelli positivi e felici e quindi chi è sistematicamente pessimista rischia di avere più spesso ragione di chi invece è tendenzialmente ottimista.

D’altra parte potrebbe anche essere vero che fanno più “male” gli svolgimenti negativi di quanto non facciano “bene” gli svolgimenti positivi nella vita della gente e delle società di uomini e donne, e quindi nell’esperienza esistenziale il bilancio delle sofferenze è sempre più pesante del bilancio delle felicità. Vecchia regola del giocatore d’azzardo: ci si arrabbia di più per cento Euro persi rispetto alla gioia che procurano mille Euro vinti.

La realtà credo sia equilibrata: tanto dell’una cosa quanto dell’altra. Ci sono tante salite quante discese nella infinita rete di esistenze e di avvenimenti.

La letteratura sul tema deve essere vasta e credo che le tesi a favore o contro qualunque ipotesi siano abbondanti.

Ci sono anche altre considerazioni da fare sul tema: chi studia futurologia sa che il futuro più probabile è quello voluto dai più perché il “motore” nascosto delle dinamiche sociali è il sentimento comune della gente, la cultura dominante è quella che guida le dinamiche di evoluzione e di cambiamento della società. Facendo attenzione a non venire ridicolizzati come “deterministi”: diciamo che l’improbabile svolgimento di una società orientata da una cultura positiva è più probabilmente positivo dell’improbabile svolgimento di una società orientata da una cultura negativa.

L’attuale situazione italiana, ma più che italiana europea è quella di una crisi che oramai sta entrando nel decimo anno: la più lunga di tutte le crisi registrate nella moderna economia. Semplificando le cose la crisi partita dalla massiccia finanziarizzazione dell’economia USA degli anni 90, poi estesa al resto del mondo, sembra avere sballato tutti i criteri classici della macroeconomia finanziaria canonica: il paradigma fondamentale che in qualche modo (non sempre molto chiaro) legava occupazione, valore del denaro, salari, inflazione, deflazione, scambi, investimenti, risparmi, liquidità, debiti, crediti, lungo termine, breve termine… non gira più come una volta. E non molti sono capaci di dire esattamente come stia girando, se stia girando, o che altro.

Il dibattito corrente è polarizzato su due fronti: da una parte quelli che sostengono che bisogna investire (denaro pubblico) per far ripartire il ciclo domanda, offerta, occupazione, crescita. Dall’altra quelli che invece sostengono che non si può aggravare ulteriormente il debito di lungo termine e che bisogna invece tagliare  la spesa pubblica (specialmente quella inutile) e procedere con filosofia di “austerità”.  Lo scontro si è svolto finora senza nessuna permeabilità dialettica, muro contro muro. Da qualche tempo a questa parte la posizione dell’austerità sembra essersi ammorbidita, ma in Europa siamo ancora molto  lontani dalle politiche del New Deal di Roosevelt e dal Quantitative Easing di Obama.

L’Eurozona è divisa fra i paesi “forti” (Nord Europa, Germania) e i paesi “deboli” (Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Grecia, Irlanda, Regno Unito). I primi con un debito pubblico contenuto e sostenibile, i secondi con un debito pubblico pesante, ai limiti della sostenibilità, crescita zerovirgola o peggio.  Le misure macroeconomiche e di strategia monetaristica dei primi chiaramente antagoniste e conflittuali rispetto a quelle che sarebbero necessarie per i secondi. Tutti vincolati a una moneta unica che se aveva poche ragioni politiche di esistere quando venne istituita oggi ne ha ancora di meno. Ma uscirne è impossibile: l’uscita non è stata prevista nell’istituto, e nemmeno l’ipotesi dell’uscita è stata mai trattata. Oggi l’Europa monetaria si trova senza un chiaro percorso davanti e senza possibilità di tornare indietro. Come sia stato possibile è un interessante quesito e dovrebbe essere posto a “quelli seri”, quelli “autorevoli”, quelli che “sanno”. Quelli che oggi sono schierati sulla linea del cupo pessimismo, per intenderci.

Non ci sono soldi per investire denaro pubblico, non c’è la volontà di aumentare il debito, l’unico strumento di manovra sembra sia l’esazione fiscale da un processo economico oramai esausto. Sfinito dalle tasse.

Un quadro che sembrerebbe giustificare il cupo pessimismo degli “autorevoli”.

Ma non è così.  Il quadro non solo giustifica, ma impone un atteggiamento positivo e ottimista. Perché se quello che resta della economia è la banale constatazione che si guadagna producendo beni che vengono comperati e che l’occupazione è una diretta conseguenza della domanda di beni, la cosa da fare è quella di innescare domanda. Ora la domanda è una funzione della percezione di futuro che la gente ha. La percezione di futuro, guarda caso, nasce e cresce nel fertile terreno dell’obbiettivo e pragmatico atteggiamento positivo della gente. Fuori dai giri di parole dall’ottimismo.

Forse abbiamo bisogno di meno serietà, di meno autorevolezza, di meno personaggi “che sanno” e di qualche “pirla” in più.

Ci sarà sicuramente un futuro, il Pianeta continuerà a girare, forse un po’ più caldo, forse un po’ più freddo, non è previsto lo scontro con una mega cometa a breve termine e da migliaia di anni il clima è stato soggetto a cicli ai quali ci siamo adattati, bene o male, con guerre, migrazioni, carestie, e altre miserie. Ma ci siamo adattati con un bilancio storico alla fine sostanzialmente positivo grazie a conoscenza, sapere, tecnologie, pensiero e volontà di futuro.

Non sono le grandi spese infrastrutturali di Junker che salveranno l’Europa: sarà la enorme spesa dei 500 milioni di Europei quando saranno capaci di scattare fuori dalla depressione che oggi li opprime, effetto del sistematico “autorevole” pessimismo di quelli “che sanno”.

 

Febbraio 2015

SI PROFILA UNA NUOVA CORSA ALL’ORO ?

 di Gianfranco Rossetto

1Pur sapendo che il valore di certe frasi avulse dal contesto in cui sono state inserite é relativo e percio’ cosciente di correre il rischio di cadere  nella distorsione della generalizzazione, questa volta vorrei fare un elenco dei pensieri/ragionamenti che più spesso si trovano nei discorsi o negli scritti di Economisti e responsabili politici a livello mondiale.

Con apprensione mista a una certa dose di paura.

Si puo’, anzi si deve , tuttavia chiedersi se ci troviamo di fronte a delle Cassandre portajella … purtroppo pero’ mai sono state cosi’ numerose ! Tuttavia questa é la situazione:

–           I Debiti Pubblici di tutti i Paesi  della Zona Euro e degli USA  sono in continuo aumento e hanno raggiunto , rispettivamente,  il  terrificante livello di  +/- 9.000 miliardi di Euro e 20.000 miliardi di $

–           I vari Parlamenti nazionali sembrano preferire di indebitarsi – a buon mercato in verità – piuttosto che introdurre programmi di riforme. Non perché questi siano obiettivamente di difficile realizzazione : essi sono  difficilmente accettabili dalla popolazione perché comportano restrizioni e sacrifici “elettoralmente”

improponibili. Anche se necessari!

–           I responsabili politici ed economici ( Poteri Forti ? ) – non avendo individuato  uno straccio di soluzione che non comporti  un doloroso “spargimento di sangue” – sembra che abbiano deciso di “drogarci” in maniera omeopatica

–           Questa “cura” pero’   servirà solo a prolungare una ineluttabile agonia

–           Il “Sistema Monetario Internazionale ” in vigore appare sempre di più incapace di incassare e metabolizzare i contraccolpi di questa  crisi che si prolunga ormai da sei/sette anni.

–           Gli Economisti si dividono in “Keynesiani” e in “Monetaristi”. Talvolta ci troviamo difronte a delle teorie miste “keynesian- monetariste” dai risultati assurdi.  Oggi non si puo’ più essere bianchi o neri, dicono !

–           Per i Monetaristi , la “moneta” é il Centro di tutto. Se non ce n’é abbastanza , il motore si blocca.

–           Per i Keynesiani , i “consumi” sono il Centro di tutto. Più si  consuma , più l’attività economica aumenta , più il Paese diventa  ricco.

–           Oggi le Banche Centrali stampano senza sosta moneta (USA,  Giappone,UK) e intervengono , sempre verso il basso, sui Tassi d’Interesse. La gente si sente più ricca perché i tassi d’interesse sono quasi a zero e il credito é ipergonfiato.

–           La Crisi economica scoppiata in tutta la sua virulenza nel 2008 non dà pero’ alcun segno di inversione. Al contrario : a) i Paesi  industrializzati sono in piena stagnazione e deflazione b) le tensioni geopolitiche (Asia , Medio Oriente) con relative politiche di Sanzioni e Contro-sanzioni ostacolano ancora di più i già difficili scambi  commerciali

–           I Monetaristi sono in grande imbarazzo : la politica dei tassi d’interesse bassi e del credito facile non hanno dato alcun risultato

–           I Mercati finanziari hanno comportamenti “irrazionali” o obiettivi a dir poco contrari ai principi tradizionali : recentemente Draghi,  presidente della BCE, ha dichiarato che metterà in atto tutte le misure possibili per ”aumentare l’inflazione almeno fino al 2% !”

–           Finalmente pero’ si é capito che , senza riforme budgetarie e sociali profondamente strutturali, non si va da nessuna parte. Anzi si va  inesorabilmente verso un profondo abisso. Quali azioni ,allora?

–           Il Dollaro USA, malgrado si rivaluti rispetto all’Euro, sembra destinato a perdere la sua posizione di Moneta Mondiale.

–           L’Oro, malgrado presenti quotazioni stabili se non al ribasso, trova acquirenti che non vogliono apparire. Alcuni Paesi, come la Germania, non riescono a recuperare i lingotti depositati in USA. L’Oro potrebbe avere in un prossimo futuro una rivalutazione  straordinaria. L’Oro tornerà ad essere una “Divisa mondiale” ?

–           Al Sistema Monetario Internazionale basato sulla “Moneta Carta” , non ci crede più nessuno. Volendo tirare una conclusione , sarei tentato di dire che la catastrofe del 2008 non sia stata causata dalla caduta dell’immobiliare e dei  “subprimes”: era piuttosto la debolezza e l’instabilità del Sistema Monetario e Finanziario di quel momento. Oggi terribilmente aggravato.

Gennaio 2015

Per qualche “pirla” in più.

Lorenzo Matteoli

27, Novembre, 2014

 

1

L’ottimismo è pratica sempre difficile e pericolosa: passare per sciocchi irresponsabili è più certezza che rischio. Il pessimismo si addice a “chi sa”, ai “competenti”, agli “addetti ai lavori”. Roba seria. Per qualche strano motivo un atteggiamento “pessimista” sembra, al pubblico generico, più autorevole, professionale, informato di un atteggiamento ottimista o anche solamente obbiettivamente positivo. Nel senso comune il pessimista è uno serio, l’ottimista è un pirla.

Ci possono essere validi motivi statistici nell’assioma:  forse statisticamente parlando sono più le cose che vanno male di quelle che vanno bene, sono più probabili gli svolgimenti negativi o catastrofici di quelli positivi e felici e quindi chi è sistematicamente pessimista rischia di avere più spesso ragione di chi invece è tendenzialmente ottimista.

D’altra parte potrebbe anche essere vero che fanno più “male” gli svolgimenti negativi di quanto non facciano “bene” gli svolgimenti positivi nella vita della gente e delle società di uomini e donne, e quindi nell’esperienza esistenziale il bilancio delle sofferenze è sempre più pesante del bilancio delle felicità. Vecchia regola del giocatore d’azzardo: ci si arrabbia di più per cento Euro persi rispetto alla gioia che procurano mille Euro vinti.

La realtà credo sia equilibrata: tanto dell’una cosa quanto dell’altra. Ci sono tante salite quante discese nella infinita rete di esistenze e di avvenimenti.

La letteratura sul tema deve essere vasta e credo che le tesi a favore o contro qualunque ipotesi siano abbondanti.

Ci sono anche altre considerazioni da fare sul tema: chi studia futurologia sa che il futuro più probabile è quello voluto dai più perché il “motore” nascosto delle dinamiche sociali è il sentimento comune della gente, la cultura dominante è quella che guida le dinamiche di evoluzione e di cambiamento della società. Facendo attenzione a non venire ridicolizzati come “deterministi”: diciamo che l’improbabile svolgimento di una società orientata da una cultura positiva è più probabilmente positivo dell’improbabile svolgimento di una società orientata da una cultura negativa.

L’attuale situazione italiana, ma più che italiana europea è quella di una crisi che oramai sta entrando nel decimo anno: la più lunga di tutte le crisi registrate nella moderna economia. Semplificando le cose la crisi partita dalla massiccia finanziarizzazione dell’economia USA degli anni 90, poi estesa al resto del mondo, sembra avere sballato tutti i criteri classici della macroeconomia finanziaria canonica: il paradigma fondamentale che in qualche modo (non sempre molto chiaro) legava occupazione, valore del denaro, salari, inflazione, deflazione, scambi, investimenti, risparmi, liquidità, debiti, crediti, lungo termine, breve termine… non gira più come una volta. E non molti sono capaci di dire esattamente come stia girando, se stia girando, o che altro.

Il dibattito corrente è polarizzato su due fronti: da una parte quelli che sostengono che bisogna investire (denaro pubblico) per far ripartire il ciclo domanda, offerta, occupazione, crescita. Dall’altra quelli che invece sostengono che non si può aggravare ulteriormente il debito di lungo termine e che bisogna invece tagliare  la spesa pubblica (specialmente quella inutile) e procedere con filosofia di “austerità”.  Lo scontro si è svolto finora senza nessuna permeabilità dialettica, muro contro muro. Da qualche tempo a questa parte la posizione dell’austerità sembra essersi ammorbidita, ma in Europa siamo ancora molto  lontani dalle politiche del New Deal di Roosevelt e dal Quantitative Easing di Obama.

L’Eurozona è divisa fra i paesi “forti” (Nord Europa, Germania) e i paesi “deboli” (Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Grecia, Irlanda, Regno Unito). I primi con un debito pubblico contenuto e sostenibile, i secondi con un debito pubblico pesante, ai limiti della sostenibilità, crescita zerovirgola o peggio.  Le misure macroeconomiche e di strategia monetaristica dei primi chiaramente antagoniste e conflittuali rispetto a quelle che sarebbero necessarie per i secondi. Tutti vincolati a una moneta unica che se aveva poche ragioni politiche di esistere quando venne istituita oggi ne ha ancora di meno. Ma uscirne è impossibile: l’uscita non è stata prevista nell’istituto, e nemmeno l’ipotesi dell’uscita è stata mai trattata. Oggi l’Europa monetaria si trova senza un chiaro percorso davanti e senza possibilità di tornare indietro. Come sia stato possibile è un interessante quesito e dovrebbe essere posto a “quelli seri”, quelli “autorevoli”, quelli che “sanno”. Quelli che oggi sono schierati sulla linea del cupo pessimismo, per intenderci.

Non ci sono soldi per investire denaro pubblico, non c’è la volontà di aumentare il debito, l’unico strumento di manovra sembra sia l’esazione fiscale da un processo economico oramai esausto. Sfinito dalle tasse.

Un quadro che sembrerebbe giustificare il cupo pessimismo degli “autorevoli”.

Ma non è così.  Il quadro non solo giustifica, ma impone un atteggiamento positivo e ottimista. Perché se quello che resta della economia è la banale constatazione che si guadagna producendo beni che vengono comperati e che l’occupazione è una diretta conseguenza della domanda di beni, la cosa da fare è quella di innescare domanda. Ora la domanda è una funzione della percezione di futuro che la gente ha. La percezione di futuro, guarda caso, nasce e cresce nel fertile terreno dell’obbiettivo e pragmatico atteggiamento positivo della gente. Fuori dai giri di parole dall’ottimismo.

Forse abbiamo bisogno di meno serietà, di meno autorevolezza, di meno personaggi “che sanno” e di qualche “pirla” in più.

Ci sarà sicuramente un futuro, il Pianeta continuerà a girare, forse un po’ più caldo, forse un po’ più freddo, non è previsto lo scontro con una mega cometa a breve termine e da migliaia di anni il clima è stato soggetto a cicli ai quali ci siamo adattati, bene o male, con guerre, migrazioni, carestie, e altre miserie. Ma ci siamo adattati con un bilancio storico alla fine sostanzialmente positivo grazie a conoscenza, sapere, tecnologie, pensiero e volontà di futuro.

Non sono le grandi spese infrastrutturali di Junker che salveranno l’Europa: sarà la enorme spesa dei 500 milioni di Europei quando saranno capaci di scattare fuori dalla depressione che oggi li opprime, effetto del sistematico “autorevole” pessimismo di quelli “che sanno”.

 

Dicembre 2014

La crisi fa diventare i ricchi sempre più ricchi ed i poveri sempre più poveri.

Di Mario Pulimanti

Aumenta il divario economico e sociale: aumentano i ricchi e i poveri, diminuisce la classe media. La crisi fa diventare i ricchi sempre più ricchi. Le persone più facoltose continuano ad accumulare

patrimonio, mentre i poveri vivono una situazione opposta. Una dinamica di crescente disuguaglianza che rende i ricchi sempre più ricchi ed i poveri sempre più poveri. Oggi o si diventa miliardari, o si crepa di fame. Uno studio della Banca d’Italia conferma infatti che non è vero che la recessione ha reso tutti un po’ più poveri. La stessa indagine della Banca d’Italia dimostra che invece la diseguaglianza ha continuato ad allargarsi anche mentre l’economia si fermava. L’ultima Italia egualitaria è quella dei primi anni ottanta, cioè quella che usciva dalle conquiste sociali degli anni settanta: oggi il 10% più ricco dispone del 50% del reddito totale. Questi nuovi miliardari, inoltre, sono molto diversi dai vecchi.

1Alla vecchia categoria dei padroni del vapore, industriali e imprenditori del settore manifatturiero, si è sostituita una classe di speculatori, operatori finanziari, concessionari di risorse e materie prime,

banchieri e managers che pur non inventando o producendo nulla vedono moltiplicarsi esponenzialmente profitti e stipendi cosicché, mentre i super-ricchi riescono a mantenersi uniti e a trasmettere i loro privilegi, i poveri fanno fatica a salire. Insomma, sempre più difficile salire i gradini della scala sociale. Anzi, é come se la scala sia propria sparita. Del resto, togliendo forza al ceto medio per i potenti diventa più facile gestire il potere, in questo modo si spiega perché in Parlamento ci sono nominati e non eletti come ogni democrazia esigerebbe. La classe media però dovrebbe farsi più furba e cercarsi una classe politica migliore in grado di tutelare i propri interessi. Non deve continuare a  votare chi difende i propri interessi o quelli dei banchieri, petrolieri o ricchi imprenditori. Molti si chiedono se tutto questo è giusto, se non esiste una giustizia divina che potrebbe porre rimedio a queste ingiustizie?

Dubbi ovvi, considerato che, per come la vedo io, Dio sembra che cominci a nutrire verso il creato lo stesso interesse che un bambino distratto avrebbe verso un giocattolo che ha da tempo abbandonato in un angolo del giardino.

 

Per le spese di Natale le previsioni sono poco ottimistiche e si salverà solo Internet  

A Natale Sotto l’albero quest’anno ci saranno come sempre giocattoli per i più piccini , ma anche vini, panettoni perfino salami Manca poco più di 20 giorni a Natale, ed è proprio in questo periodo che sette italiani su dieci, secondo un’indagine iniziano a comprare i regali per i propri cari. Sulla Rete, si acquistano soprattutto peluches, puzzle e supereroi. Tuttavia il 64% delle persone compra prosecco e spumante. Il 34% ormai ordina il panettone solo su web. E i genitori si organizzano per far vivere comunque la magia delle feste ai propri figli. Questo, malgrado i guai economici e le previsioni tutt’altro che confortanti. Non c’è da stupirsi quindi se i doni saranno all’insegna del risparmio.

I consumi delle famiglie in generale sono scesi del 10,7% nell’ultimo triennio. Le associazioni dei consumatori prevedono  una minore spesa intorno ai 78 miliardi di euro. Le tasche degli italiani sono minacciate poi dal rischio di incremento dell’Iva e delle accise sui carburanti. Secondo gli esperti tutto ciò costerà circa  842 euro annui per ogni famiglia.

‘Scovare l’occasione’ continua così a essere il motto anche in questo scampolo di fine anno. Gli italiani hanno maturato ormai una certa esperienza. Lo rivelano i dati sulla crescita del mercato dell’usato, che pare aver raggiunto un giro d’affari di 18 miliardi di euro per cquistare su internet abiti e accessori nuovi di zecca, pur di riuscire a pagare uno stesso prodotto a un minor prezzo. Gli acquisti dei clienti italiani da siti nazionali e da stranieri, sarebbero aumentati del 16%  aggiungendo i 14,6 miliardi di euro (13 solo da siti italiani).  E il fenomeno è stato avvertito in maniera pesante dai commercianti.

2siti dedicati all’e-commerce come vente-privee, un fatturato globale di 1,6 miliardi nel 2013 e 2 milioni di clienti nel Bel Paese, non a caso prevedono vendite in crescita anche in questo periodo che precede il Natale. Questo nonostante il 23% degli intervistati abbia a disposizione un budget inferiore all’anno scorso, secondo l’indagine dei francesi, che ha preso a campione oltre 6mila persone in tutta Europa.

Anche se più poveri di altri paesi, restiamo i più legati alle festività natalizie. E malgrado tutto, il 68% degli intervistati ha affermato che quest’anno comprerà i regali tanto in negozio quanto su internet. E il 72% parteciperà alle cosiddette ‘vendite evento’ online, dove poter trovare buoni prodotti, magari rimanenze di magazzino, a prezzi scontati. ”L’Italia si sta rivelando terreno fertile, si ma per  l’ecommerce.

Novembre 2014

ULTIMA SPIAGGIA : non c’é più tempo da perdere !

Di Gianfranco Rossetto

Percorrendo la Stampa economica internazionale e italiana , ci si imbatte, sempre più frequentemente, in frasi e ragionamenti che esprimono dubbi oppure aspre critiche (basate su argomentazioni tecniche e scientifiche) che dimostrano le “debolezze” di certe  politiche economiche e monetarie in vigore.

Ebbene se queste frasi/pensieri fossero il risultato di chiacchiere che io oppure il mio portiere facciamo regolarmente al Bar del Commercio sotto casa, non mi meraviglierei se passassero inosservate o,peggio, sotto silenzio da parte dei responsabili politici europei.

Il fatto é che l’origine é ben altra: sono Premi Nobel ed  Economisti di fama internazionale !!

E’ lecito chiedersi allora “ ma come é possibile? A che serve studiare e soprattutto veder riconosciuto il valore delle proprie scoperte scientifiche se i responsabili politici adottano e mettono in vigore misure economiche che fanno totalmente astrazione da questi risultati ? e senza degnarsi di controbattere e spiegare che le fonti del Sapere sono ben altre e che ovviamente  loro le detengono in esclusiva.”

La parola d’ordine é sprezzante e altezzosa : “Ignoriamoli” !

Misure queste non dimentichiamolo, che influenzano pesantemente il livello di vita di intere popolazioni. La realtà é sotto gli occhi di tutti : stiamo vivendo la più lunga e pesante crisi economica degli ultimi 70 anni !

Il punto comune che lega tutti coloro che , pur da orizzonti diversi, pretendono di avere la soluzione alla Crisi é : conversione della “Moneta Unica” in “Moneta Comune”.

E’ respinta al mittente l’accusa di essere Anti-europei, non si propone di “uscire dall’EURO” . Si propone solamente una formula per adattare, dopo più di 20 anni , l’EURO all’attuale situazione economica e trasformarlo in uno strumento più flessibile e corrispondente alle esigenze dei singoli Stati della Zona Euro.

1Una cosa é certa: come é stato possibile provocare cosi’ tanti e imponenti disastri in un solo decennio? Il declino dell’Europa é cominciato paradossalmente con il ritorno alla crescita economica (1998-2000) e con l’introduzione dell’EURO. Non é un atto di Lesa Maestà chiedersi se ci sia eventualmente un legame tra la Moneta Unica e la Crisi che ha colpito la Zona Euro soprattutto a partire dal 2007.

I sostenitori “senza se e senza ma “ della Moneta Unica non transigono: la Crisi europea é esclusivamente  il risultato del lassismo budgetario di alcuni Stati  per cui si é scatenata la “caccia ai Deficit pubblici”.

Con i risultati disastrosi che sono davanti agli occhi di tutti e che hanno permesso di sostenere “…i Deficit Pubblici sono la conseguenza e non la causa della Crisi che ci affligge. Gli Stati spendono più di quanto incassino…perché sono in crisi !!”.

Gli Stati Sud dell’Eurozona  infatti con l’introduzione della Moneta Unica non hanno più gli strumenti di controllo e regolazione monetari  che permetteva loro di proteggersi dall’offensiva economica tedesca e sono stati costretti ad indebitarsi sempre di più sul mercato

internazionale. Molto più costoso e soprattutto non gestibile.

Non gestibile perché , caso unico nella Storia, la Moneta Unica non trova il suo sostegno  in una Autorità politica ma …in una Banca sopranazionale !! Se si aggiunge poi che la Moneta Unica EURO non é altro che la fotocopia del Deutsche Mark…

Infatti la “Crisi dei subprimes” ha messo in evidenza come i Paesi industrializzati esportatori tradizionali accumulassero eccedenze commerciali mentre gli altri Paesi avessero deficit commerciali e debiti crescenti. Ecco perché i Deficit commerciali e l’Indebitamento

pubblico e privato sono intimamente collegati.

La prospettiva degli Stati dell’Eurozona, dal momento che  la Moneta Unica non permette alcun “aggiustamento monetario” fra di loro,  non é percio’ molto allegra : “stringere la cintura” ! Ed é questa la “politica” imposta dalla Troika ( UE-BCE-FMI) alla Grecia, al Portogallo e a Cipro! Politica che ha impoverito ulteriormente questi Paesi e aumentato le ingiustizie sociali. Il “Protettorato” della Troika rischia di essere applicato anche all’Italia, Spagna e Francia…

Non “vedere” questi disastri é forse più colpevole di averli provocati.

Ma é giunto il tempo di cambiare !

Cominciando col trasformare la Moneta Unica in Moneta Comune. Come procedere per effettuare questo cambiamento é stato descritto da molti esperti  nei minimi dettagli mettendo in risalto tutti gli aspetti, sia quelli positivi che quelli negativi. Giusto prezzo da pagare per riparare errori che, per amor patrio, continuiamo a dire essere stati fatti …in buona fede.

Ottobre 2014

Il porto? Un’eterna incompiuta. Ma forse qualcosa si muove.

1Il porto (si fa per dire) di Pantelleria ricorda da sempre la tele di Penelope. Costruito e ricostruito di giorno e demolito di notte. Un’eterna incompiuta. Durante l’ultima guerra i Mas impegnati a scortare le motozattere che portavano i rifornimenti nell’Isola, quando soffiava impetuoso il maestrale, durante la sosta a  Pantelleria erano costrette a riparare a Scauri per non correre il rischio di essere affondati dalle onde all’interno del porto. Questa è storia documentata. D’altronde se in duemila anni non si è trovata una sistemazione per il molo punico una ragione ci sarà. E’ sicuramente cosa giusta tutelarlo visto che è un importante reperto archeologico ma allora perché lasciarlo semi sommerso e  ingombro di scogli, macerie e rifiuti ad ostruire  buona parte del porto vecchio, tra l’altro senza neppure un cartello che ne ricorda la storia millenaria? A giustificare tutto questo forse una ragione ci sarà. Pigrizia? Non curanza? Poco amore per l’Isola? O semplicemente “e chi se ne fotte”? Fatto sta che il porto vecchio restò sempre più o meno quello di sempre. Per risolvere finalmente l’assurdo problema di un’isola senza un porto sicuro si è costruito il porto nuovo. Una spesa gigantesca, un’opera importante che però dopo un decennio e forse più dalla sua realizzazione ancora non funziona e offre unicamente riparo, nella darsena piccola più interna a un naviglio leggero e nel bacino principale, in agosto, un rifugio alle “navi da vacanza” di Armani e Albanese. Non stiamo a raccontare il perché e il percome di questo incredibile contrattempo anche perchè non mancano le spiegazione, tutte diverse e tutte piuttosto sbalorditive.

2E intanto le navi di linea che servono l’isola come sempre devono operare all’esterno del porto vecchio, dove non possono trovare riparo, appoggiando la poppa al molo. Un buon motivo per non venire a Pantelleria appena soffia maestrale. Le navi di crociera se fanno sosta nell’isola devono ancorarsi alla fonda, e infatti si fermano molto raramente. E i naviganti invernali a vela o a motore devono, per prudenza, eliminare Pantelleria dai propri itinerari.

Non è un caso se quasi tutte le barche, piccole e grandi non fa distinzione, dai panteschi e filopanti, vengono prudentemente tirate in secca nei mesi invernali.

La protesta davanti a simili sfregi, disservizi, per non dire di peggio,  non si è mai levata alta e vibrante. D’altronde duemila anni di disinteresse un certo peso l’avrà pure avuto.

Ora però qualcosa sembra muoversi.

E’ nato il Comitato Pro Porto presieduto dal dott. Francesco Maurizio Brignone (il figlio di Adolfo). E da qualche settimana ha  iniziato una petizione in forma cartacea ma anche tramite Facebook (AREA Portuale di Pantelleria https://www.facebook.com/pages/AREA-Portuale-DI-Pantelleria/751298838250992?hc_location= timeline) per il porto.

Ovviamente un comitato, come tutti i comitati, associazioni e movimenti, ha più o meno peso a seconda dell’importanza numerica degli aggregati. Per saperne di più invitiamo i nostri lettori a visitare su face book il loro sito.

Noi restiamo a disposizione per offrire spazio e divulgazione a ogni loro azione.

Settembre 2014

Il Debito Pubblico: una ovvia banalità ?

Di Gianfranco Rossetto

In Italia il Debito Pubblico ha raggiunto (15 Agosto 2014 ) lo stratosferico livello di oltre 2.175 Miliardi di Euro!

Nel 2011 quando Berlusconi diede le dimissioni perché la sua maggioranza era talmente risicata da non permettergli di agire, il Debito Pubblico era di +/- 1.900 Miliardi di Euro. Ben tre Governi si sono succeduti, Monti, Letta e ora Renzi …

Non si puo’ non costatare che, malgrado gli annunci/promesse/assicurazioni , non solo non si é riusciti a “contenere” il Debito ma lo si é addirittura aumentato di quasi 300 Miliardi di Euro !!!

Non c’é Paese o Istituzione Internazionale ( FMI, BRI, BCE) che non esternino la loro preoccupazione”. Eufemismo !

1Non parliamo di USA e Giappone che sono “casi a parte” (chissà perché poi ?), ma persino la diligente e virtuosa Germania mostra segni di inquietudine. Ci sono fior di economisti che considerano la Francia “a rischio” e che nasconda molti scheletri nell’armadio: ogni francese ha un debito di oltre 35.000 Euro. Più o meno come in Italia, d’altronde.

Ma allora qual’é il vero significato del Debito Pubblico dal momento che tutti ne parlano, tutti dicono che é uno scandalo, tutti dicono che bisogna ridurlo al più presto pena il fallimento, tutti dicono che i Governi debbono mettere in atto subito misure adeguate …?

Quali sono gli ostacoli , dal momento che il trend non cambia di un Cent ?

Dal momento che il Debito Pubblico non é altro che l’accumulo di Bilanci squilibrati decennali voluti dai vari Governi, si é tentati di pensare che si sia dato la preferenza a ricorrere al Deficit …piuttosto che introdurre Nuove Tasse per coprire le svariate spese da loro stessi decise sapendo che erano senza copertura !

In altre parole il Debito Pubblico non é altro che una… Imposta che non si ha avuto il coraggio di introdurre: politicamente parlando é molto più facile “chiedere un prestito” sul mercato finanziario internazionale piuttosto che cimentarsi in un dibattito parlamentare al fine di fare approvare democraticamente una tassa.

Il Debito Pubblico percio’ non é altro che un …”Deficit di Democrazia” !

Gianfranco Rossetto

Agosto 2014

Gianfranco Rossetto ci invia un progetto che potrebbe essere interessante anche per Pantelleria

La Permacultura è un processo integrato di progettazione che dà come risultato un ambiente sostenibile, equilibrato ed estetico.

Applicando i principi e le strategie ecologiche si può ripristinare l’equilibrio di quei sistemi che sono alla base della vita. La Permacultura è la progettazione, la conservazione consapevole ed etica di ecosistemi produttivi che hanno la diversità, la stabilità e la flessibilità degli ecosistemi naturali.

1La Permacultura è essenzialmente pratica e si può applicare a un balcone, a un piccolo orto, a un grande appezzamento o a zone naturali, così come ad abitazioni isolate, villaggi rurali e insediamenti urbani.

Allo stesso modo si applica a strategie economiche e alle strutture sociali.

La Permacultura si può definire una sintesi di ecologia, geografia, antropologia, sociologia e progettazione.

Permacultura: agricoltura permanente per una cultura permanente. Una cultura umana non può sopravvivere a lungo senza la base di una agricoltura sostenibile e una gestione etica della terra.

Permacultura: pensare sentire inventare progettare il nostro essere integrati nel mondo. Disegnare il proprio sistema di vita, la propria casa, il territorio che la circonda, in modo armonico, in modo consapevole. Consentire al proprio essere nella vita di pensarsi da sé, non di essere pensato da altri. Sostituendo al dominio l’ascolto, alla violenza la curiosità, alla fretta la speranza.

Permacultura è la progettazione di una interazione consapevole ed efficiente fra l’uomo e l’ambiente.

Permacultura è ecologia coltivata.

La Permacultura è la progettazione e la gestione ecosostenibile e integrata degli insediamenti umani e produttivi nel territorio agro-ambientale.

La Permacultura non è una serie di teorie o metodi, ma un modo di pensare, in maniera sempre nuova e flessibile.

L’Accademia di Permacultura Italiana è in rete con le altre Associazioni di Permacultura in Europa e nel Mondo.

E’ membro del Consiglio Europeo di Permacultura: http://permaculturecouncil.eu/

Aderisce al Progetto

European Permaculture Teachers partnership

Teaching Permaculture in Europe: Sustainable Ways of Sharing Knowledge

Il sito è in Italiano e in altre lingue.

Pagine Accademia su Wiser             Facebook

Mappa Permacultura Italiana

http://www.permacultura.it/index.php?option=com_content&view=article&id=34&Itemid=31

Inseritevi mandando mail alla segreteria (Attenzione non è il censimento)

 

Gruppi Permacultura Regionali su Facebook

Sicilia https://www.facebook.com/groups/295357447153478/

Emilia Romagna https://www.facebook.com/groups/279791448731236/

Lombardia https://www.facebook.com/groups/1433547113541390/?fref=ts

Piemonte attivo nella ita realie, ma su fb non c’è perchè fanno passaparola (piccolo e lento è bello) contatto:

permacultura.piemonte@autistici.org

Veneto https://www.facebook.com/groups/195755123969055/?fref=ts

Puglia https://www.facebook.com/groups/580127595407347/?fref=ts

Calabria https://www.facebook.com/groups/1459628740941370/?fref=ts

Lazio https://www.facebook.com/groups/228789317245225/?fref=ts

Lucania https://www.facebook.com/groups/236228383165874/?fref=ts

Sardegna https://www.facebook.com/groups/Permaculturasardegna

Trentino Alto Adige https://www.facebook.com/groups/687151331325351/

(Fonte : Accademia Italiana di Permacultura)

 

Vado a vivere in Lapponia

Di Mario Pulimanti

Il gruzzoletto in banca nel caso di vacche magre. Così mi ha insegnato papà Valeriano.

E poi all’improvviso il gruzzolo è sparito con l’introduzione dell’euro. E sono rimasto a secco.

No, non ho una scelta più retributiva di lavoro messa via nel cassetto dei calzini. No, affatto.

Sì, la cosa può anche essere raccontata diversamente agli altri e a me stesso ma, a torta finita, il desiderio di maggior guadagno resta solo una chimera appollaiata in un retrobottega del mio cervello.

Il nocciolo è che di soldi, anzi di euro, ce ne sono pochi in circolazione e, almeno per quanto mi

riguarda, ci sono troppe occasioni per non esserci più.

Sarò di una perspicacia rara, ma non mi riferisco a divertimenti e vacanze ai Caraibi, per esempio

Barbados o altro.

Gli euro devono coprire tasse e balzelli vari.

Che barba.

Non mi lascio intrappolare. Vada al diavolo pure la nuova riforma fiscale.

Alcuni amici dicono: “non vedi, Mario, che i nostri governanti si mostrano dispiaciuti. Del resto con

questi nuovi contributi spariranno anche i debiti accumulati dai loro predecessori”.

Rispondo: nix. Nessuna giustificazione. A sparire  non sono solo debiti statali pregressi, più o meno

fantomatici, ma soprattutto il mio stipendio.

Forse il punto è questo: mi serve un’idea.

Dicono che uno tiene delle robe di riserva in un angolo della testa, come una specie di fondo di

emergenza.

Sì, esatto. E allora questa volta sono stradeciso: vado a vivere in Lapponia.

Voglio dire, non è così orribile.

Insomma, almeno risparmierò sull’aria condizionata!

Luglio 2014

Lo scenario di uscita dall’Euro

Di Lorenzo Matteoli

Immagine

Immagine2

GIUGNO 2014

E’ UNA QUESTIONE DI FIDUCIA

Di Gianfranco Rossetto

In un precedente articolo ( Aprile 2014 ) , terminavo il mio ragionamento con la frase seguente:

 

–           …..Le banche dell’intera Zona EURO dopo lo scossone del 2008 abbiano addirittura aumentato la loro esposizione sul mercato finanziario: ad un livello pari a tre o quattro volte del totale di tutti PIL di tutti i Paesi della Zona EURO !

–           I temutissimi “Prodotti Derivati” rappresentino circa dieci volte il PIL mondiale !”

Oggi di fronte alle ultime “subliminali” notizie che trapelano dalla Stampa internazionale , mi sembra che ci si trovi di fronte ad una svolta storica per il Sistema Monetario  Internazionale : siamo confrontati ad una crisi profonda che fa apparire in tutta la sua drammaticità i (primi?) sintomi di una sua non-improbabile implosione.

Eccone solo due :

–           La Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI) nel suo recente Rapporto Trimestrale ha pubblicato una tabella che mostra come l’ammontare totale del Debito Mondiale abbia raggiunto la spaventosa ed inimmaginabile  cifra di 100.000 miliardi di Dollari!!

–           Nel 2014 il Debito USA sta sfiorando i 19.000 miliardi di Dollari ! senza tener conto delle Garanzie, Cauzioni e Obbligazioni relative alle pensioni future di cui non si conosce l’entità.

 

1Viene quindi spontaneo chiedersi se sia ancora possibile avere fiducia su un Sistema Monetario che é, come tutti sanno,  basato sul Dollaro?

Perché di “fiducia” si tratta.

Con la fine del Dollaro legato all’Oro, la FED americana non aveva mai smesso di stampare moneta. Ma il Dollaro restava tuttavia  sempre la Moneta di riferimento mondiale perché le Riserve auree degli USA superavano la colossale cifra di 8.000 tonnellate. E le Banche centrali del globo infatti, ogni tanto, vendevano oro e tranquillamente compravano i Bonds americani.

Ora pero’ la situazione é cambiata, anzi completamente capovolta:

–           La FED da alcuni anni non pubblica più la massa monetaria ( di Dollari ) circolante nel mondo. Navighiamo al buio?

–           La crisi finanziaria del 2008 non sembra dare segni di rientrare anche perché non si vedono azioni specifiche per ridurre il debito. Anzi, USA e i governi europei hanno scelto prioritariamente di salvare le Banche in fallimento per bancarotta. Nessun indizio che si voglia modificare la struttura dell’EURO.

–           Gli accordi commerciali internazionali si stipulano sempre meno frequentemente in Dollari. Basta ricordare che il recente accordo sul petrolio tra Russia e Cina é stato stipulato in… Yuan ! Ma dove sono andati a finire i PetroDollari ?

–           Dal 2009 le Banche centrali del mondo non solo non hanno più venduto un grammo d’Oro ma al contrario ne hanno acquistato in misura sempre maggiore. Nel 2013 sono state più di 500 tonnellate, corrispondenti a circa 25 miliardi di Dollari.

Non si dice oppure non si ha il coraggio di affermare  che ormai le Banche Centrali del mondo non hanno più fiducia nel Dollaro e danno la preferenza all’Oro ?.

Ma, mi si dirà, come si spiega allora la diminuzione del prezzo dell’Oro durante questi ultimi mesi ?

Non ho una risposta a questo… “imbarazzante” quesito .

Mi preoccupa però e molto (perché apparentemente inspiegabile) la notizia che nel 2013 la Germania aveva chiesto la restituzione di 300 tonnellate d’Oro ma gli USA hanno risposto “non prima di 6 o 7 anni ” .

Ma come, ne hanno 8.000 tonnellate…oppure avevano ?

Maggio 2014

Riceviamo da Gianfranco Rossetto

Italiani, abbiate paura! O ascoltate Borghi. Poi fatevi  qualche domanda.

Trovato su You Tube un intervento sull’euro di Claudio Borghi Aquilini.

E quello di Borghi merita, eccome se merita, non solo per le sue indubbie doti oratore, ma per la capacità, davvero rara, di smascherare il “frame” che permette all’establishment di perpetrare i luoghi comuni sulla moneta unica.

Un “frame” fondato sul senso di colpa (“gli altri, a cominciare dai tedeschi!, sono più bravi, più capaci e più onesti di voi, dunque adeguatevi e non lamentatevi”) e soprattutto sulla paura.

Sentimento fortissimo che gli spin doctor sanno usare con frequenza e che ha un effetto paralizzante sulla coscienza dell’opinione pubblica.

Vent’anni fa i leader politici, i grandi imprenditori come Gianni Agnelli e gli economisti – a cominciare dall’immancabile Mario Monti – ammonivano che la svalutazione della lira, all’epoca ancorata al marco, avrebbe portato al “disastro”, alla “povertà”, alla “catastrofe finanziaria”, all’”inflazione”, alla “perdita di credibilità sui mercati finanziari” usando le stesse argomentazioni che oggi l’establishment usa per smontare sul nascere qualunque riflessione su una possibile uscita dall’euro.

Argomentazioni che sono per loro natura dogmatiche, fideistiche, dunque per loro natura i-n-d-i-s- c-u-t-i-b-i-l-i. A prescindere. E’ come se un cattolico mettesse in dubbio la parola della Chiesa e del Papa.

Solo che l’economia non è una religione. E nel suo straordinario intervento, Borghi dimostra – citando sempre Repubblica e gli effetti reali della svalutazione che ci fu e di cui alla fine persino Monti cantò le lodi – come il terrorismo psicologico di vent’anni fa fosse arbitrario e ingiustificato. E come – aggiunge Borghi – lo è oggi nei confronti di un’uscita dall’euro.

Sono 18 minuti, ma passano in un baleno. Che siate favorevoli o contrari guardate il filmato, non

ve ne pentirete.

YouTube Direkt1

2

Aprile 2014

E’ l’euro il vero responsabile dell’aumento dei prezzi in Europa?

Di Gianfranco Rossetto

1Non ci crederai , caro Direttore, ma oggi prendo le difese dell’EURO ! No, non ho cambiato le mie idee e le mie critiche su “come é stato strutturato l’EURO” e soprattutto su “come é stato gestito”.

Pero’ c’é un limite a tutto: l’EURO é diventato il facile capro espiatorio…solo per accattivarsi il sostegno dei consumatori/elettori.

Ma gli Euroscettici sbagliano , gravissimamente sbagliano se ingannano i cittadini utilizzando argomenti falsi. Attenzione, non manipolati. Fondamentalmente falsi, errati !

Infatti é facile costatare che se i settori dell’Automobile , degli Elettrodomestici , dei prodotti Tessili e dell’Informatica per il grande pubblico presentano delle riduzioni significative, altri comparti invece , in particolare gli Alimentari ed i Trasporti, sono aumentati. Ma le cause di questi aumenti sono da ricercare negli aumenti delle materie prime ( Alimentari) o nell’aumento dei prezzi del petrolio e delle croniche crisi geopolitiche  (Trasporti).

L’inflazione che abbiamo conosciuto non é stata generata dalla Moneta Unica : é la mancanza di regolamentazione di alcuni settori congiuntamente alla mancanza di concorrenza che ha generato l’inflazione.

E più precisamente la responsabilità ricade interamente sull’aver accettato una “liberalizzazione dei prezzi ed una globalizzazione senza alcuna norma protettiva”.

Quindi la crisi economica-finanziaria-sociale che ci massacra dal 2008 é figlia dell’azione congiunta di una “globalizzazione indiscriminata” con una Moneta Unica mal strutturata e peggio gestita !

I responsabili di questa crisi sono percio’ perfettamente conosciuti : a) i Governi di tutti gli Stati della Zona Euro b) le banche  c) la Banca Centrale Europea (BCE) d) la Stampa

–           I Governi ( di Destra… di Sinistra, tutti uguali) che fanno promesse irresponsabili per fini esclusivamente elettorali

–           Le Banche che hanno dimostrato di avere degli amministratori irresponsabili, incompetenti e manipolatori/approfittatori a danno dei propri clienti

–           La BCE che sembra voglia mascherare la crisi e soprattutto sembra chiudere gli occhi sugli intrallazzi contabili e finanziari che minacciano la Zona Euro

–           La Stampa che, dimenticato il dovere di ricerca e di inchiesta, é a grandissima maggioranza appiattita sulla propaganda di Stato e succube del pensiero unico compiacente.

Il problema é che siamo tutti noi cittadini comuni  a rischiare grosso : infatti i nostri

dirigenti , della Politica , dell’Economia e della Finanza, si credono tutto permesso …perché i cocci rotti …tanto …saremo noi cittadini a pagarli!

Per correttezza é doveroso sottolineare che una crisi di questa gravità non si è creata nello spazio di una notte. E’ questo un disastro che si é progressivamente creato durante i passati 50 anni e che l’introduzione dell’EURO e la crisi del 2008 hanno accelerato in maniera esponenziale.

Cito , a futura memoria, solo due dichiarazioni : quelle del Presidente USA Barack Obama e quella di Christine Lagarde Presidente del Fondo Monetario Internazionale (FMI) .

“ Mai più il cittadino americano potrà essere preso in ostaggio da una Banca che è troppo grande per poter fallire” (B.Obama-2010)

“ Abbiamo assoluto bisogno di regole finanziarie che rendano il settore finanziario più sicuro e lo ricollochino al servizio dell’economiea reale” (Ch. Lagarde-2012)

Questi buoni propositi  si sono realizzati ?

Riferendomi a varie fonti finanziarie internazionali ( ma non voglio annoiare il lettore con dati cifrati ) sembrerebbe, e sottolineo prudentemente sembrerebbe che :

–           Le banche dell’intera Zona EURO dopo lo scossone del 2008 abbiano addirittura aumentato la loro esposizione sul mercato finanziario: ad un livello pari a tre o quattro volte del totale di tutti PIL di tutti i Paesi della Zona EURO !

–           I temutissimi “Prodotti Derivati” rappresentino circa dieci volte il PIL mondiale !

La Stampa europea e mondiale, che s’interessa più opportunamente del « matrimonio gay” o, in Italia,  del calo degli ascolti del Festival di Sanremo , invece suona la gran cassa annunciando che stiamo uscendo dalla crisi perché nel 2013 il PIL della Zona EURO é aumentato dello…0,3% !!

Un invito alla serietà s’impone.

Le prossime Elezioni del Parlamento Europeo (Maggio 2014)  potrebbero riservarci delle sorprese molto poco gradite.

 

 

Se vera, questa notizia che ci trasmette Gianfranco Rossetto, appare perfino inquietante

 

                       2

“Sappiamo che la moneta unica è insostenibile e che ciò porterà ad una crisi in futuro, ma questo è ciò che vogliamo, dato che la crisi porterà ad un stato d’emergenza che ci permetterà di imporre quelle riforme che oggi sembrano improponibili.”

Marzo 2014

La Germania non è pulita come vorrebbe farci credere.

Di Gianfranco Rossetto

Sono consapevole di prendere un grosso rischio scrivendo questo articolo.

Il rischio é di essere tacciato per …antitedesco viscerale !

Per limitare i danni, riaffermo subito che ho il massimo rispetto per la Germania: serietà costituzionale, efficienza industriale, Sindacati responsabilmente realisti etc etc.

Ma …nobody’s perfect !  per fortuna, aggiungerei io !

Mi sia percio’ permesso riportare alcuni dati forniti dall’economista Byron King che mi hanno sorpreso, come hanno sorpreso B.King.

Come la maggior parte dei cittadini europei io ho sempre considerato la Germania come il Paese più “verde” d’Europa.

Gli Ecologisti più duri e puri , sono tedeschi!

Ebbene esaminate il grafico qui sotto :1

 

 

 

La fonte più importante di energia elettrica in Germania viene dal…Charbon brun.

Dalla LIGNITE ! cioé dal Carbone più sporco al mondo !!

 

Con buona pace dell’Ecologia tedesca che ha permesso la chiusura di alcune Centrali Nucleari, la costruzione di Parchi Eolici e l’installazione di Pannelli Solari Termici.

Per quanto siano performanti le Industrie tedesche , l’economia del paese ha bisogno di energia a prezzi competitivi : cio’ ha provocato una ripresa spettacolare dell’attività mineraria che fornisce un carburante a costi relativamente bassi per produrre l’elettricità.

Attività pero’ che non é “pulita” !

L’attività mineraria é a cielo aperto , in superficie quindi meno costosa : la Lignite scavata con enormi pale meccaniche contiene importanti quantità di impurità di ogni tipo, é meno “energetica” ma molto più “inquinante” di tutte le altre forme di Carbone di miglior qualità  (carbone fossile “houille” ripreso nel grafico precedente).

E questa attività pare che sia destinata a svilupparsi ulteriormente: si parla addirittura di distruggere un villaggio nel Brandeburgo vecchio di 700 anni (Proschim)

per estendere le attività minerarie che già lo circondano.

Bisogna dire pero’ che la Politica Ambientale della Germania prevede “ il risanamento delle zone minerarie non più sfruttate”.

Gli esperti affermano “ la Lignite é la sola fonte tradizionale di energia che sia, a lungo termine, disponibile in Germania in quantità sufficienti e a costi contenuti.

Tutte le altre alternative sono più care , aumentano la dipendenza alle importazioni e scoraggiano gli investimenti equindi la creazione di posti di lavoro”.

La Germania é percio’ di fronte ad un grave dilemma che l’ha portata a fare dei compromessi economici, sociali ed ambientali.

Che non sono pero’ senza conseguenze per gli altri Paesi europei ,fra cui l’Italia, già “penalizzati” dall’intraprendenza tedesca e dall’Euro.

 

 

Il Cineteatro San Gaetano di Scauri chiude?

Di Ferrovecchio

Circolava la voce e ora arrivano i primi pericolosi cigolii. Il Cineteatro San Gaetano di Scauri rischia di chiudere i battenti. Troppe le spese e pochi gli utenti. Per Pantelleria sarebbe una grave perdita e per non parlare del nostro ansimante turismo che vedrebbe ridurre ulteriormente la già scarsissima offerta di distrazioni serali per chi ha scelto di trascorrere le proprie vacanze nella nostra isola. Sono scese subito in campo, giustamente preoccupate, le associazioni culturali e teatrali dell’Isola che vedrebbero svanire l’unico palcoscenico a loro disposizione.  Primo obiettivo una rassegna di teatro, musica, danza e cinema per coinvolgere il pubblico pantesco e raccogliere contemporaneamente fondi in grado di rimpinguare la grave situazione economica. Naturalmente siamo con loro. Tuttavia vorremmo lanciare una proposta a nostro avviso forse ancora più efficace. Coinvolgere i filopanti, ovvero coloro che posseggono un dammuso dove trascorrono con famiglia e amici le loro vacanze.

Proponiamo che il cineteatro offra, esclusivamente ai filopanti, un abbonamento nominale annuale di solidarietà, utilizzabile solo per gli spettacoli cinematografici, al costo di una cifra modesta, 100 euro. Trovare 1500 filopanti disponibili a sborsare 100 euro per andare al cinema quando desiderano durante i loro soggiorni estivi e invernali non dovrebbe essere molto difficile – visto anche il carattere solidale dell’iniziativa – e per il San Gaetano vorrebbe dire incassare rapidamente la prossima estate 150.000 euro, una somma, riteniamo sufficiente a risistemare la contabilità. Naturalmente la cosa per funzionare richiede un informazione capillare in tutta l’isola. Qualcuno si chiederà perché solo i filopanti? Beh saranno relativamente pochi coloro, per mancanza di tempo o di interesse per aver già visionato il film programmato nella loro città, che potranno superare le 10 -15 presenze in sala all’anno. Cosa diversa per chi risiede nell’isola e che potrebbe facilmente trasformare in un affare per sé quello che dovrebbe essere invece soprattutto un aiuto per il SanGaetano, intasando la sala in danno dei normali paganti.

 

2

Febbraio 2014

L’Unione Bancaria Europea. Un passo avanti o uno indietro?

Di Gianfranco Rossetto

1 L’Unione bancaria é quell’Accordo che assegna alla Banca Centrale Europea (BCE) il ruolo di “Istanza Superiore” per la regolamentazione delle grandi banche dellaZona euro.

L’accordo raggiunto in questo campo é stato presentato come un “notevole passo avanti” nell’azione di contenimento dei pericoli finanziari e bancari che minacciano l’economia europea. Ma cosa si deve pensare quando si scopre che non tutte le banche sono sotto questa sorveglianza europea ?

Infatti le Banche Regionali tedesche , quelle che finanziano la maggioranza delle Industrie tedesche ( la principale forza economica dell’Europa) , sono risparmiate e restano sotto il controllo esclusivo di Berlino .

E’ lecito quindi porsi la domanda “si puo’ definire europeo un Accordo economico/finanziario/bancario che esclude una parte cosi’ rilevante del settore che si vuole regolamentare ?”

Mi duole dirlo ma , ancora una volta , rischio di essere accusato di odio/invidia verso la Germania, paese modello !

E’ indubbio che si tratta di una grande vittoria diplomatica di Angela Merkel su tutti i Paesi dell’Unione europea ai quali saranno imposte “regole comuni” , decise a Francoforte (BCE) ma anche o soprattutto a Berlino, senza i soldi dei tedeschi !

Non volendo entrare troppo nei dettagli , mi limitero’ a dire soltanto che quando nel 2025 si potrà chiedere l’intervento del Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) per il salvataggio di una banca europea, sarà praticamente impossibile, per quanto detto precedentemente, che ai contribuenti tedeschi sia chiesto di intervenire e contribuire.

Questo almeno é quello che io sono riuscito a capire .

Inoltre noi assistiamo agli sforzi smisurati di Grecia , Cipro, Portogallo, Irlanda, Spagna e Italia per rilanciare gli investimenti e per ridurre la disoccupazione. Ma qual’é il risultato di questi sforzi: l’indebitamento pubblico, la disoccupazione e la recessione non fanno che aumentare !

Non si puo’ non dire percio’ che, malgrado tutte le azioni messe in atto dai Governi, le ragioni di questa situazione disastrosa  si debbono trovare a monte :  sono le “premesse” che non funzionano.

Secondo alcuni economisti la principale causa sarebbe la “caccia cieca ai Deficit Pubblici” ; che non sarebbero la “causa” della situazione disastrosa che ci colpisce ma al contrario la “conseguenza”. E viene spiegata in questo modo:

– Le aziende del Sud Europa non avendo più a disposizione lo strumento di regolamentazione monetaria che permetteva loro di resistere , dobbiamo riconoscerlo, all’efficienza invadente delle aziende tedesche , sono state costrette a fallire creando un deficit commerciale stratosferico ed un

malessere sociale diffusissimo

-Di conseguenza i Governi di questi paesi sono stati costretti ad indebitarsi sul mercato internazionale aggravando esponenzialmente il Deficit pubblico.

Come uscire da questa macchina infernale?

Noi persistiamo a pensare che si debba ristrutturare l’EURO , non uscire dall’Euro: convertire la “Moneta Unica” in “Moneta Comune” .

Ma su questo tema ho già detto tutto quello che sapevo nei precedenti articoli.

 

Vive la France

 

 

 

                      2

 

 

Gennaio 2014

La protesta dei Forconi

Di Mario Pulimanti

1

La protesta dei forconi, contro l’austerità e il governo Letta, si muove in tutta Italia, e l‘agitazione organizzata da agricoltori, camionisti, piccoli imprenditori, operai, disoccupati e semplici cittadini, sembra non arrestarsi.

La protesta è organizzata dal movimento di agricoltori e pastori protagonisti delle manifestazioni in Sicilia dell’anno scorso e da alcune sigle minori dei camionisti, ma vede la partecipazione anche di semplici cittadini che chiedono le dimissioni dell’esecutivo e un referendum per l’abolizione dell’euro Il movimento che a gennaio 2012 paralizzò la Sicilia ha trovato ora nuovi alleati, dai Liberi imprenditori federalisti europei (Life) all’associazione italiana trasportatori (Aitra), dal Movimento autonomo autotrasportatori (Maa) ai Cobas del latte, dai Comitati riuniti agricoli (Cra) ad Azione rurale Veneto che proprio in questi giorni, in diverse parti d’Italia, stanno bloccando il traffico, scontrandosi in alcuni casi con la polizia.

Chi le ha organizzate ha detto di protestare contro le tasse, le banche e le politiche del governo, anche se le effettive richieste indirizzate alle istituzioni non sono sempre chiare.

Sembra che sia iniziata la Rivoluzione.

Sembra che un’orda di contadini, allevatori, camionisti stia risalendo la Penisola dalla Sicilia, forconi in mano, molto arrabbiati.

Sembra anche che quello che non è riuscito al movimento mondiale degli Indignados – cambiare l’economia, ridistribuire le ricchezze – presto avverrà grazie a loro.

In ogni caso questo Movimento dei Forconi sta riscuotendo grande simpatia praticamente ovunque.

Normale, visto che a parlare davanti alle telecamere sono onesti lavoratori, bravi padri di famiglia.

Mica studenti figli di papà, spranghe in mano e passamontagna sul volto.

Dicono di non reggere il peso della crisi economica: non hanno soldi per il gasolio del camion.

Non riescono a vendere i loro prodotti agricoli.

Intanto le tasse sono sempre più alte e, insomma, così non si può più andare avanti.

Rivendicazioni comprensibili, per carità. Gli arrabbiati del Paese solidarizzano.

Ma cosa c’è dietro il Movimento?

La risposta è semplice: nulla.

Nessuna proposta alternativa seria. Solo rabbia, rivolta, fame.

Il problema non è dove è nata questa protesta. Ma dove, eventualmente, andrà.

Se cioè avrà la forza e il consenso sociale per proseguire ed assumere consistenza sul piano politico o se invece si affloscerà in un ribellismo di breve durata fine a se stesso. Le disquisizioni sulla legittimità delle ragioni della protesta sono persino ovvie.

Così come è altrettanto evidente che nessun malessere può giustificare comportamenti illegali o la violazione dei diritti di altri cittadini.

La domanda vera che però la classe politica dovrebbe farsi è un’altra.

Lo sciopero dei forconi, esploso con una violenza e una diffusione che ha sorpreso molti, è un fuoco di paglia o è invece il primo segnale di una tempesta sociale che potrebbe investire l’intero Paese?

Le contraddizioni emerse già il primo giorno di protesta, le rivendicazioni molto generiche e spesso assai diverse da zona a zona, la presenza tra i “forconi” di soggetti e movimenti distanti anni luce tra di loro (si va dagli autotrasportatori agli ultras del calcio fino agli esponenti della forza di estrema destra Casa Pound) fanno ritenere che dietro le mobilitazioni ci sia un amalgama piuttosto confuso e privo di direzione e strategia politica.

Ma il numero di città coinvolte dalla protesta, gli attestati di solidarietà che, in qualche realtà, i manifestanti hanno ottenuto dai cittadini o anche dagli stessi poliziotti in servizio proprio nelle zone dei blocchi, non sono aspetti da sottovalutare.

E suggeriscono che derubricare subito il popolo dei forconi come un semplice problema di ordine pubblico o come episodico sfogo di realtà minoritarie, potrebbe rivelarsi un grave errore.

 

Dicembre 2013

Una  bella riflessione sulla situazione politica del paese di Lorenzo Matteoli

1

 

Un interessante accostamento fotografico che ci invia l’amico Gianfranco Rossetto

 

2

Spigolando in Internet abbiamo trovato un appello lanciato da un “comitato spontaneo” in difesa dell’agricoltura pantesca. Parliamone!

“La rinascita dell’agricoltura e la base per un futuro sicuro dell’isola!

Hanno iniziato a coltivare lo zibibbo in Sicilia per imitare…il Moscato Passito di Pantelleria e poterlo contrabbandare nel mondo. Fermiamoli subito!Contrapponiamoci con una lotta dura assieme ai contadini panteschi. Ricominciamo a chiedere l’imbottigliamento obbligatorio nel luogo originario di produzione dello zibibbo ()nel nostro caso Pantelleria.

Soltanto così li possiamo fermare in tempo!

La globalizzazione mondiale del Mercato economico e commerciale, ci impone di avere un progetto di valorizzazione decoltivazionei nostri prodotti, e soprattutto del prodotto vitivinicolo (vedi uva zibibbo fresca, uva appassita al sole naturalmente al sole, Moscato Passito di Pantelleria e Moscato Naturale di Pantelleria), che deve essere di prima qualità e sottratto ai truffatori e sofisticatori del settore.

Per poterci inserire nel mercato globale, e di conseguenza avere un reddito dignitoso, bisogna battersi per l’imbottigliamento solo ed esclusivamente nel luogo d’origine: è chiaro che così facendo, e con operatori finali onesti e coscienziosi, nel giro di qualche anno ci potrebbe essere una vera rinascita economica dell’agricoltura tutta.

Ci chiediamo che fine abbia fatto il disciplinare di produzione DOCG che doveva essere stilato dall’enologo Salvador, come da deliberazione consiliare n° 119 dell’11/10/1995; delibera che riteniamo avesse a tutti gli effetti un’importantissima valenza economica, politica e sociale.

Politica in quanto era stato dato un parere unanime favorevole da parte di tutti i consiglieri.

Noi del Comitato di Base chiediamo a tutti i coltivatori di Pantelleria di lottare affinché venga portato avanti il lavoro indicato nella citata delibera.

Vorremmo che tutta la produzione viticola fosse ufficialmente idonea a dare ottimi vini DOC o DOCG e che non fossero solo alcune zone vocate. Infatti non è pensabile che nel giro di pochi chilometri le  caratteristiche peculiari che l’uva zibibbo ha possano variare.

La terra vulcanica insiste su tutto il territorio, il sistema di allevamento ad alberello è da tutti praticato, e di conseguenza aromi, sapori e profumi intensi si trovano su uve prodotte a Sibà, Khamma, Ghirlanda, Scauri, Dietro Isola, etc…

La sola differenza si riscontra nel più o meno elevato grado zuccherino. Ma ciò non significa che quella partita di uva non sia adatta a produrre un ottimo vino DOC o DOCG unico al modo o nuovi prodotti da immettere sul mercato.

A questo punto chiediamo venga riveduto il disciplinare dell’11/08/1971, con l’aggiunta restrittiva dell’imbottigliamento obbligatorio in sito per tutti i prodotti (vedi Marsala).

Vorremmo che anche la futura commercializzazione di questi prodotti venisse affidata ad operatori seri formati con corsi preparatori specifici in loco.

Facciamo notare che negli ultimi 20 anni oltre il 60% dei terreni coltivati sono stati abbandonati a causa di mancanza di redditività, per mancanza di supporto tecnico specializzato e per una mera speculazione edilizia.

Siamo arrivati all’abbandono di massa delle terre coltivate a vite e all’indirizzamento dl lavoro verso altri settori capaci da sempre di assicurare un reddito garantito.

Siamo fiduciosi che così operando ci possa essere un ritorno dei coltivatori alla terra essendo incentivati da un più sicuro reddito.

È logico pensare a questo punto che sarebbe ideale per Pantelleria avere una sezione distaccata dell’Istituto Tecnico Agrario di Marsala, una sezione distaccata dell’Istituto Regionale della Vite e del Vino di Marsala, e una Condotta Agraria efficiente, che sappia cosa significhi stilare un bollettino di aiuto al coltivatore per i trattamenti da  effettuare alle colture e che istruisca tutti i coltivatori sulle numerose Leggi di aiuto e sostegno a favore dell’Agricoltura, specialmente nelle zone disagiate come il territorio di Pantelleria.

Così operando si arriverà al punto di produrre e commercializzare un prodotto di qualità superlativa, come il mercato globale richiede.

Intere contrade, oggi incolte, domani saranno fiorenti anche grazie ad un recupero di tipo ambientale e paesaggistico. Tutto ciò porterà quello che più conta, e cioè il recupero tanto atteso di un reddito, ripeto dignitoso, che possa giovare tanto all’avvenire dei nostri figli che delle future generazioni,

Infine vorremmo sensibilizzare l’Amministrazione Comunale affinché operi con coscienza in tale direzione, ricordando a tutti che non è possibile dimenticare quello che i nostri nonni e bisnonni hanno reso a Pantelleria, ovvero il riconoscimento nel mondo di quel famoso vino da tutti invidiato che è il Moscato Passito di Pantelleria.

Ecco come hanno raggirato i contadini panteschi nel 1993: la cantina Enopolio, tramite i suoi amministratori, trasferì illegalmente i macchinari di imbottigliamento ad Asti ed iniziò l’imbottigliamento. La magistratura li condannò per sofisticazione e imbottigliamento illegale in base al disciplinare dell’11/07/1971.

Nel 1999, invece, gli “industriali” di Marsala come “Pellegrino”, “Donna Fugata”, “Miceli” ed altri si sono portati l’imbottigliamento a Marsala.

In questo caso ci sono riusciti facendo cambiare in disciplinare del 1971 e legalizzando in tal modo la sofisticazione.

Il successivo disciplinare del 1999 fu redatto in maniera molto blanda tanto che permetteva di produrre l’uva passa con i forni elettrici.

In questo modo è diminuito l’ammasso di uva appassita al sole, danneggiando quindi la vendita stessa del suddetto prodotto e di conseguenza influendo sui guadagni dei contadini che in pochi anni hanno dovuto interrompere la produzione.

Adesso gli stessi “industriali” ne hanno inventata un’altra per fregare ancora i contadini panteschi.

Nella provincia di Trapani sono stati piantati a uva zibibbo centinaia e centinaia di ettari che come effetto immediato produrrà una diminuzione dell’ammasso di zibibbo pantesco.

Altra conseguenza pensiamo sarà il contrabbandare come Moscato Passito di Pantelleria il prodotto proveniente dai terreni sopra citati con enorme danno all’immagine e alla qualità del nostro prodotto originale.

Ecco perché dobbiamo lottare tutti insieme per l’imbottigliamento obbligatorio a Pantelleria in modo da porre termine a questo imbroglio.

Dobbiamo chiedere un nuovo disciplinare che rispecchi il vecchio metodo di produzione, con l’uva appassita al sole, e che lo zibibbo prodotto a Pantelleria venga trasformato e imbottigliato obbligatoriamente in loco, e che la denominazione Moscato Passito di Pantelleria possa essere apposta solamente sul prodotto pantesco.

La storia del Moscato Pantesco di Pantelleria è nata sulla nostra Isola e non permetteremo a nessuno di fregiarsi arbitrariamente di questo nome e di contrabbandare lo stesso commercializzando prodotti non rispettosi delle norme.

Per ora i primi imprenditori sono stati condannati dalla magistratura, adesso per fermare gli altri, serve una lotta cosciente dei contadini panteschi per interrompere questo grosso traffico speculativo che immette nel mercato internazionale milioni di bottiglie con un enorme danno per la qualità e per i coltivatori di Pantelleria.

Dobbiamo tornare a produrre e trasformare lo zibibbo in Moscato Passito con il metodo tradizionale dei vecchi contadini, adottando un disciplinare che difenda la qualità, i consumatori e i contadini panteschi.

Questo nuovo comitato spontaneo di base per l’imbottigliamento obbligatorio di tutti i prodotti vitivinicoli, convoca una riunione dibattito sull’argomento e per un’eventuale raccolta di firme da parte dei coltivatori e dei cittadini di Pantelleria, per un nuovo disciplinare a difesa della produzione vitivinicola di Pantelleria.

 A tale proposito informiamo che il prossimo mese di Novembre inizieremo a raccogliere le firme per l’obbligatorietà di imbottigliare il prodotto a Pantelleria.

MOBILITIAMOCI TUTTI! 

Pantelleria 23/09/201
Per il comitato spontaneo Pino Li Vigni

 

Ottobre 2013

Quale futuro per Pantelleria

Di Salvatore Puccio

Tanti anni orsono, ho stimolato il primo gemellaggio con la cittadina più vicina (Kelibia), ma poi non si è più tentato alcun gemellaggio, soprattutto con cittadine Scandinave i cui abitanti da novembre a marzo sognano dei giorni di luce e sole all’ aperto ed a contatto con la natura che sanno fruire ed apprezzare e che noi in abbondanza possiamo offrire loro e così si avrebbe  nuova e qualificata clientela per il benessere di Pantelleria soprattutto nei mesi per noi “morti”.

Oggi abbiamo un Sindaco ed un’ Amministrazione Comunale che può benissimo ottemperare ai suoi compiti istituzionali, magari “correggendo”, se necessario, eventuali storture socio-economiche.

Qualcuno asserisce che elemento indispensabile per la qualità di vita è la capacità (soprattutto politica) di sapere creare armonia tra le varie classi sociali e cioè saper far convivere anche i poveri con i ricchi dando a ciascuno la possibilità di una vita senza eccessivi contrasti tra le varie classi sociali.

Qualcuno dice che non bisogna far nulla per equilibrare l’ economia (soprattutto politicamente) poiché è autoregolante l’ incontro della domanda e dell’ offerta.

Altri dicono che l’edonismo dei ricchi e dei commercianti è compensativo per gli altri che, grazie a loro, riescono a trovare lavoro,  beni e merci per il soddisfo delle loro esigenze.

Dopo queste premesse che giudicherete farneticanti ma che per necessità debbo contenere al massimo ed in poche frasi, passo ad esporre:

1) Pur conoscendo l’esasperato individualismo degli isolani  ed in Particolar modo di noi Panteschi, DOBBIAMO  riuscire a far PARTECIPARE alle possibili iniziative da intraprendere, la quasi totalità delle aziende che operano nel territorio anche con sacrifici economici in base ai rispettivi fatturati che servirebbero per eliminare poco alla volta il degrado dell’ isola in sinergia con le amministrazioni pubbliche e per QUALIFICARE il prodotto turistico PANTELLERIA da proporre nei mercati ove potenzialmente esiste la domanda del nostro prodotto.

2) I gemellaggi sono la strada SICURA per il successo coinvolgendo anche le organizzazioni turistiche delle cittadine (ubicate a ridosso di grandi città con aeroporto per cointeressare la compagnia locale che dovrebbe operare i voli) con cui riuscire a gemellare Pantelleria (basterebbe un gemellaggio all’ anno per una dozzina di anni); è ovvio che i Sindaci e le varie autorità Debbono, conditio sine qua non, esserne parte attiva.

3) l’ esasperato edonismo è riuscito a far “conquistare” il consorzio Pantelleria Island a pochi operatori turistici dell’ isola che, grazie alle perdite iniziali di una ventina di soci ed al loro allontanamento, hanno potuto spadroneggiare; ma oggi, dovremo per fare quanto sopra, trovare accordi anche se non vorremmo sederci allo stesso tavolo. E’ chiaro che le organizzazioni turistiche di Pantelleria dovrebbero fruire di eventuali clienti che arriverebbero da questi mercati che andremmo ad attivare, direttamente proporzionali ai letti posseduti ed al proprio fatturato coinvolgendo altresì ristoranti e cantine e barcaioli nella divisione dei “pani”.

4) Imprese, privati, associazioni, forestale, comune, dovranno impegnarsi a trovare spazi pubblici da riqualificare e  manutentare per la fruizione poiché se è vero che un buon Dio ha fatto il mondo per farlo fruire all’ uomo, spetta a quest’ ultimo il diritto- dovere di migliorarlo rispettandone la originaria vocazione.

Se il vulcano in tempi diversi distrugge ed uccide, oggi può donare all’ uomo il termalismo che l’ uomo dovrà usare con rispetto ed equilibrio. Lo stesso dicasi per la riqualificazione della degradata Arenella e del lago che con non molti sacrifici di aziende e privati volenterosi, si possono strappare al degrado ed incuria.

5) credo altresì che in non molto tempo, il Comune potrebbe riuscire ad imporre ai privati di sistemare le aree del centro abitato entro pochi anni, pena l’ esproprio ed la susseguente messa all’ asta delle aree da sistemare.

E’ chiaro che queste quattro righe vogliono solo essere uno spunto per stimolare l’ inizio di un percorso difficile ma entusiasmante che UN GRUPPO DI GIOVANI POTREBBE ATTUARE con l’ aiuto e la disponibilità del Direttore di Pantelleria online ed i consigli di alcuni anziani.

Possiamo cominciare a “sognare” incontrandoci qualche pomeriggio per poi magari cenare assieme

piacevolmente?

 

 

Una analisi che condividiamo e che riguarda anche l’isola di Pantelleria.

 

                           BOLLINO NERO PER IL TURISMO ITALIANO

 

Ragionando in maniera adulta sul turismo, evitando le solite fanfaronate sul Belpaese, gli ultimi dati internazionali, purtroppo, ci confermano fanalino di coda europeo anche in questo settore strategico.

In fatti, come delinea l’ultimo rapporto del World Economic Forum, la competitività dell’Italia in campo turistico è precipitata al ventiseiesimo posto, diciottesimi in Europa.

Una competitività lacunosa a causa di un sistema normativo demenziale e farraginoso e del livello dei prezzi troppo alti, dovuti, in gran parte, all’enorme taglia di balzelli che affondano la creatività dei nostri operatori turistici.

Da terza classe anche le statistiche sulla flessibilità lavorativa (132° posto), provocata dalla precarietà, radicata nella mancanza strutturale di ammortizzatori universali e quindi di una rete di protezione equipollente.

Pessima la sostenibilità ambientale (altro che bandiere blu!): siamo rimasti in coda nel rispettare il protocollo di Kyoto.

Negativi persino i dati sull’arrivo di turisti nordeuropei per infrastrutture deficitarie e l’imperfezione di convenienti collegamenti aerei.

Basti pensare che il nuovo aeroporto di Genova ha meno voli diretti di Nizza, declassato ad aeroporto nazionale.

Anche per quanto riguarda i patrimoni storici la Spagna con 40 siti riconosciuti dall’UNESCO ha accelerato e conquistato la leadership mondiale – in relazione agli abitanti -, per le risorse culturali, come evidenzia in questi giorni il Rapporto internazionale Wef.

L’Italia è lontana, confinata al settimo posto, dietro alla Grecia.

Forse troppi analisti e politologi nostrani, poco curiosi e apatici, con la loro infinita retorica, sapranno come gira l’Italia e il suo microcosmo a circuito chiuso, ma non conoscono come gira il mondo, nemmeno i tour europei più importanti.

 

FAUSTO BENVENUTO

Consigliere comunale PdL – Savona

 

Settembre 2013

Evasione fiscale di sopravvivenza

Di Mario Pulimanti

Il viceministro dell’Economia Stefano Fassina riconosce che esiste “un’evasione fiscale di sopravvivenza” cioè quell’evasione di chi non ce la fa a pagare le tasse davanti a una pressione fiscale ormai insostenibile; oppure quella del lavoratore dipendente tartassato, che evade su qualche lavoretto che gli serve per arrivare a fine mese.

A prima vista sembrano pensieri berlusconiani questi dello storico nemico di Renzi, dato che pure il Cavaliere, quando era premier, disse: “Se lo Stato mi chiede oltre il 50% mi sento moralmente autorizzato a evadere”.

Immagine

Comunque è innegabile che quello che Fassina dice tutti noi lo pensiamo anche se  certi benpensanti si sono scandalizzati nel sentire queste parole Fassina ha semplicemente detto la verità senza la solita ipocrisia che contraddistingue la classe politica

Infatti ulteriori tasse incrementerebbero l’evasione e abbatterebbero il PIL in un momento come questo, dove è giusto riflettere sull’equità del sistema fiscale e sulla esigenza di ridurre il peso delle imposte, considerato che, accanto agli evasori incalliti  ci sono anche aziende che soffrono di una drammatica mancanza di liquidità e fanno fatica a pagare le imposte.

E, se lo facessero, dovrebbero chiudere o ridurre la loro attività, licenziando o collocando in mobilità i loro dipendenti.

E poi ora stanno arrivando anche due belle batoste come le tasse sui rifiuti Tarsu e Tares.

Inoltre é giusto una cosa iniqua come lo scudo fiscale?

E  -mentre quelli che hanno lucrato a mani basse sui tesori di stato continueranno a portare i propri capitali all’estero-  a noi, umili cittadini che sognano invano un fisco più equo che tenga conto di chi vive con redditi fissi, non ci resta che pagare cercando di tirare avanti alla meno peggio.

Certo, in un Paese civile le tasse bisogna pagarle, ma è anche pur vero che un Paese si può veramente ritenere civile quando mette i suoi cittadini nella condizione di farlo.

 

 

 

Agosto 2013

Italia in svendita

Di Mario Pulimanti

ECONOMIA1

Dopo Bulgari e Fendi lascia l’Italia anche la Pernigotti, andando in Turchia. Ora probabilmente toccherà la stessa sorte anche alla Finmeccanica, ultimo gioiello della ricerca e tecnologia nazionale. In Italia ci sono senz’altro bravi imprenditori, però le rivalità tra marchi impediscono spesso anche la stipula di banali accordi, mancando un ecosistema favorevole all’impresa ed una capacità, anche da parte degli stessi imprenditori, di fare sistema con l’obiettivo di difendere i veri punti di forza e di muoversi sui  mercati come cacciatori e non solo come prede.

Del resto questo è il mercato, dove pesce grosso mangia pesce piccolo. E, sebbene in Italia ci sia un ottimo livello di creatività e di spirito d’impresa, le nostre aziende devono comunque fare i conti con un sistema bancario non sempre pronto a rischiare.

Quindi non è che gli stranieri siano più bravi, operano solamente in un humus più favorevole. Pertanto, molte aziende italiane vanno all’estero alla ricerca di minori obblighi di lavoro, migliori infrastrutture e burocrazia più efficiente.

Con questa fuga di nostre aziende all’estero é come se lo stile italiano stesse divenendo un patrimonio esteso all’intero mondo, grazie alla caduta dei confini geografici, politici e commerciali, grazie all’accresciuta mobilità delle persone e delle imprese, grazie anche all’azione, più o meno consapevole, delle comunità italiane all’estero.

Anche le minacce sono divenute globali, come il rischio della clonazione dei prodotti. Un Paese competitivo è in grado di crescere e di prosperare non in una logica di conflitto ma in una prospettiva di alleanze virtuose.

Nonostante tutto, rimango ottimista:  vedo infatti l’Italia come un Paese che non teme il confronto globale perché ha radici solide, ricche e generose. Radici che sono state piantate in un terreno reso fertile da tradizioni, cultura, storia e che hanno prodotto uno stile inimitabile. Ancora oggi, in un’era di innovazioni continue, il Made in Italy riesce ad affermarsi nel mondo per la sua capacità di evocare bellezza e valori di umanità.

Difatti i prodotti Made in Italy hanno un’originalità difficilmente uguagliabile.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gianfranco Rossetto ci invia una vignetta eloquente sulla vicenda sempre più discussa dell’Euro

ECONOMIA2

Luglio 2013

12

Giugno 2013

Senza crescita, proteste distruttive.

Di Mario Pulimanti

Mario Draghi dice che senza crescita si rischiano proteste distruttive.

L’ex governatore della Banca d’Italia e attuale presidente della Banca centrale europea (nonché strenuo difensore della finanza internazionale) scopre così che disuguaglianza e disoccupazione sono fattori che generano conflitto sociale.

E, per evitare forme estreme di protesta derivanti dall’attuale negativa congiuntura economica e sociale, auspica un risanamento dell’economia che punti a ridistribuire la ricchezza in maniera più equa, a frenare l’aumento delle imposte e a implementare riforme per intervenire sulla problematica della disoccupazione giovanile che in Italia tocca un preoccupante 38%.

Draghi dice che si deve lavorare per la crescita, ma come si fa a sostenere la crescita se le imprese non investono, non assumono, e le banche non prestano?

Inoltre, tagliare la spesa corrente -stipendi, forniture, servizi, sussidi- significa in condizioni di

recessione prolungata far diminuire immediatamente anche la domanda, quindi inibire le imprese dal proseguire o sviluppare la loro attività.

economia1 Insomma: si aumenta la depressione, invece di diminuirla. Mentre all’opposto lavorerebbe una diminuzione delle tasse, peraltro resa impossibile proprio dalle necessità di spesa dello Stato.

Ormai è evidente che la politica cerca di premunirsi contro potenziali effetti distruttivi che essa stessa ha contribuito ad innestare.

Infatti in Italia veniamo da un lungo periodo di latitanza della politica.

E la politica altro non è che la capacità di scegliere, di decidere e di assumersene le responsabilità.

Le proteste e le contestazioni sono, innanzitutto, la reazione a questo vuoto o a una politica vissuta come rendita di posizione, quando non come arricchimento personale, e quindi del tutto fine a se stessa.

Per questo motivo penso che sarebbe opportuno che la politica non demonizzasse i fenomeni di contestazione, come quelle dei grillini, ma desse delle risposte alla domanda di lavoro e di redistribuzione dei redditi che cresce nella società.

Altrimenti si rischia di innescare spirali di protesta distruttiva, considerato che una delle cause del pessimo stato dell’economia italiana risiede infatti nella straordinaria diseguaglianza tra i redditi.

Ma c’è oggi una politica capace di comprendere che una più equa distribuzione del reddito potrebbe aumentare la coesione sociale?

il voto

Maggio 2013

Gianfranco Rossetto ci invia a complemento dei suoi interessanti pezzi un’intervista del Wall & Street a l’economista Loretta Napoleoni, che di seguito pubblichiamo:

1 «Più che di “cintura dell’aglio”, come i tedeschi hanno ribattezzato il Sud Europa, dovremmo parlare di “cappio dei suicidi”. Poiché l’austerità altro non è che una corda che Bruxelles ha calato dall’alto attorno al collo delle popolazioni dei Paesi alla periferia di Eurolandia. Sono queste le Nazioni più a rischio, dove la “disoccupazione di lungo periodo” è più alta. La prima ondata di suicidi si verifica in concomitanza col licenziamento, la seconda coincide con lo scadere dei sussidi di disoccupazione ed è quella più imponente. Oggi si muore per i debiti, per pagare gli arretrati dell’iscrizione al country club della moneta comune europea e per sostenere le spese di una Nazione ormai fallimentare, incapace di garantire lo Stato sociale e votata all’Austerity»

(Loretta Napoleoni, Democrazia Vendesi, Rizzoli, 2013)

Questo è un passo di Democrazia Vendesi, l’ultimo libro dell’economista Loretta Napoleoni.

Wall & Street l’ha intervistata per conosce il suo parere non ortodosso sul costo dell’unione monetaria e sull’opportunità di praticare politiche di austerity in un periodo di profonda recessione economica. Nel colloquio abbiamo provato a smontare alcuni luoghi comuni sui quali i media hanno costruito impalcature teoriche.

Lo spread tra i nostri Btp e il Bund tedesco è un indicatore economico?

«Lo spread è un indicatore finanziario che i politici usano come un’arma. Si può avere un’economia in recessione come quella italiana e avere uno spread migliore di quello della Spagna solo perché il mercato la giudica più rischiosa. Ma ciò cui si dovrebbe guardare sono gli indicatori economici».

Lo spread lo ha abbattuto Mario Monti o Mario Draghi?

«Mario Draghi è stato fondamentale. I mercati hanno percepito la difesa dell’euro come decisiva e da allora la situazione è migliorata. Non è certo la politica di austerity che ha contribuito a cambiare lo scenario».

La politica di austerità è sbagliata?

«Sì. Noi abbiamo bisogno di una politica espansiva che sia indirizzata alla crescita. Ma quali sono le industrie che possono favorire la crescita? In Italia non lo sappiamo perché non c’è una politica industriale. Nel mio ultimo libro sostengo che l’unione monetaria ha costretto alcuni Paesi a vivere di consumi e di trasferimenti dall’Unione Europea (cioè senza produrre alcunché; ndr)».

Perché la Grecia è in ginocchio nonostante gli aiuti?

«I soldi che ha ricevuto non sono stati utilizzati per far ripartire l’economia ma per ripagare il debito che per lo più era detenuto dalle banche straniere. Con l’austerità la crisi si è avvitata su se stessa e si è perso il 25% del pil in 5 anni, cioè oggi la Grecia produce un quarto di meno di quanto producesse cinque anni fa. Stanno massacrando l’economia greca e questo è accettato da tutti».

Condivide l’opinione secondo cui la situazione europea attuale assomiglia molto a quella del 1913?

«Penso di sì. Ci sono molti punti di contatto. Però voglio precisare che non è colpa della Germania ma di un sistema monetario concepito in modo sbagliato e che va cambiato radicalmente. Altrimenti emergerà l’elemento populista».

Quanto ha guadagnato la Germania con l’euro?

«Che il vincitore sia la Germania è fuor di dubbio. Però anche lì si comincia a soffrire: nel quarto trimestre del 2012 il pil è arretrato. Certo, la moneta unica le ha aperto totalmente un grande mercato, quello dell’Unione Europea. Ma ora non solo l’export sta rallentando ma le si chiede di aiutare gli altri Paesi accollandosi o annullando una parte del loro debito»

Lei sostiene che si potrebbe uscire ordinatamente dall’euro negoziando sia la gestione del debito che la svalutazione della nuova divisa. Come si può fare?

«Basta averne la volontà. Certo, con una classe politica quasi tutta pro-euro il discorso è più complicato perché queste posizioni restano isolate. Invece servirebbe una discussione franca nel Consiglio Europeo prendendo atto che l’euro così com’è rischia di implodere. Serve un Euro-2  per i Paesi periferici dell’Europa con una svalutazione controllata al 20-30%. Il debito estero (quello italiano ammonta a circa 700 miliardi; ndr) potrebbe essere rinegoziato. Oppure ricomprato tramite una imposta patrimoniale. Oppure si potrebbero scambiare titoli di Stato con i soggetti di

questa imposta (una sorta di prestito forzoso; ndr) ».

Qual è il messaggio che lancia con il suo libro?

«Che la democrazia è in vendita, perché sulle grandi decisioni i cittadini non possono intervenire. La politica monetaria europea è nelle mani di Mario Draghi che però non è al suo posto sulla base di un mandato popolare. E poi affermo che la soluzione non sono le privatizzazioni perché il problema non è lo Stato, ma il sistema monetario».

Wall & Street

Aprile 2013

Errare humanum est , perseverare diabolicum ! E intanto l’Euro minaccia i nostri risparmi.

Di Gianfranco Rossetto

Quello che sta succedendo in Europa in seguito alla Crisi degli anni 2000, è drammatico ma anche incomprensibile!

Incomprensibile perché l’oligarchia europea  della classe politica, degli economisti e dei Media ha deciso di non ragionare: per non ammettere di aver commesso degli errori i promotori della Moneta Unica hanno convenuto che la crisi si doveva attribuire al lassismo budgetario di alcuni Stati in particolare a quelli del Sud Europa.

Uno studente del primo anno di Economia definisce questo atteggiamento “prendere le conseguenze per la causa” !

Ma ci ricordiamo quale fosse alla fine degli anni ‘90 la situazione socio-economica dei principali Paesi europei , Italia compresa ?

Disoccupazione in diminuzione, indebitamento relativo, bilancia commerciale più o meno equilibrata…ed in questa situazione é stata presa la decisione di instaurare l’EURO.

Il progetto di una Moneta europea era entusiasmante e discendeva direttamente dai progetti del Federalismo europeo.

Sin dall’inizio delle discussioni e delle proposte ci si é accorti pero’ che la strada che si voleva prendere non era proprio quella dei Padri fondatori del Federalismo:  l’EURO aveva il solo scopo di proteggere le grandi fortune dall’inflazione e per ottenere questo si é voluto introdurre una Moneta Unica senza una Banca Centrale e per di più calcate rispettivamente sul Marco tedesco e sulla Deutsche Bank !

Pochi furono gli economisti , fra cui alcuni Premi Nobel, che presero l’iniziativa di mettere in guardia i promotori dell’EURO che la struttura della Moneta Unica messa in atto era destinata a creare gravi distorsioni :

–           Le economie dei vari paesi della Zona Euro erano talmente differenti che , invece di avvicinarsi, si sarebbero ancor più allontanate E’ come se volessimo far giocare una partita tra la Juventus ed una squadra di Serie C ( nome ??? ) : ambedue sono ottime squadre nella loro Categoria ma non sono fatte per affrontarsi in un piano di uguaglianza…

–           I Paesi industriali tradizionalmente esportatori avrebbero incrementato le loro eccedenze            Gli altri Paesi avrebbero visto i loro deficit aumentare in progressione geometrica In altre parole : i ricchi diventavano più ricchi e i poveri più poveri !!

Mi sembra utile ricordare che l’imperativo primo di uno Stato democratico è quello di preservare e difendere la coesione nazionale.

Certamente non é quello che la “Troika” , per esempio, ha  imposto al governo greco : abbiamo visto le difficoltà di messa in opera e soprattutto  la capillarità dell’ingiustizia sociale che ne é conseguita.

Crisi drammatica e ingiustizia sociale che si riscontra anche in altri Paesi come la Spagna, Portogallo e ora anche in Italia : a causa di un deficit commerciale in costante aumento (importazioni sempre più elevate delle esportazioni) gli Stati debbono rassegnarsi all’impoverimento del proprio popolo imponendo una diminuzione dei redditi .

L’austerità voluta dalla Germania !

La Germania é senza alcun dubbio un paese-modello : i tedeschi si sono rimboccate le maniche, hanno ridotto le spese e congelato gli stipendi con l’approvazione dei Sindacati, hanno aumentato la IVA…nessun governo italiano l’avrebbe potuto fare e tanto meno con l’aiuto dei Sindacati !

I Paesi del Sud Europa, all’eccezione della Grecia che ha “trafficato” i conti, hanno un’altra concezione di vita, una solidarietà più forte, una creatività…ma non delle qualità collettive come i Paesi del Nord Europa. E’ la verità…

Questo “equilibrio differente” é stato rotto dall’introduzione della Moneta Unica.

Il risultato é di fronte a tutti : la Germania ha potuto invadere i Paesi membri della Zona euro con i suoi prodotti industriali e persino con quelli agricoli diventando esportatrice netta nel comparto agicolo !

La situazione sta pero’ cambiando : le esportazioni tedesche verso la Zona euro sono in costante diminuzione  a causa delle minori disponibilità finanziarie di questi paesi . La recessione economica si comincia a sentire anche in Germania .

Ecco perché l’unico rimedio al deficit commerciale si trova …nella svalutazione della moneta dello Stato.

Come esempio eclatante basti ricordare il caso dell’Islanda : il profondo scollamento del suo sistema bancario nel 2008 era tale da pensare al fallimento dello Stato. In soli tre anni invece l’Islanda ha ritrovato la strada della crescita economica.

Come?

Non ha fatto altro che svalutare la propria moneta!

Mi si perdonerà se mi ripeto : dobbiamo riconciliarsi con l’EURO e non uscirne oppure abolirlo.

Bisogna , come indefessamente proposto dai vecchi federalisti, trasformare l’EURO da “Moneta Unica” in “Moneta Comune”.

L’EURO dovrebbe essere un “paniere” dell’insieme delle monete dei paesi della Zona euro.

La Moneta Comune EURO  diventerebbe  la moneta complementare delle altre monete nazionali ( Lira, Marco etc) e sarebbe utilizzata per le transazioni extra-europee. Ogni Paese utilizza la propria moneta per gli usi interni e per gli scambi con i Paesi dell’EURO zona.

Quando la bilancia commerciale di un Paese presenta delle distorsioni gravi, questo Paese presenterà una richiesta di aggiustamento del suo Tasso di cambio con la Moneta Comune . Questa “svalutazione concertata” non puo’ essere paragonata alle svalutazioni del passato proprio perché sarebbe condizionata dal suo legame strutturale con la Moneta Comune.

Ed avrebbe il grande vantaggio di suddividere lo sforzo oneroso in maniera equa per tutti i cittadini e , aumentando i prezzi delle importazioni, contribuisce al riequilibrio della bilancia commerciale.

Ma chi avrà il coraggio di ammettere di aver commesso un errore nella concezione dell’EURO ed uno ancora più grave nella sua gestione corrente ?

 

Da alcuni anni ormai i cittadini europei si sono resi conto che “ l’Europa del benessere e della prosperità”  proclamata come una nuova religione dai governanti europei della fine del secolo scorso, presenta delle fessure sempre più larghe e che il futuro dei nostri figli non sarà poi cosi’ roseo.

Di fronte alle crescenti difficoltà della Moneta Unica ( unica solo di nome , non avendone la struttura di base) e con l’aggravante di una Europa “Cavallo di Troia” di una Mondializzazione indiscriminata e senza la benché minima  protezione , l’ultimo argomento della “Troika” finanziaria (FMI, BCE e UE) era “l’EURO proteggerà i nostri risparmi !”

 

I risparmiatori ciprioti non son certo di questo parere !!

Una tassa eccezionale di 6,75% su tutti i depositi bancari di meno di 100 000 EURO e del 9,9% su quelli superiori a questa cifra  é stata imposta a garanzia di un aiuto europeo. Il governo cipriota ha pero’ rifiutato l’accordo preso a Bruxelles dai ministri finanziari. Anche il PEUR ha emesso le più grandi riserve …

Come si possa “recuperare” la grave crisi di Cipro non é dato sapere ma …resta il fatto incontrovertibile di un intervento europeo che potremmo eufemisticamente definire “anomalo e preoccupante precedente “ .

 

La Moneta Unica é dunque un fattore di instabilità ?

Lungi da noi assumere il ruolo di Cassandra e dei catastrofisti in attività permanente…ma é comunque fuor di dubbio che invece della crescita l’Euro sembra aver provocato la recessione proprio nei Paesi europei che doveva proteggere !

Quello che inoltre salta agli occhi di tutti é il silenzio dei dirigenti europei : cosa aspettano di spiegare e soprattutto giustificare le loro decisioni,  prese come se essi fossero gli “Unti del Signore” , i soli a “capire” e i soli a “poter decidere” in totale autonomia rispetto …ai sudditi “popolo bue” ?

Ma cosa aspettano a cominciare almeno a “pensaredi riformare ” l’EURO , non abolirlo perché sarebbe una calamità ancora più grande !

L’Euro non é un dogma immutabile ! Se , come sembra evidente, é stato concepito male e gestito ancora peggio finora …apportiamo le modifiche opportune ed interrompiamo questo gioco al massacro!

Perché tutti questi sacrifici?

Gli assalti ai negozi di alimentari in Grecia non fanno pensare ?

Gli interventi draconiani imposti a questo disgraziato Paese avrebbero dovuto portare un miglioramento della situazione economica : il PIL della Grecia , rispetto al 2009 , é diminuito del 20% , si assiste ad una elevata contrazione del credito ed a uno sviluppo esponenziale dell’economia di scambio che pare copra oltre il 30% del totale. Cio’ vuol dire che una parte della Grecia é già fuori dall’Euro.

In questo Paese noi assistiamo ad una vera catastrofe umana e sociale mentre i governnanti europei continuano ad esigere sempre più sacrifici ad una popolazione allo stremo ! Non sono pochi coloro che pensano che i miliardi di Euro dati alla Grecia siano serviti solo o in gran parte a riportare a galla le Banche e a garantire i prestiti alle Istituzioni finanziarie internazionali .

I Paesi della Zona euro sprofondano sempre di più nella crisi, la disoccupazione é alle stelle…

La Grecia , l’Irlanda , il Portogallo e la Spagna ieri. Cipro oggi .
A chi tocca domani? L’Italia ?

Non dobbiamo aver paura di affermare che si deve “rifondare” l’Europa e prepararsi cosi’ alle sfide di domani !

Questa rifondazione deve pero’ passare attraverso una nuova generazione politica e ad una rottura con i partiti tradizionali che non si puo’ non considerarli responsabili del disastro economico e sociale. E questo in tutti i Paesi europei.

Un’Europa che sia più democratica e più rispettosa della sovranità popolare : non siamo più negli anni del dopo-guerra, i popoli europei si sono notevolmente evoluti e dovrebbero percio’ essere sempre consultati con Referendum.

Ma questo é un argomento che ci porta lontano e che richiede uno spazio ora non disponibile .

397318_4678234402337_973357639_n

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I commenti sono chiusi.