Ambiente

Giugno 2018

L’agave di Lorenzo Matteoli

L’agave nel mio giardino  è fiorita. Pare che  questo sia un evento che accade alle piante di agave ogni 40-50 anni e lo sforzo per la pianta è tale che dopo la fioritura …muore.

Il fiore non è proprio bello, ma la forma è decisamente suggestiva di enorme potenza virile: un enorme cazzone  puntuto.

Trovo la cosa molto drammatica e romantica. La mia agave ha prodotto molti polloni che si vedono in basso nella foto e molti getti dal suo tronco che non credo moriranno, ma continueranno a vivere come legittimi discendenti della pianta e fra quaranta anni se non saranno bulldozed  da qualche demolitore di case e giardini fioriranno e moriranno anche loro non senza aver prodotto prima molti polloni e getti.

Ieri ho deciso di parlarle e le ho chiesto se era a conoscenza della sua drammatica situazione. Mi ha detto che sono tutte palle di botanici insulsi e che il fiore si staccherà seminando centinaia di nuove piante e che lei non ha nessuna intenzione di morire. Mi sono molto tranquillizzato.

Sembra che questa pianta sia stata l’unica ad opporsi alla invasione spagnola nello Yucatan e nei territori degli Inca centroamericani:  le foglie puntute e taglienti azzoppavano i cavalli dei massacratori spagnoli.

Maggio 2018

NELL’AMBITO DELLA CAMPAGNA MAREMOSTRO LANCIAMO UN NUOVO APPELLO:

 

Riduciamo la plastica monouso,

cominciamo con le cannucce.

#Ecocannucce #StrawFree

 

Quanto tempo si impiega ad usare una cannuccia in plastica? 20 minuti. Quanto tempo è necessario invece per smaltirla?

500 anni. In tutto il mondo si utilizzano quotidianamente più di un miliardo di cannucce, solo negli Stati Uniti ogni giorno se ne consumano 500 milioni, secondo i dati della Plastic Pollution Coalition. In Europa, le cannucce sono tra i primi 5 rifiuti raccolti sulle coste.

In generale, le plastiche monouso, come le cannucce, si utilizzano soltanto una volta, per pochi minuti, e in molti casi finiscono nei nostri oceani, dove resteranno per centinaia di anni, sminuzzandosi in pezzi sempre più piccoli che vengono ingeriti dai pesci, entrando nella nostra catena alimentare.

 

Nel 71% degli uccelli marini e nel 30% delle tartarughe è stata trovata plastica nello stomaco come dimostrano le ricerche citate dallo Strawless Ocean Movement. Basterebbero piccoli cambiamenti, eliminare il superfluo e preferire soluzioni più sostenibili per combattere l’impatto dell’inquinamento marino. Marevivo ha deciso di continuare la sua campagna di sensibilizzazione per ridurre l’uso della plastica monouso con le cannucce.

Abbiamo deciso di lanciare questa campagna perché le abitudini dell’uomo non possono sempre avere ripercussioni sugli animali e l’ambiente, soprattutto quando esistono valide alternative per evitarle.

Un buon cocktail non si misura certo dalla sua decorazione e così l’associazione chiede a tutti gli esercenti, bar e ristoranti di smettere di distribuire cannucce in plastica ai clienti e di spiegare ai consumatori perché sia importante rinunciare ad usarle o utilizzare materiali ecosostenibili per ridurre l’impatto della plastica sull’ambiente.

Aprile 2018

Una nuova vittoria di Marevivo:

Le oloturie (Cetrioli Di Mare) finalmente protette

 

Un’altra campagna importante per il benessere dei nostri mari è stata portata a termine con un successo che ci rende orgogliosi:

è stato approvato il decreto che vieta la pesca delle oloturie (Echinodermi della classe Holoturoidea, parenti di stelle e ricci di mare) comunemente chiamate “cetrioli di mare”.

 

Le oloturie svolgono importanti funzioni nell’ecosistema del Mar Mediterraneo, paragonabili a quelle dei lombrichi negli ecosistemi terrestri: scavano nei fondali (proprio come i lombrichi a terra) ingerendo il sedimento e digerendo la materia organica, in esso contenuto. Il sedimento “trattato” viene espulso dall’apparato digerente. Le gallerie permettono l’ingresso di acqua ricca di ossigeno nei sedimenti, favorendo l’attecchimento e il benessere di altri organismi.

Le oloturie sono da sempre mangiate nei Paesi asiatici, dove vengono consumate fresche o essiccate (trepang). Il sovrasfruttamento delle popolazioni asiatiche ha portato prima a svilupparne l’allevamento, ma, negli ultimi anni, le oloturie sono state vittime di una pesca e commercializzazione sfrenata, nonostante non facciano parte della dieta mediterranea.

Con la richiesta del mercato asiatico si è diffuso il prelievo senza regole che ha impoverito, in poco tempo, il nostro mare rischiando di compromettere il buon funzionamento degli ecosistemi.

Un’altra vittoria, dopo quella sulle microplastiche e cotton fioc non biodegradabili. In tre mesi siamo riusciti ad ottenere tre leggi in difesa del mare, continuamente minacciato da pesca illegale e inquinamento. Siamo grati al Sottosegretario con delega alla pesca, Giuseppe Castiglione, che ha firmato il decreto tanto sollecitato e al Direttore generale Riccardo Rigillo per la sensibilità dimostrata per la tutela delle risorse marine viventi.

Marzo 2018

IL 5 G E’ UNA REALTA’ GRAZIE A ZTE

 

A L’Aquila, per la prima volta in Italia, acceso il segnale che viaggia a 2,3 Gbit/s

 

 

L’Aquila, 7 Febbraio 2018 –  Il 5G è una realtà: per la prima volta è stata accesa una intera rete 5G che ha permesso di vedere uno streaming a 2,3 Gbit/S. E’ accaduto al Centro di innovazione e ricerca di ZTE a L’Aquila, una struttura di 1.000 metri quadrati  unica nel suo genere, che vedrà esperti e scienziati italiani e cinesi lavorare per una serie di progetti di innovazione nei prossimi anni che coinvolgeranno università, imprese, start up e operatori di telecomunicazioni.

 

Questa giornata rappresenta “un momento molto importante per le relazioni bilaterali fra Cina-Italia – ha dichiarato Xu Xiaofeng, Consigliere economico dell’ambasciata cinese – che negli ultimi anni hanno conosciuto un rapido sviluppo. Gli investimenti cinesi in Italia sono cresciuti: parliamo di 12 miliardi di dollari. In questa relazione bilaterale la collaborazione tecnico-scientifica rappresenta un punto fondamentale. La nascita del centro innovativo 5G, avvenuta grazie a ZTE, è un importante esempio di collaborazione e sottolinea come il governo italiano sia molto attento allo sviluppo tecnologico 5G. L’Italia è il primo paese che ha dato la frequenza rendendo possibile il 5G”.

“Il futuro del 5G è tangibile e parte da oggi: il centro che inauguriamo a L’Aquila è simbolo dello sviluppo tecnologico e della ricerca scientifica – ha affermato mr. Hu Kun, a.d. ZTE Italia e Western Europe – . In questo tecnopolo noi diamo il via al segnale 5G che darà nuova vita a questa struttura. Abbiamo scelto L’Aquila perché questo territorio, duramente colpito, diventi simbolo di rinascita e di nuova vita. Con UnivAq lavoriamo per sviluppare nuove connessioni che cambiano vita a tutti noi. Il 5G permetterà di fare un enorme balzo in avanti. L’Italia è per noi un Paese strategico, perché il governo sta spingendo verso ricerca e innovazione e perché il mercato si aspetta molto dalle nuove tecnologie. Zte investe continuamente sulle nuove tecnologie e questo permetterà di dare opportunità commerciali e di contribuire alla strategie del paese”.

 

 

 

Paola Garifi

Ufficio Stampa

eprcomunicazione s.r.l.

Via Arenula 29

00186 Roma

Febbraio 2018

 

 

 

Dicembre 2017

Novembre 2017

Riceviamo da Mare Vivo Oggetto: Report del Presidente

 

Un’estate all’insegna della mancanza di piogge e di caldo asfissiante! Un caldo che ha battuto tutti i record soprattutto per durata.

Purtroppo ne abbiamo subito le nefaste conseguenze con lo scatenarsi di bombe d’acqua sul Mediterraneo e di uragani di immensa potenza sugli Oceani.

E c’è ancora qualcuno che nega i cambiamenti climatici, e che afferma che non sono certo le attività dell’uomo  responsabili di questi fenomeni estremi della Natura!

Sempre in questa estate abbiamo registrato un po’ in tutta Italia un mare particolarmente limpido, ricco di vita e con una minore  presenza  di plastiche sugli arenili, sembrava un miracolo!

Ma cosa è successo?

La risposta ci è stata data osservando dalla nostra sede romana il Tevere a secco.

Per colpa o, in questo caso, merito della siccità i fiumi non hanno trasportato al mare, come al solito e nella stessa quantità, rifiuti e veleni di ogni tipo.

Queste arterie di acqua che nei tempi passati erano benefici nastri trasportatori di vita, sono  diventati ora trasportatori di morte, raccogliendo durante il loro cammino i rifiuti prodotti e scaricati nell’ambiente dall’incoscienza dell’uomo.

 

Il 5 settembre scorso dopo la prima pioggia torrenziale, sempre sul Tevere, abbiamo visto  lleggiare con la pancia gonfia centinaia di grandi carpe, lucci, cefali e ogni altro tipo di pesci ormai morti e in decomposizione.

Per conoscere le ragioni di questa catastrofe, aspettiamo i risultati delle analisi dell’istituto Zooprofilattico e dall’Arpa, prontamente coinvolti dai Carabinieri del Noe da noi allertati.

Ma non è difficile indovinarne la causa, le piogge, dilavando la terra e smuovendo i sedimenti ccumulati nei fondali, hanno creato un habitat mortale per le povere creature.

 

Da anni ci battiamo contro la “maladepurazione” chiedendo interventi sui fiumi, i maggiori responsabili della salute del

mare, dalla lotta agli scarichi killer, alla raccolta di solidi galleggianti alle foci.

Nel mese di ottobre, a Roma, il Ministero dell’Ambiente organizza il Summit Internazionale “Acqua e clima. I grandi Fiumi del mondo a confronto”.

Per la prima volta i responsabili dei bacini fluviali più rappresentativi di tutti i continenti si incontrano nel nostro Paese per dare vita ad un dialogo costruttivo volto ad affrontare il futuro dell’acqua, minacciato dai mutamenti climatici sempre più frequenti e violenti, con ripercussioni spesso drammatiche in termini di inondazioni, siccità e distruzione di ecosistemi.

Avere tanti esperti che si occupano del problema ci conforta, noi di Marevivo proseguiamo a riporre fiducia nella capacità dell’uomo di  trovare le giuste soluzioni per riparare ai mali che esso stesso ha provocato!

Impegniamoci quindi, con il nostro operato, a far prevalere l’ottimismo dell’entusiasmo sul pessimismo della ragione di chi resta a criticare in panchina e, senza sosta, con la tenacia di sempre, procediamo sulla nostra rotta!

Rosalba Giugni

Ottobre 2017

COMUNICATO STAMPA

Si porta a conoscenza dei soggetti interessati che il Dipartimento Regionale della Pesca Mediterranea della Regione Sicilia ha emanato, nell’ambito del PO FEAMP 2014-2020, il bando di attivazione Misura 1.30 – “Diversificazione e nuove forme di reddito” che ha come finalità contribuire alla diversificazione del reddito dei pescatori, sostenere il reddito e sviluppare le attività complementari (correlate all’attività principale della pesca del pescatore) compresi investimenti a bordo, turismo legato alla pesca sportiva, ristorazione, servizi ambientali legati alla pesca e attività pedagogiche relative alla pesca.

Il bando è indirizzato ai Pescatori (persona fisica e/o giuridica che esercita l’attività di pesca professionale) che operano nel territorio della Regione Siciliana.

La dotazione finanziaria stanziata è di complessivi € 1.644.364,21 ed è previsto un contributo pubblico pari al 50% dell’investimento ed un importo massimo concesso per beneficiario è di 75.000 euro.

Gli interventi finanziabili nell’ambito della presente misura sono finalizzati ad offrire agli operatori della pesca un potenziale exstra in termini di opportunità di reddito in linea con l’obiettivo di promuovere la competitività delle piccole e medie imprese del settore e nel contempo, contribuire in maniera consistente alla riduzione della pressione sugli stock ittici e al miglioramento della redditività del settore, nello specifico ad esempio:

·         investimenti a bordo (strettamente attinenti al progetto);

·         turismo legato alla pesca sportiva;

·         ristorazione (come attività complementare a quella della pesca);

·         servizi ambientali legati alla pesca;

·         attività̀ pedagogiche relative alla pesca.

Le principali categorie di spese ammissibili riguardano:

  • Costi sostenuti per l’attuazione dell’operazione.
  • Costi di investimento chiaramente connessi all’attività di progetto (ad esempio, acquisto di macchinari e attrezzature, adeguamento delle strutture/imbarcazioni).

 

Indicativamente possono essere ammissibili le seguenti spese correlate al progetto/intervento:

  1. Acquisto di mezzi/attrezzature atti al trasporto e idonei alla vendita diretta del pescato da parte dei pescatori, quali:
  • spese per la fornitura e la posa in opera di cassoni coibentati e spese strettamente inerenti l’acquisto dei sistemi di refrigeramento delle celle frigorifere per i prodotti ittici, per i quali non si può interrompere la catena del freddo, esclusa la motrice (autoveicolo e autocarro);

oppure

  • l’acquisto di un automezzo dotato di coibentazione e gruppo frigorifero, non amovibili dalla motrice.
  1. Investimenti in attrezzature tecnologiche e programmi informatici necessari alla realizzazione del progetto.
  2. Adeguamento dell’imbarcazione e delle attrezzature di bordo per effettuare il Pescaturismo (adeguamento alle normative igienico – sanitarie e per la sicurezza per lo svolgimento dell’attività del Pescaturismo).
  3. Opere murarie e/o impiantistiche strettamente inerenti il progetto, ivi compresi interventi per l’accessibilità e il superamento delle barriere architettoniche, finalizzati all’Ittiturismo.
  4. Acquisto della prima dotazione di materiale di cucina e di sala (stoviglie, pentole, ecc.).
  5. Acquisto di terreni non edificati e di terreni edificati nei limiti del 10% della spesa totale ammissibile dell’operazione considerata.

Il Bando integrale e tutti gli allegati possono essere scaricati al seguente indirizzo:

http://pti.regione.sicilia.it/portal/page/portal/PIR_PORTALE/PIR_LaStrutturaRegionale/PIR_AssessoratoregionaledelleRisorseAgricoleeAlimentari/PIR_DipPesca/PIR_FondiUnioneEuropea/PIR_FEAMP20142020/PIR_Bandi/PIR_2017/PIR_Misura130

Le domante di Finanziamento devono essere presentate entro le ore 14:00 del 13 Ottobre 2017, anche presso uno degli Uffici Territoriali del Dipartimento Regionale della Pesca Mediterranea.

Gli indirizzi ed i recapiti degli Uffici Territoriali si trovano al seguente link: http://pti.regione.sicilia.it/portal/page/portal/PIR_PORTALE/PIR_LaStrutturaRegionale/PIR_AssessoratoregionaledelleRisorseAgricoleeAlimentari/PIR_DipPesca/PIR_LibroVerde/PIR_Servizio1

 

Per qualsiasi ulteriore chiarimento è possibile rivolgersi all’Ufficio Territoriale della Pesca di Marsala  sito in C/da Bosco, 421/422 (ufficiopesca.marsala@regione.sicilia.it).

 

Settembre 2017

GOVERNI E TERREMOTI

 

 

L’efficienza di uno Stato si vede da come affronta e gestisce l’emergenza

di Gianfranco Ruggiero Presidente circolo culturale Excalibur

 

Il 23 luglio del 1930 un violentissimo terremoto (6,7 Scala Richter), peggiore di quello analogo del novembre 1980 (6 Scala Richter), colpì la Basilicata, la Campania e la Puglia. Interessò 50 comuni e 7 provincie. I morti furono 1.400 e circa 50.000 i senzatetto. Tuttavia, la gigantesca catastrofe fu assorbita in brevissimo tempo grazie alla predisposizione di un “Piano di emergenza e soccorso” elaborato dal Governo per affrontare eventuali cataclismi. 1

 

Nel giro di pochissime ore fu attuato il trasferimento di tutti gli uffici del Genio Civile e del personale tecnico nella zona terremotata.

 

Il Ministro delle Opere pubbliche Araldo Di Crollalanza per tutto il periodo della ricostruzione non si allontanò mai dalla zona sinistrata, prese alloggio sul treno speciale attrezzato di viveri e mezzi di scavo, indumenti e tende che faceva la spola tra le varie aree disastrate.

 

In meno di 24 ore i 63 centri colpiti dal sisma nelle 7 provincie furono raggiunti dal convoglio dei soccorsi.

Dopo quattro giorni dal terremoto era stato completato l’allestimento della tendopoli per i 50.000 sfollati, mentre squadre di tecnici e di operai avviavano su tutto il territorio colpito operazioni di scavo, rimozione delle macerie o abbattimento dei muri pericolanti e, da subito, si iniziò la costruzione di case in muratura con criteri antisismici, evitando in tal modo le inospitali e comunque costose baracche che avrebbero rimandato ad un avvenire imprecisato l’edificazione di vere e proprie case.

 

Ma il resoconto della cronaca di quei tragici giorni colpisce e fa scalpore per un altro incredibile aspetto, se consideriamo che ci stiamo riferendo ad avvenimenti accaduti settanta anni fa, con la tecnologia e con i mezzi meccanici dell’epoca.

 

Il 28 ottobre, tre mesi dopo il terremoto, il Ministero delle Opere pubbliche presentò un inconfutabile resoconto:

consegnate 3.746 case in muratura –

riparate 5.190 case lesionate –

demoliti 2.500 fabbricati –

Lacedonia e Aquilonia che videro distrutto il 70% degli edifici furono completamente ricostruite.

 

Da notare che l’opera di assistenza alle popolazioni colpite fu gestita totalmente dallo Stato con i suoi uomini e non scaricata, come avviene oggi, sulle spalle dei volontari.

 

Atri tempi e altri uomini mi si dirà: purtroppo è vero.

 

Agosto 2017

Luglio 2017

Il Parco di Pantelleria prossimo venturo. di Ferruccio Formentini

Cresce curiosità e ansia attorno al Parco di Pantelleria del quale per la verità si sa ancora poco o niente salvo un punto fisso,  un presidente della Repubblica lo promosse a suo tempo.

E così tra dibattiti, sondaggi, assicurazioni, previsioni ecc.ecc.ecc. tutti attendono, con la necessaria curiosità il “lieto evento”.

A questo punto poichè tutti hanno detto la loro anche noi diremo succintamente  la nostra.

Un Parco con seria vocazione ambientali ha tre obiettivi.

Salvaguardare l’ambiente (Ovvio)

Proteggere la natura (flora)

proteggere la fauna (e magari potenziarla)

 

L’ambiente è stato perfettamente salvaguardato tranne per i “mascalzoni” e appiccarono il fuoco l’estate trascorsa.

Sul versante della montagna, per intenderci dopo l’abitato di  Sibà su fino alla vetta a tutt’oggi è stato edificato un unico dammuso e peraltro perfettamente inserito nei campi di zibibbo.

Sul versante dietro isola, a suo tempo totalmente abbandonato, c’è stato un maggior lavoro e un certo numero di dammusi sono sorti ma per lo più ben inseriti nell’ambiente circostante. Insomma per quanto riguarda il rispetto per l’ambiente e il panorama  nella zona montana entrambi sono stati dovutamente  rispettati.

Discorso ben diverso se si esamina la situazione vista mare. Li ci vorrebbe perfino l’usa delle ruspe.

 

Natura e flora. Capperi e zibibbo nella zona coltivata a proteggerli dovrebbero pensarci naturalmente gli agricoltori, cosa che peraltro hanno ripreso a fare anche se i redditi restano modesti ma ben tassati.

Diverso il discorso delle zone boschive montane. Intano la pineta che ricopre tutta la montagna non è endemica dell’isola di Pantelleria. Il bosco naturale, soprattutto di querce e quercioli (ora sopravvivono solo piccole enclave qua e la), era stato praticamente abbattuto tra il 43 e il 46 quando l’Isola abbandonata a se stesso lo distrusse per usi domestici e di sopravvivenza. Nel dopoguerra le piante vennero rimpiazzate con i pini molto più rapidi a crescere e meno costosi me che a causa del clima e soprattutto del vento crebbero eccezionalmente storti e aggrovigliati formando così una nuova specie di flora arborea ( una mutazione che fu oggetto anche di studi).

 

Fauna. Priva di orsi, lupi, cinghiali, cervi, donnole, scoiattoli ecc.ecc.ecc. La nostra fauna può contare esclusivamente sul coniglio, ratti di campagna, e qualche crotalo. Forse un po’poco per un parco.

C’è da chiedersi se questa realtà ha bisogno di un parco con tutto il costoso ambaradan che si porta oppresso o forse non sarebbe più utile potenziare dovutamente le guardie forestali che hanno svolto fino ad ora un ottimo lavoro.

 

 

Giugno 2017

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Maggio 2017

Da SETTE del 14 aprile 2017

Aprile 2017

Marzo 2017

Alcune piante tipiche di Pantelleria dal libro  Erina Montoleone 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Febbraio 2017

Dal libro Pantelleria edito nel 1970 scritto di Momo Sechi si ha la conferma che i collegamenti navali e aerei con il continente africano, la Sicilia e le isole minori erano certamente migliori di quelli odierni.

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Gennaio 2017

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Dicembre 2016

Bruxelles dorme e l’Italia paga. Lorenzo Matteoli

 

Breve storia di risi (Indica Bianco Lungo A)

Negli anni ottanta l’Europa per venire incontro ai paesi emergenti del Sud Est Asiatico consentì a Cambogia e Bangladesh (forse anche Laos, Vietnam e Indonesia) di esportare il loro riso Indica Bianco Lungo A in Europa a dazio zero.

Nel giro di pochi anni l’esportazione dalla Cambogia di quel tipo di riso in Europa è aumentata del 4300% (per un fattore di 43 volte) dal Bangladesh solo del 400% (fattore 4).

L’agricoltura risiera italiana che aveva impostato il 70% delle sue risaie sull’Indica Bianco Lungo A ha sofferto un colpo mortale con danni di miliardi, disoccupazione, chiusura di impianti di trattamento etc.

ambienteGli industriali/agricoltori del riso italiani hanno segnalato, protestato, fatto presente il dramma a Bruxelles senza reazione da parte delle competenti sonnolente autorità o, probabilmente, con la consueta reazione supponente e arrogante tipica della onnisciente burocrazia brusselluase. Oggi l’associazione dei risicultori italiani sta impostando una azione più vigorosa nei confronti di Bruxelles con la speranza di risvegliare la bella addormentata nel bosco (Mogherini?).

Andreotti diceva che a pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca.

È molto probabile che l’iniziativa europea degli anni ’80 sia stata sollecitata da una lobby di multinazionali del riso (cino- americane) che hanno pagato lobbisti europei disponibili per sollecitare l’azione “umanitaria” europea nei confronti dei paesi del Sud Est Asiatico emergenti. È anche molto probabile che quelle stesse multinazionali risiere avessero già comperato risaie cambogiane e bangladeshi o avessero fatto precisi accordi con politici e latifondisti del riso locali. Le multinazionali sono caratterizzate da strategie di lungo termine. L’Europa di Bruxelles meno.

Quindi la iniziativa umanitaria europea non ha portato alcun giovamento alla Cambogia e al Bangladesh e tantomeno ai contadini di quei paesi, ma ha solo contribuito ad arricchire le multinazionali risiere cino-americane e qualche politico cambogiano.  Massacrando la industria risiera Europea e Italiana in particolare (siamo i maggiori produttori/esportatori di riso in Europa)

I contadini della Cambogia e del Bangladesh hanno continuato a lavorare come schiavi. I burocrati di Bruxelles hanno continuato a dormire.

Chi ha pagato: l’industria e gli agricoltori del riso italiani.

Novembre 2016

Pianta pantesca (dal libro ENDEMICHE RARE E RARISSIME DI PANTELLERIA DI ENRICA MONTELEONE)

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Ecco come invecchiamo.

Il cervello arriva a perdere intorno agli 80 anni anche il 10% dei neuroni rispetto al cervello giovanile.

Gia intorno ai 20 anni si possono riscontrare micrelesioni nella parte più interna del cuore e nei vasi sanguigni.

La pelle perde circa il 6% dell’elesticità ogni 10 anni.

il calo dellavista inizia intorno ai 40 anni. attorno ai 60 anni possono comparire cataratta e danni alla retina.

il calo dell’udito inzia intorno ai 60-65 anni.

gli osteoclasti, cellule responsabili  della disgregazione delle ossa, divengono progressivamente piu numerosi degli osteoblasti, che Ivece le riparano..

(da Chiropratica e salute)

Ottobre 2016

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Settembre 2016

Piante rare in Italia ma presenti a Pantelleria (da Endemiche, rare e rarissime di Pantelleria)

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Agosto 2016

Piante rare in Italia ma presenti a Pantelleria (da Endemiche, rare e rarissime di Pantelleria)

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Luglio 2016

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Giugno 2016

I pidocchi sono diventati molto resistenti,  per contrastarli avremmo dovuto utilizzare prodotti biochimicamente diversi tra loro a rotazione invece negli ultimi trent’anni si è usato con insistenza la permetrina, sostanza sintetica simile alle tossine che il fiore di piretro usa pe proteggersi dagli insetti. Risultato, tra i pidocchi si è diffuso sempre di più un gruppo di mutazione genetica che difende il loro sistema nervoso dagli insetticidi piretroidi.  Per questo oggi sono efficaci i ambiente1prodotti che ostruiscono meccanicamente gli spiracoli, ossia le piccoli aperture sul corpo usate dai pidocchi per respirare ed espellere acqua. Una spiacevole novità introdotta dai superpidocchi e che oggi non sono più i bambini ad essere infestati ma anche gli adolescenti. Ciò che è cambiato è che i superpidocchi i bambini oggi li hanno in testa per lunghi periodi e quindi possono passarli ai fratelli più grandi e anche ai genitori.  Sopratutto alle sorelle maggiori diventati un veicolo efficacissimo di trasmissione grazie ai capelli oggi lunghissimi e la moda di abbracciare le amiche e alla moda dei selfie di gruppo che porta le teste a contatto tra loro. Ormai tutti gli esperti concordano nello sfatare il fatto che pidocchi sarebbero il risultato di scarsa igiene. I pidocchi in realtà prediligono capelli lisci e puliti  anche se il cuoi capelluto con la presenza di gel rende più difficile ai parassiti succhiare il nostro sangue.  Insomma i pidocchi non sono più un segno di sporcizia ma semmai di grande socialità. I bambini socialmente attivi hanno maggiore probabilità di contrarre i superpidocchi e passarli ad altri.

I gabbiani sarebbero uccelli di mare.  

I gabbiani sono si uccelli di mare ma sono anche tra le specie di volatili i più opportunisti. Ovvero si stabiliscono la dove trovano più facilmente il cibo. Come non dar loro ragione. E’ certamente più facile vivere nelle città dove con facilità si può trovare cibo abbondante nelle discariche piuttosto che dovere pescare pesci in un mare sempre più povero e sovente ostile. Non a caso Roma e Milano sono invase dai gabbiani. Fino a un paio di anni addietro infatti i gabbiani erano quasi assenti da Pantelleria preferendo vivere e riprodursi con estrema facilità nei pressi delle discariche di Trapani o Marsala. ambiente2Lungo le ripide coste pantesche se ne vedevano purtroppo pochissimi e per di più di taglia piuttosto piccola. Sorpresa! Da qualche tempo sull’isola di Pantelleria volano stormi di questi bellissimi uccelli che, grossi e grassi, se ne guardano bene di spingersi fino al mare preferendo piuttosto ispezionare con grande attenzione le zone interne arrivando perfino a razzolare nei pressi dei dammusi. A cosa è dovuta questo interessante mutazione? La mutazione sembra sorta  di pari passo con la giusta raccolta differenziata. A voler pensare male tocca supporre che da qualche parte sul territorio isolano sono sorte per opera di incosciente delle discariche abusive e gli uccelli di questa specie  notoriamente opportunisti vi si sono rapidamente insediati.  Forse sarebbe bene che qualcuno ispezioni questa nuova possibile situazione sicuramente favorevole per i bellissimi volatili ma se confermata non certamente positiva per l’ambiente isolano.             

Maggio 2016

Addio al kilogrammo e al metro

Dal 2018 nuovo ‘look’ per le unità  di misura base del Sistema Internazionale: grazie alla fisica quantistica che descrive il mondo dell’infinitamente piccolo, le definizioni di metro, secondo, chilogrammo, ampere, kelvin, candela e mole diventeranno ancora più¹ stabili e accurate, per garantire che le misure usate nella vita di tutti i giorni, nel commercio, nelle attività  produttive e in ambito scientifico, siano confrontabili e affidabili.

ambient1Verrà  così¬ superata la definizione attuale delle unità  di misura, che si basa sulla fisica classica e sulle proprietà  di oggetti macroscopici:basti pensare al chilogrammo, che equivale alla massa del prototipo internazionale ‘le Grand Kilo’, il cilindro di platino e iridio conservato a Parigi presso l’Ufficio Internazionale dei Pesi e delle Misure.

Il salto dalla fisica classica a quella quantistica si è reso necessario perchè gli sviluppi della scienza e della tecnologia richiedono ormai misure sempre più¹ accurate e affidabili. Per questo le unità  di base del nuovo Sistema Internazionale saranno realizzate per mezzo di dispositivi, metodi e strumenti fondati su fenomeni quantistici e saranno definite collegando il loro valore a quello delle costanti fondamentali della fisica, di natura intrinsecamente quantistica. (ANSA)

 

Vinitaly si è concluso con un successo speriamo anche per i piccoli vinificatori panteschi

La 50/ma edizione di Vinitaly inaugurata alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha aperto il suo intervento ricordando “l’importanza di questa rassegna, che è riuscita nel tempo, ad accompagnare, interpretare, favorire la crescita di un grande prodotto italiano, divenuto sempre più vettore e simbolo della nostra qualità, apprezzata nel tempo”. “Dal tempo in cui Verona – ha aggiunto – decise di promuovere le prime Giornate del Vino Italiano si è avviato un cambiamento profondo, che ha riguardato tanto le produzioni agroalimentari e vitivinicole, il loro mercato, l’organizzazione d’impresa, quanto la società circostante, il rapporto con la natura e il territorio, la cultura del cibo e, dunque, il legame tra i prodotti della terra e la nostra stessa civiltà”. “Proprio la capacità di guidare l’innovazione è stata il segno più incisivo di questo percorso compiuto dai produttori divino italiano” ha spiegato il Capo dello Stato.

In questi 50 anni Vinitaly si è affermato come uno dei brand più conosciuti a livello mondiale, un risultato reso possibile dalle migliaia di aziende vinicole che hanno sempre creduto in questa manifestazione, eleggendola tra gli appuntamenti imprescindibili, utili ad alimentare la crescita qualitativa ed economica, e soprattutto di supportare l’affermazione di questo settore nel mondo. Speriamo che queste affermazioni siano d’auspicio anche per i produttori panteschi.

Aprile 2016

image001Secondo le riviste specializzate questa di cui si parla è una delle spiagge più belle d’Italia. Qui si aprirà di fronte agli occhi dei visitatore  un paesaggio mozzafiato che non mancherà di sorprendere, forse perché a scolpirlo è uno scultore d’eccezione, la Natura: una falesia di marna, bianchissima e lucente, lavorata e levigata continuamente dal vento e dal mare. Il nome racconta di un passato in cui questa spiaggia fu rifugio per le imbarcazioni dei pirati turchi, alimentando il fascino di un posto già degno di nota a livello naturalistico. L’ennesima ragione, qualora ce ne fosse bisogno, per innamorarsi di una terra magica, la Sicilia! Ma non è la pantesca balata del turchi bensi la scala dei turchi della costa agrigentina.

 

I cambiamenti climatici colpivano anche 90 milioni di anni fa e non era colpa dell’uomo.

image002Un cambiamento climatico avvenuto 90 milioni di anni fa ha cancellato dagli oceani i ‘draghi di mare’, ovvero gli ittiosauri, i rettili marini che somigliavano ai delfini. La scoperta, pubblicata sulla rivista Nature Communications, si deve al gruppo coordinato da Valentin Fischer, della università  britannica di Oxford. Per la prima volta si spiega come mai questi animali sono spariti ben 28 milioni di anni prima dell’estinzione di massa che alla fine del Cretaceo cancellò moltissime specie dal pianeta, compresi i dinosauri.

 

 

 

Per il prossimo futuro la benzina cambia.

image003In futuro la benzina non sarà più  quella ricavata dal petrolio che usiamo ora, e nemmeno i biocarburanti derivati da mais, grano o olio di palma, che sono un danno per l’agricoltura. I ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (Mit) hanno infatti messo a punto un processo poco costoso,alimentato da batteri e lieviti, per trasformare in carburante liquido a basso tenore di carbonio i gas di scarico delle acciaierie e di altri impianti, come le centrali elettriche e le discariche.

Il procedimento, già sperimentato su piccola scala in Cina, è stato brevettato dal Mit e concesso in licenza alla Gtl Biofuel, che lo ha testato in un impianto pilota nella periferia di Shanghai. La compagnia sta attualmente da il via a  un secondo impianto, semi-commerciale, di dimensioni venti volte superiori.

 

L’Italia al primo posto per i matrimoni degli stranieri

Il matrimonio made in Italy viene scelto per l’introvabile mix di buon cibo, buon vino, arte, cultura e panorami, oltre che la certezza di un calore umano che difficilmente si trova in altre nazioni. Nel 75% dei casi, chi viene in vacanza in Italia decide di organizzarvi il proprio matrimonio. In Italia il giro d’affari nel 2014 era di oltre 350 milioni di euro (con oltre 6200 matrimoni con un costo medio di 50 mila euro) e nel 2015 ha superato i 400 milioni, un dato in costante ascesa, superiore di quasi il 50% a quello rilevato due anni prima. La permanenza media è stata di 3,5 giorni e inoltre il 90%delle coppie ha poi approfittato per proseguire la luna di miele in Italia. Il Belpaese è la meta europea preferita per i destination wedding e la seconda a livello mondiale, superata soltanto da Tropici e Hawaii (mete gettonatissime per i beach wedding) e seguita da Francia, Grecia e India. Sono i dati dell’Osservatorio sul Wedding Internazionale, presentati a Ravello.

 

Marzo 2016

E alla fine il lupo ce l’ha fatta.

ambientePonticelli, non lontano da Imola. Un automobilista investe un lupo, e avverte subito la polizia provinciale. L’animale, ferito, è però riuscito a fuggire in un campo coltivato non lontano dalla strada. La mattina dopo, nel campo vicino, la polizia provinciale lo ha trovato.

Arrivano i volontari del Centro tutela fauna esotica e selvatica di Monte Adone, specializzati nel recupero e nella cura dei lupi: l’animale dolora ed è anche molto spaventato, per cui si sceglie di sedarlo prima di trasportarlo al centro. L’esemplare ha otto mesi e presenta diverse fratture: tre al bacino e una a un ginocchio, che necessita subito un intervento chirurgico.

Così il lupo finisce in sala operatoria all’ospedale San Michele, nel Lodigiano.

 

Quando i primati imitano gli umani.

ambiente2La ricercatrice dell’Università di Zurigo Anna Marzec nella riserva di Tuanan, nel Borneo indonesiano, è stata spettatrice di una esecuzione tra le scimmie. Il maschio Ekko era impegnato a corteggiare  Kondor, 15 anni, quando nelle vicinanze è passata un’altra femmina. Sidony 35 anni, dal suo piccolo Sony ,di 4 anni. Ekko si è distolto  un attimo dalla sua recente conquista  per avvicinarsi all’orango più anziana, ispezionandola sessualmente.  La quale però, evidentemente accecata dalla gelosia, nonostante Sidony si stesse nel frattempo allontanando., ha mollato il partner per scagliarsi contro di lei, con colpi, graffi e morsi. Alla fine il maschio è arrivato a darle una mano. L’hanno picchiata per 33 minuti fino quando le urla hanno attirato un altro maschio, che è intervenuto in aiuto di Sidony. La quale però dopo 12 giorni di agonia, è morta. Si tratta di un tipo di crimine che, se ha dei precedenti, finora non era mai stato osservato direttamente dalla comunità scientifica. (Opper. Rep) da Il foglio  8 – 2 – 2016.

 

ambiente3Queste sono le “zinnie”, il primo mazzo di fiori sbocciato nello spazio sulla stazione spaziale lo scorso gennaio.  

Febbraio 2016

Trivellazioni petrolifere

 

Gli ambientalisti denunciano che il danno c’è ancora prima delle trivelle infatti la tecnica Airgun – con gli spari ad altissimi decibel – disturba la fauna marina. Il sistema di controlli ancora non è in funzione. Tra le zone marine interessate c’è il Canale di Sicilia. C’è un piccolo cerchio che lambisce Marettimo e Favignana e tocca Levanzo, unica area vietata a ricerche e trivelle. Tutto intorno al resto della Sicilia si può. A Pantelleria la concessione G.R 15.PU autorizza le ricerche. Così come

nella zona che sta davanti alle spiagge che vanno da Marina di Modica, a Portopalo di Capo Passero fin su a Marzamemi. E interessa anche l’arcipelago delle isole maltesi. Lì, avverte Greenpeace ci sono zone considerate la «nursery» di molte specie ittiche. «A volte però le società che chiedono la concessione, negavano. Abbiamo scoperto, di recente, un “trucco”. Presentavano mappe relative ad aree diverse.  Tacendo quindi al ministero dello Sviluppo economico dell’esistenza di zone di riproduzioni ittiche. Dati che il ministero dell’Agricoltura, peraltro possiede», racconta Andrea Giannì di Greenpeace. «Scoperto il trucco però la griglia di valutazione non è stata cambiata. Servono controlli attenti».

 

Un esempio significativo dell’impatto negativo sulla salute provocato dall’estrazione petrolifera.

Non si può parlare di impatto sulla salute delle estrazioni petrolifere senza analizzare alcuni aspetti a queste connessi, né si può parlare di trivellazioni, in Italia, senza citare il caso emblematico della

Basilicata. Le perforazioni esplorative e le trivellazioni, innanzi tutto, non considerano mai l’impatto sanitario, provocato sia dall’uso dell’uranio impoverito che da un mix di altri composti radioattivi e metalli pesanti, sulla testa delle trivelle, sia dall’utilizzo di solventi e sostanze chimiche (circa 700 secondo Dr Susan C. Nagel of the University of Missouri School of Medicine), usati per favorire la penetrazione delle trivelle nel sottosuolo.

Tali elementi, aumentano l’insorgenza di interferenze endocrine sia in età pediatrica che nell’adulto. In particolare, ciò comporterebbe l’aumentata l’incidenza di cancro della mammella nelle donne e di tumore alla prostata negli uomini. Anche gli scarti della lavorazione petrolifera, ossia i cosiddetti fluidi di perforazione (per un barile di petrolio sono necessari circa 160 lt di acqua), contaminando acqua e suolo, altererebbero la catena alimentare, causando anch’essi  danni alla salute.

A ciò vanno aggiunti  gli effetti dannosi prodotti dall’*acido solfidrico* (o idrogeno solforato), nocivo anche a basse dosi, che rappresenta il principale prodotto della lavorazione petrolifera,

soprattutto nel petrolio lucano, di  qualità inferiore, per l’alta concentrazione di zolfo, e perciò definito “heavy, sour crude” (pesante e amaro) in quanto più viscoso e corrosivo.

 

E’ necessario, quindi, per il suo raffinamento, utilizzare sia *maggiori quantità di acqua* che *pressioni e temperature altissime*, con liberazione di sostanze altamente tossiche e cancerogene tra cui il cobalto e il molibdeno. Dalle fiamme della combustione, infine, vengono emessi almeno altri sessanta inquinanti cancerogeni tra cui benzene, formaldeide, idrocarburi policiclici, acetaldeide, etc.

E’ di appena poco tempo fa, una interpellanza urgente, dall’esponente del Pd Alessandro Bratti, presidente della commissione bicamerale d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, insieme ad altri trenta parlamentari, secondo cui “La Basilicata, a fronte di introiti per 159 milioni, ha subito un inquinamento dell’aria e delle falde acquifere preoccupante.

Chiedo al governo di riconsiderare e quindi modificare, in tempi brevi, la Strategia Energetica Nazionale, promuovendo la produzione di energia da fonti rinnovabili e riducendo, al contempo, la produzione di energia da fonti fossili”.

In Basilicata, si è compiuto, di fatto,  un autentico scempio dell’ambiente che ha interessato l’aria (inquinamento dagli impianti di desolfurizzazione petrolifera, stoccaggio e estrazione, inceneritori,

cementifici, ferriere), il suolo (fanghi delle lavorazioni petrolifere, incidenti delle estrazioni, interramento rifiuti, acidificazione della Val D’Agri) e l’acqua, la vera ricchezza di cui dispone la regione. fonte di vita non solo per i suoi abitanti ma anche per alcuni milioni di cittadini di Puglia, Campania meridionale  e Calabria settentrionale, che dipendono dai suoi bacini idrici.

 

Gennaio 2016

ambiente1Trivellazioni petrolifere, interviene il senatore d’Alì

Il senatore Antonio d’Alì è intervenuto sul ripristino per le trivellazioni petrolifere del limite delle 12 miglia dai confini delle aree protette. Una decisione, ha commentato il parlamentare trapanese, che “vede il governo Renzi ammettere il proprio errore e compiere una vera e propria capriola all’indietro”, ha dichiarato d’Alì, che ha parlato di una “una prima, ma ancora non sufficiente, vittoria contro il rischio di inquinamento del nostro mare”. Il senatore forzista è da sempre in prima linea.

 

 

 

 

ambiente2

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ma intanto sul Foglio del 17 – dicembre c’è chi la pensa diversamente

Con il pepe nero si è più magri e più belli

La scoperta dei ricercatori ha permesso alle persone deluse dalle ‘diete miracolose’ di comprendere il segreto del dimagrimento efficace. Gli specialisti spiegano che sempre più persone sono consapevoli del fatto che i metodi di dimagrimento naturali garantiscono risultati più duraturi, poiché non interferiscono con il metabolismo lipidico dell’organismo.

“La piperina aumenta la secrezione di succhi digestivi (gastrici, pancreatici ed intestinali) facilitando ed accelerando il processo di metabolismo. Riduce il tessuto adiposo, inibendo la formazione di nuove cellule adipose ed impedisce efficacemente l’accumulo di calorie inutili”.

Il risultato finale cambia a seconda delle predisposizioni individuali. Ovviamente l’attività fisica accelera il dimagrimento Se pratichi sport, il numero di chilogrammi eliminati può aumentare, ma

dimagrirai anche senza fare esercizi. I ricercatori spiegano: la piperina migliora il rendimento di ogni organismo. Ciò significa che aiuta a dimagrire sia le persone fisicamente attive che coloro che hanno uno stile di vita sedentario.

 

Dicembre 2015

Olio taroccato, ma fuori dall’isola di Pantelleria

Quest’anno l’olio prodotto dagli ulivi di Pantelleria, per lo più per uso familiare ma non solo, ha superato nella qualità biancolilla il top della classificazione extravergine. L’olio di quest’anno è riuscito a mantenere mediamente il minimo dell’acidità, sovente sfiorando il 2,0. Nel frattempo alcune delle principali case commerciali nazionali produttrici di olio hanno immesso sul mercato un olio classificato extra vergine senza esserlo sollevando la reazione dei consumatori e loro rappresentanti. Di seguito presentiamo come meritano e come ci ha suggerito l’amico Gianfranco Rossetto, quelle etichette sorprese con le mani nella marmellata:

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Droghe ed alcool al peggio non c’è mai fine

A chi dice che è meglio l’alcol della droga, rispondo di fare attenzione perché l’alcol ha tutti gli effetti negativi di una droga, soprattutto se assunto in dosi elevate e in un’età ad altissima vulnerabilità cerebrale, come l’adolescenza. In questi ultimi tempi purtroppo anche in Italia sta crescendo  vertiginosamente il consumo di alcolici nei giovani. E sta aumentando un fenomeno di grande  insidiosità: la bevuta del sabato sera. Una passione pericolosa e triste. Questo allarmante fenomeno deve farci riflettere e convincerci a intraprendere con decisione adeguate misure preventive e curative. Certo, la droga è ancora più pericolosa. Infatti la droga è un problema serio, molto serio. Per i giovani e per gli adulti. La droga oramai è intesa quasi come “mezzo”, e non più come fuga dalla realtà. Una scelta al servizio del successo personale, della produttività della vita sociale e professionale. Un aiuto per sostenere performances elevate, rapporti più facili e disinibiti con gli altri.

Quasi un bene di consumo come tanti altri, meglio se assunto alternando diversi tipi di sostanze,

utilissimo per stare al passo con traguardi che impongono una sorta di fitness artificiale continuo. E poiché risultati e traguardi seducono già nella fase dell’adolescenza, sono i giovani ed i giovanissimi i nuovi consumatori di droghe: cresce la domanda di ecstasy, derivati anfetaminici, cocaina. Un campionario di nuove droghe “pulite”, in procinto di soppiantare siringhe ed eroina, e che ha già imposto un ripensamento generale degli strumenti di intervento di servizi sociali e comunità terapeutiche. La soluzione del problema sta nel guardare le nuove generazioni con un occhio diverso; nel vedere in esse al possibilità di costruire un futuro migliore del presente dando loro i mezzi per concretizzare i loro sogni e le loro aspirazioni o, più semplicemente vedendo in loro una risorsa. È vero che gli adolescenti soffrono di solitudine e di depressione e forse sono coloro che maggiormente avvertono il peso delle proprie emozioni ed è sicuramente questo che li induce a voler trovare una via di evasione intesa come totale assenza di pensieri e di problemi almeno per qualche ora. Le sbronze del sabato sera, le dosi di cocaina, gli spinelli, non rispecchiano la volontà di farla finita, ma piuttosto il desiderio di trovare una risposta ai propri problemi, anche se queste non sono certamente quelle più giuste. Per gli adulti ogni tanto è difficile parlare di questi problemi con i bambini e i ragazzi. Eppure è importante affrontare questo argomento e trasmettere per tempo ai giovani un atteggiamento  responsabile nei confronti delle bevande alcoliche e delle droghe. (Mario Pulimanti

Novembre 2015

Troppe auto inquinano oltre il lecito

Le auto in commercio consumano e inquinano anche oltre il 50% in più di quanto rilevato in sede di omologazione e il fatto che siano nuove sovente è una aggravante. È quanto emerge dall’ultimo rapporto dell’International Council of Clean Transportation.

Immagine1secondo cui la differenza tra dati dichiarati e dati realmente rilevati nella guida reale è in continua crescita e ha ormai raggiunto un livello insostenibile. nel 2014 le discrepanze erano del 40%, ma nel

2001 non superavano l’8%. E’ evidente la scarsa attendibilità della procedura di omologazione attuale. Continuando  di questo passo il ‘gap’ crescerà in media fino al 50%, mentre già esistono modelli che lo superano o che ci si avvicinano moltissimo, come la BMW Serie 5, le Mercedes Classe A, C ed E e la Peugeot 3008. Insomma un’automobilista europeo spende in media 450 euro in più ogni anno rispetto a quello che si aspettava leggendo i consumi dichiarati dell’auto, senza contare il plus di CO2 emessa realmente rispetto alla teoria. Ma c’è di più, secondo l’ICCT di tutta l’anidride carbonica in meno che le Case automobilistiche hanno dichiarato di immettere nell’atmosfera, solo un terzo, pari a 13,3 g/km, sarebbe reale, mentre i restanti 22,2 g/km sarebbero puramente teorico.

 

 

Ai giovani il pesce fritto piace solo senza spine

E’ così che gli adolescenti amano mangiare il pesce, un prodotto che, contrariamente a quanto si pensi, piace. Senza spine, lavorato in polpette, ma soprattutto fritto ma a ancor più lo sono i pesci veri e propri (48%), seguiti dai molluschi (30%) e i crostacei (22%).Immagine2 A dirlo è un’indagine condotta tra i banchi di scuola dalla Federcoopesca-Confcooperative per svelare i gusti dei più giovani e sapere come incrementare i consumi.

Se cucinato in una certa maniera, il prodotto ittico viene sdoganato dalle nuove generazioni. Queste, in fatto di buona alimentazione, risultano molto ben informate, ma non sempre fanno buon uso di quello che sanno.

Secondo l’indagine, l’80% dei ragazzi sa rispondere correttamente sulla presenza prevalente di proteine, vitamine e carboidrati in un alimento, il 70% ha sentito parlare di Ogm e ben il 90% sa che il pesce fa bene, come anche le verdure e i legumi.

Ma i consumi di pesce abituali in Italia tra i ragazzi sono bassi, fermi al 7,3%, con oltre il 30% che dichiara di mangiarlo raramente o mai.

Fortunatamente quattro famiglie su cinque sono favorevoli a far mangiare più pesce ai propri ragazzi sia a casa che a scuola. Unico ostacolo potrebbe essere il prezzo, ma la soluzione c’è, suggerisce la Federcoopesca. Basta puntare su produzioni ittiche locali, a partire dal pesce azzurro, sui prodotti di acquacoltura e sul pesce povero.

 

Ottobre 2015

Il dibattiti è aperto su l’IGP e il DOP.

Da: il.panteco@libero.it

Data: 07/09/2015 10.41

A: “mario puliumanti”<m.pulimanti@politicheagricole.gov.it>

Ogg: IGP

La domenica dei lettori

PRODOTTI AGRICOLI

ALIMENTARI DOP E IGP

 

News 16606, Pantelleria 06/09/2015

Egr. Direttore,

vorrei riportare l’attenzione sul “…di cosa stiamo parlando?”, ovvero di un prodotto che reca chiaramente indicato in etichetta il marchio di qualità IGP, il quale: Indicazione Geografica Protetta (IGP) designa un prodotto agricolo o alimentare, le cui qualità e caratteristiche

siano attribuite all’origine geografica e la cui produzione e/o trasformazione e/o elaborazione avvengano nell’area geografica determinata.

1La IGP non richiede necessariamente la produzione in loco della materia prima, purché questa consenta di ottenere un prodotto corrispondente ai requisiti imposti dal disciplinare di produzione.

Mentre il produttore dei capperi di Pantelleria pensa di trasmettere al consumatore un messaggio diverso, cioè quello corrispondente al marchio di qualità DOP che, invece, protegge l’intera filiera includendo anche la produzione primaria, infatti la Denominazione di Origine Protetta (DOP) designa un prodotto agricolo o alimentare, le cui qualità e caratteristiche sono dovute all’ambiente geografico, comprensivo dei fattori naturali e umani e la cui produzione, trasformazione ed elaborazione avvengono nell’area geografica delimitata. L’intero ciclo produttivo deve essere svolto all’interno della stessa zona e quindi non riproducibile al di fuori di questa.

Se il produttore indica in etichetta un certo marchio di qualità, l’informazione che fornisce al consumatore è chiara: il marchio IGP consente al produttore di utilizzare anche prodotti non coltivati nell’area geografica di denominazione (anche all’estero). Quindi l’informazione non fornisce la certezza, come avviene  invece nel caso del marchio DOP, che il prodotto venga interamente coltivato e prodotto nell’area geografica di denominazione.

La lettura delle etichette è un importante strumento che il produttore utilizza per interfacciarsi direttamente con il consumatore che vuole acquistare consapevolmente un prodotto alimentare.

Le informazioni ivi riportate, infatti, orientano la scelta del consumatore in occasione dell’acquisto di un prodotto di una certa azienda rispetto al medesimo prodotto di un’altra. In particolare i marchi di qualità IGP/DOP che, preciso per il Sig. Cappadona, vengono applicati indistintamente a tutti i prodotti alimentari indipendentemente dal fatto che siano di origine vegetale o animale. Tanto è vero che in data 11.05.2010 è entrato in vigore il D.L. 61/2010 (adegua la normativa

italiana alla Legge Comunitaria 2008) che introduce la denominazione IGP e DOP anche per il vino.

Tra le altre informazioni riportate in etichetta, il marchio di qualità ha la funzione di garantire al consumatore il rispetto di requisiti previsti dalla normativa europea, non ha la diretta funzione di tutelare il produttore e tantomeno è in discussione la qualità del lavoro dei contadini che, ne sono certo, è elevata anche nel caso dei capperi di Salina che sono un “Presidio Slow Food” ma al momento non sono contraddistinti né IGP né DOP.

Il problema dibattuto si riduce a questo: perchè fornire in etichetta informazioni incomplete, pretendendo che al consumatore venga il dubbio che in realtà il prodotto potrebbe rispondere ai requisiti del marchio di qualità superiore, cioè che sia in realtà rispondente ad un disciplinare più restrittivo?

Non sarebbe più semplice rendere esplicita questa caratteristica indicandolo chiaramente in etichetta?

Per il cappero di Pantelleria la sola indicazione del marchio di qualità IGP non è, quindi, esaustiva per esaltare le qualità del prodotto nel rispetto del disciplinare specifico. L’informazione sarebbe più chiara se alla voce “Ingredienti” fosse precisato che si tratta di capperi di Pantelleria e non genericamente di capperi; come pure l’introduzione della voce “caratteristiche prodotto” permetterebbe di esaltare provenienza e caratteristiche della materia prima.

Si tratta di utilizzare le etichette alimentari per ciò che sono, o dovrebbero essere, cioè uno strumento di informazione completa e non lo spunto per una obbligatoria ricerca personale.

La corretta informazione è un compito del produttore, il consumatore ha il dovere di leggere e conoscere il significato dei termini utilizzati nelle etichette dei prodotti alimentari e non deve avere l’obbligo di consultare i 273 disciplinari dei prodotti tutelati dai marchi di qualità (agg. 22.05.2015).

Ritengo, dunque, che siate voi produttori a non valorizzare pienamente il prodotto – lasciando che il cappero di Pantelleria venga considerato esattamente come indicato dal marchio IGP – e non il consumatore che legge quanto voi scrivete in etichetta.

Cordialmente.

Paolo Brensacchi

 

Vorrei  replicare a questo Sig. Paolo Brensacchi perchè secondo il mio modesto punto di vista sta dicendo delle cose non puntuali in quanto il prodotto tutelato dal IGP e’ legato al prodotto e quindi il cappero IGP è legato all’isola di Pantelleria da premettere che io allora il presidente della coop Capperi di Pantelleria avevo il mandato per la richiesta di una tutela e al ministero dell’agricoltura hanno provveduto con il IGP dicendo che era piu’ di ogni altro adatto a difendere il cappero di Pantelleria .

Dott Antonio Casano

Settembre 2015

ambiente

Agosto 2015

Google e le meravigliose grotte italiane.

Grazie a Street View di Google Maps, gli utenti di tutto il mondo potranno ammirare alcune ‘meraviglie sotterranee’ dal Belpaese: le Grotte di Frasassi nelle Marche e la Grotta del Vento in Toscana. Sono le prime grotte italiane ad essere disponibili sul servizio che offre immagini panoramiche.

Le Grotte di Frasassi sono un insieme di caverne di cui la prima è così grande che potrebbe addirittura contenere il Duomo di Milano: l’Abisso di Ancona, infatti, ha un volume di oltre 2 milioni di metri cubi. Proprio a fine settembre, ricorrerà il 44/mo anniversario della loro scoperta. La Grotta del Vento, invece, fu scoperta alla fine dell’800:prima di allora, di questa caverna si conosceva solo la corrente d’aria che, incanalata all’interno di una capanna, veniva utilizzata dagli abitanti della zona per tenere in fresco i cibi.

 

 

 

L’orologio del cervello

Il cervello riconosce l’arrivo dell’estate. Lo fa grazie a due ‘lancette’ dell’orologio biologico che diventano sfasate con l’aumentare delle ore di luce giornaliere: a regolarle ci pensa uno dei più

importanti neurotrasmettitori, il *Gaba*, che rileva i cambiamenti nella *quantità di cloruro* prodotta da alcuni neuroni a seconda della luce disponibile. Lo hanno scoperto nei topi i ricercatori giapponesi del Riken Brain Science Institute, che pubblicano i risultati sulla rivista dell’Accademia americana delle scienze (Pnas).

ImmagineIl passare delle stagioni viene monitorato dalla stessa regione del cervello che governa i ritmi biologici (circadiani), come veglia e sonno, nell’arco delle 24 ore. Quest’area, nota come nucleo soprachiasmatico, accende ciclicamente alcuni geni durante il giorno, ma non tutti i suoi neuroni lo fanno con lo stesso ritmo: due gruppi, in particolare, sono leggermente sfasati e la differenza tra loro aumenta con l’arrivo della bella stagione. Quando aumentano le ore di luce, infatti, alcuni neuroni posizionati nella parte dorsale del nucleo soprachiasmatico iniziano a importare cloruro al loro interno: oltre una certa soglia, questo fa sì che il neurotrasmettitore Gaba prodotto dai neuroni non funzioni più come un inibitore dell’attività nervosa, ma come un eccitatore.

”Sospettiamo che questo cambiamento della funzione del Gaba possa essere la forza repulsiva che spinge fuori fase questi due gruppi di neuroni”, spiega il coordinatore dello studio, Jihwan Myung. ”Così come accade negli altri animali, anche il nostro corpo tiene traccia del passare delle stagioni”, aggiunge. Secondo l’esperto ”i rapidi cambiamenti della durata del giorno possono causare seri disturbi dell’umore in alcuni soggetti. Capire come aggiustare il nostro orologio interno ci potrà aiutare a trovare nuove soluzioni”.

 

Luglio 2015

2.200 nuove specie piuttosto bizzare 

Alcune nuovi specie sono particolarmente bizzarre, ci sono 90 nuove e di piante, 23 rettili, 16 anfibi, 9 pesci e un mammifero. E tra questi l’insetto più lungo al mondo il pipistrello con zanne da incubo, passando per la rana che cambia colore al serpente-lupo. 1Sono 139 specie scoperte dagli scienziati nella regione del Grande Mekong e sono già a rischio d’estinzione. La regione del Grande Mekong – che ruota intorno al fiume omonimo – abbraccia Cambogia, Laos, Myanmar, Thailandia e Vietnam e ora conta oltre 2.200 nuove specie, scoperte tra il 1997 e il 2014, una media di tre alla settimana. “Gli ecosistemi unici del Grande Mekong sono un regalo continuo – spiega in una nota Teak Seng (Wwf) -, sono un santuario prezioso di specie e di benefici per milioni di persone”.

L’insetto stecco più lungo al mondo, ben 54 centimetri di lunghezza, è stato trovato nel Vietnam settentrionale. In Cambogia è stato scoperto un particolare tipo di serpente-lupo che si mimetizza con la corteccia degli alberi e i muschi. In Thailandia c’è la vespa che col suo veleno paralizza le sue prede prima di divorarle vive e alla quale è stato attribuito il nome (Ampulex dementor) con voto popolare in onore ai “Dissennatori” (Dementors appunto) di Harry Potter (i guardiani della prigione dei maghi di Azkaban che “succhiano” letteralmente la felicità dalle loro vittime). L’unico mammifero è un pipistrello, il cui habitat è in Laos, che ha dei denti particolarmente lunghi.

Il Mare Mediterraneo per la troppa pesca muore.

2Il Mar Mediterraneo continua a soffrire del “grave problema dell’eccesso di pesca”. L’allarme è della Commissione europea, nel momento in cui tira le fila sugli ultimi dati scientifici a disposizione sulla salute dei suoi mari, da Nord a Sud, e lancia una consultazione sui prossimi piani di pesca del 2016 in Atlantico, Mare del Nord e Baltico. La situazione del Mediterraneo è ancora negativa. Il 93% degli stock valutati non viene pescato in maniera sostenibile nel Mare Nostrum, riferisce Bruxelles. Di qui l’appello del commissario Ue agli affari marittimi, Karmenu Vella,

secondo cui “il successo visibile nella pesca al Nord prova che una gestione sostenibile è possibile” e nel caso del Mediterraneo “i nostri sforzi vanno aumentati”. “Dobbiamo sviluppare piani di gestione dell’Unione e piani regionali più efficaci” ha detto Vella, convinto che “solo quando affronteremo la situazione nei nostri Stati membri, acquisteremo la credibilitá necessaria per cominciare a discutere con i nostri partner nel Mediterraneo”. (ANSA)

Scoperto un delizioso piccolo polpo rosa peccato che viva a 600 metri di profondità.

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Giugno 2015

I ghiacciai se ne vanno e con loro il mare artico.

Il riscaldamento globale sta sciogliendo i ghiacci e minaccia il permafrost, cioè¨ il suolo perennemente congelato nell’Artide che imprigiona grandi quantità  di metano. Se rilasciato in atmosfera, avverte da tempo la comunità  scientifica, questo gas a effetto serra andrebbe a far aumentare ulteriormente le temperature. Per far fronte all’emergenza, alcuni esperti guardano alla geoingegneria per raffreddare l’estremo nord del Pianeta. Una soluzione, in attesa che la politica scenda in campo con un serio programma di contrasto al cambiamento climatico, potrebbe essere quella di ‘imbiancare’ artificialmente il Mar Glaciale Artico, creando una superficie chiara che rifletta i raggi solari limitandone l’assorbimento e favorendo così la formazione di ghiaccio. Le ipotesi in campo sono diverse. Lo scienziato britannico Stephen Salter giù  nel 2008 propose l’idea di navi “spruzzanuvole”, che durante la navigazione spruzzano acqua nebulizzata nelle nuvole in modo da renderle più  chiare e brillanti, quindi più riflettenti. Alcuni anni dopo, valutando che non ci fosse più  tempo per costruire le navi salva-Artico, Salter ha sostenuto la creazione di torri con il medesimo processo di nebulizzazione, da piazzare nelle isole Faroe per sbiancare le nuvole. L’alternativa, proposta da altri scienziati, a imbiancare direttamente la superficie del mare, per mezzo di chicchi o microbolle galleggianti. Sull’efficacia di queste misure, tuttavia, adesso alcuni esperti stanno ponendo dei dubbi. Uno studio pubblicato dal Carnegie Institution of Science, un’organizzazione privata no profit con sede a Washington, ha simulato gli effetti dell’imbiancamento del mare in un mondo che ha quattro volte la concentrazione di CO2 rispetto all’epoca preindustriale e in un Artico che è più caldo di 10 gradi. Stando all’analisi, per ogni km quadrato imbiancato si recupererebbero tre quarti di km quadrato di ghiaccio, ma ciò “non si tradurrebbe in un sostanziale raffreddamento” in grado di mantenere il permafrost. “Imbiancare la superficie del Mar Glaciale Artico non sarebbe uno strumento efficace per compensare gli effetti dei cambiamenti climatici provocati dalle emissioni di gas serra”, evidenzia Ivana Cvijanovic del Carnegie. Inoltre “ridurre la luce solare a disposizione dell’ecosistema marino potrebbe avere conseguenze negative enormi”. La via maestra, insomma, sembra essere quella di abbattere le emissioni, con le speranze legate alla conferenza Onu sul clima di Parigi in programma a fine anno.

 

Sempre più vegani

ImmagineAumenta il consumo di prodotti a base vegetale, mentre sono 2 milioni gli italiani che hanno ridotto il consumo di carne negli ultimi 6 anni. E circa il 3% degli italiani tra i 18 e i 64 anni si ispira ai principi vegan (quasi 1.150.000). A dirlo l’indagine GfK Eurisko – TreValli “Buono da Pensare”, che ha fotografato i cambiamenti nelle abitudini alimentari negli ultimi 20 anni tra salute, palato e genuinità, ma anche etica e rispetto degli animali.

Rappresentano il 16% gli italiani che si sentono vicini ad almeno un regime alimentare particolare, a partire dalla cucina vegana e da quella vegetariana che, insieme, raccolgono consensi per 9% degli intervistati (3% vegani, 6% vegetariani), seguite dal macrobiotico e dal crudismo (vicini alla sensibilità del 2% del campione).

Sono 4 su 5 gli italiani che conoscono alimenti a base di soia, e sfiorano il 40% quelli che li consumano abitualmente o ne hanno fatto uso almeno una volta negli ultimi 6 mesi.

 

 

Maggio 2015

Sfatato un altro mito della vita degli oceani: i piccoli delle tartarughe marine non si lasciano semplicemente “trasportare” dalle correnti, ma sono al contrario degli ottimi nuotatori.

La scoperta, sottolineano gli scienziati, è importante perché potrebbe aiutare a far luce sul mistero dei cosiddetti “anni perduti” delle tartarughe marine, una specie ritenuta a rischio.

Gli studiosi ancora non sanno di preciso dove vanno questi esemplari prima di tornare da adulti nelle zone costiere per riprodursi. Per questo i ricercatori ipotizzano che con una maggiore conoscenza del loro comportamento natatorio si potranno fare delle previsioni migliori sui

loro spostamenti e sui potenziali rischi cui vanno incontro.

Finora gli scienziati hanno creduto che nei primi anni di vita le tartarughe marine semplicemente si 1muovessero seguendo le correnti oceaniche. Questo studio invece dimostra che anche a 6-18 mesi di età le tartarughe marine sono nuotatrici molto attive. A tale conclusione gli studiosi sono arrivati impiantando su alcuni esemplari nel Golfo del Messico dei particolari sensori monitorati via satellite per un periodo di 2-3 mesi. Contemporaneamente accanto alle tartarughe gli scienziati hanno rilasciato in mare delle boe dal peso calibrato pure tracciate via satellite. Ebbene, comparando gli spostamenti delle tartarughe e quelli delle boe “passive”, gli scienziati hanno scoperto che gli animali seguivano dei percorsi troppo diversi rispetto a quelli delle boe in balia delle sole correnti. Le baby tartarughe marine cercavano di raggiungere o mantenersi all’interno di habitat marini favorevoli alla loro sopravvivenza.

 

 

Trasformare rifiuti vegetali un energia elettrica

Trasformare da rifiuto a risorsa le polpe, i semi e le bucce che residuano dalla trasformazione degli agrumi, il cosiddetto ‘pastazzo’, dalla cui lavorazione biologica si può estrarre energia elettrica.2

E’ il progetto ‘Energia dagli agrumi’ che è diventato reale con un impianto pilota promosso dal Distretto agrumi di Sicilia in collaborazione con l’università di Catania e la cooperativa Empedocle. A sostegno dell’iniziativa, il finanziamento non condizionato di The Coca-cola foundation.

La produzione industriale di succo di agrumi lascia un residuo umido, il “pastazzo”, che rappresenta circa il 60% del quantitativo trattato.

Attualmente è gestito come fosse un rifiuto e genera costi elevati. Solo in parte è usato come ammendante in agricoltura e, in minime quantità, come mangime per animali, additivo per alimentazione umana o compost. A trasformarlo in risorsa è l’impianto pilota che sfrutta la quantità di digestione anaerobica per la produzione di energia elettrica, biometano, bioprodotti e nutrienti per il terreno.

Oggi smaltire oltre 340 mila tonnellate di pastazzo prodotte mediamente ogni anno, costa alla filiera oltre 10 milioni di euro (30 euro/tonnellata). Un piccolo impianto capace di valorizzare pastazzo di

agrumi, altri sottoprodotti delle filiere agroalimentari mediterranee (sansa, vinacce, pale di fichi d’India) e colture in rotazione o secondi raccolti può fornire, ad esempio, 500 normal metri cubi di biogas ed attivare un generatore in grado di produrre 1 MW di energia elettrica, sufficiente per alimentare in media il consumo di 333 abitazioni.

APRILE 2015

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Marzo 2015

L’Expo 2015 non deve essere una passerella delle multinazionali

di Mario Pulimanti

1L’Expo é un’Esposizione Universale di natura non commerciale (dunque non è una fiera), organizzata dalla nazione che ha vinto una gara di candidatura e prevede la partecipazione di altre nazioni invitate tramite canali diplomatici dal Paese ospitante. La prima Esposizione Universale è stata quella di Londra nel 1851 e il suo successo ha spinto altre nazioni a organizzare iniziative della stessa natura, come quella di Parigi del  1889, ricordata per la Tour Eiffel. Ogni Esposizione Universale è dedicata a un tema di interesse universale.

L’Esposizione Universale si realizza in un sito appositamente attrezzato ed è un’occasione di incontro e condivisione che promuove un’esperienza unica dei partecipanti e visitatori attraverso la conoscenza e la sperimentazione innovativa del tema. Il ruolo di un’Esposizione Universale più che esporre le maggiori novità tecnologiche è orientato all’interpretazione delle sfide collettive cui l’umanità è chiamata a rispondere.

Expo Milano 2015 è l’Esposizione Universale che l’Italia ospiterà dal primo maggio al 31 ottobre 2015  in materia di alimentazione e di nutrizione. Per sei mesi Milano diventerà una vetrina mondiale in cui i Paesi mostreranno il meglio delle proprie tecnologie per dare una risposta a un’esigenza vitale: riuscire a garantire cibo sano, sicuro e sufficiente per tutti i popoli, nel rispetto del Pianeta e dei suoi equilibri.

Expo Milano 2015 sarà la piattaforma di un confronto di idee e soluzioni condivise sul tema dell’alimentazione, stimolerà la creatività dei Paesi e promuoverà le innovazioni per un futuro sostenibile offrendo, inoltre, a tutti la possibilità di conoscere e assaggiare i migliori piatti del mondo e scoprire le eccellenze della tradizione agroalimentare e gastronomica di ogni Paese.

Per la durata della manifestazione, la città di Milano e il Sito Espositivo saranno animati da eventi artistici e musicali, convegni, spettacoli, laboratori creativi e mostre. Ritengo che Expo avrà comunque un senso solo se parteciperà chi s’impegna per la democrazia del cibo, per la tutela della biodiversità, per la difesa degli interessi degli agricoltori e delle loro famiglie e di chi il cibo lo mette in tavola.

Solo allora Expo avrà un senso che vada oltre a quello di grande vetrina dello spreco o, peggio ancora, occasione per vicende di corruzione e di  cementificazione del territorio.

“Nutrire il Pianeta, Energia per la vita”, recita il logo di Expo. Ma Expo è diventata una delle tante vetrine per nutrire le multinazionali, non certo il pianeta. Come si può pensare infatti di garantire cibo e acqua a sette miliardi di persone affidandosi a coloro che del cibo e dell’acqua hanno fatto la ragione del loro profitto senza prestare la minima attenzione ai bisogni primari di milioni di persone?

Expo si presenta come la passerella delle multinazionali agroalimentari,  proprio quelle che detengono il controllo dell’alimentazione di tutto il mondo, che producono quel cibo globalizzato o spazzatura, che determina, nello stesso tempo, un miliardo di affamati e un miliardo di obesi. Due facce dello stesso problema che abitano questo nostro tempo: la povertà, in aumento non solo nel Sud del mondo ma anche nelle nostre periferie  sempre più degradate.

Expo non parla di tutto ciò. Non parla di diritto all’acqua potabile e di acqua per l’agricoltura familiare. Non parla di diritto alla terra e all’autodeterminazione a coltivarla. Non si rivolge e non coinvolge i poveri delle megalopoli di tutto il mondo, non si interroga su cosa mangiano, non parla ai contadini privati della terra e dell’acqua, scacciati attraverso il land e water grabbing, (la cessione di grandi estensioni di terreno e di risorse idriche a un paese straniero o a una multinazionale), espulsi dalle grandi dighe, dallo sviluppo dell’industria estrattiva ed energetica, dalla perdita di sovranità sui semi per via degli Ogm e costretti quindi a diventare profughi e migranti.

E non cambia certo la situazione qualche invito a singoli personaggi della cultura provenienti da ogni angolo della terra e impegnati nella lotta per la giustizia sociale.

Al massimo serve per creare qualche diversivo.

In Expo a fianco della passerella delle multinazionali si dispiega la passerella del cibo di eccellenza.

Expo parla solo alle fasce di popolazione ricca dell’occidente e questo ne fa oggettivamente la vetrina dell’ingiustizia alimentare del mondo, nella quale la povertà si misurerà nel cibo: in quello spazzatura per le grandi masse e in quello delle eccedenze e degli scarti per i poveri. Per questo motivo ritengo che le autorità politiche che stanno organizzando Expo dovrebbero porre al centro la sovranità alimentare e il diritto alla terra negati dallo strapotere e dal controllo delle multinazionali, in particolare quelle dei semi. Inoltre, sarebbe opportuno che l’Expo si pronunciasse contro gli Ogm, che sono il paradigma di questa espropriazione della sovranità dei contadini e dei cittadini, il perno di un modello globalizzato di agricoltura e di produzione di cibo che inquina con i diserbanti, consuma energia da petrolio, è idrovoro e contribuisce al 50% del riscaldamento climatico.

L’Expo dovrebbe anche affermare il diritto all’acqua potabile per tutti  attraverso l’approvazione di un Protocollo Mondiale dell’acqua, con il quale si concretizzi il diritto umano all’acqua e ai servizi igienico-sanitari sancito dalla risoluzione dell’Onu del 2011.

Per di più l’Expo dovrebbe rimettere in discussione gli accordi di partnership tra Expo e le grandi multinazionali, che, lungi dal rappresentare una soluzione, costituiscono una delle ragioni che impediscono la piena  realizzazione del diritto al cibo e all’acqua. In più sarebbe giusto controllare il destino delle aree di Expo non lasciandole unicamente in mano alla speculazione e agli appetiti della criminalità organizzata e che, su quei terreni, venga indicata una sede per un’istituzione internazionale finalizzata a tutelare l’acqua, potrebbe essere l’Authority mondiale per l’acqua, e il cibo come beni comuni a disposizione di tutta l’umanità.

Una sede dove i movimenti sociali, le reti mondiali dell’acqua, le organizzazioni popolari e i governi locali e nazionali discutano la politica per la vita. Una sede nella quale la Food Policy diventi anche Water Policy, dove si discuta la costituzione di una rete di città che assumano una Carta dell’acqua e del Cibo, nella quale si inizi a concretizzare localmente la sovranità alimentare, il diritto all’acqua, la sua natura pubblica, la non chiusura dei rubinetti a chi non è in grado di pagare, la costituzione di un fondo per la cooperazione internazionale verso coloro che non hanno accesso all’acqua potabile nel mondo.

Una sede nella quale alle istituzioni e ai movimenti sociali, venga restituita la sovranità sulle scelte essenziali che riguardano il futuro dell’umanità.

“La Terra ha abbastanza per i bisogni di tutti, ma non per l’avidità di alcune persone” affermava Gandhi. E questa verità oggi è più che mai attuale e ci richiama alla nostra responsabilità, ognuno per il ruolo che svolge.

Febbraio 2015

Dopo il Punterulo rosso, la Xylella fastidiosa potrebbe già essere all’attacco dei nostri ulivi.

Il batterio gram-negativo non sporigeno appartenente alla famiglia delle Xanthomonasdaceae, dopo i disastri in atto del Punteruolo Rosso sulle nostre palme, potrebbe già essere all’opera per distruggere i nostri ulivi come per altro sta già facendo in Italia.  Il batterio provenie sopratutto da oltre oceano, ma non solo visto i danni che ha ormai provocato in Puglia agli ulivi.

Il batterio si moltiplica nei vasi conduttori dello xilema delle piante ospiti, causando alterazioni anche letali delle piante infette per l’occlusione dei vasi e il conseguente irregolare flusso linfatico, dalle radici all’apparato aereo.

1A trasmettere l’infezione sono gli insetti vettori cicaline (della famiglia delle Cicadellidae) che con l’apparato boccale di tipo pungente si nutrono dei vasi xilematici delle piante infette e trasmettono il batterio da queste a quelle sane. determinando così la rapida infezione di quest’ultime.  L’infezione mortale può colpire oltre 150 specie vegetali.

La malattia più pericolosa è la “malattia di Pierce” che può colpire la vite e gli agrumi e ha già provocato il disseccamento degli olivi in maniera macroscopica soprattutto in Puglia.

I sintomi tipici e maggiormente riconoscibile  sono il disseccamento del fogliame della chioma che può arrivare al coinvolgimento dell’intero tronco.

Già la nostra isola ha subito l’attacco letale del Punteruolo rosso in seguito all’importazione nel nostro territorio di palme infettate e  che ha distrutto gran parte delle nostre palme. Sembra, con tutta evidenza ormai impossibile debellarlo.

Sarebbe bene alzare la guardia ed evitare che piante portatrici, apparentemente sane, del batterio possano inavvertitamente entrare nei nostri territori e quindi infettare la nostra vegetazione. E magari anche procedere adeguatamente alla preventiva distruzione delle cicaline.

Dormire è un po’ guarire

 

2Dormire tanto aiuta a combattere l’influenza: lo dicevano le nostre nonne e lo conferma la scoperta di una proteina, individuata per ora nel cervello dei topi, che migliora il potere di guarigione garantito dal sonno A far luce sul segreto nascosto dietro questo semplicissimo rimedio della nonna è la scoperta del meccanismo d’azione di una molecola prodotta dal cervello chiamata Acpb. Questa proteina innescherebbe infatti durante il sonno una catena di azioni antinfiammatorie che combatterebbero i sintomi dall’influenza, favorendo il processo di guarigione. Per scoprirlo i ricercatori (il  gruppo dell’Università di Washington guidato da James Krueger potrebbe portare allo sviluppo di innovativi farmaci per combattere l’influenza in modo completamente nuovo)   hanno analizzato il decorso dell’influenza provocata dal virus H1N1 su due gruppi di topi, uno ‘sano’ e l’altro privato geneticamente della proteina Acpb. I topi normali hanno mostrato le tipiche risposte e dormito molto, mentre quelli privi di questa molecola hanno dormito meno dei topi normali, sviluppato sintomi più gravi e una mortalità più elevata.

 

Gennaio 2015

Il clima che cambia.

l clima del Sud Italia rischia di diventare sempre più simile a quello del Nord Africa e questo sarà dovuto alle estati ed inverni sempre più aridi e secchi. Un fenomeno molto negativo con pessime conseguenze sulla  disponibilità di acqua, l’agricoltura e  probabilmente anche la salute. Certo non saremo soli ad affrontare queste mutazioni climatiche disastrose con noi ci saranno Spagna del sud, Grecia e Turchia. Tutto questo accadrà a causa del  clima mediterraneo che si sposterà verso le regioni del Nord e del Nord Est in Europa, ma anche nel resto del Pianeta.
A delineare questo scenario è un articolo pubblicato su Nature Scientific Reports a firma del ricercatore dell’Enea Andrea Alessandri, in collaborazione con altri prestigiosi istituti di ricerca esteri.
1Lo studio evidenzia in particolare che per le sue caratteristiche, il clima mediterraneo è particolarmente vulnerabile ai cambiamenti climatici, ed è per questo che le attuali zone Euro-Mediterranee meridionali sono tra le più minacciate, con particolare riferimento all’Italia peninsulare e la forte riduzione delle precipitazioni estive e invernali, potrebbe determinare un progressivo inaridimento del suolo, con impatti sugli ecosistemi, sulla produzione agricola, sulla disponibilità di acqua e, di conseguenza, sulle attività industriali che dipendono dalla disponibilità idrica. “Tutto ciò”, avverte Alessandri, “potrebbe avere ripercussioni molto negative su economia e qualità della vita, in particolare nelle zone a maggiore densità abitativa”.  Le probabilità di gravi ondate di calore confrontabili a quelle del 2003 sono aumentate da una ogni 1.000 anni a una ogni 100 e, secondo le proiezioni, potrebbero avvenire ad anni alterni entro il 2030-2040 se le emissioni di gas serra continueranno con i ritmi attuali”.

La situazione è più grave rispetto a quella ipotizzata dagli stessi ricercatori del Met Office in una ricerca del 2004, dove sottolineavano che il riscaldamento globale aveva raddoppiato i rischi di ondate di calore. Tra lo studio del 2004 (che analizzava la situazione negli anni ’90 e la nuova ricerca (che copre il periodo 2003-2012) le temperature nell’Europa Centrale e mediterranea sono aumentate di 0,81 gradi.

Un prelievo di sangue ci potrà dire se abbiamo un tumore al polmone

Un semplice prelievo di sangue “è in grado di individuare il tumore del polmone fino a due anni  Immagineprima della diagnosi ottenuta con TAC spirale, indagine radiologica ad oggi suggerita per la sua diagnosi precoce”. A dirlo sono gli esperti dell’Istituto nazionale tumori di Milano, che hanno condotto uno studio appena pubblicato sul Journal of Clinical Oncology. Il test, continuano gli esperti, “ha dimostrato un’alta sensibilità e la capacità di individuare il tumore al polmone fino a due anni prima” rispetto all’esame standard.

I risultati sono stati da poco presentati a San Diego, alla conferenza dell’Associazione Americana per la Ricerca sul Cancro (AACR) e dell’Associazione Internazionale per lo Studio del Tumore al Polmone (IALSC). Ora Gensignia Ltd, società londinese privata per lo sviluppo di test diagnostici molecolari, vuole lanciare il test negli Stati Uniti entro il 2014. “Abbiamo messo a punto – conclude Gabriella Sozzi, direttore dell’Unità di Genetica Tumorale dell’Istituto – un test diagnostico molecolare a bassa invasività per il paziente che valuta i livelli di 24 microRNA circolanti nel sangue dei fumatori e che indica la presenza del cancro polmonare. Complessivamente, i risultati del nostro studio supportano l’uso del test molecolare come strumento per migliorare l’identificazione precoce del tumore al polmone”.

Dicembre 2014

Secondo una indagine, pochi i pazienti soddisfatti.

Oltre la metà dei  pazienti con malattie croniche assume dai 2 ai 3 farmaci al giorno, il 10,5% anche più di quattro. Ma succede che circa a uno su cinque accade di dimenticare di assumere la terapia e ad uno su sette di sbagliare il dosaggio del farmaco.

Questo lo afferma una indagine che ha coinvolto 619 persone affette da diverse malattie croniche. Non è tutto, il 22% dichiara di essere stato costretto ad interrompere la terapia, per una reazione allergica (22,6%) o perché risultata inefficace (20,4%); ma anche per i costi a carico dei cittadini (16,4%) o perché il farmaco non era disponibile in farmacia (14,5%).

Una percentuale inferiore (10,8%) decide di sospendere o non intraprendere la terapia prescritta, per scetticismo (56,5%), o perché la cura prevede un numero di somministrazioni troppo elevato (13%), o ancora perché si tratta di terapie che se intraprese dureranno tutta la vita e che quindi scoraggiano (11,6%).

1In altri casi la decisione dipende da una cattiva comunicazione tra medico e pazienti: per il 32,2% degli intervistati, infatti, le informazioni fornite non erano state sufficientemente chiare. Il 37% dei

pazienti vorrebbe non essere costretto a prendere tanti farmaci diversi, oltre il 35% vorrebbe assumere terapie che mostrino miglioramenti e non durino troppo a lungo; il 30% auspica terapie con meno effetti collaterali, mentre il 23% desidera che il medico gli prescriva la cura in modo più chiaro. Come se non bastasse c’è perfino un 20% che vorrebbe che fosse lo specialista a prescrivergli il farmaco su ricetta rossa, senza dover ricorrere al medico di famiglia.

 

 

Ecco dove pranzare secondo il Gambero Rosso.

Il Gambero Rosso  seleziona 2088 indirizzi, con 227 novità recensite e premi speciali assegnati a diverse categorie e ben 4 nuovi Tre Forchette entrati nell’Olimpo. Le nuove Tre Forchette sono concentrate nell’Italia Centrale: Romano a Viareggio con 90/100, La Trota a Rivodutri con 91/100, Enoteca la Torre a Villa Laetitia a Roma con 90/100 e il ritorno nell’Olimpo di Uliassi a Senigallia con 90/100.

2Un Olimpo che si compone dei ristoranti: Osteria Francescana (Modena); La Pergola del’Hotel Rome Cavalieri (Roma); Don Alfonso 1890 (Napoli); Villa Crespi – Orta San Giulio (Novara); Le Calandre – Rubano (Padova); La Madia – Licata (Agrigento); La Torre del Saracino – Vico Equense (Napoli); Laite – Sappada (Belluno); Lorenzo – Forte dei Marmi (Lucca); Dal Pescatore – Canneto sull’Oglio (Mantova); Reale – Castel di Sangro (L’Aquila); St. Hubertus dell’Hotel Rosa Alpina – San Cassiano (Bolzano); Casa Vissani – Baschi (Terni); Devero Ristorante del Devero Hotel Cavenago di Brianza (Mb); La Madonnina del Pescatore – Senigallia (Ancona); Piazza Duomo – Alba (Cuneo); La Trota Rivodutri (Rieti); Ilario Vinciguerrra Restaurant – Gallarate (Varese); Da Vittorio – Brusaporto (Bergamo); Il Povero Diavolo – Torriana (Rn); Romano – Viareggio (Lucca); S’Apposentu a Casa Puddu – Siddi (Vs); Enoteca La Torre a Villa Laetitia (Roma); Uliassi – Senigallia (Ancona). La Lombardia è la regione leader con 4 locali che detengono il primato delle Tre Forchette, seguita dal Lazio con 3.

 

Novembre 2013

Il K2  quanto a rifiuti sparsi è quasi come Pantelleria. Ma li si provvede.

1Quasi 12.000 chilogrammi di rifiuti solidi, più di 3.600 chili di  rifiuti umani, 29 carcasse di animali, 615 portatori coinvolti: sono questi i numeri delle campagne ‘Keep Karakorum Clean’ e ‘Keep K2 Clean 2014’, promosse e organizzate dall’associazione EvK2CNR sotto la responsabilità di Maurizio Gallo, guida alpina e responsabile Pakistan di EvK2CNR. Le attività di raccolta, iniziate il primo giugno e concluse il primo settembre, sono state parte integrante del progetto K2 60 Years Later Expedition, la spedizione alpinistica, scientifica e ambientale che il 26 luglio, a 60 anni dalla conquista italiana, ha visto Michele Cucchi e sei pakistani membri del team raggiungere la vetta del K2.

Da Concordia e dagli altri campi base sul ghiacciaio del Baltoro, i rifiuti sono stati portati (in alcuni casi per oltre 100 chilometri) a spalla o sugli animali fino al villaggio di Askoli dove si trova Earth,

l’inceneritore ecologico installato nel 2007 da EvK2CNR. ”È dal 2006 che EvK2CNR promuove e gestisce campagne di pulizia dei ghiacciai”, spiega Maurizio Gallo. ”Nel corso di questi nove anni abbiamo raccolto complessivamente 57 tonnellate di rifiuti. Quest’anno, grazie al supporto ricevuto, abbiamo raccolto ben 15.500 chilogrammi. Lentamente agenzie, trekkers e alpinisti stanno prendendo coscienza di quanto sia importante mantenere puliti le montagne e i ghiacciai per non

trasformare questi luoghi selvaggi in luoghi dell’orrore”.

 

I nostri progenitori sono più antichi di quanto si pensasse.

I mammiferi sono molto piu’ antichi di quanto si pensasse: i resti fossili di tre specie simili agli scoiattoli ha portato indietro di almeno 208 milioni di anni le lancette dell’orologio della comparsa dei mammiferi sulla Terra. La scoperta, pubblicata sulla rivista Nature, si deve al gruppo del Museo di Storia Naturale di New York coordinato da Jin Meng, che ha lavorato in collaborazione con l’Accademie cinese delle scienze.

2I fossili, sei in tutto e quasi integri, risalgono al tardo Triassico, ossia al periodo compreso fra 235 e 201 milioni di anni fa, e appartengono a tre specie finora sconosciute, chiamate Shenshou Lui, Xianshou Linglong, e Xianshou songae.

Sono stati scoperti in Cina e sono stati classificati nell’ordine estinto degli Euharamiyida, al quale appartengono i primi mammiferi erbivori. Simili a scoiattoli e pesanti fra 30 e 300 grammi, avevano coda e piedi adatti a vivere sugli alberi. ”Erano abili nell’arrampicarsi – osserva Meng – e probabilmente trascorrevano suglialberi molto piu’ tempo di quanto non facciano gli attuali scoiattoli Avevano mani e piedi specializzati per afferrare i rami, ma non per correre sul terreno”. Molto probabilmente si nutrivano di insetti, frutta e frutta secca. Anche l’orecchio medio e la dentatura hanno rivelato la loro somiglianza ai mammiferi.

L’appartenenza di questa specie antica ai mammiferi fa quindi arretrare nel tempo l’epoca in cui i mammiferi si sono differenziati dai rettili: invece che nel medio Giurassico, fra 176 e 161 milioni di anni fa, i mammiferi si sono evoluti autonomamente fra 235 e 201 milioni di anni fa.

 

Produrremo un giorno energia dai molluschi

Secondo lo studio, pubblicato sul Journal of the Royal Society Interface, le vivaci valve blu di questi grandi molluschi presenti in tutta la regione Indo-Pacifica forniscono un ruolo simbiotico fondamentale nel dare energia a questi animali: le cellule iridescenti fanno filtrare luce solare nel tessuto del mollusco creando così un’illuminazione delicata ma uniforme per milioni di alghe unicellulari che utilizzano a loro volta la luce solare per alimentare la fotosintesi portando così energia alla Tridacna Gigas.

3“I riflessi colorati e brillanti delle vongole giganti potrebbero un giorno ispirare nuove forme di tecnologie pulite”, ha detto Alison Sweeney, della University of Pennsylvania. Prendendo spunto dalla composizione e comportamento del maxi mollusco, “una lucentezza riflettente potrebbe aiutare le celle solari a rimanere fresche anche quando sono esposte alla luce solare intensa, senza surriscaldarsi troppo” ed inoltre potrebbero fare progredire la produzione di biocarburanti algali.

 

 

Ottobre 2014

Le larve segnalate queste state nel lago “bagno dell’acqua” erano solo banali mosche soldato innocue per l’uomo.

Quelle ritrovate in prossimità del Lago “bagno dell’acqua”” sono semplici larve di mosche, per la precisione larve di Stratiomidi o Straziomidi, una famiglia cosmopolita di insetti dell’ordine dei Ditteri largamente diffusa in tutte le zone geografiche. trattasi di banali ditteri diffusi in prossimità di acque stagnanti presenti in tutti gli ambienti acquatici e che a seguito di varie mute danno esito a una mosca appartenente alla Famiglia degli Stratiomidi, volgarmente detta “mosca armata” o “mosca militare” o “mosca soldato”.

1Le larve degli Stratiomidi sono caratterizzate da una notevole varietà di comportamenti ed habitat. Fondamentalmente si distinguono in due tipi, uno ad  habitat acquatico o semiacquatico, l’altro ad habitat terrestre ma in genere associato ad una certa umidità.

Le larve acquatiche, come quelle ritrovate a Pantelleria, si rinvengono in acque salmastre o in acque termali. Colonizzano acque stagnanti o anche corsi d’acqua in prossimità delle sponde, più ricche di vegetazione, alghe e detriti. La larva è apoda ed eucefala, con corpo cilindrico-fusiforme, depresso in senso dorso-ventrale, marcatamente segmentato. Le dimensioni delle larve mature sono variabili, da poco meno di 1 cm di lunghezza fino a 3-5 cm.

Gli Stratiomidi sono organismi ecologicamente utili in quanto intervengono nelle prime fasi della decomposizione della sostanza organica. Larve di stratiomidi sono spesso presenti nei rifiuti organici sottoposti a compostaggio, nel letame, nei liquami. Le larve acquatiche sono invece importanti come organismi bentonici coinvolti nella rete alimentare degli ecosistemi acquatici e partecipano alla costituzione della base alimentare dell’ittiofauna e dell’avifauna delle zone umide. Non sono patogeni per l’uomo.

 

Lo zucchero peggio del sale per la pressione alta.

In virtù di studi svolti su scala larga lo zucchero ha  una correlazione molto più stretta del sodio con la pressione alta, perché se assunto in quantità elevate stimolerebbe un’area del cervello chiamata ipotalamo, che provocherebbe a sua volta un aumento del battito cardiaco e della pressione sanguigna.

2In particolare, ad essere messe sotto accusa dagli studiosi sono le bevande gassate zuccherate di cui si fa spesso un largo consumo, ma è bene per i panteschi non scordare cannoli, cassata siciliana e baci, responsabili secondo i dati della ricerca di picchi di ipertensione che portano a un’estrema quanto pericolosa variabilità nella pressione arteriosa, che può aumentare anche le possibilità di andare incontro a un infarto. Secondo il dottor James Di Nicolantonio, che ha condotto lo studio, “già solo per questo lo zucchero deve essere considerato un predittore di rischio cardiovascolare, per questo bisognerebbe consigliare a chi soffre di pressione alta di tagliare lo zucchero e non il sale”.

 

Settembre 2014

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

LA COMMISSIONE EUROPEA ORDINA CHE SIANO ABBATTUTI MIGLIAIA DI PIANTE D’ULIVO (IN PUGLIA) per  FAVORIRE LA TURCHIA.

mercoledì 30 luglio 2014

I burocrati europei sono rinomati per la loro capacita’ di esagerare problemi gestibili e usarli come scusa per imporre provvedimenti che hanno causato danni incalcolabili all’agricoltura, specialmente

in Italia.

L’ultimo esempio di queste politiche scellerate si e’ avuto pochi giorni fa quando la Commissione europea ha deciso che gli ulivi infettati dal batterio Xylella fastidiosa vanno “rimossi, una decisione presa dal commissario Tonio Borg lo scorso 23 luglio e valida per tutti gli Stati membri dell’Ue. Era la misura più temuta già da quando, a ottobre, si è scoperta la presenza del patogeno da quarantena ed e’ stato deciso, dunque, che vanno distrutte “in situ o in un luogo vicino situato all’interno della zona delimitata e appositamente designato, le piante intere, le parti di piante o il legname che potrebbero favorire la diffusione dell’organismo specificato”. E per piante non si intendono solo gli ulivi, ma anche querce, oleandri, vinca, amareni, il diffuso Catharanthus, Malva, Portulaca.

Ma in Salento i contadini non ci stanno e la reazione è stata immediata: “SONO MISURE INACCETTABILI PER IL NOSTRO TERRITORIO- tuonano dal Forum Ambiente e Salute -. SI IMPONE L’ESPIANTO INDISCRIMINATO DI CENTINAIA DI MIGLIAIA DI PIANTE CON LA STESSA SUPERFICIALITA RISERVATA A DISTRUGGERE UNA PIANTAGIONE INFETTA DI CAVOLI O PATATE. I BUROCRATI EUROPEI NON TENGONO CONTO DEL VALORE STORICO, CULTURALE E AMBIENTALE DI PIANTE SECOLARI E MILLENARIE CHE DEFINISCONO IL TERRITORIO; IGNORANO CHE ADOTTARE LE MISURE DI ESTIRPAZIONE SIGNIFICA TRASFORMARE IN DESERTO ALMENO UN QUARTO DELL’INTERO SALENTO; NON SONO INDICATE NE’ IPOTIZZATE MISURE FITOTERAPEUTICHE POSSIBILI E PRATICABILI NE’ RICERCHE” .

Prova a gettare acqua sul fuoco l’Osservatorio fitosanitario regionale: “Quella decisione – spiega il direttore Antonio Guario –  non riguarda solo il Salento ma tutta l’Europa. Nelle zone in cui si appurerà la presenza di Xylella si espianteranno i singoli alberi,  come avvenuto ad aprile. Nel Gallipolino, l’applicazione di quella decisione non significa che domani saranno eradicati tutti gli ulivi contagiati. Per noi vale il piano che abbiamo presentato il mese scorso: saranno abbattute solo le piante che risulteranno positive a Xylella e che si trovano nella fascia di cento metri individuata all’interno della zona rossa e a ridosso con la fascia tampone.

L’Ue non ci ha obiettato affatto questa misura, che resta in piedi perché le decisioni comunitarie, per essere esecutive, vanno affiancate a piani di azione e il nostro lo abbiamo già esposto”. Il rischio che quel provvedimento di Bruxelles funga da cavallo di Troia per benedire la desertificazione dell’arco ionico, tuttavia, c’è Guario ammette che è in corso un ragionamento per capire se l’accetta si limiterà ai cento metri o procederà anche oltre, nel resto della zona rossa, per eradicare le altre piante colpite. “E’ una scelta che spetta alla politica regionale – dice – quella di decidere se tenersi le piante secche o toglierle. Abbiamo provato a salvarle con le potature, ma con scarsi risultati. A questo punto, sono anche io perplesso sul come proseguire in quell’area”.

È un’ipotesi rigettata a monte dagli attivisti sul territorio: la decisione di Bruxelles è da “respingere al mittente”. “SI DA’ PER CERTO CHE Xylella NON SIA ENDEMICA, CIOE’ CHE IL NOSTRO HABITAT NON HA CONVISSUTO PER SECOLI CON QUESTA – spiega Giovanni Seclì -. STUDIOSI AUTOREVOLI NON LO ESCLUDONO E ANZI NE SONO CONVINTI. PERTANTO OCCORRE DIRE NO ALLE ESTIRPAZIONI DI MASSA DELLE PIANTE IN DISSECCAMENTO, CON IL SOSTEGNO DELL’OPINIONE PUBBLICA AUTOREVOLE E DELLA MOBILITAZIONE PUBBLICA LOCALE E NAZIONALE”.

Effettivamente in molti sospettano che dietro a questa decisione ci sia un piano per distruggere il settore olivicolo della Puglia a vantaggio di altri stati membri o per favorire l’importazione di olio di

bassa qualita’ dalla Turchia o altri stati mediterranei.

D’altra parte il modo di operare dei parassiti di Bruxelles e il loro legame con le varie lobby che lavorano per conto delle multinazionali rende ogni loro decisione poco credibile anche se in alcuni casi potrebbero avere ragione.

L’unica soluzione a questo problema e’ uscire dalla UE e ridare alle autorita’ italiane il potere di risolvere questi problemi cosi’ che ogni decisione presa possa essere fatta per favorire gli interessi degli agricoltori italiani e non di qualche oscura multinazionale.

Fonte trnews.it che ringraziamo

GIUSEPPE DE SANTIS – Londra.

Agosto 2014

Lo avevamo già scritto il mese scorso ma la situazione pare aggravarsi e ci tocca di nuovo la pelagia.

L’estate si è aperta con un boom della medusa Pelagia nel Mediterraneo occidentale, mentre in Alto Adriatico è tornata dopo quasi un secolo la Drymonema dalmatinum, la medusa più grande del 1Mediterraneo con un cappello di circa 80 cm” E’ una specie rarissima, e ci sono pochissime segnalazioni. Ed è parente di Cyanea capillata, la medusa criniera di leone che vive nel mare del Nord e in Atlantico.

la Pelagia quest’anno si è riprodotta tantissimo e le correnti possono spingere queste specie marine urticanti, tipiche del Mediterraneo e dal caratteristico bordo violaceo, sul mar Ligure, il Tirreno e lo Ionio e come ben sappiamo anche nel Canale di Sicilia.  Ma c’è un antidoto la maxi medusa Drymonema dalmatinum ha un pregio, oltre essere innocua si nutre di altre meduse, ed è lo stesso proliferare delle specie urticanti a favorire la crescita dei mangiameduse come le tartarughe marine, i pesci luna e, ora, anche Drymonema.

 

 

Viva il peperoncino

Il peperoncino è un frutto. Oltre che essere buono e decorativo, fa bene alla salute.

Recenti studi attribuiscono alla capsaicina, la sostanza piccante contenuta nei peperoncini, effetti sempre più interessanti. Secondo ricercatori della Purdue University di Indianapolis, mangiare 2peperoncino può aiutare a ridurre l’appetito nei confronti sia dei cibi salati che di quelli dolci e questo può risultare di grande aiuto per evitare gli eccessi di cibo estivo. E ancora, in uno studio pubblicato in Alimentari Pharmacolology e Therapeutics, il peperoncino viene indicato anche come ottimo coadiuvante nel lenire le dispepsie, (bruciori di stomaco).

Secondo un’indagine della Di Meo’s chili peppers plants tra i propri clienti appassionati del pollice verde, sono più del 5 % quelli che scelgono il piacere di piantare in giardino o sul balcone, assieme ai fiori le piante di peperoncino. Insomma inserire il peperoncino tra gli hobby e nella propria dieta estiva potrà essere un ottimo modo per evitare lo stress da ferie, badare al benessere e tenere a freno le intemperanze alimentari seguendo anche il salutare motto: “meno sale più aromi!”. Per quanto riguarda l’effetto ornamentale i frutti di alcune varietà hanno forme curiose e colori affascinanti, ad esempio: quelli del Rocotillo assomigliano al rosso copricapo del vescovo, quelli del Cayambe (tipo cayenna) sono appuntiti e puntati verso l’alto a ricordare le fiamme delle candele e quelli del Peter Pepper invece hanno una divertente forma fallica benaugurante! Insomma la coltivazione del peperoncino è un hobby coinvolgente perché piace alla mente, fa bene al corpo e soddisfa il gusto.

Coltivarli è facilissimo, basta disporre di un’aiola o di un vaso, acquistare delle piantine, porle a dimora e, con un po’ d’acqua e di pazienza il gioco è fatto.

 

Fare sesso fa dimagrire

Se è vero che far l’amore fa bene all’umore è utile sapere che fa anche dimagrire.. Secondo uno studio di Bigodino.it ecco alcune utili indicazioni “Sesso & Cibo: Istruzioni per l’uso.” per spiegare quali siano le posizioni più indicate perché far sesso diventi anche un modo per rimanere in forma. 3Si scopre così che dieci minuti di rapporto sessuale in piedi fanno consumare 600 calorie, pari a due fette di torta al cioccolato, mentre la posizione del missionario per dieci minuti vale 250 calorie, pari a una coppa e mezza di gelato alla crema. Invece un minuto passato a scambiarsi un bacio appassionato: solo 26 calorie quindi meglio darsene almeno 10.

Luglio 2014

Il Polo Nord navigabile entro il 2050

Lo scioglimento dei ghiacci porterà le navi a navigare direttamente nel Polo Nord entro la metà del

secolo, riducendo così tempi e costi dei commerci tra Europa e Cina e ponendo al contempo nuove sfide economiche, strategiche e ambientali. Gli studiosi prevedono, alla luce dei dati sullo scioglimento dei ghiacci, che tra il 2040 e il 2059 le navi saranno in grado di navigare in zone finora inaccessibili dell’Artico, almeno nel momento più caldo dell’anno, intorno a settembre. E la rotta del

Polo Nord sarebbe il 20% più breve di quella del Mare del Nord che costeggia la Russia e il 40% più corta di quella che passa per il Canale di Suez.

Tuttavia la prospettiva di un Artico aperto alla navigazione, hanno sottolineato gli studiosi, “evidenzia l’urgenza di una struttura normativa vincolante dell’Organizzazione marittima internazionale per garantire adeguate tutele ambientali, standard di sicurezza per le navi e capacità di intervento per operazioni di salvataggio”.

 

Barriere antimeduse. Forse è una soluzione.

Impossibile in tutta l’estate uscire indenni totalmente dalle loro punture. Sono le meduse, sempre più ricorrenti, sempre più variegate e sempre più minacciose per il nostro habitat. Dopo la recente scoperta nell’Alto Adriatico di una nuova specie aliena crescono infatti gli interrogativi sulla presenza di meduse nel Mediterraneo e tra i bagnanti cresce anche un po’ di panico Pantelleria inclusa. E da un’azienda che opera nel settore della sicurezza ambientale arriva una barriera anti-meduse, per regalare bagni tranquilli a grandi e piccini in attesa di capire come impedire questa Immagineinvasione. Forse è stata trovata una soluzione : una barriera galleggiante composta di una parte superiore gonfiabile per restare a pelo dell’acqua, e da una rete a maglia fine che si immerge sotto la superficie dell’acqua per circa 70 centimetri, la barriera blocca meduse, alghe e rifiuti. Proposta dall’emiliana Airbank è molto semplice da utilizzare: si posiziona al largo della spiaggia, in modo che delimiti l’area di balneazione da proteggere, e impedisce che qualsiasi oggetto o forma di vita indesiderata penetri nella zona protetta. La barriera contro le meduse è dunque anche un modo per ripulire le acque, perché grazie al suo funzionamento sarà sufficiente provvedere alla raccolta di tutti i rifiuti bloccati all’esterno della barriera con un solo passaggio.

 

Smettere di fumare con cerotti e sigarette elettroniche farebbe più male che fumare.

I prodotti a base di nicotina usati per smettere di fumare, come cerotti, gomme e sigarette elettroniche, anziché portare benefici potrebbero essere dannosi per la salute perfino con un effetto cancerogeno, rendendo il loro utilizzo poco sicuro. A lanciare l’allarme i ricercatori del Virginia Bioinformatics Institute, negli Usa, in uno studio pubblicato sulla rivista Oncotarget.

Eseguendo degli esami in laboratorio, infatti, gli studiosi hanno riscontrato che la nicotina provocava migliaia di mutazioni chiamate polimorfismi del singolo nucleotide (Snp) nelle cellule esposte, rispetto a quelle di controllo. Modelli simili di mutazioni sono stati osservati anche nelle cellule che sperimentano stress ossidativo, un effetto precursore del cancro, portando quindi a smentire tutte le teorie precedenti secondo le quali la nicotina – tra le 4.000 sostanze chimiche presenti nella sigaretta – era quella in qualche modo più ‘sana’.

GIUGNO 2014

Il vino rosso non migliorerebbe la salute.

Già i nostri nonni ci avevano assicurato che il vino rosso, l’uva e nella cioccolata, migliorano la 1salute e  proteggono dalle patologie cardiache, infiammatorie e dal cancro grazie agli antiossidanti che contengono. Tutte balle secondo i ricercatori, della Johns Hopkins university school of medicine di Baltimora che, in una ricerca pubblicata su Jama Internal Medicine, che smentiscono le virtù della sostanza. E lo fanno studiando una fetta di popolazione italiana avvezza a bere vino rosso di ottima qualità e ricco di resveratrolo, circa 800 uomini over 65 abitanti dell’area del Chianti. Sul campione il consumo di vino rosso non ha svolto alcun effetto protettore nei confronti di patologie cardiache e cancro. Gli studiosi, in questo modo, smentiscono apertamente il ‘paradosso francese’ secondo cui la minor frequenza di patologie cardiache a dispetto di una dieta ricca di grassi dei francesi dipenda dal consumo regolare di vino rosso.

 

 

 

 

 

 

 

Il fondo del mare ci salverà.

Stanno diventando numerosi i progetti che muovono dalla convinzione che il fondo marino sarà il futuro delle medicina. Le sequenze genetiche di alcuni animali e piante marine, insieme al 2particolare ambiente in cui vivono, fanno pensare che sia possibile ricavare farmaci di nuova generazione come antibiotici superpotenti. Il mare – spiegano gli studiosi – è un ambiente particolarmente adatto a creare novità e a testarle. E’ un fantastico, instancabile innovatore. Per di più è ancora poco esplorato. Con le nuove tecnologie si può fare oggi uno screening metodico di ciò che il mare può offrire e dei prodotti che se ne possono ricavare, afferma un altro ricercatore. Già le ricerche in Scozia hanno dato buoni risultati: vicino a Culzean, ad esempio, si raccolgono le alghe che le onde riversano sulla costa per ricavarne una sostanza, il calcio alginato, ottimo per proteggere le ferite.  Sembra una corsa all’oro da parte delle aziende farmaceutiche ma attenzione a non danneggiare il fondo marino.

 

Il ghiaccio artico diminuisce mentre all’antartico cresce

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Il ghiaccio marino dell’Antartide si è esteso a livelli record nel mese di aprile, al contrario del ghiaccio artico, dove lo scioglimento estivo ha spinto i livelli ben sotto la media del periodo 1981-2010. Un fenomeno attribuito dagli scienziati a mutamenti nell’andamento dei venti, legati a loro volta alla crescente concentrazione di gas serra nell’atmosfera.

Una ricerca dell’Università Nazionale Australiana indica che i cambiamenti nel ghiaccio marino antartico, che aumenta in alcune regioni e diminuisce in altre, sono causati in gran parte dal rafforzarsi dei venti occidentali, che soffiano in cerchio senza ostacoli sopra l’Oceano Meridionale. Usando dati derivati da carotaggi di ghiaccio antartico e da altre fonti, i ricercatori, hanno misurato che i venti nell’Oceano Meridionale sono più forti ora di quanto siano stati negli ultimi 1000 anni.

Il rafforzarsi dei venti aiuta anche a risolvere un dilemma del cambiamento climatico: perché l’Antartide non si riscalda allo stesso passo degli altri continenti e dell’Artide. La ragione delladiscrepanza, spiega Abram, è che l’aria fredda rimane intrappolata sopra l’Antartide, causando maggiori nevicate in alcune regioni. Tuttavia le aree esposte a vento più forte e a mare più caldo, come la penisola antartica, si riscaldano più rapidamente di qualunque altro luogo nell’emisfero sud.

 

Gli allevamenti di polli produrranno il miglior fertilizzante

Cinque Paesi con a capofila l’Università di Bologna sono a caccia di un nuovo terreno di sviluppo imprenditoriale ecosostenibile. Parliamo di biomasse e di un progetto che non solo realizza una tecnologia innovativa, ma sicura anche di dar vita a un “cluster”, cioè a un modello di governo del problema cui applicarla.

4È la cosiddetta pollina, la problematica risultante degli enormi allevamenti di polli e di galline che sono in piena produzione nella Pianura Padana. A causa dell’enorme concentrazione di aziende avicole, mangimi e sostanze organiche con cui vengono alimentati gli animali si trasformano in montagne di pollina che il territorio non è in grado di ricevere, con il conseguente problema dell’accumulo di nitrati nel terreno. Tradizionalmente la pollina si spargeva sui campi, ma ora si è ormai abbondantemente raggiunta e superata la soglia di saturazione. Al contrario, la produzione di biochar permette una gestione ottimale del problema È la soluzione della Terra Preta, già nota alle civiltà precolombiane con la carbonizzazione di sostanze organiche e che ancora rende fertili vaste aree nella Foresta Amazzonica dopo 1000 anni.

 

Maggio 2014

Le bevande light fanno male alle donne.

 

1Allarme cuore per le bevande gassate ‘Light’: i drink tipo coca-cola e altri simili nella versione senza zucchero ma con dolcificanti vari, aumenterebbero i rischi di infarto,ictus e altri disturbicardiovascolari nelle donne di una certa eta’ ma peraltro sane.

Lo afferma uno studio presentato al meeting annuale del College Americano di Cardiologia ad Washington: i dati emersi dalla ricerca evidenziano un incremento del 30% delle probabilita’ di malattie cardiocircolatorie tra le donne che bevono due o piu’ bevande gassate Light al giorno.

Inoltre, queste pazienti hanno mostrato rischi piu’ elevati addirittura del 50% di morte per malattie associate al cuore, rispetto a chi non beve questi drink.

 

 

La capra è un animale intelligente

Le capre sono molto più intelligenti e acute di quanto si pensi, secondo un nuovo studio della 2University di Londra pubblicato sulla rivista /Frontiers in Zoology/. Il detto “sei una capra…” abusato da Sgarbi dovrebbe essere quindi sfatato. La ricerca ha dimostrato che le capre imparano a risolvere compiti complessi in modalità e tempi rapidi e possono ricordare gli insegnamenti appresi per un periodo di almeno dieci mesi. Una caratteristica che spiega la notevole e conosciuta capacità di adattarsi agli ambienti difficili di questi animali da allevamento.

I ricercatori inglesi hanno addestrato un gruppo di capre a recuperare il cibo da una scatola con una sequenza concatenata di passi. La capacità degli esemplari di ricordare l’operazione è stata testata un mese e dieci mesi dopo la prima esperienza post training. Le capre hanno imparato la sequenza in dodici lezioni e hanno impiegato meno di due minuti per ricordarla successivamente.

 

 

Vita possibile su  Encelado, una luna di Saturno

 

3Su quella luna di Saturno c’è un oceano che ha le caratteristiche per ospitare la vita. I dati che hanno portato alla scoperta segnano un ulteriore successo della missione Cassini, nata dalla collaborazione tra Nasa, Agenzia Spaziale Europea (Esa) e Asi. Con Iess, del dipartimento di Ingegneria meccanica e aerospaziale della Sapienza, hanno collaborato Marzia Parisi e Marco Ducci, della stessa Università, e Paolo Tortora dell’Università di Bologna.

“I dati sono sorprendenti”, ha detto Iess. Dalla ricerca emerge che alla profondità di 30-40 chilometri sotto il polo Sud di Encelado esiste una massa d’acqua pari a quella del secondo lago più grande della Terra, il Lago Superiore, profonda otto chilometri e si estende dal Polo Sud almeno fino alla latitudine di 50 gradi. Il fatto che l’oceano abbia un fondale roccioso implica che l’acquasia a contatto con silicati: una condizione nella quale potrebbero avvenire reazioni chimiche interessanti e potenzialmente ricche.

“C’è una ragionevole certezza – ha aggiunto Iess – che in quell’oceano nascosto possa esistere un ambiente potenzialmente favorevole alla vita”. Personalmente il ricercatore ritiene questa probabilità molto bassa, “ma non possiamo escluderla, anche una piccolissima probabilità sarebbe un risultato straordinario”.

Dilaga l’epatite A. Colpa dei frutti di bosco surgelati.

4 Il veicolo del contagio sono frutti di bosco surgelati, se mangiati crudi Secondo i dati del ministero della Salute e dell’Istituto superiore di sanità (Iss), tra il primo gennaio 2013 e il 28 febbraio 2014 i casi denunciati sono stati 1.463.

Dalle indagini svolte in questi mesi dal reparto Epatiti virali dell’Iss risulta che tra i casi sottoposti a esame virologico (367 sui 1.463 notificati dalle Asl), quasi il 70 per cento presentava lo stesso tipo di infezione e il virus era identico a quello trovato nei frutti di bosco surgelati risultati contaminati. “Per questo motivo – spiega la dottoressa *Anna Rita Ciccaglione,* direttrice del reparto Epatiti virali dell’Iss – si parla di epidemia: questi soggetti sono stati infettati da uno stesso ceppo virale che suggerisce una comune fonte di contagio.

Aprile 2014

“Le piante sono capaci di prendere decisioni complesse”

Gli scienziati hanno osservato che il Berberis è capace di abortire i propri semi per prevenire l’infestazione dei parassiti “Le piante sono capaci di prendere decisioni complesse”Berberis vulgaris

UN GRUPPO  di scienziati dell’Helmholtz Centre For Environmental Research  ha scoperto che le

piante sono capaci di prendere decisioni complesse. Gli studiosi, in collaborazione con colleghi dell’Università di Gottingen hanno infatti trovato che il Berberis (Berberis vulgaris) è capace di abortire i propri semi con lo scopo di prevenire l’infestazione dei parassiti. Il risultato rappresenta la prima prova ecologica di un comportamento complesso nelle piante.

Secondo gli scienziati, la scoperta indica che questa specie È dotata di una memoria strutturale ed è capace di esaminare e valutare condizioni interne ed esterne, così come di anticipare i rischi futuri.

 

“Entro il 2100 temperature saliranno di 4 gradi: sarà un’apocalisse”

LA TERRA diventerà un pianeta torrido, con temperature medie che saliranno di 4 gradi entro il 2100. A lanciare l’allarme è uno studio condotto dall’università del New South Wales   in Australia. Tutta colpa delle emissioni di anidride carbonica e delle loro interazione con le nuvole della nostra atmosfera. Secondo lo studio, le nubi, a causa dell’aumento dei livelli di CO2, non saranno più in grado di riflettere i raggi solari  e trasformeranno la Terra in un luogo inospitale.

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I modelli climatici messi a punto da Steven Sherwood e altri scienziati dell’università del New South Wales, hanno dimostrato che il clima terrestre è molto più sensibile di quanto si pensasse all’anidride carbonica. Le emissioni di CO2 vanno infatti a mescolarsi con i gas della troposfera, la fascia dell’atmosfera più vicina alla terra. In questa zona si creano le nuvole che riflettono i raggi solari, mitigando il clima. Ma se le emissioni di anidride carbonica non verranno ridotte, queste nuvole diventeranno più rare e scomparirà lo schermo che ci protegge dal calore solare.

“L’aumento delle temperature sarà molto maggiore di quanto si era finora stimato  la vita sarà difficile se non impossibile, soprattutto nella zona dei tropici”. Ma il cambiamento climatico potrebbe interessare tutte le aree del pianeta. La sua ricerca conferma che un aumento di 4 gradi della temperature terrestre comporterebbe lo scioglimento completo della calotta glaciale della Groenlandia. Anche vaste zone dell’Antartide si scongelerebbero, causando l’innalzamento del livello dei mari di molti metri.

 

Correre fa “ringiovanire” il nostro cervello

Correre aiuta a “ringiovanire” il cervello. E’ questo il risultato dei test condotti dai ricercatori italiani sui topi nell’Istituto di biologia cellulare e neurobiologia del Consiglio nazionale delle ricerche (Ibcn-Cnr), i cui risultati sono pubblicati sulla rivista Stem Cells. Secondo i ricercatori, i nuovi dati aprono nuove prospettive nell’ambito della medicina rigenerativa del sistema nervoso centrale. 2Finora era noto che l’esercizio fisico porti benefici anche al cervello, favorendo la produzione di nuovi neuroni. Adesso per la prima volta si dimostra che correre può stimolare la produzione di nuove cellule staminali, rallentando in questo modo il processo di invecchiamento del cervello e favorendo capacità fondamentali, come la memoria.  “Questa ricerca ha scardinato un dogma della neurobiologia”, osserva il coordinatore della ricerca, Stefano Farioli-Vecchioli. “Finora – prosegue – si pensava che il declino della neurogenesi nell’età adulta fosse irreversibile”. I test sono stati condotti su topi privi del gene chiamato Btg1, che in condizioni normali agisce come un freno alla proliferazione delle cellule staminali. Osservando gli effetti prodotti su questi topi dalla corsa, i ricercatori hanno osservato che “nel cervello adulto un esercizio fisico aerobico come la corsa blocca il processo di invecchiamento e stimola una massiccia produzione di nuove cellule staminali nervose nell’ippocampo, aumentando le prestazioni mnemoniche”.

Marzo 2014

Gli antenati avevano gli occhi blu.

Gli Europei di 7.000 anni fa, quindi probabilmente anche i sesioti progenitori dei panteschi,  avevano occhi blu e pelle scura: l’aspetto delle antiche popolazioni di cacciatori-raccoglitori è stato ricostruito per la prima volta grazie all’analisi del Dna dei resti di un individuo vissuto nel Mesolitico in Spagna. Il risultato, pubblicato sulla rivista Nature, si deve al gruppo coordinato da Carles Lalueza-Fox, dell’Istituto di Biologia Evolutiva a Barcellona             . 1

I resti dell’uomo sono stati scoperti nel 2006 con un altro scheletro maschile nel sito La Brana – Arintero in Valdelugueros, nel Nord della Spagna. Entrambi gli uomini sono vissuti nel Mesolitico, il periodo compreso fra 10.000 a 5.000 anni fa (tra il Paleolitico e Neolitico), che si conclude con l’avvento dell’agricoltura e l’allevamento, pratiche arrivate dal Medio Oriente.

 

I siciliani, inclusi i panteschi, sono grassi? Colpa dei troppi arancini, gelati e cassate.

Gli arancini, i gelati, i dolci siciliani sono una meraviglia. E si vede. Infatti la metà dei siciliani dovrebbe mettersi a dieta: sono oltre 3 milioni le persone con problemi di peso, circa il 47% della popolazione residente nell’isola. E’ quanto emerso nel corso del convegno scientifico “l’Obesità in Sicilia”, che si è svolto a Palermo. Secondo gli esperti, i siciliani obesi sono 800 mila, quelli in sovrappeso 2,3 mln e nell’isola si registra la più alta concentrazione di bambini obesi d’Italia.

 

Un giorno, fortunatamente ancora lontano, i topi potrebbero arrivare a pesare 80Kg.

UN inquietante segnale era arrivato poche settimane fa dalla Gran Bretagna. Grossi ratti che, soprattutto nelle regioni meridionali del Paese come Berkshire e Oxfordshire, sembrano immuni a ogni strategia adottata per contrastarne la diffusione. Di dimensioni sempre più grandi, sono infatti in grado di resistere ai veleni più diffus Oltremanica.

I topi si trovano su molte, se non tutte le isole del mondo,Pantelleria inclusa,  e, una volta insediati nelle diverse zone, è difficilissimo sradicarli. Hanno fatto fuori molte specie locali e spesso ne hanno velocizzato l’estinzione. Come sempre accade in natura, ogni vuoto dell’ecosistema viene rapidamente colmato: “L’ecospazio si è svuotato. E i ratti sono in un’ottima posizione per rioccuparne una parte significativa. Ovviamente nel medio e lungo periodo geologico. Insomma, non si parla certo di domani mattina. Ma i casi di cronaca che arrivano da ogni parte del mondo, Inghilterra compresa, sembrano appunto i primissimi passi verso lo scenario disegnato dal docente e ricercatore dell’ateneo di Leicester.  2

 

 

 

 

Apre in Sicilia il primo allevamento di dromedari d’Italia

A Trecastagni, in Sicilia, è stato aperto il primo allevamento di dromedari in Italia, il secondo in Europa. Siamo sull’Etna, esattamente in contrada Ronzini. L’idea è di un giovanissimo veterinario, Santo Fragalà, classe 1988, appassionato di animali, docente di fisiologia equina a Messina e con un grande sogno nel cassetto: dedicare la sua vita ai dromedari, a cui tiene moltissimo.. I suoi tre gioiellini si chiamano Carmen, Jasmine e Mustafà (due femmine ed un maschio) i quali produrranno latte da commercializzare in campo alimentare e da utilizzare per prodotti cosmetici e dolciari, dalle creme alla schiuma da bagno fino allo shampoo.

Febbraio 2014

L’Italia, ma anche Pantelleria, possiede una risorsa importante per il rilancio dell’economia: parchi e aree protette.

Secondo un studio della fondazione Symbola, dai parchi discende il 3,2% della ricchezza nazionale. E  la rete dei piccoli impianti fotovoltaici nei Comuni interessati da questi flussi registra il 4% del fotovoltaico nazionale.

I  parchi possono e devono quindi diventare un  motore di sviluppo locale di qualità e di maggior benessere. Un discorso che riguarderebbe anche l’isola di Pantelleria.Tutto bene quindi? Le cose come sempre non sono così semplici.  Le criticità ci sono e riprendere il percorso per completare e innovare le norme quadro in materia a livello nazionale, sarà lungo e accidentato. Un esempio favorevole comunque esisterebbe: il  percorso che e’ stato già  intrapreso dalla Regione Toscana ma che purtroppo non ha ancora prodotto le importanti novità che tutti auspicano.

L’Italia tornerà  a crescere se si realizzano norme e provvedimenti chiari e netti, con scelte ecologicamente sostenibili, altrimenti si continuerà a pagare gli errori per decenni. E in Italia non mancano gli esempi ad iniziare da più macroscopico da l’Ilva di Taranto alle “terre dei fuochi” campani. Ma anche a Pantelleria non mancano esempi negativi anche se meno macroscopici: dalle troppe discariche abusive alle difficoltà per istallare impianti fotovoltaici. Purtroppo allo stato poco si muove. E non sono certi sufficienti i documento per rilanciare la crescita mettendo al centro le politiche ambientali e superare la crisi, coniugando lo sviluppo economico e occupazionale con la tutela e la valorizzazione dei beni comuni come la difesa del suolo, l’acqua, il territorio e l’aria, come quello sottoscritto mesi fa da circa 100 tra deputati e senatori. Per godere di qualche  risultato positivo  però ci toccherà aspettare e sperare.

 

 

La pagella scolastica? Dipende dal DNA

l’influenza dell’ambiente che circonda lo studente (genitori, fratelli, maestri e professori benessere , povertà e altro ancora) conta relativamente poc sui risultati scolastici degli studenti. In particolare sfuggono alle situazioni ambientali i risultati ottenuti nelle materie scientifiche. Lo dimostra un maxi-studio su oltre 11 mila coppie di gemelli condotto presso il King’s College di Londra e la ricerca non vuole accreditare la tesi che non vi sia l’influenza dell’ambiente su crescita e sviluppo culturale e sulle performance scolastiche e che il rendimento scolastico sia un dono o una tara ereditaria; dimostra invece che in buona parte la riuscita di ciascuno a scuola e le differenze di rendimento tra studenti sono spiegabili chiamando in casa il loro ‘curriculum genetico’, ovvero le loro predisposizioni naturali. 1

Gli studi su gemelli sono perfetti per misurare il peso di geni e ambienti su una certa caratteristica individuale, in questo caso le capacità scolastiche. Questo perché mentre i gemelli identici hanno lo stesso Dna al 100%, i gemelli ‘diversi’ (propriamente detti eterozigoti)condividono solo metà dei geni. Confrontando le performance scolastiche di queste coppie di gemelli si può dunque risalire al peso di geni e ambiente sulle stesse. Per farlo i ricercatori hanno confrontato i voti presi a un esame che in Gran Bretagna si fa a 16 anni e cioè alla fine della scuola dell’obbligo. Guardando le differenze tra i risultati conseguiti da ciascuna coppia di gemelli identici e le differenze di ciascuna coppia di gemelli non identici gli esperti hanno calcolato che i geni pesano fino al 58% sui risultati scolastici, specie sui risultati alle materie scientifiche, meno per le umanistiche. L’ambiente comune condiviso dai gemelli (ad esempio la famiglia, il quartiere, le condizioni socioeconomiche, la scuola frequentata etc) pesa per il 29% e l’ambiente non condiviso (ovvero ciò che un gemello fa da solo senza suo fratello o sorella) per il restante 13%.

 

 

Lo afferma una ricerca spagnola: il sugo al pomodoro è un elisir di salute che riduce il rischio di malattie.

Il mix di ingredienti del sugo di pomodoro è un concentrato di polifenoli che riducono il rischio di malattie cardiovascolari e tumori.

È una combinazione ideale di gusto e salute. Il sugo di pomodoro è stato appena «incoronato» principe della dieta sana da una ricerca spagnola pubblicata sulla rivistaFood Chemistry

<http://splashurl.com/qx55qyd perché, oltre a essere buono, è pieno zeppo di nutrienti salutari: ben 40 tipi diversi di polifenoli che aiutano a ridurre il rischio di malattie cardiovascolari e numerosi carotenoi  di protettivi contro i tumori.

 

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Le donne italiane vivono più degli uomini ma la distanza si accorcia

Le donne vivono sempre più a lungo rispetto agli uomini (84,5 anni contro 79,4), ma la distanza si sta gradualmente accorciando. Infatti, dal 2009 al 2011 l’aspettativa di vita degli uomini è aumentata di 8,5 mesi contro i 6 delle donne. Continuano a combattere con sovrappeso e obesità forse anche a causa della maggior sedentarietà che porta il sesso femminile a rappresentare la quota maggiore di “pigre” (44,37% contro 34,98%). Consumano molti più farmaci dei maschi (42,92% contro 34,31%) e sviluppano una maggiore incidenza di patologie cronico degenerative come demenza e artrosi. Inoltre, più spesso degli uomini devono combattere contro tumori maligni, soprattutto nel Nord Italia. Sono alcuni dati sullo stato di salute delle donne italiane “fotografato” nella IV edizione del Libro bianco di O. N. Da, realizzato grazie al contributo di Farmindustria.

 

Gennaio 2014

Gli uomini di Neanderthal erano cannibali.

Gli uomini di Neanderthal erano cannibali nei periodi in cui non riuscivano a trovare cibo. La scoperta è stata fatta da un gruppo di ricercatori spagnoli che ha svolto una serie di scavi nel sito di El Sidron, nel nord della Spagna, riuscendo a ricostruire quanto accaduto con una precisione senza precedenti, usando le tecniche di indagine tipiche della polizia scientifica nella serie tv Csi.

Come si legge sul /Sunday Times/, gli studi condotti sulle ossa ritrovate sono stati presentati alla /Royal Society/ di Londra. “I membri di una famiglia formata da 12 persone – ha spiegato Carles Lalueza-Fox dell’Istituto di biologia evoluzionaria a Barcellona – fra cui tre femmine e tre maschi adulti, e tre bambini fra i due e i nove anni, sono stati uccisi e macellati da altri Neanderthal”.

I nostri antenati sono vissuti in un periodo fra i 240 mila e i 30 mila anni fa. E di fronte a stagioni di carestia arrivavano anche ad attaccare i clan vicini e a forme di cannibalismo. I ricercatori hanno potuto analizzare come una “scena del crimine” la caverna in cui si erano accumulate le ossa delle vittime: il “banchetto” sarebbe durato tutto un giorno nel lontano 49 mila avanti Cristo.

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Il 2013 è uno degli anni più caldi

Secondo la World Meteorological Organization (Wmo), il 2013 e’ nella top ten degli anni piu’ caldi di cui si posseggono dati. “Le Filippine – ha dichiarato Michel Jarraud, a capo della Wmo – sono state scosse dal tifone Haiyan, e stanno ancora lottando per riprendersi da quello che le ha colpite un anno fa. Anche se i cicloni tropicali, singolarmente, non possono essere attribuiti direttamente ai cambiamenti climatici, i livelli piu’ elevati del mare stanno gia’ rendendo le popolazioni costiere piu’ vulnerabili alle mareggiate”. Jarraud, inoltre, si aspettava un aumento dell’intensita’ dell’impatto dei cicloni. “Tutti gli anni piu’ caldi – ha continuato – vengono dopo il 1998, e il trend continua anche quest’anno. L’anno piu’ freddo, dopo il ’98, e’ comunque piu’ caldo di qualunque anno prima del 1998. Le concentrazioni di anidride carbonica e di altri gas serra hanno raggiunto nuovi picchi nel 2012 e ci aspettiamo che raggiungano ancora livelli senza precedenti nel 2013”. Di queste e altre ricerche si sta discutendo in questi giorni durante i negoziati sul clima delle Nazioni Unite di Varsavia, Polonia.

 

Scoperta l’isola che non c’è

“Seconda stella a destra, questo è il cammino”, cantava Bennato rivisitando la favola di Peter Pan, poi la strada per “l’isola che non c’e'” l’hanno trovata casualmente alcuni piloti russi mentre sorvolavano con i loro elicotteri il mare (Artico) di Laptev, nella repubblica siberiana di Yakuzia, vicino all’arcipelago delle isole di Novosibirski.

All’inizio è sembrato loro strano, pensavano che non potesse esistere un’isola che non c’è sulle mappe ma, per non sapere né leggere né scrivere, in ogni caso hanno preso le coordinate. Poi hanno deciso di fare un secondo sorvolo per essere sicuri di non aver avuto delle allucinazioni. Al secondo giro con i loro Mi-26 non hanno avuto dubbi e hanno regalato alla Russia, che è già il Paese più grande (e in alcuni casi inesplorato) del mondo, altri 500 metri quadri di superficie.

 

Il nuovo isolotto e’ stato battezzato “Iaia”, come riferisci il tabloid Komsomolskaya Pravda. Due le ipotesi per spiegare come sia potuta spuntare dal nulla: la meno probabile è che si sia formata recentemente, anche perchè nell’Artico non ci sono vulcani; la più accreditata invece è che esistesse già ma che nessuno l’avesse vista e quindi mappata perché mimetizzata nel manto candido dell’Artico dal ghiaccio che la ricopriva interamente.

 

 

Per i cinesi lo smog è utile. Contenti loro….

Lo smog  che avvolge le città della Cina ha anche un aspetto  positivo, secondo il quotidiano nazionalista Global Times. “Lo smog può nuocere alla salute e alla vita quotidiana della gente… ma sul campo di battaglia, può fornire un vantaggio difensivo nelle operazioni militari”. Insomma, l’inquinamento è utile alla difesa  militare del Paese. Il giornale ricorda che durante la guerra per il     Kosovo, l’esercito serbo bruciava dei copertoni per proteggere gli obiettivi dei raid aerei della Nato. Inoltre, prosegue il Global Times, durante la  guerra del Golfo le tempeste di sabbia hanno  quasi del tutto annullato la capacità delle forze corazzate americane di individuare i carri armati irakeni. L’articolo del giornale nazionalista viene dopo che nello scorso fine settimana  vaste aree della Cina orientale, compresa la capitale finanziaria Shanghai, hanno registrato livelli di inquinamento atmosferico senza  precedenti. L’articolo ha suscitato la reazione di decine di lettori del giornale (lapresse) * Pechino, lo smog? “E’ utile per la difesa”

 

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Dicembre 2013

Pomodoracci olandesi

Di Mario Pulimanti

L’Italia importa dall’Olanda quasi centomila tonnellate di pomodori freschi ogni anno, al terzo posto

dopo Germania e Gran Bretagna. Così, grazie alle imposizioni della Commissione europea, per fare il sugo invece del pomodoro  di pachino cresciuto placidamente al sole mediterraneo usiamo un

pomodoraccio olandese gonfiato in serra. Però il sugo non ha proprio lo stesso sapore. Della PAC

(Politica agricola comunitaria) ho pressoché la stessa opinione che Dante aveva dei pisani.

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Alcol e fumo rallentano consolidamento delle fratture.

Fumare o bere alcool rallenta la ripresa dei pazienti dopo una frattura. Cattive abitudini che nei fumatori allontanano la guarigione nel 30% di casi. Lo rivela uno studio appena presentato al 98° Congresso della /Societa’ /italiana di ortopedia e traumatologia//(Siot).  Un problema che emerge anche quando si assumono droghe.

Ogni anno si stima che circa il 15% delle fratture, poco più di 90.000 specialmente di gamba e di avambraccio, tardino a guarire ed evolvano in pseudoartrosi, cioe’ non consolidino. Secondo uno studio promosso dalla Siot, la fascia di popolazione piu’ a rischio e’ costituita da  giovani tra i 20 e i 45 anni con fratture esposte, cioe’ dove l’osso, spesso a causa di traumi e’ uscito fuori dalla cute. I problemi vascolari e l’infezione che ne può conseguire sono cause importanti di non guarigione della frattura, come pure possono esserlo difetti di riduzione e di sintesi chirurgica.

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Ginnastica in gravidanza accelera sviluppo cervello bebè.

Fare ginnastica in gravidanza dà una marcia in più allo sviluppo del cervello del bebè che risulterà più maturo e più reattivo a certi stimoli sin dai primi giorni di vita, con un impatto potenziale sulla

vita futura del bambino. A fare la differenza basta un regime moderato di attività fisica: 20 minuti per tre volte a settimana. Lo rivela una ricerca presentata al congresso /Neuroscience 2013/ che si tiene a San Diego e condotta da Dave Ellemberg dell’*Università di Montreal

A pochi giorni dalla nascita è stata misurata la reattività cerebrale dei bebè (nel sonno) in risposta

a certi stimoli di tipo sonoro, usando un elettroencefalogramma con elettrodi morbidi. Ebbene è emerso che i figli delle mamme attive fisicamente in gravidanza mostravano un’attività neurale più ”matura”, segno che il loro cervello si era sviluppato più rapidamente. Adesso gli esperti proseguiranno lo studio per andare a verificare se lo sport in gravidanza ha un impatto duraturo sul cervello del bebè con influssi sullo sviluppo linguistico, cognitivo e motorio visibili nei primi anni di vita.

 

Si trova Australia il più antico segno di vita trovato sulla terra

Un complesso ecosistema microbico scoperto in rocce sedimentarie ben preservate di quasi 3,45 miliardi di anni fa, nella regione desertica di Pilbara in Australia occidentale, è il più antico segno di vita conosciuto sulla Terra. Il ritrovamento, da parte di ricercatori australiani e statunitensi, guidati dal biogeochimico David Wacey dell’Università del Western Australia, potrà aiutare a meglio comprendere l’evoluzione del sistema solare.

Novembre 2013

Trivellazioni nel parco dei gorilla: al no si unisce il governo Britannico e nel nostro piccolo anche “il panteco” e Pantelleria.

Londra appoggia la campagna Draw the Line del Wwf. Le trivellazioni violerebbero le linee guida dell’Ocse I gorilla di montagna del Parco Virunga. Esiste un posto, nel cuore del Congo, dove vive una quota significativa delle poche centinaia di gorilla di montagna ancora esistenti e che tutti abbiamo potuto amgorillamirare nel film “Gorilla nella nebbia” sull’autobiografia di Dian Fossey. Ma questi splendidi animali (solo 800 nel mondo intero) potrebbero scomparire, quanto meno in uno dei santuari più maestosi, il Parco Virunga del Congo. E questa volta sarà colpa di una multinazionale del petrolio londinese che ha deciso di trivellare proprio lì.Sono già oltre 400 mila le persone che hanno preso posizione… aggiungi il tuo nome, proteggi il più antico parco dell’Africa: il Wwf con la campagna Draw the Line  <http://www.wwf.org.uk/how_you_can_help/virunga/> dichiara ufficialmente guerra alla Soco International, multinazionale del petrolio, che vuole andare a caccia di idrocarburi nel Virunga National Park (fondato nel 1925 in Congo), ultimo prezioso rifugio di tante specie a rischio e Patrimonio dell’umanità Unesco dal 1979 (il che dovrebbe renderlo maggiormente tutelato).

Nel parco vivono circa duecento degli 800 gorilla di montagna superstiti in tutto il mondo e le attività estrattive di Soco potrebbero mettere a repentaglio i programmi di conservazione di questi meravigliosi animali.

Scoperti sessanta nuovi animali finora sconosciuti.

In una delle ultime foreste pluviali intatte del pianeta, una spedizione di studiosi ha individuato una sessantina di animali finora sconosciuti.Tra questi un minuscolo opossum /(Marmosops parvidens)/ che sfreccia  fra i rami a caccia di insetti e frutti. Durante la spedizione gli studiosi hanno trovato ben 39 nuove specie di piccoli mammiferi, tra cui pipistrelli, ratti e opossum, che favoriscono la salute della foresta spargendo in giro i semi. Il Suriname fa parte del Massiccio della Guiana, in Sud America, che ospita oltre un quarto delle foreste pluviali del pianeta.

Il riscaldamento globale è colpa dell’uomo

Il riscaldamento globale del clima terrestre è colpa dell’Uomo: lo ha stabilito l’atteso rapporto del Comitato intergovernativo sul cambiamento climatico, istituito dall’Onu, presentato  a Stoccolma. La temperatura media della Terra dovrebbe aumentare da 0,3 a 4,8 gradi centigradi entro il 2100 secondo gli esperti che rivedono al rialzo l’aumento del livello del mare, da 26 a 82 centimetri entro il 2100. In tal caso sarebbe a rischio il lungomare di Pantelleria.

Intorno a 20.000 anni fa il tanto discusso ponte sullo stretto di Messina c’era già.

L’Enea ha messo ha disposizione le sue tecnologie per questo importante studio, che ha visto coinvolte molte discipline scientifiche.20.000 anni fa il ponte di Messina sarebbe stato inutile. Le terre erano emerse e questo permise all’Homo Sapiens di attraversarlo a piedi. Resti di Homo Sapiens e di un mammifero simile al cavallo sono stati ritrovati nella grotta di San Teodoro in Sicilia e hanno permesso di datare con esattezza il periodo delle terre emerse.

ponte Queste le conclusioni della ricerca internazionale coordinata dall’Enea, con il geomorfologo marino Fabrizio Antonioli e che per due anni ha impegnato i ricercatori nello studio dei fondali e delle coste dello stretto di Messina. Un lavoro che ha visto l’integrazione delle competenze di esperti di diverse discipline come la neotettonica, la modellistica oceanografica, la geologia marina e la paleontologia. Il risultato getta nuova luce sulla presenza dell’Homo Sapiens in Sicilia che potrebbe aver sfruttato il passaggio del ponte naturale che, per circa 1.500 anni, c’è stato tra l’isola ed il resto del continente. La Sella, questo il nome del passaggio oggi sommerso da 81 metri di mare, permise anche ad alcune specie di animali di attraversare lo stretto e quindi di popolare la Sicilia. La presenza, nel braccio di mare che separa le due terre, di forti correnti valutate intorno ai 16 nodi, ossia 4 volte maggiori di quelle attuali, rende inverosimile ogni ipotesi che l’Homo Sapiens in periodi antichi possa aver attraversato lo stretto a nuoto o con l’utilizzo di natanti rudimentali.

 I cani provano emozioni simili a quelle dei bambini

Gregory Berns, neuro-scienziato alla prestigiosa Emory university Usa, non ha dubbi: i cani hanno una capacità di sperimentare emozioni come gli esseri umani. Probabilmente come i cuccioli degli esseri umani, i bambini.

A confermare le teorie di Berns – scrive lo stesso ricercatore sul ‘New York Times’ – sono i risultati di una serie di esperimenti condotti su decine di cani per due anni sottoponendo gli amici a quattro zampe ad esami di risonanza magnetica cerebrale mentre venivano impartiti segnali diversi.  In pratica – spiega Berns – per determinare i ‘sentimenti’ canedegli animali non ci si è basati sui comportamenti degli stessi, ma sull’ attivazione di zone della materia grigia, comparando i dati con quanto avviene nelle persone.La risonanza magnetica ha così evidenziato che i cani di fronte a determinati gesti delle mani – che rappresentavano qualcosa di piacevole in arrivo per l’animale, come il ritorno a casa del padrone –hanno ‘attivato’ la zona cerebrale chiamata ‘nucleo caudato’. Questa area è la stessa che si ‘illumina’ nelle persone in associazione a sentimenti di piacere e gioia in anticipazione di determinati eventi. La neuroscienza chiama questa similarità tra cani e persone una ‘omologia funzionale, in questo caso può ben essere l’indicazione delle emozioni canine che rassomigliano a quelle dei bambini.

Ottobre 2013

Questo agosto avvistati capidogli nel mare delle Egadi

Tre esemplari di capodoglio, due di lunghezza circa 12 metri e uno più piccolo, sono stati avvistati nel pomeriggio del 18 agosto al largo dell’isola di Marettimo dalla motovedetta della Capitaneria di Porto di Trapani CP 562, intervenuta a seguito di una segnalazione ricevuta da uno yacht di turisti che si trovava nell’area.

Su Saturno c’è acqua

sono stati portati in superficie da un’enorme e violenta tempesta sta scuotendo l’atmosfera del pianeta come un frullatore, facendo emergere materiali che normalmente sono nascosti a centinaia di chilometri di profondità . Li ha identificati Cassini, la sonda di Nasa, Agenzia spaziale europea (Esa) e Agenzia spaziale italiana (Asi), che si trova nel sistema di Saturno dal 2004.

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In uno studio pubblicato sulla rivista Icarus, il gruppo di ricerca guidato da Lawrence Sromovsky, dell’università  del Wisconsin a Madison, ha utilizzato le osservazioni in banda infrarossa raccolte nel 2011 dalla sonda Cassini per studiare nei dettagli la composizione e i movimenti della tempesta, che sta tormentando l’emisfero Nord del pianeta dalla fine del 2010, come accade ciclicamente ogni 30 anni terrestri (cioè¨ ogni anno su Saturno).

Dai dati è emerso che nella parte più alta della tempesta ci sono delle nuvole, le cui particelle sono composte da tre sostanze: ghiaccio d’acqua, ghiaccio di ammoniaca e un terzo gas che potrebbe essere idrosolfuro di ammonio. E’ la prima osservazione diretta di acqua in forma di ghiaccio su Saturno: questa si sarebbe formata per condensazione e raffreddamento dei vapori d’acqua che la tempesta ‘frullatore’ avrebbe fatto risalire dagli strati più bassi dell’atmosfera.

 

Vuole fotografare una pianta carnivora e questa lo mangia vivo. Accade nelle Filippine

2 Alcuni turisti italo-giapponesi stavano osservando un raro esemplare di pianta carnivora quando uno di loro si è avvicinato per scattare una foto. La pianta, infastidita probabilmente dal flash della macchina fotografica, ha catturato lo sfortunato fotografo fra le sue fauci.

Una storia incredibile e un po’ paradossale, se si pensa che l’uomo catturato dalla grande pianta carnivora era un vegano. Al momento del tentativo di salvataggio dell’uomo i suoi compagni si sarebbero opposti al taglio del gambo della pianta, volendo evitare qualunque sofferenza al vegetale.

L’esemplare di “Nepenthes attenboroughii” è morto anche lui dopo poche ore. Il motivo? Secondo l’agenzia filippina che ha dato per prima la notizia, la pianta non avrebbe trovato nella sua preda le proteine necessarie per la fotosintesi, in quanto l’uomo ne sarebbe stato sprovvisto in conseguenza delle sue abitudini alimentari.

 

Mammut estinti per cambiamenti clima 3 Lo sostiene uno studio del museo di storia naturale di Stoccolma che e’ stato pubblicato sulla rivista britannica ‘Proceedings of the Royal Society’. Dalle accurate ricerche effettuate  emerge che di  fronte ai periodi di cambiamento climatico, il primo intorno ai 120 mila anni fa, questi animali si sono fortemente ridotti, pagando la mancanza di piante, fondamentali per la loro dieta, in seguito alle forti variazioni di temperatura. Circa 10 mila anni fa e’ arrivato il secondo periodo di crisi, dopo la fine dell’ultima glaciazione, le temperature sono iniziate a salire e in questo caso i mammut non sono riusciti a salvarsi dall’estinzione.

 

 

Settembre 2013

I pesticidi uccidono le farfalle.

Il rapporto dell’Agenzia europea per l’ambiente conferma un panorama inquietante: delle 17 specie esaminate, 8 sono in netta diminuzione, 2 appaiono stabili, 1 è in espansione e 6 hanno un trend incerto. Colpa delle colture intensive e dell’abbandono dei campi marginali.

Hans Bruyninckx, direttore dell’Agenzia europea dell’Ambiente, parla di un “drammatico declino delle farfalle di prato che fa scattare un campanello d’allarme”. Gli habitat adatti alla loro sopravvivenza si riducono sempre di più: vengono sfrattate dall’invasione delle periferie, dall’espansione delle reti stradali, dal moltiplicarsi dei capannoni. La loro scomparsa diventa non solo un impoverimento della bellezza della natura, ma anche il segno di uno squilibrio degli ecosistemi carico di altre conseguenze.

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Fotografata l’onda azzurra della Morte.

La scoperta è di una ricerca internazionale e per la prima volta è stata fotografata: al momento della morte dalla cellula si sprigiona un’onda azzurra che si propaga da una cellula all’altra. La morte appare come un’onda fluorescente azzurra che si diffonde in tutte le cellule. Un effetto che dipende da una sostanza chiamata acido antranilico e la sua diffusione avviene tramite il calcio, che agisce come un messaggio da cellula a cellula. I ricercatori hanno provato a bloccare il percorso chimico che propaga la morte cellulare, ma fino ad ora sono riusciti a bloccare solo la morte indotta da stress o da infezione e non la morte per vecchiaia..

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Agosto 2013

Novità: a uccidere i dinosauri furono le farfalle.

Una nuova teoria sostiene che nel Cretaceo, all’incirca tra i 66 e 65 milioni di anni fa, i bestioni si estinsero per un motivo alimentare. I lepidotteri si nutrivano di foglie come i dominatori della terraferma. Che così giorno dopo giorno furono ridotti all’indigenza.

C’è quindi un nuovo colpevole: chi ha ucciso i dinosauri? Non un asteroide, non i vulcani come i più sospettavano, ma le più insospettabili e miti fra le creature: le farfalle. Si sa che con il loro battito d’ali possono provocare un uragano dall’altra parte dell’oceano. Come escludere allora che siano responsabili dell’estinzione dei bestioni? Lo suggerisce un libro appena uscito negli Stati Uniti (/My belve Brontosaurus/ <http://brianswitek.com/books/my-beloved-brontosaurus/>) in cui Brian Switek, tra le altre cose, mette giocosamente in fila le teorie avanzate nei decenni per spiegare l’improvvisa dipartita di quelli che all’epoca erano considerati i boss della terraferma.

dinosauri

 

 

Made in Italy in agricoltura: un tesoro da proteggere

M. P.

Lo scandalo legato ai prodotti agricoli provenienti dall’estero che continuano ad essere spacciati come italiani, dall’extravergine ai salumi, per la mancanza di trasparenza nell’informazione delle etichette è una delle principali cause della perdita di valore del made in Italy in agricoltura.        ambiente2 Sarebbe opportuno, secondo me, investire sulla qualità, la trasparenza e sull’innovazione a partire dalle bioenergie derivanti dall’agricoltura. Infatti siamo di fronte ad un vero attacco al made in Italy a tavola con la mancata applicazione dell’obbligo di indicare in etichetta l’origine degli alimenti che ha provocato la proliferazione del falso made in Italy a tavola: dal pomodoro cinese all’olio tunisino, dal prosciutto olandese alla possibilità addirittura di vendere come italiana la macedonia in scatola composta da ananas e acini di uva extracomunitaria, prugne bulgare e pere cinesi. Serve un deciso cambio di rotta verso una politica agricola legata al territorio che valorizzi l’impresa nell’interesse dei cittadini e dei consumatori. Il governo deve difendere i nostri prodotti agroalimentari dalle falsificazioni e dalle truffe, attuando le norme di trasparenza, sostenendo le aziende agricole, bloccando così l’ingresso di prodotti falsati che inducono in inganno i consumatori.

Luglio 2013

Il passaggio del sole a Firenze

Uno gnomone, e’ di solito un palo, una colonna o un obelisco la cui ombra permette di misurare la posizione del Sole in cielo, ma puo’ essere, come nel caso del Duomo di Firenze, un foro sulla parete di un ambiente oscurato che produce, all’interno, l’immagine del disco solare. L’immagine si muove da ovest verso est, a causa del moto apparente del sole da ovest verso est. La sua posizione, rispetto a opportuni riferimenti posti sul pavimento, consente di eseguire accurate misurazioni astronomiche e di determinarne l’esatta durata di un anno solare.

La conoscenza della durata esatta dell’anno e la conseguente formulazione del calendario sono stati, infatti, un problema per moltissimi secoli, fin dal mondo classico, e lo strumento astronomico dello gnomone fu un valido aiuto fino al XVIII secolo, quando fu sostituito con i telescopi. Il momento scelto per il confronto delle immagini e’ quello del solstizio estivo, perche’ e’ il piu’ opportuno per la misura. Nella Cattedrale di Firenze il foro gnomonico e’ stato realizzato con una tavoletta di bronzo (la bronzina) recante un’apertura centrale di un paio di centimetri di diametro e posta orizzontalmente all’interno della finestra meridionale del tamburo della Cupola, a 90 metri di altezza dal pavimento.

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La pallanuoto è lo sport ideale per lo sviluppo fisico e psichico dei ragazzi

 

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La pallanuoto richiede una buona tecnica natatoria quindi e’ importante per i giovani che vogliono avvicinarsi saper nuotare bene. Ecco che gia’ tra i 6-10 anni il bambino deve acquisire queste capacita’ andando in piscina. Cosi’ da essere in grado di muoversi bene in acqua. L’aspetto sensoriale e percettivo dei movimenti nel nuovo ambiente, sono determinanti per poi iniziare, dopo gli 11 anni, l’attivita’ agonistica”.

Ma la pallanuoto e’ uno sport con aspetti salutari spesso sottovalutati “puo’ aiutare la prevenzione dei problemi osteoarticolari, aiuta a tenere sotto controllo il peso e non ha controindicazioni particolari. Durante l’allenamento entrano in funzione piu’ muscoli contemporaneamente e questo genera un forte impegno cardiovascolare respiratorio, che puo’ essere supportato solo da un fisico preparato molto bene”.

 

 

 

Le cicogne  non arrivano in ospedale ma scendono a Bukkuram dove c’è anche un aeroporto.

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Giugno 2013

In india la tradizionale schiusa di milioni di uova di tartaruga.

La spiaggia di Gahirmatha, nello Stato indiano orientale di Orissa, si e’ popolata ancora una

volta di milioni di baby-tartarughe della specie Olive Ridley, molte delle quali, purtroppo, non giungeranno mai all’eta’ adulta. Lo scrive oggi l’agenzia di stampa Pti.    Il fenomeno e’ stato seguito da centinaia di esperti e curiosi che ogni hanno si riuniscono in primavera lungo la spiaggia del distretto di Kendrapara, considerata il piu’ grande santuario di nidificazione al mondo per la tartaruga marina Olive Ridley.

Sotto lo sguardo estasiato degli amanti della natura, una dopo l’altra le uova, deposte in marzo da circa 426.000 tartarughe nello spazio di nidificazione Nasi-1 della spiaggia, si sono schiuse e le baby-tartarughe hanno cominciato il loro primo viaggio verso l’Oceano Indiano.

Le tartarughe Olive Ridley, che prendono il nome dal colore verde oliva della ‘corazza’, non sono molto grandi, pesando in media 45 chili, con una lunghezza di 55-80 centimetri.

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Le prime evoluzioni delle forme di vita grazie all’elettricista

Ricostruite le complesse condizioni biochimiche presenti sulla Terra all’epoca delle prime forme di

vita, circa 3 miliardi di anni fa. E’ cosi’ emerso un ruolo finora insospettato dell’acido ribonucleico (Rna), la molecola che traduce il codice della vita in proteine: quando immerso in un ambiente privo di ossigeno e ricco di ferro, come quello della Terra ‘bambina’, si trasforma in un ‘elettricista’

molecolare favorendo complesse reazioni, come dimostra uno studio del Georgia Institute of Technology su Nature Chemistry. Le lancette della storia della Terra sono state riportate a 3 miliardi di anni fa nei laboratori del centro RiboEvo (Center for Ribosomal Origins and Evolution) che l’Istituto di astrobiologia della Nasa ha realizzato proprio al Georgia Tech. Secondo questa ricostruzione, quando la vita muoveva ancora i primi passi sul Pianeta e il Dna e le proteine non erano ancora comparsi, l’Rna giocava un ruolo da protagonista. In quel periodo l’ambiente era privo di ossigeno in forma gassosa, ma era ricco di ferro in forma solubile. Immerso in queste condizioni, l’Rna acquista una capacita’ insospettata: riesce infatti a favorire il passaggio di elettroni da una specie chimica all’altra. Il trasferimento elettronico e’ un processo chiave nella biologia, coinvolto per esempio nella fotosintesi e nella respirazione con cui le cellule producono energia.

 

 

I parassiti della malaria si parlano tra loro.

I parassiti della malaria ‘comunicano’ fra loro per assicurare la propria sopravvivenza e diffondersi fra gli esseri umani. La scoperta di scienziati dell’Istituto Walter and Eliza Hall e del Bio21 Institute di Melbourne, cambia sostanzialmente la conoscenza scientifica del parassita, il protozoo plasmodio. E apre la strada a nuovi farmaci contro la piu’ diffusa nel mondo fra le malattie causate

da parassiti, con circa 250 milioni di casi e quasi un milione di morti ogni anno, soprattutto tra i bambini.

Un parassita della malaria vive dentro un globulo rosso di sangue, il che significa che ogni comunicazione deve passare attraverso otto membrane e coprire la distanza tra i parassiti.

I messaggi vengono trasmessi in ‘pacchetti’ di Dna, scrive il direttore della divisione infezioni e immunita’ dell’Istituto, Alan Cowman, sulla rivista Cell, esprimendo sorpresa per la scoperta. ”Davvero non credevamo che fosse possibile”, ammette.

La possibilita’ di comunicare permette a ciascun parassita di conoscere quando altri suoi pari sono presenti nell’organismo umano che li ospita, e quando sia il momento adatto per mutare in una forma piu’ capace di trasferirsi a un nuovo ospite. La ricerca durata due anni ha inoltre stabilito che le comunicazioni fra i parassiti si intensificano con lo stress provocato da cambiamenti di ambiente.

 

 

Maggio 2013

Troppi conigli che fare?

I conigli panteschi hanno saputo moltiplicarsi proprio come fanno in genere i conigli e ora la nostra agricoltura, specie la viticultura, è nei guai perché stanno facendo scorpacciate dei germogli dell’uva. Il commissario straordinario del Comune di Pantelleria Giuseppe Piazza ha informato anche l’Assessore alle risorse agricole Dario Cartabellotta ed il prefetto di Trapani Marilisa Magno del disastro che sta profilandosi. “I voracissimi animali – scrive il commissario Piazza – stanno devastando le piantagioni isolane” e chiede di “mettere in atto quanto in loro potere, anche attraverso un tavolo tecnico, con assoluto carattere di urgenza onde risolvere la gravissima problematica”.  Fino a qualche tempo fa a questo problema si è sempre provveduto dando via libera alla passione per la caccia notturna, con tanto di faro e magari sostenuti dall’aiuto di un furetto, fino a qualche tempo fa propria dei panteschi. Ma i tempi probabilmente sono cambiati e con loro anche buona parte di usi e i costumi.

 

                                                   coniglio

 

 

Strano ma vero. Può capitare che i pinguini siano avvantaggiati dal surriscaldamento climatici.

Il cambiamento climatico va per una volta ”in aiuto” dei pinguini. Secondo una nuova analisi, infatti, il ritiro dei ghiacciai in Antartide ha dato piu’ spazio ad una colonia di pinguini di Adelia per nidificare e riprodursi. La scoperta, riportata dai ricercatori dell’Universita’ del Minnesota (Usa), ha rivelato come nel corso degli ultimi 60 anni una colonia di pinguini dell’isola di Beaufort nel Mare di Ross sia aumentata del 84%. In particolare le coppie nidificanti sono passate dall’essere 35.000 a 64.000.

Il risultato e’ definito dai ricercatori ”straordinario”, dato che in altri luoghi molte colonie di pinguini di Adelia stanno diminuendo a causa del surriscaldamento globale. Gli scienziati – come riporta Plos One – sospettano che l’aumento della popolazione sull’isola a sud della Nuova Zelanda sia principalmente dovuto ad un aumento della disponibilita’ di habitat per la nidificazione: dal 1980 ad oggi, infatti la quantita’ di terreno definito ”nudo” (senza ghiaccio) e’ aumentato del 20%.

”Questa ricerca pone nuove domande su come le specie antartiche siano influenzate da un ambiente che cambia, – ha commentato Michelle LaRue, coautore dello studio -. Il documento

incoraggia tutti noi ad approfondire quello che stiamo osservando e scoprire quindi se questo tipo di espansione dell’habitat stia accadendo altrove o stia riguardando altre popolazioni di pinguini di Adelia ed altre specie”.

 

pinguini

 

Salute/ Usa, dalla carne rossa una nuova minaccia per il cuore

Uno studio americano ha scoperto gli effetti della carnitina. Che mangiare carne rossa aumenti il rischio di disturbi cardiaci è già noto, ma che la colpa son sia solo dei grassi saturi e del colesterolo è una novità. Una ricerca appena pubblicata sul giornale Nature Medicine punta il dito contro la carnetina, un composto fino ad ora poco studiato, presente nella carne rossa e in alcuni integratori alimentari e bevande energetiche. Un team di ricercatori della Cleveland Clinic, in Ohio, ha dimostrato che i batteri presenti nell’apparato digestivo metabolizzano la sostanza in trimetilammina-N-ossido (TMAO), un enzima che favorisce la aterosclerosi, una forma cronica di arteriosclerosi.

Condotto su 2.595 pazienti, tra onnivori, vegetariani e vegani, lo studio ha inoltre rivelato che il consumo di carne aumenta la presenza dei batteri che metabolizzano la carnitina in TMAO, tanto che chi evita del tutto le proteine animali ha praticamente perso la capacità di digerire la sostanza. Tuttavia, chiarisce il Wall Street Journal, i medici non hanno ancora stabilito quale sia il limite nel consumo di carne per fermare il processo di produzione di TMAO.  Secondo Stanley Hazen, che ha guidato la ricerca, bisognerebbe evitare carne rossa “più di una settimana, ma certamente meno di un anno”.

bistecca

 

Aprile 2013

Ai delfini, per sopravvivere l’intelligenza non basta.

I soli mammiferi non umani che si chiamano l’un l’altro servendosi di un nome proprio sono i delfini. In ogni gruppo sociale i  membri si riconoscono individualmente su base vocale. Infatti ogni individuo è riconosciuto attraverso un suono che emesse con un vocalizzo è inteso nella mente di chi lo ascolta come un vero nome. Tuttavia anche animali tanto intelligenti non riescono a difendersi dai danni provocati dall’uomo. Solo nei primi due mesi nel  2013 nel Tirreno sono morti 47 esemplari di delfini stenella coeruleoalba. Colpevole una infezione. Non è però la prima volta. Anche in passato i delfini della specie stenella furono investiti da infezioni mortali provocati dall’inquinamento.

delfino

La terra avviata verso il riscaldamento più alto da oltre 11.000 anni

Nei prossimi decenni la Terra si sovrarriscalderà più di quanto non abbia fatto negli ultimi 11.300 anni. Lo rivela una ricerca pubblicata su Science e guidata dallo studioso dell’Oregon State University Shaun Marcott. Gli scienziati hanno analizzato i resti dei fossili in 73 parti del mondo, riuscendo così a ricostruire la storia climatica del nostro pianeta dall’ultima glaciazione, circa 11.000 anni fa, sino ad oggi, arrivando alla conclusione che virtualmente la Terra si surriscalderà indipendentemente dalle misure per la riduzione delle emissioni di gas serra adottate dal Comitato intergovernativo sul cambiamento climatico.

“Eravamo già a conoscenza che ora la Terra è più calda di quanto non fosse 2.000 anni fa”, afferma Marcott. “Ora sappiamo che non è mai stata così calda in 11.300 anni, un periodo che interessa tutta la storia della civilizzazione dell’essere umano”. Secondo gli studiosi, per la Terra i 10 anni passati sono stati più caldi dell’80% degli ultimi 11.300, e i prossimi decenni lo saranno ancora di più: a seconda della quantità di Co2 emessa dall’uomo,  a temperatura media globale crescerà tra 1,1 e 6,3 gradi nel prossimo secolo.

I dati mostrano che la temperatura è scesa di 0,8 gradi Celsius negli ultimi 5.000 anni, ma è salita nuovamente nell’ultimo secolo, in particolare nell’emisfero nord dove le masse di terre emerse e gli agglomerati urbani sono più numerosi.

 

Una insolita balena megattera a Lampedusa.

Un avvistamento inaspettato ha sorpreso un gruppo di ricercatori che stanno svolgendo studi sui

cetacei al largo dell’isola di Lampedusa. E’ stata infatti documentata la presenza di una megattera, una balena fino ad oggi considerata inconsueta nel Mediterraneo e la cui presenza e’ invece frequente nelle acque delle Hawaii e dell’Australia.

Ad avvistare la megattera sono stati gli studiosi dell’Istituto Tethys che, assieme all’Area marina protetta isole Pelagie e all’International Whaling Commission, stanno conducendo ricerche sulle balenottere comuni che in questa stagione vengono ad alimentarsi nelle acque intorno all’isola, grazie a un finanziamento del ministero dell’Ambiente.

La giovane megattera, lunga non piu’ di 8-9 metri contro i 14-15 degli adulti, e’ stata vista a circa 20km a est sud-est dell’isola di Lampedusa, verso la secca di Levante. Il cetaceo e’ stato seguito per circa un’ora e mezza, durante la quale e’ stato ‘foto-identificato’, cioe’ sono state riprese quelle parti, come la tipiche chiazze bianche e nere sulla parte inferiore della coda, che consentono di riconoscere l’individuo ed eventualmente confrontarlo con altri avvistati.

Considerata visitatrice occasionale in Mediterraneo, negli ultimi 4 anni la megattera tuttavia e’ stata osservata ben 10 volte, in Spagna, Francia, Liguria, Toscana, e perfino in Adriatico. Due mesi fa la carcassa di un esemplare e’ arrivata in spiaggia nei pressi di Sirte, in Libia.

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Marzo 2013

L’esercizio fisico riduce il rischio di cancro alla prostata

podistaGli scienziati hanno coinvolto 307 uomini, 164 bianchi e 143 neri, che stavano per sottoporsi a una biopsia prostatica: i volontari hanno risposto a un questionario che ne valutasse l’impegno fisico settimanale in esercizi. Fra i caucasici, gli uomini che erano almeno moderatamente attivi avevano il 53 per cento in meno di probabilita’ di ammalarsi di cancro, rispetto a quelli che erano sedentari o lievemente attivi. Non c’era invece nessuna associazione di questo genere fra esito della biopsia degli uomini di colore e esercizio fisico. Inoltre, da un’ulteriore indagine e’ emerso che, fra i caucasici che avevano gia’ un cancro, c’era fra quelli che si sottoponevano a esercizio fisico una probabilita’ del 13 per cento in meno di ammalarsi delle forme peggiori della malattia.

Il cappero alternativa naturale a farmaci

Il cappero in aiuto di chi soffre delle piu’ comuni allergie. L’alternativa naturale ai farmaci antistamici arriva da uno dei prodotti ‘cult’ della dieta mediterranea, il Capparis spinosa. A rivelarlo e’ uno studio dell’universita’ di Catania condotto dal farmacologo Francesco Bonina, che ha coordinato gli studi sul principio attivo contenuto nei boccioli floreali. I ricercatori hanno evidenziato che gli estratti della pianta sono efficaci nel combattere diverse forme di allergia.

Il passo successivo e’ stato quello di formulare e testare un prodotto a base di Capparis spinosa in combinazione sinergica con altri principi attivi noti per le loro proprieta’ antistaminiche, quali per esempio: il Ribes nigrum, le foglie d’olivo e la radice di liquirizia.

“Il ‘mix’ oltre a dimostrarsi efficace nel sostenere le difese immunitarie e nel favorire la funzionalita’ delle vie respiratorie – avvertono gli scienziati – diminuisce i sintomi provocati dai piu’ comuni allergeni, quali pollini, polvere, alimenti e agenti chimici, rendendosi un valido aiuto non solo nella fase acuta ma anche nella prevenzione della risposta allergica”.

Il cappero appartiene alla famiglia delle Capparidaceae ed e’ originario delle regioni africane ed e’ stato diffuso intorno al XVI secolo dagli arabi in Asia e in Europa. Trovando un zona particolarmente fertile nell’isola di Pantelleria grazie alla predisposizione di questa pianta a crescere anche in condizioni climatiche difficili, con temperature elevate, vento forte, aridita’ totale.

Un farmaco antiasma utile contro diabete e obesità

aphathasol

Il farmaco Amlexanox (nome commerciale Aphthasol), prescritto per il trattamento dell’asma e come antinfiammatorio e antiallergico, potrebbe essere utile anche contro il diabete, l’obesita’ e il fegato grasso. La scoperta arriva da un nuovo studio condotto da Alan Saltiel del Life Sciences Institute dell’Universita’ del Michigan pubblicato sulla rivista Nature Medicine. “Una delle ragioni per cui le diete risultano inefficaci nel promuovere la perdita di peso in alcune persone e’ che l’organismo talvolta ‘difende’ il suo peso”, ha spiegato Saltiel.

Riciclando 8 bottiglie di plastica si può realizzare un paio di scarpe

Per camminare ecologico bastano otto bottiglie di plastica. Con il PET ricavato da poco piu’ di una cassa d’acqua, infatti, e’ possibile realizzare un paio di scarpe con materiali quasi totalmente riciclati: si tratta delle New Balance NewSky, bottiglia di plasticacalzature create negli Stati Uniti e dal prezzo in tutto e per tutto simile a quello delle ‘normali’ scarpe. A darne notizia e’ il sito d’informazione In a Bottle, sensibile ai temi dell’ecologia e del sostenibile. ”Le bottiglie – racconta il sito – vengono spezzettate, sciolte e poi trasformate in fibre e finalmente intrecciate per creare l’Eco-fi, un tessuto con cui gia’ da qualche anno si producono magliette, tappeti, tappezzeria per auto. Questo materiale e’ piu’ leggero del cotone e piu’ caldo della lana; nel caso di queste calzature, l’Eco-fi e’ presente al 95%, dai lacci alla linguetta, mentre il restante 5% e’ in gomma, schiuma o colla ad acqua”.

In America ne esistono gia’ otto modelli diversi, ”ma in Italia non sono ancora arrivate.

Il procedimento che trasforma una bottiglia in fibra da tessere e’ elaborato: si inizia con milioni di piccole scaglie di bottiglie di plastica che vengono fuse e tirate attraverso oltre 2.000 piccoli fori chiamati ‘filiere’, al fine di creare la forma del filamento. Le fibre levigate ottenute vengono inviate attraverso oltre 6.000 aghi che si intrecciano insieme per creare il tessuto di poliestere, a sua volta assemblato per dargli la forma e la funzione di una scarpa

Febbraio 2013
Un killer nei nostri dammusi, il radon

L’inquinamento indoor e’ molto meno conosciuto di quello outdoor  ma non e’ certo meno importante, soprattutto perché  ha a che fase con il cancro. Nella maggior parte dei casi il rischio per la salute e’ di tipo oncologico. Il primo nemico indoor e’ il “radon”, la piu’ diffusa delle sostanze radioattive, che dal sottosuolo tende ad accumularsi nelle caseRadon tra l’altro altamente presente nel sottosuolo dell’isola di Pantelleria. Il radon e’ ubiquitario.  Si stima che il 10-15% di tutti i tumori al polmone sia causato proprio da questa sostanza  e  l’unica soluzione e’ ventilare spesso le case.

L’elenco dei veleni che rischiamo di trovarci come coinquilini e’ tuttavia lungo: c’e’ la “formaldeide onnipresente”, emanata da arredi per la casa (mobili di truciolato,tende, tappeti), prodotti per la pulizia della casa, smalti per unghie, addirittura computer e fotocopiatrici; c’e’ il benzene, sprigionato soprattutto dalle sigarette ma anche dai bastoncini di incenso, o il monossido di carbonio di caldaie e stufe. E ancora ci sono il naftalene di solventi e insetticidi; gli Ipa (idrocarburi policiclici aromatici) liberati dalla combustione della legna, ma presenti anche nei cibi bruciacchiati; il tricloroetilene (la vecchia trielina), che rischiamo di trovare nei prodotti per il bricolage ed e’ cancerogeno nonché  tossico per il sistema nervoso; il tetracloroetilene usato nel lavaggio a secco e infine le muffe “culla dell’asma”, o gli acari della polvere.

Come difendersi, dal “radon” abbiamo visto l’unica soluzione è arieggiare il dammuso, per tutti gli altri agenti nocivi, anche qui, ci si deve affidare al buon senso.

Non fumare nelle case, raccomandano per esempio gli esperti; leggere e seguire le istruzioni a corredo di tutti prodotti che compriamo, evitare ‘cocktail’ tra detersivi, tenere gli animali domestici fuori dalle camere da letto, aerare i locali almeno due volte al giorno, e aiutarsi anche scegliendo anche il ‘verde’ giusto. “Alcune piante da appartamento aiutano a ripulire l’aria dagli inquinanti, e in modo particolare dalla formaldeide. Sono dracena, aloe, clorofito, crisantemo, gerbera, giglio, peperomia, sansevieria e ficu 

Il disgelo dell’artico provoca uno specchio che riscalda il pianeta

Il ghiaccio dell’Artico si assottiglia e questo crea una spirale di fenomeni di riscaldamento che preoccupano gli scienziati. Secondo gli studiosi, dell’istituto tedesco Alfred Wegener per la ricerca sui mari e sulle aree polari, lo scioglimento dello Polo nordstrato superficiale dei ghiacci, scopre il ghiaccio piu’ antico sottostante, provocando un aumento del 50% nell’assorbimento di energia.
Il fenomeno potrebbe cambiare profondamente l’aspetto della regione artica; secondo Marcel Nicolaus, uno degli autori del rapporto, nei prossimi anni si assistera’ ad un aumento dello scioglimento dei ghiacci con un conseguente aumento della quantita’ di luce che passa attraverso la banchisa. Questo fenomeno avra’ delle conseguenze sulla vita marina di cui lo studio non e’ ancora in grado di misurarne l’ampiezza ma che dovra’ essere studiato a fondo dai biologi marini.

Secondo le ultime rilevazioni, la copertura di ghiaccio della superficie del mare nella regione artica e’ arrivata al minimo del 24%, circa il 50% in meno di quanto era stato stimato dagli esperti del clima delle nazioni Unite. Nel 1970, secondo le rilevazioni satellitari dell’epoca, il ghiaccio copriva invece la meta’ della superficie del Mare Artico. Il pericolo, si sottolinea nel rapporto, e’ che lo scioglimento dei ghiacci superficiali provochi un aumento della riflessione della luce con un conseguente aumento della temperatura globale del pianeta, non ci sarebbero invece conseguenze significative sull’aumento del livello dei mari.

Coralli che proliferano a grande profondità marine ma non si capisce come fanno

E’’ infatti singolare e interessante la constatazione che i coralli riescano a riprodursi a 125 metri di profondita’ caratterizzate da condizioni di scarsa luminosita’”. I ricercatori sono particolarmente concentrati adesso sui meccanismi riproduttivi di questi coralli che vivono cosi’  lontano dalla superficie del mare. Coralli che depongono le uova sincronicamente con la Luna. E la luce lunare e’ difficile da percepire a tali profondita’. E’ un mistero da sciogliere.

I coralli finora rilevati non hanno mai superato i settanta metri di profondita’. La nuova scoperta getta una inedita luce sulla proliferazione e la crescita dei coralli.

Gennaio 2013
Un sito per raccontare l’Italia incontaminata

Esiste in Italia una natura ancora inviolata, che nasconde paesaggi sorprendenti. Come l’Alta Valtellina con i suoi colori dell’autunno e la neve dell’inverno; la Maremma fra roccia, cielo e mare; e i Monti Sibillini, luogo di ”streghe e cavalieri”. E proprio da queste tappe, tra le tante, passa il diario di bordo del Wild Purity Project, un progetto per raccontare la bellezza del territorio italiano e promosso sulla newsletter In a Bottle (www.inabottle.it). Il Wild Purity Project e’ un vero e proprio blog che raccoglie foto e articoli su ”un meraviglioso viaggio alla ricerca di luoghi puri e rigeneranti”. A curarlo, spiega la newsletter, ci sono ”Chiara Cecilia Santamaria, seguitissima blogger e mamma, e Nanni Fontana, fotografo del team National Geographic”. Sul sito del progetto (www.wildpurityproject.it) si possono esplorare le mappe di ogni tappa, interagire con i social network e seguire passo passo ogni giorno di questo viaggio ”nell’Italia incontaminata”. Si tratta, racconta In a Bottle, di ”una finestra che tutti possono aprire in ogni momento, per sentirsi meglio, riprendersi dalla routine quotidiana o semplicemente per seguire il viaggio dei nostri due protagonisti. Al termine del viaggio, si potra’ comunque continuare a seguire il progetto su National Geographic Channel, dove l’avventura del Wild Purity Project sara’ raccontata dai suoi stessi protagonisti con contenuti inediti.

Il ghiaccio dei poli se ne va

Negli ultimi 20 anni tra Polo Nord e Polo Sud si sono sciolti 4 triliardi di tonnellate di ghiaccio, lo studio, il piu’ recente sul tema, e’ stato pubblicato sull’ultimo numero della rivista Science e ha coinvolto decine di scienziati e 10 missionipolo sud satellitari. Secondo gli scienziati nell’Antartide orientale lo strato di ghiaccio sta aumentando anche se piu’ del doppio della massa guadagnata in quest’area viene persa nel versante orientale del continente e in Groenlandia. Secondo il responsabile dello studio Andrew Shepherd ”le stime elaborate da questa ricerche sono le piu’ affidabili mai ottenute negli ultimi 20 anni. La fusione di questa grandi masse ha provocato un innalzamento dei mari di 11 millimetri”. Sempre secondo lo studio, in Groenlandia il ghiaccio si sta fondendo ad una velocita’ 5 volte superiore a quella degli anni ’90. Il conseguente aumento del livello del mare e’ una delle piu’ grandi catastrofi a lungo termine provocate dai cambiamenti climatici, portando una concreta minaccia alle città rivierasche ed aumentando i danni causati dagli uragani e dai tifoni.

Avanti così e il cambiamento climatico sarà superiore a quanto non abbiamo mai conosciuto

Anche se i paesi industrializzati dovessero ipoteticamente interrompere l’emissione di gas a effetto serra nel 2030, i ciclonepaesi in via di sviluppo dovrebbero in ogni caso ridurre le loro per contenere il riscaldamento entro i due gradi centigradi. Lo sostiene uno studio confermato dall’economista britannico Nicholas Stern. Lo studio riconosce “la diseguaglianza profonda” esistente tra i paesi ricchi “che hanno costruito la loro crescita sullo sfruttamento delle energie fossili” e i paesi poveri “che saranno particolarmente toccati dal cambiamento climatico”. Ma questa considerazione, messa avanti dai paesi emergenti per non essere sottoposti agli stessi vincoli dei paesi industrializzati in materia di lotta contro il riscaldamento, “non può autorizzarli a bloccare i progressi in questa materia”, prosegue Nicholas Stern, esperto di ambiente e ricadute economiche.In generale, gli studiosi e gli economisti che hanno  firmato lo studio pubblicato dal Grantham Research Institute on Climate Change and Environment e dal Centre for Climate Change Economics and Policy, a margine dei negoziati di Doha – giudicano “pericolosamente lenti” gli sforzi finora attuati dalla comunità internazionale, poiché al ritmo attuale “il livello di rischio è immenso”. “I cambiamenti climatici che potrebbero avvenire sono di gran lunga superiori a ciò che l’uomo moderno abbia mai conosciuto”.

La coalizione internazionale per l’aria pulita, cresce

La ‘Coalizione globale per il clima e l’aria pulita’, di cui fa parte anche l’Italia, e’ arrivata quasi a quota 50 Paesi. Obiettivo: unire gli sforzi internazionali per eliminare i cosiddetti ‘inquinanti per il clima di breve durata’, fra i quali il metano e alcuni gas fluorurati (HFC), piu’ pericolosi per i cambiamenti climatici della famigerata CO2. L’annuncio arriva dal programma Onu per l’ambiente (Unep), dopo l’adesione di Cile, Repubblica Domenicana, Etiopia, Maldive, Olanda e Repubblica di Corea. Secondo i dati, questi gas fluorurati, insieme alle polveri ultrafini del cosidetto ‘black carbon’ (che arriva dalla combustione di prodotti petroliferi) e del metano, non solo aggravano l’inquinamento ambientale, ma sono responsabili di oltre 2,5 milioni di morti premature e di milioni di tonnellate di perdite di raccolti in agricoltura. Un’azione rapida per contrastare questi inquinanti ha il potenziale di rallentare il riscaldamento globale di almeno mezzo grado centigrado entro il 2050. Secondo le stime Onu, se i gas fluorurati fossero lasciati senza controllo per il 2050 potrebbero pesare sul Pianeta con un valore fra il 7% e il 19% delle emissioni di CO2. La Coalizione per il clima e l’aria pulita e’ gia’ in campo con alcune iniziative, a partire da quella che coinvolge dieci grandi citta’ (Rio de Janeiro, Lagos, Stoccolma, Accra e New York) per accelerare la riduzione di emissioni di metano proveniente dalle discariche e di polveri nocive dall’incenerimento dei rifiuti. La Coalizione e’ nata a febbraio di quest’anno con l’adesione di sei paesi (Stati Uniti, Canada, Messico, Svezia,Ghana, Bangladesh), ad aprile si e’ allargata imbarcando anche Colombia, Giappone, Nigeria, Norvegia, oltre al sostegno di Banca mondiale e Commissione europea. Al G8 si sono unite anche Italia, Gran Bretagna, Francia, Germania e Russia, che mancavano ancora all’appello.

Dicembre 2012
I ghiacci dell’Himalaya si scioglieranno sempre di più

Molti ghiacciai sulle Himalaya si scioglieranno ugualmente anche se le temperature si Himalayamanterranno stabili secondo un nuovo studio della Brigham Young University coordinato dal geologo Summer Rupper effettuato in Bhutan, una regione attraversata dai monsoni. La ricerca e’ stata pubblicata sulla rivista Geophysical Research Letters e ha stabilito che anche se il clima attuale dovesse stabilizzarsi, circa il dieci per cento dei ghiacciai del Buthan si sciogliera’ ugualmente nell’arco di pochi decenni. La quantita’ di acqua generata da questi scioglimenti potrebbe aumentare del trenta per cento.

Servono interventi concreti da parte del Governo e delle Istituzioni a favore dell’agricoltura.

“Il governo e’ poco attento ai problemi della nostra agricoltura. Gli italiani, invece, la pensano in maniera opposta e sostengono che il settore primario e’ quello sul quale l’esecutivo deve concentrarsi maggiormente, poiche’ puo’ contribuire molto a far ripartire il Paese e a creare nuova occupazione. Un consenso unanime che coinvolge addirittura nove nostri concittadini su dieci.”. Lo afferma il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori, Giuseppe Politi, commentando i dati del sondaggio condotto da Renato Mannheimer e pubblicato qualche settimana fa sul ‘Corriere della Sera’. E’ un dato “che non ci sorprende”, afferma Politi. Adesso “sta alle istituzioni, al governo muoversi in un’ottica diversa dal passato, attraverso interventi concreti per valorizzare e sviluppare l’attivita’ imprenditoriale agricola”. E tutto questo, rimarca il presidente della Cia, “passa per una nuova politica agraria nazionale, che diventa sempre piu’ indispensabile in vista della riforma Pac 2014-2020 che si preannuncia molto difficile per i nostri agricoltori”. Gli italiani “sostengono che verso l’agricoltura, ma anche nei confronti della difesa ambientale, della cultura e la protezione di beni artistici e architettonici, c’e’, purtroppo, un interesse marginale, se non trascuratezza, da parte delle autorita’”, aggiunge Politi. Da tempo “la nostra Confederazione lo denuncia con assoluta fermezza e- conclude- non e’ del resto un caso che il 96% dei cittadini intervistati, soprattutto giovani, e’ del parere che l’investimento in agricoltura, arte e ambiente permette di valorizzare un patrimonio unico per l’Italia”.

La bici, un mezzo di locomozione che piace sempre di più anche alle pantesche

La maggioranza (64%) delle donne lega l’uso della bicicletta al concetto di mobilita’ sostenibile; una sensibilita’ Biciclettaambientale piu’ spiccata nelle lavoratrici autonome (67%) e nelle casalinghe (62%). E’ quanto rivela un sondaggio promosso dall’azienda Belte’ su 503 donne, da cui emerge che casalinghe e lavoratrici autonome usano la bici piu’ frequentemente rispetto ad impiegate ed insegnanti, che invece tendono a legare le due ruote al concetto di svago. Secondo lo studio, piu’ di 7 italiane su 10 (73%) arrivano a pedalare fino a 5 km. Una percentuale che cresce prendendo in considerazione dirigenti/insegnanti (75%), mentre le piu’ resistenti nel percorrere dai 5 ai 10 km sono le casalinghe (21%), abituate ad inforcare i pedali soprattutto per tenersi in forma.

Nuovo record dei gas effetto serra

La quantita’ di gas ad effetto serra nell’atmosfera ha raggiunto un nuovo record nel 2011, ha affermato a Ginevra l’Organizzazione meteorologica mondiale (Omm). Tra il 1990 e nel 2011 e’ stato osservato un aumento del 30% del forzante radiativo – l’effetto di riscaldamento sul clima; a causa del C02 (anidride carbonica) e diInquinamento altri gas ad effetto serra, come il metano (CH4) o Protossido di azoto (N2O). Dall’inizio dell’era industriale, nel 1750, circa 375 miliardi di tonnellate di carbonio sono state rilasciate nell’atmosfera come il CO2, principalmente dalla combustione di combustibili fossili, stando all’ultimo Bollettino sui Gas serra dell’Omm. Circa la meta’ del CO2 resta nell’atmosfera, mentre il resto e’ assorbito dalla biosfera degli oceani e terrestre. ”Questi miliardi di tonnellate di anidride carbonica addizionale nell’atmosfera vi rimarranno per secoli, provocando un ulteriore riscaldamento del nostro pianeta con un impatto su tutti gli aspetti della vita sulla Terra”, ha sottolineato il Segretario generale dell’Omm Michel Jarraud. ”Le emissioni future potranno solo peggiorare la situazione”. L’anidride carbonica, principale gas a effetto serra singolo emesso da attivita’ umane, e’ responsabile del 85% dell’aumento del forzante radiativo nel corso dell’ultimo decennio. Secondo l’Omm, la quantita’ di CO2 nell’atmosfera ha raggiunto 390,9 parti per milione (ppm) nel 2011, o 140% del livello pre-industriale di 280 ppm. L’Omm si sofferma sul ruolo dei ”pozzi di carbonio” che finora hanno assorbito quasi la meta’ del C02 emesso degli esseri umani nell’atmosfera. Ma questo non continuera’ necessariamente in futuro, ammonisce. ”Abbiamo gia’ visto che gli oceani stanno diventando piu’ acidi a causa dell’assorbimento di anidride carbonica, con potenziali implicazioni per la catena alimentare subacquea e barriere coralline”, ha detto Jarraud.

Novembre 2012
Sono nati i pannelli solari trasparenti

La Sharp ha annunciato l’entrata in produzione di pannelli fotovoltaici ‘trasparenti’, utilizzabili per i balconi e i pannelli solari trasparentipersino come finestre di edifici e grattacieli fatti fondamentalmente di vetro laminato infuso con celle fotovoltaiche immerse al suo interno. Si tratta di pannelli con un’efficienza di conversione energetica piuttosto bassa (il 6,8%, per un massimo di 95 Watt) se paragonata alla media attuale (dal 10% al 20%), ma la loro caratteristica principale e’ proprio la capacità di lasciar passare parte della luce. I pannelli potranno essere utilizzati per la costruzione di solai, finestre e in qualsiasi altra posizione esterna esposta alla luce diretta del sole. Verranno inizialmente distribuiti soltanto in Giappone in versioni di formato 1,4 per 1 metro, con spessore di soli 9millimetri. I pannelli sono pensati per completare le ringhiere di balconi esistenti, pensati soprattutto per gli edifici piu’ vecchi, o la realizzazione di finestre nei grattacieli dove una perfetta trasparenza non sia indispensabile. Inoltre i pannelli fungono anche da isolante termico.

*Trivellazioni, ambientalisti dicono “no” all’offshore in Italia
D’Ali’: contrario alle iniziative su perforazioni nel Mediterraneo. No alla ripresa delle perforazioni petrolifere nelle acque del Mediterraneo.

E’ questa la richiesta avanzata al Parlamento da Greenpeace, Legambiente e Wwf, che hanno organizzato al Senato il convegno “Trivelle d’Italia” per mettere in evidenza tutti i problemi ambientali ed economici di questaD'Alì scelta. Antonio D’Ali’, presidente della commissione Ambiente del Senato. si e’ detto nettamente contrario a qualsiasi ipotesi di ripresa delle attività di prospezione: “Esprimo parere contrario alle iniziative sulle trivellazioni nel Mediterraneo, in particolare nelle acque della Sicilia e delle isole minori. Per questo abbiamo presentato un disegno di legge per l’abrogazione del provvedimento contenuto nel ‘Cresci Italia’ che speriamo di approvare in Senato prima della fine dell’anno”. Le associazioni ambientaliste, secondo cui, attraverso il provvedimento, si rischia di dare via libera ad almeno 70 piattaforme di estrazione di petrolio che si sommerebbero alle 9 già attive, hanno invece chiesto di scommettere soprattutto su una strategia energetica nazionale che rilanci su efficienza e rinnovabili.

Quando l’estate a Pantelleria è calda e secca la colpa è dell’Oceano Atlantico del Nord

Riscaldamenti precedenti dell’Oceano Atlantico a nord hanno causato eccezionali estati umide nel Regno Unito passate alla storia, come quella del 1952 che provocò le inondazioni di Lynmouth e quella del 1948 con le inondazioni gravissime che causarono la chiusura delle linee ferroviarie principali sulle coste orientali per tre mesi. Rowan Sutton, direttore della ricerca, ha spiegato: “L’Oceano Atlantico del Nord ha alternato lentamente condizioni di riscaldamento e raffreddamento nel corso degli ultimi 100 anni. Dal 1990 in poi il fenomeno risulta, dai nostri dati, essere responsabile delle estati umide del Regno Unito ma anche delle estati calde e secche del Mediterraneo. Una situazione destinata a persistere se l’Oceano resterà nella fase calda”. Il riscaldamento del Nord Atlantico e i cicli di raffreddamento sono inclusi nel processo noto come Multi-Decadal Atlantic Oscillation (AMO) e influenzano temperature, precipitazioni e venti in Europa, Africa, Nord e Sud America.

A prima vista Marte come Pantelleria

E’ simile ad alcune particolari rocce della crosta terrestre la prima roccia marziana esaminata dal rover Curiosity della Nasa, in missione su Marte. Il laboratorio mobile ha elaborato la composizione di una roccia del martepianeta rosso, scoprendo che e’ piu’ varia di quanto previsto dalle precedenti missioni. Il campione analizzato assomiglia ad alcune insolite rocce della Terra. Gli scienziati hanno utilizzato due strumenti a bordo di Curiosity per studiare la composizione chimica della pietra, chiamata ”JakeMatijevic”. L’identificazione della composizione delle rocce e’ un passaggio fondamentale della missione, che puo’ fornire informazioni utili sulla storia di un ambiente mai visto e sui processi planetari. ”Questa roccia ha una stretta corrispondenza nella composizione chimica con un tipo insolito, ma ben noto, di rocce ignee che si trovano in molte regioni vulcaniche della Terra”, ha affermato Edward Stolper del California Institute of Technology di Pasadena, tra i ricercatori che lavorano alla missione. ”Con una sola roccia marziana di questo tipo e’ difficile sapere se si e’ trattato di un processo di formazione simile, ma e’ un punto ragionevole per iniziare a pensare alla sua origine”. Rocce terrestri di questo genere provengono generalmente da processi che avvengono nel mantello del pianeta, sotto la crosta, dalla cristallizzazione del magma relativamente ricco d’acqua a pressione elevata.

 Ottobre 2012
I ghiacciai dell’ Himalaya sono “stressati”.

I ghiacciai nelle regioni dell’Himalaya orientale e centrale si stanno ritirando in tempi simili a quelli dei ghiacci nelle altre regioni del mondo, mentre i ghiacciai nell’Himalaya occidentale sono più stabili e potrebbero addirittura aumentare: sono i risultati di un nuovo studio del National Research Council statunitense citati dal Science Daily.
Il rapporto esamina come i cambiamenti nei ghiacciai nella regione dell’Hindu Kush, che si estende in otto paesi lungo l’Asia, potrebbe influenzare il sistema dei fiumi, i rifornimenti d’acqua e la popolazione del sud-est asiatico. La catena montuosa funge da sorgente per i sistemi idrici serviti da numerosi fiumi importanti – tra cui Gange, Mekong, Yangtze e il fiume Giallo – che forniscono acqua potabile e irrigazione per circa 1,5 miliardi di persone. L’intero clima himalayano sta cambiando, ma non è chiaro come i cambiamenti climatici influenzeranno luoghi specifici, secondo il rapporto. Le temperature nell’Himalaya orientale e sull’Altopiano tibetano stanno aumentando e più si sale e più il trend si accentua.

Ma se lo scioglimento dei ghiacciai contribuisce a far aumentare i fiumi e i corsi d’acqua della regione, il ritiro degli stessi nei prossimi decenni difficilmente porterà significativi cambiamenti nella disponibilità idrica a basse altitudini, che dipendono principalmente dalle precipitazioni dei monsoni e dallo scioglimento della neve, ha spiegato il comitato. Lo scioglimento dei ghiacciai potrebbe giocare un ruolo molto importante nel mantenere l’approviggionamento idrico nei periodi di siccità o situazioni climatiche estreme simili. L’acqua immagazzinata come ghiaccio potrebbe infatti garantire la “sicurezza” idrologica della regione, la quale però potrebbe diventare problematica nel lungo periodo.

Le risorse idriche e le provviste di acqua potabile sono già una sfida nella regione. Molti bacini sono “stressati”, a causa dei cambiamenti sociali e di fattori ambientali e questo stress è destinato a aumentare in base alla prevista crescita demografica, ha concluso il comitato. I cambiamenti climatici potrebbero accrescere questo stress in futuro.                                         

Cosa fare per ridurre il rischio di trombosi.

Il grasso sull’addome equivale al grasso sul cuore. Fare almeno 40 minuti di attivita’ fisica al giorno. Bere 2 litri d’acqua e consumare 5 porzioni di frutta e verdura al giorno. Sono alcune delle 10 regole del manifesto della salute realizzato da Alt (Associazione lotta trombosi) onlus, in occasione dell’evento organizzato al Milano Film Festival per il 15 settembre.

Il primo consiglio e’ quello di guardarsi allo specchio: il grasso sull’addome corrisponde a quello intorno al cuore. Capire poi quali sono i propri ‘avversari’: fumo, cibi grassi, vita sedentaria, alcol, e fissare la strategia per combatterli. E partire ‘all’attacco’, con intensita’ e costanza: ogni giorno fare almeno 40 minuti di attivita’ fisica, che funziona quando si inizia a sudare. Poi alimentarsi correttamente: ogni giorno 5 porzioni di frutta e verdura, 2 litri d’acqua, 1 cucchiaino di sale, preferire carni bianche e fare scorta di omega3. Come nello sport di squadra, coinvolgere gli amici, raccontargli i risultati e sfidarli a fare meglio. Solo dopo qualche giorno di attivita’ fisica si iniziano a sentire i muscoli piu’ in forma e ci si affatica meno. L’allenamento aiuta a conoscere meglio il proprio corpo, e quindi bisogna imparare a consumare solo le calorie necessarie. Le ‘tattiche’ per muoversi ogni giorno sono tante, dal ballare in compagnia al salire le scale invece di usare l’ascensore, o scendere un paio di fermate prima dall’autobus e andare in bicicletta se si puo’. Infine non perdere la concentrazione: l’allenamento aiuta a combattere lo stress, e non mollare mai, anche quando la strada sembra in salita.

Istat, prodotti Dop, Igt e Stg aumentano. Italia prima in Ue

L’Italia si conferma primo paese europeo per numero di riconoscimenti conseguiti: 239 i prodotti Dop, Igp e Stg riconosciuti al 31 dicembre 2011 (20 in piu’ rispetto al 2010). Di questi – emerge dal report dell’Istat sui prodotti agroalimentari – 233 risultano attivi. Le specialita’ agroalimentari Dop (Denominazione di origine controllata) rappresentano il meglio della qualita’ certificata e protetta dall’Unione europea (Ue). Si contraddistinguono in quanto sono originarie di una specifica zona geografica, presentano caratteristiche dovute essenzialmente o esclusivamente a un particolare ambiente geografico (inclusi i fattori naturali e umani) e sono prodotte e trasformate esclusivamente in un delimitato territorio. Al 31 dicembre 2011 sono 149 i prodotti italiani riconosciuti come Dop dall’Ue, 14 in piu’ rispetto al 2010 (+10,4 per cento). Nel 2011 il settore degli ortofrutticoli e cereali consegue sette nuovi riconoscimenti, tre sono attribuiti ai formaggi, due agli oli extravergine di oliva e uno ciascuno agli aceti diversi da quelli di vino, ai prodotti di panetteria e alle spezie. La Liquirizia di Calabria viene attribuita sia ai prodotti di panetteria sia alle spezie. Le Dop attive sono 145 (12 in piu’ rispetto al 2010, +9 per cento), quelle non attive quattro.

Settembre 2012
Dal primo settembre si spegne la vecchia lampadina a incandescenza. Per saperne di più vai su www.eurotopten.it Dal 1 settembre in Europa vanno in pensione tutte le vecchie lampadine a incandescenza per far posto alle più efficienti compatte e ai led. Per aiutare i consumatori a scegliere il modello di lampadina più adatto e efficiente e orientarsi tra vecchie e nuove etichette energetiche il WWF dà le “istruzioni per l`uso” sul sito Topten (www.eurotopten.it), la guida online all`acquisto di elettrodomestici efficienti. I vantaggi delle lampadine compatte e dei led sono notevoli. Sostituendo una lampadina a

lampadina a incandescenzaincandescenza da 75W con una equivalente a risparmio energetico di soli 15 W (920-970 lumen) si risparmia il 70% dei costi, ovvero calcolando il costo medio annuo di elettricità oltre al prezzo della lampadina stessa e la sua durata si passa da 42 euro a 12 (considerandola accesa per 7 ore al giorno).

Non è tutto, le lampadine ad alta efficienza determinano l`emissione di molta meno CO2. Nella sostituzione descritta, la lampadina a incandescenza avrebbe emesso 76 kg di CO2, l`equivalente lampadina ad alta efficienza ne emette solo 15 kg, con un risparmio in emissioni di CO2 di circa l`80% rispetto al passato. Dai frigoriferi alle stampanti per ufficio, dalle lampadine alle lavastoviglie, il sito “Topten” (www.eurotopten.it) è una vera e propria guida costantemente aggiornata rispetto alle novità del mercato all`acquisto consapevole rivolta ai consumatori, che con un semplice click possono individuare tra le migliaia di articoli presenti sul mercato, i 10 migliori in ben 11 categorie e 50 sottocategorie di prodotto, ovvero quelli che a parità di qualità e prestazioni consumano meno energia e hanno un minore impatto sull`ambiente. Di ciascuno dei “migliori prodotti” per categoria (frigoriferi, congelatori, lavatrici, lavastoviglie, televisori, lampadine, automobili e apparecchi per ufficio come monitor, stampanti e multifunzione, e anche automobili), vengono indicate le funzioni principali, il costo, la marca, ma anche la classe di efficienza energetica, i consumi di energia, quanto ci costeranno in bolletta nell`intero ciclo di vita del prodotto, e altri parametri ambientali come il consumo di acqua o la rumorosità.

Il progetto Topten è realizzato in 17 Paesi europei più Stati Uniti e Cina, da un team composto da oltre 20 partner e riunisce esperti in campo energetico, organizzazioni no profit tra cui il WWF, e associazioni di consumatori. Ma l`introduzione delle nuove lampadine non è l`unica novità. Da un anno sono state introdotte le nuove etichette energetiche, frutto di un miglioramento tecnologico e normativo, ma anche di una maggiore consapevolezza di consumatori e imprese, che hanno determinato il progressivo miglioramento dell`efficienza energetica degli elettrodomestici, tanto da richiedere una definizione più restrittiva degli standard di efficienza. Un miglioramento che entra nella vita quotidiana di milioni di consumatori e può diminuire in modo concreto l`impatto sull`ambiente della nostra società.

Rimuginare sulla sofferenza la fa aggravare del 30%
Combattere l’ ‘effetto catastrofe’ per ridurre il dolore. In altre parole, la tendenza a rimuginare sul proprio dolore porta a enfatizzarlo e ingigantirlo: secondo vari studi tra il 7 e 31% del dolore percepito e’ determinato dal cosiddetto ‘effetto catastrofe’. E’ quanto emerge dai dati presentati dagli esperti riuniti a Milano per il 14/mo Congresso Mondiale sul Dolore. Esistono infatti tecniche e trattamenti psicosociali per gestire il dolore che sono sottoutilizzati, lamentano gli esperti, esponendo cosi’ i pazienti a sofferenze inutili. ”Si puo’ imparare a controllare e gestire il proprio dolore con varie tecniche e protocolli terapeutici – spiega Francis Keefe, Professore di psichiatria al Duke University Medical Center – L’obiettivo e’ agire sui fattori psicologici e sociali che peggiorano il dolore come stress, ansia, ambiente lavorativo e familiare, status e condizione economica”. Gli studi hanno evidenziato i benefici dei percorsi cognitivi, motivazionali ed emotivi messi a punto per aiutare il paziente ad accettare e gestire il proprio dolore senza esasperarlo.

Nuovo filtro elimina il petrolio dall’acqua contaminata
Realizzato uno speciale filtro in grado di separare quasi completamente il petrolio dall’acqua, e che potrebbe essere utilizzato per ripulire tratti di mare dal combustibile in caso di disastri ambientali. La ricerca della University of Pittsburgh e’ stata pubblicata sulla rivista ‘Nature Communications’.

Agosto 2012
Assessore Sicilia Francesco Aiello contro le trivelle
“Con la corsa alle trivellazioni nel canale di Sicilia e’ a rischio la vita di una civilta’ millenaria. E’ ora di prendere una direzione diversa, dobbiamo essere tutti uniti perche’ troppe volte abbiamo lasciato che venisse distrutto il nostro territorio”. Lo ha detto l’assessore regionale alle Risorse agricole e alimentari della Sicilia, Francesco Aiello, durante la manifestazione organizzata al porto di Scoglitti (Ragusa) da Agci Agrital, Legacoop Pesca e Greenpeace, per siglare un patto contro le trivelle nel canale di Sicilia. Ventinove sono gia’ i sindaci che hanno sottoscritto l’appello di Greenpeace, in cui si chiede al ministero dell’Ambiente di fermare le perforazioni petrolifere e istituire una Zona ecologica protetta (Zep) sul modello di quella gia’ realizzata nei mari Ligure e Tirreno. “Portero’ la questione all’attenzione del governo nazionale – ha proseguito Aiello – . Da Scoglitti partira’ il coordinamento sul territorio per tutelare il Mediterraneo e le economie locali. Un appello a tutti che non si ferma qui”. Il prossimo appuntamento, infatti, sara’ a Sciacca il 27 luglio per coinvolgere anche i sindaci di altri comuni. Hanno gia’ firmato il patto i comuni di: Palermo, San Vito Lo Capo, Erice, Favignana, Pantelleria, Campobello di Mazara, Castelvetrano, Sciacca, Siculiana, Realmonte, Gela, Vittoria, Ragusa, Pozzallo, Noto, Caltanissetta, Enna, Trapani, Pachino, Marsala, Lampedusa e Linosa, Modica, Scicli, Custonaci, Butera, Ispica, Licata, Porto Palo di Capopassero, Acate.

Totano gigante nel canale di Sicilia
Un esemplare di totano gigante, una specie rara nel Mediterraneo, e’stato rinvenuto sulla spiaggia di Maddalusa ad Agrigento. Il cefalopode, di circa 1 metro di lunghezza e del peso di 8 chili, e’ stato notato da attivisti della Lega Navale che hanno avvertito la Capitaneria di Porto. La Guardia costiera ha recuperato l’animale e compiuto rilievi fotografici. E’ un esemplare di totano che vive in profondita’, comune nell’Oceano Atlantico ma segnalato di rado nei nostri mari. Sara’ esposto prossimamente nel Museo di storia naturale di Comiso (Ragusa).

totano gigante

Rispunta in Gran Bretagna una orchidea ritenuta quasi estinta

Un fiore estremamente raro e un tempo sull’orlo dell’estinzione nel Regno Unito rifiorito nel Gloucestershire, contea dell’Inghilterra sud-occidentale. Si tratta della Cefalantera rossa, (Cephalanthera rubra) che nel resto dell’Europa si trova piu’ facilmente, dove pero’ e’ stata classificata come “vulnerabile”, ma nel Regno Unito e’ ormai rarissima.

cefalantera rossa

Il fermo biologico di quest’anno

Il decreto che regola il cosiddetto “fermo pesca” per quest’anno è stato inviato il 4 luglio scorso per la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale. Il ministro delle Politiche agricole, Mario Catania, ha commentato: “Tutelare le risorse del mare è fondamentale e, in quest’ottica, assume grande importanza la misura dell’arresto temporaneo per le attività di pesca anche per il 2012”. A parere del ministro “il fermo biologico sarà, anche nei prossimi anni, uno strumento decisivo per la conservazione degli stock ittici e con l’intesa raggiunta nelle scorse settimane in sede di Consiglio europeo sulla riforma della Politica comune della pesca abbiamo anche gettato le basi affinché questa misura venga mantenuta anche in futuro”. Il fermo biologico, comunemente noto come fermo pesca, è un provvedimento temporaneo che vieta la pesca in determinate aree per favorire la riproduzione naturale delle specie ittiche d’interesse commerciale. Il decreto stabilisce che per le navi iscritte nei compartimenti marittimi di Sardegna e Sicilia, “l’interruzione temporanea obbligatoria della pesca ha durata di almeno trenta giorni consecutivi, nel rispetto dei periodi di cui ai piani di gestione in premessa, la cui decorrenza è disposta con provvedimento regionale”. Per quanto riguarda le modalità di erogazione degli aiuti, il decreto annuncia che sarà un successivo decreto ministeriale a determinare i criteri e le modalità di erogazione degli aiuti alle imprese di pesca che effettuano l’interruzione temporanea obbligatoria.

Italiani brava gente, il 95% sceglie elettrodomestici “ecosostenibili”.

Secondo l’Osservatorio Samsung la quasi totalita’ di chi cambia un dispositivo domestico punta al risparmio energetico Eco-sostenibilità’ e’ la parola chiave per gli italiani al momento dell’acquisto di un nuovo elettrodomestico: il 95 per frigocento delle famiglie considera infatti fondamentale questa caratteristica, che rappresenta un fattore determinante perche’ in grado di contribuire notevolmente alla riduzione delle spese domestiche. E’ quanto rileva la ricerca condotta da Samsung e Human Highway su un campione rappresentativo della popolazione italiana di 1.000 casi. Dall’Osservatorio Samsung emerge quindi che nella scelta di acquisto dei dispositivi domestici, si posiziona al primo posto il risparmio energetico, seguito da quello di tempo (62 per cento) e di spazio (39,5 per cento). Quest’ultimo in particolare e’ determinante per la fascia di eta’ compresa tra i 40 e i 50 anni (38,6 per cento) – che secondo l’indagine comprende i nuclei familiari piu’ numerosi – mentre una maggiore attenzione al tempo sembra essere cruciale fra i piu’ giovani (61,2 per cento) e i piu’ anziani (58,6 per cento). Infine, le donne, sempre impegnate nel districarsi tra impegni lavorativi e familiari, si focalizzano di piu’ sul risparmio di tempo (64,8 per cento), mentre gli uomini prediligono elettrodomestici salva-spazio (39,3 per cento). Il 50 per cento delle famiglie dichiara, infine, di essere disposto a pagare maggiormente ma, all’interno di questo sottoinsieme, quasi il 40 per cento spenderebbe solo un 10 per cento in più’.

Eco-energie: via alla sperimentazione dell’olio di cardo

Innovazione di prodotto nella generazione di elettricita’ da biomasse in Italia. Il Centro nazionale di ricerca sulle biomasse dell’università’ dell’Ambiente ha avviato una sperimentazione per estrarre olio dai cardi, pianta selvatica tipica dei terreni marginali, non irrigati. Questa nuova tipologia di agroenergia da oli vegetali non solo non va a impattare sull’agricoltura destinata all’alimentazione ma anzi va a recuperare aree abbandonate, stimabili in un milione di ettari in Italia. Il ricavo atteso oscilla tra i 1.400 e i 1.600 euro per ettaro, superiore alla attuale resa del grano che mediamente si attesta sui 700 euro per ettaro. Inoltre il sottoprodotto dei bioliquidi da cardo, la lignina, puo’ essere sostitutivo del carbone, e contribuire anche esso al fabbisogno energetico da biomasse.

Luglio 2012
Ambiente: le variazione del CO” influenzano il pianeta e il PH del mare sarà in discesa nei prossimi 40 anni

I ricercatori hanno promosso un’indagine che svela il ruolo fondamentale del suolo nel controllo dell’atmosfera del Pianeta pubblicata su Nature. “Dobbiamo preoccuparci seriamente per le variazioni nella chimica atmosferica piu’ che per il cambiamento climatico” ha spiegato Richard Gill, coautore dello studioIl mare “per comprendere cosa accadra’ al clima e’ fondamentale puntare l’attenzione su cosa sta accadendo in profondita’ nei suoli, dove l’anidride carbonica e’ aumentata esponenzialmente negli ultimi dodici anni”
Intanto le acque che tendono a contenere alte concentrazioni di anidride carbonica disciolta dalla respirazione dei micorganismi sul fondo dell’oceano che si va ad aggiungere a quella disciolta nell’atmosfera che e’ gia’ in crescita. Concentrazioni di CO2 che insieme producono una riduzione marcata del Ph marino, secondo il nuovo modello sviluppato dal team svizzero. Questo secondo studio è promosso dallo Swiss Federal Institute of Technology (ETH) e’stato pubblicato su Science.

Scoperta la cellula zombie

Scoperto in un cadavere umano un tipo di cellule staminali che sopravvive per (almeno) 17 giorni. Lo studio degli scienziati dell’Istituto Pasteur di Parigi e’ stato pubblicato sulla rivista ”Nature Comunications”. Gli scienziati hanno scoperto che i mioblasti, cellule staminali legati ai muscoli scheletrici, possono sopravvivere dopo che sia sopraggiunta la morte per un lungo periodo di tempo e in un ambiente con condizioni molto sfavorevoli: assenza di flusso di sangue, di ossigeno e di nutrienti.

I terremoti potrebbero essere previsti studiando le maree
I movimenti delle maree potrebbero essere utili nel prevedere grandi terremoti, come quello di magnitudo 9 che ha causato lo tsunami giapponese lo scorso anno. Con l’aumento dello stress la superficie terrestre diventa infatti piu’ suscettibile a piccole scosse causate dalle forze di marea: un segnale che terremoti piu’ forti sono in arrivo. E’ la teoria della ricercatrice giapponese Sachiko Tanaka, che sembra ora trovare conferma in un nuovo studio pubblicato sulla rivista ‘Geophysical Research Letters’.

In un anno consumiamo le risorse di un pianeta e mezzo.

Sulla Terra consumiamo le risorse di un pianeta e mezzo, in Italia consumiamo come se ce ne fossero 2 e mezzo. E’ quello che emerge dal “Living planet report 2012”, l’indagine biennale del Wwf sulla salute di Gaia,illustrata in orbita dall’astronauta dell’Esa, Andre’ Kuipers. Stando all’analisi, in circa 40 anni e’ scomparso il 30% delle biodiversita’, addirittura il 60% ai Tropici. Il Wwf ha anche approntato una “road map” in 5 punti per salvare il pianeta, che vanno dalla protezione del capitale naturale all’orientamento dei flussi finanziari.

Ambiente, la crisi ha indebolito il vertice Onu di Rio La Conferenza dell’Onu sullo giornata mondiale dell'ambientesviluppo sostenibile Rio+20, a Rio de Janeiro, non passerà alla storia come il vertice che inaugura una nuova era nel tentativo di preservare le risorse naturali del pianeta. Il conclave, che ha riunito nella città più turistica del Brasile quasi 130 capi di stato e di governo, istituzioni e organizzazioni di ogni genere, per un totale di 50mila partecipanti, si è scontrato con il momento critico che vive l’Occidente, più concentrato nel tentare di risolvere la grave crisi economica che propenso a immaginare alternative per un modello di sviluppo che molti considerano gi morto e sepolto. Sono questi i motivi per cui si sono affievolite le aspettative suscitate dal Vertice della Terra del 1992, sempre ospitato da Rio de Janeiro, quando il mondo era un altro e l’impegno di governi per lo sviluppo sostenibile suonava ancora sincero. Dieci anni fa, per l’occasione, i leader firmavano tre convenzioni internazionali sui cambi climatici e la biodiversit, oltre all’Agenda 21, che ha posto le basi per quello che oggi conosciamo con il nome di sviluppo sostenibile.

Giugno 2012
Aspirina salva vita dal cuore al cancro
Dalle malattie cardiovascolari ai tumori. Tre nuovi studi, pubblicati su ‘Lancet’, aggiungono prove all’effetto protettivo e potenzialmente terapeutico contro il cancro legato all’assunzione di basse dosi quotidiane di aspirina. Il team di Peter Rothwell, della  Oxford  University (GB)  firma tutti e  tre i lavori, ma gli stessi studiosi avvertono che  non ci sono ancora 

dati sufficienti per raccomandare il medicinale ‘salva-cuore’ per la prevenzione oncologica. Inoltre si tratta di un farmaco puo’ causare pericolosi effetti collaterali, come emorragie gastriche. Secondo i ricercatori, che hanno esaminato i dati di 51 trial randomizzati su oltre 77 mila pazienti (disegnati in origine per misurare l’effetto cardiovascolare), l’aspirina riduce del 15% il rischio di morte per cancro rispetto ai controlli, con un -35% per chi assume il medicinale da oltre 5 anni. In particolare, una bassa (75mg) dose giornaliera del farmaco sembra ridurre il numero totale di casi di cancro di circa un quarto dopo soli tre anni. Gli altri studi hanno esaminato l’effetto dell’acido acetilsalicilico sulle metastasi, analizzando i dati di alcuni vasti trial. Cosi’ si e’ scoperto che l’aspirina riduce la probabilita’ che il cancro, in particolare quello intestinale, si diffonda in altre parti del corpo. Allo stesso tempo il medicinale riduce il rischio di infarto e ictus, ma aumenta quello di emorragie. “Gli studi mostrano che l’uso regolare di aspirina riduce i pericoli a lungo termine di diversi tipi di tumore e di metastasi. E i risultati degli studi rigorosi metodologicamente sono coerenti con quelli dei trial controllati”, concludono gli autori.

Finalmente il pannello solare riciclabile 100%
Dalla collaborazione italo-svedese nasce il modulo fotovoltaico al 100% riciclabile senza l’impiego di silicio ne eva (etil vinil acetato). Il nuovo prodotto nasce dalla collaborazione dell’italiana P.Energy, azienda di automazione industriale nel settore fotovoltaico che da 10 anni e’ specializzata nella fornitura di impianti completi per la produzione di pannelli solari, con una start-up svedese Midsummer ab, specializzata nello sviluppo di tecnologie per la deposizione film sottile. L’idea e’ basata sul deposito di un sottile strato di film Cigs (Copper indium gallium selenide) su celle di acciaio. II Cigs e’ una tecnologia gia’ utilizzata per pannelli a film sottile e l’innovazione consiste nella sostituzione di costosi processi di deposizione su grandi superfici con una inferiore rispetto a una cella fotovoltaica standard (156 x 156mm). Il cuore dell’innovazione sta proprio nel processo di assemblaggio. Per comporre il pannello, infatti, ` stato sviluppato un nuovo macchinario per la saldatura delle celle Cigs così come per la laminazione del vetro ultrasottile ` stato inventato un nuovo processo di laminazione ‘inverso’ per produzioni su larga scala. P.Energy, inoltre, ha sviluppato il design innovativo del modulo finale basato su una mix di materie prime 100% rinnovabili e ri-utilizzabili, ingegnerizzando il processo sia di assemblaggio per produzioni su larga scala sia il processo di fine vita del modulo. Le celle in Cigs sono incapsulate in un film termoplastico che garantisce l’adesione al vetro e l’isolamento dagli agenti atmosferici per 30 anni. Questo materiale non solo migliora le performance a dispetto di quelli standard (come l’Eva Etil-vinil acetato) ma, soprattutto, privo di acidi acetici e permette la reversibilita’ del processo ad alte temperature. Questo significa che, a fine vita del pannello, ` possibile ri-aprirlo e riutilizzare tutti i materiali (vetro, alluminio, metalli, celle etc.) con un impatto ambientale praticamente nullo.

Un mare da difendere e proteggere
Torna anche quest’anno Spiagge e Fondali Puliti – Clean up the Med 2012, la campagna di Legambiente dedicata alla pulizia e alla difesa della spiaggia in programma l’ultimo week-end di maggio: il 25, 26 e 27 maggio. L’iniziativa si è svolta in contemporanea in 22 paesi che si affacciano sul Mediterraneo con la versione internazionale, Clean up the Med. (AGI) In Italia l’appuntamento è avvenuto in contemporanea con 300 localita’ costiere della Penisola insieme ai volontari di Legambiente e ai subacquei per ripulire spiagge e fondali, troppo spesso considerati il luogo ideale dove abbandonare rifiuti di ogni genere. Gli obiettivi erano quelli di sensibilizzare cittadini e turisti a non “sporcare” adottando uno stile di vita virtuoso anche sugli arenili, partendo dalla raccolta differenziata e dalla cura dell’immenso patrimonio costiero. Nei tre giorni di pulizia delle spiagge e dei fondali sono stati coinvolti gli enti locali, le strutture turistiche e diverse associazioni, che insieme ai cittadini, si sono unite per vivere un concreto gesto collettivo all’insegna del volontariato ambientale che puo’ fare la differenza. Lo scorso anno sono state raccolte circa cinquanta tonnellate di rifiuti, di cui il 30% in plastica

Lo slogan Spiagge e Fondali Puliti 2012 è : “Riduci, utilizza e ricicla”. Un messaggio chiaro e diretto per far capire quanto sia dannoso non solo per le coste, ma per l’intero ecosistema marino abbandonare in spiaggia mozziconi di sigarette, bottiglie e buste di plastica o lattine, ogni anno in cima alle classifiche dei rifiuti lasciati sul litorale. I tempi di degrado dei rifiuti gettati in mare sono molto lunghi: ad esempio ci vogliono tre mesi per un fazzoletto di carta, da 1 a 5 anni per un mozzicone di sigaretta; da 4 a 12 mesi per il giornale; circa cinque anni per la gomma da masticare e per la carta plastificata. Invece il riciclo di questi materiali potrebbe dar vita alla produzione di nuovi oggetti: con 3 lattine di alluminio si possono ricavare un paio di occhiali; con 800 lattine una bicicletta; con 37 lattine una caffettiera; con 20 bottiglie di plastica un pile da indossare. La campagna è stata anche l’occasione per denunciare gli scempi edilizi e la cementificazione selvaggia ai danni del paesaggio costiero. I volontari del Cigno Verde hanno sensibilizzato ed informato i cittadini su questo fenomeno e su quanto sia importante denunciare gli abusi alle autorita’ competenti.

Maggio 2012
L’Associazione Apnea Pantelleria Un Punto Nel Mare e Legambiente Egadi  informano

Le associazioni ambientaliste del Canale di Sicilia, unite verso il comune obiettivo della salvaguardia del mare e dell’ambiente in cui viviamo
Trapani 18 Aprile 2012
Durante l’incontro tra i rappresentati del progetto Un Punto Nel Mare Pantelleria e di Legambiente Egadi, si è evidenziata la necessità di condividere l’intento di proteggere il mare ed il nostro territorio attraverso azioni concrete e comuni.

Tra Alberto Zaccagni di Pantelleria e Michele Rallo delle Egadi è scaturita l’esigenza di costituire un gruppo di lavoro allargato che si occupi di temi importanti quali ,ricerche idrocarburi, pesca illegale, e traffico marittimo che attualmente preoccupano il nostro territorio individuato come Canale di Sicilia.
Innumerevoli testimonianze e documentazioni scientifiche hanno sancito l’area in oggetto quale una delle fondamentali per la vita del Mediterraneo ed indiscussa nursery di biodiversità marina, la cui sopravvivenza determina gli equilibri sociali ed economici delle popolazioni circostanti.
La riunione di Trapani ha quindi maturato l’impegno di coinvolgere, associazioni e gruppi indipendenti,di ogni orientamento, che insistono sul territorio quali le isole e le coste siciliane rivierasche del Canale di Sicilia sotto una unica voce di lavoro. Per rafforzare lo spirito di volontariato e indipendenza si è posta l’attenzione a farsi che ogni associazione partecipante mantenga il proprio nome e la propria identità.
Intento di Pantelleria e Favignana sarà individuare referenti e responsabili volontari nelle isole e nelle coste del territorio del Canale di Sicilia. La condivisione di scopi e obiettivi sarà quindi il collante e la promozione di attività ed eventi condivisi,svolti in simultaneità , come ad esempio giornate di pulizia delle coste, che avranno il risultato di un più ampio risalto mediatico rispetto alle singole operazioni che spesso vengono svolte da molte associazioni non confederate e coordinate .

Il primo evento contemporaneo tra Pantelleria e le Egadi si svolgerà domenica 29 aprile, dalle ore 09.30 dove il tratto di costa pantesco interessato alla raccolta dei rifiuti piaggiati, sarà quello compreso tra la località di Punta Fram e quella di Suvaki.

La costa oggetto di pulizia nell’isola di Levanzo, sarà invece Cala del Genovese, nella quale sono stati individuati rifiuti portati dalle mareggiate invernali e dall’incuria della gente. Per volere partecipare attivamente a tale impegno si prega di contattare i nostri recapiti.

www.unpuntonelmare.wordpress.com
ufficiostampanelmare@gmail.com
legambienteegadi@libero.it

Consigli per salvare la terra alla porta di chiunque

Lo scorso 22 aprile si è svolta l’Earth Day, la Giornata della Terra. Un giorno intero per sottolineare l’importanza di ridurre gli sprechi e aumentare la sensibilita’ ambientale. .Sono emerse sei piccole strategie, che possono essere messe in atto da chiunque, per modificare il proprio impatto sulla salute del Pianeta, come suggerito da Fox News.

Il primo consiglio e ‘non sprecare l’acqua’, facendo docce piu’ brevi o semplicemente chiudendo i rubinetti completamente quando non sono in uso. In questo modo, infatti, e’ possibile ridurre notevolmente il consumo di oro blu delle famiglie ogni anno. Allo stesso tempo le famiglie che potrebbero prendere in considerazione l’installazione di apparecchi a basso costo, come i soffioni a ridotto dosaggio.
Il secondo suggerimento e’ di ‘usare borse riutilizzabili’ contro l’eccesso di buste di plastica per la spesa. Ogni anno, infatti, in America solo l’1 per cento dei sacchetti di plastica viene riciclato.
Terza dritta, invece, e’ quella di ‘donare le apparecchiature elettroniche’.
Quarta e quinta sono di ‘regolare il termostato’ e promuovere lo ‘shopping intelligente’, cioe’ non utilizzare la macchina per andare a fare la spesa o fare lo shopping solo quando e’ veramente necessario.
Ultimo accorgimento per una perfetta condotta ‘green’ e’ di ‘usare i trasporti pubblici o i mezzi alternativi’ per far gravare meno i propri spostamenti sulla salute della Terra.

Se seguiti da tutti gli abitanti della terra sarebbe risolto l’impatto ambientale sul Pianeta.

Nasce FareAmbienteMare

I membri del comitato esecutivo di FareAmbienteMare sono: Stefano Makula, primatista mondiale di apnea, l’ammiraglio in congedo Ugo Bertelli, presidente associazione “sulla rotta della sicurezza” Maria Juan de Fez, presidente associazione “sport e sicurezza” e Alfonso Perri, responsabile organizzativo Fare Ambiente Mare e web communication. Il comitato esecutivo sara’ il braccio esecutivo del movimento.

“Tutelare il nostro mare significa avere a cuore le sorti dell’ ambiente, la salute dei cittadini e lo sviluppo del nostro Paese, della sua economia e del suo turismo. Ovviamente l’obiettivo della salvaguardia non puo’ non passare per la sensibilizzazione sulle buone pratiche, a cominciare dai porti. Ben vengano dunque iniziative come quelle di Fare Ambiente  che, esaltando contesti correttamente gestiti sia dal punto di vista dell’organizzazione che da quello dell’etica ambientale, funzionano anche come denuncia delle situazioni da migliorare”, ha affermato il presidente onorario di Fare Ambiente  Paolo Russo. Invece il presidente nazionale Vincenzo Pepe ritiene “che bisogna riportare l’attenzione dei cittadini sul mare e sulle superfici acquee in generale. Rilanciare la sensibilita’ sul valore storico, culturale e ambientale anche dei fiumi e dei laghi. Il Tevere per esempio, sembra uscito dalla vita dei romani, e’ soltanto un fastidio che taglia in due la citta’. La Senna o il Tamigi invece, sono il simbolo di Parigi e Londra”. Per Sandra Cioffi invece “la prorita’ di FareAmbienteMare sara’ quella di attirare l’attenzione delle istituzioni (governo, parlamento, regioni) sul ‘problema mare’ per il quale vi deve essere una legislatura piu’ aggiornata e un riordino alle attuali esigenze economiche del Paese”.

Aprile 2012
Una cartina pubblicata sul quotidiano Le Monde mostra chiaramente che a Pantelleria e in nord Africa è aumentata la piovosità

Il mese di febbraio, durante l’ultimo mezzo secolo, è stato il più secco in quasi tutte le regione dell’Europa centrali, nord Italia inclusa, e il maggiormente piovoso nelle regioni del centro sud, africa del Nord inclusa.
Sulla cartina che pubblichiamo è messa in evidenza l’aument
o in percentuale delle precipitazioni nel mese di febbraio durante il periodo 1951 – 2000

cartina pioggia

Il Solar Impulse vola
Il Solar Impulse, il velivolo alimentato capace di volare anche di notte con la sola energia solare, e’ riuscito a compiere un volo non stop, per ora solo simulato, di 72 ore. L’autore dell’impresa e’ Andre’ Broschberg, il pilota svizzero che ha gia’ effettuato l’anno scorso i viaggi fra Ginevra e Bruxelles, poi fra Bruxelles e Parigi. ”Durante queste 72 ore – riferisce il progetto Solar Impulse- la squadra e’ stata in grado di testare la sfida dal punto di vista umano che viene posta da lungo voli e offre importanti informazioni per il volo intorno al mondo previsto per il 2014”. Nel corso del test e’ stato valutato ogni fattore: la stanchezza, la comodita’ dell’abitacolo, la nutriziosolar-impulsene, l’attenzione, i servizi igienici, gli esercizi per prevenire un colpo di sonno, e il comportamento del pilota in condizioni di privazione del sonno. ”La simulazione – ha detto Borschberg – ha dimostrato che la nostra idea di volo per diversi giorni di fila e’ possibile. Le tecniche di rilassamento e un sonno a piu’ fasi hanno funzionato, superando di gran lunga le mie aspettative. Grazie alla gestione attenta dei periodi di riposto sono stato in grado di mantenere un’ottima vigilanza durante il volo”. ”Abbiamo imparato molto – ha concluso il pilota svizzero – sulla gestione pratica della vita di bordo. Andando avanti, e’ tutto molto positivo e ci porta ancora piu’ vicini al volo intorno al mondo”. Durante il suo viaggio simulato, Borschberg ha dormito 32 volte per un periodo di venti minuti, in un sedile appositamente studiato per lui dalla compagnia svizzera Lantal ”Per un essere umano – ha detto Bertrand Piccard, a capo del progetto Solar Impulse – la posizione stabile rappresenta la stessa nozione di sostenibilita’ quando parliamo di sviluppo sostenibile. Significa che i parametri psicologici hanno raggiunto un livello di equilibrio che ci consente di lavorare nello stesso modo nel lungo periodo”. (ANSA).

Il museo di Trento scopre in Tanzania una nuova vipera
Appena conosciuta al mondo e’ gia’ a rischio di estinzione, per la sua bellezza: una vipera dal giallo e verde brillanti, in Tanzania. La scoperta, pubblicata sulla rivista scientifica Zootaxa, e’ dei ricercatori del Museo delle scienze di Trento e  la viperadella Wcs (Wildlife Conservation Society), che hanno messo in atto una serie di misure per proteggerla. Primo, non rivelano il luogo esatto di rinvenimento della vipera, inoltre hanno iniziato un programma di riproduzione in cattivita’, per abbattere l’interesse del mercato illegale di specie selvatiche, che evidenziano come il secondo al mondo per giro d’affari, stimato in 160 miliardi di dollari all’anno, dopo quello della droga. Il rettile, denominato ‘Atheris matildae’, ha dimensioni superiori alle specie affini, oltre a trovarsi in un ambiente diverso da quelli classici di presenza, e due piccoli corni di squame allungate, che le sono valsi l’appellativo di cornuta. E’ di abitudini arboricole e sembra presente solo in piccoli frammenti di foresta. Anche per questo viene collocata nella categoria Iucn (unione mondiale per la conservazione della natura) di conservazione ‘Critically Endangered’, lo scalino immediatamente precedente allo stato di estinta in natura. La sua presenza, seppure scarsa e ristretta, pare avvalorare l’ipotesi di una presenza di serpenti forestali ben piu’ massiccia nel sud della Tanzania, testimoniata anche dalla scoperta di altre specie di rettili, anfibi e qualche mammifero, ancora in corso di studio. Si tratterebbe dunque dei residui di un paesaggio forestale molto piu’ vasto, scomparso nel corso degli ultimi secoli. (ANSA)

Marzo 2012
Le politiche di tutela degli ecosistemi marini nell’Area mediterranea, argomento di grande attualità
di Guido Picchetti

“Vega Journal” è un periodico di Cultura, Didattica e Formazione Universitaria, edito on line dall’Università Telematica “Ecampus” con la collaborazione del Dipartimento di Scienze Umane e della Formazione dell’Università degli Studi di Perugia. Nel n° 1 del suo settimo anno di vita, che porta la data dell’aprile picchetti_optdello scorso anno (il 2011), il periodico ha pubblicato un interessante documento intitolato “Politiche di tutela degli ecosistemi marini dell’Area Mediterranea”, E’ un documento firmato da Simona Epasto e Maria Pia Zanghì, che, come spesso accade a certi atti immessi in rete (passati quasi sotto silenzio e ignorati da quanti si interessano o “dovrebbero” interessarsi a tali problemi, per incarichi costituzionali ricoperti ai vari livelli), pur se a lungo “dormienti” serbano intatta la loro validità nel tempo, proprio in virtù della serietà e della competenza di chi li ha redatti, oltre che della loro completezza, approfondimenti inclusi. Qui a seguire riporto in estratto una piccola parte di quel documento. Riguarda proprio lo “Stretto di Sicilia”. Ma in calce segnalo anche il link a quel documento, che potrà tornare utile a quanti intendono operare concretamente per la tutela ambientale di quel braccio di mare e non solo, e nel quale, è detto testualmente, “un eventuale incidente, anche di dimensioni minori, avrebbe effetti devastanti per l’intero ecosistema di quella parte di Mediterraneo, con un effetto domino in gran parte di esso”. Più chiaro di così…

Da “Politiche di tutela degli ecosistemi marini nell’area mediterranea scritto da Simona Epasto e Maria Pia Zanghì (da “Vega Journal – Aprile 2011″)”

“….. Un approfondimento merita lo Stretto di Sicilia, dove le numerose trivellazioni contribuiscono a rendere quest’area estremamente fragile elevando i rischi ambientali che potrebbero derivare da possibili incidenti; questo tratto di mare, inoltre, è soggetto ad elevato rischio sismico, fattore che aumenta ulteriormente la sua fragilità ed i pericoli a cui l’intera area potrebbe andare incontro. A rendere ancora più preoccupante una ipotesi di questo genere è che un eventuale incidente, anche di dimensioni minori, avrebbe effetti devastanti per l’intero ecosistema di quella parte di Mediterraneo con un effetto domino in gran parte di esso. Lo Stretto di Sicilia é oggi unanimemente considerato il principale hotspot della biodiversità mediterranea; in questo tratto di mare tra Sicilia, Malta, Libia e Tunisia sono presenti tutte le specie marine protette del Mediterraneo, ed esso rappresenta anche la più importante zona di pesca di specie di grandi dimensioni. Un ruolo essenziale, unico ed irreplicabile per la biodiversità e la produttività biologica dello Stretto di Sicilia, è dovuto ai banchi o bassifondi (Graham, Skerchi, Avventura, Talbot, Terribile, Alluffo, Banco di Pantelleria, ecc.) che rappresentano ambienti fragili ma indispensabili alla diversità biologica ed alla produttività dell’intera area. In particolare, i banchi del Canale di Sicilia costituiscono un ecosistema di straordinaria rilevanza ecologica; a ciò si aggiunga che la loro fruizione ricreativa e culturale può rappresentare una prospettiva rilevante di didattica ambientale, di offerta sostenibile del paesaggio sommerso fruibile sia dal turismo subacqueo che, attraverso sistemi di visione remota, da una utenza diffusa. Dalle condizioni dello Stretto di Sicilia dipende, inoltre, come anticipato, l’equilibrio di tutto il Mediterraneo [22]; per questo motivo l’Organizzazione delle Nazioni Unite per la protezione dell’ambiente (UNEP), in un meeting svoltosi ad Istanbul promosso dal Piano di Azione Mediterraneo, ha indicato lo Stretto di Sicilia come Zona di Protezione ai sensi della Convenzione di Barcellona, specificandone, con apposite mappe, anche i siti ed i limiti delle aree dello Stretto su cui va prevista la tutela ambientale. Riconoscendone l’elevato valore ambientale, sia l’Italia che la Tunisia, in cui ricadono molte delle aree proposte a protezione, hanno firmato la Convenzione di Barcellona già dal lontano 1979; nel versante italiano, inoltre, si nota una presa di posizione da parte di amministrazioni locali ed il sorgere in modo spontaneo di comitati di cittadini che rivendicano il diritto alla salvaguardia di questo tratto di mare e l’attuazione di quelle norme di tutela. Diversi paesi che vedono tratti di mare interessati, hanno avviato procedure per tradurre in normative concrete questo riconoscimento di importanza ambientale e per rendere efficace il livello di protezione. Tra questi, Francia e Spagna hanno espresso la disponibilità a collaborare per la tutela.

del Golfo del Leone, oltre che proporre per quest’area una dichiarazione di SPAM (Area Protetta Speciale di Interesse Mediterraneo), un analogo marino alle aree continentali della Rete Natura 2000; la Slovenia ha invitato i paesi che si affacciano all’Adriatico a varare misure coordinate ed unitarie allo scopo di definire una SPAM in questa regione. … “.

L’energia eolica in Italia non decolla ma l’Ue non è da meno

L’incidenza che ha l’energia eolica sulla produzione di elettricita’ resta in Italia ancora piuttosto bassa, secondo i dati pubblicati dimpianto eolicoall’Associazione europea energia del vento (Ewea). Benche’ il nostro paese abbia incassato l’anno scorso il quarto posto per nuove installazioni realizzate, scivola al 12/o posto quando si considera il tasso di penetrazione di questa energia verde nella rete elettrica. I parchi eolici italiani forniscono il 4,2% del consumo nazionale totale. Ben lontana appare la realta’ danese dove l’energia prodotta dal vento assicura il 25,9% dei consumi elettrici. Seguono la Spagna, 15,9%, il Portogallo, 15,6%, l’ Irlanda, 12%, la Germania, 10,6%. Questa classifica, cosi’ dissimile da quella relativa alla potenza eolica globale prodotta in ogni paese dell’Unione europea, che vede la Germania come prima della classe, permette di capire qual e’ la reale incidenza dell’eolico nel panorama energetico dei 27. Globalmente nel 2011 204 TWh di elettricita’ sono stati forniti dai parchi eolici, un quantitativo in grado di coprire il 6,3% del consumo lordo finale dell’Unione europea.

Italia e Austria guidano la lobby dei sacchetti verdi

Italia e Austria guidano la lobby ambientale per persuadere la Commissione europea a esercitare le necessarie pressioni presso il Consiglio Ue per la revisione della direttiva imballaggi (direttiva 94/62/Ce): l’intento e’ quello di limitare l’uso di sacchetti di plastica e aumentarne i requisiti di biodegradabilita’. Nella Commissione Europea da tempo e’ aperto il dibattito sulla normativa in materia di shopper, tra riduzione dei sacchetti monouso e incentivi per la produzione di quelli in materiale bioclastico. Ora anche dall’Europarlamento arriva una sollecitazione a fare presto e bene: quaranta Europarlamentari hanno interpellato la Commissione Europea incalzandola sui prossimi passi da compiere, dopo la conclusione della consultazione pubblica che ha avuto il risultato di una indicazione precisa a favore di una azione comune determinata per misure unitarie di riduzione alla fonte delle buste asporto merci monouso. La sollecitazione e’ a procedere ad una revisione della Direttiva 94/62 per includere un eventuale bando dei sacchetti mono uso non biodegradabili; a fissare target per la minimizzazione dell’utilizzo di questi manufatti; a promuovere nuove iniziative legislative per sostenere produzione e utilizzo di packaging biodegradabile e compostabile conforme allo standard CEN 13432.
La task-force dei parlamentari inoltre sollecita l’Esecutivo a impegnare gli stati membri perche’ esercitino una pressione a carattere normativa e amministrativa in modo che l’industria orienti le produzioni solo verso packaging conformi alla Direttiva e agli standard di riferimento. In Italia ai sensi del Dl 2/2012 possono essere usati solo sacchetti monouso biodegradabili conformi alla norma Uni En 13432:2002 o riutilizzabili di spessore superiore a 200 micron (uso alimentare) o 100 micron (uso diverso) fino al 30 giugno, quando un decreto fissera’ eventuali altri requisiti e le informazioni di utilizzo per i consumatori. La commissione ha dato una risposta positiva chiarendo che intende effettuare un’approfondita disanima della situazione mediante uno studio sul tema che dovrebbe essere completato nella prossima primavera. (ANSA).

Febbraio 2012
I Verdi dissentono dai Ministri- Trivellazioni libere anche in aree marine protette.Norma scritta dai petrolieri

“La norma sulle trivellazioni rappresenta una vergogna senza precedenti. Ci auguriamo che il governo smentisca immediatamente le norme che prevedono la libertà di trivellare per la ricerca di petrolio in Italia, perché le bozze degli articoli 20-21e 22 rappresentano la svendita del territorio italiano alle lobby del petrolio che potranno trivellare, con un trucchetto legislativo, anche nelle aree marine protette”. Lo dichiara in una nota il presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli. “Nell’articolo 21 inoltre – prosegue – viene ridotta la distanza per trivellare da 12 miglia a 5 miglia; all’articolo 22 comma 1 si introduce una norma che prevede che l’attività di prospezione e coltivazioni di idrocarburi è libera: Siamo alla follia e dichiaro l’indignazione dei Verdi per una norma voluta dal ministro dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico”.

“Nella relazione di questi articoli – osserva Bonelli – il governo giustifica questa vergogna dicendo che le agenzie di rating, come Standard e Poor’s, individuano tra i parametri di solidità economica lo sviluppo delle attività di trivellazione. Con queste norme aberranti avrebbero il via libera attività di trivellazioni nei nostri mari e in Basilicata per a partire dalle aree marine protette e aree sensibili dal punto di vista ambientale pensiamo alle isole Egadi, a Pantelleria, alle Tremiti, allo stretto di Sicilia: basti pensare che società come la Np, Northern Petroleum, Audax, Eni, Edison, Shell, hanno presentato negli anni scorsi solo nel mare prospiciente la Sicilia richieste per oltre 1.000 kmq”. “Si fermi immediatamente questa vergogna che rappresenta solo un regalo ai petrolieri – conclude Bonelli -. Non si trasformi il Mediterraneo in una infinita distesa di trivelle di ricerca petrolio con i rischi che abbiamo visto dopo il drammatico incidente che abbiamo visto nel Golfo del Messico alla piattaforma della Deep Water Horizon”.

Scoperte nuove specie in natura, dal geco psichedelico alla scimmia “Elvis”
Una lucertola che si riproduce per clonazione, senza bisogno del maschio, una scimmia che starnutisce quando piove e che ha i capelli ”alla Elvis Presley”, un pesce che assomiglia ad un cetriolo. Sono alcune delle oltre 200 nuove specie, animali e vegetali, identificate nel 2010 nell’area asiatica del Mekong. Ma, avversnubbyte il Wwf, c’e’ poco da gioire: l’esistenza di molte di queste e’ gia’minacciata. ”In media una nuova specie viene scoperta ogni due giorni”, secondo quanto riferisce la relazione ”Wild Mekong”, in quest’area di straordinaria biodiversita’ che comprende Vietnam, Cambogia, Laos, Thailandia, Birmania e la provincia cinese dello Yunnan. Nel dettaglio si tratta di 145 piante, 28 rettili, 25 pesci, 7 anfibi, due mammiferi e un uccello scoperti nel 2010 che si aggiungono a 1.345 altre specie identificate dagli scienziati a partire dal 1997.
Il WWF ricorda la nuova scoperta del geco ‘psichedelico’, di colore giallo brillante, con le gambe e la coda blu arancio. Molte specie ”stanno lottando per sopravvivere in habitat che si restringono sempre di piu’, altre sono destinate a finire come prelibatezze esotiche in alcuni piatti”, ha dichiarato Stuart Chapman del WWF. Ad esempio la lucertola che si riproduce per clonazione (Leiolepis ngovantrii) si trova nel menu di un ristorante in provincia di Ba Ria Vung Tau, nel Vietnam meridionale. Tra le altre curiosita’ che riguardano queste nuove specie scoperte c’e’ quella sulla scimmia dal naso bianco e nero che sembra avere il ciuffo ”alla Elvis Presley”: questa scimmia starnutisce quando l’acqua gli entra dalle narici ed e’ capace di trascorrere i giorni di pioggia con la testa tra le gambe per evitare l’inconveniente. Tra i nuovi vegetali scoperti ci sono cinque specie di piante carnivore, alcune delle quali in grado di fagocitare perfino ratti e uccelli. ”I tesori della regione andranno persi se i governi non investiranno nella conservazione e nel mantenimento della biodiversita”’, avverte il WWF. Questo rischio e’ diventato realta’ ad esempio in Vietnam nel 2010, con la morte dell’ultimo esemplare del rinoceronte di Giava. Le corna di questi animali sono infatti ingredienti ambiti nella medicina tradizionale asiatica. In pericolo sono anche la tigre e l’elefante, il pesce gatto gigante del Mekong, i delfini. Il WWF ha quindi chiamato i Paesi del Mekong ad ”accelerare gli sforzi verso un’economia realmente ‘verde”’.

 

Dalle Fiji scoperto un nuovo fiore. Che l’inquinamento faccia bene alla natura?

Scoperta nelle Fiji nuova specie di pianta della famiglia Medinilla. I ricercatori dell’Unione mondiale per la conservazione della natura (Iucn) hanno trovato il nuovo impianto floreale negli altopiani del Matasawalevu, sull’isola di Kadavu. Il ritrovamento, cui e’ stato suggerito il nome di ‘MedinillaMatasawalevu’, e’ avvenuto al confine tra la prateria e la foresta primaria: una posizione che viene definita dai ricercatori ”estremamente vulnerabile agli incendi”, molto comuni nella zona. ”Le attivita’ agricole commerciali e gli incendi incontrollati sono tra le principali minacce per questa specie: un piccolo incendio potrebbe distruggerla nel giro di pochi minuti”, ha spiegato Marika Tuiwawa, della University of the South Pacific’s Institute of Applied Science e membro della spedizione dell’Iucn nella zona. Secondo i ricercatori esistono tuttora 193 specie conosciute di Medinilla tra il Madagascar, l’Africa, l’Asia Meridionale e le isole del Pacifico. Di queste poi 11 si possono trovare esclusivamente nelle isole Fiji, tra cui il Tagimoucia (Medinilla Waterhousei), emblema floreale delle isole.

 

Gennaio 2012

L’Associazione APNEA PANTELLERIA Un Punto nel Mare – Un Mare di Punti
ClassMeteo Show intervista il Presidente di Apnea Pantelleria – L’impegno dell’Associazione per la tutela dell’ambiente

Pantelleria 01 dicembre 2011 -L’Associazione Apnea Pantelleria ha partecipato alla trasmissione Class Meteo Show (del canale Class TV MSNBC, 27 digitale terrestre) in diretta telefonica (vedi http://classmeteo.weather.com/meteo/portale/videkhattibuale sporcoo/trivellazioni-petrolifere-nei-nostri-mari/).
Dopo la proiezione del video sulle detonazioni subacquee (disponibile sul canale youtube dell’Associazione Apnea Pantelleria), Alberto Zaccagni è intervenuto sull’argomento “Trivellazioni petrolifere nei nostri mari”, in discussione in studio anche con Emilio Mancuso, dell’Istituto Studi sul Mare.

“Il canale di Sicilia – afferma il Presidente dell’AAP -è costellato da molti banchi con una bio-diversità incredibile, praticamente la nursery del Mediterraneo, in quanto qui si riproducono moltissime specie di pesci, di grandi cetacei ed elasmobranchi. Tempo fa al Ministero dell’Ambiente è arrivata una istanza di richiesta di ricerca dalla società petrolifera Audax Energy (d364 cr ax), proprio sui banchi del Canale di Sicilia, alla quale abbiamo posto una ferrea opposizione. Entro pochi giorni dovremmo avere la risposta dal Ministero, riguardo la valutazione dell’impatto ambientale delle concessioni richieste”.

Anche il dott. Mancuso, d’accordo con Alberto Zaccagni, sottolinea la pericolosità delle ricerche con uso di airgun:”Onde d’urto che vanno tra i 100 ed i 500 hz – sostiene Emilio Mancuso – vengono khattibuale pulitasentite in tutto un bacino, paragonabile al nostro Mar Mediterraneo. Il Canale di Sicilia è un tratto di mare di elevatissima importanza e queste detonazioni stanno già influenzando le dinamiche comportamentali delle specie che frequentano questa zona” conclude il dott. Mancuso.

Fra gli obiettivi di Apnea Pantelleria, non solo l’opposizione alle ricerche petrolifere. L’Associazione è impegnata anche nella salvaguardia dell’ecosistema marino, attraverso la pulizia delle coste dell’isola di Pantelleria. ( Vedi foto: Tratto costiero di c/da Khattibuale prima e dopo la pulizia -foto di Mario Squitieri)

Nell’anno 2011 sono state portate a termine due campagne di pulizia che hanno interessato un tratto di costa della località di San Leonardo ed uno di c/da Khattibuale (vedi foto). Il terzo appuntamento dedicato alla cura delle coste pantesche, è stato per Domenica 4 dicembre 2011, dalle ore 09.30, in località Suvaki (presso la nuova discesa al mare).

Ufficio Stampa – Silvia Ferrandes –

Email: ufficiostampanelmare@gmail.com Sede organizzativa Via Giacomo Leopardi 5 91017 Pantelleria (TP) Riferimenti WEB “Un Punto nel Mare -Un Mare di Punti” Web http://unpuntonelmare.wordpress.com/ EMail unpuntonelmare@gmail.com YouTube www.youtube.com/unpuntonelmare

A 600 anni luce forse abbiamo dei vicini
E’ stato scoperto un quasi gemello del pianeta terra e lo abbiamo battezzato Kepler -22b. Lo ha individuato la Nasa a 600 anni luce di distanza dalla terra. E’ un po’ più grande della nostra terra e ha un sole che con il suo calore assicura la liquidità dell’acqua. Il suo anno è quasi come il nostro: 290 giorni. Queste caratteristiche fanno presumere che sia in grado di ospitare la vita.

kepler

Dicembre 2011
“Un Punto nel Mare – Un mare di Punti” crescono
L’associazione APNEA PANTELLERIA “Un Punto nel Mare – Un Mare di Punti” :
-Presentata un’interrogazione al Parlamento Europeo in opposizione alle trivellazioni offshore -Grazie alle donazioni ricevute abbiamo attivato una segreteria a Pantelleria centro Pantelleria 9 novembre 2011 – Il 17 ottobre scorso è stata presentata un’interrogazione alla Commissione Ambiente del Parlamento Europeo.
L’associazione Apnea Pantelleria ha collaborato con Rita Borsellino, parlamentare europea, e Dario Prestigiacomo, capo ufficio stampa della stessa, alla formulazione dell’interrogazione presentata al Parlamento Europeo, dove si è richiesta la posizione dell’UE in merito alle trivellazioni offshore e che, come già riconosciuto dal protocollo di Barcellona, i mari del Canale di Sicilia ed i banchi intorno a Pantelleria siano dichiarati siti di interesse comunitario e pertanto a qualsiasi titolo protetti. (Testo integrale interrogazione parlamento europeo sul sito “http://unpuntonelmare.wordpress.com/”)

Insieme a Greenpeace, al Comune di Pantelleria ed a quello di Sciacca, ai cittadini comuni, ai network di associazioni, alle confederazioni di pesca e turismo ed in collegamento con stesse forme di opposizione alle trivellazioni delle regioni Puglia, Marche e Abruzzo, sono stati presentati dei dossier scientifici per opporsi all’istanza di ricerche petrolifere chieste dalla società Audax Energy proprio sui bassifondi del Canale di Sicilia. Secondo i termini di legge, il Ministero dell’Ambiente ha 90 giorni per considerarli e pronunciarsi in merito. In attesa, ci stiamo impegnando in caso di ricorso.
Grazie alle donazioni fino ad oggi ricevute, Apnea Pantelleria apre un punto d’informazione sito in Via Giacomo Leopardi 5, a Pantelleria centro, che sarà aperto dal martedì al giovedì, dalle 17.30 alle 20.00. Le donazioni ricevute fino ad oggi permetteranno all’associazione di pagare le seguenti attività:

-affitto dei locali della segreteria organizzativa
– acquisto materiali d’ufficio, compreso connessioni telefoniche ed internet
– assunzione part-time di una segretaria/addetto stampa per settore comunicazione
– trasformazione in Onlus dell’Associazione Apnea Pantelleria
– consulenza legale e fiscale
– rimborsi spese per viaggi e spostamenti per gli attivisti
L’Associazione Apnea Pantelleria ringrazia tutti coloro che hanno voluto donare il loro contributo per proseguire questo importante impegno di difesa del nostro mare, della vita nostra e dei nostri figli.

Ufficio Stampa
– Silvia Ferrandes – EMail ufficiostampanelmare@gmail.com
Tel. 333.34.034.99
Sede organizzativa Via Giacomo Leopardi 5 91017 Pantelleria (TP)
Riferimenti WEB “Un Punto nel Mare -Un Mare di Punti”
Web http://unpuntonelmare.wordpress.com/
E- mail :  unpuntonelmare@gmail.com

Il neo ministro dell’ambiente Clini: “Occorre cambiare le regole, il clima è cambiato”

“Occorre cambiare le regole il clima è cambiato”, a dirlo è il ministro dell’Ambiente Corrado Clini, dopo la nuova ondata di maltempo che ha provocato ancora danni in Sicilia e Calabria e vittime nel messinese. Il ministro è intervenuto al Forum Risk Management di Arezzo, portando il suo saluto, e ha sottolineato l’urgenza di aggiornare la mappa di tollerabilità del territorio, concentrare le risorse per la prevenzione Il lago e svuotare le zone più esposte, senza dimenticare come le politiche per la sicurezza dell’ambiente e quelle per la salute devono procedere di pari passo. “L’evento di Messina – ha detto il ministro – ha messo ancora una volta in evidenza come i fattori di rischio per la popolazione dovuti al clima sono rilevanti ed è per questo che occorre concentrare le risorse per fare prevenzione, ovvero per intervenire sui fattori che nel suolo possono diventare causa dei disastri anche perché questi eventi rischiano di far tornare attuali anche epidemie e malattie infettive che pensavamo essere scomparse dal nostro territorio”. Il ministro ha poi indicato i principali fattori sui cui si dovrà intervenire. In primis Clini ha spiegato che bisogna cambiare l’approccio e le regole perché “i dati storici sul clima su cui ci siamo basati fino ad oggi non sono più attuali perché quelli che prefiguravano una certa intensità di pioggia e frequenza di eventi climatici estremi ora sono cambiati. Quaranta anni fa avevamo disegnato sistemi fognari sulla base di un certo regime di pioggia ma ora dobbiamo ripensarli perché il regime è cambiato”. All’allarme lanciato dal Ministro ci permettiamo di aggiungere le nostre preoccupazioni a causa del continuo dissesto del territorio montano della nostra isola. Troppi muretti a secco, che contenevano “margetti” ormai in abbandono e non più mantenuti e curati dell’uomo, crollano. E inevitabilmente non trattengono più il terreno sotto la spinata delle piogge, in aumento anche alla nostra latitudine. Così acquazzone dopo acquazzone colline e montagna scivolano lentamente verso il mare. Probabilmente non siamo a rischio disastri come succede alle zone del messinese ma certamente prima o poi pagheremo lo scotto di tutto questo. Intanto il lago, per la terra che non più trattenuta dai muretti scivola giù dalla montagna, sta insabbiandosi. E il lago del “bagno dell’acqua” che è una delle nostre principali attrattive turistiche anche se impropriamente chiamato “specchio di Venere”, sta trasformandosi nel “bagno del fango”.

 

Novembre 2011
Vino: accordo Irvv -Malta. C’è anche lo zibibbo di Pantelleria

Sono otto le varieta’ di uva provenienti da Malta e Gozo oltre allo zibibbo di Linosa e di Pantelleria che sono state analizzate dei tecnici dell’Istituto regionale della vite e del vino nell’ambito del progetto ”ProMed -la protezione dell’ambiente nelle isole del Mediterraneo attraverso la valorizzazione di un sistema colturale arboreo”. Al progetto, finanziato all’interno del Programma operativo Italia-Malta 2007-2013 e presentato ufficialmente lo scorso luglio, lavora da agosto un team di agronomi, enologi, chimici e microbiologi. Con l’inizio della vendemmia e’ stata avviata infatti l’attivita’ di studio della produzione di derivati di alta qualita’ da varieta’ internazionali coltivate a Malta, nonche’ di valorizzazione dello Zibibbo a Linosa e Pantelleria.

Di Caprio guida la campagna per porre uno stop al commercio dell’avorio
Amico dell’ambiente e anche degli animali: e’ l’attore americano Leonardo Di Caprio, che ha appena deciso di fare da testimonial ad una campagna per salvare gli elefanti e dare lo stop al commercio internazionale dell’avorio. elefanteL’annuncio arriva dall’International Fund for Animal Welfare (Ifaw), l’organizzazione che ha lanciato l’iniziativa in Usa nell’ambito di un programma annuale di informazione che raggiunge sette milioni di insegnanti, studenti e famiglie in oltre 15 paesi, incluse Francia e Gran Bretagna. ”L’avorio – afferma Di Caprio – alimenta dispute e conflitti. Gli elefanti vengono uccisi dai bracconieri perche’ le loro zanne possano essere vendute in cambio di armi e droghe dalle organizzazioni criminali internazionali, prima che queste diventino chincaglieria e gioelli per i consumatori”. ”Dal divieto di commercio d’avorio del 1989 – aggiunge il testimonial di Ifaw – le autorita’ di 85 paesi hanno sequestrato quasi 400 tonnellate d’avorio sul mercato nero”. Secondo un recente rapporto, una zanna arriva ad essere pagata quattromila dollari sul mercato cinese. Per salvare gli elefanti africani, i piu’ colpiti dalla nuova emergenza, l’Ifaw ha intenzione di raccogliere un milione di firme, chiedendo ai governi di opporsi ad ogni ulteriore commercio dell’avorio e di rafforzare la lotta contro il bracconaggio. Il problema e’ che spesso chi acquista prodotti in avorio non sa che per ottenerlo occorre uccidere l’animale.” Diverse persone nel mondo – afferma Di Caprio – non hanno idea che gli elefanti vengano uccisi per le loro zanne in avorio ed e’ per questo che l’informazione del pubblico e’ cosi’ importante. C’erano 1,3 milioni di elefanti nel 1979: il bracconaggio dilagante, insieme ad altri fattori, li ha ridotti a meno della meta’, circa mezzo milione”.

Barca solare più grande al mindo arriva a Honk Kong
L’energia verde approda ad Honk Kong: Planet solar, la più grande barca al mondo alimentata ed energia solare, ha fatto tappa nella città asiatica durante il suo tour mondiale volto alla promozione di un’eplanetbsolarnergia ecocompatibile. Il catamarano, che ` salpato circa un anno fa da Monaco attraversando l’Atlantico ed il Canale di Panama, è arrivato, dopo oltre 35.000 chilometri, nelle acque del Pacifico. Come riporta la Cnn, recentemente ha fatto tappa nella Victoria Harbour di Honk Kong, prima di ripartire in direzione di Singapore. Il progetto nato dall’idea dello svizzero Raphael Domjan, riesce a navigare sfruttando esclusivamente l’energia solare: 537 metri quadri di celle fotovoltaiche sono in grado di produrre 94 kilowatt di potenza, pari a circa 127 cavalli in una giornata di sole. Costruito in Germania al costo di 26 milioni di dollari, il 75% dell’energia raccolta spinge il catamarano tra i cinque e i dieci nodi all’ora mentre il restante viene utilizzato per tutto quello che serve nella barca, dai servizi igienici ai sistemi operativi di navigazione. “Se riusciamo a viaggiare e a vivere in questa barca, che ` una grossa barca, solo sfruttando l’energia solare, significa che tutti possono utilizzare questa forma di energia nelle loro case quotidianamente- ha dichiarato Domjan.- Un giorno non avremo più a disposizione petrolio. Forse sarà fra 50, 100 o 200 anni, ma quel giorno prima o poi arriverà e dovremo trovare un modo alternativo di vivere”.

 

Ottobre 2011
Vulcani: Protezione civile segue l’attivita’ di Etna e Stromboli

In settembre ci sono stati giorni di attivita’ intensa per i due principali vulcani attivi del nostro Paese: in solo 24 ore, lo scorso 10 settembre si era verifica la settima esplosione maggiore dello Stromboli da gennaio ad oggi, mentre hanno raggiuIl monitoraggio dei vulcaninto quota tredici dall’inizio dell’anno le fontane di lava dell’Etna. Sulla base dei dati e dei segnali rilevati dai principali sistemi di monitoraggio e sorveglianza gestiti dai Centri di Competenza (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia – Ingv e Dipartimento di Scienze della Terra dell’Universita’ di Firenze – UniFi) e dalle strutture di residio territoriale, il Centro Funzionale Centrale per il rischio Vulcanico del Dipartimento della Protezione Civile aveva indicato una valutazione di criticita’ elevata per la zona sommitale dell’Etna per ricaduta di ceneri e lapilli. Gia’ nei giorni precedenti analoga criticita’ era stata segnalata per lo Stromboli, per il persistere di attivita’ esplosiva di maggiore intensita’, caratterizzata anche da piccole colate laviche in prossimita’ dei crateri. La valutazione di criticita’ emessa dal Centro Funzionale Vulcanico viene trasmessa alle autorita’ locali al fine di consentire loro di mettere in atto -secondo le rispettive competenze – le misure cautelative utili.

In particolare, in considerazione del verificarsi dell’incremento di attivita’ nel periodo estivo, e’ utile ricordare a quanti avessero in programma attivita’ escursionistica sulle pendici dello Stromboli che l’accesso ai sentieri e’ soggetto a regolamentazione da parte del Sindaco, prima autorita’ di protezione civile sul territorio. Tale disciplina varia in funzione dello stato di attivita’ del vulcano, laddove ad esempio anche esplosioni di intensita’ non particolarmente elevata possono determinare la ricaduta dimateriale incandescente di dimensioni considerevoli. E’ importante evidenziare che, nonostante lo Stromboli sia costantemente monitorato e la ricerca scientifica in materia sia molto avanzata, ad oggi non e’ possibile prevedere il verificarsi di eventi maggiori che possono causare lanci di bombe vulcaniche non soltanto nell’area prossima ai crateri ma anche nelle zone piu’ distanti, vicine piuttosto a strutture e abitazioni e potenzialmente rischiosi per le persone. Oltre ai due vulcani siciliani in costante attivita’, in Italia esistono numerosi altri vulcani che, pur non essendo caratterizzati da attivita’ persistente, sono attivi e costantemente studiati e monitorati: Vesuvio, Campi Flegrei, Ischia, Vulcano, Lipari, Salina, Isola Ferdinandea, Pantelleria (l’impianto di monitoraggio si trova sulla cuddia Mida dove è evidente attorno al cratere una attività secondaria costante) eColli Albani, oltre ai vulcani sottomarini del Mar Tirreno e del Canale di Sicilia. Approfondimenti sul tema sono pubblicati sul sito del Dipartimento della Protezione civile,www.protezionecivile.it, nella sezione “Rischio Vulcanico”.

Così si tutela l’ambiente?

In contrada Cimillia, in zona protetta dove non si potrebbe spostare una pietra di un muretto senza autorizzazione e a pochi passi dall’elegante villaggio omonimo, da tempo è sorte una discarica abusiva che vi documentiamo. Visto che la faccenda va avanti da tempo cosa aspetta l’amministrazione a intervenire e porre fine a questo scempio?

discarica abusiva

Settembre 2011
La corsa all’oro nero minaccia Pantelleria

Greenpeace a bordo della propria nave ammiraglia, la Rainbow Warrior, ha effettuato una ricognizione preliminare sui banchi Skerki, Talbot, Avventura e Pantelleria. “La notevole documentazione fotografica raccolta – spiegano gli ambientalisti di Greenpeace – conferma come i banchi siano aree spettacolari. piattaParticolarmente ricche di pesci, dalla murena al torpedo comune, e di habitat chiave, come le praterie di posidonia, ospitano anche importanti aree di riproduzione di specie commerciali come il nasello e la triglia. Tra le aree piu’ spettacolari le grotte e le pareti rocciose ricoperte da organismi filtratori come il corallo arancione Astroides calycularis”.
Al piano delle compagnie petrolifere “che vogliono trasformare il Canale di Sicilia in un nuovo Golfo del Messico”, Greenpeace contrappone la proposta di una riserva marina, che vieti nelle aree piu’ sensibili ogni attivita’ estrattiva, compresa la pesca. Il disastro della Deep Water Horizon e il piu’ recente sversamento di petrolio al largo delle coste scozzesi non lasciano dubbi: queste attivita’ – conclude Monti – sono una minaccia inaccettabile per il mare e per le popolazioni costiere che da esso dipendono. Chiediamo con urgenza al Ministro dell’Ambiente, l’onorevole Prestigiacomo, di bloccare ogni folle progetto di esplorazione petrolifera nel Canale di Sicilia e di attivarsi immediatamente per garantire la dovuta tutela per le aree piu’ vulnerabili”.

Tutto il mondo in piazza il 24 Settembre  Con l’associazione  “350 org” per un’economia “spetrolizzata” e contro i cambiamenti climatici
Di Guido Picchetti

350 e’ il valore di ppm (particelle per milione) di CO2 nell’atmosfera che secondo gli studiosi in materia si dovrebbe raggiungere per tentare almeno dimitigare i cambiamenti climatici in crescendo. Attualmente a quanto pare abbiamo raggiunto un picco di ben 390 ppm, quando solo 200 anni fa nell’aria del pianeta ce n’erano mediamente 275 …

Intorno a questo numero fatidico di 350, che rappresenta appunto il limite di sicurezza di particelle di C02 nell’aria che respiriamo, si è creato nel mondo un movimento che sta cercando di sensibilizzare al massimo la popolazione del nostro pianeta, dopo che scienziati, esperti di problemi climatici e molti governi nazionali hanno capito i rischi che tutti corriamo nel superare quel limite, e come occorra tornare rapidamente sotto le 350 ppm.E se non si fa entro questo secolo c’è un serio pericolo di raggiungere un punto di non ritorno, con fenomeni irreversibili che metterebbero a rischio la nostra esistenza (come, ad esempio,lo scioglimento dei ghiacci della Groelandia).

L’iziativa promossa dall’associazione “350 org” per sensibilizzare la popolazione mondiale intorno a tale problema è in programmasabato24 settembre prossimo. Me lo ha comunicato Maria Rita D’Orsogna, la professoressa italo-americana di origine abruzzese (insegnante diFisica all’Università di Stato della California), attualmente impegnata contro le piattaforme petrolifere previste davanti alle coste d’Abruzzo, patria dei suoi genitori; e nasce da un’idea simile a quella fatta qualche tempo fa da “Oceana” – http://vimeo.com/7168091- , un’organizzazione ambientalista a livello mondiale impegnata nella protezione dei mari. Si scende tutti in piazzaovunque nel mondo, solo che ognuno fa quello che vuole:tutti al mare per salutare l’estate (da noi che se va…), passeggiata in bici, di nuovo la catena lungo la spiaggia, etc. E magari qualcuno può metterci un tema di interesse più strettamente locale:il parco della costa teatina in Abruzzo, lo smemorandum di Basilicata, le piattaforme petrolifere di Pantelleria, etc.

L’importante è ritrovarsi il più possibilenumerosi intorno a un’idea comune, che valga a far risaltare il problema, ad esempio nel nostro caso, che non vogliamo le trivelle in mare/terra, e che siamo tutti”uniti” dal Veneto alla Sicilia.

Sarebbe bello. L’idea è lanciata, riusciremo ad attuarla ? Non lo so… La

risposta sta ad ognuno di noi. Non ci vuol molto,solo un minimo di buona

volontà, ma tanto impegno nel rinunciare a personalismi e individualismi

sterili, e una volta tanto aderire ad una proposta comune, mettendoci ognuno

qualcosa di suo…

Questi i link da consultare per capire la manifestazione “24 Settembre 2011

– Smuoviamo il Pianeta”:

L’organizzazione “350 org” : http://www.350.org <http://www.350.org/>

La storia dell’ organizzazione “350 org”: http://www.350.org/en/story

L’associazione ambientalista “Oceana”:

http://na.oceana.org/en/about-us/what-we-do

_______________

Guido Picchetti

c.da Penna snc

91017 Pantelleria (TP)

cell. 3331436242

tel/fax 0923-916077

email: gpicchetti@libero.it

sito web: www.guidopicchetti.it

<http://www.facebook.com/profile.php?id=1063270409>

Agosto 2011
Scoperti 12 vulcani sottomarini in Antartide.
Una catena di enormi vulcani sottomarini e’ stata scoperta nell’Antartide dai ricercatori del British Antarctic Survey. Si tratta di 12 vulcani, molto dei quali attivi, scoperti nelle vicinanze delle South Sandwich Islands. I vulcani vulcanisottomarini, molti dei quali superano un’altezza di 3000 metri, sono stati individuati dall’equipe di ricerca grazie a sofisticate tecnologie sonar 3D. La maxi scoperta, prima nel suo genere per l’area antartica, ha lasciato gli esperti a bocca aperta: ”sono dei vulcani molti grandi, se fossero stati sulla terra ferma sarebbero stati davvero notevoli”,ha commentato a Live science, il vulcanologo della British Antarctic Survey,Philip Leat. ”Abbiamo iniziato a studiare questa aerea apparentemente desolata di oceano, perche’ sulla mappa c’era una grande area vuota e non avevamo idea di cosa potesse celare il fondo marino – ha continuato Leat – e all’improvviso il fondo del mare si e’ sollevato sotto di noi. E’ stato un viaggio emozionante e pieno d’avventura”

Lava effusiva soluzione all’emergenza rifiuti? Di Carmine Salvastano Da un decennio la Regione Campania vive e soffre nell’emergenza rifiuti, intere popolazioni mobilitate per evitare il continuo “sacco ambientale” del loro territorio, piccole realtà costrette a dovere “subire uno sversamento con tante ombre e luci, con il terrore che la propria salute propria e quelle dei suoi cari sia costantemente in pericolo come si nutre il pericolo sia per le generazioni future che per l’ambiente. Napoli ha, da sempre avuto, una delle soluzioni nel suo territorio.

*Un nostro suggerimento, un parere non chiesto, che potrebbe far incontrare le esigenze del territorio e delle popolazioni, in un nostra modesta e piccola idea, e potrebbe essere quello che da dove tutti i materiali nascono, in quello stesso posto possono finire vendo riciclati dalla natura stessa che li ha creati.

*Un utilizzo di una vena lavica effusiva, dove il magma viene espulso dal vulcano sotto forma di fiumi di lava, detti anche colate laviche che “ricicleranno” tutti i tipi di rifiuti.

*I gas contenuti nel magma vengono espulsi in modo da evitare che la pressione del gas conduca ad una esplosione, questa espulsione del gas può avvenire sia gradatamente tramite fumarole o rapidamente, un modo per individuare zone idonee per realizzare questa idea.

*Utilizzare una vena lavica, già esposta all’aperto o da esporre, del tipo effusivo permetterebbe lo sversamento di migliaia di tonnellate di rifiuti, di ogni tipo e genere, 24 ore su 24 senza danni e pericoli alle persone e all’ambiente con la previsione che i fumi sprigionati vengano “catturati” da apposto camino che abbatta eventuali componenti nocivi.

*Questa soluzione potrebbe anche evitare i perenni problemi di ordine e di sicurezza pubblica con costi irrisori, rispetto a quel che è esorbitatamente costato, ed ancora costa, alle già povere tasche del cittadino che ancora non vede soluzioni a questo che è diventato, ormai, un dramma.

* Questo tipo di soluzione potrebbe salvare l’uomo e le sue esigenze e, cosa ancor più importante, aiuterebbe a mantenere un ambiente ecosostenibile che, con le iniziative messe in atto in questo decennio, risulterebbero effettivamente efficaci ed implementarsi, migliorando la qualità della vita

salvaguardando il patrimonio naturalistico italiano e le risorse utilizzate dall’uomo per il proprio sostentamento, senza il continuo dilemma dell’inquinamento invasivo di siti naturalistici e della problematica connessa alla produzione e allo sversamento del micidiale percolato.

*Questa tragedia verrebbe risolta in ambito napoletano e campano ed eviterebbe il ricorso a soluzioni che vedono coinvolte realtà extraregionali ed extraitaliane.

Dopo questo tragico decennio, le troppe grida di aiuto di intere popolazioni, l’associazione Napoli Nord Sud, in un brainstorming tra i suoi componenti, ha trovato una idea che si spera possa essere considerata utile per risolvere questa tragedia che ha minato fortemente e pericolosamente il vivere civile delle popolazioni della provincia di Napoli, della Regione Campania e di tutta la Nazione.

*La natura, che l’uomo ogni giorno distrugge, verrà in aiuto dello stesso uomo.*

Portici, 15 luglio 2011

Associazione della Colonna Mobile Protezione Civile della Provincia di Napoli sito web: *napolinordsud.altervista.org* – Tel. 333.4423627 Via San Cristoforo, 69/c – 80055 Portici (Na)

L’Europa conferma il no alla caccia alle foche

“E’ evidente come i cittadini europei siano ampiamente in favore del divieto comunitario al commercio di prodotti derivanti dalla foca, pertanto se il Canada vuole raggiungere un accordo di libero scambio con l’Unione Europea deve rispettare i valori della comunita’ europea e ritirare subito il ricorso al WTO”, spiega Simone Pavesi, responsabile Lav Campagne Pellicce.

Il CETA e’ l’accordo commerciale che portera’ nelle casse del governo canadese oltre 8 miliardi di euro entro il 2014; e proprio in considerazione dei vantaggi economici di cui potra’ beneficiare il Canada, il Parlamento UE ha preteso il rispetto di questo bando, adottato in risposta alle istanze del popolo europeo, con l’approvazione della Risoluzione n.344 e con la quale ha dichiarato che “confida vivamente che il Canada ritiri il ricorso presentato all’OMC, che osta alle buone relazioni commerciali, prima che l’accordo CETA debba essere ratificato dal Parlamento europeo”.

“La posizione degli europarlamentari si pone cosi’ in totale armonia con la volonta’ della maggioranza dei cittadini europei.

Luglio 2011

 

Trivellazioni:Ok a risoluzione impegno governo a tutela Mediterraneo Via libera della commissione Ambiente del Senato alla risoluzione che impegna il governo ad attivarsi con l’Unione europea e i paesi del Mediterraneo per creare un sistema condiviso di regole per la tutela del mare da attivita’ offshore. Il documento, che impegna l’esecutivo anche ad attivarsi nelle diverse sedi internazionali per la modifica del regime giuridico delle responsabilita’ per gli sversamenti inquinanti in mare prodotti da trasporti marittimi “e’ di preparazione a una direttiva comunitaria che garantira’ una disciplina piu’ severa per la tutela del Mar Mediterraneo”, ha sottolineato il presidente della commissione di Palazzo Madama Antonio D’Ali’ estensore della risoluzione. Secondo D’Ali’ la risoluzione garantisce “la sicurezza contro gli sversamenti a mare e sottolinea l’esigenza di coinvolgere tutti gli Stati che si affacciano sul Mediterraneo impegnando quindi il governo a livello internazionale”. La recente consultazione referendaria sul nucleare come pure la tragedia giapponese di Fukushima non aiutano tuttavia a trovare la quadra sulla questione: “E’ chiaro che alla fine il no al nucleare non agevola la battaglia”, ha ammesso d’Ali’.

I geologi siciliani puntano sulla geotermia Il calore della terra invece del nucleare. A sostenere questa causa sono i geologi di Sicilia che a pochi giorni dal soffionereferendum sul nucleare, rilanciano la geotermia ”una delle forme di energia alternativa che potranno, a regime, sostituire le attuali”. ”Lo sfruttamento della fonte geotermica per la produzione di energia elettrica – ha spiegato Carlo Cassaniti, vicepresidente dei geologi di Sicilia – ha inizio in Toscana nel primo decennio del 1900. Oltre la Toscana, che copre il 25 % del proprio fabbisogno energetico con l’energia geotermica, in Italia abbiamo altre aree a forte vocazione geotermica, dal cratere di Latera – Bolsena ai Campi Flegrei, dalla zona dei vulcani sottomarini del Palinuro e del Marsili all’arcipelago delle Isole Eolie”. Cassaniti mette poi in evidenza come ”in Sicilia, al momento, la Regione ha rilasciato un solo permesso di ricerca relativo al campo geotermico di Pantelleria, un permesso e’ in fase di rilascio nel campo geotermico eoliano, mentre sono in fase di istruttoria altre tre istanze che riguardano le aree di Sciacca, Gerbini e Pantelleria”. La nota dei geologi siciliani conclude sottolineando che ”occorre promuovere adesso le energie rinnovabili e la geotermia ne e’ un esempio altamente rappresentativo”.

Un matrimonio emette oltre sette tonnellate di Co2. Ciascun matrimonio emette nell’ambiente una quantita’ di anidride carbonica pari a 7,5 tonnellate. A calcolare l’impatto del giorno delle nozze, “Focus Domande e Risposte”, il periodico Gruner+Jahr/Mondadori . Ipotizzando un numero di invitati pari a cento, il consumo elettrico e il riscaldamento a metano di una chiesa di mille metri quadrati causa rispettivamente l’emissione di 0,31 e 0,11 tonnellate di CO2. Ma la voce che incide piu’ sul totale, e’ senza dubbio il viaggio di nozze, che “costa” all’ambiente, tra aereo, pernottamenti e spostamenti in auto, ben tre tonnellate di anidride carbonica. Le altre voci prese in considerazione da “Focus Domande e Risposte” per il suo calcolo, sono gli abiti degli sposi, uno spostamento con auto d’epoca, i viaggi degli invitati, il ristorante, il pranzo di nozze e persino i fiori, la carta per gli inviti e l’album di fotografie.

Giugno 2011 Gli uccelli rapaci migrano sorvolando Pantelleria Per gli appassionati di ”bird-watching” e soprattutto di uccelli rapaci, lo Stretto di Messina e’ la destinazione perfetta. E’ qui infatti che ogni anno oltre 30mila rapaci sono impegnati nelle migrazioni, in gran parte falchi pecchiaoli. A loro e a tante altre specie e’ stata dedicata la Giornata mondiale dei migratori, che dal 2006 si festeggia il secondo fine settimana di maggio. Se si e’ fortunati, l’osservazione del cielo in questo periodo puo’ diventare un’esperienza eccezionale. ”Il 28 e 29 aprile scorso sono passati novemila rapaci, per la quasi totalita’ falchi pecchiaioli, mentre il 29 aprile e’ Il falco pecchiaiolostato avvistato uno stormo di 300 cicogne bianche, con uno scirocco che soffiava a 80 km orari” racconta Anna Giordano del Wwf, impegnata da trent’anni nel campo di vigilanza dei volontari, sul lato siciliano dello Stretto. ”Questa iniziativa – spiega Giordano – e’ organizzata da Wwf Italia, l’associazione Mediterranea per la natura e Nabu, un’associazione tedesca, perche’ i rapaci appartengono a tutta l’Europa. Ad aprile ne sono stati avvistati 14.078, ma continueremo le osservazioni fino al 27 maggio”. ”Lo Stretto di Messina – spiega l’esperta del Wwf – e’ la rotta piu’ importante al mondo in primavera per osservare una specie rara e minacciata a livello globale come l’albanella pallida, di cui rimangono duemila-tremila coppie in Europa”. Nel corso degli anni ”abbiamo notato un forte passaggio di animali prima dell’arrivo dello scirocco, perche’ e’ un vento che blocca la migrazione. Per loro vale il detto che ‘chi prima arriva meglio alloggia’ ”. Lo Stretto di Messina, ma anche Marettimo e Pantelleria, Ustica e Panarea, sono i punti di osservazione del progetto ‘Rapaci migratori’ della Lipu, che fino al 20 maggio ha tenuto impegnati una decina di ornitologi lungo la rotta di questi animali, ‘armati’ di cannocchiali, binocoli e taccuini. Il passaggio massiccio dei falchi pecchiaioli a fine aprile e’ stato registrato solo sullo Stretto, ma non nelle isole siciliane. ”Questi uccelli provenienti dall’Africa – spiega Marco Gustin, responsabile Specie Lipu-BirdLife – quando il vento e’ favorevole si spostano in Sicilia, ma a Marettimo e Pantelleria ne sono state avvistati poche centinaia di esemplari. Questo vuol dire che entrano in Sicilia da settori non sorvegliati, fino a quel ‘collo di bottiglia’ obbligatorio per i rapaci, che e’ lo Stretto di Messina”. A differenza del pecchiaiolo, il falco di palude invece arriva in maniera meno concentrata. ”Anche nello Stretto – precisa l’esperto – questa specie non supera i duecento-trecento esemplari alla volta”. Non mancano poi le vere e proprie rarita’. ”Il ‘gruccione egiziano’ e’ stato avvistato a Marettimo, – racconta Gustin – mentre normalmente si sposta al massimo fra Israele, Egitto, Giordania. E’ probabile abbia seguito il gruccione europeo dall’Africa”. (ANSA).

I vulcani attivi del mondo. Pantelleria c’è. Il vulcano entrato in attivita’ una settimana fa in Islanda, il Grimsvotn, situato nel sud-est dell’isola sul ghiacciaio  il vulcanoVatnajokull, non e’ che uno dei tanti che i geologi considerano attualmente ‘vivi’ nel mondo. Sulla Terra i maggiori vulcani attivi sono, andando da ovest a est: l’Akutan (isole Aleutine), lo Shishaldin (Aleutine), il Kilavea (Hawaii), il Popocotepetl (Messico), il Cerro Negro (Nicaragua), il Soufriere Hills (isola caraibica di Monserrat), il Fogo Caldera (Capoverde), l’Etna (Sicilia), il Derapi (Giava), il Komagatake (Giappone), il Karymsky e il Keyuchevskoi (penisola russa della Kamchatka), vi sono poi le eruzioni sottomarine in prossimita’ delle isole Marianne, il Rabaul Caldera, a Papua Nuova Guinea, il Ruapehu, in Nuova Zelanda, poi ancora eruzioni sottomarine nell’area dell’isola di Vanuatu e il Metis Shosl a Tonga. L’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia ci ricorda che sul territorio italiano esistono almeno dieci vulcani o sistemi vulcanici attivi, considerati tali perche’ hanno dato manifestazioni negli ultimi 10.000 anni: i Colli Albani, i Campi Flegrei, il Vesuvio, Ischia, Stromboli, Lipari, Vulcano, l’Etna, Pantelleria, l’Isola Ferdinandea. Solo Stromboli ed Etna sono, pero’, in attivita’ persistente, ovvero danno eruzioni continue o separate da brevi periodi di riposo, dell’ordine di mesi o di pochissimi anni. Ma tutti questi vulcani possono produrre eruzioni in tempi brevi o medi.

Ue: referendum internet anti sacchetti di plastica ”La decisione del commissario Ue Janez Potocnick di indire una consultazione popolare europea via internet sulle scelte da assumere per limitare l’impatto dei sacchetti di plastica non biodegradabili sull’ambiente, e’ un positivo colpo d’ala”. Lo afferma il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo.”Sono convinta che – ha commenta – l’opinione pubblica europea, come ha dimostrato in questi mesi quella italiana che ha accolto con favore l’eliminazione degli shopper dannosi per l’ambiente, abbia ben chiaro quanto grave sia il danno all’ecosistema dei sacchetti di plastica e si pronuncera’ a favore della loro eliminazione”. ”L’Italia, primo paese europeo ”plastic bag free” ha fatto da battistrada, da avanguardia in questo campo, ponendo il tema al centro del dibattito degli organismi comunitari e stimolando una piu’ ampia informazione e assunzione di responsabilita’. Credo che siamo sulla strada giusta per mettere definitivamente al bando prodotti che inquinano e sono un pericoloso e riconosciuto killer della nostra fauna ittica” conclude Prestigiacomo.

Maggio 2011 La mitica Atlantide fu sommersa da un tsunami La mitica Atlantide non solo sarebbe esistita, ma venne sommersa da uno tsunami a nord del porto spagnolo di Cadice, sull’Atlantico, nella vasta area lagunare del Parco nazionale di Doana. E’ la conclusione alla quale arriatlantidevata una equipe di ricercatori internazionali guidata da Richard Freund, dell’Universit& di Hartford, in Connecticut. La città leggendaria, dalla struttura a cerchi concentrici, sarebbe stata seppellita dal fango a un centinaio di chilometri dal mare, all’interno del parco dell’Andalusia, nel sud della Spagna, considerato la maggiore riserva ecologica d’Europa. “E’ questo il potere degli tsunami”, ha spiega Richard Freund in dichiarazioni ai media. “E’ così difficile comprendere che possano arrivare a oltre 90 chilometri all’interno della terraferma e questo ` più o meno ci” di cui stiamo parlando”, ha aggiunto. I risultati delle ricerche effettuate dall’equipe che Freund dirige sono riportati nel documentario ‘La ricerca dell’Atlantide’, uno speciale della National Geographic Society.Per risolvere il mistero, fra il 2009 e il 2010 gli archeologi e geologi della spedizione hanno utilizzato radar di profondità del suolo, cartografia digitale e tecnologia sottomarina per ispezionare l’area dove presumibilmente ` esistita l’antica Atlantide. La scoperta di Freund nell’interno della Spagna di una singolare serie di “città monumento’, costruite a immagine dell’Atlantide di Doana per accogliere i rifugiati dopo la probabile distruzione della città da parte di uno tsunami, ha rappresentato per i ricercatori un’ulteriore evidenza della fondatezza della propria ipotesi investigativa. “Abbiamo trovato quello che nessuno ha mai visto prima, che da credibilità all’ipotesi dell’esistenza della leggendaria città, soprattutto dal punto di vista archeologico”, ha assicurato Richard Freund. Fu il filosofo greco Platone a datare l’Atlantide a circa 2.600 anni fa, scoprendola come “un’isola situata davanti lo stretto che si conosceva come le Colonne di Ercole’, l’attuale Stretto di Gibilterra. Gli tsunami nella regione, assicura il ricercatore del Connecticut, sono stati documentati nei secoli. Uno dei maggiori fu una gigantesca onda alta 10 piani che si abbattè su Lisbona nel novembre del 1755. I ‘Dialoghi’ di Platone, risalenti al 360 a.C. rappresentano l’unica fonte storica di informazione nota sulla mitica Atlantide. E’ quest’ultimo il nome rilevato dal filosofo, che certificò che la città “in un solo giorno e una notte sparì nelle profondità del mare”. Il risultato della ricerca ha portato gli esperti a programmare nuovi scavi sia nel parco nazionale di Doana che nell’interno, fino a 250 km dalla costa, per studiare le formazioni geologiche e datare i reperti.

In Tunisia trovato un intero scheletro di dinosauro Uno scheletro, pressocche’ intero, di un dinosauro vissuto 110 milioni di anni fa, e’ stato scoperto, in Tunisia, a sud di Tataouine, da una equipe scientifica composta da esperti dell’Ufficio nazionale delle miniere e dell’Universita’ di Bologna. E’ stato scoperto a una profondita’ di appena 50 centimetri. La lunghezza dell’esemplare e’ stata stimata in 15 metri, secondo quanto ha riferito Habib Alj`ne, ingegnere dell’Ufficio nazionale delle miniere. Lo scheletro sara’, quanto prima, trasportato a Bologna, dove sara’ sottoposto alle necessarie indagini scientifiche, e dopo riportato a Tataounine per essere esposto nel Museo dell memoria della Terra. Aprile 2011 Ambiente a rischio, sempre meno farfalle e api

Secondo Marco Lodesani, direttore del Consiglio per la ricerca e sperimentazione in agricoltura (Cra), non si tratta di un allarme estemporaneo ma di un fenomeno che non si arresta quello della moria di insetti impollinatori, a partire dalle api e dalle  la farfallafarfalle, queste ultime di sono addirittura dimezzate negli ultimi 5-6 anni.. Sotto accusa la contaminazione dell’ambiente da parte di agrofarmaci e pesticidi soprattutto quelli di ultima generazione che hanno un impatto piu’ subdolo rispetto a quelli piu’ ‘vecchi’, perche’ danno una mortalita’ non immediata ma di tipo cronico. Un problema dunque che, nonostante le diverse misure ‘preventive’ (per esempio la proibizione di usare insetticidi neonicotinoidi nella concia dei semi di mais) esiste, e non riguarda solo le api, ma molti altri insetti di cui pero’ non si parla. Tutto cio’ determina una perdita di biodiversita’ animale, come numero di specie e numero di insetti, e vegetale con effetti sulle piante, soprattutto quelle che necessitano di questi insetti e che rischiano di scompare a beneficio di altre che hanno impollinazione per via anemofila.

L’uomo alla conquista del mondo La marcia fuori dall’Africa, la sua culla, alla conquista del mondo potrebbe aver avuto inizio 100-125.000 mila anni or sono, ovvero ben prima di quanto ritenuto finora. Lo dimostra un importante ritrovamento archeologico reso noto sulla rivista Science: utensili molto probabilmente appartenenti a Homo sapiens,Un craniorisalenti a 100-125.000 mila anni fa, sono stati rinvenuti nella penisola arabica. La data cui risalirebbero questi oggetti (punte e raschietti con una specie di primitiva impugnatura) implica che l’uomo moderno si sia mosso dalla sua ‘culla africana’ ben prima del previsto. Lo studio e’ stato coordinato da Hans-Peter Uerpmann dell’universita’ Eberhard Karls a Tubingen, Germania. Si ritiene che gli uomini moderni siano originari dell’Africa sub-Sahariana circa 200.000 anni fa e che siano partiti dalla loro culla per colonizzare Europa e Asia; la data di questo viaggio pero’ finora non era chiara anche se si tendeva a fissarla attorno ai 50 mila anni fa. Ma questo rinvenimento archeologico sembra cambiare le carte in tavola. Infatti gli esperti ritengono che gli utensili ritrovati (per la loro fattura) siano attribuibili all’uomo moderno e che, poiche’ hanno circa 100-125 mila anni, e’ plausibile che fu in quel periodo che i nostri avi lasciarono l’Africa. I dati climatici sembrano confermare tale tesi: gli esperti hanno infatti ricostruito la situazione climatica di allora, e visto che approssimativamente 100-125 mila anni fa il clima era favorevole al viaggio dell’uomo moderno: lo stretto di Bab al-Mandab nella penisola arabica, poiche’ i livelli dei mari erano bassi, era infatti molto piu’ vicino al corno d’Africa e quindi, piu’ facilmente raggiungibile dai nostri antenati partiti verso altri ‘lidi’.

Parte progetto il soccorso in mare Un sistema integrato di telemedicina di pronto soccorso in mare attraverso il satellite per la defibrillazione precoce e il monitoraggio cardiovascolare. E’ quello che prendera’ il via su dieci navi operanti nel bacino delle isole di Egadi e Pantelleria nel trapanese grazie al progetto ”Telecardio sea project”, finanziato dal ministero dell’Interno con 300mila euro e promosso dalla Provincia di Trapani in collaborazione con l’azienda sanitaria del capoluogo. Mercoledi’ 16 marzo la firma del protocollo d’intesa tra l’amministrazione provinciale e l’azienda sanitaria che consentira’ di attivare uno tra i primi esempi al mondo di servizio medico di assistenza in mare di tal genere. Un kit, che sara’ montato a bordo di dieci unita’ navali, consentira’ la trasmissione dei dati via satellite per avviare un sistema integrato di defibrillazione precoce e di monitoraggio cardiovascolare in grado di garantire consulenza medica ed interventi di pronto soccorso alle imbarcazioni grazie al collegamento satellitare con l’unita’ operativa dell’ospedale ”Abele Aiello” di Mazara del Vallo.

Marzo 2010

Nel Canale di Sicilia patrimonio inimitabile di biodiversita’ Per tutelarlo, e’ necessario fermare le trivellazioni e creare un’area marina protetta

Specie mai osservate nei mari italiani, dal corallo nero alle gorgonie, fino ai piccoli di squalo bianco. Sono i risultati del progetto “Biodiversita’ Canale di Sicilia”, programma di ricerca finanziato dal Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare e svolto da un gruppo di ricercatori dell’Ispra. Il progetto e’ iniziato nel 2009 e si concludera’  Lo squalo biancoquest’anno: tra le specie individuate, la bellissima gorgonia arancione a forma di candelabro Elisella paraplexauroides, quella a frusta Viminella flagellum, entrambe mai osservate nei mari italiani, e intere pareti rocciose ricoperte dalla piccola e rarissima gorgonia Switia pallida. Durante le esplorazioni sono emersi numerosi siti caratterizzati da varie specie di corallo nero, il famoso Antipathella subpinnata e i piu’ rari Antipathes dichotoma e Parantipathes larix, oltre al falso corallo nero Savalia savaglia. A circa 350 metri, nei tratti piu’ profondi del Canale di Sicilia, sono stati scoperti numerosi reef di corallo fossile costituiti per la maggior parte da Lophelia pertusa e Madrepora oculata, specie che nel passato costituivano vere e proprie barriere coralline simili a quelle che oggi si possono vedere nel Mar Rosso. Le isole di Pantelleria, Lampedusa e Linosa rappresentano veri santuari della biodiversita’, il cui ruolo per la riproduzione del grande squalo bianco, per l’alimentazione delle balenottere e per la riproduzione delle tartarughe marine e’ ormai riconosciuto. Queste isole, come ricorda il responsabile del progetto Simonepietro Canese, dell’Ispra, sono “in mezzo al Canale di Sicilia, punto d’incontro tra il bacino orientale e quello occidentale dove confluiscono quindi sia le specie di origine atlantica sia quelle che risalgono dal Golfo di Suez”. Il canale di Sicilia rappresenta percio’ un “punto privilegiato per la biodiversita’ del Mediterraneo”. Un’area di incredibile ricchezza naturale, quindi, che oggi e’ pero’ a rischio, visto che di recente sono state avviate trivellazioni che hanno individuato ricchi giacimenti petroliferi nella zona di Pantelleria e in altri tratti del Canale di Sicilia. L’istituzione dell’area marina protetta prevista per Pantelleria impedirebbe questo tipo di operazioni, almeno in prossimita’ dell’isola. Infatti, Canese precisa che “secondo la legge italiana non si puo’ effettuare nessuna attivita’ di prospezione ed estrazione di idrocarburi a meno di 12 miglia da qualsiasi area di protezione”.Questa iniziativa andrebbe affiancata dalla creazione di aree di tutela di alto mare nel Canale di Sicilia, in modo da proteggere la Biodiversita’ marina e garantire una barriera per tutte le attivita’ di esplorazione e sfruttamento petrolifero. Nell’ambito del progetto sono stati utilizzati strumenti ad alta tecnologia, come il robot sottomarino (ROV) che ha permesso di esplorare l’ambiente fino a 500 metri di profondita’ e di catturare immagini in alta definizione di pesci e coralli mai osservati prima nel loro ambiente naturale. Sono stati poi adoperati trasmettitori satellitari e acustici per studiare gli spostamenti e le migrazioni di mante, cernie e dentici.

No ad impianto eolico al largo di Pantelleria e stop alle trivelle

Il presidente della Commissione Ambiente del Senato, Antonio d’Ali’, si era detto contrario alla possibilita’ di realizzare un impianto eolico off shore al largo di Pantelleria. “Questa volta – spiegava d’Ali’ – l’allarme per il Mediterraneo e le sue zone di maggior pregio ambientale derivano, paradossalmente, dalle cosiddette energie rinnovabili. Un progetto per l’istallazione di una mega fattoria eolica al largo dell’isola di Pantelleria, nella zona del banco omonimo e dei banchi Avventura, rischia di intaccare una delle zone piu’ significative per la biodiversita’ e per la qualita’ dei fondali dell’intero Canale di Sicilia. L’impianto, infatti, intenderebbe sfruttare le secche dei due banchi che, in quella zona arrivano fino a -20 metri dalla superficie”. “Non ci vuole molto a comprendere quale sarebbe il disastro causato dall’installazione di centinaia di megapale – aggiungeva d’Ali’ -; senza voler considerare anche il rischio derivante da tutte le operazioni connesse alla presenza di grandi unita’ navali per la posa in opera e della conseguente possibilita’ di sversamento di materiali inquinanti”. “Sono fiducioso del fatto che questa autorizzazione non venga rilasciata – conclude il presidente della Commissione Ambiente del Senato – e ritengo di dovere ulteriormente sollecitare al tal proposito i Governi Italiano e Tunisino perche’ promuovano la definizione delle aree marine protette internazionali cosi’ come previsto dalla conferenza di Barcellona sulla tutela del Mar Mediterraneo”. E finalmente sabato 19 febbraio la commissione tecnica per la verifica dell’impatto ambientale – Via e Vas del ministero dell’Ambiente ha espresso parere negativo sulla compatibilita’ ambientale del progetto di una “Centrale eolica off-shore Banco di Pantelleria e Banchi Avventura” presentato dalla Four Wind srl. Una decisione presa insieme alla Regione sicilianaeolico che, attraverso l’assessorato Territorio e ambiente, fa parte della commissione. “Siamo estremamente soddisfatti – ha commentato l’assessore regionale al Territorio e Ambiente Gianmaria Sparma -. Questo pronunciamento conferma la correttezza della nostra posizione in linea con quanto gia’ deciso dalla Giunta di governo che ha espresso una netta contrarieta’ al rilascio di autorizzazioni per impianti eolici off-shore nel mare Mediterraneo nel tratto prospiciente le coste siciliane”. “Inoltre – continua Sparma – e’ importante che tra le motivazioni, la Commissione abbia individuato quelle che noi per primi avevamo indicato, ovvero l’appartenenza delle suddette zone alla rete dell’Ue ‘Natura 2000′ per la protezione degli habitat, le sue ripercussioni sull’economia ittica e il rischio sismico”. Il progetto prevedeva l’installazione di 38 aerogeneratori da 6 Mega Watt ciascuno, aventi un diametro del rotore di 126 metri, per una potenza complessiva di 228MW, distanti dalle 35 alle 26 miglia nautiche dalla costa sud orientale siciliana. Anche Greenpeace plaude il no del ministero dell’Ambiente al progetto di una centrale eolica off shore nelle acque vicine a Pantelleria. Fortemente criticato da Greenpeace, il parco eolico e’ stato finalmente bloccato dalla Commissione tecnica per la verifica dell’Impatto ambientale che ha espresso parere negativo sulla compatibilita’ ambientale del progetto. Greenpeace e’ a favore dell’energia eolica, ma questo progetto avrebbe messo a serio rischio un ecosistema unico, quello dei banchi di Talbot, Avventura e Pantelleria nel Canale di Sicilia”.Questi mari pero’, rileva l’associazione ambientalista, ”non sono ancora salvi, su di loro incombe una ben piu’ pericolosa minaccia, quella delle trivellazioni petrolifere. La Northern Petroleum ha infatti annunciato di voler fare delle esplorazioni nei prossimi mesi proprio a nord di Pantelleria, sfruttando le autorizzazioni gia’ in suo possesso per fare ricerche petrolifere.

Febbrario 2010 Per lo Stretto di Sicilia… Speriamo tutti in un “Happy New Year”.. di Guido Picchetti

Il 26 Agosto scorso, emanato dal Ministero dell`Ambiente, della tutela del territorio e del mare, entrò in vigore un decreto che vieta le attività di ricerca, prospezione e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare all`interno del perimetro delle aree marine e costiere, a qualsiasi titolo protette per scopi di tutela ambientale. Quel decreto purtroppo sembra non abbia alcuna efficacia per la protezione di zone non vincolate come il Canale di Sicilia e Pantelleria, nel cui mare, poche miglia a nord dell’isola, sono state già autorizzate da tempo due concessioni di ricerche petrolifere ad insaputa di tutti, rispettivamente una all’ADX e l’altra alla Northern Petroleum, come chiaramente mostra la mappa qui unita. Negli ultimi tempi si sono avuti a questo proposito alcuni segnali inquietanti. Eccoli: Nella prima concessione l’ADX, con delle trivellazioni effettuate l’estate scorsa poche centinaia di metri al di là del limite delle acque territorialiitaliane, ha accertato la presenza di uno dei più importanti giacimenti di petrolio del Mediterraneo. E pertanto quella società prevede di iniziare nella primavera del 2011 le trivellazioni di sfruttamento, operando tuttavia, si badi bene, in acque tunisine, e ciò grazie ad una concessione confinante rilasciatale da governo tunisino, che dal suddetto limite territoriale arriva fino a Capo Bon. La Northern Petroleum, invece, proprio il 14 Dicembre u.s. ha annunciato che, in joint venture con la Shell Italia, inizierà entro il primo trimestre del 2011 le trivellazioni di ricerca al centro dell’area off-shore “Sicily C.R147.NP” che ha in concessione a Nord Le concessioni petroliferedi Pantelleria, area confinante con la G.R.15.PU sotto cui si estende il giacimento già individuato dall’ADX fino a 6/ 7 miglia dalle coste dell’isola. Ce n’è abbastanza di che preoccuparsi… E invece l’Amministrazione Comunale di Pantelleria che fa? Poco o nulla !!! Si riunisce e, cambiando totalmente l’indirizzo espresso all’atto del suo insediamento, si decide finalmente a dare parere favorevole al Parco Nazionale dell’Isola di Pantelleria già previsto per legge dal Dicembre 2007. Ma invece di chiedere al Ministero dell’Ambiente l’immediata ripresa degli studi necessari a definire ufficialmente l’AMP che di quel Parco Nazionale deve far necessariamente parte (studi stoppati dalla precedente amministrazione comunale nel marzo scorso in vista delle vicine elezioni), discute pressocchè a vuoto sulla necessità di variare o meno i vincoli della Riserva Terrestre, senza minimamente accennare all’area marina intorno all’isola, alla necessità di una sua tutela, e alle trivellazioni previste tra qualche mese a poca distanza dall’isola… Eppure i mezzi per chiedere a chi di dovere il rispetto di certi impegni presi a livello internazionale per la tutela dello “Stretto di Sicilia” non mancherebbero certo. Li ricorda l’appello accorato inviato pochi giorni or sono dalla Federazione Nazionale Pro Natura al Presidente dell’IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura), proprio a proposito delle numerose trivellazioni in corso e a breve previste nell’area dello Stretto di Sicilia. Il documento in questione elenca tutti gli organismi che hanno riconosciuto l’importanza di questo tratto di Mediterraneo con numerosi trattati e strumenti internazionali (Countdown 2010, Convention on Biological Diversity, Mediterranean Action Plan, Convenzione di Barcellona, Direttiva Habitat, ACCOBAMS, Convenzione di Bonn, ecc.); e ricorda ancora come dalle condizioni dello Stretto di Sicilia dipende l’equilibrio di tutto il Mediterraneo. Proprio per questo motivo l’UNEP, l’organizzazione delle Nazioni Unite per la protezione dell’ambiente, in un meeting svoltosi ad Istanbul in Giugno promosso dal MAP (Mediterranean Plan Action), ha indicato lo Stretto di Sicilia come Zona di Protezione ai sensi della Convenzione di Barcellona, specificandone con apposite mappe anche i limiti delle aree dello Stretto su cui va prevista la tutela ambientale. E sia l’Italia che la Tunisia, firmatarie della Convenzione di Barcellona già dal lontano 1979, sono di fatto impegnate a realizzare tale protezione. Ma quando è previsto che ciò accada ? Pare che sia per il 2020 !!!. Cosa fare allora per questo mare di cui, specie d’inverno, sembrano tutti dimenticarsi ? Cè l.Anno Nuovo, e ci siamo scambiati gli auguri dopo quelli di Natale… Tra essi, allora, aggiungiamone un altro paio: che tutti noi, abitanti delle coste lambite dalle acque dello Stretto di Sicilia, si arrivi ad una maggiore consapevolezza dei rischi incombenti, e che questo documento della Federazione Nazionale Pro Natura possa finalmente smuovere chi di dovere prima che sia davvero troppo tardi… Altro non c’è da dire, se non “Happy New Year” a tutti !!! E speriamo in bene…

Il mondo “finito” Di Paul Krugman

– NYT 28, Dicembre 2010 Riceviamo dal nostro amico Lorenzo Matteoli (tradotto in italiano) una analisi di Paul Krugman sulla situazione economica ed energetica mondiale molto interessante che di seguito pubblichiamo anche perché è in qualche modo legata a quanto avviene nel mare che ci circonda come denunciamo su queste pagine da tempo Il petrolio è di nuovo a quota 90$ al barile. Il rame e il cotone sono arrivati a livelli record. Grano e frumento salgono. Su tutto lo spettro i prezzi delle materie prime sono aumentati del 25% negli ultimi sei mesi.Allora cosa significa questo aumento generale? È il caos della speculazione? È la conseguenza di aver stampato troppa moneta, l’annuncio di una nuova ondata di inflazione in arrivo? No e no. Quello che ci stanno dicendo i mercati delle materie prime è che viviamo in un mondo finito, nel quale la crescita rapida delle economie in emergenza mette sotto pressione la disponibilità limitata di materie prime, facendo salire i loro prezzi. L’America, in linea di massima, è soltanto uno spettatore in questa vicenda. Qualche nota di fondo: l’ultima volta che i prezzi del petrolio e di altre materie prime sono saliti a questi livelli, due anni e mezzo fa, molti commentatori avevano riduttivamente qualificato l’aumento come un fenomeno anomalo spinto dalla speculazione. E quando nella seconda metà del 2008 i prezzi scesero cantarono vittoria. Ma la caduta dei prezzi aveva coinciso con una severa recessione globale, che aveva comportato una rapida caduta della domanda di materie prime. La vera prova sarebbe venuta con la ripresa della economia mondiale. Sarebbero di nuovo saliti i prezzi delle materie prime? Bene, siamo sembre in recessione in America. Ma grazie alla crescita dei paesi in via di sviluppo, la produzione industriale mondiale ha recentemente superato tutti i livelli precedenti – e, puntualmente, i prezzi delle materie prime stanno di nuovo salendo. Questo non vuol dire che non ci sia stata speculazione nel 2007-2008. Nemmeno si deve escludere che non ci siano responsabilità della speculazione sui prezzi attuali; per esempio chi è il misterioso investitore che ha comprato quasi tutta la disponibilità mondiale di rame? Ma il fatto che la ripresa economica mondiale ha comportato anche una ripresa dei prezzi delle materie prime è un forte indicatore che le recenti fluttuazioni dei prezzi riflettono più che altro fattori fondamentali. E se i prezzi delle materie prime fossero un segnale preventivo di inflazione? Molti commentatori di destra per anni hanno continuato a predire che la Federal Reserve, continuando a stampare grandi quantità di moneta – non si limita a quello, ma questa è l’accusa – sta mettendo le basi di una severa inflazione. La stagflation è in arrivo, ha dichiarato l’Onorevole Paul Ryan nel Febbraio del 2009; Glenn Beck ha continuato a predicare l’imminente arrivo di una iperinflazione dal 2008. Eppure l’inflazione è rimasta bassa. Cosa può fare allora un profeta di inflazione? Una risposta è stato il proliferare di teorie del complotto, accusando il governo di nascondere la vera ragione dell’aumento dei prezzi. Ma recentemente anche a destra hanno cominciato a dire che avevano sempre avuto ragione e che l’aumento dei prezzi delle materie prime è un segno che l’inflazione è dietro l’angolo. Ci si deve chiedere cosa pensavano questi soggetti due anni fa, quando i prezzi delle materie prime crollavano. Se l’aumento dei prezzi degli ultimi sei mesi annuncia inflazione selvaggia, come mai il crollo del 50% della seconda metà del 2008 non aveva anticipato deflazione selvaggia? A parte la contraddizione, peraltro, il grosso problema di quelli che accusano la Riserva Federale di essere responsabile dell’aumento dei prezzi delle materie prime è che soffrono per la illusione perduta della grandezza economica degli Stati Uniti. Perchè i prezzi delle materie prime sono regolati globalmente, e quello che fa l’America non ha molta importanza. Oggi in particolare, come nel 2007-2008, la spinta principale dietro l’aumento dei prezzi delle materie prime non è la domanda degli Stati Uniti. È la domanda della Cina e delle altre economie emergenti. Man mano che molti abitanti di paesi in precedenza poveri stanno entrando nella classe media globale, cominciano ad avere automobili e a mangiare carne, mettendo sotto pressione la disponibilità modniale di petrolio e di alimenti. E queste disponibilità non aumentano. La produzione di petrolio non di margine è rimasta piatta per quattro anni; in questo senso il picco è arrivato. Fonti alternative effettive, come il petrolio dagli scisti Canadesi continuano a crescere. Ma queste risorse alternative costano care sia in denaro che in costi ambientali. Inoltre lo scorso anno, condizioni meteo eccezionali – caldo e siccità in alcune importanti regioni agricole – hanno svolto un ruolo determinante nello spingere in alto i prezzi degli alimentari. E abbiamo tutti i motivi di credere che il cambiamento del clima renderà sempre più correnti questi episodi. Quindi quali sono le implicazioni di questi recenti aumenti dei prezzi nelle materie prime? Come ho detto è un segno che viviamo in un mondo finito, un mondo nel quale i limiti delle risorse stanno diventato sempre più severi. Questo non comporterà la fine dello sviluppo economico, e men che meno un collasso catastrofico alla Mad Max. Significherà che dobbiamo gradualmente cambiare il modo nel quale viviamo, adattando le nostre conomie e stili di vita alla realtà di risorse più costose. Ma questo riguarda il futuro. Per il momento l’aumento dei prezzi delle materie prime è fondamentalmente il risultato della ripresa globale dell’economia. Non hanno conseguenza, in un senso o nell’altro, sulla politica monetaria degli Stati Uniti. Si tratta di una storia “globale”; a livello fondamentale, non ci riguarda.

Gennaio 2010 L’impianto di cogenerazione solare all’aeroporto di Pantelleria sarà all’avanguardia nazionale L’Ente italiano per l’aviazione civile ha annunciato, come da noi riportato, l’installazione di un impianto di cogenerazione solare della Solergy all’aeroporto di Pantelleria. L’installazione sarà un primo test di collaborazione per l’uso innovativo dei Cpv Solergy e la produzione di energia elettrica e termica negli aeroporti. Il fotovoltaico sfida i combustibili fossili: efficienza elettrica al 32,9%, efficienza energetica al 75% e costi ridotti del 30% rispetto ai tradizionali impianti. Sono questi i dati della nuova generazione di sistemi Cpv (Concentrating photovoltaic) dalla Solergy Inc, societ& leader nello sviluppo dei tecnologia ad alta concentrazione fotovoltaica (Hcpv) che di recente ha presentato a Milano due prodotti unici: Solergy Cpv e Solergy Cogen Cpv. Il risultato ` stato ottenuto sul campo utilizzando le procedure di misurazione Nrel (National Renewable Energy Laboratory) e fa seguito al precedente record del 29% già ottenuto dai sistemi Solergy Cpv e convalidato dalla stessa Nrel nel febbraio 2010. La tecnologia che ha permesso tutto questo stata in gran parte ideata in Italia, alla Solergy Italia. Il sistema Solergy Cpv, ` un innovativo progetto la cui unicità si basa sulla possibilità di sfruttare al massimo la luce del sole grazie a un sistema di rifrazione con lente in vetro ottico di concentrazione e a un sistema di ‘inseguimento’ del sole automatizzato e ultra-preciso. L’integrazione di questi due sistemi permettono di produrre costantemente una quantità di energia maggiore rispetto a qualsiasi altro prodotto fotovoltaico. L’efficienza energetica, integrando il sistema di cogenerazione, ` valutata al 75%. Il Sistema Solergy Cpv, garantisce una efficienza doppia rispetto ai tradizionali pannelli fotovoltaici e produzione di energia elettrica superiore di 1,5 volte. Le cifre aumentano nel caso di integrazione con cogeneratore: il sistema permette una produzione di energia totale (in termini di energia elettrica equivalente) tre volte superiore rispetto ai pannelli tradizionali. I costi per l’installazione, la manutenzione ordinaria e straordinaria dell’impianto, prevedono un investimento ridotto del 30%, rispetto ai tradizionali impianti fotovoltaici.

L’Eisenia foetida, un verme, ci salverà dall’inquinamento Un verme ci salvera’ dall’inquinamento dei suoli contaminati da arsenico, mercurio e altri metalli pesanti. Lo hanno individuato alcuni ricercatori venezuelani e argentini, impegnati nella ricerca sulla bioremediaton, una tecnica di bonifica basata sulla proprieta’ di alcuni microrganismi presenti nel suolo, di produrre sostanze in grado di permettere l’ingresso nella cellula dei contaminanti per poi utilizzarli come fonte di materia e di energia. Il verme in grado di ‘digerire’ i metalli pesanti si chiama Eisenia foetida ed e’ gia’ noto agli scienziati perche’ viene utilizzato nelle ricerche di ecotossicologia grazie alla sua estrema sensibilita’ agli inquinanti organici e inorganici e nella produzione di compost, impiegato come concime agricolo In un primo test, pubblicato sulla rivista International Journal of Global Environmental Issues, il gruppo guidato da Lue’ Meru’ Marco Parra dell’universita’ venezuelana ha utilizzato con successo il compost prodotto dall’Eisenia foetida come substrato per la bonifica delle acque di scarto contaminate con metalli come nichel, cromo, vanadio e piombo. In una seconda sperimentazione, il verme e’ stato utilizzato per la rimozione di arsenico e mercurio in suoli contaminati, con una efficienza variabile tra il 42 e il 72 per cento in due settimane e tra il 7,5 e il 30,2 per cento nello stesso arco temporale. E’ un processo che secondo i ricercatori necessita ancora di una standardizzazione ma una volta messo a punto, potrebbe rappresentare un’alternativa ai metodi usati attualmente, soprattutto nel recupero dei metalli pesanti in siti critici, come le discariche di computer e altri dispositivi elettronici obsoleti.

Le trivelle non aspettano neppure la Primavera… Dal comunicato della “Northern Petroleum Plc” in data 14th December 2010: Operations Italy – (omissis) In the Thrust and Fold Belt core area offshore Sicily, alongside joint-venture partner Shell Italia, the (1520km²) 3D seismic evaluation continues with a decision to drill required before the end of Q1 2011. (omissis) In altre parole, la Northern Petroleum, insieme alla Shell Italia partner in joint venture, dopo le valutazioni sismiche 3D ha deciso di iniziare entro il primo trimestre del 2011 le trivellazioni al centro dell’area off-shore Sicily C.R147.NP che ha in concessione a Nord di Pantelleria, area confinante con la G.R.15.PU già in concessione alla ADX (G.P)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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