Opinioni

“Petizione: firma parla come mangi”

Giugno 2018

Abbiamo un Presidente! Lorenzo Matteoli

 

Il Presidente Sergio Mattarella si è imposto con fermezza, chiarezza e precisa, rigorosa competenza. Nell’ora delle dichiarazioni farneticanti, degli isterismi puerili, della assoluta irresponsabilità politica di chi vuole imporre insostenibili e pericolose scelte al massimo magistrato tutore della legalità costituzionale repubblicana, abbiamo finalmente avuto il piacere e sentito l’orgoglio di avere un Presidente della Repubblica Italiana!

Oggi sappiamo di avere un riferimento solido e affidabile. Finalmente.

Non si può mandare al Ministero dell’Economia a un personaggio che ha già bruciato la sua credibilità politica e negoziale con dichiarazioni e scritti settari e di pregiudizio irrecuperabile.

A qualunque tavolo negoziale si deve andare con una linea strategica e con la massima apertura, mai mettendo sul tavolo l’AK-47, la bomba a mano MK2, la Luger o l’M16. Lo scopo è modificare i trattati che fanno della moneta unica una “gabbia di ferro” (copyright Paolo Savona), ma aprire la linea negoziale con una dichiarazione di chiusura è la ricetta sicura per il fallimento.

La modifica dei trattati Maastricht e di tutte le successive articolazioni normative della moneta unica europea sarà un processo complesso che richiederà una molteplicità di competenze macroeconomiche, monetarie, commerciali, bancarie e di politica economica internazionale di lungo termine difficilmente coperte dalla linea Piano A trattiamo, Piano B me ne vado, dell’anziano funzionario di Bankitalia il cui solo nome è garanzia di chiusura negoziale.

La Storia di Paolo Savona è storia dignitosa di chi ha denunciato carenze ed errori, ma è anche storia di chi nel percorrere la sua critica ha purtroppo anche perso credibilità e capacità negoziale. Il prezzo che spesso si paga nell’esercizio duro della critica e dell’opposizione antagonista.

Salvini sapeva benissimo che la proposta di Paolo Savona al Ministero dell’economia sarebbe stata inaccettabile per il Presidente della Repubblica che deve tutelare la potenzialità negoziale del Governo nel futuro a breve termine dell’Euro e della sua giungla burocratica. La posizione irremovibile di Matteo Salvini sul nome di Paolo Savona denuncia in modo chiaro la sua volontà di rottura e la sua plateale indignazione dopo il discorso di ieri sera del Presidente Mattarella resta una recita a soggetto che inganna solo chi vuole essere ingannato.

Ulteriore gravissima scorrettezza: il nome di Paolo Savona contraddice le dichiarazioni sull’Europa contenuto nel  ‘contratto’ e l’ipotesi di uscita dichiarata da Savona non è mai stata nell’agenda ufficiale della coalizione Lega/5S.

Salvini dopo avere leghizzato i facilmente imbambolabili 5S prigionieri della loro infantile arroganza, ha fatto i conti e, sicuro di un suo molto probabile successo nel voto immediato, ha pensato di lasciare a Mattarella il cerino acceso. Che il Presidente Mattarella ha preso e gestito con autorevolezza e competenza rigorose: un tratto fino ad oggi dimenticato in   quell’Ufficio dai tempi di Luigi Einaudi.

In attesa dell’interessante svolgimento di questa vicenda sarebbe bene che il PD meditasse sul prezzo che sta pagando per i suoi capricci interni, e sulla tonnellata di errori commessi negli ultimi 8 anni dal Grande Partito lasciato da Enrico Berlinguer, che i patetici liberi ed uguali si prendessero un paio di pantofole e si facessero un bel programmino esistenziale: panchina ai giardini pubblici, passeggiate con il cane, mangiare del gatto e parole incrociate sulla Settimana Enigmistica. I compagni PD che hanno votato 5S facciano una seria riflessione su cosa vuol dire essere di sinistra nel 2018 -2030. Entro la fine del 2018 vedremo se i conti di Salvini sono giusti, ma molte cose possono cambiare nei prossimi 5 mesi. Auguriamo buon lavoro a Carlo Cottarelli e sia riconosciuto il merito di Sergio Mattarella:  abbiamo un Presidente!

Maggio 2018

 

Aprile 2018

Oggetto:         Immigrazione: un decalogo per salvare l’Europa e i suoi valori

 

COMUNICATO STAMPA

 

Immigrazione: un decalogo per salvare l’Europa e i suoi valori

L’appello inviato a tutti i Capi di Stato e di Governo del continente

 

Roma, 8 marzo 2018 – Rimettere al centro l’Europa e i suoi valori per rispondere alle sfide

geopolitiche e far fronte alle ondate migratorie, senza indulgere a populismi ed estremismi:

questa la sfida proposta dai promotori del Decalogo di Roma ai Capi di Stato e di governo di tutti

i Paesi del Continente europeo, dal Portogallo alla Russia, dall’Islanda a Malta.

L’iniziativa, partita in ottobre sia in Italia che Francia, con un primo appello di intellettuali ed

esponenti della società civile, ha avuto successivi sviluppi nei due paesi fino a diventare una

petizione popolare sui principi contenuti nel Decalogo di Roma;  un documento (che ha tra i suoi

primi firmatari il deputato europeo Patricia Lalonde, il senatore onorario Yves Pozzo di Borgo, e

il giornalista Arturo Diaconale e su cui sono state raccolte migliaia di firme) in cui si riaffermano

in modo sintetico alcuni principi irrinunciabili e si propongono azioni concrete a salvaguardia di

valori e identità della cultura occidentale europea.

 

Si tratta della prima petizione europea a cui seguiranno ulteriori iniziative in altri Paesi del

Continente, in attesa che i Governi europei si pronuncino.

 

 

Il « Decalogo di Roma »

 

 

Noi sottoscritti consideriamo dovere dell’Europa come comunità di paesi e di cittadini,

rilanciare e rafforzare i suoi valori fondativi. Nell’era della globalizzazione e delle grandi

migrazioni – che consideriamo fenomeni inarrestabili – non è infatti possibile sopravvivere se

quei paesi e quei cittadini non ritrovano la forza delle loro migliori tradizioni. Le civiltà e i popoli

che investono e attraversano l’Europa nei nostri tempi sono spinti e motivati da potenti valori

identitari.

 

Senza una reazione europea, fatta di consapevolezza e di orgoglio della propria storia, l’esito non

può che essere quello dello spegnimento culturale del continente e in definitiva della sua

assimilazione ai valori altrui. Non si tratta di invocare uno scontro di civiltà, ma di tornare a

essere una civiltà senza per questo indulgere a populismi o a estremismi.

 

Per questo proponiamo un documento destinato a tratteggiare le basi di una rifondazione

politica e culturale dell’Europa, non per contrapporla al resto del mondo ma per tenere fermo il

suo posto nel mondo, perché quello è il nostro posto e non ne abbiamo né ne vogliamo un altro.

 

  1. L’Europa affonda le sue radici a Gerusalemme, Atene e Roma. La sua linfa sono i valori

della democrazia e del patrimonio di civiltà e religiosità del mondo giudaico-cristiano. Le radici

europee sono state vivificate e rafforzate dall’innesto di laicità e libertà quali miglior lascito del

secolo dei Lumi.

 

  1. La conoscenza e il riconoscimento di questi valori, assieme a una preparazione di base di

storia, educazione civica, geografia e cultura europea del paese di accoglienza sono alla

fondazione di qualsiasi processo di integrazione.

 

  1. La conoscenza di una lingua europea è richiesta per ogni persona che intraprenda

percorsi di cittadinanza o di asilo. Lo studio e l’apprendimento della lingua specifica del paese di

accoglienza è condizione necessaria al rinnovo di qualsiasi permesso individuale.

 

  1. La scuola e ogni altro sistema educativo avranno in tal senso un ruolo primordiale. La loro

organizzazione e struttura dovranno potere consentire al meglio le condizioni per affermare e

diffondere i valori e le conoscenze di cui ai punti precedenti. Sarà scoraggiata la formazione di

classi scolastiche dove gli alunni europei risultino in minoranza.

 

  1. Il diritto di asilo deve essere legato specificamente alla situazione politica del paese di

provenienza e al comprovato rischio di morte o imprigionamento per reati di opinione,

appartenenza etnica o orientamento sessuale. In caso di emigrazione di carattere economico

l’accoglienza regolare dovrà essere stabilità in base a quote nazionali e avrà un carattere

transitorio.

 

  1. La costruzione di nuove moschee sul territorio europeo dovrà essere sottoposta ad un

principio di reciprocità nei paesi musulmani coinvolti nel loro finanziamento o nella loro

gestione.

 

  1. L’uso del burka, del niqab o di altre velature che nascono il viso deve essere proibito nei

luoghi pubblici

 

  1. L’assegnazione di un posto di lavoro a immigrati regolari sarà soggetta all’applicazione

delle norme in vigore nel paese d’accoglienza.

 

  1. L’assegnazione di un alloggio a immigrati regolari sarà soggetta all’applicazione delle

norme in vigore nel paese d’accoglienza.

 

  1. La cittadinanza non appartiene alla sfera dei diritti ma a quella dei contratti. Può essere

acquisita in base ad una scelta e a una decisione consapevole e attiva del richiedente e in base a

regole certe ed evidenti del paese d’accoglienza. Nessun tipo di automatismo è dunque

giustificabile.

 

Paola Garifi

Ufficio Stampa

eprcomunicazione s.r.l.

Via Arenula 29

00186 Roma

tel.   06 68162330

mob. 328 9433375

 

Marzo 2018

Conviene ridere (e non solo a carnevale) di Mario Pulimanti

E’ arrivato il carnevale: perfetto, ridere fa bene alla salute. A questo punto mi sembra già di vedervi freddi fino alla scortesia, perché secondo voi sto dicendo una cosa ovvia.

Eppure lo sto scrivendo non per rilevare un codice segreto che apra una porta nascosta su un mondo d’insperate possibilità, ma per dire una cosa, sì ovvia, ma ugualmente importante: ridere stimola il sistema cardiovascolare tanto quanto l’esercizio fisico. Ridere fa bene al cuore, mentre la depressione aumenta il rischio di mortalità. Quindi non dobbiamo offenderci se a volte amici, colleghi o semplici conoscenti scherzano su questioni che ci toccano. È umano, naturalmente, ma riuscire a ridere di noi stessi è salutare. Come ho detto fa bene al cuore. Una medicina che va bene per tutti, grandi e piccoli, uomini e donne. Quindici minuti quotidiani di sane risate rappresentano una cura molto efficace per il sistema cardiovascolare. Tanto è vero che il riso fa buon sangue ed il ridere anche di noi stessi è la migliore medicina perché il buon umore sembra attivare le reti del cervello che sono coinvolte nel benessere psicofisico. L’umore ha un grande impatto sulla nostra salute psicologica e fisica. Il nostro senso dell’umorismo, intendendo con questa espressione anche la capacità di stabilire amicizie ma anche rapporti di coppia duraturi, è una potente medicina anti-stress. Vivere con il sorriso sulle labbra -anche quando si viene derisi o criticati ingiustamente- aiuta ad affrontare meglio le difficoltà della vita. Non costa nulla e non ha effetti collaterali. Ho sempre saputo che il riso aiuta la salute e che ridere difende dal logorio. L’umorismo è una necessità, risultato di un impulso a eludere la ragione, ricreando in noi adulti uno stato infantile della mente, come rimozione di inibizioni interne. E’ basato spesso su un meccanismo psicologico che cela l’orgoglio di sentirsi migliori degli altri. Perché l’umorismo permette di parlare di cose che in società sono inammissibili. In questo senso ha a che fare con l’aggressività, come la sessualità. Si possono dire battute sessuali senza scandalizzare. Mentre la volgarità dà fastidio. Eppure persino questo tipo un po’ becero di umorismo affranca, ridendo, da uno dei tabù imposti dalla società e assorbito nella coscienza. Ecco perché i bambini si divertono a dire parolacce. A parlare di cose proibite. Sembra che sia terapeutico anche l’umorismo nero, perché aiuta ad allontanare l’ansia nei confronti della morte. Scarica tensioni, eliminando le quali restano più energie per affrontare la giornata, il lavoro, lo

studio, la famiglia. Non si migliorano così le capacità intellettive, ma queste vengono sfruttate meglio. Mentre se si è tesi non si riesce a concentrarsi, per essere creativi.

Curarsi ridendo, guarire ridendo, è forse più difficile da quando il carnevale dura tutto l’anno, e non solamente nei pochi giorni in cui il Buffone diventava Re. Buon Carnevale a tutti!

Febbraio 2018

Il segreto di Mario Draghi…oppure…? di Lorenzo Matteoli

La notizia sul  Corriere di ieri che le banche Francesi e Tedesche sono seriamente a rischio per l’enorme quantità di titoli illiquidi (gergo banchiero per carta straccia) che  nascondono nei loro bilanci nella complice disattenzione della presidente del Supervisory Board responsabile del loro controllo la francese Daniele Noury e della vice presidente la tedesca Sabine Lautenschläger, dovrebbe preoccupare i mercati finanziari molto di più del grande debito italiano trattandosi di un buco finanziario superiore per un fattore 3,2 (320%) rispetto al debito pubblico italiano. Mentre il debito italiano ha il supporto dei contribuenti italiani ed è confortato da un attivo privato pari al suo doppio (circa 4200 miliardi di €) il buco bancario franco – tedesco non ha nessuna garanzia se non la stampa di euro da parte della BCE (chi l’autorizzerà?) oppure la dichiarazione della bancarotta. Secondo gli econIl segreto di Mario Draghi…oppure…?

 

La notizia sul  Corriere di ieri che le banche Francesi e Tedesche sono seriamente a rischio per l’enorme quantità di titoli illiquidi (gergo banchiero per carta straccia) che  nascondono nei loro bilanci nella complice disattenzione della presidente del Supervisory Board responsabile del loro controllo la francese Daniele Noury e della vice presidente la tedesca Sabine Lautenschläger, dovrebbe preoccupare i mercati finanziari molto di più del grande debito italiano trattandosi di un buco finanziario superiore per un fattore 3,2 (320%) rispetto al debito pubblico italiano. Mentre il debito italiano ha il supporto dei contribuenti italiani ed è confortato da un attivo privato pari al suo doppio (circa 4200 miliardi di €) il buco bancario franco – tedesco non ha nessuna garanzia se non la stampa di euro da parte della BCE (chi l’autorizzerà?) oppure la dichiarazione della bancarotta. Secondo gli economisti autori del rapporto per la Banca d’Italia basterebbe una leggera caduta dei titoli ordinari per provocare un terremoto sui debiti Level2 e Level3 delle banche sistemiche tedesche e francesi. Terremoto che sconvolgerebbe in modo catastrofico tutta l’Eurozona.

Mi sono sempre chiesto quale fosse il segreto di Mario Draghi e per quale motivo gli fosse consentito,  nella feroce e stupida austerità imposta da Angela Merkel, di attuare il suo Q.E. spudoratamente keynesiano (il famoso ‘whatever it takes and it will be enough, believe me,’) che la Bundesbank condanna strillando, senza alzare un dito sul piano fattuale e costringendo al silenzio la povera Sabine.

Il rapporto della Banca d’Italia fornisce una buona risposta e apre una scatola di vermi che non mancherà di provocare qualche domanda per il prossimo presidente dell’Eurogruppo che si spera sia meno fazioso del ragionier Dijsselbloem (presidente olandese uscente) che, tenuto sotto schiaffo da Germania e Francia, ha finora coperto la  mina vagante. Forse proprio il nostro bravo Padoan avrebbe qualcosa di serio da chiedere.

 

Oppure…

Ci sarebbe però anche un’altra interpretazione della vicenda.

Sia che il bubbone esploda, provocando una catastrofe macroeconomica Europea di portata non immaginabile, sia che non esploda perché le autorità politiche e bancarie europee riusciranno a trovare il modo di coprire l’immane baratro dei 6800 miliardi di euro, mediante l’emissione di titoli a lungo termine a carico dei risparmiatori e investitori europei, il vulnus alla economia europea sarà pesantissimo per le enormi risorse che saranno sottratte a investimenti, strutture, infrastrutture in Europa. Infatti le risorse che i risparmiatori europei penseranno finalizzate a utili investimenti europei serviranno solo a riempire il buco dei titoli ‘illiquidi’ che prima o poi dovranno essere eliminati dalla pancia dei bilanci oscuri delle banche francesi e tedesche.

Cui prodest? Ovviamente al dollaro USA.

Questo spiega la relativa complicità delle autorità monetarie USA responsabili del non controllo sulla follia di Wall Street e il fatto che nessuno dei responsabili sia stato incriminato e sia andato in galera o abbia pagato in qualche modo per la immane truffa planetaria organizzata e portata a termine. I 6800 miliardi di euro sottratti con dolo all’Europa grazie alla stupida avidità dei banchieri tedeschi e francesi, responsabili del 70% dei titoli ‘illiquidi’, sono quelli che hanno consentito gli interventi di salvataggio approvati da Obama e che hanno consentito agli Stati Uniti di uscire rapidamente dalla crisi nella quale l’Europa ancora faticosamente annaspa e che comunque peserà per molti anni a venire sulle future generazioni europee.

In una mia precedente nota (L’euro non è una moneta unica) riprendevo la tesi per la quale gli euro nelle banche tedesche e francesi valgono di più degli euro nelle banche italiane, portoghesi o spagnole. Tesi che si basa su un dato fattuale: i prestiti ‘sovrani’ che Spagna, Portogallo, Italia sono oberati da interessi superiori a quelli che pagano i prestiti tedeschi e francesi. Ergo gli euro italiani, portoghesi e spagnoli valgono meno degli euro tedeschi. Semplice.

Ma il dato fattuale è il risultato di una astuta manovra politico-mediatica che ha sempre nascosto la mina vagante del 6800 miliardi di euro di titoli illiquidi nella pancia delle banche francesi e tedesche. Quando la mina verrà a galla e le banche francesi e tedesche ci andranno a sbattere le cose cambieranno. Mentre ora gli euro si rovesciano nelle banche tedesche (che pagano tassi negativi) mandati da tutto il mondo, ma in particolare dall’Europa, ci sarà una fuga da quelle banche e si avrà finalmente la ‘resa dei conti’.

Guardando bene a quello che succede: la recentissima campagna del Credit Agricole francese per trasformare la banca in cooperativa, chiedendo ai correntisti di pagare una ‘quota’ di associazione per diventare ‘soci’, può essere letta come mossa strategica per predisporre il coinvolgimento dei ‘soci’ nella copertura del ‘buco’ di illiquidi che ancora pesa nei bilanci di quel potente istituto bancario.

Una nota in margine sul problema della ‘valutazione’ del valore di quegli illiquidi che, non avendo mercato, (nessuno li compra) devono essere valutati con altri criteri da quelli della domanda e dell’offerta. I criteri sono complicati marchingegni di stima inventati dalle banche stesse e rigorosamente segreti: se venissero pubblicati sarebbero la barzelletta banchiera del secolo.

In Italia solo il Corriere della Sera e il Sole 24h hanno riportato la notizia dello studio della Banca d’Italia sugli ‘illiquidi’ Level 2 e Level3 detenuti al 70% dalle banche francesi e tedesche. Nessun giornale francese e nessun giornale tedesco hanno ripreso la notizia.

Ma sulla ‘rete’ il problema è molto presente: ecco cosa dice un analista di Goldmann Sachs sulla situazione di una delle banche sistemiche francesi carica di derivati USA illiquidi:

 

Jitters about the bank’s stability reverberate in New York and around the world because, among other things, SociétéGénérale is one of the biggest global players in equity derivatives — financial instruments meant to protect investors against price plunges in stocks. It does business regularly with the likes of Goldman Sachs, JPMorgan Chase and Deutsche Bank.

“They have significant outstanding derivative exposures, which makes them systemically important,” said Kian Abouhossein, an analyst covering European banks for JPMorgan Chase. “They are important to the financial system, not just in the U.S. or Europe, but globally.”

E prima o poi uscirà. Ecco altri siti che trattano il problema e hanno ripreso lo studio di Bankitalia.

https://www.zerohedge.com/news/2016-09-19/italys-pm-unloads-deutsche-banks-unfixable-problem-hundreds-and-hundreds-billions-de

http://www.kitco.com/news/2017-12-28/Italy-Factors-to-watch-on-Dec-28.html

È forse tempo di occuparsi pubblicamente e in chiaro di questo problema, molto più serio e drammatico del debito sovrano italiano, che è sotto controllo e coperto da riserve e risorse fiscali in essere.

Bisogna chiedere a Germania e Francia come intendono risolvere il rischio sistemico delle loro banche specificando bene che si tratta di un problema francese e tedesco che deve essere a carico di Francia e Germania, prima che con qualche oscura manovra macroeconomica venga scaricato su tutti i cittadini europei dagli arroganti ‘gnomi’ di Bruxelles dominati da Bundesbank e Banque de France (stile JeroenDijsselbloem).

Mario Draghi, sicuramente al corrente del problema, deve dirci in quale modo la BCE farà ‘whateverittakes’per tutelare l’eurozona dal disastro franco tedesco.

Quanto prima, tanto meglio.

omisti autori del rapporto per la Banca d’Italia basterebbe una leggera caduta dei titoli ordinari per provocare un terremoto sui debiti Level2 e Level3 delle banche sistemiche tedesche e francesi. Terremoto che sconvolgerebbe in modo catastrofico tutta l’Eurozona.

Mi sono sempre chiesto quale fosse il segreto di Mario Draghi e per quale motivo gli fosse consentito,  nella feroce e stupida austerità imposta da Angela Merkel, di attuare il suo Q.E. spudoratamente keynesiano (il famoso ‘whatever it takes and it will be enough, believe me,’) che la Bundesbank condanna strillando, senza alzare un dito sul piano fattuale e costringendo al silenzio la povera Sabine.

Il rapporto della Banca d’Italia fornisce una buona risposta e apre una scatola di vermi che non mancherà di provocare qualche domanda per il prossimo presidente dell’Eurogruppo che si spera sia meno fazioso del ragionier Dijsselbloem (presidente olandese uscente) che, tenuto sotto schiaffo da Germania e Francia, ha finora coperto la  mina vagante. Forse proprio il nostro bravo Padoan avrebbe qualcosa di serio da chiedere.

 

Oppure…

Ci sarebbe però anche un’altra interpretazione della vicenda.

Sia che il bubbone esploda, provocando una catastrofe macroeconomica Europea di portata non immaginabile, sia che non esploda perché le autorità politiche e bancarie europee riusciranno a trovare il modo di coprire l’immane baratro dei 6800 miliardi di euro, mediante l’emissione di titoli a lungo termine a carico dei risparmiatori e investitori europei, il vulnus alla economia europea sarà pesantissimo per le enormi risorse che saranno sottratte a investimenti, strutture, infrastrutture in Europa. Infatti le risorse che i risparmiatori europei penseranno finalizzate a utili investimenti europei serviranno solo a riempire il buco dei titoli ‘illiquidi’ che prima o poi dovranno essere eliminati dalla pancia dei bilanci oscuri delle banche francesi e tedesche.

Cui prodest? Ovviamente al dollaro USA.

Questo spiega la relativa complicità delle autorità monetarie USA responsabili del non controllo sulla follia di Wall Street e il fatto che nessuno dei responsabili sia stato incriminato e sia andato in galera o abbia pagato in qualche modo per la immane truffa planetaria organizzata e portata a termine. I 6800 miliardi di euro sottratti con dolo all’Europa grazie alla stupida avidità dei banchieri tedeschi e francesi, responsabili del 70% dei titoli ‘illiquidi’, sono quelli che hanno consentito gli interventi di salvataggio approvati da Obama e che hanno consentito agli Stati Uniti di uscire rapidamente dalla crisi nella quale l’Europa ancora faticosamente annaspa e che comunque peserà per molti anni a venire sulle future generazioni europee.

In una mia precedente nota (L’euro non è una moneta unica) riprendevo la tesi per la quale gli euro nelle banche tedesche e francesi valgono di più degli euro nelle banche italiane, portoghesi o spagnole. Tesi che si basa su un dato fattuale: i prestiti ‘sovrani’ che Spagna, Portogallo, Italia sono oberati da interessi superiori a quelli che pagano i prestiti tedeschi e francesi. Ergo gli euro italiani, portoghesi e spagnoli valgono meno degli euro tedeschi. Semplice.

Ma il dato fattuale è il risultato di una astuta manovra politico-mediatica che ha sempre nascosto la mina vagante del 6800 miliardi di euro di titoli illiquidi nella pancia delle banche francesi e tedesche. Quando la mina verrà a galla e le banche francesi e tedesche ci andranno a sbattere le cose cambieranno. Mentre ora gli euro si rovesciano nelle banche tedesche (che pagano tassi negativi) mandati da tutto il mondo, ma in particolare dall’Europa, ci sarà una fuga da quelle banche e si avrà finalmente la ‘resa dei conti’.

Guardando bene a quello che succede: la recentissima campagna del Credit Agricole francese per trasformare la banca in cooperativa, chiedendo ai correntisti di pagare una ‘quota’ di associazione per diventare ‘soci’, può essere letta come mossa strategica per predisporre il coinvolgimento dei ‘soci’ nella copertura del ‘buco’ di illiquidi che ancora pesa nei bilanci di quel potente istituto bancario.

Una nota in margine sul problema della ‘valutazione’ del valore di quegli illiquidi che, non avendo mercato, (nessuno li compra) devono essere valutati con altri criteri da quelli della domanda e dell’offerta. I criteri sono complicati marchingegni di stima inventati dalle banche stesse e rigorosamente segreti: se venissero pubblicati sarebbero la barzelletta banchiera del secolo.

In Italia solo il Corriere della Sera e il Sole 24h hanno riportato la notizia dello studio della Banca d’Italia sugli ‘illiquidi’ Level 2 e Level3 detenuti al 70% dalle banche francesi e tedesche. Nessun giornale francese e nessun giornale tedesco hanno ripreso la notizia.

Ma sulla ‘rete’ il problema è molto presente: ecco cosa dice un analista di Goldmann Sachs sulla situazione di una delle banche sistemiche francesi carica di derivati USA illiquidi:

 

Jitters about the bank’s stability reverberate in New York and around the world because, among other things, SociétéGénérale is one of the biggest global players in equity derivatives — financial instruments meant to protect investors against price plunges in stocks. It does business regularly with the likes of Goldman Sachs, JPMorgan Chase and Deutsche Bank.

“They have significant outstanding derivative exposures, which makes them systemically important,” said Kian Abouhossein, an analyst covering European banks for JPMorgan Chase. “They are important to the financial system, not just in the U.S. or Europe, but globally.”

E prima o poi uscirà. Ecco altri siti che trattano il problema e hanno ripreso lo studio di Bankitalia.

https://www.zerohedge.com/news/2016-09-19/italys-pm-unloads-deutsche-banks-unfixable-problem-hundreds-and-hundreds-billions-de

http://www.kitco.com/news/2017-12-28/Italy-Factors-to-watch-on-Dec-28.html

È forse tempo di occuparsi pubblicamente e in chiaro di questo problema, molto più serio e drammatico del debito sovrano italiano, che è sotto controllo e coperto da riserve e risorse fiscali in essere.

Bisogna chiedere a Germania e Francia come intendono risolvere il rischio sistemico delle loro banche specificando bene che si tratta di un problema francese e tedesco che deve essere a carico di Francia e Germania, prima che con qualche oscura manovra macroeconomica venga scaricato su tutti i cittadini europei dagli arroganti ‘gnomi’ di Bruxelles dominati da Bundesbank e Banque de France (stile JeroenDijsselbloem).

Mario Draghi, sicuramente al corrente del problema, deve dirci in quale modo la BCE farà ‘whateverittakes’per tutelare l’eurozona dal disastro franco tedesco.

Quanto prima, tanto meglio.

 

 

Gennaio 2018

Un po’ di chiarezza di Lorenzo Matteoli

Il dibattito politico italiano attraversa una fase iper-ideologica: i problemi del Paese vengono liquidati rapidamente citandone solo i ‘titoli’, senza approfondire analisi, proposte, tempi priorità, risorse, costi e metodi. Migranti, disoccupazione, degrado ambientale, debito pubblico, banche, pensioni, welfare, mafia, corruzione endemica diffusa, rifiuto della politica…

Oggi sappiamo poco dei programmi dei partiti e delle descrizioni di cosa vogliono effettivamente fare nelle varie sfaccettature di sinistra il PD, MdP, Liberi ed Eguali, e quel poco è anche vago e spesso pieno di contraddizioni, per permettere alle svariate anime delle diverse aggregazioni di dire tutto e il suo contrario adeguandosi continuamente agli umori delle audience e alle tendenze dei sondaggi.

Lo stesso vale per la minestra di destra: Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia.

Lo stesso vale per i 5Stelle: il cane che corre da solo crede di essere il più veloce del mondo.

Il terrore di dire cose chiare accomuna il teatrino: infatti ogni cosa chiara può far perdere più voti di quelli che fa guadagnare mentre nell’equivoco ci si può sempre arrangiare.

Se poi i vari partiti dovessero dire quello che effettivamente sarebbe necessario fare nessuno li voterebbe, perché un governo responsabile potrebbe onestamente promettere solo lacrime e sangue.

Ma una riflessione sul quadro generale si può fare. Più o meno lentamente sono avvenute scissioni, abbandoni, dipartite, il PD si è spogliato di molte correnti e parrocchie interne…tutte andate alla deriva a sinistra del Partito che era rimasto solo una lontana memoria del PCI operaio e stalinista degli anni 50/60. Le dichiarazioni dei vari promotori di scissioni e derive (Grasso, Dalema, Bersani, Civati, Speranza, Pisapia, Fassino) hanno chiarito distinzioni e differenze che nella grande confusione hanno portato qualche chiarezza e qualche ombra viscero-caratteriale: non siamo questo, non siamo quest’altro, con Renzi no, con Pisapia no, con Prodi no, con Pisapia sì, con Prodi sì…

Personaggi che in venti, trenta, quaranta anni di militanza nel PCI, DS, PdS, PD e di governi consociativi, pur di non mollare il potere personale hanno negoziato e compromesso con tutto ciò con cui si poteva negoziare e compromettere: stalinismo, trotzkismo, Beria, Breznev, Kuscev, Ungheria del 56, Gorbaciov, muri e siberie, e poi con i cattolici italiani, con gli interessi privati delle cooperative rosse, delle banche rosse, del capitalismo stile Fiat, della telefonia balcanica, del comunismo al ragù di Bologna, con i voti di scambio in odore di mafia, con il capitalismo vaticano, e con catto-comunismo dossettiano…hanno finalmente scoperto il rigore assoluto e la purezza delle vergini ideologiche grazie a Matteo Renzi che si è dimostrato assolutamente indigeribile anche per le coscienze già provate per mezzo secolo da ogni sorta di elasticità etica e politica. Se ne sono andati. Hanno detto basta! Colpiti come San Paolo sulla via di Damasco dalla Verità della Sinistra  Vera. Tutto per colpa di Renzi Matteo.

Se anche i cattolici bindiani decidessero di andarsene, Renzi avrebbe finalmente un partito laico di centro socialdemocratico compatto e allineato sulla sua linea. Una linea dal profilo ancora confuso, ma che potrebbe avere una ragione di essere.

Ma il chiarimento avvenuto è già cospicuo ed è, a mio avviso, la vera novità che connoterà le prossime elezioni. Non avremo più partiti-mucchio (a parte i 5stelle ancora illeggibili sul piano programmatico), ma partiti compatti e mono-linea. Gli italiani sapranno finalmente per cosa voteranno: sinistra, destra, centro e 5stelle…o no?

Alcune di queste linee sono di vera rottura: il neo presidente di Liberi e Uguali Pietro Grasso vuole ‘riformare l’Italia’, come i 5stelle, come la Lega, come Fratelli d’Italia.

Dovrà lavorare Renzi per dirimere un po’ di confusione: chiarire la linea sull’immigrazione, sulla politica del lavoro, sulle pensioni, sull’Euro e sull’Europa, sul debito… cercare di rimediare a qualcuno dei molti gravi errori commessi nella sua esperienza di premier giovanile per ri-convincere i milioni di elettori persi. Serve un po’ di umiltà. Mit dein hut in die hande

Nell’orrido panorama dei talk show l’unico che ha le idee chiare e le espone con franchezza è Massimo Cacciari, il resto è penoso e urlante.

Boschi è uscita bene dal confronto con Travaglio, costretto a sostenere la strampalata tesi che  un ministro del governo, per di più responsabile dei rapporti con il Parlamento ‘non ha titolo’ per parlare con il presidente della Consob o altri presidenti di enti, agenzie istituti e quante altre organizzazioni del potere statale e parastatale. Cosa che è invece precisamente suo compito e dovere. Nell’incontro a 8 e mezzo Travaglio è apparso nervosetto e ha dovuto strillare isterico per sostenere una tesi ovviamente farlocca.

L’errore è stato lasciare che il padre diventasse vice presidente della Banca Etruria, ma questo errore non deve comportare altri errori come la riduzione dei poteri di un ministro del governo, o il suo silenziamento. Travaglio ha perso il senso delle priorità politiche vittima del suo moralismo un po’ bigotto.

Travaglio andando in giro per il paese a fare spettacolini da cabaret con una attricetta poco vestita finta-Boschi ha perso la sua dignità di giornalista serio: Grillo poteva farlo, non lui.

 

Dicembre 2017

Riceviamo da un nostro affezionato lettore francese, Daniel Sirejols, e ve lo riproponiamo.

——– Message transféré ——–

Sujet :

Tr : Fwd: : Le Papier & OUI !!!!!

Date :

Tue, 21 Nov 2017 16:59:25 +0100 (Paris, Madrid)

Le papier est-il mort ? j’adore...... La carta è morta? E io adoro

Cela ne dure que 39 secondes, mais regardez jusqu’au bout ! Non dura che 39 secondi ma guardate fino alla fine!

 C'est drôle et tellement réaliste !!! E' divertente ma talmente reale!!!

Cliquez sur le site ci-dessous et regardez …: Cliccate su il sito qui sotto e guardate...(se non funziona riportatelo su Google).   
  http://www.youtube.com/embed/V_gOZDWQj3Q?rel=0

 

Novembre 2017

Cani aggressivi liberi e giocondi senza guinzaglio ad Ostia (ma non solo) di Mario Pulimanti

 

Abito a Ostia e amo i cani. Esistono tante forme di amore. Quello romantico, quello materno. Ma se esiste un amore incondizionato al di là di vincoli di sangue e tornaconti è sicuramente quello verso i nostri animali domestici. Chi non ha a casa un cane o un gatto non lo può capire. E’ davvero una  questione sorprendente. Un animale non ti chiede nulla ma ti ama più di tutto. E non ti lascia mai solo. Così stamattina ho pensato bene di farmi una salutare passeggiata sulla spiaggia sotto casa mia con i miei due cagnolini Margot e Lupin. Sono una coppia di Jack Russell Terrier. E sono particolarmente intelligenti, attivi, agili e veloci. Ovviamente Margot e Lupin sono sempre al guinzaglio. Solo a casa glielo tolgo. Fuori casa, mai! Ho notato però che, a differenza di Margot e Lupin, molti cani sono senza guinzaglio e corrono liberamente, anche se per legge dovrebbero stare sempre al guinzaglio, potendo essere liberati solo nelle apposite aree cani. Purtroppo, all’altezza della spiaggia Faber Beach Lupin è stato aggredito da un cane di razza meticcia che, senza guinzaglio, si è fiondato addosso al mio cane appena l’ha visto. La zuffa è avvenuta nel giro di pochi attimi. Ho lasciato Margot e preso in braccio Lupin per difenderlo e così mi sono trovato l’altro cane addosso, che mi ha anche morso. Insomma un groviglio, col padrone dell’altro cane che ci ha messo il suo tempo ad afferrare e togliere di mezzo il suo cane molto più grosso rispetto a Lupin. Tra l’altro il padrone del meticcio se ne é andato via dicendo che dal 1 ottobre i cani possono passeggiare sulle spiagge. “Sì, ma con il guinzaglio” gli ho inutilmente risposto, mentre quello mi ha mostrato, con un gesto tipicamente americano, il dito medio. Bè, che dire…me la sono cavata con grande paura ma poco danno. Comunque tutti i cani di qualsiasi razza o taglia devono essere sempre accompagnati al guinzagli e la non osservanza comporta una sanzione amministrativa di 50€, se poi il cane per caso provoca un incidente o mette a repentaglio l’incolumità pubblica il proprietario sarebbe tenuto a risarcire i danni causati e il proprietario riceverebbe una condanna penale. Tenere il cane al  guinzaglio è un atteggiamento di civiltà e di rispetto verso coloro che possono risultare spaventati dall’animale in libertà. Spesso accade di vedere bambini, ma anche anziani, atterrirsi al passare vicino ad un cancello dove il cane (pur rinchiuso) abbaia all’improvviso. Figuriamoci se lo trovassero di fronte, senza guinzaglio. È capitato ancora di persone che, impaurite dal ringhiare improvviso di un cane, si sono agitate e sono cadute per terra. Ecco perché i cani vanno tenuti al guinzaglio e, pur con quella dose di buon senso e di tolleranza che deve sempre animare il vigile e il tutore dell’ordine capace di misurare il valore delle cose e contestualizzare le circostanze, è giusto che i proprietari di animali vengano richiamati al rispetto delle regole, e quindi a tenere al guinzaglio il loro “amico”.

Così come del resto faccio sempre io, con Margot e Lupin. Portare i cani senza guinzaglio è un

comportamento da padroni incoscienti, in alcuni casi, sprovveduti in altri, bulli di periferia in altri ancora. Questa gente non si rende conto del pericolo che si corre portando il proprio cane sciolto. Ad un incontro tra cani le reazioni possono essere incontrollabili e non gestibili……certo quando poi i padroni sono i bulletti di quartiere ogni riferimento alla ragione rimane privo di fondamenta!

 

Ottobre 2017

Ferisce più la lingua della spada di Mario Pulimanti (nella foto)

 

Le parole feriscono più della spada, come dice un famoso proverbio? Sì, le parole uccidono l’anima, ed ogni colpo è letale. C’era una volta un ragazzo con un carattere irascibile. Un giorno decise di recarsi dal saggio del villaggio per chiedere il suo aiuto.

“Saggio, aiutami. Non riesco ad avere degli amici. La gente non ama stare in mia compagnia perché sono spesso irascibile”. Il saggio gli disse: “Prendi questa scatola di chiodi. Pianta un chiodo nella palizzata ogni volta che ti renderai conto di aver criticato qualcuno ingiustamente. Quando riuscirai a non piantare nemmeno un chiodo torna da me”.

Il giovane annuì e se ne andò. I primi giorni fu un disastro: arrivò a piantare fino a 37 chiodi. Poi gradualmente diminuì. Diventava sempre più consapevole delle sue reazioni e riusciva a controllarle. Scoprì anche che era più facile mantenere la calma che piantare chiodi nella palizzata! Finalmente arrivò il giorno in cui il giovane non piantò alcun chiodo. Tornò dal saggio fiero del suo risultato.

“E’ stato difficile ma ci sono riuscito. Eccoti i chiodi che restano”.

Il saggio gli sorrise. “Bravo” gli disse. Ora sei pronto per la seconda parte. Torna dalle persone che hai accusato e chiedi scusa in modo sincero per il tuo comportamento. Togli un chiodo dallo steccato per ognuna delle volte che lo farai. Quando avrai tolto tutti i chiodi torna da me”. Il giovane annuì e se ne andò.

Questo gli sembrava un compito davvero difficile ma decise di andare fino in fondo.

Dopo diverse settimane il giovane tolse anche l’ultimo chiodo dalla palizzata, ritornò dal saggio e gli porse la scatola dei chiodi con fierezza. “Ecco, questi sono tutti i chiodi che ho tolto dalla palizzata, non ne è rimasto nemmeno uno”. “Bravo” disse il saggio. “Ora vieni con me”. Il saggio lo portò davanti alla palizzata e il giovane fu contento di dimostrare che effettivamente non ci fossero chiodi rimasti.

Il saggio disse “Che cosa vedi ora?”. “Uno steccato con i buchi dei chiodi che ho tolto”. “Ecco, questo è il punto. La palizzata non tornerà mai come prima. Quando dici delle cose preso dalla rabbia, esse lasciano una ferita, proprio come questi buchi. Non puoi piantare un coltello nella carne di un uomo e poi estrarlo. Non ha importanza quante volte dirai “mi dispiace”, la ferita sarà ancora lì. Anche se hai chiesto scusa ad una persona che hai ferito, il buco rimane.

Le nostre parole restano nel tempo. E’ molto meglio comunicare con parole d’amore e di comprensione per poter vedere i frutti nel tempo. Ecco, prendi questi semi. Ogni volta che dirai parole d’amore e di comprensione pianta un seme nel tuo giardino. Non dovrai più tornare da me ma ricordati di ringraziare Dio quando potrai godere della compagnia dei tuoi amici all’ombra delle piante che saranno cresciute”.

Le nostre parole continuano a vivere dopo di noi, nelle azioni che sono generate nelle persone che ci hanno ascoltato, che abbiamo ispirato. Possono essere fiori o veleno, siamo noi a deciderlo. Noi stessi siamo il risultato di tante parole che abbiamo sentito e ascoltato da diverse persone. I nostri valori, le nostre credenze derivano da altre persone che ce li hanno trasferiti in

modo più o meno consapevole.

 

Settembre 2017

La mortale asimmetria  di Lorenzo Matteoli

Nella guerra in corso l’elemento più evidente della asimmetria è la convinzione assoluta di una parte, che uccide, massacra, tortura e muore, e la assoluta leggerezza dell’altra, che si limita a farsi uccidere e a morire, questa con aree di tale ingenuo buonismo che non sarebbe sbagliato qualificare come conniventi e complici. Una incredibile vocazione al martirio. Giudici che liberano soggetti pericolosi perché “sinceramente pentiti”, polizie che non controllano veicoli macroscopicamente sospetti e li ammettono in aree affollate e pedonali, un Papa che di fronte allo sgozzamento in chiesa di un sacerdote da militanti che gridano Allahu Akbar! dichiara che “non si tratta di una guerra di religione”, la seconda carica della Repubblica italiana che invoca apertura e comprensione n’importe quoi…la sinistra politica e di governo italiana che lascia alla destra reazionaria il monopolio di una linea estrema, per non volere occupare una linea di giusta responsabilità…i leader musulmani che proclamano verbalmente condanne severissime mentre le loro moschee ospitano e apertamente organizzano nuclei di jihadisti, i cosiddetti “moderati islamici” prigionieri e sotto ricatto da parte del terrorismo organizzato costretti in un silenzio che comunque non potrà mai essere giustificazione di silenzi e omertà.

Mentre a tutti è evidente la contraddizione tra “moderazione” e “guerra”, non tutti comprendono la resa incondizionata preliminare di fronte all’aggressione sistematica, organizzata, dichiarata ed eseguita con pratiche pubbliche mostruose, volutamente orripilanti.

Né serve qualificare i gesti estremi della jihad islamica in Europa e altrove come gesti di malattia mentale perché, se anche fossero malati mentali, e nell’area della criminalità fanatica la diagnosi patologica è sempre discutibile, sono malati mentali che quando sgozzano o massacrano le centinaia di soggetti assolutamente casuali gridano “Allahu Akbar!” La malattia mentale, ammettendo e non concedendo la generalizzata correttezza della diagnosi, ha radici precise che vanno riscontrate e delle quali bisogna prendere atto con coerenza. Senza ambiguità né riserve e nemmeno con ingenue, irresponsabili forme di comprensione. Patetica vocazione al suicidio.

La civiltà liberale, democratica, laica è oggi violentemente aggredita sia direttamente che indirettamente dall’islam sia nelle sue forme estreme, fanatiche e violente, che nelle sue forme culturali, politiche ed economiche e che nelle sue forme sedicenti moderate, ma in realtà succubi e conniventi.

Di questa aggressione è necessario prendere atto e agire di conseguenza culturalmente, politicamente, sul campo.

Siamo oramai ben oltre il punto nel quale la moderazione, per difendere il suo sacrosanto diritto di esistere, deve agire con responsabile durezza.

Siamo già molto avanti in un atteggiamento che è corretto definire di “sottomissione”.

Ci saranno effetti collaterali: ineludibili se si ammette, e non se ne può fare a meno, la situazione di guerra. Se non si riuscirà ad innescare questa responsabile, severa reazione il futuro è tragico e se ne leggono le premesse nelle strade e nelle piazze d’Europa, e, più insidioso, nella vita quotidiana corrente, nelle scuole, nei mercati, nelle stazioni, negli aeroporti, premesse che si trasformeranno, nel perdurare della asimmetria e del lassismo culturale connivente, in una feroce, violenta, incontrollata, generale guerra civile a scala continentale.

Agosto 2017

Analisi del v(u)oto. di Lorenzo Matteoli 27 giugno 2017

 

Dopo i ballottaggi la stampa italiana gronda analisi del voto.

Le battute correnti sono: crollo del PD e bruciatura (relativa) dell’M5S, ritorno di Berlusconi inquinato da Salvini, trionfo delle liste civiche. Il luogo comune dei commenti vuole Renzi responsabile dello smacco del PD e si sventola ancora la sconfitta al referendum Costituzionale  del 4 dicembre e la sua mancata analisi come matrice della crisi del Partito di Renzi. Unanime l’esecrazione dell’assenteismo che viene indicato come responsabile complessivo del degrado del dibattito politico in Italia o sua principale conseguenza. A seconda della posizione dei commentatori.

 

Mi riesce difficile concordare con il paradigma analitico complessivo del voto alle ultime amministrative e ai ballottaggiconclusivi del rituale. Anzi non sono proprio d’accordo con nessuna delle analisi proposte e correnti.

La mia personale interpretazione del voto è che gli elettori hanno preferito votare per le proposte più chiaramente identificabili. Belle o brutte che fossero. Come sempre la gente vota quello che capisce e identifica. Chi non esprime o non ha identità viene ignorato. Come è giusto.

La drammatizzazione dell’assenteismo è un’altra cosa che a mio avviso viene esagerata. L’opinione di chi non ha voglia di votare conta poco o niente e costringere a votare chi non ha opinione non chiarisce il dato politico perché sarebbero voti dati a caso e non basati su visione chiara e critica rappresentativa di alcunché. Quindi meglio che stiano a casa quelli che non hanno opinione specifica. Non solo non sarebbero rilevanti, ma inquinerebbero i risultati.

Il criterio ‘identità’ spiega la sconfitta del PD: il bailamme provocato dalla litigiosità interna, dai conflitti dei dinosauri,dall’incertezza con la quale Renzi ha gestito i litiganti non ha certo contribuito a far capire agli elettori quale sia la effettiva identità del PD. Ci sono giustificati dubbi che questa identità sia nota anche agli attori del teatrino litigioso. La domanda su quale sia esattamente la sinistra di Bersani, o quella di Dalema, o quella di Cuperlo provocherebbe fluviali risposte tanto lunghe quanto oscure e pasticciate…per dirla in modo gentile. E Renzi non sarebbe molto meglio di fronte alla stessa domanda. Tutti ancora immersi nell’ideologismo di antica scuola…roba da terza glaciazione per la generazione twit e chat.

Gli attori post ideologici, liste civiche, Pizzarotti, da una parte e simmetrici Berlusconi e Salvini parlano linguaggi più pedestri e ruspanti, ma leggibili e comprensibili all’elettorato che, meno male, mediamente non è formato da sofisticati analisti della politologia decadente italiana.

Le previsioni per le prossime elezioni politiche sono difficili da fare perché il profilo generale dell’elettorato come esce da queste amministrative è di elevata fluidità. Mentre una volta la mobilità degli elettori era limitata a basse percentuali se non a tassi zero virgola%, oggi si spostano a botte di due cifra percentuali su motivazioni congiunturali ineffabili. Quindi non pronuncerei condanne definitive per nessuno. Nessuno è morto e tutti possono morire.

Alle prossime politiche vincerà chi sarà identificabile dagli elettori, chi si porrà i problemi reali degli elettori e saprà darne una visione risolutiva credibile e non pasticciata.

Con questa presunzione devo esprimere la mia riserva sul tentativo di Pisapia di appiccicare le venticinque sinistre correnti italiane, tentativo che, per la sua ipotesi di base, darà luogo a un polpettone pieno di compromessi, non detti, saponose dialettiche e tensioni nascoste.

Questa sinistra pasticciata, fatta di egoismi latenti, di gelosie inespresse e violente, di memorie scomode non ammesse o negate, è forse l’unica cosa veramente morta oggi in Italia. Ogni tentativo di riappiccicarla è destinato a fallire.

Luglio 2017

Solitamente ben informato, Dagospia del 15 Giugno illustra nei dettaglio sotto il titolo “Al voto? Ma deechè” la evoluzione economica di gran parte dei parlamentari 5 stelle. Di seguito per chi non frequenta abitualmente Dagospia riportiamo senza aggiungere una virgola e qualsiasi nostro commento, il suo interessante pensiero in proposito.    

Per evitare il voto anticipato ci sono molte motivazioni più o meno valide. Alcune ideologiche, altre politiche, molte altre ancora meramente pratiche.

C’è chi ha circa 100mila buone ragioni per arrivare alla scadenza naturale della legislatura. 100mila euro è infatti, spicciolo più, spicciolo meno, quanto incasserà  ogni parlamentare da qui a febbraio 2018 tra stipendio base, indennità  e assegno di fine legislatura.

Mica male per tutti i Parlamentari. Un colpaccio per chi prima di arrivare nel dorato mondo di Palazzo uno stipendio proprio non ce l’aveva: gli onorevoli cittadini a Cinque stelle. Già  proprio loro che il Palazzo, il denaro, i privilegi della casta li schifavano e dicevano, a parole, di volerli contrastare. Sono ben 31 (3 dei quali già  espulsi) i parlamentari del Movimento 5 stelle che per l’anno 2012, prima di diventare onorevoli cittadini, avevano presentato una dichiarazione dei redditi pari a zero.

Almeno 50 nel complesso quelli mediamente a ridosso della soglia di indigenza. Gli altri, viaggiavano su emolumenti da poche migliaia di euro fino ad arrivare a normalissimi stipendi da comuni mortali. Comunque nulla a che vedere con gli odiati rappresentanti della casta di cui ora fanno parte a pienissimo titolo.

Basta fare due conti in tasca agli adepti del guru di Genova. È tutto pubblico.  Prendiamo alcuni dei big del Movimento, quei volti noti che troviamo ogni due per tre a pontificare in televisione su quanto sia ingiusta la società  in cui viviamo e magari a propagandare un illusorio reddito di cittadinanza per dare un obolo a chi non fa nulla, senza mai specificare con che denari poterlo fare. Il vicepresidente della camera (e perenne candidato premier in pectore) Luigi Di Maio, ad esempio, nel 2012 ha consegnato una dichiarazione a zero euro. Oggi viaggia su uno stipendio annuale di oltre 99mila euro. Numeri molto simili per l’altra «punta di diamante» Alessandro Di Battista. Nel 2012, prima di occupare un comodo scranno a Montecitorio, il Dibba aveva dichiarato soltanto 3.176 euro di reddito annuale oltre a una partecipazione al 30% in una Srl, che lo vedeva anche nel consiglio di amministrazione. Oggi, anche per lui, 99mila euro in saccoccia ogni anno. Stesso stipendio attuale percepito da Roberto Fico, membro grillino della

commissione di Vigilanza della Rai. Nel 2012 il suo redditto era zero, nulla, nada, nemmeno un euro. Stessa musica anche tra gli onorevoli cittadini senatori con dichiarazioni in bianco presentate da Daniela Donno e Vilma Moronese mentre Vito Petrocelli nel 2012 aveva dichiarato addirittura un reddito complessivo negativo: meno 296 euro. Se l’ormai ex M5s Monica Casaletto dichiarava di essere a carico del coniuge, ci sono anche quelli con reddito risibile come Emanuele Cozzolino, che nel 2012 ha dichiarato soltanto 24 euro o Mirella Liuzzi che ne ha dichiarati 114. Ma gli stipendi degli altri parlamentari ante seggio conquistato a colpi di clic in rete non erano certo esaltanti. Rimanendo nell’ambito dei big, l’ex capogruppo alla Camera Roberta Lombardi dichiarava 22mila euro all’anno, Carlo Sibilia (quello, per capirci, che tra le tante perle ha messo in discussione la veridicità  dello sbarco sulla luna) ne dichiarava 19mila. Angelo Tofalo 13mila, Riccardo Nuti 27mila, Carla Ruocco 26mila. Anche al Senato, nonostante l’età  media sia forzatamente superiore, le dichiarazioni pre incarico non brillano.

Michele Giarrusso dichiarò solo 9.800 euro annui, Paola Taverna 16 mila, Vito Crimi 23mila, Carlo Martelli addirittura 2800. Se per i cristiani la storia si divide in avanti Cristo e dopo Cristo, per moltissimi 5 stelle la vita recente si divide in avanti Beppe e dopo Beppe, il benefattore che li ha presi dal nulla portandoli agli onori della politica. Ma soprattutto facendoli volare da reddito zero, o quasi, fino ai circa 100mila euro ogni anno. Un’impennata fantastica che vale il primo premio alla lotteria del paesino di Sant’Ilario.

Mediamente lo stipendio di un parlamentare si aggira sui 13mila euro netti al mese (tralasciando le eventuali restituzioni previste dai contratti interni nel Movimento). Arrivando al voto a normale scadenza di legislatura, cioè intorno a febbraio 2018, ci sono altri 6 mesi di stipendio assicurati per un totale approssimativo di circa 100mila euro puliti. Chi glielo fa fare di rincorrere le urne? Considerato che il dopo poltrona è un punto interrogativo (non a caso in molti tra i 5 stelle stanno pressando perché venga abolito il limite al secondo mandato) mettersi da parte un gruzzoletto in più non fa certo male.

Bisogna pensare al futuro. Alla faccia della maledetta casta e dei suoi sporchi (una volta) privilegi.

Giugno 2017

Le Pen Vs Macron di Gianfranco Rossetto

 

Caro Direttore

Il dibattito del 3 Maggio tra Marine Le Pen e Emmanuel Macron mi ha dato finalmente un motivo per riprendere con il Panteco, seppure marginalmente, il mio pensiero sulla situazione economico-finanziaria  europea ed internazionale. Dopo mesi di calma piatta e , aggiungerei , drogata.

Premesso che raramente abbiamo assistito ad un cosi’ irrituale e noioso dibattito fra due persone che si affrontano per ricoprire la carica di Presidente della Repubblica francese. E non parliamo dei due moderatori : totalmente assenti !

Ecco il motivo : per la prima volta in una campagna elettorale  si é accennato all’EURO come “Moneta Unica” da un lato e come “Moneta Comune” dall’altro. Mi aspettavo percio’ ad una animata discussione sulle caratteristiche strutturali che ne determinavano le profonde differenze e soprattutto le divergenti conseguenze.

Non c’é stato , invece , alcun approfondimento , anzi ci hanno propinato frasi sconnesse e che hanno reso ancor più forte la confusione dell’utilizzo indifferente dei due termini.

La “soluzione” di Marine Le Pen : molto “semplicistica”, la Moneta deve essere fabbricata in Francia. Il prezzo da pagare, con  l’ovvia inflazione e svalutazione che ricadono su TUTTI i cittadini, sarebbe una remunerazione nulla o negativa del risparmio.

La “soluzione” di Emmanuel Macron : molto più “sofisicata” prevede una moneta fabbricata dalla Banca Centrale Europea (BCE). Il prezzo da pagare ricadrebbe in maggioranza sulla Classe media. Ed i banchieri , sempre più favorevoli ad una fonte inesauribile di credito, non chiedono di meglio.

Permettimi percio’ di riassumere brevemente che tipo di dibattito mi sarebbe piaciuto ascoltare perché se la differenza tra “Moneta Unica “ e Moneta Comune” é molto semplice e comprensibile da chiunque, non sono altrettanto semplici le conseguenze derivanti dall’assunzione dell’una piuttosto che dell’altra.

La “Moneta Unica” ha corso legale esclusivo su un territorio in quanto é la sola ad avere l’autorizzazione di circolare.

La “Moneta Comune” , al contrario , coesiste con altre monete sullo stesso territorio. Basti pensare alla Svizzera dove chiunque puo’ fare acquisti utilizzando il Franco Svizzero oppure l’EURO. Il cittadino ha quindi una scelta supplementare che invita/obbliga le Autorità Monetarie ad avere una moneta solida il cui potere d’acquisto sia il più costante possibile e non si degradi. La concorrenza monetaria, a mio parere , rappresenta quindi un enorme progresso rispetto al passato recente  quando le Banche Centrali si permettevano impunemente ogni tipo di manipolazioni monetarie : i cittadini infatti non potevano non utilizzare che la moneta ufficiale !

Il buon funzionamento della concorrenza monetaria implica pero’ che tutte le monete in circolazione debbano essere sullo stesso piano , senza discriminazioni e senza privilegi.

Ancora una volta , purtroppo , si é evitato di informarci sugli strumenti  che siintendono applicare nell’uno o nell’altro caso. Che delusione !

 

Maggio 2017

Le diverse interpretazioni del Corano di Mario Pulimanti

 

 Anche se molti cittadini di fede islamica affermano la loro volontà di pace, è anche vero però che nel mondo musulmano coesistono modi molto diversi di intendere la propria religione  e ciò giustifica preoccupazioni ed anche la richiesta che le prediche degli imam nelle moschee in Italia siano tradotte in italiano.

Del resto l’interpretazione del Corano è da secoli una grande questione aperta. Ciò deriva dall’origine stessa del Corano che venne dettato da Maometto (che era analfabeta) a vari testimoni i quali, a loro volta,  impararono a memoria alcune parti per trasferirle poi a una serie di compilatori che lo trascrissero e a loro volta lo tramandarono. A questo si aggiunge il fatto che la religione musulmana, a differenza di quella cattolica, non prevede l’esistenza di un clero che, nel rispetto di una dottrina, indichi a tutti i fedeli dove stia il bene e dove stia il male. Tutto ciò consente nel mondo  islamico ampi margini di interpretazione dei testi sacri da parte degli imam o anche dei singoli fedeli.

Questo potrebbe non rappresentare un particolare problema se avesse conseguenze solo sul piano religioso. Ma, come ci ricordano le minacce dell’Isis, così non è. Perché l’Islam fa infatti derivare dal credo religioso anche una concezione della società e delle regole che la devono governare.

 

 

INVITO

 

 

Il dott. Giovanni Piero Sanna (Direttore della Biblioteca Storica Nazionale dell’Agricoltura e dell’Ufficio Dirigenziale AGRET III) è lieto di invitarvi alla presentazione del libro: “Natale Prampolini e le  bonifiche (1915-1950)”, di Daniela De Angelis e Nicola Tirelli Prampolini, edito da EMIGLI srl.

 

Tale evento si terrà giovedì 4 maggio 2017 alle ore 16.00 al Palazzo dell’Agricoltura presso la Sala Lettura della Biblioteca Storica Nazionale dell’Agricoltura (Via XX Settembre, 20).

 

Daniela De Angelis è docente presso il Liceo Artistico Roma 2.

Svolge attività di ricerca e studio nel settore dell’arte contemporanea, ambito nel quale ha pubblicato scritti e cataloghi, in particolare sul Novecento.

Ha pubblicato, tra gli altri, studi e ricerche su Filippo De Pisis, Duilio Cambellotti, Rodolfo Siviero, Ugo Luccichenti, Luigi Moretti, Gino Rossi, Florestano Di Fausto, le arti a Roma durante l’occupazione nazista, le “città nuove” pontine, Concezio Petrucci, Bottai, le ceramiche di Pratica di Mare, le costruzioni dell’ INA- Casa, i monumenti alla Prima Guerra Mondiale, il rapporto tra arte e industria. Dal 1999, con gli studenti del corso di Rilievo e Catalogazione dei Beni Culturali del Liceo Artistico di Pomezia, si è dedicata ad una serie di ricerche territoriali, in particolare sull’ultima “città nuova” della bonifica pontina.

Ha anche scritto la voce del Biografico Treccani ed una monografia sul bonificatore Natale Prampolini (Reggio Emilia 1876-Roma 1959).

Ha altresì firmato un primo Epistolario dei Prampolini accanto ad un giovane discendente della famiglia, Nicola Tirelli Prampolini.

Ed ora è uscito questo secondo libro di Lettere di Prampolini sulle Bonifiche:  “Natale Prampolini e le  bonifiche (1915-1950)” dirette a Serpieri, Tassinari, Jandolo, Petrocchi ed altri, tutti personaggi che hanno lavorato ed agito all’interno del nostro Ministero. Tra l’altro molte delle ricerche si sono svolte nella nostra Biblioteca.

Per questo motivo l’autrice ha scelto di presentare questo suo nuovo libro nella sede più naturale, cioè il Ministero dell’Agricoltura, per ripercorrere in quegli ambienti le vicende dei bonificatori che tanto hanno operato per la ridefinizione dei suoli italiani e per il problema dell’irrigazione.

Il senso democratico dell’oggi ci permette di inoltrarci nella storia degli anni Venti-Trenta senza pregiudizi né inutili nostalgie, seguendo bensì i dettami della ricerca storiografica più severa ed al contempo appassionante.

Oltre agli autori, interviene.

Enrico Crispolti, Storico e Critico d’arte.

 

Modera.

Mario Pulimanti

 

Enrico Crispolti, allievo di Lionello Venturi.

Già ordinario di storia dell’arte contemporanea nell’Università di Siena (ove per una ventina d’anni ha diretto la Scuola di Specializzazione in Storia dell’arte), e precedentemente nell’Accademia di Belle Arti di Roma, e nell’Università di Salerno. Storico dell’arte e critico militante, da metà degli anni Cinquanta ha curato numerosissime mostre e rassegne su momenti ed aspetti della ricerca artistica contemporanea (fra le quali le “Alternative attuali” a L’Aquila), collaborando a diverse edizioni di Biennale di Venezia e Quadriennale di Roma. Autore di fondamentali monografie e di alcuni “cataloghi generali” (in particolare di Baj, Fontana, Guttuso,  Vacchi, Moreni, Corona), e di molte altre pubblicazioni e carteggi.

Fra i maggiori studiosi del Futurismo (ultimamente autore di Nuovi Archivi del Futurismo. Cataloghi di esposizioni, De Luca, Roma 2010) e dell’Informale, si è occupato di Pop Art, Neoespressionismo, Arte ambientale e partecipativa, nonché di iconologia del contemporaneo, e di metodologia, sia formativa, sia catalogica.

 

 

Vi aspettiamo numerosi come sempre.

 

 

Saluti cordiali

Mario Pulimanti

 

Avv. Mario Pulimanti

Direttore Vicario della Biblioteca Storica Nazionale dell’Agricoltura Direttore Vicario dell’Ufficio dirigenziale AGRET III Via XX Settembre, 20 -00187 – Roma Tel. 06-46652418 -Cellulare: 3316270631  e-mail: m.pulimanti@politicheagricole.it

 

 

 

Aprile 2017

Diffusa o concentrata, l’accoglienza dei migranti va migliorata. Di Mario Pulimanti L’Italia sta accogliendo  sempre di più delle persone che fuggono dalla guerra, dalla repressione militare e poliziesca da situazioni di violenza generalizzata e diffusa, con la conseguenza di trovarci oggi a far fronte ad un’ondata migratoria che ha messo in crisi le nostre leggi per il governo dell’immigrazione. Infatti, considerato che il fenomeno dell’immigrazione ha assunto un carattere strutturale e permanente, l’arrivo di un consistente numero di migranti impone quindi la necessità di approntare un sistema di accoglienza in grado di rispondere in maniera efficace all’arrivo di migranti, nel rispetto delle norme internazionali, assicurando azioni concertate e massima solidarietà.

In ogni caso si deve evitare la strategia dell’accoglienza diffusa, (cioè distribuire gli stranieri in  piccoli gruppi e in micro-residenze tra le comunità locali italiane). Questa rete di accoglienza, chiamata appunto diffusa, è preferita dal governo per due motivi. Perchè evita concentrazioni più difficili da gestire sia sul piano organizzativo sia su quello dell’ordine pubblico e perchè “spalma” sul territorio la presenza di profughi, riducendone l’impatto anche dal punto di vista mediatico. Il problema di fondo però è un altro: prima avremmo forse dovuto decidere quanti rifugiati siamo in grado o disponibili ad accogliere in Italia e come intendiamo regolarci con le migliaia di immigrati che non hanno lo status di profugo e non avrebbero quindi nessun diritto di restare in territorio italiano, ma che qui sono e qui sembrano destinati a restare. In mancanza di ciò ogni risposta si rivelerà, prima o poi, inefficace e insostenibile. Più di quanto già accada ora. Diffusa o concentrata l’accoglienza può infatti essere gestita solo all’interno di una strategia di compatibilità, che oggi non pare esserci.

Aumentare dopo ogni sbarco le quote che ciascuna regione deve accogliere non è una risposta politica, è passiva accettazione.  Che rischia di innescare sul medio termine conflitti laceranti sul piano sociale ed economico.

L’obiettivo, ampiamente condiviso dagli attori pubblici e privati coinvolti, è quello di promuovere il coinvolgimento dei migranti in attività volontarie di pubblica utilità svolte a favore delle popolazioni locali e finalizzate ad assicurare maggiori opportunità di integrazione nel tessuto sociale. Il percorso ipotizzato, fondato su una piena volontarietà dell’adesione, consente di sviluppare nei migranti il senso di partecipazione e impegno civico e facilita, grazie al contatto diretto con la popolazione residente, l’apprendimento della lingua italiana e le regole del mondo del lavoro.

In tal modo si perseguirebbe il duplice scopo di favorire da un lato una reale integrazione sociale dei migranti e, al contempo, di assicurare una positiva ricaduta nel territorio regionale.

Marzo 2017

Giusto ricordarsi delle foibe. Di Mario Pulimanti.

Ho letto  sui giornali che tra centri sociali e forze dell’ordine ci sono state tensioni per i vari convegni  sulle foibe organizzati in tuta Italia. Ci sono infatti stati spintoni tra i gruppi antifascisti, polizia e carabinieri schierati a protezione dei partecipanti a questi convegni anti-foibe con manifestanti appartenenti ai centri sociali che hanno tentato di rompere i vari sbarramenti delle forze dell’ordine in tenuta antisommossa nei posti dove sono state organizzate le serate per la Giornata del ricordo delle foibe. Ritengo che non sia giusto dimenticare gli orrori dei partigiani titini e l’esodo degli italiani dalmati che ha scatenato reazioni, ire e insulti  da parte di chi vuol vedere nello strazio di una terra vilipesa una mistificazione fascista e nell’esodo disperato di tanta gente solo la fuga di una marea di fascisti. E’ giusto, invece, ricordare questo pezzo scomodo di storia italiana perché riportare alla memoria il dramma, umano e familiare vissuto da centinaia di migliaia di persone non può certamente essere considerato un reato di lesa maestà, come molti invece affermano. Del resto nei primi anni quaranta moltissime persone sono state torturate e uccise a Trieste e nell’Istria controllata dai partigiani di Tito. E, in gran parte, gettate (molte ancora vive) dentro le voragini naturali che si trovano sull’altipiano del Carso. Sono le foibe. E’ assurdo pensare che, a guerra ormai finita, migliaia di persone hanno perso la vita ed è altrettanto assurdo pensare che, per tutti questi anni, la storia d’Italia è stata parzialmente cancellata da questi tristi episodi delle foibe. Infatti per lungo tempo la storia dopo averlo rimosso per anni, ora considera un fatto minore l’esodo giuliano-dalmata, con migliaia di esuli che, dopo la firma del Trattato di Parigi del 10 febbraio 1947, lasciarono i territori consegnati all’esercito del maresciallo Tito, per cercare rifugio in Italia, fuggendo dalla pulizia etnica e dalle foibe. La storia ci dice che l’Italia fascista prima e la Jugoslavia di Tito poi sono crollate. La prima dopo poco più di vent’anni, la seconda dopo il ’45, a dispetto delle loro politiche aggressive e razziste, con le quali avevano conquistato e difeso i loro confini, offeso gli abitanti della regione che non erano i propri. Una politica di apertura, di dialogo e conciliazione, di rispetto e difesa reciproci, avrebbe dato di più a tutti. Con la fine della guerra i titini invasero tutta la regione e finirono il lavoro iniziato nel 1943: si calcola che almeno 5-6mila siano stati gli italiani infoibati, che contando gli scomparsi non rientrati ed i deportati, nel complesso circa 20.000 furono le vittime di questa pulizia etnica mossa con sparizioni, infoibamenti in Istria e gli annegamenti con una pietra al collo in Dalmazia. Tutto questo derivò da una serie di ragioni: odio etnico contro gli italiani, voglia di conquista e l’instaurazione di un regime decisamente dittatoriale di stampo sovietico e repressivo come quello stalinista in URSS. Ragioni di politica internazionale e interna hanno impedito che si facesse piena luce ai drammi e alle sofferenze di quelle pagina di storia. Ma è  incredibile che ancora ad oggi la burocrazia italiana non sia stata in grado di garantire a queste persone diritti di cittadinanza, come ad esempio un codice fiscale. La Resistenza può contare su dei libri di storia molto belli, il dramma dei giuliano- dalmati no. Del resto la Resistenza è diventata un luogo mitico-simbolico della nostra storia grazie alla grande narrativa dei vari Bassani, Cassola, Vittorini, Pavese. Perché è la grande narrativa che entra nel cuore della gente. La vicenda degli esuli, invece, è prima di questa drammaturgia che ha portato alla macro-rimozione della tragedia degli esuli. Una rimozione dai libri di storia e dalla nostra identità. E’ assurdo che la storia degli esuli dalmati sia stata dimenticata per oltre mezzo secolo.  Purtroppo in Italia una parte di opinione pubblica continua ad essere vittima di una visione manichea delle vicende che, in particolare, segnarono la fine dell’ultima guerra mondiale e il dopoguerra. C’è un’irriducibile incapacità, rafforzata da anni di storiografia monocorde, a fare i conti in modo equilibrato ed equanime con i drammi e gli errori che, da tutte le parti, contraddistinsero quella tragica stagione. Etichettare come fascisti tutti coloro che scelsero di non vivere in Jugoslavia è il frutto di questo atteggiamento culturale. Ma è, per molti, anche il modo di non fare i conti con la propria storia personale. Di non riconoscere che, finalmente sconfitta la dittatura grazie anche alla Resistenza, in molti tra coloro che avevano valorosamente contribuito a liberare l’Italia dal fascismo, volevano imporre al nostro Paese un’altra dittatura, non meno feroce, quella del proletariato.  La stessa da cui fuggirono centinaia di migliaia di esuli. Pagando un prezzo elevatissimo ai propri affetti, alla propria terra, alla propria identità. Ricordarli non è solo giusto. È un dovere. Del resto,  è abominevole  che qualcuno pensi che le foibe siano stato un atto giusto, come conseguenza o una vendetta ai vent’anni di soprusi del Fascismo. Sono convinto che vadano condannati entrambi i crimini, senza metterli in relazione tra loro.

 

Febbraio 2017

…ma perché hai votato NO? di Lorenzo Matteoli

A quaranta giorni dal referendum costituzionale del 4 dicembre non si possono ancora fare riflessioni analitiche meno grossolane di quelle fatte sugli exit poll. I dati analitici disponibili dicono che una forte percentuale di giovani ha votato NO (80’% circa), in Toscana, Emilia e in Trentino Alto Adige ha vinto il SI, nelle isole (Sardegna e Sicilia) e nel Sud ha vinto il NO. Nelle città i ‘ricchi’ hanno votato SI i ‘poveri’ hanno votato NO. Grosso modo. Questi dati servono a poco e quel poco è anche ingannatore nella brutalità della semplificazione quantitativa, generazionale, di censo e regionale.

Non ho trovato pubblicate analisi sulla “motivazione” del NO e del SI, ovvero una misura della “qualità” dei voti dati all’una e all’altra opzione. Qualità che sarebbe invece molto più significativa del dato quantitativo schematico.

È vero che i numeri contano e che nella lotteria elettorale la maggioranza vince. Punto.

Ma non dimentichiamo che sono state le maggioranze a portare Hitler e Mussolini al potere. I numeri sono una misura della quantità, ma l’intelligenza ha bisogno di criteri diversi.

Quindi per una analisi “qualitativa” del risultato del referendum del 4 dicembre 2016 avremmo bisogno si una disaggregazione basata sul “perché hai votato SI e perché hai votato NO”.

Sono sicuro che questa disaggregazione è stata commissionata ed è stata fatta.  Sono anche sicuro che renderla pubblica non conviene a nessuno dei committenti. In vincitori (NO) vedrebbero umiliata la loro vittoria che ora attribuiscono alla ‘maturità’ del popolo italiano. Chi ha perso metterebbe a disposizione degli avversari uno strumento prezioso per istruire una strategia per i prossimi confronti elettorali.

Sono molti i padri del NO (Grillo, Salvini, Berlusconi, Meloni, Bersani, Dalema, Speranza…). Meno i padri del SI: Renzi, Verdini, Alfano, dove gli ultimi due contano molto poco.

L’analisi qualitativa del voto indicherebbe per il NO una molteplicità di spinte irrazionali, di incazzatura generica, piove governo ladro, di qualunquismo vaffa grillino, di populismo da poco prezzo alla Salvini. Insieme a queste una frangia minima di innamorati della Costituzione o di puristi del “cambiare sì ma cambiare bene non questo pasticcio”.

Scarsamente significativa la percentuale di ribaltonisti delle sotto-sette Pdem e dei disgustati da Renzi, ma ci sono anche loro. L’indicazione politica strategica di questa minestra è conseguente: poco significativa di come potrebbe svolgersi in futuro se non in una polverizzazione senza capacità organica di produrre un qualunque straccio di pensiero guida. Di forza di governo forse non è il caso di parlare.

La stessa analisi per il SI vedrebbe un blocco compatto di voti pro Renzi e per il “cambiamento” di una Costituzione che avrebbe bisogno di radicale rifacitura più che di pezze e toppe. Intanto togliamo la sciagura del titolo quinto …

Questi ragionamenti che, credo, siano relativamente praticabili come misura di massima di quello che è successo su un referendum che non andava proposto e che poi è stato massacrato da una campagna assurda, dovrebbero sconsigliare alcune conclusioni: non cantare vittoria, non esaltare la sconfitta del SI come schiaffo epocale e come drastica bocciatura del governo. Soprattutto non far passare il voto come “esempio della maturità” dell’elettore italiano. Meno ancora come esempio della sua competenza critica sulla Costituzione.

La massa votante italiana va valutata più sui comportamenti delle folle negli stadi di calcio che sul distillato dialettico dei salotti e dei talk show televisivi. Sono molto pochi quelli che capiscono esattamente cosa dice Onida e cosa dice Zagrebelski. Molti di più sono quelli che capiscono Grillo quando dice “votate con la pancia”. Non si scambino quindi i ragli per musica raffinata e si resti con i piedi per terra sul suolo della cultura politica italica reale.

Questa è la difficile, ma ovvia, realtà che da secoli condanna la democrazia che, in mancanza di altri strumenti, si basa necessariamente sulle “maggioranze”. Un concetto forse praticabile nell’Agorà di Atene di Pericle, ma che oggi deve fare i

conti con manipolazioni e disinformazione sistemica strumentale. Sicuramente vincenti.

opinioni Nota: Ecco le due riflessioni di Winston Churchill sulla democrazia: la prima, la più famosa è una sua citazione di un autore rimasto ignoto:

Many forms of Government have been tried, and will be tried in this world of sin and woe. No one pretends that  democracy is perfect or all-wise. Indeed it has been said that democracy is the worst form of Government except for all those other forms that have been tried from time to time.

At the bottom of all the tributes paid to democracy is the little man, walking into the little booth, with a little pencil, making a little cross on a little bit of paper—no amount of rhetoric or voluminous discussion can possibly diminish the overwhelming importance of that point. —House of Commons, 31 October 1944

Gennaio 2017

Ho « postato » questa riflessione su Facebook e…ha avuto una certa condivisione.

Desidero “condividerla” anche con i nostri lettori. Un abbraccio a tutti.

Gianfranco Rossetto

 

RIFLESSIONE 

Perché la Russia di Putin é costantemente e scientificamente demonizzata dagli USA e dagli

Stati europei e quindi “esclusa” dal Club dei… Buoni?

Mosca é vista come la capitale del Regno del male e considerata il Nemico per antonomasia e

che deve percio’ essere sanzionata economicamente e diplomaticamente… per aver  “recuperato” la Crimea, regione peraltro storicamente russa !

Eppure l’Occidente non sottopone a questo linciaggio mediatico e militare Paesi come:

 

– La Turchia di Erdogan che viola giornalmente gli spazi aerei e marittimi della Grecia ed occupa militarmente dal 1974 il 40% dell’Isola di Cipro e che malgrado le derive e gli eccessi dittatoriali del dopo falso Golpe continua (sempre meno per fortuna) ad essere sollecitata per integrare l’UE e continua ad essere un pilastro della NATO,

 

– L’Arabia saudita/wahabita che continua a frustare, crocifiggere, decapitare, lapidare e soprattutto promuove l’ideologia salafista finanziando ufficialmente Al-Qaida e l’ISIS.

 

– Il Pakistan che da anni finanzia la Jihad nel Cachemir indiano,

 

– il Qatar che si sta comprando mezza Europa e finanzia la costruzione di Moschee in Europa

dove si predica l’ideologia salafista.

 

Io credo che questo strabismo eclatante sia la conseguenza di una errata definizione di “Nemici” e di “Alleati” imposta dagli USA che in Afganistan finanziavano i Mudjahidin islamisti più radicali e fanatici solo perché opposti ai Russi, che hanno abbandonato alcuni Paesi ( Egitto di Mubarak, Tunisia di Ben Ali ) agli Islamisti, che hanno demonizzato alcuni Paesi -non proprio democratici- ma che non ci combattevano (Siria di Bachar Al-Assad) , che hanno addirittura attaccato militarmente altri Paesi (Iraq di Saddam Hussein, Libia di Gheddafi  non ci combattevano e che erano in guerra contro i Jihadisti.

Ma dove é la Logica di tutto questo ?

A me sembra dell’incomprensibile autolesionismo sadico.

opinioni

Dicembre 2016

Esagerazioni di guerra. di Mario Pulimanti

Recentemente ho assistito al teatro uno spettacolo sulle “marocchinate”. Con il termine “marocchinate” vengono chiamati gli stupri di massa, gli abusi e le feroci torture subite dal popolo italiano nel 1944, quando inquadrati nel “Corpo di spedizione francese in Italia” sbarcarono in Italia i soldati marocchini, passati alla storia come liberatori e che invece spezzavano tutti i denti anche ai bambini per violentarli oralmente. Di questo argomento sui libri di storia non c’è scritto niente.

Nessun tribunale internazionale si è mai interessato alla vicenda, e nessun soldato è mai stato punito per “crimini di guerra” o contro l’umanità. Gli “alleati” avevano bisogno di soldati per scacciare i tedeschi dall’Italia, e pensarono bene di assoldare le truppe marocchine, con una promessa: il diritto di preda: tra i cosiddetti Goumiers fu distribuito un volantino, redatto dai francesi, che recitava quanto segue: « Soldati! Questa volta non è solo la libertà delle vostre terre che vi offro se vincerete questa battaglia. Alle spalle del nemico vi sono donne, case, c’è un vino tra i migliori del mondo, c’è dell’oro. Tutto ciò sarà vostro se vincerete. Dovrete uccidere i tedeschi fino all’ultimo uomo e passare ad ogni costo. Quello che vi ho detto e promesso mantengo. Per cinquanta ore sarete i padroni assoluti di ciò che troverete al di là del nemico. Nessuno vi punirà per ciò che farete, nessuno vi chiederà conto di ciò che prenderete. » Ed è proprio così che andarono le cose. Le truppe marocchine scacciarono i tedeschi, e ne combinarono di tutti i colori. Furti nelle abitazioni, violenze, omicidi, feroci stupri di gruppo ai danni prevalentemente di donne e bambini, ma anche di uomini. Le violenze non durarono solamente 50 ore; andarono  ben oltre al lasso temporale di anarchia concesso dai francesi alle truppe marocchine, anche se certamente quelle ore furono le più terrificanti, con i soldati marocchini che spadroneggiavano come predatori, saccheggiando, picchiando, stuprando, uccidendo.

Dalle numerose documentazioni raccolte oggi possiamo affermare che ci furono un minimo di 20.000 casi accertati di violenze, numero che comunque non rispecchia la verità; diversi referti medici dell’epoca riferirono che un terzo delle donne violentate, sia per vergogna o pudore, preferì non denunciare. Facendo una valutazione complessiva delle violenze commesse dal “Corpo di Spedizione Francese”, che iniziò la proprie attività in Sicilia e le terminò alle porte di Firenze, possiamo affermare con certezza che ci fu un minimo di 60.000 donne stuprate, e ben 18.000 violenze carnali. I soldati magrebini mediamente stupravano in gruppi da 2 o 3, ma ci sono anche testimonianze di donne violentate da 100, 200 e 300 magrebini. Le testimonianze sono atroci, capaci di far accapponare la pelle ancora oggi, dopo 70 anni. Il sindaco di Esperia (comune in provincia di Frosinone) affermò che nella sua città 700 donne su un totale di 2.500 abitanti furono stuprate, e alcune di esse, in seguito a ciò, morirono. Con l’avanzare degli Alleati lungo la penisola, eventi di questo tipo si verificarono altrove: nel Lazio settentrionale e nella Toscana meridionale. Lo scrittore Norman Lewis, all’epoca ufficiale britannico sul fronte di Montecassino, narrò gli eventi: “Tutte le donne di Patrica, Pofi, Isoletta, Supino, e Morolo sono state violentate… A Lenola il 21 maggio hanno stuprato cinquanta donne, e siccome non ce n’erano abbastanza per tutti hanno violentato anche i bambini e i vecchi. I Marocchini di solito aggrediscono le donne in due – uno ha un rapporto normale, mentre l’altro la sodomizza.” Il popolo italiano, stremato dalla guerra, dopo aver subito le violenze degli “oppressori”  tedeschi, dovette subire anche quelle dei “liberatori”, che per 50 lunghissime ore  scatenarono l’inferno, dettero sfogo ad una violenza disumana. Di seguito riporto una testimonianza sconvolgente: “Tre soldati(marocchini) hanno completato il loro turno di esercitazione e si avviano verso la baracca della mensa. Parlano tra di loro, Lorenzo esce allo scoperto e li saluta in arabo. I tre restano sorpresi, poi, sorridendo, si avvicinano al bambino ed uno di essi lo carezza sui fianchi e sulle cosce. Lorenzo allora comprende il suo fatale errore ed inizia a correre urlando: “Mario resta nascosto, dopo scappa via ed avverti mia madre”. I tre non capiscono le parole di Lorenzo, ma lo inseguono e si allontanano da dove è nascosto Mario che attraverso il foro del recinto riesce a uscire e mettersi in salvo. Arriva a casa di Lorenzo, ma la porta è chiusa, Fedora non è ancora tornata. Si siede sul primo gradino ed aspetta piangendo. Trascorre un’ora. Un contadino di Cardito trova Lorenzo seminudo, ricoperto di sangue, abbandonato in un viottolo di campagna, non lontano dal campo dei marocchini. Lo porta in Ospedale. Il referto riporta: stato di choc, ferite lacero contuse sul viso, sulle gambe e sulla schiena, lacerazioni nella zona anale da penetrazioni multiple, lacerazioni delle corde vocali da penetrazione orale, i denti completamente rotti per evitare morsi difensivi. Da qual giorno Lorenzo non disse più una parola”. Questa pagina nera della nostra storia è stata “rimossa” dai libri, dalla memoria, opiTanto sappiamo sulle brutalità dei nazisti, mentre di quelle degli “alleati” che ci hanno insegnato fin da piccoli a ringraziare non vogliono che ce ne ricordiamo. Le marocchinate non sono state “le uniche” violenze subite dagli italiani da parte dei “liberatori”, anche se probabilmente sono state le più feroci e disumane. Si, disumane è la parola giusta. Uno dei tanti controsensi della “liberazione”. Incaricare dei selvaggi al ripristino della civiltà. Cercando su google “la ciociara streaming” si trova il film anni 60 di Sophia Loren regia di Vittorio de Sica (ndr. Interpretato dall’allora giovanissima Eleonora Brown nel ruolo della ragazzina marocchinata e oggi filopante con dammuso Dietro isola) sui fatti delle marocchinate, però è molto “light” rispetto alla realtà. sono state fatte crudeltà indicibili. Per esempio spezzare tutti i denti anche ai bambini per violentarli oralmente, cagionando danni alle corde vocali era frequentissimo, oltre che da “dietro”, una ferocia incredibile e disumana. anche italiani, tedeschi etc uccidevano e talvolta torturavano ma non così. questi sodomizzarono a morte per una nottata intera anche un parroco. Una vera barbarie.

 

 

 

 

 

Novembre 2016

opinioni

 

Dopo l’endorsment del Partito Democratico di Pantelleria  che si dichiara per il Si al referendum  di seguito pubblichiamo quello di Lorenzo Matteoli amico de “il panteco”

Dichiarazione di voto sul Referendum

Lorenzo Matteoli 8 Ottobre 2016

 

Il dibattito sul referendum sta diventando politicamente ossessivo e sta deformando la sostanza delle scelte che saremo tenuti a fare il 4 dicembre.

Non sarà la riforma della Costituzione l’oggetto del voto referendario, ma la scelta dell’Italia che vorremmo.

Insisto, lo specifico dei quesiti è diventato assolutamente irrilevante: le polemiche settarie, la deformazione dei contenuti che le due fazioni hanno istruito e stanno imponendo al pubblico italiano hanno messo in primo piano due partiti politici e la loro contrapposizione.

Un confronto che non ha nulla a che vedere con la riforma proposta.

Da una parte il partito di Grillo, Brunetta, Santanchè, Bersani, Vendola, Cuperlo, Dalema, Berlusconi, Salvini, Raggi, Casaleggio Jr…una pericolosa aggregazione di populisti, nostalgici, vendicativi, frustrati con molti risvolti di ambiguità equivoci (speranza di sconfitti e trombati di tornare al potere, vendetta personale nei confronti di Renzi, facinorosità demagogica, ncompetenza dilettantesca…)

 

Dall’altra Cacciari, Renzi, la Confindustria, le imprese, l’Italia moderata, borghese che lavora e produce, paga le tasse esose e si rende conto dei problemi strutturali del Paese.

Allo stato attuale dei numeri sembra che il NO sia in vantaggio per la facilità con la quale la demagogia fa presa sull’opinione pubblica conforme. L’attacco concertato a Renzi è diventato l’asse portante della campagna del NO.

Il dopo NO  si presenta catastrofico: un governo grillino? Una coalizione di sinistra e populismo Salviniano con i reduci di Forza Italia? La Santanchè con chi? Bersani con chi?

Un pensiero agghiacciante.

Molti aspetti del SI e del Post SI sono indigeribili, ma nel complesso molto meno tossici di ogni idea del No e del Post NO.

La mia scelta?

Non voglio stare dalla parte di Grillo, Santanchè, Salvini, Brunetta, Bersani, Vendola….

Voterò SI sperando che vinca e che Renzi abbia finalmente imparato la lezione.

Sperando in una Italia dove Grillo sia ridimensionato e torni a scuola, dove Vendola sparisca, dove Salvini perda l’arroganza  attuale e dove si possa ricostruire una classe politica decente e l’attuale armata Brancaleone vada finalmente a casa.

 

Il mio voto SI non ha nulla a che vedere con i quesiti del referendum che sono oramai diventati assolutamente irrilevanti.

Ogni argomento sullo specifico contenuto della riforma è diventato surreale e patetico. Sottili bizantine disquisizioni mentre sta arrivando uno tsunami ideologico/politico catastrofico.

Concordo: la riforma è pessima,

ma non è quello il problema.

Sto con Cacciari

nella cui posizione amara, scettica e necessaria mi identifico totalmente.

Quindi SI

Ottobre 2016

Diffusa o concentrata, l’accoglienza dei migranti va migliorata di Mario Pulimanti

 

L’Italia sta accogliendo  sempre di più delle persone che fuggono dalla guerra, dalla repressione

militare e poliziesca, da situazioni di violenza generalizzata e diffusa, con la conseguenza di trovarci oggi a far fronte ad un’ondata migratoria che ha messo in crisi le nostre leggi per il governo dell’immigrazione. Infatti, considerato che il fenomeno dell’immigrazione ha assunto un carattere strutturale e permanente, l’arrivo di un consistente numero di migranti impone quindi la necessità di approntare un sistema di accoglienza in grado di rispondere in maniera efficace all’arrivo di migranti, nel rispetto delle norme internazionali, assicurando azioni concertate e massima solidarietà.

opinioni

 

 

In ogni caso si deve evitare la strategia dell’accoglienza diffusa, (cioè distribuire gli stranieri in piccoli gruppi e in micro-residenze tra le comunità locali italiane). Questa rete di accoglienza, chiamata appunto diffusa, è preferita dal governo per due motivi. Perchè evita concentrazioni più difficili da gestire sia sul piano organizzativo sia su quello dell’ordine pubblico e perchè “spalma” sul territorio la presenza di profughi, riducendone l’impatto anche dal punto di vista mediatico. Il problema di fondo però è un altro: prima avremmo forse dovuto decidere quanti rifugiati siamo in grado o disponibili ad accogliere in Italia e come intendiamo regolarci con le migliaia di immigrati che non hanno lo status di profugo e non avrebbero quindi nessun diritto di restare in territorio italiano, ma che qui sono e qui sembrano destinati a restare. In mancanza di ciò ogni risposta si rivelerà, prima o poi, inefficace e insostenibile. Più di quanto già accada ora. Diffusa o concentrata l’accoglienza può infatti essere gestita solo all’interno di una strategia di compatibilità, che oggi non pare esserci.

Aumentare dopo ogni sbarco le quote che ciascuna regione deve accogliere non è una risposta politica, è passiva accettazione. Che rischia di innescare sul medio termine conflitti laceranti sul

piano sociale ed economico. L’obiettivo, ampiamente condiviso dagli attori pubblici e privati coinvolti, è quello di promuovere il coinvolgimento dei migranti in attività volontarie di pubblica utilità svolte a favore delle popolazioni locali e finalizzate ad assicurare maggiori opportunità di integrazione nel tessuto sociale. Il percorso ipotizzato, fondato su una piena volontarietà dell’adesione, consente di sviluppare nei migranti il senso di partecipazione e impegno civico e facilita, grazie al contatto diretto con la popolazione residente, l’apprendimento della lingua italiana e le regole del mondo del lavoro. In tal modo si perseguirebbe il duplice scopo di favorire da un lato una reale integrazione sociale dei migranti e, al contempo, di assicurare una positiva ricaduta nel territorio regionale.

Settembre 2016

Che fine ha fatto la legge per contrastare l’omofobia? di Mario Pulimanti

 

Purtroppo il disegno di legge, per contrastare l’omofobia approvato alla Camera nel settembre 2013, è inchiodato alla commissione Giustizia del Senato dal giorno in cui ci è arrivata: il 20 settembre 2013, subito dopo l’approvazione alla Camera. E non sembra destinata a muoversi. Sarebbe, invece,

importante che questa legge sui diritti delle persone omosessuali e transessuali e per lo sradicamento

dell’omofobia venisse approvata subito. L’omofobia, che  è la paura e l’avversione irrazionale nei

confronti dell’omosessualità basata sul pregiudizio, consiste in definitiva in  un comportamento

razzista, alla stregua della xenofobia e dell’antisemitismo.

Questa discriminazione basata sull’orientamento sessuale può diventare causa di episodi di bullismo, di  violenza o di mobbing nei confronti della popolazione gay: infatti i suicidi legati alla discriminazione omofoba in modo più o meno diretto, costituirebbero il 30% di tutti i suicidi adolescenziali. Nella nostra società siamo liberi  di scegliere, professare la nostra religione, esporre la nostra idea.

Certo,  commetteremmo paradossalmente un grave errore se diventassimo schiavi del concetto di libertà nel momento in cui pretendessimo di poter fare tutto ciò che vogliamo, non rendendoci conto che a volte occorre rispettare delle regole basilari per evitare di degenerare nell’anarchia. Infatti viviamo in una società in cui si confondono spesso i diritti con le pretese (individuali o collettive) o le aspettative e dove in troppi si sentono titolati, in virtù di un errato concetto di libertà, a considerare come atto dovuto tutto ciò che appartiene alla sfera dei loro interessi culturali, sociali o religiosi. In tutto ciò i doveri, individuali e collettivi, passano quasi sempre in secondo piano, quasi fossero degli optional. In particolare passa in secondo piano il dovere di rispettare i diritti delle comunità, la loro storia e la  loro cultura. Ma un sistema sociale, piccolo o grande che sia, si fonda su un equilibrio fra diritti e  poveri. E sul rispetto dei diritti fondamentali di ciascuno ma anche dell’identità collettiva prevalente.

In caso contrario si scivola verso la logica della sopraffazione reciproca e del caos. Per questo motivo considero necessaria l’adozione di strumenti legislativi, di carattere civile e penale, finalizzati al contrasto dell’omofobia, così che finalmente anche i cittadini gay, lesbiche e transessuali acquisiscano la pari dignità sociale che dovrebbero garantire loro la Costituzione e la stessa Repubblica, come scritto nell’art. 3. L’omofobia è un male diffuso e corrosivo, un nodo sociale che deve essere sciolto e risolto con consapevolezza.

Agosto 2016

Ma che comodo questo colpo di stato “alla Turca”! di Lorenzo Matteoli

Me ne vado in giro su un aereo di Stato, comodo e con il buffet freddo servito da gentili hostess mentre alcuni (miei) generali diligentemente organizzati mi fanno un colpo di stato su misura.

E lo fanno subito fallire con incomprensibile incompetenza e faciloneria.

opinioniQuasi da manuale.

Io mi appello al popolo e invoco i sacri principi della democrazia dimenticando che ho fatto sconci affari con il “Califfo” e comperando da lui il petrolio rubato a prezzi stracciati che ho poi rivenduto con grasso margine e profitto, e che facendo il triplo gioco e prendendo per il culo gli alleati USA ed Europa nella NATO, ho massacrato un po’ di migliaia di peshmerga Curdi e magari anche, per buon peso un po’ di Armeni sopravvissuti a precedenti pulizie etniche ottomane.

Le folle opportunamente eccitate tramite social networks, che guarda caso, funzionavano quasi solo per me, scendono in strada e difendono la “democrazia”.

Io torno da eroe democratico e arresto 3000 militari e qualche migliaio di scomodi personaggi che spariranno per sempre nelle galere turche stile desaparecidos anatolici.

Mi sono levato dai coglioni la struttura dell’opposizione, e farò sparire i cervelli pensanti della vera democrazia e facendolo passerò per eroe della nuova democratica Turchia.

Con i complimenti dei leader del mondo intero.

Un vero capolavoro: passare per eroe della democrazia massacrando qualche migliaio di oppositori democratici con l’avallo morale del mondo intero.

Non c’era riuscito nessuno prima di lui.

 

Turchia fuori dalla UE di Mario Pulimanti

Mi lascia perplesso ciò che sta accadendo in Turchia. Non condivido infatti il ripulisti di militari,

magistrati e giornalisti deciso dal regime e l’intenzione di reintrodurre la pena di morte. Spero che questa situazione impedisca  l’ingresso della Turchia nell’Unione Europea. L’UE, infatti, ha già tanti problemi e non ha bisogno di essere ulteriormente danneggiata nella sua credibilità dall’annessione di un regime dittatoriale con cui dal punto di vista storico, culturale e politico non abbiamo nulla in comune.

Luglio 2016

Stop alle violenze sulle donne. di Mario Pulimanti

Le donne di qualsiasi età, estrazione culturale e ceto sociale subiscono violenza da parte degli uomini di casa, anche padri o fratelli. Questa violenza è la prima causa di morte nel mondo per le donne:  addirittura più degli incidenti stradali e delle malattie. E, dato che le violenze si consumano

prevalentemente in privato, è difficile che queste vengano denunciate. Per questo motivo sarebbero

opportuno che ci fossero delle campagne di sensibilizzazione al problema e aiuti più concreti verso

chi avesse il coraggio di denunciare il proprio aguzzino. Io sono, ovviamente, contro tutte le violenze sulle donne, le quali  rispetto a noi uomini hanno sempre vissuto situazioni di subordinazione e discriminazione.

 Questo non vuol dire però condannare a priori gli uomini e assolvere le donne, ma solamente di prendere atto di ciò che la cronaca ci consegna, dato che in questa dolorose vicende il ruolo di vittima e quello di carnefice sono inequivocabili. Nel diritto romano la moglie era un vero e proprio possesso del marito. E le cose non erano cambiate neppure durante il Medioevo, dato anche che in questo periodo il diritto feudale prevedeva chela terra si tramandasse per discendenza maschile. Ora, anche se nei paesi industrializzati la donna sembra aver definitivamente raggiunto l’uomo nei diritti, non si sono però ancora estinte del tutto forme di violenza fisica, psicologica ed economica.opinioni1 Certo, l’incapacità di mediare le tensioni all’interno della coppia e in altre situazioni, facendo prevalere, fino alle conseguenze più estreme, il proprio io rispetto a tutto il resto è una caratteristica negativa della nostra società, e accomuna uomini e donne. Questo atteggiamento deriva difatti da una incapacità di gestire con equilibrio situazioni di rottura e di difficoltà relazionali, e di questa situazione le donne pagano senza dubbio il prezzo più alto. Quindi è giusto prevedere leggi severe per chi si macchia di delitti orrendi. Purché poi le pene previste vengano applicate.

Ma nel caso delle violenze di cui sono vittime le donne e i soggetti più deboli, non è sufficiente elevare il numero di anni di carcere. L’ex fidanzato che ha dato fuoco a Sara non credo si sarebbe comportato diversamente neppure se, per un reato come quello che ha commesso, fosse prevista in Italia la pena di morte. Infatti la questione è anche più profonda e tocca nel vivo il nostro sistema di relazioni umane, tra uomo e donna innanzitutto. All’origine degli episodi di violenza nei confronti delle donne  c’è quasi sempre un malinteso rapporto di odio e amore, di rabbia e passione che per molti aspetti è connaturato al rapporto di coppia, ma che oggi sempre più spesso esplode in modo drammatico. E le vittime di questa degenerazione sono quasi sempre le donne. perché nell’uomo il rapporto affettivo con un altra persona, magari neppure ricambiato o ormai definitivamente concluso, non riesce a prescindere dal concetto di possesso. Una dimensione ossessiva e dominatrice che qualcuno cerca di spacciare per amore ma che in realtà è il suo esatto contrario e infatti spesso nel suo folle percorso incrocia la strada della morte. Per questo non credo sia sufficiente modificare il codice penale.

Bisogna intervenire anche su altri piani e sviluppare una nuova e diversa etica dei sentimenti. Dove,

come prima cosa, il concetto di possesso lasci il posto a quello di rispetto.

 

 

I lettori ci scrivono

Complimenti per il Panteco. A Pantelleria tutto bene? Ferdi

Grazie. NIco Vacca Graffagni

Continuate così. Un mensile che parla di Pantelleria ma non solo. Alberto

Bello l’articolo sulla Tunisia. Nicoletta Varcasia

Giugno 2016

I morti dimenticati e offesi del 25 Aprile italiano. di Lorenzo Matteoli

Anche se in ritardo pubblichiamo volentieri questa nota dell’amico Lorenzo sulle sviste delle commemorazioni nazionali alla quale aggiungerei  i partigiani così detti bianchi (perchè non comunisti come era  anche mio padre) e così presto dimenticati quando non allontanati. (f.f) 

 

Il 26 Aprile 2016 Ho letto con attenzione le cronache del 25 Aprile sulla stampa Italiana. Una celebrazione sempre più sterile e sempre più lontana dalla storia di quello che è successo veramente in quella tragica primavera. Se mai lo ha rappresentato. La sconfitta meritata di un regime corrotto e assoluto seguita da una guerra civile tra i difensori di quel regime e la “Resistenza” controllata da un partito che voleva cogliere l’occasione per imporre in Italia un regime uguale e forse peggiore di quello appena sconfitto. Facendo finta di “liberare” il Paese. Ci sarebbe riuscita non ci fossero stati “gli Alleati”.

opinioni1 Il capo del Fascismo sconfitto, travestito da soldato straniero, in fuga che si portava via ”l’oro”, sicuramente maltolto al Paese e comunque poi “sparito”, non nelle acque scure del Lario davanti a Dongo. Molto probabilmente in luoghi ancora più scuri e ancora oggi segreti. Forse con qualche pesante responsabilità  ufficiale: qualcuno con quell’oro è diventato molto ricco. Qualcuno è stato fatto tacere per sempre, in un modo o nell’altro.

Nulla di tutto questo sui libri di storia e dalle cronache cassato da tempo. Il vuoto sostanziale della celebrazione è reso ancora più squallido dal fiume di parole dei celebranti, tesi a riempire di retorica bolsa una ricorrenza che forse sarebbe bene dimenticare, visto che non la si vuole ricordare per quello che è stata effettivamente: una sconfitta e la fine di una guerra civile. La generazione di “Bella Ciao” non ne sa nulla. Non c’è vergogna nel celebrare una sconfitta, esempio sublime, alla stessa data del 25 Aprile, la celebrazione ANZAC (/Australia & New Zealand Armed Corps) della tragedia di Gallipoli. C’è vergogna nel volerla trasformare in vittoria, falsificando la storia. C’è vergogna nell’appropriarsene in modo settario. Ma la cosa più umiliante per l’Italia è la totale assenza, nelle liturgie ufficiali, di qualunque memoria, ricordo, riconoscimento, menzione dei 138.389 morti degli eserciti “alleati”: americani, inglesi, australiani, polacchi, neozelandesi, canadesi, francesi, marocchini, senegalesi, algerini che hanno “liberato” l’Italia, insieme ai 44.000 morti italiani, ufficialmente qualificati come partigiani. Nelle cronache milanesi per il contributo dei combattenti stranieri si leggono solo gli insulti alla “/Brigata Ebraica/” (83 morti e 200 feriti nella campagna d’Italia). Una vergogna senza riscatto.

Il nostro lettore Rodolfo Scaroni ha proposto il mese scorso ai lettori de “il panteco” un dibattito su un argomento di interesse generale ( ma di disinteresse per troppi) che noi riproponiamo.  

Cara redazione sapete che anche non avendo interessi specificatamente panteschi, leggo con interesse la vostra rivista on-line.

questa volta avrei tre osservazioni sui temi che penso varrebbe la pena approfondire su “il panteco”,  anche se in verità non so quali siano gli interessi degli altri lettori:

1)Le Riforme: noi abbiamo una certa età(esperienza) e sappiamo che prima sommessamente e poirintronandoci diuturnamente le orecchie, abbiamo subito da parte dei nostri primi ministri 35 anni di riforme.

Il risultato è stato il raddoppio del debito sul PIL, il raddoppio della disoccupazione,

l’annichilimento della crescita economica che è negativa o al più molto inferiore alla media europea.

Che dato risulta lampante? Che è oggettivo che le riforme nel loro complesso hanno distrutto la nostra nazione. E’ il caso allora di continuare con le riforme senza chiederci perché quelle messe in atto negli ultimi 35 anni hanno distrutto l’Italia? Alcune riforme saranno anche state buone (quelle

fiscali sono sempre più efficaci), ma la stragrande maggioranza di queste è stata concettualmente sbagliata.

2) economisti/oro. La crisi del 2008 (bond avvelenati) ha sancito il completo stacco tra le istituzioni finanziarie e la economia reale. Le ultime manovre di Draghi sui parametri finanziari non hanno nemmeno sfiorato la economia reale.

Vediamo l’aspetto delle banche come deposito per i nostri soldi. Perché mai un cittadino dovrebbe affidarsi alle varie Cat & Fox per la gestione dei propri quattrini. Per avere zero interesse e vedersi  derubare da bail in?  bene hanno fatto i greci a ritirare i loro depositi in banca. Oltre al danno che ci procurano le banche, in Italia abbiamo pure le istituzioni finanziarie statali che ci portano via i soldi che ancora stanno nei depositi bancari.

Vogliamo vedere ora l’aspetto delle banche come prestatrici di fondi per lo sviluppo della economia reale. E’ una balla da ormai vari anni. Hai sentito la pubblicità radiofonica dei ragazzi che vanno in banca per finanziare la loro start up? E’ simpaticissima e veritiera.

3)  i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri? Ricordati che con le statistiche è facile dimostrare tutto e opinioni2il contratto di tutto. Il fisco ci dice che il 5% degli italiani contribuisce al 35% delle tasse. Ergo il fisco ha una violentissima azione contro l’assunto espresso prima. A livello  mondiale ( sono trenta anni che sentiamo che i paesi del nord occidentale schiacciano e impoveriscono quelli del sud) è ampiamente contraddetto dai fatti. Negli ultimi anni sono emersi i

BRICS. Brasile e Sud africa sono paesi tradizionalmente poveri nel sud del mondo e che sono cresciuti molto più della UE e degli USA. Anche i russi, i cinesi e gli indiani sono cresciuti in

ricchezza molto più di noi  prossimi ex ricchi.

Ve la sentite di approfondire gli argomenti? Specialmente il nr.1?

Con affetto.

 

La redazione gira l’invito ai nostri lettori  e soprattutto ai nostri commentatori  d’Economia finanziaria Gianfranco Rossetto e Lorenzo Matteoli.

Maggio 2016

Il nostro lettore Rodolfo Scaroni propone ai lettori de “il panteco” un dibattito su un argomento di interesse generale.

Cara redazione sapete che anche non avendo interessi specificatamente panteschi, leggo con interesse la vostra rivista on-line.

questa volta avrei tre osservazioni sui temi che penso varrebbe la pena approfondire su “il panteco”,  anche se in verità non so quali siano gli interessi degli altri lettori:

 

1)Le Riforme: noi abbiamo una certa età(esperienza) e sappiamo che prima sommessamente e poirintronandoci diuturnamente le orecchie, abbiamo subito da parte dei nostri primi ministri 35 anni di riforme.

Il risultato è stato il raddoppio del debito sul PIL, il raddoppio della disoccupazione,

l’annichilimento della crescita economica che è negativa o al più molto inferiore alla media europea.

Che dato risulta lampante? Che è oggettivo che le riforme nel loro complesso hanno distrutto la nostra nazione. E’ il caso allora di continuare con le riforme senza chiederci perché quelle messe in atto negli ultimi 35 anni hanno distrutto l’Italia? Alcune riforme saranno anche state buone (quelle

fiscali sono sempre più efficaci), ma la stragrande maggioranza di queste è stata concettualmente sbagliata.

2) economisti/oro. La crisi del 2008 (bond avvelenati) ha sancito il completo stacco tra le istituzioni finanziarie e la economia reale. Le ultime manovre di Draghi sui parametri finanziari non hanno nemmeno sfiorato la economia reale.

Vediamo l’aspetto delle banche come deposito per i nostri soldi. Perché mai un cittadino dovrebbe affidarsi alle varie Cat & Fox per la gestione dei propri quattrini. Per avere zero interesse e vedersi  derubare da bail in?  bene hanno fatto i greci a ritirare i loro depositi in banca. Oltre al danno che ci procurano le banche, in Italia abbiamo pure le istituzioni finanziarie statali che ci portano via i soldi che ancora stanno nei depositi bancari.

Vogliamo vedere ora l’aspetto delle banche come prestatrici di fondi per lo sviluppo della economia reale. E’ una balla da ormai vari anni. Hai sentito la pubblicità radiofonica dei ragazzi che vanno in banca per finanziare la loro start up? E’ simpaticissima e veritiera.

opin13)  i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri? Ricordati che con le statistiche è facile dimostrare tutto e il contratto di tutto. Il fisco ci dice che il 5% degli italiani contribuisce al 35% delle tasse. Ergo il fisco ha una violentissima azione contro l’assunto espresso prima. A livello  mondiale ( sono trenta anni che sentiamo che i paesi del nord occidentale schiacciano e impoveriscono quelli del sud) è ampiamente contraddetto dai fatti. Negli ultimi anni sono emersi i

BRICS. Brasile e Sud africa sono paesi tradizionalmente poveri nel sud del mondo e che sono cresciuti molto più della UE e degli USA. Anche i russi, i cinesi e gli indiani sono cresciuti in

ricchezza molto più di noi  prossimi ex ricchi.

Ve la sentite di approfondire gli argomenti? Specialmente il nr.1?

Con affetto.

 

La redazione gira l’invito ai nostri lettori  e soprattutto ai nostri commentatori  d’Economia finanziaria Gianfranco Rossetto e Lorenzo Matteoli.

Aprile 2016

La Distanza. di Lorenzo Matteoli

 

image001Nonostante il populismo e la demagogia che marcano il linguaggio, il costume, l’azione e, in generale, tutta la comunicazione dei soggetti che oggi rappresentano “La Politica”, sia al governo che all’opposizione, questa è sempre più lontana dalla gente e dalla vita di tutti i giorni. Stanchezza, indifferenza, irritazione sono i termini che qualificano l’atteggiamento del pubblico nei confronti della “Politica” e dei suoi rappresentanti: ministri, parlamentari, media. Sempre più spesso rabbia, disgusto, indignato risentimento: rifiuto.

 

L’analisi delle cause di questa situazione potrebbe svolgersi su un quadro storico di qualche decina di anni, oppure su una finestra di cronaca di pochi anni e non la voglio affrontare in queste note.

L’ipotesi di lavoro è che fra la gente e “i/responsabili della gestione della cosa pubblica/” si è creato un vuoto di comunicazione che va dall’indifferenza annoiata fino alla rabbia che sempre più spesso si esprime con violenza.  Un tradimento gravissimo perché “La Politica” è la più alta espressione di una cultura civile, l’esercizio della “Politica” è stata conquista storica per la quale si sono sacrificate

generazioni per secoli di storia.

 

I grandi problemi del Paese restano e diventano sempre più gravi, chi li dovrebbe affrontare non solo non li affronta, ma non sembra nemmeno rendersene conto. Il debito pubblico aumenta senza controllo, le tasse sempre più pesanti, la burocrazia soffocante, la Giustizia in mano a bande settarie, i servizi sempre meno efficienti, i privilegi di pochi tutelati e difesi, la disoccupazione a livelli patologici, le imprese costrette alla fuga o al fallimento, l’immigrazione clandestina e “pericolosa” tutelata da un buonismo irresponsabile complice sciocco di fanatismi e fascismi teocratici criminali.

 

La risposta a questo quadro catastrofico da parte del Governo: demagogia e populismo, riforme finte, pasticciate, inutili quando non dannose, legislazione congiunturale per decreti simili alle “grida” manzoniane.

Nessuna visione progettuale di medio-lungo termine, nessuna volontà di guida, presenzialismo televisivo vuoto, spesso arrogante. Simmetrica l’azione dell’opposizione: più demagogia e più populismo, contenuti approssimativi e congiunturali.

 

Un cerchio vizioso che aumenta la distanza fra la Politica e la gente e che spinge sempre di più la rabbia verso il rifiuto violento. Cosa possa crescere su questo humus avvelenato non può che essere preoccupante.

 

Ci si chiede quindi cosa si può fare, quale messaggio e quale “tono” debba caratterizzare la comunicazione per recuperare l’attenzione critica della gente, la disponibilità all’ascolto e la attiva

partecipazione. Quale possa essere il “profilo” del soggetto portatore del messaggio, e se un soggetto con questo profilo sia in qualche modo presente nel quadro delle attuali probabilità.

 

Un problema classico nel campo delle discipline che si occupano di “/profiling/”: la scienza che sulla base degli “obiettivi” (audience, pubblico, area sociale, gruppi di impresa e di opinione, gruppi di consumo etc.) descrive e traccia le caratteristiche del “/messaggio/” e le caratteristiche dei “/soggetti/” latori del messaggio. Fino al dettaglio della terminologia, della sintassi e della grammatica dei discorsi e fino al dettaglio delle caratteristiche personali, (gesti, posture, look, abbigliamento, toni di voce…)  dei soggetti portatori del messaggio.

 

Una disciplina che può provocare il disgusto per una cultura tradizionale, ma che è micidialmente efficace in pratica. Purtroppo.

 

Senza andare in campi professionali dei quali non ho competenza (se non la conoscenza della loro esistenza) credo che la gente in Italia oggi abbia bisogno di una cosa semplicissima e difficilissima da confezionare: buon senso e verità.

 

Va recuperato il senso comune delle cose: i problemi vanno esposti nella loro scarna e cruda realtà, le implicazioni dei problemi sulla vita di ognuno devono venire svolte con responsabile sincerità. Le cose da fare vanno definite sulla base dei problemi da affrontare, ricordando la regola base della medicina: il medico “buono” uccide il malato.

 

Un programma che richiede grande umiltà e coraggio: forse le qualità più rare oggi nella cultura della politica italiana.

Marzo 2016

PANTELLERIA, CARENZA DI VIGILI DEL FUOCO. LA RISPOSTA DEL MINISTERO

  ALL’INTERROGAZIONE DEL PSI

 

opinioniIl Ministero dell’Interno ha risposto all’interrogazione sulla carenza di personale in servizio presso il distaccamento dei Vigili del Fuoco di Pantelleria che la segreteria provinciale di Trapani del PSI aveva affidato al deputato nazionale socialista on. Oreste Pastorelli. Nella risposta, a firma del Sottosegretario Gianpiero Bocci, si legge che “le manovre di finanza pubbliche delle ultime legislature hanno ridotto le spese per il funzionamento delle strutture e delle attività di soccorso impedendo dunque il completamento dell’organico teorico ed il suo adeguamento in base ai pensionamenti avvenuti”. Tuttavia viene annunciato che il Ministero sta “predisponendo un piano di mobilità straordinaria dei vigili del fuoco residenti a Pantelleria che lavorano in distaccamenti fuori dalla Sicilia per far fronte a quattro pensionamenti previsti nei prossimi mesi” e che “si sta procedendo ad effettuare una ricognizione del personale con la qualifica di vigile del fuoco permanente, residente nella provincia di Trapani e presente negli altri comandi della regione, disponibile ad un’assegnazione temporanea sull’isola di Pantelleria”.

Nell’interrogazione inoltre il Psi aveva evidenziato alcuni disagi, anche di natura igienico sanitaria, vissuti dal personale dei due distaccamenti dei Vigili del fuoco, aeroportuale e terrestre, ospitati entrambi nella sede aeroportuale. Nella risposta, il Ministero fa sapere che “l’Enac sta provvedendo all’assegnazione dell’appalto di totale rifacimento della sede che ospita entrambi i distaccamenti in modo da garantire al personale che vi presta servizio un’adeguata sistemazione”.

Sull’isola di Pantelleria sono operative 82 unità, 57 in servizio nella sede aeroportuale e 25 nel distaccamento terrestre. L’organico teorico prevede invece 90 unità, 60 per la sede aeroportuale e 30 per il distaccamento terreste.

 

Febbraio 2016

Viva il carnevale di Mario Pulimanti

E’ arrivato il carnevale: perfetto, ridere fa bene alla salute.

A questo punto mi sembra già di vedervi freddi fino alla scortesia, perché secondo voi sto dicendo

una cosa ovvia.

Eppure lo sto scrivendo non per rilevare un codice segreto che apra una porta nascosta su un mondo

d’insperate possibilità, ma per dire una cosa, sì ovvia, ma ugualmente importante: ridere stimola il sistema cardiovascolare tanto quanto l’esercizio fisico.

opinioniRidere fa bene al cuore, mentre la depressione aumenta il rischio di mortalità.

Quindi non dobbiamo offenderci se a volte amici, colleghi o semplici conoscenti scherzano su questioni che ci toccano.

È umano, naturalmente, ma riuscire a ridere di noi stessi è salutare.

Come ho detto fa bene al cuore.

Una medicina che va bene per tutti, grandi e piccoli, uomini e donne.

Quindici minuti quotidiani di sane risate rappresentano una cura molto efficace per il sistema cardiovascolare.

Tanto è vero che il riso fa buon sangue ed il ridere anche di noi stessi è la migliore medicina perché il buon umore sembra attivare le reti del cervello che sono coinvolte nel benessere psicofisico.

L’umore ha un grande impatto sulla nostra salute psicologica e fisica.

Il nostro senso dell’umorismo, intendendo con questa espressione anche la capacità di stabilire

amicizie ma anche rapporti di coppia duraturi, è una potente medicina anti-stress.

Vivere con il sorriso sulle labbra -anche quando si viene derisi o criticati ingiustamente- aiuta ad

affrontare meglio le difficoltà della vita, non costa nulla e non ha effetti collaterali.

Ho sempre saputo che il riso aiuta la salute e che ridere difende dal logorio.

L’umorismo è una necessità, risultato di un impulso a eludere la ragione, ricreando in noi adulti uno

stato infantile della mente, come rimozione di inibizioni interne.

E’ basato spesso su un meccanismo psicologico che cela l’orgoglio di sentirsi migliori degli altri.

Perché l’umorismo permette di parlare di cose che in società sono inammissibili.

In questo senso ha a che fare con l’aggressività, come la sessualità.

Si possono dire battute sessuali senza scandalizzare.

Mentre la volgarità dà fastidio.

Eppure persino questo tipo un po’ becero di umorismo affranca, ridendo, da uno dei tabù imposti società e assorbito nella coscienza.

Ecco perché i bambini si divertono a dire parolacce, a parlare di cose proibite.

Sembra che sia terapeutico anche l’umorismo nero, perché aiuta ad allontanare l’ansia nei confronti

della morte.

Scarica tensioni, eliminando le quali restano più energie per affrontare la giornata, il lavoro, lo

studio, la famiglia.

Non si migliorano così le capacità intellettive, ma queste vengono sfruttate meglio.

Mentre se si è tesi non si riesce a concentrarsi, per essere creativi.

Curarsi ridendo, guarire ridendo, è forse più difficile da quando il carnevale dura tutto l’anno, e non

solamente nei pochi giorni in cui il Buffone diventava Re.

Buon Carnevale a tutti!

 

Gennaio 2016

La crisi europea ha causato l’impoverimento del ceto medio di Mario Pulimanti

 

La crisi capitalistica in Europa, ormai cronica, ha causato l impoverimento del ceto medio.

Le istituzioni europee hanno infatti sbagliato operando, sin dall’inizio della crisi, con lo scopo principale  di stabilizzare e mettere in sicurezza il sistema finanziario internazionale (banche private e altri  operatori finanziari). Del resto il denaro viene creato per monetizzare i salari; nel momento in cui i salari non ci sono più nella forma della contrattazione e dell’ubicazione della classe operaia, si  aprono le porte a una integrazione della liquidità che va da tutte le parti, che crea rendite e reddito non nella forma di leva del consumo ma come ricchezza improduttiva, molto concentrata nelle classi alte.

A questo punto sarebbe opportuno che l’Europa si decidesse ad introdurre un nuovo sistema  monetario in grado di sostenere una spesa pubblica capace di assicurare diritti assoluti di cittadinanza, come interi campi della sussistenza e della riproduzione sociale indipendenti da qualsiasi razionalità di mercato.

opinioni

Dicembre 2015

La disoccupazione giovanile, vero incubo dell’Italia di Mario Pulimanti

 

La disoccupazione giovanile, è il vero incubo dell’Italia. Infatti laurearsi non basta più per lavorare

tanto che  i dati Istat parlano di disoccupazione giovanile al 40%, in particolare il tasso di disoccupati laureati non è mai stato così alto. Colpa della crisi, certo, che ha ridotto risorse e opportunità di occupazione.

2015-11-30_1420le difficoltà a inserirsi nel mercato del lavoro stanno crescendo, per una serie di ragioni che precedono di molti anni l’arrivo della crisi economica. Innanzitutto, c’è stata negli ultimi anni una riduzione delle assunzioni nella pubblica amministrazione, che tradizionalmente ha sempre assorbito quasi un quarto degli ex-universitari in cerca di lavoro. Inoltre, va evidenziato che in Italia c’è una forte presenza di aziende a piccola e media dimensione, che preferiscono non assumere i laureati, ma indirizzarsi su candidati con un grado di istruzione inferiore e più orientato alla formazione professionale. Infine, non va dimenticato che non tutti i laureati hanno le stesse carte da giocarsi sul mercato del lavoro: alcuni profili, come gli informatici e gli ingegneri o i diplomati in  facoltà scientifiche, sono ancora abbastanza  ricercati dalle aziende mentre altri candidati, come i dottori in discipline umanistiche e sociali, faticano molto di più a trovare un impiego. Per esempio, secondo i dati Istat oltre il 30% dei laureati in conservazione dei beni culturali è ancora disoccupato dopo un anno dalla conclusione degli studi, contro meno del 10% che si registra tra gli ingegneri o i dottori in chimica industriale.

Cresce ancora la disoccupazione, crolla ai minimi lo stipendio di chi riesce a trovare un impiego. E lavora senza contratto il 15% tra quelli che escono da medicina, architettura, giurisprudenza, chimica, farmacia. Laureati disoccupati semplicemente perché sono figli di nessuno, di nessun professionista. Chi lavora lo fa spesso perché lavora nello studio del padre avvocato o notaio. Per fortuna c’è ancora chi riesce ad aprirsi la strada, al di là delle parentele.  Ma è una piccola minoranza. Comunque un messaggio sbagliato che alcuni traggono da questi dati è che “la laurea non serve”. Nessun paese al mondo ha avuto una regressione economica così continua da cinquant´anni come l´Italia, conseguenza di una regressione culturale. In questi anni, mentre molti paesi adattavano le strutture formative, di ricerca e produttive alle esigenze della società della conoscenza, l´Italia restava ferma, meno risorse a ricerca ed istruzione, diseguaglianze crescenti nella distribuzione di redditi e ricchezze, abbandono del Mezzogiorno, invecchiamento della popolazione.

In questa Italia ferma e vecchia, non servono né i laureati e neanche i giovani, che infatti emigrano.

Nell´Italia che vorrei per i nostri figli e nipoti serve invece più cultura e tanta buona politica. Leggere le cifre e le proiezioni relative al numero dei disoccupati in Italia infonde sempre un’enorme amarezza. Occorre una netta inversione di tendenza, coraggio!

Novembre 2015

Israele una frontiera europea in medio oriente contro l’Isis.

di Mario Pulimanti

Quando si parla di questione mediorientale e di Palestina non viene quasi mai detto che Israele è l’unico Paese di quell’area che si possa considerare un’autentica democrazia, dove si svolgono cioè libere elezioni e dove i governi e le loro scelte sono sottoposte al giudizio e al voto dell’opinione pubblica, senza condizionamenti o vincoli di sorta e dove i cittadini possono pubblicamente esprimere il loro dissenso. Inoltre il potere giudiziario è indipendente dal potere politico.

Negli altri Paesi dell’area, tutti in larga parte nemici storici di Israele, prevalgono invece logiche di casta o regimi autoritari e la democrazia parlamentare non esiste. Infatti se a Tel Aviv puoi cambiare un governo andando a votare, a Tunisi e al Cairo c’è stato bisogno di rivoluzioni di piazza. Non è una differenza di poco conto. Del resto le radici del conflitto arabo-israeliano Immaginerisalgono al 1947, quando l’Assemblea dell’ONU vota la delibera che, spartendo la Palestina tra arabi ed ebrei, dà luogo alla creazione del nuovo stato d’Israele. Qui si riversano quindi i migliaia di ebrei scampati alle recenti persecuzioni naziste. Il conflitto infatti riguarda la creazione del movimento sionista e la successiva creazione del moderno Stato di Israele, avvenuta nel 1948, nel territorio considerato dagli arabi appartenente ai palestinesi, e che invece il popolo ebraico considera la sua patria storica. Il conflitto é iniziato come uno scontro politico su ambizioni territoriali a seguito della decimazione dell’impero ottomano; infatti a partire dal 1880, gruppi di ebrei europei, per vari motivi ma anche a causa delle persecuzioni nell’est europeo, emigrarono in Palestina dove stabilirono alcune colonie e fondarono il movimento Sionista, da cui presero il nome di sionisti. Questo conflitto si è poi tramutato nel corso degli anni da conflitto arabo-israeliano ad un più regionale conflitto israelo-palestinese. La convivenza tra i due popoli è difficile. Il medio oriente è stato, dal dopoguerra a oggi, una delle zone più instabili del mondo. Da una inchiesta emerge che molti israeliani vogliono la pace con i palestinesi. Ma la pace la vogliono anche i palestinesi, educati dai loro capi dall’infanzia ad odiare gli ebrei? La pace non nasce dall’odio. Non mi piace l’ambiguità attuale e il comportamento di persone che oggi si ritengono pacifisti a senso unico. Infatti anti sionismo e antisemitismo sono di fatto la stessa cosa. Del resto Israele ha il dovere come ogni altra Nazione di proteggere il suo popolo. Israele combatte per la sopravvivenza. Ma la sopravvivenza di Israele è la nostra, perché Israele è un’isola di Occidente incastonata in un mondo per lo più ostile. Gli Ebrei, difatti, sono sempre stati un popolo perseguitato nella storia. Renzi ha detto che la Shoah è parte integrante della nostra identità di italiani ed europei. Ecco perché anche io sono solidale con Israele.

Ottobre 2015

La crisi europea ha causato l’impoverimento del ceto medio di Mario Pulimanti

La crisi capitalistica in Europa, ormai cronica, ha causato l impoverimento del ceto medio. Le istituzioni europee hanno infatti sbagliato operando, sin dall’inizio della crisi, con lo scopo principale  di stabilizzare e mettere in sicurezza il sistema finanziario internazionale (banche private e altri operatori finanziari).

0 Del resto il denaro viene creato per monetizzare i salari;  nel momento in cui i salari non ci sono più nella forma della contrattazione e dell’ubicazione della classe operaia, si aprono le porte a una integrazione della liquidità che va da tutte le parti, che crea rendite e reddito non nella forma di leva del consumo ma come ricchezza improduttiva, molto concentrata nelle classi alte.

A questo punto sarebbe opportuno che l’Europa si decidesse ad introdurre un nuovo sistema monetario in grado di sostenere una spesa pubblica capace di assicurare diritti assoluti di cittadinanza, come interi campi della sussistenza e della riproduzione sociale indipendenti da qualsiasi razionalità di mercato.

lettera 1 lettera 2

 

Settembre 2015

op1op2

Agosto 2015

Giocatori Famosi dediti al volontariato. Un esempio da seguire.

di Mario Pulimanti

Molti giocatori famosi sono dediti al volontariato. E’ il caso, per esempio, di Jackson Arley Martínez. Lui, che ha veramente una fama da bravo ragazzo, è un calciatore colombiano, attaccante dell’Atlético Madrid e della Nazionale colombiana. E’ un giocatore molto forte, un vero goleador; è 2difficile trovare uno con le sue caratteristiche. Ma oltre ad essere molto forte, l’attaccante dell’Atletico Madrid è anche un uomo molto religioso. Ha infatti creato una fondazione per aiutare i bambini colombiani in difficoltà. La fondazione “Colombia te quiere ver”, che lavora per raccogliere fondi da destinare ai bambini che vivono nelle zone disagiate della Colombia. L’obiettivo è quello di continuare ad aiutare i bambini meno fortunati affinché possano sperare in un futuro migliore. Questi bambini colombiani sono fuggiti dalle zone in cui c’è la guerra civile, controllate dalla guerriglia, come le FARC (le Forze Armate Rivoluzionarie Colombiane, conosciute in Occidente per aver tenuto in ostaggio nella selva colombiana per sei anni Ingrid Betancourt), o l’Esercito Nazionale di Liberazione (ELN), un’altra formazione di guerriglieri. Sono  scappati dai gruppi paramilitari e dalle bande armate. La guerra civile che si combatte in Colombia da mezzo secolo è ignorata dai mezzi di comunicazione di massa. La popolazione spera che i colloqui di pace in atto a Cuba tra lo Stato Colombiano e le FARC, con la mediazione anche della Norvegia, si tramutino presto nella pace e una civile convivenza, con il riconoscimento dei diritti calpestati, con il ripristino della legalità e con la restituzione ai campesinos delle terre e dei beni perduti con la forza ed il sopruso. Quindi faccio un grande un applauso a Martinez non solo perché è il nuovo attaccante della mia squadra del cuore, l’Atletico Madrid, ma soprattutto perché lavora per una associazione umanitaria che gestisce adozioni, assistenza scolastica, fornitura dei pasti ed ogni altro aiuto di sostegno ai bambini che vivono nelle baraccopoli sorte nelle periferie delle varie città colombiane, prescelti tra i più bisognosi.

Luglio 2015

La Regione Sicilia trasferisce il traghetto Pietro Novelli su Lampedusa per 3 giorni la settimana  causa  avaria del traghetto Sansovini.

Protesta del Sindaco di Pantelleria

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Alcuni commenti

Carlo Guidetti: Perchè la Sicilia  ha più forestali del Canadà e ha un solo traghetto per le isole?

Forse perchè per i dirigenti politici della Regione Sicilia è più importante comprare un voto che fornire minimi servizi?

Giovanni Valenza: Il fondo ormai si era toccato da tempo… ora siamo proprio sprofondati negli abissi dell’ingiustizia e dell’assurdo… incredibile e inaccettabile.

Per risolvere il problema dei tre giorni senza nave è stata trovata la nave cargo Transporter finlandese che ha un solo difetto non imbarca passeggeri e autisti degli automezzi. Bel colpo!!!!  Fortuna che alla fine a correre in soccorso c’è sempre la vecchia Cossyra.

Giugno 2015

TI SEMBRA GIUSTO?

Ti sembra giusto che una famiglia con entrambi i coniugi in pensione che percepiscono una pensione netta di 1300 euro abbiano entrambi la rivalutazione all’inflazione mentre una famiglia dove c’è un solo pensionato che riceve una pensione seppur più alta ma non d’oro di 2100 euro netti al mese non abbia la rivalutazione?

Ti sembra giusto che una famiglia con entrambi i coniugi che lavorano e percepiscono uno stipendio netto di 1300 euro ricevano un bonus entrambi di 80 euro, mentre una famiglia monoreddito con uno stipendio  netto di 2100 non abbia niente? (Letto in Internet)

 

troppi tagli alle Regioni

 di Mario Pulimanti

Si afferma da più parti che le Regioni sono una delle maggiori fonti dello spreco. Ma è poi vero sempre e comunque? Non penso che sia giusta la politica dei tagli lineari ed indifferenziati. Mi preoccupano infatti i tagli alla sanità incombenti sulle Regioni. La distribuzione sulle regioni italiane è prevista in funzione del Pil e della popolazione dei territori. Questo criterio può sembrare

apparentemente equo, ma non mi sembra così perché la spesa delle regioni è assai variabile, alcune

apparendo più ben gestite, altre meno i tagli alla spesa sembrano premiare non l’efficienza ma

l’inefficienza, non la gestione virtuosa ma quella incline allo spreco. tanto nella ripartizione dei fondi quanto nella definizione dei tagli, sarebbe opportuno introdurre anche dei sistemi premianti: garantita una quota base uguale per tutti, chi ha saputo meglio contemperare spesa e qualità del servizio, andrebbe favorito. In questo modo si incentiverebbe anche chi ha standard inferiori alla media a migliorarli. Al contrario con la logica dei tagli lineari basati esclusivamente su criteri quantitativi si incentiva solo l’inefficienza e lo spreco. E si penalizzano i sistemi meglio gestiti. A fronte di tutto  questo appare evidente che i tagli sono necessari e persino utili se riguardano quelle Regioni e quei comuni che si discostino per eccesso da livelli medi, non possono in alcun modo penalizzare Regioni ed enti locali virtuosi. Tagli differenziati in ragione dell’indice di inefficienza sarebbe la vera  rivoluzione che dovrebbe fare una politica coraggiosa e seria.

 

Maggio 2015

Riceviamo dai coniugi Armellini,  filopanti di lungo corso di Cimillia, e volentieri- sia pure tardivamente – pubblichiamo questi deliziosi auguri pasquali che disegnano perfettamente gli umori ed amori per la nostra isola. 

 

PANTELLERIA 1 APRILE 2015

1

CARI AMICI

SIAMO ARRIVATI DA POCO.

OGGI E’ IL PRIMO GIORNO DI RELAX.

SIAMO RIMASTI A CASA NEL NOSTRO DAMMUSO

DI PIETRA NERA A GODERCI

LE COSE CHE AVEVAMO LASCIATO A

NOVEMBRE. NULLA E’ CAMBIATO. ANCHE

IL VENTO MOLTO FORTE, COME ALLORA, SOFFIA

INCESSANTE. QUESTA VOLTA ARRIVA DA NORD/OVEST.

E’ UN MAESTRALE FRESCO CON UN MARE IN BURRASCA E

ONDE MAESTOSE.

LE NUVOLE, IN VIAGGIO

CON LUI, SI DISSOLVONO AD OVEST SUL MARE

VERSO LA TUNISIA.

LE PALME ALTE E SOLITARIE

NON LO SOFFRONO. CONVIVONO CON LUI.

QUEST’ISOLA DALLA NATURA SELVAGGIA E DAI

FORTI CONTRASTI PER MOLTI E’ UN PARADISO

SCOMODO E DIFFICILE DA RACCONTARE SE

NON LO VIVI.

PANTELLERIA E’ AMATA DA COLORO

CHE RICERCANO LE COSE AUTENTICHE,

APPREZZANO L’ISOLAMENTO E L’ENERGIA CHE

GLI ELEMENTI DELLA NATURA RIESCONO A DARE.

PANTELLERIA, ISOLA DEL VENTO, IN  FONDO,

PUNTA SUI SUOI ELEMENTI

DI FORZA: MARE, MONTAGNA E LAGO,

GASTRONOMIA, CULTURA E ARCHEOLOGIA, NATURA

SELVAGGIA E RISORSE,

ALCUNE DELLE QUALI, VERAMENTE UNICHE.

E’  DA QUI CHE VI AUGURIAMO BUONA PASQUA

CON UN ABBRACCIO

 

MANLIO E ARMIDA

 

 

Carissimi Presidenti delle associazioni pantesche,

 

L’associazione culturale giovanile Agorà anche per quest’anno ha deciso di continuare a gestire e

promuovere il sito www.manio.it, dopo il grande successo ottenuto lo scorso anno con ben 35 mila

visualizzazioni e più di 350 eventi pubblicati.

Manio.it è un sito che ha l’obiettivo di raccogliere tutta la programmazione degli eventi dell’isola, non solo quella estiva, e diffonderla nel miglior modo possibile. Spesso sentiamo lamentele da parte di turisti, e non solo, di quanto si sconosca “cosa c’è da fare a Pantelleria”. Lo scopo del sito è dunque quello di creare un unico contenitore in cui convogliare tutta l’informazione relativa agli eventi e diffonderla attraverso il sito, Facebook e la stampa di materiale pubblicitario cartaceo.

Vi invitiamo pertanto a visitare il nuovo sito www.manio.it online da pochi giorni, a conoscerlo e a capire il suo funzionamento. All’interno del portale noterete una pagina di fondamentale importanza, chiamata “segnala evento”: cliccandoci si aprirà una finestra nella quale potrete segnalarci i vari eventi che la vostra associazione ha in programma e, una volta compilati i campi richiesti con le informazioni dettagliate, potremo pubblicare subito sul sito il vostro evento e pubblicizzarlo su Facebook. IL SISTEMA E’ COMPLETAMENTE GRATUITO!

Per far conoscere a tutti il nuovo sito, specialmente ai turisti, abbiamo pensato di creare un video di lancio, di stampare del materiale pubblicitario, predisporre alcune magliette e di fare volantinaggio durante tutta la  stagione estiva. Avremo sicuramente bisogno del vostro aiuto, per questo vi contatteremo al più presto!

Se vi servono altre info o chiarimenti non esitate a contattarci a questa email: agorapnl@gmail.com

Angelo

 

L’impegno dei giovani di Pantelleria da oggi è sul web: visita il nuovo sito infoUNI.it

Aprile 2015

L’Agricoltura a Pantelleria in fase calante di Antonio Casano

Tentare di parlare di agricoltura a Pantelleria è come parlare di corda in casa dell’impiccato.

Dopo il fallimento della Cooperativa Agricoltori Associati questo discorso  oggi, rimane tabù.

Forse perché tanti  e in  modi diversi  hanno concorso al fallimento di una iniziativa lodevole che sembrava  essere un esempio di  impresa cooperativistica  per tutta Italia  .

La cooperativa A.A.P.  nasce per iniziativa dell’On. Bassi, che in una delle sue tornate elettorale si vide assegnare, nell’isola di Pantelleria,  molte  e inaspettate preferenze   e commosso di questo, si dimostrò disponibile   ad una soluzione  delle  annose problematiche isolane favorendo  la nascita di una cooperativa  agricola .

Ed allora si pensò  di mettere in pista la cooperativa Agricoltori Associati di Pantelleria già esistente nella contrada di Sibà  e i renderla attiva  questo al fine  bruciare i tempi di intervento.

Ma tutti  richiedevano  una ubicazione di lavorazione  più logistica  equidistante per tutti i soci e possibilmente nelle vicinanze del paese Centro  e si pensò ad un’area in c.da Arenella , nelle vicinanze dell’area portuale .

Questa  è storia che risale agli anni  ’70.

1Con  l’affermarsi di questa cooperativa  si assiste al fenomeno della  smobilitazione  dall’isola delle ditte  vinicoli che per  decenni  la facevano da padroni e  che  esportava il mosto  al Nord  che serviva per lo più per rafforzare i vini al Nord  considerando l’alto grado zuccherino dei mosti di provenienza dalle uve di Pantelleria.

In questi  anni ( ‘70- ‘80) l’interesse della lavorazione dell’uva  zibibbo si va spostando quasi totalmente verso  il settore della vinificazione.

Sappiamo che lo zibibbo frutto del” Moscatellone d’Alessandria” oggi patrimonio dell’Unesco quale Alberello pantesco” ha una sua destinazione ben precisa sin dal suo apparire ,principalmente,  come uva da tavola.

E’ la sua produzione eccedentaria   a suggerire  e ad intraprendere   la via del moscato –passito di Pantelleria  per smaltirla .

Allora  si assiste al nascere della ditta Casano ,della ditta Patti di Kaddiuggia  alla ditta D’Ancona  , ditta Salsedo ed altre , che segnarono un versante diverso rispetto a quella della lavorazione e commercializzazione di uve da tavola o della semplice  pigiatura industriale per l’ottenimento del mosto  mosto muto da spedire a Nord Italia .

Ma la  risorta A.A.P (Agricoltori Associati Pantelleria) mette fine a queste iniziative mentre si trascina  fino ai giorni nostri una vendita di pochi centinaia di quintali  di uva destinata ad uva da tavola ;a  questa lavorazione:selezione e confezionamento dell’uva sul campo di produzione ,  l’isola non ha un ruolo imprenditoriale se non fornendo la manovalanza e  qualche sensale nel  ruolo  di intermediazione fra contadini  e commercianti palermitani – imprenditori che hanno legami con  l’ortomercato di Palermo .

Molti panteschi   ricordano  ancora la lavorazione di  2.000 q.li di uva zibibbo giornalieri  che se si  rapportano  alla lavorazione di 50/60 giorni l’anno la quota destinata ad uva da tavola arrivava a circa 100 mila q.li  a questi  vanno aggiunti i q.li destinati ad uva passa alla vinificazione per usi propri e i 300 q.li dell’A.A.P.  e quindi immaginiamo raggiunta la quota totale  di 500 mila q.li annui,  che si calcolano con qualche approssimazione .

Oggi la quota annua prodotta è solo di  30 mila q.li .

Lo splendore agricolo del tempo  recava  qualche ferita alla zona boschiva ,ostentando  fazzoletti di terra strappati alla montagna e alle falde di  Bugeber .Ma il danno  considerato  era nullo di fronte al fatto che l’isola era lavorata per l’ operosità dei suoi contadini  che sottraevano i terreni   al rischio di eventuali  incendi , che oggi è incombono  approfittando della  sterpaglia  ingiallita   che,oggi, sostituisce il verde .

Per non parlare che i nostri prodotti rappresentavano e ancora lo rappresentano dei messaggi di attrazione  turistica in quanto sono mezzi di tracciabilità della zona prima ancora che le leggi europee,oggi in vigore, lo evidenziassero .

Ma quello che è strano è che la vita amministrativa  comunale di quest’isola non manifesta alcun disagio di fronte alla situazione reale che si è venuta a creare negli anni come   assistere alla affermazione all’uva italia a discapito dello zibibbo di Pantelleria , appigliandosi a  palliativi come l’uva zibibbo non regge all’esportazione, appassisce in fretta, dà  segni di andare a male in pochi giorni  mentre prima si comportava in modo diverso .

A proposito se l’uva non  è nelle condizioni di viaggiare per qualche giorno oggi sappiamo che il viaggio può essere assicurato con gli aerei come è avvenuto per due prove di tipo pilota fatte dalla “Cooperativa Agricola Produttori Capperi” ma il problema se esiste va posto agli agronomi che sapranno dare delle risposte  adeguate.

A questo punto sembra che Pantelleria abbia mancato qualche occasione per l’istituzione di una scuola di tipo agrario visto il ricco panorama degli indirizzi che l’istituto superiore omnicomprensivo  ha messo in campo ,ultimo il liceo scientifico che a breve  si apre .

La scuola di agraria avrebbe arricchito di competenze il mondo agricolo pantesco  così  largamente diffuso e che ogni pantesco ha ricevuto nel suo dna .

 

 

Marzo 2015

Vita Angela Accardi ha pubblicato su “Irriverentissima”  questa vignetta dedicata alle vittime dell’odio del 7 gennaio … Charlie Hebdo…

1

Su IL FOGLIO del 13 gennaio è apparso un delizioso commento che pubblichiamo

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Febbraio 2015

La crudele Sharia. di Mario  Pulimanti

Non si possono uccidere delle persone per delle vignette. I giornalisti a volte sbagliano, ma la libertà di stampa garantisce la libertà di tutti, non solo di una categoria professionale. Perciò va difesa anche quando contrasta con le nostre opinioni. La satira, per essere tale, deve essere intelligente ma soprattutto tagliente. Pretendere di piegarla al gusto e alle sensibilità di ciascuno, significa snaturarla.

Nei paesi islamici vige la sharia, cioè la legge islamica che prevede tra l’altro l’amputazione degli arti per i ladri, la fustigazione per chi beve alcool o pratica l’aborto, la lapidazione per adulterio, la condanna a morte del blasfemo e l’impiccagione per gli omosessuali. Gli islamici dicono che la Sharia è la legge divina e solo accettandola si diventa musulmani. Io ritengo che le pretese in nome della sharia siano assurde. Spero proprio che in Italia questa legge non venga mai applicata, come invece è accaduto in diversi quartieri di Londra e di altre città inglesi che sono stati sottoposti arbitrariamente alla sharia, su decisione dei leader religiosi islamici. In sostanza quartieri interi dove vigeva la legge coranica controllata da una vera e propria forza di polizia islamica. Del resto la sharia in Europa è fuori legge perché lo sancisce la dichiarazione europea dei Diritti dell’Uomo che con i suoi articoli collide pesantemente con la legge islamica.

Gennaio 2015

A rischio le attività turistiche e della pesca

Il segretario nazionale della FIOM, Maurizio Landini ai margini del comizio palermitano, nei giorni

scorsi, ha aperto alla trivellazione petrolifera in Sicilia auspicando che si consideri la salvaguardia

ambientale.

1La netta posizione di contrasto alle trivellazioni in Sicilia, espressa da WWF, Legambiente, Marevivo e altre ONG nasce proprio dall’incompatibilità di questa attività con la salvaguardia ambientale dello Stretto di Sicilia e lo sviluppo di attività quali la pesca responsabile e il turismo sostenibile su cui deve basarsi il futuro economico e occupazionale dell’Isola.

L’estrazione di petrolio di bassa qualità, in un mare sottoposto a rischi sismici, vulcanici e meteo marini mette a rischio l’ambiente marino e la biodiversità dell’intero mediterraneo centrale non compensabile da vantaggi economici e occupazionali non garantiti peraltro nel tempo.

Le dichiarazioni di Landini, che vengono tra l’altro un mese dopo il rinvio a giudizio degli  imputati per inquinamento ambientale del sito estrattivo denominato Campo Vega nei mari di fronte a Pozzallo,  rischiano di rompere il fronte della società civile che si oppone alle trivellazioni, formato da ONG, cittadini, esponenti della comunità scientifica e dei comuni dell’area, senza addurre nessuna seria motivazione ma trincerandosi dietro fatui e irrealizzabili auspici di tutela dell’ambiente.

I rappresentanti siciliani di WWF, Legambiente e Marevivo, sorpresi da questa apertura del segretario nazionale della FIOM alle trivellazioni dopo che la CGIL siciliana sembrava avere maturato una responsabilità ambientale all’insegna del lavoro nella garanzia dell’ambiente e della salute chiedono chiarimenti e quali siano le motivazioni di questa inopportuna dichiarazione.

Si prega di divulgare l’informazione.

Grazie

Patrizia Gangi – Ufficio Comunicazione Marevivo Sicilia

 

Tassati non tartassati

 Di Mario Pulimanti

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Pagare le tasse è un dovere civico a cui disciplinatamente ci sottoponiamo. Un conto però è essere Pagare le tasse è un dovere civico a cui disciplinatamente ci sottoponiamo. Un conto però è essere tassati, altra cosa è essere tartassati. Ed è invece esattamente ciò che sta avvenendo in Italia dove noi contribuenti siamo diventati i bancomat dello Stato: erogatori di denaro a cui rivolgersi per tappare le falle di un debito pubblico causato, oltretutto, dall’eccessivo livello delle retribuzioni dei parlamentari, dei consiglieri e assessori regionali, dei presidenti e amministratori di enti pubblici e dei loro privilegi, comprensivi di affitti agevolati in case e appartamenti di prestigio nonché da esenzioni varie. Pagare le tasse è un dovere dei cittadini, essere oppressi dalle tasse è un sopruso dello Stato!

 

Dicembre 2014

Invio, per il suo sito, un breve estratto del mio saggio “Un’incursione di Dragut Reis nell’anno 1553”, apparso sul n° 39 della rivista di cultura siciliana Agorà (gennaio-marzo 2012), in cui si accenna al nome con cui l’isola venne indicata a suo tempo nei portolani turchi.

Cordialità  Orazio Ferrara

La terra degli spergiuri

“….. Una delle località siciliane particolarmente presa di mira in quel periodo storico fu l’isola di Pantelleria, posta dalla natura praticamente sull’uscio di quella che allora si definiva la Berberia, ovvero le coste tunisine dove avevano munite basi i migliori e più audaci corsari del sultano. Il rapporto tra i barbareschi e Pantelleria non era stato però sempre conflittuale, tanto che nel XV secolo l’isola aveva rappresentato una specie di porto franco dove le navi cristiane “prendevano lingua”, ovvero s’informavano se era loro permesso entrare e quindi commerciare nelle acque maghrebine. Tutto ciò era stato reso possibile dall’influente e ricca comunità di lingua araba, mirabilmente integrata con quella cristiana nel borgo fortificato di Pantelleria. Ma quando successivamente in ambedue i campi, cristiano e musulmano, cominciò a prendere piede l’integralismo religioso quella che per l’isola era stata una benedizione divenne col tempo una vera e propria maledizione.

Sintomatico del nuovo corso è il nome con cui Pantelleria cominciò ad essere indicata nei portolani dei piloti turchi:  Juhutluq o Djouhoudlouq, che dovrebbe stare per terra di abiura, ovvero luogo degli spergiuri, con riferimento alla comunità di lingua e costumi arabi considerata alla stregua di traditrice della sua gente. Nel Kitâb-i Bahriye, un portolano compilato dall’ammiraglio turco Muhiddin Piri Reis nel 1520, così è descritta l’isola:

“Da questo capo [Capo Bon, n.d.a.] a Juhutluq ci sono quaranta miglia ad un quarto est nord-est. Juhutluq è un’isola che ha tre diversi nomi: gli Arabi la chiamano Qawsar, i Turchi Juhutluq, i Franchi Pantellaria. Quest’isola ha un porto rivolto a nord; dinanzi c’è una fortezza che appartiene al re di Spagna. Nel passato, Kemal Rais ed io conquistammo e saccheggiammo questa fortezza ma, dopo aver trionfato totalmente sulle truppe locali, un vento contrario si levò sulla superficie del 1mare. Temendo per le nostre vite, rimettemmo i cannoni sulle navi e abbandonammo il luogo; con quel vento passammo davanti ad Hammamet, che si trova a trentacinque miglia dalla fortezza di Kelibia, già menzionata, a sud-ovest un quarto a sud. Hammamet è una piccola fortezza, su un luogo basso e piatto, sul bordo del mare, rivolta a sud-est; sul continente rappresenta un punto di riferimento. Questa fortezza appartiene al sultano di Tunisi; dinanzi, si aprono vaste distese di acque calme; per un miglio lungo la costa la profondità dell’ acqua è di quattro braccia; così che le navi possono stazionare dovunque vogliano di fronte alla fortezza; dappertutto ci sono luoghi di ancoraggio”. Il saccheggio cui si riferisce Piri Reis, uno dei primi subiti da Pantelleria ad opera dei turchi, deve essere avvenuto sul settembre dell’anno 1505 ad opera della flotta dell’ammiraglio Kemal Reis (zio di Piri Reis)….”.

 

 

 

Novembre 2014

Il problema delle sette in Italia e per aprire eventualmente un dibattito

Mario Pulimanti

Quello delle sette in Italia è un problema da non sottovalutare, perché gli appartenenti alle sette, con

atteggiamento di intolleranza unito a un proselitismo aggressivo, associano alla Bibbia altri libri rivelati, altri messaggi, o dalla Bibbia sopprimono alcuni suoi libri o ne alterano radicalmente il contenuto. Sono per lo più autoritari; fanno ricorso ad un certo lavaggio del cervello; praticano una coercizione collettiva. Ed è un problema allarmante, perché prendono di mira i più vulnerabili. Le sette più pericolose ed invadenti sono quella dei Mormoni, di New Age, dei Bambini di Dio e dei Testimoni di Geova, che inculca l’odio contro la Chiesa Cattolica ai suoi seguaci obbligati cinque volte a settimana a recarsi alle riunioni per imparare la maniera di inculcare alla gente le loro idee. Inoltre quasi ogni giorno vanno di casa in casa per seminare zizzania. E sono incredibili i divieti di sapore medievale ai quali questa setta obbliga i suoi adepti, come il divieto di celebrare un compleanno o un onomastico, di ricordare la nascita di Cristo, di fare un brindisi, di mangiare un volatile o qualsiasi altro animale ucciso, ma non debitamente dissanguato, di giocare a scacchi, di portare la barba, di praticare la danza classica, di mandare i figli all’asilo e all’università, di offrire dei confetti in occasione di nascite, matrimoni e occasioni simili, di acquistare un biglietto della lotteria o giocare una schedina, di fumare una sigaretta.

1Ritengo che non possa esistere il dialogo dove non c’è comprensione. Sono poi convinto che non si possa organizzare il cristianesimo sulla struttura di una grande azienda. Allora, a chi non è capitato almeno una volta di essere fermati per strada da un Testimone di Geova, e di averlo trattato con il divertito distacco riservato agli strambi? E quante volte gli abbiamo tributato l’astio che si riserva ai rompiscatole, per il solo fatto di essersi presentato al nostro citofono la Domenica mattina presto,

cercando  di rifilarci una rivista dal titolo “Svegliatevi!”  Ed è per questo che, tra le tante testimonianze di fuoriusciti, mi è rimasta particolarmente impressa quella di un ragazzo che ha detto: “Comunque le cose che più hanno segnato la mia adolescenza sono state le proibizioni, tra cui discoteche, locali notturni ma anche certa musica rock definita satanica e molte letture.

Non dimenticherò mai il giorno in cui mi costrinsero a disfarmi della mia collezione dei Pink Floyd in vinile… Ad oggi non ho ancora capito cosa avessero trovato di diabolico nei testi di Roger Waters, ma tant’è…”. Io ritengo che lo Stato dovrebbe mettere un freno alla divulgazione di queste idee, perché se da un lato è giusto rispettare la libertà religiosa di chiunque, dall’altro lato non mi sembra che la Costituzione permetta la sudditanza psicologica (come nel caso dell’organizzazione geovista nei confronti dei suoi adepti) di una persona verso l’altra ed il suo conseguente lavaggio del cervello! Per non dimenticare, infine, la situazione in cui si trova a vivere chi decide di andarsene da questo gruppo, i cui adepti si possono paragonare alle sirene dell’Odissea che con i loro sorrisini, le gentilezze e le buone maniere catturano l’ignaro il quale, se decide poi di uscirne, viene sottoposto a ricatti morali e familiari.

 

 

Ottobre 2014

Il pericolo Ebola

Di Mario Pulimanti

Il virus dell’Ebola, che si sta rapidamente diffondendo in tutti i paesi dell’Africa occidentale provocando migliaia di morti, avanza più velocemente degli sforzi per controllarlo. Infatti se la malattia continuasse a diffondersi al ritmo attuale, il virus (nella foto) potrebbe finire con il contagiare altre trecentomila persone entro la fine del 2014.

Peter Piot, lo scienziato belga che nel 1976 individuò per la prima volta il virus, disse che l’Ebola era una malattia che si contraeva venendo a contatto con sangue oescrementi di un certo tipo di pipistrelli africani. Per impedire falsi allarmismi, Piot disse che la sua propagazione fuori dalla zona colpita era impossibile data la sua virulenza. Infatti per i soggetti colpiti (esistono 4 ceppi di cui quello dello Zaire è il più letale: mortalità oltre il 90%) la sofferenza durava poco (una sola settimana dopo quella di incubazione) e la morte giungeva veloce (febbre alta,diarrea e vomito e cedimento degli organi interni). Fino a ieri l’Oms (l’Organizzazione Mondiale della  Sanità) aveva dichiarato che noi occidentali non avevamo niente da tenere (le forme di contagio tra umani sono siringhe infette, contatto con sangue o fluidi corporei, rapporti sessuali) e che il problema era tipicamente africano. Oggi all’improvviso ci dicono che il pericolo che il virus varchi i confini africani non sono remoti. Quest’ultima dichiarazione è in accordo con ciò che dissero a suo tempo diversi virologi e cioè che data la velocità dei spostamenti che oggi possiamo vantare e del tempo di incubazione di certe malattie la possibilità che possano avvenire delle epidemie o pandemie non è remoto. Tanto che, considerati i tempi d incubazione, non sarebbe male, ad esempio, rafforzare i presidi negli aeroporti. Perciò il virus Ebola deve essere considerata una emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale, dato che la malattia può essere trasmessa al di là  dell’Africa  e colpire nuove aree geografiche.  Inoltre lo stesso scopritore del virus Peter Piot  aveva fatto presente 1che per contenere il virus dell’Ebola bastavano poche norme igieniche (guanti, siringhe monouso, lavaggio frequente delle mani) e di cautela per il personale sanitario e non sanitario compreso un periodo di osservazione delle persone venute a contatto con i malati. Il problema come lo stesso Piot ha evidenziato è che l’estrema povertà dei paesi colpiti e il sistema sanitario deficitario  se non addirittura inesistente di quei paesi, rende grave la situazione. Lo stesso Piot che è ritornato nella zona dove ha individuato il virus lamenta lo scandaloso abbandono di quella povera gente. Ora, tenuto conto che la comunità internazionale  ha sottovalutato l’epidemia di Ebola, sarebbe il caso che il Consiglio di Sicurezza Onu pensasse ad inviare risorse di difesa militari e civili, mentre la Ue, da parte sua, dovrebbe intensificare gli sforzi a tutto campo. Una stretta di mano, un bacio sulla guancia, un rapporto sessuale: per contrarre il virus dell’Ebola basta poco e se lo prendi, muori.  Dopo circa dieci giorni arrivano i primi sintomi: diarrea, vomito, congiuntivite. Poi sopraggiunge il delirio, lo shock e la perdita di sangue. Infine la morte. Tutto questo non è un film genere splatter. Da tempo succede in Africa. Ed ora sta accadendo anche in Europa. A questo punto mi chiedo come mai la Liberia, la Sierra Leone, la Guinea e la Nigeria siano gli Stati col numero inferiore di medici per abitante. Sarà un caso? Chi guadagna dalle epidemie? Chi ha interesse a mantenere aree geografiche insane?

 

Settembre 2014

Antonio Casano mette giustamente qualche puntino sulle I nella ridicola controversia sugli eredi del il Panteco.

Io non ho né le energie nè la voglia di polemizzare su quello che raccontano del il panteco con l’articolo apparso su Pantelleria Internet. Tuttavia per verità storica deve essere chiaro che il giornale passò dopo un periodo di proprietà di Pietro Blandino, compagno della Giuntoli, a Ubaldo Casano.

La pubblicazione cessò per le disavventure finanziarie pantesche che vedono coinvolto lo stesso editore.

In seguito si parla di fare un nuovo il panteco usando appunto la dizione di Nuovo Panteco; animatore alla ricerca dell’editore fù il sottoscritto che fa incontrare Bruno Sancinelli, dopo averlo convinto a fare l’editore,  con Salvatore Gabriele. Non molto tempo dopo questa nuova testata viene venduta, mi sembra ai Dalì di Trapani.

In seguito al Centro Culturale V. Giamporcaro, dove si radunava il comitato dei truffati, mi viene fatto presente che il panteco non è nel monte dei creditori e  trascorsi dieci anni, tanti sono gli anni previsti dalla legge, si poteva riscrivere al Tribunale il giornale con intestazione “Il panteco”. Cosa che Noi del Centro abbiamo fatto. Siamo così giunti ai nostri giorni dove si scopre che una parte giornalistica non dice la verità o la dice solo in parte e per quel che  conviene.

Mi rammarica questo giornalismo e sono contento che io, così come Ferruccio Formentini,  siano ancora al il panteco di cui non si fa menzione ma che  esiste anche oggi.

Io sono quello che del primo il Panteco sceglievo le tipografie, scrivevo e organizzavo il periodico con l’editore, da allora sino alla mia entrata in banca,  e penso giusto ricordare il sostanziale apporto del Formentini quale ideologo e scrittore.

Penso che  entrambi debbano  proseguire nella loro opera se non vogliamo consegnare il Panteco all’oblio.

Antonio Casano

 

Direttamente dal ristorante Girarrosto di Milano in corso Venezia, Simona Donzelli rielabora la cucina pantesca…..

 

 

Pappardelle al ragù di coniglio

 

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Ingredienti per 4 persone:

500 g  di pappardelle fresche (o altra pasta fresca)

600 g di coniglio tagliato a piccoli pezzi

Un gambo di sedano

Una cipolla media

Una carota

Una foglia di alloro

Un rametto di rosmarino

Due spicchi d’aglio

2 chiodi di garofano

Qualche ramoscello di timo fresco

Un cucchiaio da tè di timo secco

Sale e pepe q.b.

Olio extra vergine di oliva q.b.

Un cucchiaio da tè di noce moscata grattugiata

2 cucchiai da minestra di concentrato di pomodoro

Un bicchiere di vino rosso fermo

2 bicchieri di brodo

 

Procedimento:

In un tegame soffriggere con olio l’alloro, i chiodi di garofano, l’aglio, il rosmarino e le verdure tritate finemente. Unire i pezzi di coniglio e fare rosolare a fuoco vivace. Salare, pepare e aggiungere il timo secco. Bagnare il tutto con il vino, lasciar evaporare, aggiungere un bicchiere di brodo, profumare con la noce moscata e infine condire con il concentrato di pomodoro. Far cuocere a fuoco lento per una trentina di minuti.

A cottura terminata togliere dal tegame i pezzi di coniglio, disossarli e sminuzzarli. Rimetterli nel tegame con il fondo di cottura,togliere gli spicchi d’aglio e versare il brodo caldo rimasto, aggiungere il timo fresco e cuocere per altri 10 minuti. Condire la pasta al dente, normalmente non andrebbe aggiunto il formaggio parmigiano a questo piatto, però è una questione di gusto.

Buon appetito ! Simona

 

Agosto 2014

Associazione aeronautica di Pantelleria

ogni giorno mi reco in ospedale per portare un minimo di conforto  al mio amico ed amico de Centro Culturale V. Giamporcaro,  Filippo Ferrigno che giace nel letto di ospedale.  E’ ritornato a Pantelleria dall’ospedale di Palermo il 13 Giugno per presenziare al II anniversario dell’associazione Aeronautica Militare -Pantelleria dedicata al Pilota Deplano Mazzini,di cui si allega locandina.

Filippo Ferrigno,ex maresciallo dell’aeronautica militare in servizio a Pantelleria e poi in pensione da 20 anni è padre di 4 figli ed è gravemente malato ma combatte per vivere più a lungo possibile.

Un caro saluto Antonio Casano

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Luglio 2014

Tex Willer è al Circolo Giamporcaro.

Il Centro V. Giamporcaro per suggerimento di Mariano Sciacca, già socio del C. V. Giamporcaro  ha r1chiesto  a Sergio Bonelli Editore  S.p.A ,editore  del famoso fumetto Tex di farCi cosa gradita di una eventuale  spedizioni di numeri arretrati dei fumetti Tex Willer .

Ed ecco che l’aspettativa fatta di tanti chissà? che  si avvera.

La Sergio BONELLI Editore  S.p.A. editore si presenta graziosamente a soddisfare la richiesta con

l’invio di tre colli nei primi di Maggio contenenti un congruo numero di fumetti TEX WILLER .

Grazie ancora alla magnanimità della  casa editrice dei fumetti Sergio BONELLI Editore S.p.A.l .

Antonio Casano

 

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Mangiar sano

Di Mario Pulimanti

La sicurezza alimentare rappresenta un diritto, quello di mettere in tavola alimenti sicuri, che corrispondano a quanto promettono.  Il consumatore, sommerso da messaggi di scandali su questo o sul quel prodotto, finisce con il diventare diffidente. E dall’altro viene fatto oggetto di una battaglia

commerciale che enfatizza alimenti sempre più sani, sicuri e naturali. Bersagliato da ogni parte, in balia della paura di non scegliere bene, il consumatore finisce con l’avere timori che lo inducono ad

allontanare dalle proprie scelte i prodotti che ritiene poco affidabili, più sull’onda di una percezione che di un’analisi serena. Ed è proprio per spezzare un percorso che rischia di essere viziato, che corre l’obbligo a chi governa il sistema di offrire non solo messaggi chiari, ma anche strumenti che possano tranquillizzare. Lo stesso concetto di sicurezza viene spesso inteso nel senso sbagliato, stravolto nella sua sostanza: sicuro è ciò che non ci fa paura. Sicurezza significa invece che dal punto di vista igienico sanitario il prodotto non presenta pericoli, che è stato sottoposto a tutti i controlli, indipendentemente dall’area geografica da dove proviene; test che ci consentano di portarlo sulle nostre mense in tutta tranquillità. Inoltre,  l’abitudine a consumare ortaggi e frutta in periodi dell’anno in cui naturalmente non vengono prodotti, ha concorso a snaturare quello che dovrebbe essere un rapporto equilibrato con il cibo. Inoltre è importante anche una consapevole lettura delle etichette, aspetto che viene erroneamente tralasciato o sottovalutato. Infatti mangiare sicuro vuol dire sia poter contare su alimenti controllati che acquisire la capacità di orientarsi verso scelte consapevoli.

GIUGNO 2014

Siamo diventati un protettorato tedesco.

Di Mario Pulimanti

Non vorrei fare demagogia ma la storia ci insegna che quando ci alleiamo con la Germania le conseguenze sono catastrofiche. Tanto è vero che in questo momento anche l’Inghilterra vuole prendere le distanze dalla politica dell’euro, dato che tutti i popoli che vi hanno aderito sono in crisi, mentre la solo la Germania ci ha guadagnato.

Guardiamo in faccia la realtà: altro che Europa unita, adesso siamo diventati dei protettorati tedeschi. Del resto la conoscete Angela Merkel: non parla, emana decreti. Lei è infatti pronta ora a trasformare definitivamente  in un immenso lager a cielo aperto l’Europa che difatti, sotto il suo tallone della Merkel e degli altri  redivivi nipotini di Adolf, sta imponendo a tutti lacrime e sangue come una educatrice sadica e malvagia convintasi di dover redimere il mondo a suon di sculacciate. La ricetta tedesca contro la crisi dell’euro, basata su duri programmi di austerità e rigore finanziario, ha prodotto recessione e disagio sociale. Berlino è accecata dai pregiudizi contro l’Europa del Sud. Merkel, come Hitler, ha dichiarato guerra al resto dell’Europa, oggi per garantirsi il suo spazio vitale economico.

Ci castiga per proteggere le sue grandi aziende e banche, dicendo ai suoi compatrioti che deve castigare le nostre irresponsabilità affinché i nostri debiti non li debbano pagare adesso i cittadini tedeschi. Però il ragionamento è falso perché gli irresponsabili non sono stati i popoli che ora la Merkel vuole castigare, ma le banche tedesche che sta proteggendo e quelle degli altri paesi alle quali la Germania ha prestato capitali irresponsabilmente per ottenere guadagni multimilionari.

I grandi gruppi economici europei riuscirono a stabilire un modello di unione monetaria imperfetto che da subito ha ingrandito le differenze originarie tra le economie integranti. Inoltre, grazie alla sua enorme capacità d’investimento e il gran potere dei suoi governi, le grandi compagnie dei paesi del nord riuscirono ad appropriarsi di una grande quantità di aziende dei paesi come la Spagna, l’Italia e 1la Grecia, provocando grandi deficit commerciali in questi paesi e un forte surplus in Germania. Queste circostanze hanno messo a disposizione delle banche tedesche ingenti quantità di liquidità che i tedeschi hanno usato per speculare facendo in modo che il debito privato negli altri Stati membri si impennasse. Allo scoppiare della crisi i tedeschi riuscirono a fare in modo che la propria insolvenza, invece di manifestarsi come il risultato della loro irresponsabilità (alla quale non si riferisce mai la Markel), si presentasse come il risultato del debito pubblico dei paesi alle cui banche avevano prestato i propri capitali. I tedeschi ritirarono rapidamente il proprio denaro da questi paesi, però il debito rimaneva nei bilanci delle banche debitrici. Così la Merkel, per aiutare le banche tedesche, mise in atto due strategie.

Una, i salvataggi, venduti come se fossero diretti a salvare i paesi, però che realmente consistono nel dare ai governi denaro sotto forma di prestiti, pagati dalla popolazione e che vengono passati alle banche nazionali affinché queste si recuperino quanto prima per pagare i tedeschi. L’altra, impedire che la BCE tagli dalla radice gli attacchi speculativi contro i debiti dei paesi periferici affinché, aumentando lo spread, si abbassi il costo di finanziazione per la Germania.

Non voglio parlare oltre dei tedeschi, popolo che abbiamo già conosciuto in profondità ai tempi del duo Hitler-Mussolini, parliamo di cose serie davvero, senza però dimenticare che anche se l’Italia ha condiviso con la Germania nazista l’abominio delle leggi razziali e la sciagura della dittatura, gli italiani non si sono però macchiati della terribile responsabilità di aver ideato, creato e gestito i campi di sterminio. Non dobbiamo né possiamo vergognarci di nessun lager nazista perché  la follia umana dell’Olocausto in Italia non arrivò a tali abissi. Questo non ci dà il diritto di sentirci migliori di nessuno, nè ci assolve dalla tragedia della Seconda guerra mondiale. Ma di fronte al tribunale della storia ogni popolo ha le sue responsabilità. E quelle degli italiani, su questo, sono diverse da quelle dei tedeschi.

Maggio 2014

Riceviamo dal nostro lettore Domenico una piccola lezione di vita che volentieri pubblichiamo

Un professore stava davanti alla sua classe di filosofia e aveva davanti a lui alcuni oggetti. Quando la lezione cominciò, senza dire una parola, prese un grosso barattolo di maionese vuoto e lo iniziò a riempire di palline da golf. Quindi egli chiese agli studenti se il barattolo fosse pieno. Essi hanno convenuto che lo era.

Allora il professore prese una scatola di sassolini, e li versò nel vaso. Lo scosse leggermente. I ciottoli rotolarono negli spazi vuoti tra le palle da golf. Chiese di nuovo agli studenti se il barattolo fosse pieno. Essi dissero che lo era.

Il professore prese una scatola di sabbia e la versò dentro il vasetto. Naturalmente, la sabbia si sparse ovunque all’interno. Chiese ancora una volta se il barattolo fosse pieno. Gli studenti risposero con un unanime ‘si’. ‘

Il professore estrasse quindi due birre da sotto il tavolo e versò l’intero contenuto nel barattolo, effettivamente si riempirono gli spazi vuoti. Gli studenti iniziarono a ridere ..

‘Ora’, disse il professore non appena svanirono le risate ‘Voglio che vi rendiate conto che questo barattolo rappresenta la vita. Le palle da golf sono le cose importanti – la vostra famiglia, i vostri figli, la vostra salute, i vostri amici e le vostre passioni preferite – e se tutto il resto andasse perduto e solo queste rimanessero, la vostra vita sarebbe ancora piena. I sassolini sono le altre cose che contano, come il lavoro, la casa, la macchina.. La sabbia è tutto il resto – le piccole cose.

‘Se mettete la sabbia nel barattolo per prima,’ ha continuato, ‘non c’è spazio per i sassolini e per le palline da golf. Lo stesso vale per la vita.

Se utilizziamo tutto il nostro tempo ed energia per le piccole cose, non avrete mai spazio per le cose che sono importanti per voi.

Fai attenzione alle cose che sono cruciali per la tua felicità.

Trascorrere del tempo con i vostri bambini. Trascorrere del tempo con i tuoi genitori. Visita i nonni. Prendete il vostro coniuge a portatelo a cena fuori. Gioca un altro 18 anni. Ci sarà sempre tempo per pulire la casa e falciare il prato.

Prenditi cura delle palle da golf prima – le cose che veramente contano. Stabilisci le tue priorità. Il resto è solo sabbia.

Uno degli studenti alzò la mano e chiese cosa rappresentasse la birra. Il professore sorrise e disse: ‘Sono contento che hai chiesto.’ Le birre dimostrano che non importa quanto piena possa sembrare la vostra vita, c’è sempre spazio per un paio di birre con un amico.

 

I migranti clandestini sbarcano e sbarcheranno.

Di Mario Pulimanti

La crescente instabilità politico ed economica di tanti Paesi dell’Africa è la causa principale dell’aumento degli sbarchi clandestini dalla coste africane. Difatti la povertà crescente e la 1mancanza di prospettive spingono migliaia di persone a fuggire dalle proprie terre d’origine per rifarsi una vita altrove. Di fatto i clandestini provenienti dall’Africa arrivano in Italia su barconi malandati, ammassati in modo disumano ed in condizioni igieniche proibitive, lasciando le loro case nella speranza di trovare un lavoro ed una vita migliore, ma quasi sempre la realtà è diversa. Giunti sulle coste italiane sono ospitati in centri di prima accoglienza e poi rimandati nel Paese di provenienza, in quanto privi di ogni permesso di soggiorno e documento: coloro che riescono ad eludere i controlli hanno, comunque, poche possibilità di trovare un lavoro onesto e rischiano di andare ad infoltire la schiera dei disperati che vivono di piccoli espedienti nelle grandi città. Molto spesso questi migranti clandestini, dopo essere stati costretti a pagare grosse somme di denaro alla criminalità organizzata per poter compiere il viaggio, senza alcun documento e senza alcuna prospettiva di lavoro, diventano anch’essi dei criminali.

L’incentivo agli sbarchi è inoltre determinato dalla cronica assenza dell’Europa, che considera il tema dell’immigrazione clandestina più un problema italiano che un’emergenza europea. Però sarà difficile risolvere il problema dell’immigrazione fino a quando questo argomento verrà trattato solamente come una questione di ordine pubblico o di accoglienza dato che i crescenti flussi migratori si possono gestire con fermezza, lungimiranza e risorse economiche e non con un generalizzato solidarismo o un semplice pugno di ferro. E’, dunque, compito dello Stato mettere  degli affari illegali collegati all’immigrazione clandestina che ogni anno garantisce alle organizzazioni criminali un fatturato di milioni di euro. Una possibile soluzione potrebbe essere quella di aumentare i controlli ed il pattugliamento in mare in accordo con gli altri Paesi interessati al fenomeno; in ogni caso è indispensabile sensibilizzare l’opinione pubblica internazionale sul problema e fare in modo di eliminare le cause dell’immigrazione clandestina.

 

Una questione ben posta da Rosalia Silvia

Leggendo i commenti…sul gruppo di Paola Morana ….mi è venuto in ente……….questo………esistono dei sistemi moderni di coinvolgimento serio e non solo per discussioni su facebook…per quel che riguarda …l’urbanistica……Noi panteschi siamo legati in maniera viscerale al nostro passato ma spesso è un legame poco fruttuoso….nel senso che è più folkloristico…che non vera tutela della tradizione….ovvero facemu ancora i cannateddri…….ma li facciamo a Natali invece che a Pasqua…..e i mustazzola li facciamo a Pasqua invece che a Natale…………….siamo diventati “globali” anche in questo…….ma non sempre è un male……..questo dannato progresso contro il quale ci stiamo all’improvviso scagliando…..solo perché forse non riusciamo a gestirlo………e ritornando all’urbanistica……..si chiama urbanistica partecipata…..nel senso che le persone dicono in modo civile la loro opinione e danno il loro contributo per i piani urbanistici……..ormai si lavora così…….niente più viene deciso e calato dall’alto….certo è necessaria un po di ragionevolezza….non è che uno “si susi e voli ki si smunta una cosa” perchè non gli piace……per questo lancio (qualcuno mi perdonerà la follia mattutina) un sasso…………: I PANTTESCHI VOGLIONO UNA RICOSTRUZIONE IN STILE DEL LORO CENTRO URBANO OPPURE UNA RICOSTRUZIONE MODERNA? che ve ne pare della domanda?……

Aprile 2014

La lettera autografa con cui Vito Giampocaro, pantesco di Roma, impegnava nel 1987 le sue risorse per la cultura di Pantelleria e che ha dato vita al “circolo cultura Giamporcaro” che ospite, tra le altre attività, Il Panteco web..

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 Violenza sulle donne

Di Mario Pulimanti 

Si leggono sempre più spesso sul giornale notizie che parlano della violenza domestica, di quella

violenza cioè che le donne di qualsiasi età, estrazione culturale e ceto sociale subiscono da parte degli uomini di casa, anche padri o fratelli. Questa violenza è la prima causa di morte nel mondo per le donne: addirittura più degli incidenti stradali e delle malattie. E, dato che le violenze si consumano prevalentemente in privato, è difficile che queste vengano denunciate. Per questo motivo sarebbero opportuno che ci fossero delle campagne di sensibilizzazione al problema e aiuti più concreti verso chi avesse il coraggio di denunciare il proprio aguzzino. Sia  ben chiara una cosa: io sono contro tutte le violenze sulle donne, le quali,  rispetto a noi uomini, hanno sempre vissuto situazioni di subordinazione e discriminazione. Questo non vuol dire però condannare a priori gli uomini e assolvere le donne, ma solamente di prendere atto di ciò che la cronaca ci consegna, dato che in queste dolorose vicende il ruolo di vittima e quello di carnefice sono inequivocabili. Nel diritto romano la moglie era un vero e proprio possesso del marito. E le cose non erano cambiate neppure durante il Medioevo, dato anche che in questo periodo il diritto feudale prevedeva che la terra si tramandasse per discendenza maschile. Ora, anche se nei paesi industrializzati la donna sembra aver definitivamente raggiunto l’uomo nei diritti, non si sono però ancora estinte del tutto forme di violenza fisica, psicologica ed economica. Certo, l’incapacità di mediare le tensioni all’interno della coppia e in altre situazioni, facendo prevalere, fino alle conseguenze più estreme, il proprio io rispetto a tutto il resto è una caratteristica negativa della nostra società, e accomuna uomini e donne. Questo atteggiamento deriva difatti da una incapacità di gestire con equilibrio situazioni di rottura e di difficoltà relazionali, e di questa situazione le donne pagano senza dubbio il prezzo più alto.

 

Marzo 2014

Sempre alla ricerca della famiglia Morana

Il 25 Gennaio, 2014

Caro Sig. Sechi:

Chiedo scusa che mi trovo cosi` in ritardo con la mia risposta alla sua e-mail del 6-11-2013. Vi  assicuro che questi  tre mesi passati non erano un perditempo.

Prima di tutto, vi ringrazio per la sua colta e profonda descrizione  della situazione socio-economica degli anni ‘di forti tumulti’ nel mezzo del diciannovesimo secolo. Quel periodo della storia Italiana (quella di Sicilia e Pantelleria in particolare), ci presenta una sceneggiatura di epiche tragedie. Vi ringrazio anche per i suoi supposizioni storico socio-antropologiche. Lodando i protagonisti, mentre ci offri conforto  ‘a riflettere del grande coraggio di questi due fratelli ad abbandonare la propria isola, i propri beni, ed i propri affetti’.

Finchѐ  non troviamo altro nelle nostre ricerche, sappiamo il seguente: Chѐ il padre, Matteo dei fratelli Francesco (il Prete), e Alfonso Morana (il nostro bis, bisnonno), era gia` morto quando Alfonso ha deciso di spostarsi verso Malta, nel Gennaio del 1861. La madre, Maria (nata Salerno) era ancora viva, ma ha scelto di rimanere a Pantelleria.  Alfonso ritornava a Pantelleria sei mesi dopo la sua prima partenza, per ragione di applicare per un certificato di ‘Stato Libero’. Tornava a Malta con due testimoni amici: Guseppe Rivera e Gianni Valenzia. Anche questi testimoni sono rimasti a Malta.  Nel 1864 il Prete Francesco Morana raggiungeva con suo fratello a Malta. Cosi era nata la famiglia Morana a Malta.

Caro Sig. Sechi, interessante anche la storia dei Morana che si sono spostati verso la Tunisi. Forse questi sono I nostri parenti, perche alcuni di loro erano cresciuti a Pantelleria al tempo dei nostri parenti. Anche loro hanno portato il nome Morana prima a Tunisi, e anche a Algeria, e alla fine in Francia, dopo la partenza dei Francesi dall’Africa di Nord.  Gli origini dei famigliari Morana a Pantelleria si tracciano dal 1775 fino al 1900.  Poi si trovano a La Goulette, Redeyef, e Sfax (1900 – 1960) tutti in Tunisi. E successivamente alla Francia (1960 -). Il Sig. Michel Morana ha fornito a noi tutta la storia di sua famiglia, e puo darsi che siamo relatati. Michel Morana era nato nel 1934 in Francia. Lui ha detto che tra il 1830 e 1855, c’era un gran esodo di gente dalla Pantelleria verso la Tunisi. Interessante che dal 1775 fino ad ora il nome famigliare ѐ rimasto Morana.

Il suo bisnonno, Guseppe Morana (nato a Pantelleria nel 1829 – morto a La Goulette, Tunisi nel 1883), ѐ seppelto nella chiesa nella quale lui ha messo la prima pietra, e anche contibuito i suoi lavori alla costruzione della stessa chiesa.  Ho allegato una fotografia, che Michel Morana mi ha mandato, che commemora i suoi contribuzioni alla chiesa.

Anche commovente e piena di sentimenti profondi era la presentazione del Prof. Enzo Tartamella intitolata “Emigranti Anomali – Italiani in Tunisia tra Otto e Novecento”. Il Professore ha descritto gli emigranti, tra loro centinaia di Siciliani e anche Panteschi, come “…coraggiosi, intraprendenti, orgogliosi,…. ma traditi”!

Con tanto apprezzamento per avermi dato questa opportunita` per raccontare a lei, e anche al Signor Ferruccio Formentini, questa cronaca della Famiglia Morana,

Sinceri Auguri,

Joe (Guseppe) Morana

 

morana

 

 

Attento Cristicchi…l’ANPI potrebbero farti fare la fine di Povia!

Di Mario Pulimanti

Nei primi anni quaranta moltissime persone sono state torturate e uccise a Trieste e nell’Istria controllata dai partigiani di Tito.

E, in gran parte, gettate (molte ancora vive) dentro le voragini naturali che si trovano sull’altipiano del Carso. Sono le foibe.

E’ assurdo pensare che, a guerra ormai finita, migliaia di persone hanno perso la vita ed è altrettanto assurdo pensare che, per tutti questi anni, la storia d’Italia è stata parzialmente cancellata da questi tristi episodi delle foibe.

Infatti per lungo tempo la storia dopo averlo rimosso per anni, ora considera un  fatto minore l’esodo giuliano-dalmata, con migliaia di esuli che, dopo la firma del Trattato di Parigi del 10 febbraio 1947, lasciarono i territori consegnati all’esercito del maresciallo Tito, per cercare rifugio in Italia, fuggendo dalla pulizia etnica e dalle foibe.

1La storia ci dice che l’Italia fascista prima e la Jugoslavia di Tito poi sono crollate. La prima dopo poco più di vent’anni, la seconda dopo il ’45, a dispetto delle loro politiche aggressive e razziste, con le quali avevano conquistato e difeso i loro confini, offeso gli abitanti della regione che non erano i propri.

Una politica di apertura, di dialogo e conciliazione, di rispetto e difesa reciproci, avrebbe dato di più a tutti.

Con la fine della guerra i titini invasero tutta la regione e finirono il lavoro iniziato nel 1943: si calcola che almeno 5-6mila siano stati gli italiani infoibati, che contando gli scomparsi non rientrati ed i deportati, nel complesso circa 20.000 furono le vittime di questa pulizia etnica mossa con sparizioni, infoibamenti in Istria e gli annegamenti con una pietra al collo in Dalmazia.

Tutto questo derivò da una serie di ragioni: odio etnico contro gli italiani, voglia di conquista e l’instaurazione di un regime decisamente dittatoriale di stampo sovietico e repressivo come quello stalinista in URSS.

Ragioni di politica internazionale e interna hanno impedito che si facesse piena luce ai drammi e alle sofferenze di quelle pagina di storia.

Ma è  incredibile che ancora ad oggi la burocrazia italiana non sia stata in grado di garantire a queste persone diritti di cittadinanza, come ad esempio un codice fiscale.

La Resistenza può contare su dei libri di storia molto belli, il dramma dei giuliano-  dalmati no.

Del resto la Resistenza è diventata un luogo mitico-simbolico della nostra storia grazie alla grande narrativa dei vari Bassani, Cassola, Vittorini, Pavese. Perché è la grande narrativa che entra nel cuore della gente.

La vicenda degli esuli, invece, è prima di questa drammaturgia che ha portato alla macro-rimozione della tragedia degli esuli. Una rimozione dai libri di storia e dalla nostra identità.

E’ assurdo che la storia degli esuli dalmati sia stata dimenticata per oltre mezzo secolo.

E proprio in questi giorni Cristicchi racconta le foibe, portando in scena “Magazzino 18”, un musical sugli orrori dei partigiani titini e l’esodo degli italiani dalmati che ha scatenato reazioni, ire e insulti da parte di chi vuol vedere nello strazio di una terra vilipesa una mistificazione fascista e nell’esodo disperato di tanta gente solo la fuga di una marea di fascisti.

Per questo spettacolo  -che prende il nome dall’edificio di Trieste dove sono conservati gli oggetti degli esuli istriani e dalmati- Cristicchi ha subito forti critiche e contestazioni; addirittura l’Anpi, l’Assoociazione nazionale partigiani d’Italia, ha chiesto che gli fosse ritirata la tessera di socio onorario che la stessa Associazione gli aveva assegnato qualche anno prima per un altro suo spettacolo teatrale.

Come se raccontare un pezzo scomodo di storia italiana e riportare alla memoria il dramma, umano e familiare vissuto da centinaia di migliaia di persone fosse un reato di lesa maestà.

Purtroppo in Italia una parte di opinione pubblica continua ad essere vittima di una visione manichea delle vicende che, in particolare, segnarono la fine dell’ultima guerra mondiale e il dopoguerra.

C’è un’irriducibile incapacità, rafforzata da anni di storiografia monocorde, a fare i conti in modo equilibrato ed equanime con i drammi e gli errori che, da tutte le parti, contraddistinsero quella tragica stagione.

Etichettare come fascisti tutti coloro che scelsero di non vivere in Jugoslavia è il frutto di questo atteggiamento culturale.

Ma è, per molti, anche il modo di non fare i conti con la propria storia personale.

Di non riconoscere che, finalmente sconfitta la dittatura grazie anche alla Resistenza, in molti tra coloro che avevano valorosamente contribuito a liberare l’Italia dal fascismo, volevano imporre al nostro Paese un’altra dittatura, non meno feroce, quella del proletariato.

La stessa da cui fuggirono centinaia di migliaia di esuli.

Pagando un prezzo elevatissimo ai propri affetti, alla propria terra, alla propria identità.

Ricordarli non è solo giusto. È un dovere.

Del resto,  è abominevole  che qualcuno pensi che le foibe siano stato un atto giusto, come conseguenza o una vendetta ai vent’anni di soprusi del Fascismo.

Sono convinto che vadano condannati entrambi i crimini, senza metterli in relazione tra loro.

 

Febbraio 2014

L’anno nuovo e la vetustà della politica italiana.

Di Ignazio Cucci

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Siamo ancora qui amici, alla fine o all’inizio?

La mattina frequento i bar di Pantelleria e le sue strade!

Stamattina lo Spread è sceso a 215 punti base!

Il Presidente della Repubblica ha fatto il suo consueto discorso alla nazione!

Intanto si continua a morire sulle strade e sui nevai!

Si continua a morire in casa per motivi economici!

Ecco, da quello che desumo potrebbe essere un anno nuovo se tutti ci comportassimo con accortezza!

E’ fondamentale come proposta intergovernativa l’accortezza! Come proposta comunque va bene se fatta alla coscienza!

Dicevo: “Frequento i bar e le strade di Pantelleria!”

Non c’è nessuno,ma proprio nessuno, perchè manca una seria proposta sul turismo!

Lo sport va un pò meglio!

Ma manca soprattutto l’amore per la vendita e il privilegiare la performance di mercato!

Ripeto, abbiamo tanto!

Il nuovo aeroporto sembrava avrebbe riportato i turisti sull’isola anche di Inverno, ma niente!

Gli egoismi sono tanti, il mercato del lavoro vacilla, la solidarietà non esiste!

O tempora, o mores!

La cultura non solo del vino, ma la cultura e la pratica del libro!

I libri sono la massima espressione di quello che è, è stato e sarà l’uomo!

Siamo nel più folle momento della storia!

E la storia insegna, come diceva Giovan Battista Vico, che tutto l’andamento umano  è frutto di corsi e ricorsi, quindi la congiuntura sfortunata di questo e questi anni sarà battibile nell’attuale momento: il 2014!

Comunque a parte questo ci chiediamo: è mai servita la politica agli italiani?

Secondo me no, perchè la democrazia è una violenza con la quale si pittura in ogni legislatura il governo come la fine di tutti i mali!

Comunque quello che regge l’Italia sono il calcio e il mercato nero, come in ogni epoca!

Ps.

E’ da sempre chiuso il museo di Archeologia di Pantelleria!

 

Un lettore ci invia quanto ironicamente apparso su un quotidiano inglese e lancia un invito a fare la stessa cosa alla prossima dichiarazione dei redditi.

Fate quanto riportato da un giornale inglese:

Ecco un esempio che mostra quanto sia importante compilare correttamente la dichiarazione dei

redditi.

Alla domanda “avete delle persone a vostro carico?”, un cittadino ha risposto:

-2,3 milioni di immigrati clandestini;

-5,4 milioni di  disoccupati;

-950.000 criminali distribuiti in 85 prigioni;

-650 cretini in parlamento;

– la totalità della Commissione Europea.

L’amministrazione delle Entrate ha rifiutato la dichiarazione in quanto la risposta era inaccettabile.

Allora il cittadino ha chiesto: perchè, ho dimenticato qualcuno?

 

La Regione Sicilia appoggia i petrolieri

Comunicato della associazione Onlus Apnea Pantelleria2

Pantelleria 16 Gennaio 2014 – La Regione Sicilia durante riunione Ars del 9 gennaio riduce le royalties sull’estrazione petrolio dal 20% al 13% e contemporaneamente annulla il Tavolo Tecnico che era stato indetto per il 16 gennaio, in cui erano stati convocati le maggiori associazioni ambientaliste nazionali, gli assessori competenti dei settori Agricoltura, Territorio Ambiente e Sviluppo Economico, Turismo, ed ancora CNR,ISPRA,Università di Palermo, Anci, Coop Pesca, Agci Agrital, Associazione Stoppa La Piattaforma e l’Associazione Onlus Apnea Pantelleria, per

discutere proprio sulla regolamentazione delle ricerche petrolifere nella nostra regione ed elaborare una progettazione del territorio regionale secondo parametri di sostenibilità energetica ed economica legata al Turismo, all’Artigianato, alla Pesca nelle sue tipicità storiche.

“Non possiamo permettere che la Regione Sicilia, nella persona del presidente Crocetta in primis e dell’assessore al Territorio e all’Ambiente Lo Bello in particolare, possano da un lato fingere di essere interessati a discutere con tecnici, associazioni e cittadinanza attiva le problematiche ambientali legate alle ricerche petrolifere e di sviluppo sostenibile della Regione e dall’altra cedere alle lobby petroliere, addirittura abbassandone le royalties” -irrompe Alberto Zaccagni Presidente dell’Ass. Apnea Pantelleria, Onlus da 4 anni sul fronte delle trivellazioni off shore nel Canale d Sicilia. “Non crediamo in una forma di protesta scomposta e becera, siamo sempre stati coerenti e corretti con le istituzioni, fornendo studi alternativi al petrolio, ma adesso d’altronde non possiamo essere presi in giro da politici che non ci rappresentano, politici dediti solo a fare accordi con chi tira fuori più soldi” aggiunge ancora Alberto Zaccagni.

“E’ giunto il momento di approfondire ancora di più il nostro impegno chiedendo massima attenzione ai media non collusi ed alla società civile. Ho chiesto un incontro diretto con l’assessorato Territorio e Ambiente regionale per vedere se hanno il coraggio di confrontarsi, ben sapendo che il coraggio i nostri politici lo hanno solo per i propri interessi e non per il bene della società.”

Se non bastasse, questo è ciò che succede troppo spesso ormai se teniamo la testa sotto la sabbia http://splashurl.com/p8u7h6f

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Gennaio 2014

Sempre a proposito dei Morana

A Pantelleria ci sono i Murana e i Morana,faccio riferimento all’articolo del maltese Morana alla ricerca delle radici

Mio suocero Michele Rizzo era un parente dei Morana e quindi della ex pretore M. Rosaria Morana via San Marco un’altra Morana è Rafaella Morana “Angolo di Roma”.

La ex pretore Morana R.Maria è nata e cresciuta a Tunisi.

Ho letto sul giornale di Sicilia che si é adottata una legge regionale che impone la firma agli articoli di giornali.

Cordialmente

Antonio Casano

 

Ignazio Cucci ricorda Mandela e i suoi grandi meriti.                              1

Se ne è andato un grande! Oggi 6 Dicembre 2013 tutti i giornali sono dedicati alla morte del Madiba.

Mandela lascia nei nostri cuori una tristezza mondiale. L’uomo che visse in prigione per 26-27 anni è  stato un grande capo carismatico!

Ha lottato all’interno del Sudafrica per la non separazione tra bianchi e neri! Fu capo del gruppo

sovversivo ANC( che significa Congresso Nazionale Africano).

Coordinò la campagna di sabotaggio contro l’esercito e contro gli obiettivi del Governo Sudafricano ed elaborò piani per una possibile guerriglia per porre fine all’ Apartheid!

Fu arrestato nell’ Agosto del 1962 in seguito a informazioni fornite dalla Cia, l’ente per lo spionaggio estero!

Il motto dell’ ANC era: “Unitevi! Mobilitatevi! Lottate!

Nelson Mandela nacque nel 1918 il 18 Luglio! E’stato un politico sudafricano, primo Presidente a essere stato eletto nel suo paese dopo la Fine dell’Apartheid(segregazione razziale dei bianchi sui neri).

Premio Nobel per la pace nel 1993 insieme al suo predecessore Frederik Willem de Klerk.

Le sue frasi celebri sono:”Un ideale per cui sono pronto a morire!”,arringa in difesa del suo operato e dei suoi obiettivi( 20 Aprile 1964), poi “Finalmente liberi!”(Discorso dopo la vittoria elettorale dell’ANC, 2 Maggio 1994IL messaggio importante che per me Ignazio Cucci vale ancora oggi è aiutare a superare la fame e a

donare amicizia agli amici africani! Mi sento più nero che bianco!

Il film che vorrei fosse proiettato nell’Oratorio Salesiano a Pantelleria è Invictus (L’invinicbile). Storia di una storica partita di Rugby tra SudAfrica e New Zealand, che ha il compito di unire bianchi con neri!

Io amo molto questa pellicola perchè rispecchia l’onore di un uomo fattosi da solo, ma che come tutti i grandi uomini ha dato tanto a tantissimi!

Esiste una canzone splendida dei Simple Minds dal nome Mandela Day, il giorno della liberazione e il successo di un grande uomo!

Quello che io vorrei che ci fosse un giorno è l’amicizia in tutto il mondo tra bianchi e neri!

Ciao!

Dicembre 2013

Scrive da Malta l’amico Joe Morana sempre alla ricerca delle sue radici pantesche.

Caro Sig. Sechi:

Sono felice di fare tua conoscenza. Il Sig. Formentini mi ha spedito il tuo email, scritto nel 17, Ottobre. Ti ringrazio per il tuo interesse nella storia della mia famiglia.

Sono orgoglioso di dire che io traccio la mia ascendenza diretta verso l’isola di Pantelleria. Ho allegato una fotografia della lapide sulla tomba della famiglia Morana a Malta. Alfonso Morana era il mio bisnonno, e suo fratello Francesco sarebbe stato il mio prozio. Ti prego di notare il nome ‘Cosyra’ sulla lapida.

Nel 2009 un certo Michel Morana ha fatto contatto con noi. Ora, questo signore vive nel nord della Francia. Lui ha scritto alla mia famiglia una lettera, nella quale esprime sorpresa scoprando che c’erano persone che portano il nome Morana vivi a Malta. Nella lettera, Michel Morana ha chiesto se la famiglia era di origine Maltese. Lui era trovato a Malta cercando dei nomi Maltesi che lui cosceva alla Tunesia. Ha tracciato le proprie origini dei suoi familiari di Pantelleria (1775 – 1900), poi a La Goulette, Redeyef, e Sfax (1900 – 1960) tutti in Tunesia, e successivamente, alla Francia (1960 -). Michel Morana ha fornito a noi tutta la storia di sua famiglia, e puo darsi che siamo relatati. Il nome Angel (Angela), appare solamente una volta nella storia della famiglia di Michel Morana. Angel era la terza tra 8 fratelli e sorelle di Giuseppe Morana, nato a Pantelleria il 25 Agosto,1829. Sposato il 6 Maggio, 1855 a  la Goulette, Tunesia con Madeline (Magdalena) Taranto. Giuseppe era il padre di Francois (Francesco – 1864 a 1921), il quarto figlio, che fu nato e morto alla Tunesia. Francesco era il nonno di Michel. Il padre di Michel era Joseph (Giuseppe – nato 1900 a Tunesia, morto nel 1965 a Francia).  Michel Morana era nato nel 1934 in Francia. Lui ha detto che tra il 1830 e 1855, c’era un gran esodo di gente dalla Pantelleria verso la Tunesia.
Nel 2012, mia sorella ed io abbiamo ricercato i registri di Pantelleria a Trapani, in cerca dai certificati di nascita sia di Francesco, anche di Alfonso Morana. Devo dire che le persone a Trapani sono stati di enorme aiuto per noi, e siamo riusciti ad ottenere le copie dei certificati dei nostri antenati. Per la cronaca, Francesco era nato al 27 Ottobre, 1830, e Alfonso era nato il 5 Aprile, 1841, entrambi a Pantelleria. I loro genitori erano Matteo Morana nato nel 1783, e Maria Salerno nata nel 1793. Si sono sposati nel 1829. Penso che l’avvenimento matrimoniale di loro aveva luogo a Pantelleria.

Nel giugno di quest’anno, mia sorella, mia figlia, ed io abbiamo visitato Pantelleria. Girando tutta l’isola, visitatando tutti i cimiteri nelle città principali di Pantelleria. Abbiamo fatto anche delle richieste al Comune, e anche alla Parrocchia SS Salvatore. Per cosi` dire, siamo rimasti delusi alla mancanza di traccie della famiglia Morana nell Isola. Non c’e`neanche una tomba che porta il nostro nome nei cimiteri fuori citta`. E solo due tombe con il nome Morana, nella parte vecchia del cimitero di Pantelleria città stessa. L’Ufficio della Comune non è stato utile niente affatto! In realtà siamo stati informati che il nome di Morana è stato forse un errore di ortografia del nome ‘Murana’; un nome che potrebbe essere trovato in tutta l’isola. La Parrocchia ci ha fornito alcune informazioni, ad esempio i certificati di nascita sia di Francesco e Alfonso erano nei registri parrocchiali. Ma anche questi sono stati registrati come ‘Murana’ secondo i registri della Chiesa. Invece, negli archivi di Trapani e` chiaro registrato il nome “Morana” per ambi due nostri antenati.

 

A meno che il nome ‘Morana’ stato più volte confuso con il nome ‘Murana’ negli archivi locali di Pantelleria, come da` conto alle pagine su pagine di persone elencate nel molto ordinata calligrafia come ‘Morana’ negli archivi Panteschi a Trapani? Inoltre, a parte l’ovvia connessione alla Tunisia, cos’ è successo a tutte le persone che portano il nome Morana che deve essere numerato diverse centinaia tra la fine del 1700 fino ad ora?

 

Caro Signor Sechi, poiché si avevi informazzioni sulla storia e famiglie di Pantelleria, mi auguro sinceramente che si può rispondere ad alcune delle domande che ho fatto in questa lettera.
Cordiali saluti,
Joe Morana

 

Ignazio Cucci e il Mediterraneo di Fernad Braudel!

E’ questo un momento difficile per tutti!

Pantelleria sta morendo!

Leggevo in Biblioteca un saggio veloce ma ampio di Braudel!

Vi sono descritte tutte le tradizioni tipiche del Mediterraneo!

Dalle navi allo stesso mare, dall’agricoltura al commercio!

Il diktat che ne ho ricavato è che è giunta l’ora di fare questo benedetto Ponte di Messina!

Il costo è, se fatto con dovizia di rispetto per tutti, di 2 milioni di euro!

Gli uomini che noi chiamiamo operai che invece sono tecnici ingegnosi saranno retribuiti con la metà dello speso e gli altri in beneficienza, si sa gli architetti vogliono sempre molto di più!

La merce non è forte se non c’è profitto!

E questo ponte porterebbe molti italiani in viaggio verso le nostre mete!

I supermercati sono pieni, il nostro sindaco non fa niente per migliorare lo stato delle cose, e il Presidente della Regione è fortemente simile al nostro Sindaco!

Che venga un Club di Forza Italia in Pantelleria e che il nostro Silvio Berlusconi passi di qui a godere del posto e a raccontarci come si costruisce un impresa!

Il titolo sarebbe “Pantelleria e la sua economia a confronto dell’impresa del Milan e Mediaset e

Fininvest!”

A Pantelleria come nel resto d’Italia c’è tutto ma manca il potere dì acquisto che è frutto di oculati salari pagati e il sindaco fa il viveur!

Armiamoci e occupiamo il Comune!

Manca caro sindaco un oculato mercato del lavoro tipico delle mini dittature provinciali e comunali!

Sveglia alle armi!

Novembre 2013

Case chiuse? Si o No!
Di Mario Pulimanti

E’ inutile fare finta di non vedere, la prostituzione  esiste dall’antichità, persino il precario trova il modo di andarci.  E così Sveva Belviso, ex vicesindaco di Roma, e Giovanni Azzolini, sindaco di Mogliano Veneto,  hanno pensato di lanciare una campagna telefonica per abrogare la legge Merlin e riaprire le case di tolleranza, non essendo dignitoso per le donne che la prostituzione dilaghi per le strade d’Italia. Ci vogliono controlli e tutela sanitaria alle prostitute, gridano gli abroga-Merlin, appartenenti al comitato promotore di questo referendum contro la prostituzione in strada e per la riapertura della case chiuse.
case chiuseLa legge Merlin, approvata alla fine degli anni cinquanta tra numerose critiche, non vieta alle persone di prostituirsi. Vieta lo sfruttamento o il favoreggiamento. Chi svolge questa attività in proprio, quindi, non viene punito. Tuttavia, non c’è nessuna norma per il controllo degli introiti da prestazioni sessuali a pagamento, né una regolamentazione della parte tributaria.
Quindi riaprire le case chiuse, abrogando la legge Merlin, eliminerebbe lo sfruttamento dalle strade trasformando in pratica il mestiere più antico del mondo in un’attività imprenditoriale. Difatti tale abrogazione consentirebbe di regolamentare l’esercizio dell’attività di prostituzione, assoggettandola giustamente all’imposizione fiscale, come ogni forma di lavoro autonomo. E, siccome eliminare la prostituzione sembra un’impresa impossibile, tanto vale regolamentarla, trasformando le prostitute in libere professioniste del sesso.

Anch’io sono favorevole alla riapertura delle case chiuse: meglio le case chiuse della strada perché, anche se é vero che si possono creare situazioni di sfruttamento anche all’interno di questi ambienti,  sarebbe però più facile in questo modo far rispettare le regole. Del resto così potremmo anche saldare il debito pubblico nel giro di poco tempo: vuoi mettere una buona parte dei guadagni di ogni prostituta che invece di darli al pappone li pagherebbe di tasse? Inoltre, legalizzando la prostituzione, non ci sarebbe criminalità e godremmo di una maggiore sicurezza sanitaria, così come accade in altri paesi del nord Europa.

A volte penso che forse siano proprio alcune donne a non volerle riaprire: se lo facessero tante brave ragazze non potrebbero più farlo di nascosto per comprarsi la borsa nuova o l’ultimo vestito di lusso. Non scordiamoci, infine, che nelle case chiuse ci sarebbe una maggiore tutela sanitaria.
Il sesso sarebbe più sicuro.  E’ notizia recente quella di una prostituta sieropositiva che continuava a lavorare sui marciapiedi di una importante città italiana offrendo anche rapporti sessuali non protetti dietro compenso maggiorato.
Il sesso sicuro è molto importante.

Ecco perché io ho deciso di non fare più l’amore sulle impalcature.

Ci scrive Giuseppe Sechi a proposito dei Morana
Ho letto con interesse l’articolo di Joe Morana. Anni fa durante una ricerca di beni catastali distrutti dalla guerra mi imbattei in una Angela Morana (1883) di cui nessuno ne i Murana ne i Morana erano a conoscenza avendoli intervistati.  Rimane un bene senza eredi (?). Se puoi far conoscere questa mia potrò meglio indicare tutti gli intestatari della visura catastale e da qui risalire alla gens.
È bello leggere che tra i maltesi ci sia qualcuno ancora di Pantelleria.

Un caro saluto
Giuseppe

(n.d.r.) Abbiamo girato a Joe Morana la tua lettera.

Grazie per aver pubblicato il mio articolo sul “il Panteco” on-line. Ignazio Cucci

Ottobre 2013

Riceviamo da Joe, un lettore maltese, una lettera intrigante che di seguito pubblichiamo integralmente. Chi tra i nostri lettori è in grado di dare notizie maggiormente precise sulla famiglia “Morana” è invitato a trasmetterci i chiarimenti richiesti nella lettera. Naturalmente li inoltreremo all’amico maltese.

 

Caro Signor Formentini:

Mi permetta di presentarmi. Il mio nome è Joe Morana, e sono nato ( nel 1940) e cresciuto sull’isola di Malta. Comunque, io sono orgoglioso di dire che io traccio la mia ascendenza diretta verso l’isola di Pantelleria. Ho allegato una fotografia della lapide sulla tomba della famiglia Morana a Malta. Alfonso Morana era il mio bisnonno, e suo fratello Francesco sarebbe stato il mio prozio. Si prega di notare la parola ‘Cosyra’ sulla lapide. (n.d.r. alla terza riga)

Nel 2009 la mia famiglia è stata contattata da un certo Michel Morana, che ora vive nel nord della Francia. Michel Morana non poteva aver visitato la di mia famiglia, dal momento che la sua visita a Malta è stata breve. Aveva evidentemente consultato l’Elenco Telefonico di Malta. Nessun membro della mia famiglia ha avuto l’opportunità di incontrarlo di persona. Ha scritto alla mia famiglia una lettera che esprime sorpresa scoprendo che c’erano persone che portano il nome Morana vive a Malta. Nella sua lettera, Michel Morana Morana domandò se la famiglia aveva avuto origine da Malta. Ha tracciato le proprie origini familiari prima di Pantelleria (1775 – 1900), poi a La Goulette, Redeyef, e Sfax (1900 – 1960) tutti in Tunisia, e, successivamente, alla Francia (1960 -).

Nel 2012 un altro membro della famiglia e io abbiamo visitato l’archivio di Trapani. Abbiamo ricercato i registri di Pantelleria per i certificati di nascita sia di Francesco e Alfonso Morana. Devo dire che le persone a Trapani sono stati di enorme aiuto per noi, e siamo riusciti a ottenere le copie dei certificati sia per i nostri antenati. Per la cronaca, Francesco è nato al 27 Ottobre, 1830, e Alfonso è nato il 5 Aprile, 1841, entrambi a Pantelleria. I genitori erano Matteo Morana nato nel 1783, e Maria Salerno nata nel 1793. Si sono sposati nel 1829, non sappiamo se questo ha avuto luogo a Pantelleria.

Ai primi di giugno di quest’anno, con altri membri della mia famiglia abbiamo visitato Pantelleria. Abbiamo girato l’isola, e visitato i cimiteri nelle città principali. Abbiamo anche chiesto al Comune e alla Parrocchia SS Salvatore. Abbiamo trovato solo due tombe che portano il nome  Morana, nella parte vecchia del cimitero di Pantelleria città stessa, e senza tombe che portano il nome Morana altrove. Il Comune non è stata utile a tutti. In realtà siamo stati informati che il nome di Morana è stato forse un errore di ortografia del nome ‘Murana’, che potrebbe essere trovato in tutta l’isola. La Parrocchia ci ha fornito alcune informazioni, ad esempio i certificati di nascita sia di Francesco e Alfonso erano nei registri parrocchiali. Ma anche questi sono stati registrati come ‘Murana’ secondo i registri della Chiesa.

Signor Formentini, le tue storie cosi` penetranti, sempre molto istruttivi, di Pantelleria mi ha dato una  lettura molto interessante, non solo per il suo valore letterario e cosi` pieno del dettaglio, ma anche a causa della mia evidente interesso personale. A meno che il nome ‘Morana’ stato più volte confuso con il nome ‘Murana’ negli archivi locali di Pantelleria, come da conto alle pagine su pagine di persone elencate nel molto ordinata calligrafia come ‘Morana’ negli archivi Pantelleria a Trapani? Inoltre, a parte l’ovvia connessione alla Tunisia, cosa è successo a tutte le persone che portano il nome Morana che deve essere numerato diverse centinaia tra la fine del 1700 fino ad ora? Abbiamo potuto trovare solo tre persone di nome Morana in tutta Pantelleria; due fratelli e una sorella, che ora è sposato e ha un cognome diverso.
Caro Signor Formentini poiché si avevi ovviamente studiato la storia di Pantelleria in profondità, mi auguro sinceramente che si può rispondere ad alcune delle domande che ho fatto in questa lettera.

Cordiali saluti,

Joe Morana

 

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Ignazio Cucci Vs Sindaco Gabriele

 Questa è un invettiva contro le cariche attuali del Comune!

Appena insediato il Sindaco si è chiesto:

“Ma vivo in una favola?”

Ignazio Cucci che è del PDL, ma che ama tutti i partiti, si è chiesto se il Sindaco abbia voglia di vivere

un’esperienza lodevole o se solo abbia voglia di vivere come Alice nel Paese delle Meraviglie?

A lui manca la cultura o stare in Comune serve esclusivamente per fare i propri comodi?

Io gli chiesi prima che ci fossero le elezioni, se mi potesse affidare l’assessorato allo sport!

Lui in un primo momento mi disse di essere a mia disposizione!

Poi a distanza vinse le elezioni e si dimenticò dell’amico Ignazio, che non è solo figlio di un grande come Italo Cucci, ma è un grande meritocratico!

Sull’isola, dall’inizio della sua storia, non si è fatto nulla per il campo dell’Arenella!

A Ghirlanda in mezzo alle montagne potrebbe venire o una grande piscina o un grande stadio del Rugby!

A Pantelleria si potrebbe costruire uno stadietto con della bella erba in campo!

I finanziatori potrebbero venire dall’estero!

Tutto il mondo ci invidia le grandi cose che ha l’isola: Capperi, Vino, Alture, un mare Fantastico, Campagne!

C’è proprio tutto, che alla fine stroppia!

Nessun appello, ma realpoltische: Real Politica!

Scendo in campo con Silvio, perché si sa che la sinistra di sport non se ne intende, ma lui si Il nostro amato!

Gli altri a casa!

Ciao Comune!

Settembre 2013

Il Movimento 5 Stelle chiede chiarimenti

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Agosto 2013

Quali conseguenze avrebbe in Sicilia il sisma più potente della storia dei singoli territori se oggi ce ne fosse uno di pari intensità  nello stesso posto?

La risposta è contenuta in un dossier del Servizio sismico nazionale, la banca dati della Protezione civile, anticipato a maggio da L’Espresso e in seguito rielaborato da diverse fonti. E per la Sicilia si tratta di numeri agghiaccianti. Soltanto nelle 10 città -campione considerate, ci sarebbe un bilancio di 436.347 fra morti e feriti, con 373.544 persone senza tetto. C’è  un elemento di ulteriore preoccupazione: l’84% degli immobili abusivi, in Sicilia, sorge su terreni sottoposti a vincoli sismico (7 su 10 con livello medio-alto) e idrogeologico.

Il Servizio sismico nazionale è arrivato a queste stime calcolando diversi fattori: oltre alla densità abitativa, sono decisivi i dati del Sige (Sistema informatico di gestione delle emergenze) della Protezione civile, soprattutto quelli sulla vulnerabilità  degli edifici in base all’epoca e ai materiali di costruzione, oltre che all’altezza degli immobili e alla tipologia di terreni sui quali sorgono. Su questi elementi vengono stilati i cosiddetti Scenari di danno comunali, basati su tre diverse ipotesi: terremoti di intensità  bassa, media e alta. Quest’ultima è pari alla massima registrata nel singolo comune.

Per la Sicilia sud-orientale si fa riferimento al catastrofico terremoto dell’11 gennaio del 1693 (7.4 di magnitudo, 54mila morti accertati e una cinquantina di città  rase al suolo), per il Messinese il termine di paragone è il sisma sullo Stretto del 28 dicembre 1907 (7.1 di magnitudo, vittime stimate fra 60 e 80mila).

Cosa accadrebbe oggi se si ripetessero quegli eventi? Catania sarebbe la città  con il più alto numero di quelle che i tecnici chiamano persone coinvolte (161.829 fra morti e feriti), oltre che la capitale nazionale dei senza tetto, in tutto 136.000. Sul secondo gradino del podio degli scongiuri è Messina, con 111.622 cittadini fisicamente coinvolti e 95.365 sfollati.

1Siracusa è al quinto posto di questa lista nera (63.480 morti e feriti; 49.859 senza tetto), superata da Reggio Calabria (84.559 e 74.187) e Foggia (73.539 e 64.468). Preoccupante anche l’impatto su Ragusa (32.168 e 27.493), Vittoria (26.399 e 22.835), Noto (10.264 e 8.612) e Pachino (8.278 e 9.245). Lo studio prende in considerazione anche le tre principali zone industriali della parte orientale dell’Isola: le conseguenze più pesanti per i cittadini sarebbero in quella aretusea (Augusta e Priolo, rispettivamente con 16.283 e 5.290 vittime; 13.312 e 4.841 senza casa), più contenuti a Milazzo i danni alle persone (734 coinvolte), ma pur sempre con 5.973 sfollati.. La stima: nell’isola la probabilità  del verificarsi di un nuovo terremoto di magnitudo 7 entro i prossimi 150 anni supera il 99%.

Basta accostare i dati storici (seppur approssimativi, visto che sono del 1693 e del 1908) a quelli della simulazione del Big One per accorgersi che a distanza di secoli nonostante i giganteschi passi avanti nei materiali e nelle tecniche costruttive,  il bilancio delle vittime e degli edifici crollati sarebbe paradossalmente molto più pesante al giorno d’oggi. Il Servizio sismico nazionale ci parla di persone coinvolte, senza distinguere morti e feriti; ma fa impressione che nella sola Catania questo numero seppur indeterminato è tre volte più alto del totale di tutte le vittime del 1693.

 

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Cosi LinkSicilia.it, non senza critica polemica, descrive la situazione di sfascio del’ospedale di Pantelleria. Esagera o dice il vero? Riportiamo il testo integralmente e virgolettato e lasciamo al lettore l’ardua senza. 

“A Pantelleria è  iniziata la cura Crocetta-Lumia.  Ma, a quanto pare, è  una cura amara. Anzi, per essere precisi, è  una cura senza cure, se è vero che l’ospedale dell’isola che si trova al centro del Mediterraneo, in piena estate e nel cuore della stagione turistica è  mezzo smantellato. Alla faccia, ovviamente,  ma questo va da sé, delle mirabolanti promesse del Sindaco appena eletto, anzi appena rieletto, Salvatore Gabriele.

Il Sindaco che in campagna elettorale, nel corso di una trasmissione radiofonica, lanciava l’acqua di una bottiglia a un conduttore che si permetteva di porre domanda forse un po’ troppo scomode, forte dell’appoggio del Megafono del presidente della Regione, Rosario Crocetta, e del senatore Giuseppe Lumia, in campagna elettorale, meno di un mese fa, aveva assunto con i circa 7 mila abitanti dell’isola impegni precisi in materia di sanità.

Nel Suo programma gli ricorda il portavoce del Movimento 5 Stelle di Pantelleria, Leonardo Ferreri che Lei poneva l’accento sulla Sanità  come voce importante, anzi come la prima voce, lasciando intendere che la Sua amministrazione avrebbe avuto la forza di dare finalmente a Pantelleria una adeguata soluzione agli annosi problemi legati alla salute.

Ferreri cita una lettera scritta di pugno agli elettori da Salvatore Gabriele: Va garantita la riapertura definitiva del Punto nascita, il mantenimento della Medicina, della Cardiologia e del Presidio Chirurgico per interventi di piccola-media complessità . E’necessario aprire un ambulatorio per la chemioterapia e rinforzare il servizio di dialisi. 2Vogliamo l’elisoccorso garantito 24 ore giornaliere.

Questi gli impegni assunti dalla triade Gabriele-Crocetta-Lumia. Meno di un mese dopo la realtà è un po’ diversa.

Il Movimento 5 Stelle,  sottolinea Ferreri,  è venuto a conoscenza delle dimissioni da direttore sanitario dell’ospedale  Nagar di Pantelleria, dottor Luca Fazio. E constatiamo anche la mancanza della guardia medica turistica nel periodo di alta stagione. Per non parlare della apprensione di operatori e pazienti per la presunta mancata applicazione dei protocolli vigenti nel Punto nascita e per la situazione di presunto sotto organico delle figure necessarie.

Insomma, la sanità  pubblica di Pantelleria, a meno di un mese dalle elezioni, è allo sbando. Uno sfascio totale. Dopo essere diventati famosi per le promesse non mantenute in mezza Sicilia, dalla formazione professionale ai Laboratori di analisi, la premiata ditta Crocetta & Lumia si sta facendo conoscere anche a Pantelleria.

Quella del Punto nascita, a Pantelleria, è  diventata una sceneggiata napoletana con venature filosofiche. Il Governo regionale, poco più di un mese fa, ha chiuso 28 Punti nascita. Per risparmiare. Perchè in Sicilia, nella sanità  pubblica, non si risparmia sulla spesa farmaceutica incontrollata o sugli appalti a ruota libera di Aziende sanitarie e Aziende ospedaliere: si risparmia bloccando il rinnovo dei contratti ai medici, sovraccaricando di lavoro medici e infermieri e sulle donne in gravidanza: specie su quelle che hanno l’ardire, mettiamola così, di restare incinte nelle aree disagiate. Nelle quali, nel nome del risparmio, si sbaraccano i Punti nascita.

Il presidente Crocetta, poco più di un mese fa, si è  auto-convinto di aver riaperto sette Punti nascita in altrettante aree disagiate della Sicilia. Non è affatto così, visto che non è stato riaperto un solo Punto nascita, compreso quello di Pantelleria che è ancora chiuso. Ma il governatore, che in queste cose è molto idealista è convinto del contrario. E vorrebbe che i cittadini delle aree siciliane disagiate sposassero l’idea dei Punti nascita riaperti al posto della realtà la gente, però, si è rotta le scatole delle vane promesse del Governo regionale. A Pantelleria, idealismo a parte, il Movimento 5 Stelle chiede al Sindaco Gabriele e al Consiglio comunale di fare chiarezza su quanto sopra eventualmente convocando in un pubblico incontro il Direttore Generale di Trapani Dottor Fabrizio De Nicola.

Sulla vicenda interviene anche Monica Modica, già dirigente del Megafono, movimento politico che ha lasciato dopo aver verificato di persona non tanto e non soltanto i buchi nella sanità pubblica provocato dal Governo Crocetta a Pantelleria, ma anche la mancanza di volontà  politica, da parte del Governo regionale, nell’affrontare i problemi sanitari nelle isole della Sicilia.

A proposito di quanto sta succedendo a Pantelleria, Monica Modica, che fa parte del movimento “Trapani cambia”, si chiede: Come mai in assessorato (regionale alla Salute ndr), venerdì ¬ 5 luglio e martedì ¬ 9 luglio si sono tenute riunioni per valutare la chiusura del Pronto soccorso dell’ospedale Nagar di Pantelleria? Perchè altri medici dello stesso ospedale hanno chiesto le dimissioni? Come mai il dottor Giuseppe Turco, dal 14 luglio a settembre, non sarà  a Pantelleria? Ci chiediamo ancora: perchè nessuno a Pantelleria si pone queste domande? Già , perchè?”

 

Luglio 2013

Controcorrente della speranza. “Raccoltapaneraffermo”

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La figura gigante di una persona dentro una barca in mezzo al mare, è stata realizzata interamente con pane, recuperato invenduto tra gli avanzi dei panifici e della gente  dell’isola.

Hanno partecipato i seguenti punti di raccolta: 

Rekhale, negozio generi alimentari

Scauri, panificio Marrone

Pantelleria, panificio Pinuzzo u Palermitano via Borgo ltalia; panificio Bentifeci Via Cagliari

 

 

Dedicato ai ragazzi e ai tempi che verranno!

Di Ignazio Cucci

E’ stata inaugurata la tensostruttura a Pantelleria per giocare a calcetto.

E’ un’iniziativa straordinaria!

Si trova in via Palazzolo, ed è dedicata ai ragazzini e ai ragazzi.

A Pantelleria dove tutto sembra in crisi si apre uno spiraglio per la soppravvivenza dei nostri giovani.

Sono tutti gioiosi e possono così mettersi alle spalle la dura legge del calcio di strada: viva Pantelleria e viva lo sport!

Cari amici, prossimamente mi dedicherò alla possibilità di sviluppare sull’isola una vera e propria scuola dello Sport,

con la possibilità di avere sia cinema che cultura dello stesso.

Grandi cose si possono fare e grandi obiettivi si possono raggiungere!

Una vera e propria scuola del comportamento da avere in società, che porti a risollevare l’economia

dell’isola e a proporre la bellezza del territorio, così da superare la cosiddetta questione meridionale!

Abbiamo il diritto ad avere uno sponsor adeguato, e possibilmente realizzare i nostri sogni di un futura generazione di ragazzi campioni dello sport, con una sana voglia di contribuire all’ economia della nostra isola!

Il titolo di questa grande invincibile voglia è: Momenti di gloria!

Inizieremo questa avventura con la futura proiezione dello stesso film e del film leggendario con

Morgan Freeman nei panni di Nelson Mandela il cui nome è Invictus (L’Invincibile).

La sala proiezioni è quella del nostro meraviglioso oratorio salesiano, cioè di Don Bosco Sales!

Saranno protagonisti di questa avventura Don Vincenzo, Don Salvatore e Carmen e tutti quelli che

amano quest’idea!

Ciao a tutti e viva la nostra isola!

 

 

 

 

 

 

Guai a cantar vittoria!

Di Mario Pulimanti

Gli elettori italiani sono ormai sfiduciati nei confronti di una politica incapace di dare soluzioni ai

problemi e ai disagi provocati da una crisi che, invece, richiederebbe una capacità di iniziativa straordinaria. In questa situazione gli elettori o non vanno a votare oppure votano per Grillo o Berlusconi, salvo poi togliere il voto a quegli stessi partiti quando i loro leader non sono direttamente in campo, come si è visto nelle recenti elezioni amministrative. Inoltre la politica è imprevedibile anche per quei partiti, come il Pd, che possono contare su un forte senso di appartenenza da parte dei propri simpatizzanti. Quindi guai a cantare vittoria: si può passare in un attimo dalla polvere agli altari. O viceversa.

 

Giugno 2013

Pantelleria, il centro del mondo!

Di Ignazio Cucci

Cuscini comodi, tavole perfette, costruzioni in muratura non eccellenti, ma quasi!

E’ questa Pantelleria il centro del mondo?

I più non hanno, il turismo anche se c’è non aiuta!

Dovremmo invitare i potenti di tutto il mondo che sono 346 a sostenere una cordata in

banca, che farebbe di quest’ isola il top del top!

I ragazzi centro del mondo esistono, gli altri offrono colazioni meravigliose!Cioè i

baristi!

Si fotte troppo e ci si droga molto!

La metà dei ragazzi che ho citato!

Il nostro mare diventi come per i romani Mare Nostrum!

Si potrebbe mettere in scena non un combattimento, ma la mostra delle barche senza motore, ma solo con le vele!

Provare a pescare con le reti come era per i romani!

Questo è fascino!

Le terme sfruttate al meglio,se no sembra di nuotare in compagnia di 10 persone!

Rendere con lo sport l’isola al centro del mondo!

Un signore che ebbe la laurea con La tesi in pubblicità, 110 e lode: Silvio Berlusconi!

Costruire un centro culturale del PDL o PD!

Palestre di arti marziali, il SUD ha i campioni migliori!

Rivedere i bilanci e mettere a dormire i sindaci, costruendo una boulè come la chiamavano i greci, cioè assemblea!

Queste sono le mie riforme!

Con in più tessere milionarie per i più sfortunati!

Aiutateci!

 

Riceviamo da Domenico, un nostro lettore milanese, tutto sulla cipolla e volentieri pubblichiamo.

NON AVEVO MAI SENTITO TUTTO QUESTO SULLE CIPOLLE.

SI PREGA DI LEGGERE FINO ALLA FINE, PERCHE’ E’ MOLTO IMPORTANTE.

Nel 1919, quando l’influenza ha ucciso 40 milioni di persone c’era questo medico che ha visitato i molti agricoltori per vedere se poteva aiutarli a combattere l’influenza …Molti degli agricoltori e delle loro famiglie avevano contratto la malattia e molti morirono.

Il medico venne presso un contadino e con sua grande sorpresa, constatò che tutti in famiglia erano molto sani. Quando il medico chiese cosa stesse facendo l’agricoltore perché in famiglia erano tutti sani, la moglie rispose che aveva messo una cipolla non sbucciata in un piatto nelle stanze della casa, (probabilmente solo due camere allora). Il dottore non riusciva a crederci e gli chiese se poteva avere una delle cipolle per esaminarla al microscopio . Il contadino diede al dottore una di quelle cipolle e, guardando al microscopio il medico trovò il virus dell’influenza nella cipolla, la quale aveva assorbito i virus mantenendo la famiglia sana.

Ora, ho sentito quest’altra storia dal mio parrucchiere.

Diversi anni fa, molti dei suoi dipendenti erano giù per avere preso l’influenza, e così molti dei suoi clienti. L’anno successivo ha disposto diverse ciotole con cipolle in giro nel suo negozio. Con sua sorpresa, nessuno del suo staff si è ammalato. Si deve lavorare. Provate e vedrete cosa succede. Lo abbiamo fatto l’anno scorso e non abbiamo mai avuto l’influenza.

Ora ho mandato uno scritto ad un amico in Oregon, che collabora regolarmente con me mandandomi materiale sanitario. Lui mi ha risposto con questa esperienza più interessante sulle cipolle:

Grazie per avermelo ricordato. Io non so la storia del contadino … ma, so che ho contratto la polmonite, e, manco a dirlo, sono stato molto male … Mi sono imbattuto in un articolo che diceva di tagliare entrambe le estremità di una cipolla, metterla in un barattolo vuoto e posizionare il vaso accanto al paziente malato di notte. Ha detto che la cipolla sarebbe diventata la mattina dopo nera di germi … di sicuro è successo proprio così … la cipolla era un disastro e io ho cominciato a stare meglio.

Un’altra cosa che ho letto in questo articolo è che le cipolle e l’aglio disposti intorno alla stanza hanno salvato molti dalla peste nera, alcuni anni fa. Hanno potenti antibatterici, proprietà antisettiche.

Adesso parliamo del perché, a volte, le cipolle fanno male.. opinioni

Un sacco di volte, quando abbiamo problemi di stomaco non sappiamo a cosa dare la colpa. Forse la colpa è della cipolla. Infatti le cipolle assorbendo i batteri sono così brave da impedirci di prendere raffreddori e influenze, ed è proprio questa la ragione per cui non si deve mangiare una cipolla dopo troppo tempo da che è stata tagliata, perché ha assorbito i batteri dannosi.

Ho avuto il privilegio di un meraviglioso tour tra i prodotti alimentari Mullins, Makers di maionese. Ho posto delle domande sulle intossicazioni alimentari, e voglio condividere quello che ho imparato da un chimico.

La nostra guida è un mago della chimica degli alimenti. Durante il tour, qualcuno gli ha chiesto se abbiamo davvero bisogno di preoccuparsi della maionese. Le persone sono sempre preoccupate che la maionese potesse guastarsi. La risposta vi sorprenderà. Egli ha detto che tutte le maionesi in commercio sono completamente sicure.

“Le maionesi non hanno nemmeno bisogno di essere refrigerate anche se non c’è nulla di male a metterle in frigorifero.” Ha spiegato che il pH nella maionese si trova ad un punto che i batteri non possono sopravvivere in questo ambiente. Ha poi parlato del pic-nic estivo, con la ciotola di insalata di patate sul tavolo, e di come tutti accusano la maionese quando qualcuno si ammala.

Egli afferma che, quando succede un’intossicazione alimentare, la prima cosa che i medici dobrebbero cercare è se le vittime abbiano mangiato cipolle, quando le hanno mangiato e se tali cipolle provengono da un’insalata con patate. Egli dice che non è la maionese ad aver procurato l’intossicazione, ma probabilmente le cipolle, e se non le cipolle affettate da troppo tempo , magari le patate.

Ha spiegato che le cipolle sono un enorme magnete per i batteri, in particolare le cipolle cotte. Non si dovrebbe mai conservare una parte di una cipolla affettata , perché non è sicura nemmeno se la metti in un sacchetto a chiusura lampo e dentro al frigorifero.

La cipolla e ‘già abbastanza contaminata solo per essere stata fuori per un po’ dopo essere stata tagliata, e può essere un pericolo per te (e doppiamente attenzione per chi le cipolle le mette in hotdog al parco di baseball!). La nostra guida dice ancora che se si prende la cipolla rimanente e la si cuoce molto, probabilmente è tutto bene, ma se metti nel panino una cipolla tagliata da tempo, sei in cerca di guai. Quando vai in panineria, non fare mettere cipolle nel panino. Sia le cipolle che le patate umide in una insalata di patate attireranno e faranno crescere i batteri più velocemente di qualsiasi maionese commerciale.

Inoltre, i cani non devono mai mangiare cipolle. I loro stomaco non riesce a metabolizzare le cipolle.

Si prega di ricordare che è pericoloso tagliare una cipolla e cercare di utilizzarla per cucinare il giorno dopo, diventa altamente tossica anche per una sola notte e crea batteri tossici che possono causare infezioni dello stomaco negativi a causa delle secrezioni biliari in eccesso e anche intossicazioni alimentari.

 

Maggio 2013

Una testimonianza curiosa ma anche significativa.

Michelangelo Casano alla vigilia del conclave ultimo viaggia in aereo da Buenos Aires in Italia ed è ignaro che al suo fianco siede J.Briguglio il futuro Papa Francesco. Il viaggio dice il Casano dura 13 ore e non mancano gli scambi di cortesia con il vicino di volo e futuro Papa Francesco.

Questa la testimonianza diretta di Michelangelo Casano, altrimenti conosciuto anche come fratello del fotografo Francesco Casano noto ai più per la sua attività da pioniere del turismo con la Pro-loco e il ristorante Ho Chi Minh a Khamma.

 

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Ignazio Cucci ci scrive.

E’ giunto il momento delle prossime elezioni comunali!

Mi candido io Ignazio Cucci alle prossime elezioni per divenire poi, se eletto, un ottimo assessore allo sport! Tutti i giorni visiterò le case, le strade e coloro che non hanno e se hanno hanno poco! Mi candido nelle liste del PD o del PDL!

Grazie ad maiora!

Cioè alla grande!

Passate la parola!

 

Riceviamo da una lettrice e volentieri pubblichiamo.

Sono una filopante di vecchia data, anche se non ancora stagionata. Leggo ogni mese il vostro periodico con  i suoi commenti su Pantelleria e dintorni e per tenermi aggiornata di tanto in tanto anche il quotidiano internet di Gabriele. Entrambi i mezzi d’informazione sembrano sorvolare sul declino sociale,economico e culturale della bella terra di Pantelleria. La lingua pantesca, totalmente priva di accenti dialettali infiorata da parole latine, arabe e spagnole che testimoniava la propria storia si è ormai trasformata, soprattutto in bocca ai più giovani, in un dialetto presumo trapanese involgarito. La famosa discreta e signorile cortesia pantesca è quasi scomparsa assieme alla sua cultura contadina. L’onestà e il rispetto per la proprietà altrui è diventato un ricordo. Solo qualche esempio ma avanti così che ne sarà di questa bella e amata terra? (Paola)

Aprile 2013

 Uomini soli al comando. Parliamone.

Di Mario Pulimanti

Sento spesso in giro parlare di fascismo buono: ritengo che questa definizione sia una contraddizione in termini.

Difatti, anche se per molto tempo una certa storiografia ha cercato di demonizzare ogni aspetto del regime fascista, è fuor di dubbio che durante il Ventennio furono realizzate anche opere meritorie: dalle bonifiche ai centri “piacentiniani” (dal nome dell’architetto simbolo del regime) che ancora caratterizzano alcune nostre città.

Nella prima fase del suo governo Mussolini fu in grado di dare un impulso modernizzatore al Paese e alla sua economia e anche su questo fondò il suo consenso popolare che, almeno per un decennio, fu vasto e reale, pur se non ci furono mai libere elezioni.

Riconosciuto ciò, non bisogna però dimenticare che il fascismo fu una dittatura con tratti di estrema ferocia. Che Mussolini emanò le leggi razziali ed eliminò fisicamente alcuni dei suoi oppositori. E infine portò l’Italia alla tragedia della Seconda guerra mondiale schierandola accanto al nazismo.

Può essere definito buono un regime politico che ha al suo attivo scelte scellerate e tragiche come queste?

Si possono elogiare le bonifiche e dimenticare che, nel contempo, veniva assassinato Matteotti?

Sul piano storico, è giusto e doveroso studiare il fascismo senza pregiudizi e censure. Ma non ha senso tentarne rivalutazioni politiche, benché parziali.

Le democrazie possono essere più o meno imperfette, le dittature buone non esistono.

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Ritengo che Hugo Chavez, il defunto presidente del Venezuela sia un prodotto delle molte contraddizioni politiche ed economiche del Sudamerica. Il Venezuela che Chavez lascia è un Paese scarsamente democratico, brutalmente dominato da una casta e per nulla affrancato da una diffusa povertà, nonostante l’abbondante petrolio di cui dispone.

Chavez ha sfruttato l’enorme ricchezza che deriva al Venezuela dalla scoperta dell’oro nero più per rafforzare il proprio consenso e la sua presa ferrea ed autoritaria sul Paese che far crescere realmente il benessere del proprio popolo e la competitività della nazione.

Ciò non toglie che qualcuno possa provare simpatia per lui, per il suo istrionismo, per il suo anti-americanismo risoluto e le non comuni capacità oratorie. Ma il giudizio politico, credo, sia cosa diversa. In conclusione, non ritengo giusto far di Chavez un mito.

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Riceviamo un grido di dolore che volentieri pubblichiamo

Una vergognosa «Caporetto»: il rientro dei 2 Marò in India

 

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L’intimo gaudio per il non rientro in India dei 2 fucilieri del San Marco è svanito nel nulla.
Che l’Italia stesse tremando per  le dichiarazioni indiane si era ben capito nelle ultime ore, perché le minacce, anche della nostra ineffabile vedova Gandi, erano assai pesanti e lapidarie “li riprenderemo ad ogni costo; .. non sottovalutate l’India…”; altro che «harassment» (tormento e vessazione)  internazionale. Certo fa specie che a dirlo sia un’ex italiana, ancorché ben sposata in terra indiana. Anche le dichiarazioni di trovare una “soluzione  «amichevole» della vertenza India-Italia” auspicata dal Colle, titolare del Comando Supremo delle Forze Armate, dimostrano che l’interesse per i propri membri (i 2 Marò) non è certo prioritario rispetto ad un presunto recupero di  «(in)credibilità» di questa povera Nazione, vieppiù ridotta ad un insieme disomogeneo di sudditi inermi e sbandati . Incredibilmente, il Governo, pur in zona «cesarini», aveva mostrato un minimo di attributi che faceva ben sperare, ma che si sono sciolti come neve al sole, ai primi rimbrotti e ritorsioni indiani.
Ma ci aspettavamo forse che gli indiani ci riempissero di complimenti per la posizione nazionale che una volta tanto ci aveva fatto inorgoglire per il coraggio della decisione e per  l’identità italica finalmente ritrovata? Qualche rimostranza diplomatica indiana era attesa, ovvia, legittima e naturale per non perdere la faccia sul piano internazionale, ma tutto si sarebbe acquietato nel giro di poco tempo, giacché vivaddio l’Italia – e anche l’India, seppure per motivi diversi-  hanno ben altri problemi da trattare e da risolvere, oggi. Purtroppo molti media sinistri hanno soffiato sul fuoco e certo non hanno perorato la nostra causa nazionale; quelli indiani hanno fatto grancassa fin dall’inizio starnazzando a tutti i livelli, con interventi delle più alte cariche istituzionali contro il nostro paese, la nostra storia e il nostro popolo, condite

con  una serie di minacce non sempre larvate. Per contro la nostra stampa ha lasciato soli, se non emarginati, i Ministri di un Governo ormai comatoso, lasciando «ingabbiare» il nostro ambasciatore in India contro ogni convenzione internazionale vigente.
Non abbiamo, però, mosso foglia; dovevamo rendere «pan per focaccia» “ingabbiando” i loro diplomatici in Roma, ma siccome dovevamo risolvere il caso «amichevolmente», il nostro Premier tecnico con il suo Governo si è trovato con le mani legate. Ma di cosa dovevamo rimproverarci? Della promessa fatta a una Corte indiana che ci ha presi a sberleffi, con abusi e soprusi indegni di una Nazione, che si proclama «grande democrazia»? come l’India, che non rispetta alcuna Convenzione del Diritto internazionale, l’immunità speciale e funzionale dei militari comandati in missione all’estero. Di più; che non rispetta – e si è visto anche di recente con la «segregazione» nel proprio territorio di  un Ambasciatore –  le più antiche ed elementari norme sul Diritto all’immunità che ogni diplomatico ha nel Paese di destinazione, addirittura anche in caso di conflitto. Grande democrazia, non può essere quella che si basa sull’inganno, sul disconoscimento delle Regole del Mare – UNCLOS, sulla protervia del baro, sul bluff della perizia sulle armi e sull’autopsia dei due pescatori, sulla posizione della Nave E. Lexie e del peschereccio Saint Anthony: e noi, secondo gli indiani, e anche per alcuni cialtroni commentatori, avremo dovuto tener fede alla parola data!  E ciò, anche se si sono mostrati mariuoli non proprio degni di parola e di qualsiasi affidabilità; purtroppo ha prevalso la tesi del rientro in quel Paese; una tesi grottesca, frustrante e vergognosa per il nostro tricolore e per una sorta di Diritto internazionale. Si spera soltanto che la decisione non sia frutto di un parere parlamentare, in cui ha prevalso l’antimilitarismo ed i grilli parlanti (non quelli saggi e sapienti delle favole, perché solo lì oggi li troviamo…) verso un Governo sfinito e atomizzato che, comunque, aveva prima deciso, coerentemente con l’opinione pubblica favorevole per oltre il 75% per il «non rientro» (sondaggio recente di Analisi Difesa). O, forse, è stata la lobby industriale che vistasi minacciata nei suoi affari e non sempre trasparenti business con l’India, ha smosso mari e Monti, affinché si facesse un bel dietro-front garantendosi un certo numero di contratti per il loro benessere e non certo per la collettività.
Peccato che questa retromarcia, con la restituzione dei nostri 2 Fucilieri del San Marco, non ricrei quella credibilità ormai perduta nei confronti dell’India, anzi. L’India  ci considererà, a maggior ragione un popolo di qua-quara-qua, quali siamo, con i quali, basta alzare la voce che, per un riflesso condizionato, calano le braghe: chi avrebbe fiducia o anche rispetto, per tacere del timore, nel fare affari ed avere rapporti politici e economici con tali voltagabbana che, al primo spirar di vento contrario, si orientano immediatamente a chi strilla e starnazza di più? Anche se fossimo presi a schiaffi, come siamo ripetutamente stati, noi porgeremmo l’altra guancia non per carità divina, ma per ignavia, per il nostro approccio ponziopilatesco, per la nostra mancanza di etica nell’assunzione di responsabilità: bell’esempio etico che rimarrà scolpito nelle nostre menti, e purtroppo nel cuore di gran parte degli italiani, come una sconfitta, una Caporetto che si poteva benissimo evitare. Da ex militare mi chiedo quale sia l’umore nei ranghi, il morale dei nostri ragazzi con le

stellette, la motivazione di chi sta combattendo guerre a fianco di «compagni» che non hanno mosso un dito, né speso una parola in loro difesa: dove sono quelli dell’Unione Europea che fino ieri, per bocca della nostra Mrs. PESC, hanno detto che la questione è bilaterale, come se si parlasse non dell’Italia quale stato membro europeo, ma di una diatriba fra Pakistan e India… però, si raccomandava  il rispetto delle regole internazionali!? Ma che la pagata  Mrs ritorni nel suo Paese, o nel Paese che faceva parte del suo Commonwealth, anziché rappresentare la politica europea e la sicurezza. Non è certo quella italiana; mi chiedo anche cosa facciano  i nostri ben remunerati 75 europarlamentari a Bruxelles anziché far sentire la loro voce a tutela dell’Italia. Non sarà il caso di cancellare uno dei pilastri che i nostri «padri europei» (quanti vorrebbero essere orfani!) avevano creato con il principio sbandierato della «Solidarietà» stretta fra le diverse Nazioni europee, nel campo sia dei Diritti consolidati che in quelli emergenti (energia, ambiente, biomedicina, ecc.) ma anche nel supporto mutuo e reciproco dei membri della UE in caso di crisi o di conflittualità di vario genere. Se anche l’UE rispetta le convenzioni e i Trattati, come l’India, allora è perfettamente inutile tenere tutta quella pletora di eurodeputati, per nulla: forse un pensiero per uscire dalla «divisa» – unico elemento comune – in cui si è ormai ridotta l’UE, andrebbe ben rivalutato. Con gli Stati Uniti è successa la stessa cosa; Obama ha detto che «non sono affari loro, ma fra India e Italia»; allora viene spontaneo chiedersi se anche in Iraq prima e ora in Afghanistan, così come nel Corno d’Africa, «non sono proprio affari italiani», ma fra di loro ed i terroristi di al-Qaeda, i «Talebani» che hanno abbattuto le Torri Gemelle, che non mi pare fossero italiane. Purtroppo la solidarietà, ove esistente è a senso unico e non alternato: peccato che quando ne abbiamo bisogno noi, tutti fuggono nell’equità, nella bilateralità e in scuse puerili del genere! Ora, se avessimo un po’ di schiena diritta, ritireremo le Navi dalla lotta all’antipirateria e le nostre truppe dall’Afghanistan, senza tentennamenti, almeno per salvare la faccia nei confronti dei nostri «pseudo-alleati» e quella dei nostri soldati che combattono fianco a fianco nel nome di una presunta «Freedom» che non ci appartiene. Una svolta davvero inattesa, quella del rientro, tanto più che proprio oggi la Procura Militare Generale romana, aveva sentito i 2 Fucilieri per rispondere di «Violata consegna ed altro»; con ciò dando inizio ed avallo ufficiale e formale all’esercizio della giustizia italiana sui 2 marò, applicando esplicitamente il Diritto internazionale vigente per il caso in specie. Un segnale sicuramente positivo, naufragato dalla politica ambigua di questo Governo che, ora, davvero dovrebbe dimettersi in toto; anche il Ministro della Difesa nato e cresciuto con quei valori imprescindibili di quella Marina che, anche nei momenti di sbandamento, ha costituito, da sempre, la pietra miliare di riferimento per i valori autentici del dovere, svolto con disciplina ed onore! Poveri noi; siamo riusciti a estradare, contro ogni norma e buon senso civico, 2 nostri militari per essere giudicati da un Tribunale speciale, in un paese ove vige la pena di morte (ma attenti bene: gli indiani hanno promesso che non l’applicheranno!). Dobbiamo stare tranquilli perché gli indiani ci hanno «promesso» che ora saranno trattati con equità e magnanimità, senza aver capito che l’averli fatti rientrare è comunque una Caporetto, sia che siano giudicati colpevoli, sia che vengano graziati dal buonismo delle Corti indiane, con un rientro in Patria ancora più alienante, se non infamante  per dei soldati. Purtroppo ormai anche i soldati e le Forze Armate sono indeboliti e nessuno si espone più di tanto; tanto vale, allora, arruolare dei mercenari, che almeno non sono i «figli» di questo Stato. In queste ore di crisi totale vien voglia di chiedere asilo politico a qualche Stato civile perché da noi le libertà fondamentali sono quotidianamente disprezzate e le tutele verso le Istituzioni e i loro fedeli servitori sono solo parole al vento. Con la speranza che la nuova Presidente della Camera, vista la sua decennale esperienza con l’UNHCR, ci dia una mano e non favorisca quei respingimenti (sempre da lei contestati) verso una emigrazione in Paesi più liberi e più civili dove vige lo Stato di Diritto, dove c’è ancora un qualche coraggio morale ed istituzionale, e dove  i nostri figli possano dire con orgoglio, fiducia, e onore la propria cittadinanza, senza doversi vergognare!

Giuseppe Lertora

Marzo 2013

Il carnevale è perfetto, ridere fa bene alla salute
Di Mario Pulimanti

A questo punto mi sembra già di vedervi freddi fino alla scortesia, perché secondo voi sto dicendo una cosa ovvia.

Eppure lo sto scrivendo non per rilevare un codice segreto che apra una porta nascosta su un mondo
d’insperate possibilità, ma per dire una cosa, sì ovvia, ma ugualmente importante: ridere stimola il sistema cardiovascolare tanto quanto l’esercizio fisico.

Ridere fa bene al cuore, mentre la depressione aumenta il rischio di mortalità.
Quindi non dobbiamo offenderci se a volte amici, colleghi o semplici conoscenti scherzano su questioni che ci toccano.
È’ umano, naturalmente, ma riuscire a ridere di noi stessi è salutare.
Come ho detto fa bene al cuore.
Una medicina che va bene per tutti, grandi e piccoli, uomini e donne.
Quindici minuti quotidiani di sane risate rappresentano una cura molto efficace per il sistema
cardiovascolare.
Tanto è vero che il riso fa buon sangue ed il ridere anche di noi stessi è la migliore medicina perché il buon umore sembra attivare le reti del cervello che sono coinvolte nel benessere psicofisico.
L’umore ha un grande impatto sulla nostra salute psicologica e fisica.
Il nostro senso dell’umorismo, intendendo con questa espressione anche la capacità di stabilire amicizie ma anche rapporti di coppia duraturi, è una potente medicina anti-stress.
Vivere con il sorriso sulle labbra -anche quando si viene derisi o criticati ingiustamente- aiuta ad
affrontare meglio le difficoltà della vita, non costa nulla e non ha effetti collaterali.Ho sempre saputo che il riso aiuta la salute e che ridere difende dal logorio.L’umorismo è una necessità, risultato di un impulso a eludere la ragione, ricreando in noi adulti uno
stato infantile della mente, come rimozione di inibizioni interne.
E’ basato spesso su un meccanismo psicologico che cela l’orgoglio di sentirsi migliori degli altri.
Perché l’umorismo permette di parlare di cose che in società sono inammissibili.
In questo senso ha a che fare con l’aggressività, come la sessualità.
Si possono dire battute sessuali senza scandalizzare.
Mentre la volgarità dà fastidio.
Eppure persino questo tipo un po’ becero di umorismo affranca, ridendo, da uno dei tabù imposti dalla società e assorbito nella coscienza.
Ecco perché i bambini si divertono a dire parolacce, a parlare di cose proibite.
Sembra che sia terapeutico anche l’umorismo nero, perché aiuta ad allontanare l’ansia nei confronti della morte.
Scarica tensioni, eliminando le quali restano più energie per affrontare la giornata, il lavoro, lo studio, la famiglia.
Non si migliorano così le capacità intellettive, ma queste vengono sfruttate meglio.
Mentre se si è tesi non si riesce a concentrarsi, per essere creativi.
Curarsi ridendo, guarire ridendo, è forse più difficile da quando il carnevale dura tutto l’anno, e non
solamente nei pochi giorni in cui il Buffone diventava Re.

Felice Carnevale a tutti!

carnevale di Pantelleriacarnevale di Pantelleriacarnevale di Pantelleria

                                                                  Così il carnevale a Pantelleria

News 11173, Pantelleria 16/02/2013

Lettere al Direttore
Eccellenze della Sanità Siciliana

Egregio Direttore,

la prego cortesemente di inserire questo mio comunicato nel Suo giornale telematico, in modo che tutti i nostri concittadini Panteschi, e non, vengano a conoscenza che nella regione Sicilia vi sono Strutture Sanitarie di eccellenza; ciò, a prescindere la situazione attuale, Nazionale e Regionale.

Le chiedo inoltre di esaminare la possibilità di poter inserire questo mio comunicato sul Giornale di Sicilia (le sarei molto grato).

La Saluto cordialmente, ed a rivederci a Pantelleria in migliori condizioni; auguro buon lavoro e saluti estesi anche a tutti i suoi collaborati e amici di Pantelleria Internet.

Comunicato

Udite, udite, udite cari Cittadini Siciliani, Panteschi e non. IL mio articolo su questo sito, nasce dal fatto che: in qualità di malato, con anche patologie oncologiche all’apparato urinario, sono stato costretto dalle circostanze ad essere inserito in programma per ricovero e successivo intervento con asportazione della vescica e rifacimento della stessa. Il tutto è stato eseguito dal Dott. Professor Gianfranco Savoca (Dirigente del Reparto Urologico dell’Ospedale Civico Maurizio Ascoli di Palermo) assieme all’Equipe che dirige.

Pertanto i miei complimenti vanno: a tutta Equipe Medica, a tutti gli Infermieri e a tutti gli Osa di questo meraviglioso reparto che, nonostante la situazione Sanitaria Nazionale Regionale, a mio parere personale, checche si voglia dire: ‘’ E’ un Reparto di Eccellenza’’.

Premesso che ognuno di noi quando ha un qualsiasi problema di salute, gradirebbe avere il meglio dell’assistenza ed affidarsi nelle mani di Medici con grande professionalità e lunga esperienza.

Considerato quanto da me premesso, spero e mi auguro, che tutti noi meridionali, optiamo a farci curare nella nostra Regione (Sicilia); ciò in quanto abbiamo Medici bravi e strutture, funzionali, attrezzate, che possono oggi come oggi, limitare i viaggi della speranza fuori dalla Sicilia (cioè verso Centro Italia o al Nord). Complimenti, complimenti, complimenti all’Equipe Medica, Infermieristica, ed agli Osa del Reparto di Urologia Oncologica dell’Ospedale Civico Maurizio Ascoli di Palermo. Con gratitudine ed invito ad un prosieguo migliore per il futuro, auguro anche eventuale servizio in miglioramento. Saluto, e mi congedo per una convalescenza tranquilla.

Filippo Ferrigno)

FILIPPO FERRIGNO dall’Isola di Pantelleria

Febbraio 2013

Leggiamo su “Facebook” e ci sembra doveroso riportarne il testo per i nostri lettori.

La banda del Fischietto
Di Fiorieboccioli Anna e Paola – 8 gennaio 2013

Mi sono presa la briga di scrivere queste quattro righe solo per denunciare un fatto che non trovo in nessuna pagina facebook, nonostante la gravità della cosa. Da parecchi mesi sotto gli occhi di tutti avvengono giornalmente dei furti.

Siamo passati dai furti a pezzi di macchine, i nostri ladri rubavano batterie, benzina o altro, anche in pieno giorno o nelle spiagge, fino ad arrivare ai furti in casa di gioielli e soldi. Perchè nessuno ne parla? Di chi abbiamo paura? Il denunciare, il parlare, il comunicare ai media o ad alcuni mezzi di informazione locale… aiuta a capire, aiuta a denunciare una
banda-bassottisituazione di microcriminalità, non più accettabile.
In giro sento alcune voci preoccupate…. soprattutto sono le persone anziane….e …. questo non è giusto. E’ intollerabile che in un’isola così piccola si permetta che avvengano dei fatti così incresciosi.

Parlando con la gente e con alcuni che hanno subito dei furti, la cosa che emerge è la facilità come questi riescano a trovare e a scovare a colpo sicuro i beni preziosi tenuti in casa. Alcuni sono stati rapinati pure mentre erano al funerale di un loro caro. E’ successo a Rekale e a Kamma. Alcuni nel cuore della notte sono stati svegliati da una chiamata anonima di controllo……. i signori in questione generalmente in quel preciso giorno vanno a ballare a Rekale. E……..Le istituzioni dove sono? I piccoli reati non puniti oggi, porteranno a dei reati più grossi un domani. Avendo l’assicurazione di non essere scoperti in molti casi, si tende a commettere un crimine. Essi si “sentono impunibili o quasi” e questo non dobbiamo permetterlo. Quindi, invito chiunque sappia qualcosa di scrivere perchè le cose dette pubblicamente spaventano la criminalità che si nutre di silenzi e di omertà. In breve vi descrivo la mia esperienza: Ieri notte intorno alle 3 e 20 venni svegliata da una chiamata della mia vicina di casa, la quale mi disse che aveva sentito delle voci nella sua terrazza. Ci siamo alzati subito e non appena abbiamo acceso la luce ricevetti un altro messaggio dalla vicina che ci diceva che ci avevano visti e si facevano segnali con un fischietto.

(Organizzati i ragazzi!!!) Loro erano scappati e la mia vicina per fortuna si è tranquillizzata. In Questo frangente chiamai la caserma dei carabinieri. Anzi…. in queste situazioni di panico il numero non si trova mai. Chiamai, quindi, il 112 il quale mi passò Marsala prima e dopo venni richiamata subito dalla centrale di Pantelleria. Dissi loro che probabilmente erano ancora lì….. visto che non avevamo visto passare nessuna macchina, ma li abbiamo visti correre per i terreni.

E…. le istituzioni? Boh……. Evvaboh! Alla Schettino!!! Nessuno poteva venire sul posto perchè non c’erano pattuglie. Da non credere!

Nessuno ancora mi ha chiamata per avere informazioni in merito. Cosa ancora più grave questo non è un atto sporadico, ma una situazione incresciosa che dura da parecchi mesi. E le Istituzioni in difesa del cittadino dove sono? Che cosa stanno facendo per arginare la cosa? Le mie sono le classiche domande di una qualsiasi cittadina, desiderosa di vedere rispettati i propri diritti e proprio per questo ho deciso di scrivere….. per fare capire che bisogna avere il coraggio dire le cose come stanno e che la giusta informazione serve per rendere migliore una società ormai malata di ipocrisia, servilismo e omertà . Anna

Gennaio 2013

Ci scrive da oltre frontiera il nostra amico, lettore e qualche volta anche collaboratore Daniel Sirejols e volentieri pubblichiamo un pensiero di antipolitica che evidentemente circola anche in Europa.

Je fais suivre, et cela avec GRAND PLAISIR !!!

La phrase du jour.

Je suis pleinement favorable au mariage gay, mais seulement entre politiciens.
Tout ce qui peut contribuer à leur non-reproduction est un bienfait pour tous !
Bonne journée à tous.

Faccio seguire e questo con grande piacere!

La frase del giorno.

Sono completamente favorevole al matrimonio tra gay, ma solamente tra politici.
Tutto quello che può contribuire alla loro non-riproduzione è un’ottima cosa per tutti!
Buona giornata a tutti.

Una poesia del compianto Gino Kappler.

Li pedi.
Mi disse una vota
Un gran dutturi:
“Li pedi sunnuGino Kappler Come lu cori”

pi diriti

Ora saccio pirch&igrave%3

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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